Regione Emilia Romagna

Piano Casa Governo Berlusconi

 

 

14 giugno 2010 - Via EMilia Net - Sabrina Ronchetti

Casa, il piano della Provincia

A proposito di casa, parliamo dell’emergenza sfratti, la Provincia ha presentato ai Comuni un piano a sostegno delle famiglie colpite dalla crisi. Tra due settimane l’approvazione.
Nel 2009 gli sfratti per morosità erano saliti a 1432, quasi il 40% in più rispetto al 2008 e nel 2010 la situazione si è fatta ancor più pesante. Per questo non è una forzatura parlare di vera e propria emergenza sociale, un fenomeno ancor più grave a causa della crisi economica. La Provincia di Modena ha presentato questa mattina alla Conferenza dei sindaci un piano per venire incontro alle famiglie a rischio sfratto. Sono previsti contributi economici per gli inquilini, da erogare direttamente ai padroni di casa a patto che si impegnino a sospendere l’esecuzione degli sfratti. Nei giorni scorsi l’accordo era già stato illustrato ai sindacati degli inquilini e dei proprietari, ai confederali e all’Acer. Gli interventi previsti si rivolgono alle famiglie interessate dalla procedura esecutiva per sfratto dove almeno un componente ha perso il lavoro o è in mobilità o in cassa integrazione o, ancora, ha un contratto di solidarietà, ma anche a quei lavoratori autonomi che abbiano subito un calo di almeno il 30% del reddito. Per gli inquilini in affitto l’accordo prevede la sospensione per 12 mesi dell’esecuzione degli sfratti e l’erogazione, per lo stesso periodo, da parte degli enti locali di un contributo economico che sostenga parte delle spese. Le risorse sono quelle del Fondo regionale straordinario per la crisi economica, integrato dai Comuni modenesi e dalle quattro fondazioni bancarie modenesi. L’accordo verrà esteso anche gli alloggi a canone calmierato gestiti da Acer – circa 800 – mentre per gli oltre sei mila alloggi pubblici sono previste forme di agevolazioni con i servizi sociali comunali. Ora il piano verrà discusso dai singoli comuni o distretti, l’approvazione dovrebbe avvenire tra due settimane. Uno slittamento di programma che preoccupa il sindacato degli inquilini Sunia.

10 giugno 2010 - Romagna Oggi

Rimini, è crisi profonda per l'edilizia: aziende e dipendenti in calo

Quella che colpisce l'edilizia, anche nel riminese "e' una delle crisi piu' profonde e preoccupanti degli ultimi anni". Lo testimonia l'andamento dell'occupazione nel settore: si passa dai 4.572 addetti del 2008 ai 4.159 del 2009. Lo testimonia la flessione del numero di imprese del settore, che sul territorio nel 2009 sono state 74 in meno rispetto al 2008 (dati della Cassa edile). Sul fronte appalti pubblici, le gare tra 2008 e 2009 sono calate del 37%.
L'importo e' aumentato del 145% ma solo grazie ai lavori per la terza corsia della A14 che valgono 170 milioni di euro. Dunque, avanti tutta col pressing sugli enti locali. A partire dalla richiesta di "riduzione degli oneri, in particolare delle monetizzazioni: a Rimini il costo e' 10 volte piu' alto rispetto ad altri capoluoghi della nostra regione".
Tornano a fare quadrato i costruttori riminesi, riuniti stasera nella sede di Ance-Confindustria in occasione della loro assemblea annuale. Il presidente Ulisse Pesaresi e' partito dai dati nazionali (in 3 anni, dal 2008 al 2010, il portafoglio ordini perde il 18%) per ribadire che anche in provincia il secondo semestre del 2009 consegna "un calo generale". Cosi' come i primi sei mesi del 2010 rimangono incentrati sul binomio "cautela e preoccupazione".
Pesaresi coglie l'occasione di avere ospiti stasera i rappresentanti degli enti locali (dall'assessore al Territorio del Comune di Rimini Roberto Biagini al vice sindaco del Comune di Bellaria Igea Marina Roberto Maggioli passando per il presidente di Acer Cesare Mangianti) per rilanciare le richieste.
Sulla scia del recente intervento (polemico) della Consulta delle professioni, Ance insiste sulla "preoccupazione per l'iter di costruzione del Psc". Si invocano poi snellimento burocratico e uffici piu' efficienti "per sbloccare l'approvazione dei Piani Particolareggiati ancora in attesa", ma anche il rilascio "delle Dia e delle abitabilita'".
Ance mira a "consentire l'allungamento della validita' della concessione da 3 a 5 anni" cosi' come a raggiungere "procedure semplificate per gli importi sotto soglia". Tra l'altro, i costruttori sperano pure nel "riesame della delibera sul piano casa allargando la sua efficacia almeno anche nella zona mare", nella "possibilita' di modificare la legge regionale sui pannelli fotovoltaici", in un "piano di appalti adatti alle imprese locali per svolgere una funzione anticiclica".
Ma bisogna anche "ripensare agli appalti 'in house' che sottraggono lavoro alle imprese del territorio" e, dicono i costruttori, "limitare le spese correnti a favore degli investimenti in modo da limitarne gli effetti". Infine, e' urgente "accelerare i pagamenti", mentre si attendono "gli effetti della convenzione con le banche locali che dovrebbe consentire l'anticipazione alle imprese". Su tutto "siamo a chiedere ancora una volta la massima attenzione e soluzioni definitive", ha rimarcato Pesaresi. Nel corso dell'assemblea sono stati considerati anche i dati di Tecnocasa sul mercato immobiliare: nel secondo semestre del 2009 i prezzi del medio usato a Rimini sono scesi del 5% rispetto al semestre precedente, mentre per quanto riguarda il medio nuovo la variazione e' stata del meno 2%. Per il 2010 le previsioni non indicano cambiamenti sostanziali.

9 giugno 2010 - Ravenna Notizie

Ancisi: "Mini piano di vendita di alloggi popolari: operazione antisociale"

"Giovedì, il consiglio comunale discuterà l':"Approvazione piano vendita di alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica siti in varie località del Comune di Ravenna". Esso consiste nella messa all'asta di 25 alloggi di casa popolare, di cui 18 a Ravenna, 2 a Conventello e 5 a Marina di Ravenna. Gli attuali ed eventuali inquilini avranno diritto di prelazione rispetto al prezzo massimo offerto dai concorrenti". Lo afferma Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna.
LpRA voterà contro tale "mini-piano di vendita" "che ritiene antisociale, perché tradiSCE vistosamente il senso della legge regionale n. 24 del 2001 a cui dice di ispirarsi. Già il precedente piano del 2006 fu limitato alla vendita di appena 21 alloggi su un totale di 2.117 posseduti dal Comune, quasi tutti ricevuti in proprietà gratuitamente dallo Stato tramite la Regione. Oggi, a dieci anni di distanza da quella legge, si procede con lo stesso metodo, vendendo appena poco più dell'1% degli alloggi comunali e scegliendoli, anche stavolta, tra quelli di più difficile gestione: o perché inseriti in condomini le cui unità immobiliari sono quasi tutte di proprietà privata o perché decrepiti e difficili dunque da mantenere senza pesanti ristrutturazioni.
Lo spirito della legge era ed è invece di dare corso ad un piano vendita di alloggi ERP molto più vasto, destinando il ricavato alla costruzione di nuove case popolari, per dare risposta maggiore alla grande domanda di casa delle famiglie meno abbienti, che in Comune resta insoddisfatta al 90%, e per recuperare od effettuare manutenzioni straordinarie su quelli esistenti. Così come periodicamente avveniva fino a qualche decennio fa, si tratta anche e soprattutto di corrispondere al dettato dell'art. 47 della Costituzione italiana, secondo cui "la Repubblica favorisce l'accesso del risparmio popolare alla proprietà dell'abitazione", consentendo agli inquilini che, avendo migliorato le loro condizioni economico-sociali, sono ora in grado di contrarre un mutuo di acquistare l'alloggio popolare in cui vivono da molti anni, in tal modo sgravando anche il Comune dalle manutenzioni dell'immobili, spesso costose e ancora più spesso poco o male effettuate.
Sono centinaia a Ravenna le famiglie in questa condizione che si vedono negare il diritto alla proprietà della loro casa in nome della concezione statalistica secondo cui il Comune deve mantenere intera la proprietà delle case popolari, cedendo solo gli alloggi inservibili.
Peraltro, la legge Finanziaria 2006, proposta dal governo Berlusconi di allora, introducendo a sua volta un piano casa nazionale massiccio con i cui proventi dalla vendita degli alloggi procedere alla realizzazione di nuove case popolari, ma anche "al contenimento degli oneri dei mutui sottoscritti dalle giovani coppie per l'acquisto della prima casa, a promuovere il recupero sociale dei quartieri degradati e per azioni in favore di famiglie in particolare stato di bisogno", aveva stabilito che la vendita degli alloggi fosse fatta ai rispettivi affittuari, a prezzi calcolati sulla base del valore dei canoni di affitto. Procedendo invece alla vendita dei pochissimi alloggi individuati attraverso gare all'asta, il Comune, com'è già successo nel 2006, favorisce anche le compravendite speculative da parte di imprese immobiliari.
La proposta di Lista per Ravenna è molto semplice:
1. estendere il piano di vendita agli alloggi i cui rispettivi assegnatari, a seguito anche di uno specifico sondaggio delle loro intenzioni, esprimano la volontà di concorrere al loro acquisto;
2. dare la preferenza agli assegnatari stessi, sulla base di prezzi proporzionali al canone di locazione in atto, come indicato dalla legge Finanziaria 2006.

9 giugno 2010 - News Rimini

Speculazione edilizia: Vitali interviene al seminario sui paesaggi

Mettere un freno alla speculazione edilizia e rilanciare il comparto produttivo. Al seminario internazionale sui paesaggi, in corso al Museo della Città, il presidente della provincia Stefano Vitali ha affermato che "nel territorio riminese, in questi anni, non sono mancati i tentativi di fare prevalere le logiche della speculazione immobiliare a scapito dell’investimento nell'impresa".
“Dobbiamo compiere – ha detto Vitali - uno scatto in avanti: chi investe nell’impresa, nei limiti ambientali previsti nel PTCP , va considerato un soggetto che concorre all’interesse generale . Le tre aree produttive previste vanno in questa logica, ma “non tutto – aggiunge Vitali - è regolabile attraverso le aree produttive”, in pratica eventuali "deroghe" non possano che privilegiare la produzione rispetto all’investimento immobiliare.
Di seguito l'intervento integrale del presidente Vitali.
"Prima di tutto desidero ringraziare gli organizzatori per questo invito, non affatto scontato, ma credo motivato da un fatto: la Provincia di Rimini, nell’ultimo lustro, è stata tra le Istituzioni- in Regione e non solo- ad avere più investito in idee e risorse nella tutela del patrimonio-paesaggio. L’architettura del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale 2007 è costruita saldamente su concetti come questo: ‘occorre estendere la consapevolezza che il paesaggio è risorsa strategica non solo per il sistema dei luoghi notevoli, ma anche per le relazioni di più piccola scala fra tutte le forme diffuse che l’interazione uomo-ambiente produce nel territorio, e che a questo danno qualità, identità, memoria collettiva’. In concreto significa che non si deve pensare alla questione paesaggio come richiamo a una prospettiva generica e generalizzata ma semmai come elemento che incide concretamente in ogni ambito della quotidianità individuale e comunitaria. Pare, parrebbe, un principio assodato ma la realtà italiana ci porta in tutt’altra direzione: dal 1990 al 2005 l’Italia è insieme alla Spagna la nazione in Europa che più di ogni altra ha consumato territorio libero, con ritmi da idrovora inarrestabile. Una differenza enorme rispetto ai Germania e Francia, Paesi nei quali da metà degli anni Ottanta è cresciuta e si è ramificata la cultura del non consumo del territorio, fissando a livello statale soglie rigorose di occupazione del suolo libero a fini urbani. Esemplare in tal senso la sottolineatura dell’architetto Richard Rogers, già consulente di Tony Blair, il quale in una intervista racconta: “Ci tengo a dire che a Londra abbiamo avuto un incremento di popolazione di un milione di persone in 10 anni e non abbiamo toccato un solo metro quadrato di green field, la campagna intorno alla città. Abbiamo costruito su brown field, le ex aree industriali. Dal 2001 è legge nazionale: il 70 per cento di ciò che si decide di costruire, laddove esiste, deve essere su brown field”.
L’Italia si muove in senso inverso e, al di là delle impietose statistiche , è sufficiente una considerazione per testimoniare bene lo scarto prima di tutto culturale con questi Paesi. La propaganda e la politica economica nel nostro Paese passano ancora oggi- forse oggi più di ieri- da Piani Casa e da condoni edilizi. Possiamo aprire mille dibattiti, possiamo chiuderne con parere condiviso e unanime altrettanti, ma l’approdo reale è un altro. Il territorio è la vittima sacrificale numero 1 allorché un Governo debba chiudere buchi di bilancio. La crisi economica pare aver creato un alibi ulteriore, giustificando il consumo di paesaggio con l’evocazione di un bene superiore: occupazione e sopravvivenza delle imprese. In tal senso non si va molto lontani dalla realtà se si afferma che questa è forse la fase temporale più delicata dal dopoguerra ad oggi perché sono tante, tantissime, le spinte e i pungoli non solo della classe politica ma anche di un consistente pezzo della cosiddetta società civile all’inevitabile ‘sacrificio’. E’ sufficiente sfogliare una rassegna stampa per rendersi conto che anche a Rimini molte sono state le polemiche nei confronti dei Comuni che non hanno ‘capito’ lo spirito del Piano Casa, imponendo regole troppo rigide a tutela del territorio. Quello che a parole veniva e viene ripetuto a ogni piè sospinto- lo stop al consumo del territorio- può essere barattato in nome di un’esigenza popolare più pressante? La deriva è pericolosissima, tanto più se la sua debolezza attuale rende la politica ancora più dipendente dal presunto consenso. Avere strumenti come il PTCP 2007 e soprattutto la condivisione dei principi guida, mette al riparo il territorio riminese da questi assalti alla diligenza, sbagliati nel metodo (la ‘spinta’ popolare) e nel merito. Mi spiego con un esempio: nonostante l’Italia sia la nazione che più di ogni altra ha consumato nell’ultimo quarto di secolo territorio libero, è al terz’ultimo posto in Europa per disponibilità di alloggi in locazione. L’equazione è paradossale: più territorio occupato e meno patrimonio edilizio messo a disposizione dei cittadini. Ne derivano ovvi giudizi sulla qualità dell’operazione complessiva: più che invocare un legittimo fabbisogno- oggi di fatto emergenziale- sinora si è alimentata una mera bolla speculativa. Questo insegnamento dovrebbe essere un bel freno alla mitologia del ‘mercato che regola il mercato’, principio che forse vale- e sottolineo tre volte col pennarello rosso il ‘forse’- nei Paesi dove più elevato è il senso civico e di appartenenza identitaria al territorio. In Italia no. Servono regole- poche, ma certe e sostanziali-, serve farle rispettare, gli Enti locali mettono in piedi pianificazioni di livello, poi dall’altro ti piombano addosso i condoni edilizi, magari motivati in maniera creativa. L’ultima in ordine di apparizione, il condono degli abusi ‘assolutamente indispensabili’.
La Provincia di Rimini vuole attuare il suo PTCP 2007 senza indugi o tentennamenti, perché il suo PTCP poggia sull’equilibrio tra tutela e sviluppo del territorio. Quello che anche nel programma di mandato 2009/2014 viene definito come città compatta (la necessità di consolidare l'identità dei centri urbani, il contrastare la dispersione insediativi e limitare il consumo e l'impermeabilizzazione dei suoli), altro non è che l’esorcismo contro quell’effetto ‘sprawl’, che mortifica ancor oggi la nostra campagna, rende inefficiente ogni intervento sulle reti dei servizi, ha costi economici e sociali enormi, è una dispersione a cielo aperto di risorse pubbliche e private.
Pochi giorni fa, sfogliando un quotidiano locale, mi sono imbattuto nell’intervista a un immobiliarista riminese il quale per giustificare le famigerate residenze ‘a trenino’ (villette a schiera collegate da un manufatto fittizio) nel territorio extraurbano metteva insieme una serie di ragioni che mi limito a citare senza commenti: che male fanno, alla gente piacciono! Costruire i ‘trenini’ fa sentire più sicuri i residenti che in questo modo possono contare su un vicinato! Trasformiamo in stanze le cubature previste per parcheggi perché in campagna l’auto si può lasciare anche fuori! Aggiungo che poche sere fa, durante una cena di gala, sono stato investito da una serie di colorite espressioni da parte di ‘un iscritto al PD’- così si definiva- perché tra le ultime decisioni della Giunta provinciale di Rimini c’è stata quella di stralciare alcuni ampliamenti edilizi ipotizzati in campagna. Secondo questo signore, abbiamo tolto la possibilità a qualche cittadino di costruire ‘la casa per i propri figli’.
L’Italia è uno dei Paesi in cui l’ottimismo rispetto al futuro è ai livelli più bassi di quasi tutto l’Occidente. Questo si riflette sul modo di pensare ed anche sui costumi.
Fateci caso: c’è sempre un apparente buon senso a giustificare scelte che producono un vantaggio temporaneo che però si mangia, un pezzettino alla volta, il nostro futuro. Non vogliamo legalizzare un piccolo, innocente abuso edilizio? Vogliamo stare a sottilizzare se gli appartamenti affittati agli universitari all’Aquila non sono proprio al top delle norme antisismiche? Provate a girare nei giardini delle nostre città e vedrete quanto cemento e piastrellature di varia natura concorrono ad incrementare, cittadino per cittadino, quella impermeabilizzazione del suolo che rende le bizze del tempo ogni volta un problema che sfiora l’emergenza.
Poi mettiamo le mani al fazzoletto ogni volta che un evento tragico ci ricorda il costo umano e civile che quella somma di piccoli vantaggi, di piccole furberie, ha provocato alla nostra comunità. Si mobilita la Protezione Civile, si raccolgono i fondi, ci si mobilita ma pronti, un minuto dopo, a fare finta che le scelte che compiamo tutti i giorni non abbiano nulla a che vedere con quello che è successo.
Lo stesso avviene per l’economia del nostro Paese.
In Italia il risparmio delle famiglie, per fortuna, è ancora consistente. Ma il destino di questo risparmio spinge sempre con più decisione verso l’investimento immobiliare e non verso lo sviluppo produttivo.
In tutti questi anni non sono mancati, anche nel nostro territorio, i tentativi di fare prevalere le logiche della speculazione immobiliare e fondiaria a scapito dell’investimento nel comparto produttivo.
Io credo che su questo, oggi, dobbiamo compiere uno scatto in avanti: chi investe nell’impresa, chi investe per creare lavoro e ricchezza (nei limiti ovvi di una pianificazione del territorio che tenga conto dei vincoli ambientali e paesaggistici previsti nel PTCP 2007) debba essere considerato un soggetto che concorre all’interesse generale .
Avere previsto tre aree produttive – moderne, accessibili e attrezzate- nel nostro territorio risponde a questa logica e rientra pienamente in quella idea di “città compatta” che il PTCP ha fatto pienamente propria.
Ma non tutto è regolabile attraverso la strada maestra delle aree produttive e credo che un uso equilibrato e coerente della programmazione del territorio non possa che privilegiare la produzione rispetto all’investimento nel bene rifugio immobiliare. C’è ancora tanto lavoro da fare, e non è un lavoro tecnico ma culturale. Nonostante Rimini non sia il territorio storicamente preso ad esempio per la qualità della sua crescita urbanistica, e nonostante enormi siano stati gli sforzi da parte della classe dirigente di modificare una convinzione consolidata, fatichiamo a resistere alla ‘solita’ tentazione. Però io non getto tutta la colpa agli altri, siano essi cittadini o corporazioni. Non posso né voglio approcciare la cosa dal punto di vista cattedratico, per poi allargare le braccia e dire: ‘la gente non capisce’. No, occorre che cambino le parole d’ordine e i metodi di confronto e partecipazione con la società civile per tentare quello che fino ad ora non è mai riuscito: convincere la pubblica opinione dell’opportunità solidaristica e lungimirante della tutela del territorio. Ho una speranza di farlo se non rifiuto il confronto allargato, sapendo che da questo anch’io rischio di mettere in discussione convinzioni di granito. La politica deve tornare ad avere un ruolo educativo, e non può limitare il suo scopo e il suo fine nello snocciolare semplici ‘sì’ o ‘no’. La sfida più grande, nel nostro caso, è appunto quella di passare da una cultura di sfruttamento del territorio a una di rispetto dello stesso, considerandolo parte insostituibile della propria esistenza. Questa significa mettersi davvero in gioco e de ideologizzare i dibattiti per arrivare davvero a una concretezza di azione nella quale sviluppo e ambiente siano elementi equipollenti e non in competizione.
La mia intenzione è quella di amplificare il valore di questo elemento da qui ai prossimi anni, fase in cui attueremo le indicazioni e i principi contenuti nel PTCP 2007 anche sul versante della tutela del paesaggio: dalla salvaguardia delle visuali panoramiche, alla riqualificazione dei margini dell’urbanizzato, alla coerenza tra le nuove trasformazioni urbanistico-edilizie e infrastrutturali e i caratteri di ambito paesaggistico. Abbiamo però bisogno di sostegno e di convinta partecipazione. Sono indispensabili. Il successo del PTCP e di analoghe programmazioni, in definitiva, è direttamente proporzionale a tutto questo. Il Piano Strategico di Rimini, la cui relazione con il territorio provinciale è priorità numero 1 da oggi in avanti, deve assumere la tutela del paesaggio tra gli obiettivi a lungo termine, coinvolgendo Valmarecchia e Valconca in una programmazione di vocazioni finalmente omogenea e non contraddittoria".