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6 febbraio 2010 - L'Arena
Permesso di costruire? Sì in cambio di opere pubbliche
SAN GIOVANNI LUPATOTO. I privati possono presentare progetti entro un mese tenendo conto delle indicazioni del Pat - Tra gli interventi da realizzare o da finanziare sono soprattutto piste ciclabili e attraversamenti pedonali da rendere più sicuri
San Giovanni Lupatoto. Sostanzialmente positiva la valutazione dei tecnici lupatotini che operano in campo immobiliare alla proposta dell'amministrazione di barattare l'edificabilità di alcune aree con la realizzazione di un'opera pubblica tra quelle previste dal piano triennale del comune. La riunione che il comune ha dedicato ai tecnici per spiegare nei dettagli l'iniziativa, ha fatto emergere un orientamento favorevole di geometri, architetti e ingegneri verso la proposta del comune. L'unico neo della soluzione proposta dal comune è, secondo i tecnici, che il termine per la presentazione delle ipotesi accordo è troppo stretto, essendo fissato per la fine di febbraio.
Dice l'architetto Giovanni Marcolongo, già sindaco per un breve periodo negli anni novanta: «La soluzione proposta è valida e da condividere. Va gestita attentamente perché lo scambio edificabiltà contro opere pubbliche potrebbe scatenare appetiti strani. Il meccanismo potrebbe funzionare, anche se purtroppo cade in un momento di mercato sfavorevole. A mio parere l'amministrazione comunale per far ripartire l'edilizia dovrebbe applicare le deroghe ai volumi previste per il piano casa anche nella zona industriale-commerciale, dove nell'immediato esiste maggiore potenzialità».
Il geometra Simone Castagnetti valuta positivamente l'idea del comune. «L'iniziativa è buona. Vanno allungati i tempi di risposta a disposizione dei privati, che in soli 30 giorni forse non ce la fanno se sono più d'uno e devono mettersi d'accordo per una risposta strutturata. Secondo me, un altro problema da valutare è la differenza del valore di partenza dell'immobile e del conseguente beneficio pubblico, in quanto c'è una differenza anche significativa tra chi propone una trasformazione per un terreno agricolo e chi intende riconvertire un vecchio capannone». Il geometra Roberto Caldana di Raldon è pure favorevole: «L'iniziativa è buona, perché introduce un criterio certo al posto della discrezionalità e premia chi ha voglia di fare e di proporre: vanno allungati i tempi di presentazione per consentire di accedere al meccanismo anche a coloro che non erano già pronti. Un appunto al comune? Poteva lanciare prima l' iniziativa». L'idea si basa su quanto disposto dalla nuova legge regionale, che prevede la possibilità di accordi tra pubblico e privato. L'amministrazione ha deciso di applicare questa nuova modalità basando la scelta su un criterio che privilegia i privati che proporranno all'amministrazione comunale degli accordi che prevedano benefici a vantaggio della collettività, sia che consistano in opere pubbliche sia che si tratti di denaro.
Le opere pubbliche da realizzare o da finanziare sono contenute in un bando che elenca gli interventi programmati nei prossimi tre anni. Si tratta soprattutto di piste ciclabili e opere per la messa in sicurezza delle strade. L'elenco comincia con la spesa di 110 mila euro per il rifacimento della pista ciclabile di piazza Umberto I, seguito dagli interventi per la messa in sicurezza degli attraversamenti pedonali killer (una trentina nel territorio, spesa 395 mila euro) dalla sistemazione dell'area antistante il palazzo municipale e per la realizzazione della pista ciclabile (200 mila euro) e da altri interventi.
Il comune ha deciso di procedere così anche perché il Piano di assetto del territorio definisce limiti di volumetria e di impiego del territorio agricolo (non si potranno trasformare più di 70 mila metri quadrati di aree agricole).
3 febbraio 2010 - L'Arena - Lorenza Costantino
Il Piano casa non decolla i Comuni sotto accusa
EDILIZIA. I professionisti temono che si riveli un flop il provvedimento di rilancio del settore. «Troppi vincoli e restrizioni, e diversi da un paese all'altro». E così sono pochissime le pratiche inoltrate, tranne in città con 66 richieste
Verona. Più che un decollo in grande stile, un flop. I professionisti veronesi che ruotano intorno al comparto edile temono sia questo il destino del Piano casa: la legge regionale 14 del 2009, che fino a luglio 2011 offre l'opportunità di ampliare o ricostruire la propria abitazione aumentandone la cubatura dal 20 al 50 per cento. L'antidoto contro la crisi del settore pare non avere effetto, almeno finora: nella maggior parte dei casi, si contano sulle dita di una mano le pratiche inoltrate a ciascuno dei 97 Comuni della provincia, anche se non sono ancora disponibili dati ufficiali. Un po' meglio Verona, con 66 richieste di Piano casa, mentre sono 650 quelle relative al Piano interventi. Ma va da sé che le commissioni ricevute grazie al nuovo provvedimento dai quasi seimila geometri, ingegneri e architetti nell'intera provincia e dalle imprese edili sono pochissime: altro che rilancio.
L'allarme giunge proprio dal Collegio dei geometri, che ieri ha organizzato la conferenza «Piano casa, molti nodi da sciogliere». Pessimismo? «Sono già passati sei mesi dall'entrata in vigore, cioè un quarto del tempo disponibile», lamenta Domenico Romanelli, presidente del Collegio dei geometri, «e il Piano casa non accenna a decollare». Viene criticata soprattutto «l'applicazione a livello dei singoli Comuni», i quali, dovendo approvare la norma entro lo scorso ottobre, «hanno aggiunto al testo troppi vincoli e restrizioni, ognuno a propria discrezione». Risultato: «Basta spostarsi di pochi chilometri e cambiano le regole».
Meno preoccupazione a livello politico: sia nel Comune di Verona, per cui ieri era presente l'assessore all'edilizia privata Alessandro Montagna, sia in Provincia, rappresentata dal presidente Giovanni Miozzi e dall'assessore all'edilizia Stefano Marcolini, c'è la convinzione che la scarsa adesione sia normale in fase di rodaggio. «Due esperti sono impegnati ogni mercoledì per spiegare i dettagli della norma a cittadini e professionisti che si presentano a chiedere delucidazioni», dice Montagna. Miozzi e Marcolini aggiungono che «il Piano casa è stato ovunque ben recepito, soprattutto nelle zone montane, come la Lessinia, dove facilita il recupero del patrimonio edilizio tradizionale, operazione resa difficile dai vincoli di volumetria precedenti».
Ma c'è discordanza con il parere del Collegio: «Prendiamo tre macro-aree», dice Romanelli. «Sul Garda si è preferito favorire l'ampliamento delle prime case, limitando molto lo sviluppo delle seconde. Nella Bassa, dove c'è maggior spazio, alcune amministrazioni sono stata troppo severe. E in montagna, ogni piccolo agglomerato diventa centro storico, quindi il Piano casa impedisce di mettere mano alle contrade abbandonate». Miozzi ribatte: «Nella Bassa si trovano molti fabbricati agricoli su cui questa norma ha meno attrattiva». Tutti d'accordo, però, nell'affermare che il Piano è intralciato da gran confusione: «I cittadini non capiscono i vantaggi cui potrebbero accedere». «Molti non sanno», dice Montagna, «che il provvedimento include i fabbricati commerciali e artigianali».
1 febbraio 2010 - Rovigo Oggi - Elisa Barion
Prossimi incontri con banche e agenzie immobiliari
Le 20 richieste in sei mesi pervenute al Comune di Rovigo di ampliamento degli immobili in riferimento alla legge regionale 14/2009 cosiddetta "Piano casa" secondo l'assessore regionale all'Urbanistica sono un dato confortante poiché, a sua detta, se il settore è in movimento è solo grazie a questo provvedimento
Rovigo - “Sono contento perché se l’edilizia privata si sta muovendo in questo momento è solo grazie al Piano casa”. Esordisce così Renzo Marangon, assessore regionale all’Urbanistica in risposta all’articolo di RovigoOggi.it (Piano Casa: un regalo ancora da scartare) in cui si presentano i dati relativi alle esigue richieste di ampliamento avanzate dai privati al Comune di Rovigo sfruttando la legge regionale 14/2009.
20 domande sei mesi possono sembrare poche, ma secondo Marangon bisogna considerare la stagione: d'inverno la voglia di ristrutturazione dei privati è bassa, meglio aspettare la primavera. Per quanto riguarda le domande già presentate, fanno tutte riferimento all'art.2 ovvero quello che permette un ampliamento del 20% senza vincoli particolari. Nessuna invece in riferimento all’articolo 3 che presenta la possibilità di aumenti fino al 40%, ma con vincoli a favore dell’edilizia sostenibile, ovvero fotovoltaico, materiali biocompatibili, abitazioni passive...
La legge è stata fortemente sostenuta dall’assessore polesano che la reputa una misura necessaria e urgente a favore del rilancio del settore edile. E' stata illustrata con un tour nei comuni della provincia agli amministratori e ai cittadini che ha preceduto le adozioni nei vari consigli comunali, sebbene gli interventi che riguardano la prima casa fossero già possibili dal giorno della pubblicazione nel Bur del 10 luglio 2009.
“Il dato riguardante il Comune di Rovigo è positivo” continua Marangon, e spiega: “Il Piano casa rappresenta una rivoluzione, in quanto toglie ciò che prima competeva ai Comuni affidandolo ai privati, per questo il suo avvio è faticoso, ma il dato è più che confortante: indica un movimento nel settore dell’edilizia riconducibile solo a questa legge”.
In fatto di edilizia sostenibile le cose non si sono mosse affatto, ma l’assessore prontamente risponde: “Purtroppo ha ancora dei costi più alti e prevede progetti più complessi, ma la gente ci sta pensando, e sono sicuro che presto avremo dei risultati”. Sul fronte comunicazione il piano di divulgazione della legge non è ancora concluso: “Entro fine mese terrò una serie di incontri - anticipa - rivolgendomi alle agenzie immobiliari e agli istituti di credito, perché saranno loro il vero motore del Piano casa che è bene ricordare: ha validità biennale”.
