Piano Casa Governo Berlusconi

 

Guida al Piano Casa promosso dal Governo Berlusconi.
Notizie, informazioni, approfondimenti e commenti sul piano per l'edilizia che dovrebbe rilanciare il settore e, più in generale, l'economia, consentendo ai cittadini di aumentare la cubatura degli edifici, oltre a venire incontro alle classi più disagiate dando nuovi alloggi alle giovani coppie e alle categorie maggiormente in difficoltà.

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26 luglio 2010 - Informazione.it

Piano Casa: i motivi della stasi. Valutazioni Colombo Clerici Assoedilizia

Intervento in data odierna del presidente Achille Colombo Clerici presso Federlombarda edilizia.
Quello che, nell’intento originario del Governo, doveva costituire uno strumento di vastissima portata anticiclica, si sta rivelando, medio tempore, come temevamo, una misura di limitatissima portata.
Occorre aver presente che il cosiddetto piano-casa, che permette interventi in deroga alle previsioni ed alle prescrizioni urbanistiche comunali, ha un duplice contenuto:
- PER LE FAMIGLIE: la facoltà, in deroga ai piani urbanistici, di ampliare le case che non superino una determinata dimensione volumetrica (villette mono o bifamiliari).
Preclusi tutti gli interventi negli appartamenti situati in immobili oltre i 1000/1200 metri cubi di volume.
Le norme di legge in questione, nazionali e regionali, non si applicano, come sarebbe stato più logico e più produttivo, a tutto quel vasto campo di interventi relativi agli incrementi di superficie utile di calpestio, pur non comportanti aumenti volumetrici (ad esempio soppalcature, trasformazioni interne di superfici e volumi, chiusure di verande) ed indipendentemente dal volume complessivo dell’edificio.
Sicché non sono ammessi, se da attuarsi in condomini di dimensione che superi la prescritta volumetria massima, interventi edilizi tendenti a realizzare, in via di ampliamento, stanzette, gabinetti, ripostigli,chiusure di balconi, verande e tettoie anche se si dispone di un terrazzino proprio o di una superficie adatta, prima inutilizzata, soppalcature che comportino incremento della superficie utile di pavimento, utilizzi di scantinati; qualora tali interventi non siano di per sé ammissibili in base allo strumento urbanistico vigente nel Comune.
- PER GLI OPERATORI ECONOMICI: la facoltà, sempre in deroga ai piani ed alle norme urbanistiche comunali e regionali/statali, di compiere operazioni edilizie anche rilevanti, interessanti la cosiddetta “sostituzione” di interi edifici: svuotamenti e trasformazioni di interi palazzi con incremento volumetrico e sopraelevazioni annesse.
Nel redigere i nuovi strumenti urbanistici (piani regolatori o piani di governo del territorio) i comuni devono valutare, in termini di impatto, quale sarà l’incidenza del piano casa il quale rimarrà in vigore più o meno fino alla prossima primavera. (18 mesi dalla data degli ultimi atti attuativi, che sono intervenuti tutti più o meno nello scorcio di fine 2009).
Quello che avrebbe dovuto rivelarsi l’ambito di maggiore applicabilità della normativa, cioè l’ampliamento delle villette, ha avuto scarsissimo esito:
- perché regioni e comuni hanno fatto a gara per escludere dalla applicabilità della norma proprio quelle zone in cui è presente la tipologia delle villette; anche perché motivi di salvaguardia ambientale hanno suggerito tale scelta, essendo le villette presenti sovente in zone di un certo pregio.
- i comuni non hanno dato adeguato rilievo in termini di comunicazione alla facoltà stessa laddove ammissibile.
- la crisi economica ha dissuaso le famiglie dall’attingere ai risparmi tenuti in banca i mezzi finanziari per realizzare laddove possibile gli ampliamenti della casa; né sono stati introdotti dal Governo incentivi economico-finanziari per tali interventi.
E d’altra parte l’erogazione del credito bancario in tale settore sappiamo in che stato versa.
Quanto agli interventi di “sostituzione” gli operatori, dato il momento di crisi economica in atto, presumibilmente sono rimasti e rimarranno “alla finestra” fino al termine ultimo di presentazione delle domande in comune; che andrà a scadere l’anno venturo dopo i 18 mesi di cui dicevamo.
È dunque probabile che il grosso delle segnalazioni ai comuni interverrà nei primi mesi dell’anno venturo.”

23 luglio 2010 - La Stampa - Luigi La Spina

Un paese senza politica industriale

L’esercizio è semplice, ma l’effetto è impressionante. Basta accostare due notizie, registrate da tutti i giornali negli ultimi giorni. La prima, in ordine di tempo, si riferisce al rapporto Svimez 2010 sull’economia del nostro Mezzogiorno, dove si segnala addirittura il rischio di «una estinzione» dell’industria nel Sud. La seconda, di ieri, riporta le dichiarazioni dell’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, nelle quali si annunciano, da Detroit, il passo decisivo e obbligato dell’azienda sulla via dell’internazionalizzazione e la scelta di spostare in Serbia la costruzione della nuova monovolume, in un primo momento prevista a Mirafiori.
Il drammatico allarme del più importante istituto di analisi economico-sociale sulla condizione delle nostre regioni meridionali e la cruda chiarezza con cui Marchionne esprime scetticismo sulle garanzie che negli stabilimenti italiani si possano ottenere per attuare progetti di investimento così impegnativi hanno suscitato nella classe politica e in quella sindacale del nostro Paese reazioni sconcertanti. Da una parte, deprecazioni generiche all’insegna di un meridionalismo sempre più vecchio e senza idee.
Dall’altra, minacce, barricadiere nei toni e vane nella sostanza, contro le regole della competitività e dei mercati internazionali e proposte di liturgici tavoli di discussione.
La debolezza di queste risposte al significato complessivo delle due notizie è sconfortante, per almeno due ragioni. La sproporzione rispetto al pericolo di un forte declino dell’industrializzazione italiana e, quindi, di una sostanziale emarginazione di quella che figura ancora come settima potenza dell’economia mondiale dal futuro vertice dei Paesi più sviluppati del ventunesimo secolo. La sorpresa per due annunci che non sono affatto «due fulmini a ciel sereno», ma sono gli esiti, purtroppo largamenti previsti, di fenomeni che, in Italia, si manifestano non da anni, ma da decenni.
E’ da decenni, infatti, che i governi che si sono succeduti a Palazzo Chigi non hanno avvertito la gravità della crisi e che, perciò, non hanno lanciato un vero piano straordinario di politica industriale. L’unico progetto con il quale, concentrando tutte le risorse del Paese, si possa sperare di restare a far parte dell’élite economica del mondo. L’unico modo, al di là di astratti, confusi e velleitari piani di riconversione delle vocazioni fondamentali dell’Italia, con il quale si possa assicurare il futuro ai nostri giovani.
Nel recente e non solo recente passato i governi hanno diviso la questione industriale in Italia, separando, di fatto, l’attenzione e le terapie tra la condizione del Nord e quella del Sud. Nel Settentrione, si è pensato di compensare le difficoltà delle grandi aziende per competere sui mercati internazionali con il modello della piccola manifattura che si è sviluppato nel Nord-Est. Un sistema fondato su presupposti economici, sociali, finanziari che non poteva reggere davanti alla crisi dei mercati esteri e alla concorrenza delle condizioni di lavoro nei Paesi meno evoluti.
Per il Mezzogiorno si è oscillato, invece, tra due convinzioni, in realtà senza applicare nessuna delle due con la minima coerenza. Alcuni hanno teorizzato che la migliore scelta fosse quella di non fare nulla. I risparmi ottenuti, rispetto alle onerose politiche di incentivi e di assistenza, avrebbero potuto consentire al Nord una più rapida crescita e, quindi, trainare anche il Sud verso un progresso economico più sano e più indipendente. Altri hanno invocato, invece, una specie di ritorno al passato, alla «gloriosa» epoca della Cassa del Mezzogiorno e dell’Iri, al massiccio intervento dello Stato. I risultati dell’intreccio casuale di queste due linee di politica economica sono evidenti: mentre in altre zone depresse d’Europa, come l’Irlanda, il Sud della Spagna, l’Est della Germania, le distanze con le regioni più sviluppate si sono accorciate o addirittura annullate, il nostro Mezzogiorno è nella condizione tragica denunciata, appunto, dall’ultimo rapporto Svimez. Un piano straordinario di politica industriale dovrebbe puntare sulle tre emergenze che impediscono all’Italia di essere un Paese attrattivo per gli investitori stranieri: una giustizia civile meno insopportabilmente lunga, una burocrazia meno asfissiante, una legislazione del lavoro più moderna. Il ministro Tremonti, a parte la balzana idea di modificare l’articolo 41 della Costituzione, ha avanzato, per la verità, alcune proposte interessanti in merito, individuando il vero motivo per cui sia le famose «lenzuolate» di Bersani, sia il tanto propagandato «piano casa» di Berlusconi si siano risolti in un sostanziale fallimento: «gli interessi di settori riescono a bloccare tutto», ha ammesso.
Ecco perché solo una eccezionale mobilitazione bipartisan, provocata dalla consapevolezza del rischio che corre l’Italia in questo momento, potrebbe sconfiggere le resistenze corporative. Non c’è bisogno di calcare i toni dell’allarme sul futuro dell’industria nel nostro Paese, perché la situazione è persino troppo evidente. Né di eccedere in pessimismo, perché il nostro futuro non è scontato. E neanche di esibire qualche gesto simbolico. Ma se, a quasi tre mesi di distanza dalle dimissioni di Scajola, si trovasse anche un ministro dell’Industria non sarebbe male.

18 luglio 2010 - La Stampa - Marina Cassi

La paura di imprenditori e artigiani "Non si può perdere un altro anno"

Il Collegio costruttori «Ci sono urgenze non più rinviabili. Siamo già in ritardo»
Lo pensava prima e lo pensa adesso: la paralisi amministrativa della Regione sarebbe un bel problema. Il presidente dell’Unione industriale, Gianfranco Carbonato, non ha dubbi. Malgrado le sue parole all’assemblea annuale dell’associazione abbiano fatto dire a qualcuno che gli imprenditori erano saltati sul carro del vincitore oggi lo ripete: «Non sono di parte, ma mi auguro che non si rivoti. Non si può perdere un altro anno». D’altronde Carbonato si era attirato un bel po’ di applausi dell’assemblea anche quando aveva esortato il governo dicendo: «Non perdete tempo in questioni come le intercettazioni. Collaborate a sostegno delle attività delle imprese, a partire da quelle medie e piccole».
La sua preoccupazione è che si congelino «i provvedimenti che chiediamo da tempo a sostegno delle imprese e dei lavoratori». E assicura: «Non è una questione politica; la situazione è difficile e tutto ci vuole tranne che un anno di blocco per grane seppur importanti».
Preoccupato anche il presidente del Collegio costruttori, Alessandro Cherio, che dice: «Ci sono cose che dovevano essere fatte ieri, non vengono fatte oggi e c’è il rischio che non siano fatte neppure domani». E dettaglia: «Risorse per le opere subito cantierabili, legge urbanistica, piano casa, housing sociale, fondi di garanzia per le imprese che vantano crediti dalla pubblica amministrazione». Però ci tiene a precisare: «Naturalmente non è vietato governare».
E lo pensa anche Paolo Alberti della Cna: «Non vedo perché la Regione non possa governare, i tempi sono lunghi; intanto governino serenamente. In ogni caso credo che non ci si possa nascondere dietro la parola governabilità. L’azione do governo non va anteposta al rispetto delle leggi».

15 luglio 2010 - ANCE

Manovra: ecco le misure approvate e i nodi rimasti

Allungamento dell'eta' pensionabile, per le donne del pubblico impiego scatta il requisito dei 65 anni dal 2012. Blocco degli stipendi della P.a., sacrifici a Regioni e enti locali. Proroga fino a dicembre 2010 per la sospensione del pagamento delle multe sulle quote latte, contro gli accordi europei. Tagli agli stipendi alti. E' ormai definito il pacchetto di misure che compone la manovra correttiva da 24,9 miliardi per il biennio 2011-2012, su cui il Senato ha votato oggi la fiducia licenziando il testo per la Camera. Salvo imprevisti dell'ultima ora, i deputati dovrebbero limitarsi a confermare il provvedimento uscito da Palazzo Madama che deve essere convertito entro il 29 luglio.
''E' la manovra chiesta dall'Europa'' secondo il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti. ''E' una manovra depressiva e che non aiuta le fasce deboli'' replicano le opposizioni.
Nelle intenzioni dell'esecutivo la correzione dei conti consentira' di portare il deficit, che oggi si colloca a circa il 5% del pil, al 3,9% nel 2011 e al 2,7% nel 2012.
Tensioni e nodi ancora aperti. Primo fra tutti quello dei tagli alle Regioni, ben 8,5 miliardi nel biennio che rendono la manovra ''insostenibile'' come ha ripetuto piu' volte Vasco Errani. I governatori non si arrendono e sperano di ottenere qualche compensazione con il decreto sul federalismo fiscale oppure con la finanziaria in autunno. Sulle quote latte e' ancora aperto lo scontro tra il ministro dell'agricoltura, Giancarlo Galan, assolutamente contrario alla proroga, e la Lega Nord che invece l'ha chiesta a gran voce.
Non sono mancati 'passi indietro' del governo tra 'refusi' e tentati blitz. E' il caso dei 40 anni di contributi per andare in pensione che il governo ha provato ad allungare. Un 'refuso' per il ministro del lavoro Maurizio Sacconi.
Volonta di ''maggior rigore'' per il ministro dell'economia, Giulio Tremonti. Entrato e poi 'saltato' il taglio alle tredicesime di poliziotti, magistrati, professori universitari. Si e' riaffacciato anche l'emendamento Calderoli sui tagli agli stipendi Rai, anch'esso ritirato.
Un emendamento del governo voleva poi introdurre in manovra la riforma del processo civile, ma nulla da fare: si procedera' con un disegno di legge ad hoc.
REGIONI E ENTI LOCALI: a loro e' chiesta la gran parte dei sacrifici. Le regioni dovranno sopportare tagli di 8,5 miliardi in due anni. Spettera' alla conferenza Stato-Regioni stabilire la ripartizione dei tagli premiando gli enti virtuosi. I governatori saranno costretti a ridurre i servizi ai cittadini.
I tagli ai trasferimenti ai comuni nel biennio ammontano 4 miliardi e quelli alle province a 800 milioni.
MINISTERI: taglio lineare del 10% delle spese. Possibili rimodulazioni interne per singoli ministeri. I risparmi di spesa sono quantificati in 2,45 miliardi nel 2011, 2,2 miliardi nel 2012 e 2,4 miliardi nel 2013.
ASSICURAZIONI: arriva una stangata da 264 milioni di euro a regime. La stretta sulle assicurazioni si realizza attraverso disposizioni sulla indeducibilita' della variazione delle riserve tecniche obbligatorie del ramo vita.
TAGLI CAMERA E SENATO: la manovra non puo' prevedere una quota di rispami per gli organi costituzionali (Quirinale, Camera, Senato, Corte Costituzionale) che devono invece decidere autonomamente entro il 31 dicembre 2010.
STIPENDI MINISTRI: la norma vale esclusivamente per i ministri e i sottosegretari non parlamentari. In sostanza 9 soggetti (2 ministri e 7 sottosegretari). Per essi e' previsto un taglio del 10% dello stipendio.
RIMBORSI ELETTORALI: si riducono del 10% a partire dalle prossime elezioni (politiche, amministrative o europee). In pratica la quota per ogni cittadino iscritto alle liste elettorali (che serve per definire la mole complessiva del rimborso) passa da 1 euro a 90 centesimi.
CONSIGLIERI COMUNALI E PROVINCIALI: e' abolito il gettone di presenza a consigli e commissioni che viene sostituito dall'indennita' di funzione onnicomprensiva. L'ammontare percepito in un mese da un consigliere non puo' superare un quinto dell'indennita' massima prevista per il sindaco o il presidente.
ETA' PER PENSIONE: parte dal 2015 l'innalzamento dell'eta' sulla base dell'allungamento dell'eta' della vita certificato dall'Istat. La manovra contiene la norma attuativa della riforma varata lo scorso anno. Il primo adeguamento sara' di tre mesi. Il secondo scatto sara' calcolato nel 2019 e quelli successivi saranno ogni tre anni. E' soggetto l'adeguamento il requisito dei 65 anni e dei 60 anni per la pensione di vecchiaia, ma anche per la pensione sociale. Verra' rialzato anche il requisito anagrafico del sistema delle quote.
FINESTRA PENSIONI: diventa 'mobile'. Questo significa che, una volta raggiunti i requisiti per la pensione, sia di vecchiaia che di anzianita', il lavoratore dovra' attendere ancora un anno se dipendente e un anno e mezzo se autonomo.
PENSIONI DONNE: le lavoratrici pubbliche dal 2012 andranno in pensione di anzianita' a 65 anni, come i colloghi uomini.
Da gennaio 2010 l'eta' di pensionamento per le statali e' salito da 60 a 61 anni. La norma risponde alla sentenza della Corte di Giustizia europea.
ABRUZZO: pagamento di tasse e contributi sospeso fino al 20 dicembre 2010 per i cittadini colpiti dal sisma. La sospensione si applica alle piccole imprese e ai lavoratori autonomi con un giro d'affari fino a 200.000 euro. Le disposizioni non riguardano banche e assicurazioni. La ripresa della riscossione dei tributi sospesi decorre da gennaio 2011 e avverra' in 120 rate mensili (dieci anni), senza sanzioni e interessi.
QUOTE LATTE: e' uno dei nodi rimasto irrisolto. Nonostante il parere contrario del ministro Galan, e' passato l'emendamento voluto dalla Lega che proroga al 31 dicembre 2010 la sospensione delle multe che devono pagare i produttori per aver superato il plafond loro assegnato.
TAGLI P.A.: intervengono su diversi capitoli. Le spese per consulenze, convegni, mostre e eventi sono ridotte del 20%.
Stessa decurtazione per l'aquisto e la manutenzione di auto blu. Taglio piu' cospicuo, del 50%, per le missioni (escluse quelle all'estero dei militari) e il personale a tempo determinato, tranne quello degli enti di ricerca. Confermato il parziale blocco del turn over.
ASSUNZIONI MAGISTRATI: e' una delle novita' del maxiemendamento. Possono essere assunti 250 magistrati vincitori di concorso, in deroga alle norme limitative del turn over che avrebbero permesso soltanto 35 assunzioni.
DISABILI: torna il tetto di 20 alunni per classe nei casi un cui e' presente un disabile.
FESTE NAZIONALI, POLIZIA E FORZE ARMATE: questi eventi sono esclusi dal taglio delle spese.
SOPPRESSINE ENTI: parte lo sfoltimento. Via Ipost, Ipsema e Ispesl. Abolito l'Isae le cui funzioni vengono assegnate al Ministero dell'economia. Via anche una lunga lista di enti minori.
CASE FANTASMA E CATASTO: e' possibile regolarizzare i cosiddetti immobili fantasma (non censiti in catasto) che secondo l'Agenzia del territorio sarebbero 2 milioni. Le domande dovranno essere presentate entro il 31 dicembre 2010.
Controlli piu' stringenti dei Comuni, anche in vista del federalismo fiscale. I Comuni possono accedere alla banca dati dell'Agenzia del territorio, avviare le procedure per la revisione dei valori catastali e accertare variazioni edilizie non registrate.
FISCO PER LE IMPRESE: a partire dal 2011 i crediti non prescritti, certi ed esigibili, maturati nei confronti di regioni, enti locali ed enti del servizio sanitario possono essere compensati con le somme dovute a seguito di iscrizione a ruolo. Inoltre e' stata abolita la norma che stabiliva un termine massimo di 150 giorni per la sospensione del pagamento eventualmente concessa dal giudice tributario. Le somme si versano solo dopo la sentenza di primo grado.
INVESTIMENTI DALL'ESTERO: le aziende europee che investono in Italia possono scegliere la normativa fiscale piu' conveniente tra quelle in vigore all'interno dell'Unione.
L'agevolazione si applica sui nuovi investimenti, non sulle attivita' gia' presenti nel territorio nazionale.
ROMA CAPITALE: stanziati 300 milioni per il piano di rientro. In aggiunta e' stato costituito un fondo di 50 milioni per i comuni commissariati a cui quindi puo' accedere anche il comune di Roma. Per i restanti 200 milioni del piano di riequilibrio finanziario si provvede mediante una tassa di imbarco fino ad un euro a carico di chi parte dagli aeroporti cittadini e un'addizionale irpef fino ad un massimo dello 0,4%. Inoltre, per garantire l'equilibrio della gestione ordinaria il comune di Roma puo' adottare altre misure come l'introduzione di una tassa di soggiorno fino a 10 euro per notte, la maggiorazione del 3 per mille dell'ici sulle abitazioni diverse dalla prima casa.
BLOCCO STIPENDI P.A.: congelati i cedolini per i pubblici dipendenti. Niente rinnovo del contratto per il triennio 2010-2012. Il blocco riguarda la parte fissa dello stipendio, non le voci variabili (sia in positivo che in negativo).
TAGLI STIPENDI ALTI: funzionari e dirigenti pubblici con retribuzioni superiori a 90.000 euro avranno una decurtazione del 5% sulla parte eccedente. Sopra i 150.000 euro il taglio e' del 10%.
LIQUIDAZIONI PUBBLICI DIPENDENTI: a chi lascia il lavoro (non per chi va in pensioni), le liquidazioni di importo elevato si pagano a rate. Due rate se superiori a 90.000 euro e fino a 150.000 euro e tre rate se superiori a 150.000 euro.
INDENNITA' MAGISTRATI: viene ridotta del 15% nel 2011, del 25% nel 2012 e del 32% nel 2013. La norma e' subentrata al blocco degli stipendi delle toghe che avrebbe penalizzato i giovani magistrati.
STOCK OPTION E BONUS: aggravio fiscale del 10% se superano tre volte la retribuzione fissa.
INVALIDITA': confermata al 74% la soglia per accedere alla pensione, dopo un tentativo di portarla all'85%. Ma vengono aumentati i controlli, da 200.000 a 250.000, per stanare i falsi invalidi.
LOTTA ALL'EVASIONE: obbligo di emettere fattura elettronica sopra i 3.000 euro. Si riduce da 12.500 a 5.000 euro la soglia di utilizzo del contante e dei titoli al portatore.
Tra le novita' anche un affinamento del redditometro ai fini degli accertamenti e norme di contrasto al fenomeno delle imprese 'apri e chiudi' e delle imprese in perdita sistemica.
MEZZOGIORNO: per le nuove imprese le regioni possono decidere di ridurre l'aliquota irap fino ad azzerarla.
SICUREZZA-DIFESA: stanziati 160 milioni, 80 l'anno per il biennio 2011-2012, per la specificita' del comparto.
CASSE PREVIDENZA PRIVATE: sono escluse dalla riduzione degli organi collegiali previste per gli enti pubblici ma sono sottoposte all'ok del ministero del lavoro e del ministero dell'economia per le operazioni di acquisto e vendita degli immobili.
FONDAZIONI BANCARIE: entrano norme piu' stringenti sull'inconpatibilita' tra incarici nelle fondazioni e nelle banche conferitarie. Aumenta dal 10% al 15% del patrimonio la quota da poter investire in beni immobili.
CERTIFICATI VERDI: nel 2011 la spesa del Gestore servizi elettrici(Gse) per il riacquisto deve essere inferiore del 30% rispetto al 2010 e almeno l'80% di questa riduzione deve derivare dalla contenimento della quantita' dei certificato in eccesso.
MINI-NAJA: al via corsi di formazione di tre settimane, volontari, per giovani tra 18 e 30 anni, presso i reparti delle forze armate.
LIBERTA' D'IMPRESA: arriva una prima norma in attesa della modifica costituzionale. Bastera' una semplice 'segnalazione' per avviare una nuova impresa al posto di autorizzazioni o licenze. Ma, novita' inserita nel maxiemendamento, questa procedura piu' rapida non puo' essere utilizzata quando sussistono vincoli ambientali e paesaggistici. E neanche quando sono richiesti atti delle amministrazioni della difesa nazionale, o atti riferiti all'immigrazione, alla cittadinanza, all'amministrazione della giustizia e delle finanze e neanche per avviare attivita' di gioco.
L'amministrazione ha tempo 60 giorni per i controlli ed eventualmente per bloccare l'attivita'.
MINISTERO SVILUPPO ECONOMICO: subisce un vero e proprio svuotamento. La manovra attribuisce alla Presidenza del Consiglio le funzioni di programmazione economica e anche la gesione del Fas (fondo aree sottoutilizzate).
PATRONATI: taglio di 90 milioni ai finanziamenti in tre anni.
STRALCI DELL'ULTIMA ORA: nel maxiemendamento e' saltato l'intero oacchetto di misure sull'autotrasporto ed anche la norma, introdotta in Commissione, che prolungava per i professori delle universita' private il periodo in servizio.

14 luglio 2010 - Reuters

Ance, investimenti indietro di 15 anni, non siamo cricca

Gli investimenti nell'edilizia sono calati nell'ultimo triennio a livelli degli anni '90, mentre la domanda pubblica si è contratta del 21% dal 2004. I costruttori non sono però "una cricca, non siamo faccendieri.
Sono i punti principali dell'intervento del presidente Ance Paolo Buzzetti pronunciate in occasione dell'assemblea annuale di oggi.
"Se il 2009 è stato il nostro 'annus horribilis', il 2010 non sarà quello della svolta. Alla fine dell'anno avremo perso, rispetto al 2008, il 17% in investimenti, e nel comparto delle nuove abitazioni oltre il 30%. Il settore in appena un triennio è tornato indietro di 15 anni. La crisi ha espulso dal mercato più di 200.000 lavoratori. Ma i nostri operai che restano a casa non fanno notizia come quelli di una fabbrica che chiude", ha detto Buzzetti.
Il presidente ha poi sottolineato che la "domanda pubblica continua a ridurre gli investimenti in nuove infrastrutture (-21% dal 2004 a oggi)" e, pur consapevole della crisi, ha espresso perplessità per la riduzione di risorse per investimenti: " -20% nel 2009-2010, a cui farà seguito un'ulteriore riduzione del 10% per gli anni 2011-12. Un taglio rilevante di risorse destinato a nuove infrastrutture che rappresentano ormai solo ill 2% del bilancio statale".
"Degli 11,3 miliardi di euro del Piano Cipe finanziato nel 2009 solo il 2,7% si è trasformato in gare per lavori. A tre anni dall'avvio dei programmi 2007-2013, dei 35,6 miliardi destinati a infrastrutture e costruzione nel Mezzogiorno solo circa l'8% risulta impegnato".
Poi la difesa della categoria dopo le recenti inchieste sugli appalti: "Noi non siamo la cricca, e non potremo mai esserlo. Non ci arrabattiamo tutto il giorno per cercare una raccomandazione o per entrare a far parte dei circoli di potere che aiutano a scalare la vetta e che sono in grado di trasformare aziende artigiane che nessuno conosceva prima in imprese con un fatturato con molti zeri. Siamo imprenditori e non faccendieri".
Ance chiede infine "regole chiare e procedure snelle piu' mercato e meno commissari".

14 luglio 2010 - Teleborsa

Edilizia, Matteoli "Piano casa garantirà ripresa"

Il Ministro dei Trasporti Altero Matteoli risponde all'appello lanciato oggi dall'ANCE, riguardo la crisi in cui è caduto il settore delle costruzioni nel 2009 e l'impasse in cui si trovano i piani relativi alle Grandi opere ed alle opere di piccole e medie dimensioni.
Matteoli sottolinea che per il passato "qualche lamentela da parte dei costruttori sia giustificata", ma assicura che la tempistica del piano relativo alle Grandi Opere è perfettamente in linea con quanto preventivato. Riguardo le opere di piccole e medie dimensioni, Il Ministro assicura che il Piano Casa approvato recentemente dovrebbe dare un grosso contributo alla ripresa.

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