Piano Casa Governo Berlusconi
Guida al Piano Casa promosso dal Governo Berlusconi.
Notizie, informazioni, approfondimenti e commenti sul piano per l'edilizia che dovrebbe rilanciare il settore e, più in generale, l'economia, consentendo ai cittadini di aumentare la cubatura degli edifici, oltre a venire incontro alle classi più disagiate dando nuovi alloggi alle giovani coppie e alle categorie maggiormente in difficoltà.
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20 febbraio 2010 - Adnkronos
Corruzione: Casini, ddl non sia spot come Piano Casa
"Noi ci auguriamo che questa intesa su un provvedimento serio, anticorruzione, possa vedere la luce in parlamento. Oggi attendiamo i provvedimenti anticorruzione: che non sia l'ennesimo spot come quello sul piano casa". Cosi' Pierferdinando Casini oggi in Veneto per la campagna elettorale. Con il leader Udc il candidato alla Regione, Antonio De Poli e il candidato sindaco di Venezia, l'avvocato Giorgio Orsoni.
20 febbraio 2010 - Repubblica - Giuseppe D'Avanzo
Giustizia, il codice della volpe così il Cavaliere cambia le regole
IL disegno di legge contro la corruzione, annunciato da Silvio Berlusconi, non c'è perché non poteva esserci. Nel mondo meraviglioso di mister B., i fatti sono immaginari e la comunicazione sostituisce l'azione. Chi si ricorda del "piano casa"? Berlusconi: "Venerdì, faremo il provvedimento sul piano casa che avrà effetti straordinari sull'edilizia" (7 marzo 2009). Non se n'è avuta più traccia. E tuttavia, anche nel mondo fiabesco del Cavaliere, emerge con molta coerenza il principio di non contraddizione tutte le volte che sono in ballo gli affari, la storia e il destino del presidente del consiglio. Berlusconi che annuncia di voler inasprire le pene per i corrotti, di voler liberare il suo partito e quindi il Parlamento e il governo da "chi sbaglia o commette dei reati" è la volpe che pretende di essere custode del pollaio. E' una scena non disponibile in natura, a meno di voler credere che il bianco possa essere uguale e contrario al nero. A meno di non immaginare - ma chi è così ingenuo o stupido? - che il presidente del consiglio voglia allontanare dalle sue stanze gli uomini che lo hanno accompagnato nella sua avventura, pagando al successo dell'"uomo del fare" un alto conto giudiziario.
Qualche nome soltanto, estratto dal "cerchio stretto" che lo circonda. Marcello Dell'Utri, condannato in primo grado per mafia; Massimo Maria Berruti, condannato per favoreggiamento nella storia delle tangenti alla Guardia di Finanza; Aldo Brancher condannato per falso in bilancio; Romano Comincioli impicciato in bancarotte fraudolente e false fatture. Birbantelli, birbaccioni, direbbe il Capo, che per suo conto si è scritto un curriculum da gran briccone. Ora che "chi sbaglia" dovrebbe pagare, vale la pena ricordare rapidamente gli "sbagli" del Cavaliere, discussi in sedici processi, quattro sono ancora in corso: corruzione in atti giudiziari per l'affare Mills; istigazione alla corruzione di un paio di senatori; fondi neri per i diritti tv Mediaset; appropriazione indebita nell'affare Mediatrade.
Nei dodici processi già conclusi, in soltanto tre casi le sentenze sono state di assoluzione. In un'occasione con formula piena per l'affare "Sme-Ariosto/1" (la corruzione dei giudici di Roma). Due volte con la formula dubitativa e nel secondo caso - le tangenti alla Guardia di Finanza - il Cavaliere è stato condannato in primo grado per corruzione; dichiarato colpevole ma prescritto in appello grazie alle attenuanti generiche; assolto in Cassazione per "insufficienza probatoria".
Riformato e depenalizzato il falso in bilancio dal governo Berlusconi, l'imputato Berlusconi viene assolto in due processi (All Iberian/2 e Sme-Ariosto/2) perché "il fatto non è più previsto dalla legge come reato". Due amnistie estinguono il reato e cancellano la condanna inflittagli per falsa testimonianza (aveva truccato le date della sua iscrizione alla P2) e per falso in bilancio (i terreni di Macherio). Per cinque volte è salvo con le "attenuanti generiche" che si attribuiscono a chi è ritenuto responsabile del reato. Per di più le "attenuanti generiche" gli consentono di beneficiare, in tre casi, della prescrizione dimezzata che si era fabbricato come capo del governo: "All Iberian/1" (finanziamento illecito a Craxi); "caso Lentini"; "bilanci Fininvest 1988-'92"; "fondi neri nel consolidato Fininvest" (1.500 miliardi); Mondadori (l'avvocato di Berlusconi, Cesare Previti, "compra" il giudice Metta, entrambi sono condannati).
Si può dire che buona parte della storia politica del Cavaliere sia stata consumata nel manipolare la legge per tenersi lontano da condanne probabili. Senza le amnistie, le riforme del codice (falso in bilancio) e della procedura (prescrizione) preparate dal suo governo, Berlusconi sarebbe considerato oggi un "delinquente abituale" e non un "birbantello". Difficile immaginare che il Cavaliere voglia espellere se stesso dal partito che ha creato, dalla maggioranza parlamentare che ha nominato, dal governo che presiede.
Che il "giro di vite sulla corruzione" fosse soltanto un espediente per rassicurare un elettorato disilluso dal malcostume che affiora nello scandalo della Protezione civile, lo si era capito ieri. Non deve stupire - oggi - che la trovata da marketing politico non sia nemmeno riuscita a mostrarsi come il simulacro che sostituisce l'evento. Quando discute di sorvegliare e punire, il Cavaliere diventa terribilmente serio, gli cade l'umore, non ha voglia di barzellette. Vuole che il sorvegliare sia problematico e il punire improbabile. Lungo questa strada corre da anni e, sveltissimo, in questa legislatura. Un provvedimento di maggiore inibizione della corruzione avrebbe contraddetto, in modo radicale, tutte le sue politiche. Soprattutto due capisaldi: il processo breve e gli interventi sulle condizioni che consentono le intercettazioni telefoniche, unico modo per venire a capo dei crimini dei "colletti bianchi".
Il "processo breve", si sa, non è altro che una prescrizione rapida. Solitamente, a fronte dei reati più gravi, uno Stato responsabile si concede un tempo adeguato per accertare il reato e punire i responsabili (la prescrizione non è altro). Più grave è il reato, più laborioso il suo accertamento, maggiore è il tempo che lo Stato si riconosce prima di considerare estinto il delitto. Dovrebbe essere così per la corruzione se non fosse che Berlusconi, dettando le regole del "processo breve" (gli servono per venir fuori dalla condanna nel processo Mills), considera quel reato non grave, una pratica penalmente lieve, socialmente risibile, così inoffensiva da meritare una depenalizzazione o una permanente amnistia.
"Corrotto" e "corruttore" sono considerati attori sociali infinitamente meno pericolosi di "scippatore", "immigrato clandestino", "automobilista distratto". Interessa poco a Berlusconi, "uomo del fare", se i mercati dominati da distorsioni e "tasse immorali" (60 miliardi di euro ogni anno per la Corte dei Conti, un balzello occulto che equivale a una tassa di mille euro l'anno per ogni italiano, neonati inclusi) garantiscono benefici soltanto agli insiders della combriccola corruttiva. Come dimostra con vivacità lo scandalo della Protezione civile.
Il governo dovrebbe intervenire contro la corruzione per rafforzare competitività perché i mercati corrotti sono segnati sempre da una bassa crescita (troppe barriere all'entrata, troppi rischi di investimento). Dovrebbe essere consapevole che è dimostrata la relazione tra il grado di corruzione di un "sistema" e la sua crescita economica. Dovrebbe, in altri termini, considerare il contrasto alla corruzione una priorità per rimettere in sesto in Paese. Ce lo chiedono peraltro anche gli organismi internazionali.
Un rapporto del Consiglio d'Europa sulla corruzione in Italia, recentemente, ha rilevato che dalle nostre parti i casi di malversazione sono in aumento; le condanne sono diminuite; i processi non si concludono per le tattiche dilatorie che ritardano i dibattimenti e favoriscono la prescrizione; la normativa è disorganica; la pubblica amministrazione ha una discrezionalità che confina con l'arbitrarietà. Il gruppo di Stati contro la corruzione del Consiglio d'Europa ha inviato all'Italia 22 raccomandazioni di stampo amministrativo (introduzione di standard etici, per dire), procedurali (per evitare l'interruzione dei processi), normative (nuove figure di reato). Le sollecitazioni sono rimaste lettera morta e si può dubitare che il presidente del consiglio abbia voglia di leggerle.
Lo slogan "più severità contro la corruzione" è quel che è, soltanto un vivamaria elettorale, comunicazione politica per correre ai ripari dinanzi a pessimi sondaggi che segnalano il disincanto degli italiani in blu che hanno creduto in Berlusconi antipolitico e lo ritrovano identico a un leader politico della Prima Repubblica, "commissario ideologico" di un "sistema" che assicura affari e prebende ad amici, familiari, clientes. Alla fine, non fosse altro per salvare la faccia e affrontare la campagna delle Regionali, qualcosa verrà fuori, magari l'annuncio di regole per una maggiore trasparenza nella pubblica amministrazione, come chiede Renato Brunetta, per far sì che almeno lì "i fenomeni corruttivi si marginalizzino e diventino fisiologici". E' un'intenzione che difficilmente potrà farsi strada lungo gli accidentati percorsi parlamentari ostruiti dalle leggi ad personam (processo breve, legittimo impedimento, nuova legge immunitaria). Le parole di Berlusconi contro la corruzione resteranno quel che sono, la stravaganza di un imbonitore che vuole far credere che la volpe possa badare al pollaio.
20 febbraio 2010 - Edilportale - Rossella Calabrese
L’obbligo di rinnovabili nei nuovi edifici slitta a gennaio 2011
Prorogata di un anno la norma introdotta dalla Finanziaria 2008. Pochi i Comuni che l'hanno applicata
I Comuni avranno un altro anno di tempo per inserire nei propri regolamenti edilizi l’obbligo di dotare le unità abitative e gli edifici industriali di nuova costruzione di impianti di energia da fonti rinnovabili in grado di garantire una produzione di almeno 1 kW.
19 febbraio 2010 - Guida Finestra
Piano Casa. Forse decolla, forse no. All'appello mancano molti Comuni e due Regioni
Diciotto Regioni hanno recepito il provvedimento del Governo Berlusconi noto come Piano Casa destinato al rilancio dell’edilizia. Mancano all'appello ancora Sicilia e Calabria. Tuttavia oggi l'ostacolo principale all'applicazione di una legge rimane il suo mancato recepimento all’interno dei regolamenti edilizi comunali. Altro problema sono i tempi: il provvedimento offre un periodo di 18 mesi entro il quale devono iniziare i lavori. Tempi troppo stretti per una progettazione adeguata sia strutturale che energetica e per l'avvio delle opere. Manca anche l’informazione al cittadino da parte dello Stato, delle Regioni e dei Comuni che l’hanno recepito. E manca anche l’informazione sul fatto che certe opere edilizie previste dal Piano Casa possono godere delle detrazioni fiscali del 55% piuttosto che del 36%, agevolazioni che possono aiutare il decollo.
E’ quanto rileva in una videointervista l’arch. Massimiliano Fadin, responsabile comunicazione di Fresialluminio, a proposito di un provvedimento tanto discusso che potrebbe far emergere l'edilizia dall'attuale stato di prostrazione e con essa il settore del serramento. Ma starà anche al settore del serramento far meglio conoscere agli utenti finali le tante possibilità applicative del provvedimento. Infatti tra le opere rientranti nel piano casa, evidenzia Fadin, vi sono le verande, le serre e le chiusure vetrate che possono giocare un ruolo importante nella qualificazione energetica delle opere. Insomma, il decollo è anche nelle nostre mani, come mostra l'originale esempio di informazione al cittadino attuato in Provincia di Torino da un pool di partner tra cui anche la stessa Fresialluminio.
19 febbraio 2010 - Corriere del Veneto - Massimo Favaro
Costruzioni, mercato in picchiata anche nel 2010
Previsioni Ance: investimenti minimi. Il piano casa? Vale 124 milioni, una goccia nel mare
VENEZIA — Un tonfo che trascina con sé quasi vent'anni di sviluppo. La crisi ha letteralmente travolto il settore delle costruzioni in Veneto, mettendo in discussione un intero sistema produttivo.
Nell'infernale triennio tra il 2008 e il 2010 si perderanno secondo l'associazione dei costruttori edili della regione il 30 per cento degli investimenti in nuove abitazioni. Se i posti di lavoro cancellati nella filiera sono già quasi 50mila, le compravendite sono crollate invece di oltre un terzo, ai livelli dei primi anni novanta. Prima cioè del boom della piccola impresa e del massiccio arrivo di lavoratori stranieri. Il risultato è che molti cantieri sono stati congelati o non sono mai stati aperti. Ed anche le opere pubbliche hanno segnato il passo: nel solo 2009 il numero degli appalti è stato infatti quasi dimezzato. Il sostegno dei comuni e delle amministrazioni locali, costrette dai vincoli del patto di stabilità, è venuto a mancare proprio nel momento in cui le aziende ne avrebbero avuto maggiore necessità. La riduzione degli investimenti in opere pubbliche è un processo in atto da tempo: nel 2010 gli investimenti saranno inferiori di quasi un quarto rispetto a sei anni fa. Le imprese del comparto, che in Veneto occupano quasi un lavoratore su dieci e rappresentano l'11 per cento del pil regionale, annaspano perciò ancora nel buio. Anche per il 2010 il rapporto congiunturale elaborato dal centro studi dell'Ance regionale prevede una caduta degli investimenti del 9%, che segue il crollo del 10,6% registrato nel 2009 e la lieve flessione del 2008. Il dato negativo potrebbe essere limato, ma solo di qualche decimo, grazie all'atteso ma lento avvio del «Piano casa», affondato dai ritardi nella sua approvazione e dai vincoli posti dai comuni.
Nel 2010 il piano dovrebbe generare, secondo l'Ance Veneto, un giro d'affari di soli 124 milioni di euro. Una goccia del mare, rispetto ai 4,4 miliardi che si spera di attivare grazie alle richieste di ampliamento di abitazioni e attività produttive. Somme tra l’altro che non saranno però messe in circolo prima del 2012. Le domande presentate sarebbero state ad oggi poco più di tremila. Un salvagente comunque importante per l'assessore regionale all'urbanistica Renzo Marangon: «In un caso su cinque le dichiarazione di inizio attività presentate - ha spiegato - sono legate al piano casa». Nonostante le difficoltà nel piazzare i propri immobili, gli investitori cedono poco nelle trattative. Solo chi è vicino all'insolvenza decide di svendere. Per i 50mila contratti firmati nel corso del 2009 la flessione media dei prezzi è stata di conseguenza solamente del 3,8 per cento. Tra le aree urbane della regione, la maggior svalutazione si è registrata a Venezia e Mestre, dove il valore degli edifici è sceso di quasi il 6 per cento. Il crollo del mercato è stato accompagnato da un deciso taglio dei finanziamenti erogati dalle banche per gli investimenti immobiliari. I mutui, secondo l'Ance Veneto, sono diminuiti di oltre il 30% per l'edilizia residenziale e di circa il 18% per gli altri ambiti, quasi il doppio della media nazionale. Non è però solo colpa delle banche, preoccupate per il forte aumento dei rischi. Secondo il presidente di Ance Veneto Stefano Pellicciari vi è stata infatti anche una drastica diminuzione della domanda di credito. Nelle aziende di maggiori dimensioni gli effetti sull'occupazione sono stati ridimensionati dagli ammortizzatori sociali. In un anno si è perso infatti, secondo l'Ance Veneto, circa il 3,5 per cento dei posti di lavoro nelle costruzioni. A settembre 2009 gli occupati erano circa 164mila. Per la miriade di piccole aziende artigiane che in Veneto compongono il settore non vi è invece stato scampo. Dal quarto trimestre del 2009, cioè da quando la crisi ha iniziato a manifestarsi sull'economia reale, dall'intera filiera sarebbero usciti oltre 49mila lavoratori. Circa un terzo, cioè, dei posti di lavoro persi nell'intera regione.
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