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24 aprile 2010 - I Vostri Soldi
Regione Campania: urbanistica, rischio deregulation
Per mettere in sicurezza il territorio il Governo italiano sta facendo tutto tranne che avviare, anche per uscire dalla crisi, un grande progetto finalizzato al riassetto ed alla riqualificazione. E’ questa, in sintesi, la posizione di Franco Chiriaco, Segretario Generale del Sunia, dopo aver appreso con preoccupazione l’avvio, nella Regione Campania, dietro sollecitazione del nuovo Governatore, di una vera e propria sanatoria dell’abusivismo che segue, tra l’altro, l’ampliamento delle villette con il “Piano Casa”.
Secondo il leader del Sindacato degli Inquilini gli atti del Governo dimostrano come manchi assolutamente una strategia di messa in sicurezza del territorio italiano nonostante i drammi cui abbiamo assistito in questi ultimi mesi ed in passato.
Per questo secondo il Sunia di questo passo si va sia contro il rispetto della legalità, sia in direzione di una deregulation completa a livello urbanistico. Con la conseguenza che, sottolinea il Presidente Chiriaco, i richiami alla necessità di un uso corretto del nostro territorio rappresentano oramai puntualmente solo un “vuoto appello di “circostanza”” nonostante i danni che, specie al Sud, hanno causato proprio gli utilizzi scriteriati.
23 aprile 2010 - APCOM
Abusivismo/ Punti del Piano Casa della Regione Campania - scheda
Cambi uso e ampliamenti, esclusi abusi in aree vincolate
Dallo scorso dicembre, la Regione Campania ha previsto una serie di interventi in deroga agli strumenti urbanistici vigenti per rilanciare l'edilizia. Un Piano casa approvato dall'ex Consiglio all'epoca della gestione dell'ex governatore Antonio Bassolino dal quale restano esclusi gli immobili non accatastati, quelli abusivi o realizzati in difformità del titolo abitativo, collocati all'interno delle aree a rischio idrogeologico e pericolosità geomorfologia elevata o molto elevata, quelli collocati nella zona rossa a rischio Vesuvio.
Il provvedimento consente, tra l'altro, gli aumenti di cubatura entro il 20% sugli edifici esistenti a destinazione residenziale e sulle piccole palazzine fino a mille metri cubi composti al massimo da due piani fuori terra. E', inoltre, ammesso l'aumento fino al 35% della volumetria esistente degli edifici residenziali per gli interventi di demolizione e ricostruzione all'interno della stessa unità immobiliare catastale e delle pertinenze esterne asservite al fabbricato.
Obbligatorie le tecniche costruttive che garantiscano prestazioni energetico-ambientali e in conformità alle norme tecniche per le costruzioni che regolano l'attività edilizia in zona sismica. In programma la riqualificazione delle aree urbane degradate per risolvere il problema del disagio abitativo. I Comuni, infatti, possono individuare le zone da destinare alla sostituzione edilizia con aumento volumetrico fino al 50%, zone che la Regione ha l'obbligo di inserire nella programmazione per l'edilizia economica e popolare.
Nei lotti superiori ai 15mila metri quadri con la sostituzione edilizia degli immobili esistenti è consentito il cambio di destinazione d'uso, con l'obbligo di riservare all'edilizia sociale una quota non inferiore al 30%. Il cambio di destinazione d'uso è possibile anche nelle aree produttive dismesse da almeno tre anni.
Le amministrazioni comunali possono individuare aree per le quali la trasformazione urbanistica ed edilizia è subordinata alla cessione da parte dei proprietari di aree o immobili da destinare a edilizia residenziale sociale, in aggiunta alla dotazione minima di spazi pubblici come verde e parcheggi. Alcuni ambiti possono anche essere destinati esclusivamente all' edilizia residenziale sociale per giovani coppie e a nuclei a basso reddito.
Ammessi gli interventi sugli immobili condonati che risultano come prima casa, a condizione che sia stata rilasciata la concessione in sanatoria o l'istanza di regolarizzazione sia stata presentata entro i termini previsti dalla normativa statale. Possono, inoltre, essere recuperati i sottotetti. Vietato, invece, realizzare interventi di ampliamento, demolizione e ricostruzione anche sugli edifici di valore storico, culturale e architettonico e nelle aree dichiarate di inedificabilità assoluta. Condizione per la realizzazione degli interventi è l'accertamento della sicurezza dell'edificio, da riportare nel fascicolo di fabbricato. Nelle aree ad alto rischio sismico è, infatti, obbligatoria l'autorizzazione del Genio civile.
17 aprile 2010 - Il Denaro
Da Anci e Ance una ricetta per le città
Dalle scuole alla riqualificazione degli edifici e di interi quartieri, dalle infrastrutture alle verifiche sulla stabilità dei fabbricati: un elenco di tutte le opere immediatamente cantierabili nei Comuni, che basterebbe sbloccare per ottenere da subito un'azione immediata contro la crisi economica. E' il primo obiettivo concordato fra Anci ed Ance, nel corso dell'incontro svolto nella sede dell'associazione nazionale dei Comuni italiani a Roma.
Riunione preparatoria di un incontro tra i presidenti delle due associazioni, Sergio Chiamparino e Paolo Buzzetti che si tiene giovedì prossimo all'indomani dell'allarme sulla mancata funzione anticongiunturale del Piano casa e mercato immobiliare.
Gli interventi necessari nelle città sono numerosissimi, ma i vincoli del Patto di stabilità e le leggi che complicano le procedure, li rendono impossibili.
I Comuni sono in grado di progettare ed eseguire queste opere nell'arco di 6 mesi. Buzzetti sottolinea che "i ritardi nei pagamenti, dovuti all'impossibilità di sbloccare fondi imposta dal Patto di stabilità, rendono la situazione sempre più drammatica tanto che per questo motivo ci sono imprese che rischiano di chiudere.
16 aprile 2010 - Edilportale - Paola Mammarella
Piano Casa, a Napoli flop di domande
Legge regionale troppo complessa, modifiche necessarie a evitare la paralisi del settore edile
A un mese dalla messa in moto del Piano Casa della Campania solo dieci istanze sono state presentate allo Sportello Unico dell’Edilizia nel Comune di Napoli. Nella Regione dal primo marzo è infatti possibile fare domanda di ampliamento o demolizione e ricostruzione.
Secondo il nuovo governo regionale lo scarso numero di risposte potrebbe derivare dalla complessità della norma approvata lo scorso dicembre, da modificare per evitare la paralisi del settore.
I costruttori lamentano infatti una flessione del fatturato del 20%, situazione aggravata dal fatto che la Pubblica Amministrazione è in ritardo con i pagamenti alle aziende a causa del patto di stabilità.
Non è ancora stato risolto il nodo degli oneri di urbanizzazione e degli standard urbanistici in relazione alla variazione del rapporto con i volumi degli edifici. La riduzione di questi costi per incentivare la realizzazione degli interventi da parte dei privati potrebbe abbattersi infatti sui comuni, possibilità che gli Enti locali, con bilanci in crisi per la maggior parte dei casi, non hanno accolto con favore.
Un altro elemento di disaccordo fin dalle fasi di approvazione della legge regionale è costituito dalla riqualificazione delle aree industriali dismesse. Riqualificare e cambiare la destinazione d’uso delle fabbriche inutilizzate da almeno un anno senza un piano di reindustrializzazione potrebbe per alcuni comportare il rischio di annullamento delle poche realtà produttive in un territorio gravato fortemente dalla disoccupazione.
Le misure di cui i cittadini possono avvalersi per riqualificare le proprie abitazioni consistono nell’ampliamento volumetrico fino al 20% e nella demolizione e successiva ricostruzione con bonus del 35%.
Sono ammessi anche il recupero dei sottotetti a fini abitativi e i lavori sugli immobili condonati risultanti come prima casa dell’interessato, a patto che sia stata rilasciata la concessione in sanatoria o l’istanza di regolarizzazione sia stata presentata entro i termini previsti dalla normativa statale.
Aperture che dovrebbero incentivare i privati a mettersi all’opera per guadagnare qualche metro quadro aggiuntivo.
12 aprile 2010 - Corriere del Mezzogiorno
Caldoro: una task force per il risanamento dei conti regionali e lo sviluppo industriale
È il piano del governatore per impedire il blocco degli investimenti: turismo e piano casa in agenda
NAPOLI - «Partiremo dalla manovra di risanamento, per evitare il blocco degli investimenti e dare una spinta allo sviluppo. Ho poi già in mente la creazione di una struttura che dovrà garantire la rigorosa attuazione delle opere e dei programmi, con un sistema di controllo dei tempi e di sanzioni per chi non rispetta le scadenze». È questo il piano del neopresidente Stefano Caldoro. Ai primi posti dell’agenda anche «il piano casa e un grande progetto per la formazione, la ricerca e l’innovazione». Un programma destinato ad incidere direttamente sulla realtà produttiva. «Penso, ad esempio, alla Fiat di Pomigliano, destinato - ha detto - a diventare lo stabilimento più importante della Campania. Infine, c’è il piano strategico per il turismo e i beni culturali». «Proprio per questo - ha sottolineato - ho l’idea di andare avanti su un doppio binario. Da una parte i grandi progetti infrastrutturali. Dall’altra, strumenti fiscali e incentivi automatici per attrarre investimenti in Campania e premiare le imprese che creano nuovi posti di lavoro. Un’operazione che ci consentirebbe di spendere subito i fondi a disposizione recuperando, almeno in parte, il ritardo accumulato fino ad ora per quanto riguarda la cassa».
2 aprile 2010 - Il Denaro - Cristian Eliano
Priorità al project financing
Coraggio (Ance): Al presidente Caldoro chiederemo anche un piano cave
Una Regione che coinvolga maggiormente i costruttori nell'ideazione dei progetti che riguardano la categoria. E' questa, in sintesi, l'aspettativa sull'operato della nuova Giunta di Nunziante Coraggio, presidente dell'Ance Campania. Fissate le priorità per il nuovo consiglio regionale che secondo i costruttori dovrà regolamentare il project financing per garantire sviluppo alle imprese edilizie. Nunzio Coraggio chiede anche un incontro con il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, per chiedere la definizione di un piano cave.
Come valuta le proposte nel campo dell'edilizia del nuovo Governatore della Campania Stefano Caldoro?
Quando si è trattato di parlare ai costruttori il nuovo presidente della Regione si è sempre mostrato disponibile ad accogliere le nostre istanze, per cui valuto molto positivamente le proposte fatte in campagna elettorale.
Caldoro si è detto disponibile a varare dei correttivi al piano casa. Cosa ne pensa?
Bisogna fare chiarezza: se per correttivi s'intende un restringimento delle maglie, allora noi siamo fortemente contrari. Il piano casa ci va benissimo nei termini in cui è stato già approvato. Se, invece, ci si riferisce alla messa a punto del regolamento, allora il nuovo Governatore riceverà massima collaborazione dai costruttori campani.
Tra i vari disegni di legge arenatisi in questi anni nel Consiglio Regionale c'è quello sul project financing. Ritiene sia una priorità per la prossima Giunta?
Assolutamente sì, perché la nostra regione non può non regolamentare la finanza di progetto. Ne va dello sviluppo della regione e della collettività. Entrando nel dettaglio, noi costruttori spingiamo affinché i progetti e la realizzazione abbiano una gara pubblica unica.
Questo è diventato ormai l'orientamento su base nazionale, anche perché la seconda gara, quella con diritto di prelazione, ha spesso portato più disagi che vantaggi, gravando ulteriormente sui bilanci pubblici.
Oltre al project financing, ci sono altre proposte che l'Ance sottoporrà all'attenzione di Caldoro?
Saremmo felicissimi di incontrare il Governatore per parlare anche di un piano cave. Al momento si va avanti di proroga in proroga, creando incertezze e costringendo sempre più spesso a reperire i materiali per le opere in regioni come il Lazio e la Basilicata, cosa che influisce anceh sui costi.
Si attende sviluppi per quel che riguarda il partenariato pubblico-privato con la Regione?
Siamo disponibili ad un confronto serio sia con le istituzione che con le Global Service, ma un eventuale progetto non può esimersi dall'interfacciarsi con noi. In passato ci siamo trovati spesso di fronte a progetti che, seppur lodevoli nelle intenzioni, non hanno avuto successo. Questi fallimenti si spiegano con la mancata collaborazione nella fase progettuale tra istituzioni e associazioni di categoria. Ben venga una partnership col settore pubblico, ma guai a ripetere sempre gli stessi errori.
In generale, cosa si aspetta l'Ance Campania dal nuovo Consiglio Regionale?
Ci aspettiamo che venga pensato un piano d'indirizzo generale dei fondi e dei finanziamenti. Basta con interventi a pioggia che non portano sviluppo. E, soprattutto, interventi mirati a favore delle imprese che già sono sul mercato, prima ancora di finanziare le nuove imprese. Sostenere chi già opera sul territorio è fondamentale per consentire al sistema economico di progredire e di affrontare i problemi che il mercato comporta nello svolgimento di un'attività
2 aprile 2010 - Edilportale - Paola Mammarella
Piano Casa, i nuovi Governatori annunciano novità
In arrivo semplificazioni e liberalizzazioni per le manutenzioni straordinarie
In arrivo novità per i Piani Casa delle Regioni che hanno cambiato colore politico nella scorsa consultazione elettorale. Promessi meno vincoli burocratici e sostegno all’occupazione del settore edile nel rispetto della sostenibilità ambientale.
Nel Lazio il neo Presidente Renata Polverini ha annunciato una nuova legge urbanistica per rispondere sia all’emergenza abitativa, causata dalla carenza di alloggi, sia alle richieste dei costruttori, che mirano ad un aumento del premio volumetrico dal 35% al 50% per le demolizioni con successiva ricostruzione.
Attualmente la legge regionale prevede solo per edifici mono e bifamiliari la possibilità di accedere agli interventi, vietando sopraelevazioni, imponendo restrizioni nelle aree agricole e stringenti requisiti antisismici.
Il nuovo corso dell’edilizia passa invece attraverso la costruzione di abitazioni da parte delle Ater, nuove modalità per l’accesso alle graduatorie, contributi della Regione al mercato delle locazioni private e forme diversificate di incentivi per gli inquilini, con il sostegno ai Comuni nella lotta all'abusivismo edilizio.
Promesse di liberalizzazioni anche in Piemonte, dove adesso il Piano Casa prevede la riduzione del 40% del fabbisogno energetico per accedere ad ampliamenti, demolizioni e ricostruzioni. Un sistema giudicato troppo rigido, che potrebbe essere modificato nell’ottica di una maggiore semplificazione.
Attesa una revisione anche in Campania, che ammette gli ampliamenti sugli edifici fino a mille metri cubi con l’obbligo di adeguamento antisismico. Il nuovo governatore ha annunciato un recupero più amplio delle aree industriali dismesse, oltre alla semplificazione degli interventi interni, che potrebbero non richiedere la Dia. Grande attenzione sarà riservata anche all’edilizia sociale, con ristrutturazioni per l’adeguamento alle norme antisismiche di case e uffici, riqualificazione dei centri storici e delle aree a forte vocazione turistica.
Sulla stessa lunghezza d’onda la Calabria, Regione commissariata per non aver varato la norma entro i tempi stabiliti. La legge attuale è stata inoltre impugnata davanti alla Corte Costituzionale, perché rimanda la sua attuazione ad un regolamento ancora da approvare. Per il futuro si prevedono opere interne senza Dia, così come la liberalizzazione dei piccoli interventi e delle manutenzioni straordinarie senza variazioni volumetriche.
A discapito delle accuse mosse contro le restrizioni normative, ricordiamo che la prima ad aver varato il Piano Casa è stata la Toscana, Regione governata da una Amministrazione di centrosinistra. Al Sud il primato per la velocità di risposta alle proposte di rilancio del Governo spetta alla Puglia, che ha di recente riconfermato una presidenza di sinistra.
