Piano Casa Governo Berlusconi
Guida al Piano Casa promosso dal Governo Berlusconi.
Notizie, informazioni, approfondimenti e commenti sul piano per l'edilizia che dovrebbe rilanciare il settore e, più in generale, l'economia, consentendo ai cittadini di aumentare la cubatura degli edifici, oltre a venire incontro alle classi più disagiate dando nuovi alloggi alle giovani coppie e alle categorie maggiormente in difficoltà.
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16 gennaio 2012 - ANCE
Piano Casa 2: le modifiche regionali
Molte Regioni, spinte anche dall`intento di dare attuazione alle previsioni contenute nel Dl 70/2011, convertito con modificazioni in legge 106/2011, hanno nuovamente modificato le proprie leggi sul Piano casa 2.
Tra queste la Regione Marche che con Lr 22/2011 ha da un lato previsto una disciplina ad hoc per la riqualificazione delle aree urbane e dall`altro prorogato al 31/12/2013 il termine per la presentazione delle relative domande.
In Liguria, invece, il relativo termine di scadenza era gia` stato prorogato. Con Lr 33/2011 si e` intervenuti nuovamente sulla Lr 49/2009 apportando lievi modifiche al vigente testo normativo e introducendo una disposizione con cui si e` espressamente previsto che le misure ivi previste sono da intendersi in attuazione anche dell`art. 5 del Dl 70/2001 con riferimento ai singoli edifici.
Sulla stessa linea anche il Molise che ha modificato un`altra volta la propria legge regionale ed ha stabilito che per le finalita` previste dalla Lr 30/2009 come modificata dalla Lr 21/2011 si applicano le disposizioni di cui all`art. 5 del Dl 70/2011.
In allegato il dossier regionale aggiornato al 22/12/2011:
- La mappa degli interventi regionali
- Le schede di sintesi dei testi normativi regionali
- Il quadro normativo regionale
16 gennaio 2012 - ANCE
Crisi dell’edilizia, solo le ristrutturazioni tirano
Nel residenziale, grazie agli sconti del 36% e 55%, il fatturato delle manutenzioni supera quello delle nuove realizzazioni
Edilizia. Un settore in ristrutturazione
Calo del 5,4% nel 2011 per il business celle costruzioni, previsioni negative anche per il 2012. Non residenziale meglio dell`abitativo. Dalla proroga delle agevolazioni fiscali una boccata d`ossigeno
L`economia tira quando va bene l`industria delle costruzioni. E` un luogo comune che affonda le sue radici nell`ultimo dopoguerra quando il manifatturiero era il volano del boom e costruire nuovi edifici serviva per dare una sede a nuove aziende e dare una casa agli operai che emigravano nel Triangolo del Nord.
Oggi non e` piu` cosi`, ma quel luogo comune ha ancora un fondo indubbio di verita` e i numeri presentati dall`Ance, l`Associazione dei costruttori edili, non lasciano dubbi sul fatto che la crisi delle costruzioni proceda di pari passo con quella dell`economia in generale. La questione se poi si tratti di una causa o di un effetto non ha gran rilievo.
Le cifre
Il settore delle costruzioni oggi vale oltre 140 miliardi di` euro, pari a circa il 9% del Pil senza tenere conto dell`indotto. Il giro d`affari si suddivide in parti pressoche` uguali tra abitazioni e non residenziale. Nel 2011 il calo di fatturato complessivo e` stimato nel 5,4%: le costruzioni di case nuove sono diminuite del 12,4% (2010), mentre il calo del non residenziale e` stato piu` contenuto (-7,9%), dovuto soprattutto alle minori commesse dell`edilizia pubblica (-10,5%) mentre le edificazioni private hanno registrato una flessione del 6%.
Unico dato positivo e` l`aumento delle attivita` di ristrutturazione, che fanno segnare un lieve incremento per il quarto anno consecutivo. Il business e` trainato soprattutto dalle agevolazioni fiscali e da questo punto di vista e` lecito essere abbastanza ottimisti anche per il prossimo futuro considerando che il decreto Salva Italia ha reso strutturale il bonus del 36% sulla manutenzione straordinaria, e prorogato di un anno il 55% sul risparmio energetico. Poi anche questi interventi saranno detraibili al 36%. Nel comparto residenziale, il valore delle manutenzioni oggi sopravanza di 10 miliardi di euro quelle delle costruzioni; quattro anni fa il rapporto era inverso.
Il trend
Negative le previsioni per il 2012, che dovrebbe vedere un ulteriore calo del 3,8%, con una diminuzione piu` accentuata per le nuove costruzioni residenziali, stimate in discesa del 6% mentre il non residenziale privato dovrebbe scendere del 4%. Cumulando i dati da quando e` cominciata la crisi immobiliare nel 2008, e tenendo conto delle previsioni al 2012, i numeri pero` diventano davvero imponenti: l`edilizia nel complesso a fine quinquennio registrera` una perdita del 24,1% in valore corrente. In termini reali (tenendo quindi conto dell`inflazione) significa un`erosione di un terzo del fatturato.
Sono numeri da tracollo quelli delle abitazioni nuove, con giro d`affari sceso del 40,4%; il non residenziale privato ha avuto un trend meno negativo, con una riduzione del 23,3%. Le commesse pubbliche fanno segnare -37,2%, mentre la manutenzione risulta in aumento del 6,3%. Sono cifre che hanno portato alla diminuzione del 19% delle imprese operanti nel settore (intendendo come tali quelle iscritte alle Casse edili) e che quindi stanno avendo una forte ricaduta sull`occupazione. Bisogna tenere presente che, sempre secondo stime Ance, ogni miliardo di fatturato comporta in media l`attivita` di 17 mila addetti.
Le cause
La diminuzione della domanda e` certo la causa principale, ma non l`unica. Bisogna considerare anche la sovrabbondanza di offerta immessa sul mercato a meta` dello scorso decennio e che ha creato uno stock difficile da smaltire. E poi le costruzioni soffrono la difficolta` di avere finanziamenti: il rapporto Ance evidenzia un calo del 25% per i mutui riguardanti l`edilizia abitativa e del 30,4% per quelli nel non residenziale.
E infine c`e` il comportamento dell`amministrazione pubblica, che non solo ha ridotto drasticamente i bandi, ma ha anche allungato i tempi di pagamento dei lavori. Nel secondo semestre 2011, i tempi medi di saldo hanno raggiunto gli 8 mesi (1 mese e mezzo in piu` rispetto al primo semestre). Il ritardo medio, oltre i tre mesi che dovrebbero essere lo standard, e` di 159 giorni, 45 in piu` rispetto a maggio 2011. Con punte che superano i due anni.
5 gennaio 2012 - Il Tempo
Il bluff del Piano Casa: 845 milioni mangiati da burocrazia e politica
Il dossier della Corte dei conti: dal 2007 nessuna realizzazione e risultati modesti.
Soldi stanziati per costruire case popolari ma non utilizzati. Perduti nei meandri della burocrazia e delle contrapposizioni politiche. Invece di farli fruttare per costruire i tanto decantati alloggi a basso prezzo per le giovani coppie, gli anziani, gli immigrati che i politici si sono «venduti» mediaticamente un migliaio di volte.
È una storia italiana. La racconta la Corte dei conti, che il 23 dicembre scorso ha depositato la relazione conclusiva dell'indagine «Programma straordinario di edilizia residenziale pubblica e Piano nazionale edilizia abitativa». Si parte nel 2007, quando l'allora governo Prodi decide di dare avvio a un piano per costruire abitazioni a basso costo. Si passa per il 2008, quando l'esecutivo guidato da Berlusconi modifica quel programma e lo amplia al cosiddetto Piano casa. Si arriva al 2012 senza un'abitazione costruita. E, soprattutto, con quasi 845 milioni di euro investiti ma impigliati negli intrecci di norme, spesso contradditorie, e nei conflitti di competenza. La morale la tirano i magistrati contabili, che hanno verificato che il primo programma, quello del centrosinistra, «non ha avuto alcuna concreta realizzazione in termine di acquisizione di alloggi» fino al momento in cui è stato sostituito, con un ridimensionamento, dal secondo, quello previsto dal centrodestra che, «in corso di attuazione, ha dato risultati ancora modesti, rispetto al complesso degli interventi, ampi e diversificati, previsti e/o avviati».
Sei anni, insomma, buttati. Ma non è tutto. La Corte dei conti precisa: «L'indagine ha verificato che le attività di tipo amministrativo e procedurale previste ed occorrenti per dar seguito ai due suddetti progetti - attività appena iniziate per il Programma straordinario e poi ripetute, nella sostanza, dopo la sua sostituzione, parziale, nel Piano Casa - sono state numerose ed impegnative, tanto da far ritenere che gli interventi e gli strumenti ideati ed ipotizzati, in successione, dalle leggi citate dovessero portare inevitabilmente a tempi non rapidi di attuazione». Cioè: non solo in questi ultimi sei anni non ci sono stati risultati ma era anche prevedibile che finisse così. La colpa? Di tanti. Il ministero delle Infrastrutture ha fatto la parte del leone, insieme con quello dell'Economia e con la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ma le Regioni da un lato e il Cipe dall'altro hanno complicato le cose ed eccoci qui. Le case popolari ce le sogniamo. Il tira e molla sul capitolo di bilancio numero 7440 del ministero dei Trasporti è stato evidente. Per il programma di edilizia residenziale pubblica sono stati assegnati complessivamente 543 milioni 995 mila 500 euro. Soldi da trasferire alle Regioni e alle Province autonome, dopo aver individuato interventi prioritari e sottoscritto accordi di programma specifici. Peccato.
«Il programma non ha avuto alcuna concreta attuazione, anche se il ministero dei Trasporti ha ricevuto dal ministero dell'Economia il trasferimento delle risorse che vi erano state destinate - scrive la Corte dei conti - considerato che circa un semestre dopo è stato varato il più complesso e articolato "Piano nazionale di edilizia abitativa (Piano Casa)", che ha previsto, al comma 12 bis, anche la realizzazione, sia pure con un notevole ridimensionamento, degli interventi che erano stati oggetto del precedente Programma e conseguentemente la riduzione delle risorse, fissate nel limite massimo di 200 milioni». Dunque: negli ultimi mesi del 2008 il governo Berlusconi decide di dare vita al Piano Casa, in cui inserire anche l'acquisizione e la costruzione di alloggi popolari.
Ma le cose non sono andate per il verso giusto. «Il Piano Casa ha posto problemi di legittimità», soprattutto perché tante Regioni hanno «investito la Corte costituzionale di questioni a loro avviso incidenti sulle competenze attribuite alle Regioni dalla Costituzione». Attenzione, però. «Indipendentemente dalle questioni di costituzionalità - chiariscono i magistrati contabili - i tempi dell'avvio del Piano Casa e della sua realizzazione sono stati condizionati dagli adempimenti e procedure richiesti dalla messa in opera delle sei linee di interventi in cui il Piano è stato articolato». Ovviamente, da parte loro, le Regioni e le Province autonome hanno stanziato altri soldi (pubblici e privati). Lo Stato ha messo sul tavolo, con il decreto della presidenza del Consiglio dei ministri del 16 luglio 2009, quasi 378 milioni di euro. Di questi, la Lombardia ha avuto circa 55 milioni, la Campania più di 41, il Lazio 38 milioni 574 mila euro, il Piemonte 32 milioni 839 mila e via tutte le altre Regioni. Ma non si vede la luce. «Il Ministero ha preso atto della perplessità che ha suscitato la constatazione, da parte di questa Corte, dei lunghi tempi impiegati in attività preliminari e quindi della mancanza di rapidi e soddisfacenti risultati» e ha indicato due «fattori di ritardo, non imputabili al Ministero»: i ritardi delle Regioni nel proporre accordi di programma e il Cipe, che s'è preso cinque mesi per l'istruttoria. Lo scaricabarile non poteva mancare. Proprio una storia italiana.
4 gennaio 2012 - Virgilio Economia
Casa/ Corte Conti: Giudizio negativo su efficacia spesa per Piano
"Carenze e lentezza, ancora nessuna attuazione"
La Corte dei Conti esprime un giudizio negativo sull'efficacia della spesa pubblica destinata al programma straordinario di edilizia residenziale pubblica e al piano nazionale di edilizia abitativa (Piano casa). Nell'esito di un'indagine effettuata dalla magistratura contabile viene spiegato che "viste le carenze o la lentezza dei risultati, si è inteso esprimere un giudizio comunque non positivo sull'efficacia, efficienza ed economicità della spesa pubblica che è stata destinata al programma straordinario ed al piano casa". Il programma straordinario, si legge, "pur essendo stato sin dall'inizio dotato di un finanziamento complessivo di 543.995.500 euro, suddiviso, poi, in base a specifici parametri, tra le Regioni e le Province autonome e tra le singole realizzazioni immobiliari dalle stesse immediatamente attivabili (con decreto interministeriale 18 dicembre 2007) non ha avuto alcuna concreta attuazione a seguito ed in concomitanza con la previsione del Piano casa. Quest'ultimo, che è stato approvato con Dpcm del 16 luglio del 2009, è invece in corso di attuazione". Al termine dell'analisi, proseguono i giudici contabili, "si è posto in rilievo che la gran parte del tempo finora trascorso, a decorrere dalle previsioni di legge concernenti il Piano casa, è stato impiegato principalmente in attività preliminari e propedeutiche rispetto alla sua concreta realizzazione in termini di acquisizione e disponibilità di alloggi per le categorie più disagiate nelle situazioni di più alta tensione abitativa, rispetto, cioè, allo scopo finale perseguito". Tuttavia, precisa l'indagine, si è ritenuto di "non poter attribuire i ritardi di attuazione a significative negligenze gestionali dell'Amministrazione".
3 gennaio 2012 - Corriere della Sera
Gli effetti sull'ambiente del decreto Salva-Italia
Stop alle vecchie lampadine di 25-45 W, 65% di differenziata, certificazione energetica sugli annunci, etichette «fur free»
MILANO - Il decreto «Salva-Italia» predisposto dal governo Monti e approvato dal Parlamento contiene alcune norme che interessano anche l'ambiente. Vediamo le principali.
GALLINE - Gli allevatori di galline ovaiole dal 1° gennaio dovranno garantire uno spazio di 750 centimetri quadri per animale, secondo la direttiva europea 74/1999. Ciò significa che in 1 metro quadro ci possono stare 13-14 galline (oggi in certi allevamenti si arriva anche a più di 20). Chi non si adegua continuerà l'attività a patto di presentare una documentazione di inizio lavori.
LAMPADINE - Dal prossimo 1° settembre non potranno più essere vendute le lampadine a incandescenza dai 25 ai 45 watt, come disposto dalla direttiva europea 2005/32/Ce. Lo scorso 1° settembre erano state vietate quelle da 60 W. Lo smaltimento delle vecchie lampadine deve essere fatto però nelle apposite strutture.
RACCOLTA DIFFERENZIATA - Entro la fine dell'anno in corso deve essere raggiunto il 65% di raccolta differenziata di rifiuti urbani in ogni «ambito territoriale ottimale» (Ato), se l'obiettivo non viene raggiunto i Comuni possono chiedere una deroga al ministero dell'Ambiente. Ma la Finanziaria 2007 prevedeva che se entro la fine dell'anno appena trascorso i singoli Ato non arrivavano al 60% di differenziata, le Regioni di appartenenza degli Ato nominano un commissario ad acta per la gestione dei rifiuti dell'Ato in questione.
CERTIFICAZIONE ENERGETICA - Dal 1° gennaio anche gli annunci di vendita degli appartamenti devono riportare la classe ottenuta dalla certificazione energetica (sul modello degli elettrodomestici). Si estende quindi anche agli annunci la normativa che già imponeva al rogito la dichiarazione del dato. La Lombardia impone l'inserimento della classe energetica anche nei contratti di locazione.
MIGLIORAMENTO ENERGETICO - Prorogata sino al 31 dicembre 2012 la norma che consente la detrazione del 55% in cinque anni delle spese sostenute per il miglioramento energetico degli edifici. Oltre agli infissi è stata aggiunta la sostituzione degli scaldabagni con le pompe di calore. Dovrebbe però essere l'ultimo anno con la tariffa al 55%, dal 2013 la detrazione dovrebbe scendere al 36% e passare da cinque a dieci anni.
FONTI RINNOVABILI - Dal 31 maggio la costruzione di nuovi edifici e la ristrutturazione integrale di quelli esistenti devono prevedere il 20% di fonti rinnovabili per la somma dei consumi di acqua calda sanitaria, riscaldamento e condizionamento. Se il progetto non contiene strumenti per arrivare al 20% non viene dato l'assenso edilizio.
PNEUMATICI - Dal prossimo novembre gli pneumatici dovranno essere classificati secondo il risparmio energetico che consentono in base alla resistenza all'attrito, all'aderenza sul bagnato e alla rumorosità di rotolamento.
ABBIGLIAMENTO - Dall'8 maggio entra in vigore il regolamento europeo 1007/2011 che impone una nuova etichettatura dei prodotti tessili. Tutto ciò che è fatto con pelli animali o con parti di origine animale (per esempio i piumini) dovrà riportare l'etichetta «Contiene parti non tessili di origine animale». Chi utilizza materiali interamente vegetali potrà utilizzare l'etichetta «Fur free».
FOTOVOLTAICO - Dal 1° gennaio diminuiscono di circa un terzo rispetto a giugno 2011 gli incentivi per gli impianti fotovoltaici che entrano in esercizio. Da luglio gli incentivi diminuiranno ulteriormente e dal 2013 entrerà in vigore una nuova tariffa incentivante omnicomprensiva.
3 gennaio 2012 - Edilportale
All’edilizia carceraria 57 mln di euro dell’otto per mille
Gli altri 64 milioni del fondo del 2011 sono stati destinati alla Protezione civile
L’Esecutivo ha destinato 57 milioni di euro provenienti dall’otto per mille dell’Irpef del 2011 all’edilizia carceraria e al miglioramento della vita nelle prigioni.
Dei 145 milioni di euro totali del fondo, circa la metà (64 milioni di euro) è stata destinata dal precedente Governo alla Protezione civile per le esigenze della flotta aerea antincendi.
Lo ha reso noto la Presidenza del Consiglio con un comunicato del 2 gennaio, nel quale si chiarisce che per l’anno 2011 non è stato predisposto il decreto di ripartizione della quota relativa all’otto per mille dell’Irpef a diretta gestione statale, per mancanza di disponibilità finanziaria. Pertanto nessuno dei progetti presentati con scadenza 15 marzo 2011 è stato ammesso a contributo.
Il Governo ricorda che le risorse relative alla parte dell’8 per mille che gli italiani destinano alle esigenze dello Stato vengono ripartite tra importanti iniziative di interesse nazionale, quale le calamità naturali, i restauri, l’assistenza ai rifugiati o la fame nel mondo. La scelta se effettuare interventi a pioggia o concentrare l’investimento prioritariamente in alcuni dei settori di pubblica utilità sopra indicati viene effettuata in ragione della disponibilità del bilancio e dell’impellenza delle necessità.
Dell’importo totale relativo all’otto per mille dell’Irpef a gestione statale per il 2011, pari inizialmente a circa 145 milioni di euro, più della metà del fondo (64 milioni di euro) è stato destinato alla Protezione civile per le esigenze della flotta aerea antincendi durante il precedente Governo. I rimanenti 57 milioni sono stati destinati dall’attuale Esecutivo alle esigenze dell’edilizia carceraria e per il miglioramento delle condizioni di vita nelle prigioni.
Non sono stati toccati quindi - conclude la nota di Palazzo Chigi - i fondi del Ministero per i Beni culturali, né sono state tradite in alcun modo, né da questo né dal precedente Governo, le attese degli Italiani che hanno destinato la quota dell’8 per mille alle esigenze dello Stato: tali sono la Protezione civile e l’edilizia carceraria.
Lo stanziamento è stato annunciato circa tre settimane fa dal Ministro della Giustizia, Paola Severino



