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24 aprile 2010 - Il Giorno
Qualcosa si muove (poco) nei piccoli centri
SI CONTANO sulle dita di una mano nel Basso Lodigiano le persone che hanno finora approfittato delle opportunità del Piano Casa varato dal Governo Berlusconi.
Tante le ragioni dietro questa situazione, ma principalmente perchè, dicono le voci di corridoio, nessuno ha i soldi. Da una rapida indagine nei principali centri abitati della zona emerge che le “zero domande arrivate” sono praticamente la norma. In Municipio a Guardamiglio è stata presentata una sola domanda: un privato che voleva ampliare la casa. I funzionari dell’ufficio tecnico riferiscono che la pratica è giunta da poco sul loro tavolo e che a breve daranno il via libera. L’Amministrazione comunale locale, nell’adottare a livello locale la legge regionale 13 del 2009, non ha previsto limitazioni per alcune zone del paese e non ha previsto sconti sugli oneri di urbanizzazione. A San Fiorano invece sono state zero le domande finora giunte.
Ampliamenti, demolizioni e ricostruzioni erano permesse dappertutto ad esclusione del centro storico e senza nessuna deroga al piano regolatore vigente. Altro precetto da rispettare la distanza dagli altri immobili: l’ampliamento della casa non può avvicinarsi oltre i cinque metri rispetto al confine con la proprietà dei vicini, e da abitazione ad abitazione o tra capannone e capannone devono esserci 10 metri.
Una domanda anche a Fombio, dove un privato ha approfittato della legge per realizzare una piccola veranda, da neanche 15 metri quadrati. Il via libera è già arrivato. Nessuna richiesta neppure a Maleo. Qui l’Amministrazione comunale aveva escluso dalla possibilità di approfittare del Piano Case i residenti dei palazzi alti già 7 metri e 50 centimetri. Stessa situazione a Castiglione d’Adda. «Nessuna domanda arrivata finora» riferiscono dal Municipio. L’Amministrazione locale aveva concesso l’opportunità di ampliare tutti gli edifici esclusi quelli di rilevanza storica e quelli situati nella zona agriocola adiacente al Parco Adda Sud. Zero domande anche a Santo Stefano Lodigiano, dove non si ampliare se si è proprietari diun immobile del nucleo storico ed erano stati previste riduzioni degli oneri di urbanizzazione dell’ordine del 15 per cento. Nessuna richiesta né a Caselle Landi (si può ampliare su tutto il territorio comunale) né a San Rocco al Porto (ok basta che ci sia un adeguato spazio parcheggio). Una invece l’istanza arrivata in Comune a Secugnago, dove un privato sta recuperando un rustico.
17 aprile 2010 - Brescia Oggi
«Il piano casa non va? Tutta colpa della crisi»
Cesare Rossetti, 59 anni, cartolibraio, legge Bresciaoggi al bar «Il Sistino» di via Repubblica Argentina 64 e commenta le notizie del giorno.
Sono sedici gli aspiranti city angels in questi giorni stanno seguendo un corso di autodifesa e di soccorso alle persone in difficoltà. Il primo nucleo sarà operativo in città già da maggio. Che ne pensa?
«Se è un'organizzazione che non ha nulla a che fare con le discusse ronde, ben vengano i city angels. Potranno essere utili in determinati orari e luoghi della città. Non so se avranno dei compensi, e se anche fosse non ci troverei nulla di male.
Confido nella volontà di queste persone di aiutare la gente e spero che non si vogliano sostituire alla polizia».
A Brescia il piano casa non decolla. Da metà ottobre gli interventi di ampliamento delle abitazioni private sono soltanto sedici. In tutta la Lomabardia appena 52. Come se lo spiega? «Molto dipende dalla crisi e dal fatto che mancano soldi. Forse la gente vorrebbe anche sfruttare quest'occasione ma si sa che le banche non fanno prestiti. Poi bisogna riflettere sulla fattibilità degli ampliamenti. Forse le normative locali sono un freno, ma le garanzie di sicurezza e decoro devono essere rispettate».
Scongiurato l'inquinamento dell'acqua. A San Felice l'intossicazione di alcuni turisti è stata causata da alimenti probabilmente difettati o scaduti… «Spero che non ci siano ripercussioni negative per il turismo. Ma non è accettabile che dei ristoratori esperti, dei professionisti manchino proprio sulla qualità del cibo».
16 aprile 2010 - Varese News - Michele Mancino
Il piano casa è stato un flop, agenti immobiliari in guerra
Le associazioni di categoria denunciano lo stato di crisi profonda del settore. «In provincia di Varese il mercato è calato del 50 per cento»
La crisi economica non ha risparmiato proprio nessuno, nemmeno chi commercia il bene preferito dagli italiani: la casa. Nell’ultimo anno se ne sono vendute 200 mila in meno, passando dalle 850 mila del 2008 alle 650 mila del 2009. E la provincia di Varese non ha fatto eccezione, le vendite sono calate del 48 per cento. «Faccio l’agente immobiliare dal 1978 – dice Isabella Tafuro, presidente provinciale della Fiaip, Federazione italiana agenti immobiliari professionali – e i tempi che stiamo vivendo non sono dei migliori. Ci si aspettava una riforma fiscale da parte del governo, rimangono le speranze. Siamo a una svolta sia della professione che dell’approccio verso i consumatori».
Gli agenti immobiliari si aspettavano l’introduzione di una cedolare secca del 20%, per tassare gli affitti separatamente rispetto al reddito principale del proprietario e perciò sottoposti a un prelievo fisso. «I provvedimenti del governo non sono stati soddisfacenti – spiega Santino Taverna, presidente regionale della Fimaa, Federazione italiana mediatori agenti d'affari – il piano casa ha avuto gli effetti di un’aspirina per un malato terminale, un po’ poco per un comparto che determina il 20 per cento del Pil. A questo aggiungiamo il blocco dei mutui a causa della cassa integrazione». Le banche non vedono di buon occhio gli ammortizzatori sociali e chi ne usufruisce non è un cliente affidabile, ergo non cacciano nemmeno un euro. Non si compra, dunque, ma si continua ad affittare. «Il mercato delle locazioni – aggiunge Bernardo Bianchessi, presidente provinciale della Anama, Associazione nazionale agenti e mediatori d'affari – è in grande movimento e l’agente immobiliare oggi vive di quello».
La preoccupazione degli agenti immobiliari non si ferma al presente, perché all’orizzonte c’è un altro fattore destabilizzante per il mercato immobiliare, ovvero la certificazione energetica. Si tratta di alcuni criteri di costruzione riguardanti il risparmio energetico da cui dipenderà la classificazione e quindi il valore degli immobili. Ad esempio, se una casa è già predisposta per l’impianto fotovoltaico o geotermico sarà di una classe superiore rispetto a un casa il cui impianto di riscaldamento è alimentato a gasolio. A mettere il bollino (certificazione) ci sarà un certificatore iscritto in un apposito albo predisposto dalla Regione Lombardia. «Tra il 2000 e il 2007 – sottolinea Taverna – c’è stato un aumento delle vendite immobiliari. Si è abusato del territorio, i piani regolatori permettevano di costruire di tutto e di più perché i comuni incassavano gli oneri di urbanizzazione». Molti di questi immobili sono stati costruiti senza tener conto dei criteri energetici e quindi, anche se nuovi, destinati ad avere meno valore sul mercato.
La rimpatriata delle tre sigle degli agenti immobiliari era motivata da un convegno sul decreto Bolkestein (che ha recepito la direttiva Ue sulla liberalizzazione dei servizi), organizzato dall’Uniascom della provincia di Varese, che abolisce il vecchio ruolo dei mediatori immobiliari.
«I consumatori hanno bisogno di garanzie – ha detto Sergio Bellani di Uniascom –. Quindi un conto è la lotta alla burocrazia, un conto è l’abolizione delle norme che lo tutelano». A garantire i consumatori sulla qualità dei mediatori immobiliari, ci penserà la Camera di Commercio. «Per fare questa professione occorrono requisiti precisi – ha concluso Mauro Temperelli, segretario della Camera di Commercio –. Bisogna avere un diploma di scuola media superiore e fare un corso, molto duro, di 120 ore. Gli operatori saranno docg».
16 aprile 2010 - L'Eco di Bergamo
Bergamo - Non piace il «Piano Case» - Dopo sei mesi solo 7 domande
Sei mesi dopo la sua approvazione, il Piano casa di Regione Lombardia ha incassato un flop. Sono state infatti soltanto 52 in tutta la regione le richieste d'accesso al dispositivo legislativo del Pirellone. Di queste 52, solo 7 sono state presentate da bergamaschi. E' il bilancio dei primi sei mesi di vita della legge 13, tracciato nel seminario tecnico dal titolo “Miglioramento della qualità abitativa” svoltosi ieri a Roncadelle di Castel Mella, nel Bresciano. Un'iniziativa voluta da Big Mat, gruppo leader in Italia e in tutta Europa nella distribuzione di materiali edili.
Sulla legge regionale per il rilancio dell'edilizia il direttore del gruppo Big Mat, Matteo Camillini, ha detto: "Questa norma rappresenta un'opportunità. Dilatata nel tempo e non concentrata. In Lombardia, avendo la possibilità di presentare la dia (denuncia inizio attività edilizia) entro il 15 aprile 2011, gli effetti di questa legge inizieranno a manifestarsi nei prossimi due-tre anni".
Dalla provincia di Bergamo - in particolare da Branzi, Brembate Sopra, Grassobbio, Ponte San Pietro, Ranzanico e Villongo - sono sette i progetti presentati nell'ambito della legge 13 e poi accolti dal Pirellone.
Tra il pubblico presente al seminario c'erano numerosi tecnici ma anche impresari. Come il bergamasco Giovanni Bettinelli, titolare della ditta "Bettinelli Luciano srl" di Bergamo, specializzata nella rivendita di materiali edili: "La legge 13 nasce per facilitare lo sviluppo del mondo edilizio, in un momento di forte crisi economica. Questi sono ancora i primi approcci ed è presto per fare bilanci". Sulla legge 13 si è espresso anche l'assessore all'Edilizia Privata e alle Politiche della Casa del Comune di Bergamo, Tommaso D'Aloia. “E' presto per fare bilanci. - commenta l'assessore - Nelle ultime settimane sono state presentate una dozzina di richieste, in particolare di interventi di recupero da tutte le zone della città. Abbiamo fiducia in questa legge".
15 aprile 2010 - Il Giorno - Stefania Consenti
Milano - Il piano casa? Un fallimento - Soltanto tre le domande presentate
Per Assoedilizia servono più incentivi economici. L'assessore Davide Boni: "La nuova giunta potrà ipotizzare dei correttivi economici per invogliare le famiglie lombarde"
Il piano di rilancio edilizio approvato dalla Regione lo scorso ottobre per sostenere e «stimolare nuovi investimenti» nel settore urbanistico e rispondere alle esigenze delle famiglie lombarde? Al palo. Nel senso che la legge regionale 13 del 2009 non ha prodotto, finora, i risultati sperati. «È in forte stasi», si lamenta Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia. E in effetti, parlano i dati: 50 finora gli interventi segnalati in Lombardia tra cui pochissimi su Milano, addirittura «solo 3 richieste» stando ai dati forniti dal Comune.
«Per forza di cose è così - spiega Clerici - in città l’interesse è finora scarso per molti motivi. Il principale è che non ci sono molte villette e ci sono zone, come ad esempio il Villaggio dei giornalisti e via Elba, che sono state escluse dall’intervento. Altro fattore determinante è che questo provvedimento è capitato in un momento di crisi, e le famiglie ci pensano bene prima di fare qualsiasi tipo di investimento». La stessa Regione precisa che «al momento gli interventi percentualmente più significativi, nel campione dei 52 progetti registrati, riguardano gli ampliamenti degli edifici residenziali uni-bifamiliari o comunque di piccola dimensione (61%)» fuori Milano (per un totale di 40 metri cubi di volumetria).
Dall’assessorato all’Urbanistica del Pirellone si precisa che «nel corso delle ultime settimane sono pervenuti anche i primi progetti di intervento dei centri storici e sono già stati emessi primi pareri dalle Commissioni provinciali per il paesaggio, come stabilito dalla legge». Dire «che siamo in una fase di stallo» non vuol dire che «la legge è è inutile», puntualizza Achille Colombo Clerici, «ma che ha bisogno di un forte incentivo economico per decollare».
La proposta? «L’avevamo detto sin da subito al governo regionale - spiega ancora il presidente di Assoedilizia - che si dovevano prevedere degli incentivi concreti come ad esempio la possibilità di accedere a mutui a costo zero». Per gli esperti del settore costruzioni, difatti, si dovrebbe prevedere la possibilità di detrarre, così come si fa per le ristrutturazioni, i costi dell’accensione del mutuo. «Sarà uno degli obiettivi della prossima giunta regionale - dice l’assessore uscente al Territorio, il leghista Davide Boni - Con questa legge c’è l’occasione di smuovere il settore e di creare anche nuova occupazione ma è chiaro che ci sono delle difficoltà. Credo ipotizzabile un correttivo economico da concordare con il sistema creditizio lombardo per far decollare il piano di rilancio edilizio». Insomma, sarà materia della prossima giunta. Sono appena passati sei mesi dall’approvazione della legge e dunque «le famiglie hanno ancora tutto il tempo per pensarci ed eventualmente presentare domanda di ampliamento sino all’aprile 2011».
La legge regionale si articola su quattro linee: il recupero e riutilizzo di volumetrie abbandonate o sottoutilizzate, l’ampliamento fino al 20 per cento ( e comunque per non più di 300 metri cubi) di edifici mono e bifamiliari, la demolizione e ricostruzione di edifici residenziali e produttivi e la riqualificazione di quartieri di edilizia residenziale (sino all’ottobre 2011). «Le poche richieste dimostrano che non è così che si risolve il problema della casa in Lombardia», tuona il consigliere regionale del Pd Franco Mirabelli (rieletto). «Per rispondere al bisogno abitativo delle famiglie lombarde servono case di edilizia popolare ma finora Formigoni ha fatto solo promesse».
7 aprile 2010 - Lavori in Casa - arch. Attilio Schettino
Piano Casa
Progetto ancora in balia delle amministrazioni locali, prevista la possibilita' per i Comuni di limitare o addirittura escludere l'ambito di applicazione degli interventi.
Circa un anno fa si sentiva parlare di una legge, il piano casa, che avrebbe dovuto risollevare e muovere definitivamente gli investimenti per circa 59 miliardi di euro.
Oggi questo progetto e' ancora in balia delle amministrazioni locali, che, impelagandosi per i meandri delle pratiche burocratiche, hanno sbloccato ben poco rispetto alle intenzioni vere e proprie del piano stesso.
Molte leggi regionali, infatti, hanno previsto la possibilità per i Comuni di delimitare o addirittura escludere l'ambito di applicazione degli interventi in relazione a determinati settori o immobili dei rispettivi territori, sulla base di motivate esigenze di carattere urbanistico, paesaggistico-ambientale o architettonico.
Alcuni casi sono addirittura eclatanti, come in Emilia Romagna e più precisamente a Parma, dove per effettuare l’ampliamento nelle case a schiera è necessario l’assenso scritto dei vicini.
Non vi è quindi una linea italiana di interventi omogenea, ma la regolamentazione varia da regione a regione ed addirittura da comune a comune.
In breve cerchiamo di fare un quadro delle disposizioni regionali, ricordando che i comuni di appartenenza hanno potuto modificare alcune regolamentazioni relative ad immobili o territori.
Abruzzo: ampliamenti: più 20% della superficie utile; demolizioni e ricostruzioni: più 35%; raggiungimento classe energetica B. Scadenza presentazione domanda 27/12/2010.
Basilicata: ampliamenti: più 20% della superficie utile con aumento max 40mq; demolizioni e ricostruzioni: più 30%; raggiungimento classe energetica A-B. Scadenza presentazione domanda 24 mesi dall’entrata in vigore della legge.
Calabria: ampliamenti: più 20% della superficie utile; demolizioni e ricostruzioni: più 35%; raggiungimento classe energetica A-B.
Campania: ampliamenti: più 20% della superficie utile; demolizioni e ricostruzioni: più 35%; raggiungimento classe energetica A-B.
Emilia Romagna: ampliamenti: più 20% della superficie utile con aumento max 70mq; demolizioni e ricostruzioni: più 35%; raggiungimento classe energetica A-B. Scadenza presentazione domanda 31/12/2010.
Friuli Venezia Giulia: ampliamenti nel limite massimo del 35% del volume utile esistente; demolizioni e ricostruzioni: più 50% anche con trasferimento in altre aree dei diritti edificatori.
Lazio: ampliamenti: più 20% della superficie utile con aumento max 65mq; demolizioni e ricostruzioni: più 35%; raggiungimento classe energetica A-B. Scadenza presentazione domanda 27/12/2011.
Liguria: ampliamenti: più 20% della superficie utile; demolizioni e ricostruzioni: più 35%; raggiungimento classe energetica A-B. Scadenza presentazione domanda 24 mesi dall’entrata in vigore della legge.
Lombardia: ampliamenti: più 20% della superficie utile con aumento max 300mc; demolizioni e ricostruzioni: più 30%; raggiungimento classe energetica A-B. Scadenza presentazione domanda 30/04/2011.
Marche: ampliamenti: sono consentiti nella misura massima del 20%; demolizioni e ricostruzioni: sono previsti con incremento di volumetria fino al 35% se migliorano la sicurezza antisismica e la sostenibilità energetico-ambientale degli edifici stessi, nonchè prevedono l'utilizzo di fonti rinnovabili.
Molise: ampliamenti: più 20% della superficie utile; demolizioni e ricostruzioni: più 30%; raggiungimento classe energetica A-B. Scadenza presentazione domanda 14/02/2012.
Piemonte: aumenti: più 20% della superficie utile con aumento max 200mc; demolizioni e ricostruzioni: più 25%; raggiungimento classe energetica A-B. Scadenza presentazione domanda 31/12/2011.
Puglia: aumenti: più 20% della superficie utile con aumento max 200mc; demolizioni e ricostruzioni: più 35%; raggiungimento classe energetica A. Scadenza presentazione domanda 03/08/2011.
Sardegna: ampliamenti: più 20% per le case uni-bifamiliari e plurifamiliari; demolizioni e ricostruzioni: più 30% con miglioramento dell’efficienza energetica.
Sicilia: ampliamenti:più 20% della superficie utile; demolizioni e ricostruzioni: più 35%; raggiungimento classe energetica A-B. Scadenza presentazione domanda 24 mesi dall’entrata in vigore della legge.
Toscana: ampliamenti: più 20% della superficie utile con aumento max 70mq; demolizioni e ricostruzioni: più 35%; raggiungimento classe energetica A-B. Scadenza presentazione domanda 31/12/2010.
Trentino Alto Adige, provincia autonoma di Bolzano: ampliamenti: consentiti solo sul residenziale; demolizioni e ricostruzioni: l'ampliamento è possibile solo per le demolizioni parziali che non coinvolgano più del 50% della cubatura esistente.
Umbria: aumenti: più 20% della superficie utile con aumento max 70mq; demolizioni e ricostruzioni: più 25%; raggiungimento classe energetica A-B. Scadenza presentazione domanda 31/12/2010.
Val d’Aosta: più 20% della superficie utile con aumento max 70mq; demolizioni e ricostruzioni: più 40%; raggiungimento classe energetica A-B. Scadenza presentazione domanda 11/07/2011.
Veneto: più 20% della superficie utile; demolizioni e ricostruzioni: più 40%; raggiungimento classe energetica A-B. Scadenza presentazione domanda 11/07/2011.
