Piano Casa Governo Berlusconi
Guida al Piano Casa promosso dal Governo Berlusconi.
Notizie, informazioni, approfondimenti e commenti sul piano per l'edilizia che dovrebbe rilanciare il settore e, più in generale, l'economia, consentendo ai cittadini di aumentare la cubatura degli edifici, oltre a venire incontro alle classi più disagiate dando nuovi alloggi alle giovani coppie e alle categorie maggiormente in difficoltà.
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25 agosto 2010 - Edilportale - Paola Mamarella
Mercato idrosanitario, rilancio possibile col Piano Casa
In base ai dati Cresme e Angasia redditi lordi positivi a partire dal 2013, ripresa più veloce con le misure straordinarie
Il Piano Casa spiegherà i suoi effetti positivi sul settore idrotermosanitario entro il 2013. Lo afferma il rapporto semestrale presentato da MCE, Mostra Convegno Expocomfort, sulla base dei dati forniti da Cresme, Centro ricerche economiche sociologiche e di mercato per l’edilizia e il territorio, e Angasia, Associazione nazionale commercianti articoli idrosanitari climatizzazione pavimenti rivestimenti arredo bagno.
Il Cresme ha prospettato tre possibili scenari con percentuali di adesione da parte dei proprietari di abitazioni mono e bifamiliari del 12%, 10% e 6%.
Angasia ha scelto lo scenario peggiore, motivato dalla scarsa fiducia dei consumatori, dalla mancanza di liquidità e dalla difficoltà di accesso al credito generata dalla crisi economica in atto.
Se il 6% degli aventi diritto investisse per l’ampliamento della propria abitazione il fatturato del settore costruzioni aumenterebbe di 31,3 miliardi di euro in tre o quattro anni.
Partendo da questo presupposto Angasia ha ricavato la possibile crescita del comparto idrotermosanitario.
Tra il 2008 e il 2010, senza l’impatto delle misure per il rilancio dell’edilizia, si stima una riduzione del 12,05%. Nel caso in cui si registrino invece i primi effetti delle misure anticrisi, nel 2010 si potrebbe passare da una riduzione dello 0,27% a una crescita dell’1,46%. Un cambiamento che potrebbe essere interpretato come lieve segnale di ripresa.
Nel 2011 si potrebbe assistere ad una crescita dell’1,72% in assenza di interventi di ampliamento, demolizione e ricostruzione con aumento volumetrico. Grazie al Piano Casa la ripresa potrebbe invece raggiungere il 5,71%.
Situazione analoga nel 2012, con una ripresa del 2,63% senza misure straordinarie anticongiunturali e dell’8,28% grazie alla domanda generata dagli interventi di ampliamento.
Gli effetti della crisi potrebbero sentirsi ancora per qualche anno, mentre i primi segnali arriveranno dal 2013, quando le imprese registreranno redditi lordi positivi. In caso contrario le aziende dovrebbero operare una ristrutturazione aziendale effettuando tagli ai posti di lavoro. Con una conseguente perdita di efficienza.
24 agosto 2010
Ricordate il Piano Casa? Eccolo un anno dopo.
E’ già passato un anno dall’entrata in vigore della norma chiamata Piano Casa, attuata dal governo italiano tutt’ora in carica. La norma, volta al rilancio dell’attività edilizia ossia uno dei settori più colpiti dalla crisi, prevedeva agevolazioni nei lavori di ampliamento, demolizione e ricostruzione a fronte del riconoscimento di incentivi volumetrici anche in deroga alle preesistenti norme in materia di architettura e regolamentazione urbanistica. A regolamentare questa nuova legge oltre ai limiti imposti dalle norme statali e dalle norme regionali un ruolo fondamentale è stato rivestito dai comuni ai quali era delegato in toto il controllo e monitoraggio delle costruzioni e delle richieste. E questa tripla normativa a quanto emerge dalle statistiche rese pubbliche i primi di agosto hanno reso le procedure talmente lente e burocratizzate che le richieste sono state poche e soprattutto poco consistenti. Solo due infatti sono state le regioni che hanno effettuato un costante monitoraggio delle richieste, entrambe del nord Italia: cioè Veneto e Lombardia.
In Lombardia, come è emerso dai dati resi noti dallo stesso Ente Regione, 896 sono stati i Comuni che hanno emanato la loro delibera in merito ma poche sono state le richieste pervenute dai cittadini: 73 DIA e 60 permessi per la costruzione edifici residenziali. In Veneto invece 475 Comuni su 581 (ben l’81%) hanno deliberato nei Consigli Comunali a riguardo del piano casa ma non vi è stata però particolare ricezione delle norme riguardanti l’erogazione di incentivi per la costruzione di abitazioni con applicati i principi di bioedilizia e risparmio energetico.
Deludente è stata invece la richiesta di interventi in Toscana: dalle stime che davano almeno 4000/5000 come certe per il primo anno ne sono pervenute solamente 400. Gli esperti affermano che le ragioni di questo flop sono da attribuire a cause di duplice natura: da un lato la crisi che sembra non terminare e dall’altro le normative della stessa Regione Toscana che risultano essere altamente restrittive soprattutto per quanto riguarda gli interventi nei centri urbani, nei condomini e case a schiera. Ma visto l’esito deludente che tale piano casa nazionale ha avuto non solo in queste tre regioni analizzate ma in tutta Italia gli esperti sono andati a sondare le varie cause possibili che non sono da attribuire solamente alla crisi ma che, naturalmente hanno altri fattori che intervengono a sfavore dell’avvio della norma come previsto.
I rappresentanti del settore edilizio hanno infatti sottolineato come la fetta commerciale che più doveva reagire e approfittare della norma Piano Casa Lombardia, Veneto e Toscana in particolare ma in tutte le Regione in maniera più generale ha subito fortissime restrizioni da parte dei Comuni che deliberando a riguardo hanno posto dei limiti troppo restrittivi. La norma infatti, rivolta soprattutto all’ampliamento delle villette, è stata fortemente limitata dalla deliberazione del piano casa regionale e locale per parte di comuni e Regioni che per motivi di salvaguardia ambientale (le villette sovente sono presenti in zone di pregio) hanno vietato interventi che sarebbero andati ad intaccare l’habitat circostante e la sua forma. Inoltre è da prendere atto che il governo ha solo emanato la norma senza prevedere l’erogazione di contributi per l’ampliamento e/o il restauro delle abitazioni fattore che, sempre a causa della crisi, ha dissuaso gli italiani dall’intaccare i risparmi per investirli in immobili. Gli economisti dicono che la parte più consistente delle richieste per ampliamento e riqualificazione edilizia verrà presentata nei primi mesi dell’anno prossimo e terrà conto anche dei principi della bioedilizia e del risparmio energetico.
14 agosto 2010 - ANSA - Paola Barbetti
Edilizia, la crisi si aggrava
E' allarme per l'allungamento fino a 90 giorni dei ritardi dei pagamenti
Edilizia sempre piu' in crisi. L'attivita' e' sprofondata a -18,1% rispetto ai livelli pre-crisi e ora, accanto alla stretta del credito, e' allarme per l'allungamento fino a 90 giorni dei ritardi dei pagamenti. E non aiuta certo la ritenuta del 10% sui bonifici scattata a luglio con la manovra estiva. Una crisi insomma sempre piu' nera che colpisce in modo particolare la piccola impresa e il settore artigiano - evidenzia un rapporto dell'ufficio studi della Confartigianato - e che persiste anche nella prima parte del 2010, a differenza di altri comparti che registrano invece qualche segnale di recupero. Nonostante tutto, tiene l'occupazione, +0,4% nel primo trimestre dell'anno, a fronte invece di cali anche forti in altri settori. Le prospettive pero' non sono rosee, il persistere dello stallo (il crollo dei volumi e' piu' forte in Italia rispetto agli altri paesi) potrebbe determinare prossimi trimestri bui. E resta al palo anche il 'piano casa' dal quale sarebbe potuta arrivare invece una forte spinta, con un potenziale di cittadini interessati di oltre 8,7 milioni. A tutto cio' si aggiunge la stretta di liquidita', a causa il forte allungamento, dai 52 a 90 giorni, dei pagamenti da parte dei clienti alle imprese artigiane delle costruzioni.
Un dilatarsi dei ritardi che, secondo l'Osservatorio Ispo-Confartigianato determina un costo in termini di maggiori oneri finanziari stimabile in 337 milioni di euro. E non basta il debole segnale di ripresa (+3,4%) dei volumi delle compravendite immobiliari, il confronto e' con lo stesso periodo dello scorso anno quando si tocco' i livelli piu' bassi. Ma a non andare proprio giu' alle pmi dell'edilizia e' la brutta sorpresa della manovra finanziaria d'estate, con il via dal primo luglio scorso alla ritenuta d'acconto del 10% applicata da banche e posti ai bonifici per le agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie e il risparmio energetico.
''Le misure del 36% e del 55% sono gli unici segnali di vitalita' in un contesto di grande preoccupazione - dice all'ANSA Stefano Bastianoni, segretario generale di Anaepa, l'associazione di categoria della Confartigianato - e la ritenuta colpisce i piu' piccoli privandoli di una liquidita' gia' estremamente scarsa. E' un anticipo d'imposta ma molte imprese andranno a credito il prossimo anno, e i rimborsi sono lenti. C'e' un rischio boomerang per un ritorno di una parte al sommerso''. ''In un quadro praticamente da acqua alla gola, il piano casa oggi arenato, puo' invece funzionare da volano per far ripartire il comparto'' aggiunge Bastianoni sottolineando come risulti elevata infatti la propensione delle famiglie all'utilizzo degli incentivi per le ristrutturazioni, oltre 8.700.000 cittadini (un sesto della popolazione), circa 4,4 milioni di famiglie. L'intenzione di ricorrere ad ampliamenti del 20% dei volumi abitativi e' piu' alta poi tra i cittadini che hanno utilizzato gli incentivi del 55% per il risparmio energetico, misura che dovrebbe essere resa permanente, e' l'auspicio. Peccato pero' che il piano del 20% e' arenato tra pastoie e lungaggini. ''Va bene la salvaguardia dai possibili abusi, ma non ci stiamo a imbalsamare tutto rinunciando all'opportunita' di una forte spinta per uscire dalla secca'' dice l'Anaepa, che si prepara a un pressing di sensibilizzazione su Comuni ed enti locali.
13 agosto 2010 - MondoCasaBlog
Focus sul mercato immobiliare: approvato il Documento conclusivo dell’indagine conoscitiva
Focus sul mercato immobiliare: approvato il Documento conclusivo dell’indagine conoscitiva
Nel Documento approvato dalla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati vengono ripercorsi il programma e gli obiettivi dell’indagine e i principali elementi emersi dal ciclo delle audizioni svolte
In particolare, nel corso delle audizioni è stato evidenziato l’impatto negativo che la crisi economica internazionale ha avuto sul settore delle costruzioni e sul mercato immobiliare.
Tra i fattori che hanno inciso sul fenomeno del mancato accesso all’abitazione vi sono il progressivo impoverimento del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, a causa del brusco arresto, a partire dalla metà degli anni ‘90, degli investimenti pubblici per la costruzione di nuovi alloggi e anche del positivo esito delle operazioni di alienazione degli stessi nonché l’incapacità di accedere all’abitazione delle fasce deboli della popolazione.
La crisi avrebbe poi reso sistematici i ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione che sono considerati la causa di un complessivo deterioramento dei rapporti contrattuali, anche fra soggetti privati, che in alcuni casi mette a repentaglio la stessa sopravvivenza delle aziende.
Un’altra questione emersa riguarda la qualificazione degli operatori del mercato nel settore delle costruzioni. In particolare, per le imprese operanti nell’edilizia si pone la necessità di introdurre sul piano legislativo specifici requisiti di accesso di natura tecnico-professionale e organizzativa, tali da garantire la qualità dei prodotti e dei servizi resi, la sicurezza e la salute dei lavoratori, il puntuale assolvimento degli obblighi fiscali e contributivi, la compatibilità ambientale degli interventi, la tutela dei diritti del cittadino consumatore e utente del bene-casa.
Da parte dalle associazioni di categoria degli agenti immobiliari e dei mediatori d’affari è stata sottolineata l’urgenza, anche ai fini del rilancio delle attività contrattualistiche strutturalmente connesse al mercato immobiliare, di fissare sul piano legislativo standard minimi professionali, a tutela della qualità e della trasparenza dei servizi resi ai clienti.
Inoltre, è emersa l’esigenza, nell’ambito di politiche abitative organiche e coerenti, di un approccio differenziato che tenga conto della segmentazione dei mercati, sia della locazione che della proprietà nonché la necessità, nell’ambito del rapporto fra sistema creditizio e mercato immobiliare, del superamento della fase negativa caratterizzata da una sensibile diminuzione sia dei finanziamenti delle banche alle imprese per gli investimenti sia delle erogazioni di mutui alle famiglie per l’acquisto delle abitazioni.
È stata focalizzata anche l’attenzione sulla questione della qualità dell’edilizia ed in particolare dell’efficientamento energetico degli edifici e della loro messa in sicurezza (a partire dal rischio sismico), che potrebbe porsi come fattore positivo di sviluppo dei mercati immobiliari in generale e di settore industriale (quello di ”casa qualità”) nonché sulla questione dell’attuazione e degli effetti del complesso delle misure adottate dal Governo, da un lato, per contrastare il degrado urbano derivante da fenomeni di alta tensione abitativa (cd. Piano Casa 1), dall’altro, per consentire la semplificazione delle procedure di modifica ed ampliamento del patrimonio edilizio esistente, nel rispetto dei requisiti di sostenibilità ambientale, efficienza energetica e prevenzione del rischio sismico (cd. Piano Casa 2).
Mercato delle locazioni
È emersa la consapevolezza di dover intervenire con misure fiscali in materia di affitti. Pertanto, viene evidenziata l’unanime volontà, con riguardo al mercato delle locazioni, di introdurre una tassazione sostitutiva (cd cedolare secca), con aliquota del 20 per cento, allo scopo di sottrarre il reddito derivante dalla locazione da quello complessivo del proprietario dell’immobile e di conseguire progressivamente, il duplice scopo di aumentare la propensione all’investimento in abitazioni da destinare all’affitto e di rendere più trasparente e concorrenziale il mercato della locazione con l’emersione di una rilevante quota degli attuali affitti in nero.
Interventi per riattivare l’offerta di edilizia sociale
Amplissimo consenso ha riscontrato la proposta di consentire ai comuni di acquisire una parte del patrimonio immobiliare invenduto per effetto della crisi economica internazionale, da reimmettere sul mercato delle locazioni, principalmente sotto forma di assegnazione di alloggi di edilizia sociale.
Fondamentali sono state considerate ulteriori misure legislative proposte dai soggetti auditi:
a) la completa parificazione tra soggetti pubblici (aziende che gestiscono il patrimonio di ERP) e soggetti privati (persone fisiche e giuridiche) in ordine alla possibilità di beneficiare delle agevolazioni fiscali previste per gli interventi di ristrutturazione edilizia (cd. 36%) e di efficientamento energetico degli edifici (cd. 55%);
b) la costituzione di un fondo di rotazione per l’attivazione degli interventi di ristrutturazione o riqualificazione energetica del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, per consentire alle aziende responsabili della gestione di tale patrimonio di porre in essere efficaci processi di autofinanziamento degli interventi necessari;
c) la cancellazione dell’Iva sugli interventi di edilizia residenziale pubblica
Ulteriori proposte prioritarie riguardano la predisposizione di un organico pacchetto di misure legislative finalizzate a conseguire la disponibilità di aree pubbliche a costo ridotto o in assegnazione gratuita; il riconoscimento di compensazioni o premialità urbanistiche per la realizzazione di edilizia sociale; una fiscalità di favore per la costruzione e gestione dell’edilizia sociale; il ripristino della contribuzione ex Gescal da destinare all’edilizia sociale; la creazione di un parco di immobili pubblici e di aree pubbliche da destinare, previo espletamento di procedure ad evidenza pubblica, alla realizzazione di alloggi.
5 agosto 2010 - Il Sole 24 Ore - Maria Chiara Voci
La Calabria approva il nuovo piano casa
Il traguardo è stato tagliato ieri sera: nell'ultima seduta utile prima della pausa estiva, il consiglio regionale della Calabria ha approvato, a maggioranza, la legge sul piano casa, che recepisce l'intesa stato-regioni del 1° aprile 2009 e accende il semaforo verde agli interventi edilizi di ampliamento e di demolizione e ricostruzione degli edifici.
Gli incrementi di volumetria sono ammessi fino al 20% sugli edifici a prevalente destinazione residenziale (almeno al 70%): uno dei due emendamenti approvati in aula ha però fissato dei paletti (peraltro in linea con quelli contenuti nelle linee guida nazionali), limitando la possibilità di aumento agli immobili fino ai mille metri cubi e per una cubatura totale non superiore ai 200 metri cubi. Le demolizioni e ricostruzioni prevedono, invece, un bonus fino al 35 per cento. Per beneficiare delle agevolazioni, è richiesto il rispetto delle norme in tema di prestazioni energetiche, abbattimento delle barriere architettoniche e costruzioni in zona sismica.
«Il secondo emendamento approvato in aula – spiega Alfonso Dattolo, presidente della IV Commissione e relatore della legge – sostituisce già la Dia con la nuova Scia, la segnalazione certificata di inizio attività, con cui potranno essere effettuati tutti gli interventi della legge». Il termine per presentare domanda di intervento scade 24 mesi dopo l'entrata in vigore della norma.
Nel testo approvato dalla Calabria, inoltre, spicca la possibilità di utilizzare sia gli ampliamenti che le demolizioni e ricostruzioni con bonus anche per edifici incompiuti o in via di costruzione e non ancora ultimati, purché l'intervento sia completato entro la fine dei lavori. Si potrà, infine, intervenire sugli immobili condonati, a condizione che, prima della presentazione della Scia, il proprietario abbia ottenuto la sanatoria.
2 agosto 2010 - Il Sole 24 Ore - Giorgio Santilli
La Scia è una buona idea ma a rischio falsa partenza
La Scia è un altro importante passo avanti sulla strada della semplificazione.
Bene hanno fatto i ministri Brunetta e Calderoli a riproporla nella manovra appena approvata: benvenuti sono qualunque segnale di attenzione all'impresa e qualunque misura che elimini gli ostacoli allo svolgimento delle sue attività.
La norma ha provocato, però, due generi di perplessità che ora dovranno essere gestite con attenzione per evitare il ripetersi di una situazione tipo piano-casa: una guerriglia tra governo e regioni che alla fine danneggia proprio le imprese e chi sarebbe pronto a investire nella direzione dello sviluppo.
La prima perplessità sta nel fatto che la Scia entra nelle legislazioni regionali molto più di quanto avesse fatto il piano casa, adeguandole al nuovo modello nazionale. Questo ha già prodotto la brusca reazione di alcuni governatori che hanno rivendicato gelosamente le loro competenze. Comprensibile la difesa delle proprie prerogative, ma qui sembra opportuno invitare le regioni a un atteggiamento laico e istituzionalmente corretto: contestate solo le norme irrazionali, lasciamo le guerre di religione a momenti meno difficili.
D'altra parte, mentre l'intervento riformatore sulla Dia di due mesi fa allineava tutte le regioni sulla punta più avanzata, la Scia costituisce uno strappo di non poco conto rispetto al quadro legislativo regionale.
Più delicato il secondo profilo di perplessità che investe direttamente la vita delle imprese - specie quelle del settore dell'edilizia - e il modo stesso in cui si è fatta finora semplificazione normativa.
La Scia è una nuova forma di autocertificazione che rimescola le caratteristiche dello strumento rispetto alla precedente versione della denuncia di inizio attività, largamente accettata e fatta propria dalle leggi regionali. Formalmente con la Scia è possibile iniziare subito i lavori, quindi l'aspetto di autocertificazione diventa molto forte. In realtà, entro sessanta giorni l'amministrazione può comunque intervenire. Un termine che va oltre i trenta giorni dati come termine ultimo per l'intervento dell'amministrazione nella Dia.
Non è l'aspetto del confronto meramente temporale, però, quello più problematico per l'impresa. Questo genere di strumenti autorizzativi vanno benissimo per gli interventi edilizi medi: si tratta di quelle ristrutturazioni comprese fra l'attività libera dell'edilizia più minuta (fino alle manutenzioni straordinarie) e gli interventi più consistenti di riqualificazione o di nuova costruzione. Benissimo quindi liberalizzare gli interventi micro e semplificare al massimo grado gli interventi medi. Per questi ultimi e per gli interventi di dimensione maggiore c'è però un problema di certezza amministrativa che non può essere risolto dall'autocertificazione. Quando l'impresa va in banca per chiedere un finanziamento al proprio progetto ha bisogno di un documento che dimostri il suo diritto a costruire.
Abbiamo bisogno che l'amministrazione pubblica decida più rapidamente sugli atti autorizzativi che le competono, come il permesso di costruire o la concessione edilizia: questo chiedono le imprese. Oltre all'estensione dell'area degli interventi totalmente liberi e dell'area dell'autocertificazione, la prossima sfida legislativa e amministrativa è quella di accelerare e garantire i percorsi decisionali della pubblica amministrazione nell'area dei provvedimenti autorizzativi ordinari. Un tema già affrontato con la conferenza di servizi, soprattutto nel campo delle opere pubbliche, che ora deve estendersi anche all'area privata. Tornando, se possibile, al modello liberale di un settore pubblico piccolo ma non debole: capace di decidere rapidamente e bene, nel rispetto dell'interesse urbanistico generale, mettendo al tenpo stesso le imprese in condizione di lavorare con tempi e modi certi.
2 agosto 2010 - Il Sole 24 Ore - Luca De Stefani
Il 10% rivoluziona le fatture
Novità interpretative sul fronte delle agevolazioni fiscali in edilizia.
Per fruire delle detrazioni sulle ristrutturazioni edili o sul risparmio energetico, per le quali è obbligatorio effettuare il pagamento tramite bonifico bancario o postale, i committenti non devono più pagare le fatture dei professionisti o delle imprese al netto dell'eventuale ritenuta d'acconto del 20 o del 4%, in quanto la normativa speciale relativa alla nuova ritenuta del 10%, operata dalla banca, prevale su quella generale. A seguito di questa interpretazione, fornita dall'agenzia delle Entrate con la circolare 28 luglio 2010, n. 40/E, quindi, devono essere analizzati attentamente i casi in cui è applicabile la nuova trattenuta introdotta dall'articolo 25, decreto legge 78/2010 (convertito con la legge 122 del 30 luglio 2010) e quelli dove, in situazioni normali, si dovrebbe operare un altro tipo di ritenuta.
Per consentire al committente o all'impresa di emettere una fattura o un avviso di fattura senza la ritenuta d'acconto (del 20 o del 4 per cento), i committenti devono comunicare a chi esegue i lavori che hanno intenzione di fruire dell'agevolazione fiscale del 36 o del 55 per cento. Spesso, questa comunicazione viene già effettuata, in quanto viene chiesto alle imprese di indicare in fattura il costo della manodopera impiegata, ma ciò non accade sempre, in quanto, ad esempio, per le prestazioni professionali questo adempimento non è previsto. Una volta ricevuta la comunicazione da parte del committente relativa alla sua volontà di usufruire degli incentivi fiscali, il professionista o l'impresa non devono indicare in fattura alcuna ritenuta. Non sono obbligati ad indicare neanche quella nuova del 10%, che verrà trattenuta direttamente dalla banca di accredito del bonifico bancario.
Ristrutturazioni edilizie
Relativamente alla detrazione Irpef sul 36% sono agevolate anche le spese professionali, come ad esempio quelle di progettazione, per le perizie e i sopralluoghi (circolare 24 febbraio 1998, n. 57/E), per la messa a norma degli edifici, per la redazione della documentazione obbligatoria atta a comprovare la sicurezza statica del patrimonio edilizio (articolo 1, legge 449/97 e circolare 57/E/98).
Fino al 30 giugno scorso, i pagamenti effettuati da ditte individuali o da società di persone per prestazioni professionali agevolate al 36%, dovevano essere effettuati al netto della ritenuta d'acconto del 20%, la cui trattenuta era esposta in fattura.
Dal 1° luglio 2010, l'istituto bancario o postale del professionista deve trattenere sui bonifici accreditati la nuova ritenuta del 10%, che deve poi versare all'Erario.
Il committente che ordina il bonifico, invece, non deve più considerare la ritenuta del 20%, anche se questa è stata esposta nella fattura dal professionista, a prescindere dalla data di emissione della fattura (prima o dopo il 1° luglio). In questi casi, comunque, è consigliabile sostituire la fattura, togliendo l'indicazione della ritenuta. Va ricordato che se il committente è un privato, neanche prima del primo luglio 2010 era prevista l'applicazione della ritenuta d'acconto del 20% per le prestazioni professionali.
Risparmio energetico
Per gli incentivi sul risparmio energetico degli edifici, sono detraibili al 55% tutte le spese per le prestazioni professionali necessarie alla realizzazione degli interventi agevolati, come ad esempio quelle relative alla redazione dell'attestato di certificazione energetica o di qualificazione energetica (articolo 3, comma 1, lettere d, decreto 19 febbraio 2007).
Nell'ambito dell'agevolazione del 55%, l'obbligo di trattenere la ritenuta del 10% da parte della banca e quello di pagare il professionista per un importo pari al totale fattura, al netto della ritenuta d'acconto del 20%, sussisterebbe quando la fattura del lavoratore autonomo viene emessa nei confronti di un altro professionista, di un'associazione professionale o di un ente non commerciale. Anche in questi casi, quindi, come per il 36%, dal primo luglio i pagamenti devono essere effettuati al lordo della ritenuta professionale del 20% e la banca deve trattenere e versare all'Erario il 10% dell'importo accreditato nel conto corrente del professionista.
Anche se la circolare n. 40/E/2010 non tratta il tema dei pagamenti effettuati dalle imprese per le spese agevolate al 55%, si ritiene che la nuova ritenuta d'acconto del 10% non vada applicata in questi casi, in quanto questi soggetti possono beneficiare dell'agevolazione sul risparmio energetico anche se pagano le relative spese tramite assegno o, al di sotto di 5.000 euro, in contanti. Anche in caso di bonifico, in questa ipotesi non vi è l'obbligo di effettuarlo con la procedura specifica prevista per questo tipo di detrazioni.
Condomini
Dal 1° luglio, infine, anche i pagamenti per prestazioni relative a contratti d'appalto di opere o servizi, effettuate da imprese nei confronti dei condomini, non sono più soggetti all'ordinaria ritenuta del 4% (articolo 25-ter, dpr 29 settembre 1973, n. 600), ma a quella del 10% operata dalla banca, a patto che i condomini intendano usufruire, su queste prestazioni, dell'agevolazione del 36% o del 55%.




