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19 febbraio 2010 - Il Giornale di Vicenza - Marino Smiderle

Il piano casa non spinge il mattone

COSTRUTTORI EDILI. Ieri a Mestre l'Ance ha presentato il rapporto congiunturale. Nell'ultimo anno sono stati persi 50 mila posti di lavoro - In Veneto gli investimenti calano del 22,3 per cento nel triennio Pelliciari: «Servono le riforme E se la Pa pagasse i suoi debiti...»
Si intuisce fin da subito, da quando il presidente di Confindustria Veneto, Andrea Tomat, incita i costruttori edili alla resistenza, che i numeri di Ance Veneto non saranno entusiasmanti. E Stefano Pelliciari, presidente di Ance Veneto, fa subito capire che, per quanto nessuno abbia intenzione di alzare bandiera bianca, sono molti quelli che si sono stufati di essere considerati imprenditori, sì, ma figli odi un dio minore. «Il nostro settore - dice - ha perduto lo stesso numero di posti di lavoro di quanti ne avrebbe comportato la chiusura di due Fiat. Non mi risulta che ci siano state reazioni paragonabili alla ventilata chiusura dello stabilimento di Termini Imerese».
La sala del Laguna Palace di Mestre è piena di operatori del settore e di addetti ai lavori. Il clima è mesto: se in Italia il settore costruzioni è reduce dalla... chiusura di due Fiat, come ha ricordato Pelliciari, in Veneto se ne sono andati 50 mila posti di lavoro. E, come ha ricordato Antonio Gennari, direttore del centro studi Ance, nel 2009 in Veneto il calo degli investimenti in costruzioni è stato del 10,6 per cento (ora siamo a quota 14,9 miliardi), mentre la stima per il 2010 varia da un -8,2 a un -9 per cento, a seconda se si tiene conto dell'effetto piano casa. E comunque, valutando la performance nell'arco dell'ultimo triennio, si scopre che il settore è sceso del 22,3 per cento in Veneto, contro un calo del 18 per cento a livello nazionale. «Anche perché - concede Gennari - questa regione partiva da cifre più elevate».
Guardando al mercato immobiliare del Veneto, e soffermando l'attenzione sui contratti di compravendita di abitazioni, il calo medio del 2009 è stato del 15,6 per cento. La provincia che ha retto meglio è Vicenza, che ha avvertito una diminuzione "solo" del 10,5 per cento, cinque punti in meno della media regionale.
D'accordo, i numeri a consuntivo sono molto negativi, le prospettive non inducono all'ottimismo. Che fare, allora? Pelliciari ce l'ha un po' su con la Fiat, di cui tutti parlano, e per questo tiene a far sapere che «noi imprenditori edili non chiediamo incentivi: esigiamo di poter continuare a lavorare perché ci sono le condizioni per farlo».
Sottinteso: peccato che qualcuno faccia di tutto per mettere i bastoni tra le ruote. «Chiediamo allo stato - insiste il presidente di Ance - se ritiene corretto chiederci di versare l'Iva che non abbiamo ancora incassato. E chiediamo allo stato di onorare i suoi debiti contratti per quei lavori pubblici che noi abbiamo fatto e di cui abbiamo sostenuto i costi.
Chiediamo anche che i fondi stanziati per opere grandi e piccole vengano spesi effettivamente. Per tacere dell'enorme problema della burocrazia».
Di fronte a questo cahier de doleances, Pelliciari pronuncia poi la parola magica che potrebbe cambiare la situazione: riforme. E già che siamo in campagna elettorale, butta già sul piatto del prossimo governatore il primo compito da eseguire: «Lo Statuto è il primo atto indispensabile per fare le riforme, almeno quelle di interesse regionale per poter prendere con rapidità le decisioni, se ci sarà una maggioranza. Senza statuto la Regione è ingessata da tempi di decisioni che non sono possibili con la situazione attuale».
Ci sarebbe poi la questione del piano casa, circondato da grandi aspettative non ancora concretizzate. «Ma l'avete letta la legge delega in materia? - chiede alla platea Renzo Marangon, assessore regionale all'Urbanistica -. Se l'avessero letta bene i sindaci dei comuni veneti, probabilmente non si sarebbero comportati in maniera così ostruzionistica. Resta il fatto che sul totale delle denunce inizio attività (Dia) presentate dai privati, il 20 per cento è collegato alle disposizioni del piano casa. Per questo credo che gli effetti positivi per il settore cominceranno a vedersi nei prossimi due anni».L'Ance lo spera, anche perché dal piano casa dovrebbero attivarsi 4,4 miliardi di investimenti. Che non è poco. Finora però sono arrivati solo 140 milioni. Il 57,4 per cento degli imprenditori edili veneti ha dichiarato di avere avuto difficoltà di accesso al credito. In più il flusso dei mutui residenziali in Veneto è sceso del 30 per cento.
«In Popolare di Vicenza - ha rivelato l'ad Divo Gronchi, intervenuto alla tavola rotonda dell'Ance - andiamo in controtendenza: dagli 1,6 miliardi erogati al settore nel 2007, siamo passati a 1,96 nel 2009. È anche vero che nel medesimo periodo sono aumentate le sofferenze . Per migliorare il rapporto banche-imprese credo che da entrambe le parti ci debba essere più chiarezza. E non parlo di Basilea 2, parlo di piani e progetti documentati».

19 febbraio 2010 - Corriere del Veneto - Massimo Favaro

Costruzioni, mercato in picchiata anche nel 2010

Previsioni Ance: investimenti minimi. Il piano casa? Vale 124 milioni, una goccia nel mare
VENEZIA — Un tonfo che trascina con sé quasi vent'anni di sviluppo. La crisi ha letteralmente travolto il settore delle costruzioni in Veneto, mettendo in discussione un intero sistema produttivo.
Nell'infernale triennio tra il 2008 e il 2010 si perderanno secondo l'associazione dei costruttori edili della regione il 30 per cento degli investimenti in nuove abitazioni. Se i posti di lavoro cancellati nella filiera sono già quasi 50mila, le compravendite sono crollate invece di oltre un terzo, ai livelli dei primi anni novanta. Prima cioè del boom della piccola impresa e del massiccio arrivo di lavoratori stranieri. Il risultato è che molti cantieri sono stati congelati o non sono mai stati aperti. Ed anche le opere pubbliche hanno segnato il passo: nel solo 2009 il numero degli appalti è stato infatti quasi dimezzato. Il sostegno dei comuni e delle amministrazioni locali, costrette dai vincoli del patto di stabilità, è venuto a mancare proprio nel momento in cui le aziende ne avrebbero avuto maggiore necessità. La riduzione degli investimenti in opere pubbliche è un processo in atto da tempo: nel 2010 gli investimenti saranno inferiori di quasi un quarto rispetto a sei anni fa. Le imprese del comparto, che in Veneto occupano quasi un lavoratore su dieci e rappresentano l'11 per cento del pil regionale, annaspano perciò ancora nel buio. Anche per il 2010 il rapporto congiunturale elaborato dal centro studi dell'Ance regionale prevede una caduta degli investimenti del 9%, che segue il crollo del 10,6% registrato nel 2009 e la lieve flessione del 2008. Il dato negativo potrebbe essere limato, ma solo di qualche decimo, grazie all'atteso ma lento avvio del «Piano casa», affondato dai ritardi nella sua approvazione e dai vincoli posti dai comuni.
Nel 2010 il piano dovrebbe generare, secondo l'Ance Veneto, un giro d'affari di soli 124 milioni di euro. Una goccia del mare, rispetto ai 4,4 miliardi che si spera di attivare grazie alle richieste di ampliamento di abitazioni e attività produttive. Somme tra l’altro che non saranno però messe in circolo prima del 2012. Le domande presentate sarebbero state ad oggi poco più di tremila. Un salvagente comunque importante per l'assessore regionale all'urbanistica Renzo Marangon: «In un caso su cinque le dichiarazione di inizio attività presentate - ha spiegato - sono legate al piano casa». Nonostante le difficoltà nel piazzare i propri immobili, gli investitori cedono poco nelle trattative. Solo chi è vicino all'insolvenza decide di svendere. Per i 50mila contratti firmati nel corso del 2009 la flessione media dei prezzi è stata di conseguenza solamente del 3,8 per cento. Tra le aree urbane della regione, la maggior svalutazione si è registrata a Venezia e Mestre, dove il valore degli edifici è sceso di quasi il 6 per cento. Il crollo del mercato è stato accompagnato da un deciso taglio dei finanziamenti erogati dalle banche per gli investimenti immobiliari. I mutui, secondo l'Ance Veneto, sono diminuiti di oltre il 30% per l'edilizia residenziale e di circa il 18% per gli altri ambiti, quasi il doppio della media nazionale. Non è però solo colpa delle banche, preoccupate per il forte aumento dei rischi. Secondo il presidente di Ance Veneto Stefano Pellicciari vi è stata infatti anche una drastica diminuzione della domanda di credito. Nelle aziende di maggiori dimensioni gli effetti sull'occupazione sono stati ridimensionati dagli ammortizzatori sociali. In un anno si è perso infatti, secondo l'Ance Veneto, circa il 3,5 per cento dei posti di lavoro nelle costruzioni. A settembre 2009 gli occupati erano circa 164mila. Per la miriade di piccole aziende artigiane che in Veneto compongono il settore non vi è invece stato scampo. Dal quarto trimestre del 2009, cioè da quando la crisi ha iniziato a manifestarsi sull'economia reale, dall'intera filiera sarebbero usciti oltre 49mila lavoratori. Circa un terzo, cioè, dei posti di lavoro persi nell'intera regione.

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