Regione Veneto

Piano Casa Governo Berlusconi 2009

 

 

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13 gennaio 2010 - Il Giornale di Vicenza

Valdagno. Il Piano casa è un flop

EDILIZIA. A 5 mesi dal varo non decolla la legge regionale per interventi su residenze e aziende - In Comune sono giunte solo 11 richieste per ampliamento di edifici
Valdagno. A 5 mesi dall'entrata in vigore della legge regionale sulle agevolazioni in edilizia, applicata anche in città e che avrebbe dovuto garantire una boccata d'ossigeno all'economia e allo sviluppo industriale e di privati, sono una manciata le domande pervenute allo sportello urbanistico del Comune. Quello che doveva essere lo strumento per il rilancio dell'edilizia e dell'economia, dunque, stenta a decollare.
NUMERI. Solo 7 dichiarazioni di inizio attività e solo 4 i permessi a costruire. Insomma, pochissimi gli ampliamenti che, tra l'altro, non riguardano la zona industriale. Dallo sportello del settore urbanistica del Comune fanno sapere, infatti, che le richieste spaziano da sud a nord della città, passando per il centro. Ma nessuna interessa capannoni o stabilimenti produttivi.
OPPORTUNITÀ. E pensare che, già all'epoca dell'approvazione, il Piano casa era stato visto come un'opportunità per il territorio valdagnese con un giro d'affari a 6 zeri, con investimenti stimati dal Comune in 155 milioni di euro se solo il 35% dei proprietari di prima casa avessero approfittato della legge regionale. E questo, perché, il Piano casa avrebbe dato la possibilità di «risolvere il problema della mancanza di spazi», avevano spiegato tecnici e amministratori comunali. Si consente, infatti, di portare la copertura dei lotti industriali dal 60 per cento, previsto dal Piano regolatore generale, al 75 per cento. Una notevole opportunità per un territorio che morfologicamente non si presta alla realizzazione di ampliamenti importanti. Invece, per il momento la possibilità è stata snobbata dai valdagnesi.
RICHIESTE. A comparire nell'elenco delle richieste sono soprattutto le contrade, o comunque le aree periferiche: contrade Osti, Novella, Cracchi, Piana, Castello, Barbarana, Santi e Cornetto solo per fare degli esempi. Ma anche le aree centrali, come le vie Galvani e S. Rocco.
DURATA. La finestra aperta dalla normativa regionale e approvata la scorsa estate ha una durata di 2 anni. Il bilancio iniziale non è però dei più rosei.
Nonostante, infatti, i valdagnesi possano ampliare a condizioni favorevoli fino al 30 per cento scegliendo la bioedilizia, o fino al 40 per cento demolendo e ricostruendo, l'opportunità non è fino ad ora stata colta. La legge regionale, approvata all'unanimità dal Consiglio comunale, premia con l'esenzione dagli oneri di costruzione chi rispetta l'ambiente, con facilitazioni previste anche per le zone agricole prima maggiormente vincolate.

7 gennaio 2010 - ASCA

Piano Casa, Consiglio monitora applicazione Legge

Resta attivo sino al 10 febbraio il monitoraggio online avviato dal Consiglio regionale del Veneto tra i 580 comuni veneti per verificare le modalita' di applicazione della legge regionale ''Piano Casa''.
Il presidente del Consiglio Marino Finozzi e il presidente della commissione Urbanistica, Tiziano Zigiotto, hanno contattato tutti i sindaci del territorio regionale con una missiva personale, chiedendo loro di rispondere online alle domande del questionario pubblicato sul sito di ''Piano Casa''.
''E' interesse del legislatore regionale - spiega il presidente Finozzi - conoscere la ricaduta di una legge significativa come il piano casa, varata d'urgenza proprio come misura anticrisi a sostegno del settore edilizio e della riqualificazione urbana. L'esito del monitoraggio ci consentira' di capire se e come e' stato applicato il piano casa, quali agevolazioni ulteriori e quali eventuali limiti sono stati introdotti dagli enti locali in materia di ampliamento degli immobili esistenti e/o di abbattimento e ricostruzione di vecchi edifici''. Il presidente del Consiglio e il presidente della commissione Urbanistica Zigiotto sollecitano inoltre tutte le amministrazioni comunali ad aderire con celerita' alla nuova iniziativa promossa da palazzo Ferro-Fini: ''Le informazioni e i dati raccolti - spiega Zigiotto - ci consentiranno di valutare eventuali modifiche da applicare alla legge, a beneficio dei cittadini, delle amministrazioni e del territorio''.

4 gennaio 2010 - Corriere delle Alpi

Belluno, fallito il piano casa - L'Ance: "Aziende a rischio"

BELLUNO. «Per arrivare alla fine dell’anno abbiamo raschiato il fondo, adesso molti saranno costretti a chiudere». Il presidente dell’Ance Ezio De Pra traccia un quadro fosco del futuro dell’edilizia in provincia di Belluno, dove sono circa 600 le imprese edili, di cui un centinaio industriali e le altre artigiane, e gli occupati sono circa seimila. Ora per molti di loro il posto di lavoro è a rischio.
E tra le cause anche il fallimento del tanto reclamizzato Piano casa. «Il piano, nelle intenzioni del governo, era buono, poi è stato annacquato dalle Regioni e infine distrutto dai Comuni. Adesso, così com’è, non serve a nessuno e soprattutto non servirà per far ripartire la nostra economia», dice De Pra che prosegue: «L’� idea originaria, infatti, era quella di ampliare del 40% un edificio non di pregio ma con caratteristiche strutturali non idonee, demolendolo per poi costruirne uno nuovo. Ma ora questo non è più possibile. Tutto si è ridotto ad un ampliamento del 20% che non significa nulla».
Ma De Pra è anche arrabbiato perchè sull’edilizia gli aiuti sono scarsi. «L’allarme lo avevamo lanciato già nel 2007 ma è stato trascurato, tanto che ora ci troviamo a lavorare con provvedimenti di urgenza. La programmazione è sempre lasciata all’ultimo momento e poi gli esiti si vedono. Inoltre», precisa il presidente dell’A nce, «mentre si fa la rottamazione delle auto che inquinano, non la si fa per gli edifici che inquinano. Il problema è che i Prg, che hanno una funzione di indirizzo per lo sviluppo del territorio, non si può pensare che durino 20 anni. Devono essere modificati in base ai cambiamenti socio-economici. In alto Cadore, ad esempio, si parla ancora di zone industriali».
Per il presidente dell’associazione degli edili, accantonato definitivamente il piano casa, resta una speranza per la ripresa del settore: e cioè l’avvio dei lavori pubblici. «Su questo punto la Regione si è mossa stanziando per ogni comune 500mila euro per opere immediatamente cantierabili. E non mi riferisco alle grandi opere che servono solo per lo sviluppo generale del Paese, ma per muovere le piccole e medie inprese di cui è costituito principalmente il nostro tessuto economico, dobbiamo attivare le piccole e medie opere: dalla rete fognaria agli acquedotti, dalle scuole alla ristrutturazione degli edifici pubblici. Pensiamo a quante scuole nella nostra provincia non sono a norma per il rischio sismico: da questi interventi si potrebbe pensare a far ripartire il settore».
Resta però un interrogativo: in un momento di crisi i prezzi degli immobili non si sono abbassati di un centesimo e molti di quelli nuovi sono rimasti invenduti. «Qui non dipende dagli edili, ma dalla speculazione degli immobiliaristi che, per investire il loro capitale, realizzano degli alloggi, e anche se non li vendono, non si preoccupano», conclude De Pra. «Per cui i prezzi non scenderanno. Il problema vero sono gli affitti che le famiglie non riescono più a pagare».

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