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17 febbraio 2010 - AGI
Piano Casa: Anciveneto, in pochi mesi tremila domande
Sono almeno tremila le domande presentate dai veneti in applicazione del cosiddetto Piano Casa approvato dalla Regione l'anno scorso. Uno dei primi in Italia, secondo le direttive del governo, con la possibilita' di ampliare del 20% il volume delle abitazioni, fino al 40% per gli edifici non destinati ad uso abitativo. Questo per il rilancio dell'edilizia. Sono dati emersi dall'indagine svolta tra il 2009 e il 2010 da Anciveneto, attraverso la propria Consulta Ambiente e Territorio appena insediata. Obiettivo dell'associazione dei Comuni Veneti sara' adesso di incoraggiare le municipalita' a fornire maggiori incentivi.
Sono stati presi in esame 211 Comuni, il 36% delle municipalita' venete, da tutte e sette le province, per un totale corrispondente a 1 milione e 463 mila abitanti. Di questi soltanto due Comuni non hanno adottato il Piano Casa regionale (uno perche' commissariato), da approvare entro il 31 ottobre scorso, per un totale di circa tremila domande presentate dai cittadini, in media 67 ogni 100 mila abitanti.
"L'adesione e' stata pressoche' totale, a fronte di un numero di domande appena soddisfacente, trattandosi dei primi mesi di vigenza in un arco di due anni e di una congiuntura economica sfavorevole che non incoraggia certamente ad investire - commenta Andrea Pellizzari, presidente della Consulta ed amministratore comunale ad Arzignano (Padova) - piu' che altro si notano differenze sostanziali nell'ambito di recepimento ed applicazione da parte dei Comuni intervistati". "Noi di Anciveneto - aggiunge Pellizzari - insisteremo su quest'ultima direzione. Consigliando cioe' ai nostri associati di percorrere la strada degli incentivi comunali supplementari, soprattutto sul risparmio energetico. E sostenendo l'abbattimento totale degli oneri di ampliamento degli immobili, a determinate condizioni di base: che i cittadini richiedenti puntino a una maggiore efficienza energetica o, per esempio, alla bonifica completa di eventuali rivestimenti in amianto".
15 febbraio 2010 - Il Corriere del Veneto - Gianni Favero
Piano casa tra flop e accuse «I sindaci lo hanno affossato»
Tremila domande contro gli 80 mila interventi attesi L’Ance: troppi paletti. L’Anci: non è colpa dei Comuni
VENEZIA — Il Piano casa in Veneto sta deludendo le attese: l’estate scorsa alla vigilia dell’approvazione i costruttori edili stimavano in 80 mila gli interventi di ampliamento immediatamente attivabili ma le domande, ad oggi, non sarebbero più di tremila. L’Ance mette sotto accusa i sindaci ma c’è anche chi pensa che sia l’impianto della legge ad essere geneticamente debole. Anche se, ricorda più di un addetto ai lavori, ci vuole ancora un po’ di tempo per pesare davvero l’impatto della nuova legge. A mitragliare il Piano casa - o meglio, la sua applicazione - non è solo l’associazione dei costruttori che aderisce a Confindustria.
L’Ordine degli architetti bolla il provvedimento come una leggina «per geometri ed avvocati», destinata cioè ad interventi di piccolo cabotaggio, e prevede come risultato secondario uno strascico di microconflitti fra confinanti e dirimpettai. A mettere d’accordo tutti c’è, in ogni caso, la constatazione che è mancato il vero protagonista, cioè la famiglia che avrebbe dovuto approfittare delle agevolazioni per rifare il look all’appartamento o alla villetta. «Al di là delle migliori intenzioni - dice Giuseppe Pilla, presidente degli ordini degli architetti del Veneto - la legge non ha tenuto conto che la gente in questi mesi non ha avuto la liquidità necessaria, o il coraggio di impiegarla, per progetti sull’abitazione che possono essere rinviati. C’è ancora molto tempo davanti ma, come spesso accade, gli italiani si accorgeranno troppo tardi delle opportunità da cogliere». Anche se la norma resta una cosetta a metà del guado: «La Regione sa come la pensiamo.
Il vero punto di svolta dell’edilizia residenziale avverrà solo con leggi di forte impulso alla sostituzione edilizia, alla ricostruzione delle periferie cittadine degradate. Confidiamo in un maggior coraggio nella prossima legislatura».
Per il leader di Ance Veneto, Stefano Pelliciari, in questa fase a mancare di nerbo sono stati i Comuni. Un sondaggio regionale ha evidenziato come in sei casi su dieci le amministrazioni locali abbiano inserito ulteriori rigidità per accogliere domande di ampliamento di immobili esistenti. E che il 40% dei sindaci abbia limitato gli incentivi per l’abbattimento e la ricostruzione di vecchi stabili, mentre nella maggioranza dei Comuni non sono stati previsti i vantaggi fiscali introdotti per la bioedilizia. «Il prossimo consiglio regionale - auspica Pelliciari - deve introdurre modifiche perché è abbastanza chiaro che l’autonomia in sede locale è eccessiva. Erano conseguenze che avevamo facilmente previsto. Non dico si tratti di un flop perchè sono ancora fiducioso che il meccanismo, nei prossimi mesi, si metta in moto producendo quei vantaggi per il settore edile che erano nelle attese di tutti gli operatori di questo comparto».
Il punto di vista dell’Ance non è però condiviso da Andrea Pellizzari, responsabile della consulta Ambiente e territorio dell’Anci Veneto (l’associazione dei Comuni) che, lo scorso dicembre, aveva promosso in modo autonomo un’analoga ricerca fra i municipi della regione. Fino ad ora ha risposto solo il 36% degli interpellati, cioè 211 comuni i quali, se si escludono due casi - uno dei quali è sotto commissario - hanno tutti legiferato sul Piano casa. «Per quanto riguarda l’indagine - sottolinea Pellizzari - dai dati complessivi abbiamo potuto rilevare che il 17% ha ritenuto di offrire agevolazioni ulteriori rispetto a quelle indicate dalla legge regionale, e si tratta di Comuni con dimensioni maggiori alla media dato che in essi vive il 20% della popolazione del campione. Abbiamo visto che qui le pratiche sono percentualmente più numerose e possiamo anche calcolare che, ad oggi, su base regionale le domande presentate dai privati siano intorno alle tremila unità». Sul Piano casa punta intanto anche il settore del mobile, in grave difficoltà causa recessione.
«Ci auguriamo - dice il presidente di Federlegno Arredo del Triveneto, Antonio Zigoni - che da questo parta una politica più complessiva per risollevare i consumi sul mercato interno».
11 febbraio 2010 - L'Arena - Maria Vittoria Adami
Il Piano casa decolla a fatica ma c'è tempo fino al 2011
VILLAFRANCA. Il bilancio dell'amministrazione: dall'autunno a oggi solo 30 richieste presentate, di cui 20 già avviate. Faccioli: «Riceviamo domande da molte famiglie interessate agli ampliamenti» ma la crisi economica fa rinunciare ai lavori
Villafranca. La montagna ha partorito un topolino. Il Piano casa è entrato in vigore, ma per ora non decolla. Secondo le previsioni, della nuova legge doveva approfittare l'85 per cento della popolazione italiana: i cittadini con abitazioni di proprietà. Sono stati in pochi invece a sfruttare sinora la possibilità di ampliare o ricostruire la propria casa. Nel comprensorio, solo Villafranca spunta dati a due cifre: all'ufficio tecnico è depositata una trentina di pratiche, di cui 20 già istruite. Nei Comuni limitrofi le domande si contano sulle dita di una mano. «C'è molto interesse», spiega il sindaco di Villafranca, Mario Faccioli. «Parecchi cittadini chiedono informazioni, soprattutto per gli interventi di ampliamento». C'è ottimismo a palazzo. L'applicazione della legge, però, si scontra da un lato con le esigue disponibilità economiche delle famiglie, dall'altro con la mancata attuazione dello snellimento burocratico che il Piano prometteva agli esordi. La legge, partita in primavera dal Governo, è passata in estate in Regione e in autunno di Comune in Comune. Molte tappe, che l'hanno snaturata.
Il Piano casa a Villafranca è stato recepito in maniera integrale. «Non abbiamo posto prescrizioni o limiti», continua Faccioli, «se non quelli imposti dalla Regione per la tutela di beni ambientali, culturali e storici». Le richieste potranno essere presentate entro l'11 luglio 2011.
Cosa si potrà fare? A Villafranca il Piano casa non si può applicare ai centri storici e nelle aree vincolate, in aree inedificabili o tutelate. Sono esclusi gli edifici abusivi con obbligo di demolizione e quelli a destinazione commerciale, se volti a eludere le disposizioni sulla programmazione di centri commerciali; quelli in aree ad alta pericolosità idraulica.
Il centro storico di Villafranca resta blindato. Idem per quelli delle frazioni. Escluse dal Piano le corti di antica origine e le unità residenziali a valore storico ambientale nel parco del Tione. Fuori gli otto Piruea insistenti sulle vie Vivenza, Volturno, Troiani, Fantoni, e sulle aree ex Publigas, Metropol, Mazzi di Dossobuono e in via Pellico a Quaderni; fuori anche i Pua (Piani urbanistici attuativi), gli edifici in zona F "servizi aeroportuali", attività industriali o produttive in contesti residenziali e urbani, edifici non residenziali in zone agricole.
Negli altri casi si può ampliare un'abitazione del 20 per cento del volume. Il volume aumenta del 10 per cento se si utilizzano fonti di energia rinnovabile. Se la casa è di prima del 1989, la percentuale sale al 40 se l'edificio viene demolito e ricostruito utilizzando tecniche di edilizia sostenibile. Nelle case a cortina (attaccate le une alle altre, con la sola facciata esposta alla strada) sarà possibile recuperare il sottotetto con una sopraelevazione.
9 febbraio 2010 - ASCA
Veneto/Consiglio: Piano Casa, scade 28 febbraio sondaggio on line
E' stato prorogato al 28 febbraio il termine per i 581 comuni del Veneto per rispondere al sondaggio online promosso dal Consiglio regionale del Veneto per monitorare l'applicazione della legge regionale 14 del 2009, meglio conosciuta come 'piano casa' del Veneto.
Al questionario proposto a tutti i sindaci veneti hanno sinora risposto 372 comuni, pari al 64 per cento delle amministrazioni comunali della regione. Tutti i Comuni veneti hanno deliberato l'applicazione del piano casa, ma la maggior parte non si e' avvalsa della possibilita' offerta dalla legge di prevedere ulteriori riduzione degli oneri o incentivi per chi si avvale della possibilita' di ricostruire utilizzando tecniche della bioedilizia o di risparmio energetico.
Quasi il 60 per cento delle amministrazioni che hanno sinora risposto al questionario ha posto ulteriori limiti, rispetto a quelli previsti dalla legge, alle possibilita' di ampliamento degli immobili. Quanto alle possibilita' di abbattere e di ricostruire ex novo vecchi edifici, introducendo criteri di riqualificazione estetica, ambientale ed energetica, 4 comuni su 10 hanno ulteriormente limitato le possibilita' previste dalla legge regionale. Gli esiti complessivi del monitoraggio, utili per affinare l'intervento legislativo pensato a sostegno del settore edilizio e della riqualificazione del patrimonio immobiliare, saranno resi pubblici ai primi di marzo.
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