Piano Casa Governo Berlusconi
Guida al Piano Casa promosso dal Governo Berlusconi.
Notizie, informazioni, approfondimenti e commenti sul piano per l'edilizia che dovrebbe rilanciare il settore e, più in generale, l'economia, consentendo ai cittadini di aumentare la cubatura degli edifici, oltre a venire incontro alle classi più disagiate dando nuovi alloggi alle giovani coppie e alle categorie maggiormente in difficoltà.
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26 febbraio 2010 - ASCA
Piano casa, serve una svolta immediata
''Abbiamo bisogno di un piano casa che dia risposte non ai cittadini che hanno gia' un alloggio e vogliono ampliarlo, come intende fare quello finora elaborato. Ma che affronti il problema di chi vive in citta', senza poter neanche accedere ad una casa popolare.
Per questo chiediamo al Governo misure immediate, a partire dalla revisione della legge 431/1998 sugli affitti e dall'introduzione di incentivi fiscali per sbloccare il mercato delle locazioni''. Lo ha affermato Roberto Tricarico, assessore alle politiche abitative del Comune di Torino e delegato Anci alle politiche abitative, presentando la piattaforma dei Comuni per una nuova politica degli affitti al termine della terza conferenza Anci sulla casa svoltasi oggi a Venezia.
''L'erosione del potere d'acquisto e' tale che ormai almeno la meta' dello stipendio se ne va per pagare l'affitto - ha osservato Tricarico rammentando che negli ultimi due anni il numero degli sfratti per morosita' e' aumentato - Eppure le case ci sono e sono tantissime: secondo alcuni dati ci sono almeno quattro milioni di case vuote o affittate in nero, per un giro d'affari che sfugge al fisco che sfiora i 9 miliardi di euro l'anno''.
Questo sommerso ''vorremmo farlo emergere, per questo nel nostro documento chiediamo una tassa fissa del 20 per cento sulla rendita derivante dalla locazione, e la totale deducibilita' dell'affitto da parte degli inquilini sulla denuncia dei redditi. Secondo Tricarico in questo modo '''si crea un conflitto di interessi tra inquilino e proprietario che porta tutti a registrare il contratto e a far venire alla luce tutte le situazioni di nero che peraltro - ha rimarcato - creano un danno non indifferente all'economia del Paese''.
Tra le altre misure sull'affitto che i Comuni chiedono al Governo, figurano le agevolazioni fiscali per gli immobili affittati a canone concordato, l'eliminazione del carico fiscale per le operazioni attuate dagli Enti locali relativamente al patrimonio di edilizia residenziale sovvenzionata, ed il trasferimento agli Enti locali del gettito derivante dall'imposta di registro sui contratti di affitto. Ma la piattaforma illustrata dal delegato Anci affronta anche il tema dell'edilizia pubblica che ''registra una forte frenata, basti pensare - ha rilevato Tricarico - che fino agli anni ottanta si costruivano 30 mila alloggi popolari l'anno, mentre negli ultimi 10 anni se ne sono costruiti 2000 l'anno in tutta Italia''.
Su questo versante i Comuni si dicono pronti a mettere in campo le proprie risorse, perche' si costruiscano dei quartieri '''capaci di mettere insieme le emergenze di ieri e quelle di oggi'', basati su '''strutture per l''accoglienza transitoria di persone in condizione di fragilita' sociale temporanea, alberghi o residenze sociali e residenze collettive, rivolte a fasce ampie di popolazione, non necessariamente marginali''.
Infine, altro aspetto affrontato dal documento Anci e' quello delle case di enti previdenziali, Poste italiane e di Rfi e di societa' collegate. Su questo i Comuni chiedono di procedere con il censimento del patrimonio sfitto, attribuendo tra l'altro all'amministrazione comunale il diritto di prelazione in ogni fase del processo in caso di vendita, a condizioni non superiori a quelle concesse agli inquilini.
23 febbraio 2010 - Il Giornale
Piano casa, serve una svolta immediata
Il Coordinamento unitario dei proprietari immobiliari (Arpe-Federproprietà, Asppi, Confappi, Uppi) ha sollecitato «una svolta nella politica della casa da troppo tempo assente nel nostro Paese, atteso che il mancato decollo a livello nazionale e territoriale del cosiddetto piano casa impone almeno cospicue agevolazioni per il rilancio del mercato delle locazioni a partire dal canone concordato».
Nel corso dell’ultima riunione a Roma le associazioni dei proprietari hanno esaminato «l’aggravarsi progressivo del rischio idrogeologico con le ripercussioni traumatiche e spesso irreversibili sul patrimonio edilizio e sulla ricchezza costituita dalla proprietà immobiliare, bene primario degli italiani: il dramma è stato in questi giorni ben evidenziato dalle tremende immagini televisive delle imponenti frane siciliane e calabresi. Quanto il dissesto idrogeologico sia dovuto all’opera dell’uomo (scadente progettazione urbanistica ed edilizia, eccessivo peso di clientele e di interessi particolaristici, scarsa vigilanza da parte delle autorità ai vari livelli, conflitti di competenza, ecc.) non può valutarsi, ma è certo che una più attenta considerazione del territorio avrebbe portato e porterebbe a risultati positivi».
Nel documento finale approvato, il Coordinamento ha avanzato una serie di proposte:
1) una decisa accelerazione dell’iter parlamentare del provvedimento del governo del territorio (servirà a evitare conflitti di competenza);
2) un’urgente modifica della legge 183/1989, in grave ritardo di applicazione, che consenta una spedita pianificazione dei bacini idrografici e la messa in sicurezza del territorio nonché l’adozione su vasta scala dei già previsti piani-stralcio;
3) lo stanziamento immediato di risorse non soltanto per i primi interventi di soccorso e di ripristino, ma con il quale si dia anche un segnale in ordine all’indispensabile avvio degli interventi strutturali;
4) un accurato studio della possibilità di ricorrere, per reperire almeno parte delle predette risorse, a prestiti obbligazionari;
5) la rapida istituzione di concrete garanzie, in via preventiva, anche da parte dello Stato contro i rischi derivanti dalle calamità naturali, terremoti compresi, per consentire un pronto ripristino degli edifici e alleviare il relativo ricorrente e gravoso onere per le finanze pubbliche e per il risparmio privato;
6) l’adozione di disposizioni per la concessione di mutui agevolati a favore dei proprietari danneggiati da eventi calamitosi».
21 febbraio 2010 - Il Sole 24 Ore
Fondo Social Housing / La casa italiana ha un piano
Nel 1980 l'Italia costruiva 20mila case popolari l'anno. Oggi ne costruisce 6.500. Non è un problema di domanda in calo, come si è pensato nel decennio a cavallo fra i due secoli, quando il tema della casa era scomparso dal dibattito pubblico. Al contrario, oggi la domanda di case in affitto a prezzo contenuto è in forte crescita. La spingono l'immigrazione, l'impoverimento del ceto medio, l'irrisolto problema degli alloggi studenteschi e la moltiplicazione del numero delle famiglie, dai 22,2 milioni del 2000 ai 24,6 milioni.
Il problema è in un modello credibile di offerta pubblica. E nelle risorse. Ai motori del piano Fanfani (avviato nel 1949) e dei fondi Gescal (istituiti nel 1963 e "chiusi" a metà degli anni 90), nulla si è sostituito di statale o di regionale negli ultimi 15 anni. Non avrebbe funzionato, le esauste casse pubbliche avevano altre priorità. Ora il piano casa è stato ristrutturato e si presenta in una veste nuova: è la stagione della collaborazione fra Tesoro, banche pubbliche e private, fondazioni. La notizia della disponibilità dei grandi gruppi bancari e assicurativi a partecipare all'operazione è una buona notizia. L'importante ora è andare avanti.
21 febbraio 2010 - Il Sole 24 Ore - Paola Pierottie e Giorgio Santilli
Dalla casa una leva per riqualificare la città
L'architettura torna a occuparsi delle case popolari, butta via i vecchi paradigmi dell'edilizia residenziale pubblica e prova a farne terreno di innovazione. In Italia è stata soprattutto Milano a vivere le prime esperienze di una nuova generazione di housing sociale con il concorso «Abitare a Milano».
L'Europa è partita prima, Olanda, Spagna, Gran Bretagna, Danimarca hanno già trasformato i modelli abitativi con la leva delle innovazioni tecnologiche e sociali diffuse: i sistemi costruttivi industrializzati consentono l'abbattimento dei costi, con un largo uso della prefabbricazione ancora molto limitata in Italia, gli interni sono flessibili come non si sarebbe potuto immaginare nelle case popolari di una volta, il verde è sempre presente, si fa largo uso delle tecnologie di risparmio energetico, ovunque si punta a integrare usi pubblici e privati, come uno dei segni caratteristici della nuova generazione. In questi paesi la casa collettiva è protagonista della trasformazione urbana e non di rado è il motore che reinventa pezzi di città.
Il volume «Ho-Co Density Housing Construction & Costs», pubblicato ora da A+T, racconta 32 interventi di abitazioni ad alta densità tra quelli realizzati in Europa negli ultimi anni. Il taglio abitativo preso in considerazione è l'edificio con un centinaio di alloggi, finanziato indifferentemente dal pubblico o dal privato o ancora in partnership. Vendita o affitto. Lo studio comparato mette in fila i costi di costruzione, variabili da 320 a 1.650 euro al metro quadrato.
Non ci sono interventi italiani in questa rassegna, ma non è difficile recuperare due fra gli interventi più importanti di questi anni - il progetto vincente di Mab Arquitectura al concorso «Abitare a Milano» e gli edifici di Cino Zucchi nell'ex area industriale Alfa Romeo del Portello - per inserirli all'interno della classifica. L'edilizia italiana si colloca nella fascia alta dei costi di costruzione: per l'edilizia convenzionata è di 970 euro al metro quadrato, per la residenza libera è di 1.120.
«Nel nostro progetto di via Gallarate – racconta Massimo Basile (Mab) – abbiamo valutato l'ipotesi di costruire con elementi prefabbricati, ma in Italia la posa in opera di elementi industrializzati è più costosa di quella legata a sistemi costruttivi tradizionali». Cino Zucchi conferma che «rispetto ad altri paesi in Italia si investe meno nella prefabbricazione, a vantaggio però di un prodotto artigianale con finiture migliori. Pesano sull'aumento dei costi – aggiunge l'architetto milanese – anche le prestazioni energetiche richieste dalle recenti normative e la presenza di spazi accessori e comuni che non vengono conteggiati nella cubatura complessiva». Milano resta comunque la città-laboratorio per la casa. A fine 2010 saranno pronti altri tre lotti degli otto complessivi dell'operazione comunale "Abitare a Milano" e numerose sono le iniziative private attente all'architettura.
In Europa la casa oggi è l'argomento prioritario. Per l'architettura, che vede nel tema abitativo la leva per la riqualificazione di pezzi degradati della città. Soprattutto, è così per la politica, per i cittadini. Perché accada lo dicono pochi numeri della situazione italiana.
Negli anni '80 si costruivano ancora in Italia 18mila case popolari l'anno, poi diventate 10mila negli anni '90 e scese a 6.500 dal 2000 a oggi. Fino a metà degli anni '90 il motore Gescal, pagato dai lavoratori dipendenti, funzionava ancora. Poi, il tema della casa è uscito dal dibattito politico, l'intervento pubblico non è stato rimpiazzato né da un intervento con fondi statali né dal federalismo regionale. La domanda di case in affitto a bassi prezzi è cresciuta a dismisura, coinvolgendo pezzi del ceto medio impoverito che ha meno risorse per comprare casa (soprattutto le giovani coppie). La spinta è arrivata anche dall'immigrazione, dal problema mai risolto del fabbisogno studentesco e dall'aumento del numero delle famiglie italiane che, per effetto dell'aumento delle separazioni, è passato da 22,2 a più di 24,6 milioni.
Fin qui le dimensioni del problema e il peso della storia. La questione abitativa è tornata questione sociale. Oggi in Italia è aperta un'altra partita: chi risponde a questi bisogni e con che livello di qualità ambientale e urbana? La risposta sta nella collaborazione fra stato e privati. Sfida non facile, viste le diffidenze reciproche fra pubblico e privato.
Alcune partnership innovative sono venute in questi anni soprattutto da comuni e costruttori: i primi mettono il terreno, i secondi costruiscono e affittano a prezzi calmierati. In alcuni casi sono intervenute le fondazioni bancarie. Non si è mai usciti dalla sperimentalità e dalla occasionalità: è mancato un quadro di regole e il collante di un intervento nazionale strategico lungo, fatto di certezze fiscali, normative, di incentivi. In questo quadro anche il contributo dell'architettura è stato occasionale finora.
Nei paesi europei più avanzati la casa densa è da tempo occasione per rigenerare le città, nelle aree dismesse e nelle zone di espansione urbana. A Madrid, nel quartiere Sanchinarro, ci sono due edifici degli olandesi Mvrdv, a Carabanchel hanno realizzato un intervento gli inglesi Foreign Office Architects. In altri casi sono operazioni di demolizione e ricostruzione o inserimenti in aree già ad alta densità, com'è il caso parigino del quartiere di Masséna dove gli architetti Beckmann-N'Thépé hanno firmato un complesso pubblico-privato che sale in un tessuto già compatto, nell'ambito di un masterplan coordinato dal francese Chirstian de Portzamparc. Anche la demolizione e ricostruzione mostra uno stato di arretratezza italiano: le aperture e gli incentivi contenute nel "piano casa" di Berlusconi non hanno prodotto finora alcun risultato, soprattutto per la resistenza degli enti locali.

