Regione Lombardia

Piano Casa Governo Berlusconi

 

 

23 febbraio 2010 - EdicomEdizioni

Piano Casa Regione Lombardia - Interventi per il miglioramento dell'efficienza energetica degli edifici

La Legge Regionale 13/2009 della Regione Lombardia si propone di promuovere misure per il sostegno del settore edilizio attraverso interventi finalizzati al miglioramento qualità abitativa, alla valorizzazione e all’utilizzazione del patrimonio presente sul territorio lombardo, rispondendo ai bisogni abitativi delle persone e favorendo l’impiego di tecniche, di materiali e di fonti di energia rinnovabile al fine di migliorare le prestazioni energetiche degli edifici. La legge prevede, in particolare, vantaggi in termini di possibile ampliamento degli edifici esistenti subordinati alla riduzione certificata del fabbisogno annuo di energia primaria per la climatizzazione invernale e la possibile demolizione e ricostruzione, con aumenti fino al 35% del volume esistente (edifici residenziali, industriali ed artigianali).
La norma contempla inoltre il rinnovamento del patrimonio dell’edilizia residenziale pubblica (ampliamento e demolizione con ricostruzione in misura non superiore al 40% della volumetria complessiva) attraverso interventi di recupero energetico, l’installazione di impianti fotovoltaici, l’utilizzo di pompe di calore e di energia geotermica e la riqualificazione estetica e funzionale dell’intero quartiere.
In tale contesto EdicomEdizioni, in collaborazione con il gruppo BigMat (CAMERONI SPA, ANTONIO PEDRETTI SAS), ha ritenuto opportuno promuovere un seminario tecnico in cui, partendo dalle novità legislative, si incentivi la conoscenza delle tecnologie e dei materiali per l’edilizia sostenibile disponibili sul mercato lombardo.
Il seminario si svolgerà a Erba giovedì 4 marzo e sarà occasione per tecnici e progettisti di approfondimento sull'applicazione del Piano Casa in Lombardia e sulle opportunità tecniche e progettuali applicabili alle costruzioni oggetto degli inteventi.
Il Seminario è gratuito e si terrà al Hotel Leonardo Da Vinci, via Leonardo da Vinci 6 - Erba dalle 14.30.
E' possibile iscriversi entro il 27 febbraio on line sul sito di EdicomEdizioni oppure inviando la seguente brochure al numero di fax 0481.485721.

22 febbraio 2010 - Brescia Oggi - Massimo Tedeschi

Il «Piano casa» non decolla - 16 domande in quattro mesi

IL PUNTO. Invocato come toccasana per l'edilizia, temuto per il «sacco del territorio», per ora dà risultati modesti. Il deterrente? Per una stanza in più va coibentato tutto l'edificio. L'assessore Vilardi: «Ma i principi troveranno spazio nel nuovo Pgt».
Brescia. Per i fan «un'idea geniale», pensata per rilanciare l'edilizia in maniera capillare e diffusa. Per i detrattori una norma alla «liberi tutti» capace di disarticolare la programmazione edilizia e produrre un assalto generalizzato al territorio.
Nella realtà una misura che in quattro mesi ha prodotto risultati irrisori, movimenti impercettibili, effetti scarsi: non ha rilanciato l'edilizia e non ha aggredito il territorio. Insomma un flop, o quasi, su cui amministratori pubblici e operatori del settore cominciano a interrogarsi.
Stiamo parlando del tanto atteso e tanto conteso «piano casa» che il governo ha annunciato il 6 marzo scorso con l'intento «di rilanciare - parole del premier Berlusconi - un settore chiave per la nostra economia come l'edilizia». Il Piano-casa nazionale ha prodotto una legge regionale, la numero 13 del 16 luglio 2009, che il consiglio comunale ha «tradotto» in chiave bresciana nell'ottobre scorso.
Da Roma a Brescia il Piano ha ammesso (per 18 mesi a partire dal 15 ottobre scorso) l'aumento volumetrico degli edifici mono e bi-familiari nella misura del 20%, che diventa del 35% in caso di demolizione e ricostruzione finalizzata al miglioramento della qualità architettonica e dell'efficienza energetica.
Da allora nei Comuni - Brescia in testa - sono stati aperti sportelli, si sono tenuti incontri informativi, è stata illustrata la normativa in maniera capillare. Risultato? Fino all'altro giorno, in città, erano state avviate solo sedici pratiche relative all'ampliamento di edifici esistenti. Un po' poco per rilanciare l'economia. O creare sconquassi al territorio.
QUANTO ALLE TIPOLOGIE di interventi, in 7 casi si tratta di ampliamenti di edifici mono e bi-familiari residenziali senza aumento di unità immobiliari. In 1 solo caso l'ampliamento ha riguardato un edificio plurifamiliare e in 1 altro caso è stato previsto anche l'aumento di unità immobiliari. E il resto? 2 i casi di recupero di parti inutilizzate di volumetrie esistenti e 3 i recuperi di volumetrie in seminterrato. In soli 2 casi i proprietari hanno fatto ricorso alla soluzione che consente il maggior aumento di volumetria: la demolizione e ricostruzione ex novo.
E la distribuzione territoriale dei sedici interventi? Con il centro storico escluso dagli ampliamenti, la parte del leone la fanno naturalmente le periferie: la Circoscrizione Nord totalizza 6 richieste, la Sud 5, la Ovest 1 sola e la Est 3, mentre dalla Centro arriva solo 1 domanda. Totalmente assenti, finora, gli interventi su edifici produttivi. Limitatissimi anche quelli, molto attesi, nei villaggi Marcolini: 2 pratiche su 16 (una al Prealpino e una al Sereno). Con tredici mesi di «vita» ancora davanti a sè, è naturalmente possibile che il Piano casa produca nei prossimi mesi la maggior parte dei suoi effetti.
Ma la sensazione che qualcosa non abbia funzionato comincia a diffondersi. L'assessore Paola Vilardi non nasconde una certa preoccupazione, guardando ai primi dati: «Appena varato il Piano Casa avevamo riscontrato un certo interesse fra i cittadini e gli operatori. Poi, col passar del tempo, le domande sono state davvero poche. Per arrivare alla scadenza dei 18 mesi c'è tempo, ma i primi segnali non sono incoraggianti».
L'assessore all'Urbanistica del Comune di Brescia è preoccupata, in particolare, «dall'assenza assoluta di domande per gli immobili produttivi. Niente di niente per quanto riguarda i capannoni: un altro segno - osserva - del fatto che la crisi economica c'è ancora, è pesante, e nessuno è nelle condizioni di fare investimenti importanti».
DESTA MENO STUPORE invece, per Paola Vilardi, la penuria di iniziative sui Villaggi Marcolini: «In realtà - spiega - nelle norme tecniche del Prg in vigore è già prevista la possibilità di ampliamenti nei villaggi, e alcune famiglie le avevano già utilizzate». La non applicazione delle norme del Piano casa in centro storico è secondo l'assessore un'altra delle cause della scarsità di pratiche: «Lì l'attesa era forte, ma per ammettere gli ampliamenti avremmo dovuto procedere a una classificazione edificio per edificio. Un'operazione che realizzeremo nel Pgt».
E proprio il Pgt, in fase di costruzione in questi mesi, potrebbe rivelarsi lo strumento per prolungare gli effetti del Piano casa anche oltre la soglia prevista dei 18 mesi: «Cercheremo di rendere permanenti, all'interno del Pgt, le opportunità introdotte dal Piano casa» assicura Paola Vilardi. Un modo per incoraggiare e aiutare l'edilizia (oltre che i cittadini). Una volta superate le forche caudine della crisi.

22 febbraio 2010 - Brescia Oggi

Platto: «Inizia a farsi largo l'idea che è conveniente demolire e ricostruire»

Il Piano casa? «Fa fatica a carburare, non c'è dubbio». Parola di Giovanni Platto, presidente del Collegio geometri della provincia di Brescia, che si fa portavoce di una sensazione assai diffusa fra i suoi colleghi in città come in provincia.
«Solo ora - spiega il presidente Platto - comincia a farsi largo l'idea della convenienza del demolire e ricostruire».
DELUDONO, invece, gli ampliamenti piccoli e medi: «Il fatto è - spiega il geometra Platto - che se uno intende aggiungere una stanza alla propria casa deve migliorare le caratteristiche tecniche di tutto l'edificio, ad esempio coibentando l'intero immobile, e questo porta a costi notevoli che incrementano il costo dell'intervento globale, per cui la gente ci sta pensando».
Un altro problema è rappresentato per le norme antisismiche, che toccano da vicino gran parte del Bresciano: «La nostra zona è classificata in modo tale che gli interventi edilizi esigono anche adeguamenti anti-sismici. E anche questo è un costo»
Platto evita però di parlare di «flop». «Un bilancio abbastanza definitivo si potrà fare la prossima estate, del resto la norma apre possibilità nell'arco di 18 mesi. Certo per ora il quadro è piuttosto uniforme, non ci sono grandi differenze fra il Garda, la pianura o la città: le pratiche sono poche e la gente sta alla finestra».
Sulla misura «lancia-edilizia», secondo Platto, pesa molto anche il «clima generale»: «La crisi sta facendo sentire i suoi effetti e, fra cassa integrazione e disoccupazione, il 2010 rischia di essere l'anno più nero. Le famiglie sono preoccupate e non vogliono fare il passo più lungo della gamba. Aspettano di ritrovare un po' di ottimismo».
SECONDO PLATTO il Piano casa potrebbe però avere un effetto benefico più in là nel tempo, anche oltre i 18 mesi attualmente previsti: «In questa fase - opsserva il presidente del Collegio dei geometri - i Comuni stanno approvando il loro Pgt e molti recepiscono le norme del Piano casa al loro interno, rendendone così permanenti gli effetti». Il Piano-casa insomma ha «allargato le maglie». E gli effetti, se non subito, si potrebbero sentire in futuro.

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