Regione Molise

Piano Casa Governo Berlusconi

 

 

30 giugno 2010 - Primonumero

Piano Casa tra paradossi e favoritismi: “E’ illegittimo”

I consiglieri di centrosinistra all’opposizione illustrano punto per punto le presunte illegittimità del regolamento che il Consiglio deve approvare oggi. «Sarà la più grande riclassificazione della storia di Termoli e aprirà a speculazioni e clientelismi». La minoranza “mappa” l’applicazione dei vari articoli dal centro alle periferie e evidenzia cosa succederà, zona per zona.
Lo spirito del Piano Casa è quello di ridare slancio al settore dell’edilizia in un momento particolarmente critico per l’economia, come quello che tutta Italia sta attraversando. Ma a Termoli il regolamento che va ad attuare la legge regionale numero 30, presenta elementi di illegittimità. E’ questa l’opinione del gruppo di centrosinistra all’opposizione consiliare, che, Prg alla mano, ha cercato di spiegare quali sono i punti dello strumento in fase di approvazione (oggi in Consiglio alle 18.30, ndr) che presentano elementi di illegittimità e pericoli per l’assetto urbanistico della città. «Il Piano si traduce nella più grossa riclassificazione della storia di Termoli», commenta Filippo Monaco riferendosi soprattutto alle conseguenze degli articoli che consentono di cambiare le destinazioni d’uso degli immobili, di attuare l’edilizia sociale indifferentemente ai perimetri dei comprensori, e soprattutto di demolire e costruire "allegramente" in aree che secondo il Prg non possono ospitare niente al di là di prati e verde agricolo.
A chiarire punto per punto le presunte incongruenze del regolamento è stato l’ex assessore ai Lavori pubblici Mario Di Blasio, che circondato da Antonio Russo, Filippo Monaco, Daniele Paradisi, Paolo Marinucci, Antonio Giuditta e Francesco Caruso, ha affrontato il nodo della illegittimità, che ha convinto la minoranza a votare contro in Consiglio.
Sotto accusa soprattutto la eccessiva discrezionalità che i consiglieri avrebbero nel decidere di approvare i progetti presentati dai privati. «Non sono state fatte scelte sulle caratteristiche urbanistiche del territorio, e il Consiglio comunale, in teoria chiamato a decidere i progetti da far passare e quelli da rispedire al mittente, non ha alcun tipo di strumento oggettivo sul quale pronunciarsi». In pratica la minoranza sottolinea l’assenza, nella valutazione politica, sia di piani conoscitivi del territorio (ricognizioni e studi idrogeologici), sia di relazioni urbanistico – edilizie e paesaggistico – ambientali. «In base a quale criterio il Consiglio sceglierà i progetti?», ha chiesto Paolo Marinucci, ricordando che il quadro conoscitivo di Termoli, redatto dall’Ufficio di Piano e approvato nel luglio 2008 dalla Giunta, è finito nel dimenticatoio ed è stato chiuso in un cassetto dell’Ufficio di Piano chiuso su decisione dell’amministrazione Di Brino. Proprio l’assenza di parametri oggettivi e di prescrizioni in base all’assetto del territorio, secondo l’opposizione, aprono la strada a possibili ricorsi da parte dei privati.
Queste le ‘incongruenze’ principali che la minoranza a poche ore dal Consiglio ha messo in evidenza.
Centro storico senza piano commerciale. La zona classificata come A 2, che da via Sannitica e via Frentana ingloba tutto il Borgo vecchio, si presta al cambio di destinazione d’uso degli immobili sia con opere, che senza opere. «Si fa riferimento solo al piano di recupero che tra l’altro è scaduto ma non al piano commerciale, e questa è un’incongruenza bella e buona, visto che proprio il piano commerciale è l’unico strumento vincolante nella zona antica».
Da Corso Nazionale a via Corsica, alla zona dell’università: l’escamotage delle aree degradate. Per la minoranza l’inserimento delle aree degradate nella parte della città dove è concentrato il maggior numero di strutture ricettive comporta un effetto devastante per il turismo, perché proprio in queste zone degradate si andrebbero ad attuare gli articoli 2 e 3, cioè gli aumenti di cubatura in deroga al Prg, la demolizione e la ricostruzione con un ampliamento di volumetria fino al 35 per cento in più. «In questa zona ricadono gli alberghi più importanti della città, dal Somerist al Rosary, dal Meridiano al Corona. Tutta edilizia turistica che potrebbe diventare residenziale in barba alla proclamata attenzione per il turismo di Termoli – sostiene la minoranza - Inoltre non si riesce a capire su quali basi queste zone siano state individuate come aree soggette a degrado e quindi favorite».
Il paradosso dei piani esecutivi privati. Le zone C 3 e C 4, che comprendono tutta via Corsica e non solo, prevedono gli articoli 2, 3 e 6 (edilizia sociale), previa presentazione di un piano esecutivo da parte del privato. Piani che saranno poi approvati dal Consiglio. «Manca la garanzia di attenzione al territorio, perché è il Comune semmai a dover predisporre piani di riqualificazione e non può delegare il privato a un aspetto così determinante».
Rio vivo zona degradata: si può fare di tutto. Tutta l’area di Rio Vivo-Marinelle è stata considerata degradata e dunque nella interpretazione della minoranza aperta non solo ai cambi di destinazione d’uso ma anche alle nuove edificazioni. In base al regolamento in fase di approvazione, ci sarebbero alcune contraddizioni. «Perché il cambio di destinazione d’uso viene escluso per alcune zone F e previsto per altre zone F? Quali sono le motivazioni? C’è forse qualche interesse specifico?». I terreni ‘favoriti’ sono fra gli altri anche quelli dell’imprenditore agricolo Di Rocco, e le aree espropriate per l’interporto.
Lungomare nord: residence trasformati in case private. In tutta la zona tra la ferrovia e il mare è consentito il cambio di destinazione d’uso con opere (cioè con lavori), ma sono esclusi aumenti di cubatura sul presupposto dell’impatto paesaggistico, «due punti del regolamento in contraddizione tra loro, visto che non si potrebbero realizzare nuovi interventi».
Cubatura in più a chi sì e a chi no. Gli articoli 2 e 3 non sono applicabili in tutta la zona che va da via Magellano fino al confine con Petacciato, ma sono invece applicabili nell’area che va da via Magellano fino al Sinarca. Cosa c’è lì? «Un’altra zona degradata dove appunto il privato può fare quello che vuole presentando un piano di riqualificazione: aumenti volumetrici, nuova cementificazione, cambi di destinazione d’uso». L’area ‘incriminata’ comprende l’hotel Modenese e la bretella parallela alla ferrovia sotto sequestro.
Edilizia sociale: rischio riclassificazioni. Il regolamento comunale apre a interventi di edilizia convenzionata entro 250 metri a contorno del perimetro dei comprensori, nelle aree di verde agricolo. «E se c’è un vallone? E se c’è un fiume? E se c’è un ostacolo o un rischio qualsiasi? Si dovrebbe dare una interpretazione più funzionale del concetto di vicinanza e fissare delle zone precise, invece di allargare la possibilità a tutta la città con il rischio di speculazioni imprenditoriali». L’opposizione sottolinea come uno studio fatto nel marzo 2010 già individua le zone preposte all’edilizia sociale, considerandole una estensione dei piani di zona esistenti per evitare la ghettizzazione. «Così invece ci sarà una corsa ai terreni dei soliti noti e Termoli rischia la più grande riclassificazione della storia, visto che secondo il Prg sul verde agricolo non si possono costruire residenze», ha precisato Filippo Monaco.
«Senza tener conto che si creano delle false aspettative sui cittadini, e sulle cooperative di costruttori, visto che si sta parlando di un numero di nuovi alloggi minimo»: secondo i calcoli del gruppo di centrosinistra tra il 2011 e il 2021 si potranno realizzare massimo 445 appartamenti di edilizia convenzionata a fronte dei 600 calcolati invece dalla maggioranza.

29 giugno 2010 - Primonumero - Chiara Maraviglia, Monica Vignale

Piano Casa in soldoni: tutto quello che bisogna sapere, spiegato dall’esperto

Francesco Roberti, relatore del regolamento che cambierà l’urbanistica termolese, ha accettato di farsi torchiare rispondendo alle domande in maniera concreta e analizzando le singole situazioni alla luce delle nuove regole. Aumenti di cubatura, piani sopraelevati, verande e finestre, alloggi di edilizia convenzionata: come, dove e quando si posso fare? E ancora: che succederà al Cinema Adriatico e a Palazzo Crema? L’Hotel Rosary sarà trasformato in tanti appartamenti privati vista mare? Ecco il nostro question time, nell’attesa del sì definitivo in Consiglio comunale.
Termoli. Piano Casa: chi ci capisce è bravo. Dopo bozze, emendamenti, commissioni, polemiche, lo strumento - un vero rompicapo - approda in Consiglio comunale (mercoledì 30 giugno) per il sì definitivo. La materia interessa da vicino tutti i cittadini, ma è difficile interpretare correttamente la terminologia tecnico – urbanistica, i codici cifrati dei Prg e il linguaggio dei regolamenti. E così nonostante incontri e ‘vertici’, i cittadini ben poco hanno capito di cosa si può fare o non si può fare con questa legge e soprattutto con la sua applicazione per la città in virtù della delibera che va ad attuare, nel concreto, la legge regionale, calandola nel contesto geografico e urbano di Termoli. «Abbiamo realizzato uno strumento che fissa dei paletti e impedisce speculazioni ed eccessi di cemento», sostiene la maggioranza. L’opposizione invece, anche se con cautela, solleva qualche critica: «Poca chiarezza, troppa discrezionalità politica».
Ma al di là del dibattito tra le due fazioni e nell’attesa che il Consiglio approvi la bozza, Primonumero.it ha interpellato il relatore del regolamento attuativo, il consigliere Francesco Roberti, che è anche un ingegnere e che ha firmato la versione definitiva dello strumento, che va a modificare l’urbanistica termolese. Lui, sommerso dalle carte, ride: «I cittadini se ne accorgeranno presto, con questo Piano Casa non si può fare quasi nulla, ed è una fortuna perché si evita di peggiorare una situazione giù critica come quella di Termoli». In realtà parecchie cose si possono fare, anche se con tutti i limiti del caso. Roberti ha accettato di sottoporsi a una raffica di domande specifiche nel tentativo di tradurre a benefico di tutti i lettori i tecnicismi e le astrazioni della legge.
Partiamo da uno degli aspetti più contestati della legge, cioè il cambio di destinazione d’uso per strutture che al momento non sono a scopo residenziale. Facciamo un esempio: un imprenditore edile che ha costruito un residence turistico sul lungomare nord o a Rio Vivo può trasformarlo in abitazioni private da vendere singolarmente?
«Sì, può farlo, anche se deve restituire al Comune i cosiddetti standard, cioè aree da riservare a parcheggi e verde pubblico, in proporzione alla grandezza del fabbricato. Su questo non è stato possibile porre alcuna limitazione».
E se queste aree non possono essere ricavate in alcun modo, perché già è tutto costruito e non c’è spazio?
«A quel punto il costruttore paga un tot al metro cubo al Comune. Diciamo che si arriva alla monetizzazione degli standard urbanistici».
Quindi è un modo per fare cassa?
«Beh, sì, è previsto dalla legge regionale».
Un esempio concreto: il residence della Im.mar sul lungomare nord, che tanto rumore aveva fatto lo scorso anno per l’inghippo che celava, diventerà un complesso di case private al mare?
«Sì, e non è l’unico caso. Il cambio di destinazione d’uso si applica per tutta la città, con alcune eccezioni, purché i fabbricati rimangano così come sono, cioè senza variazioni strutturali. Tecnicamente si dice ‘senza opere’».
Quindi la legge sanerà le irregolarità di via Ischia, dove decine di famiglie hanno comprato alloggi in un residence convinte che fossero abitazioni private, come pure delle case dietro la Fontana, edificate in violazione della legge e autorizzate solo perché dovevano essere uffici? Anche queste diventeranno case residenziali? E’ tutto risolto?
«Sì, sono tutte situazioni che saranno regolarizzate col Piano Casa. Che però, per quanto riguarda Termoli, è stato reso molto più rigido rispetto alle maglie larghe della legge regionale. E’ stato un lavoro duro, durante il quale abbiamo cercato di accontentare il singolo che vuole chiudere la veranda senza aprire allo scempio del territorio, ricucendo la legge con quelle che sono le criticità purtroppo note di Termoli. Per esempio con l’ultimo emendamento presentato abbiamo eliminato la dicitura del limite volumetrico prevista dalla legge regionale. In questo modo è il Comune a riservarsi la possibilità, caso per caso, di fissare aumenti di cubatura inferiori al massimo stabilito».
Ma così non si apre a contenziosi fra privati e Comune?
«Può darsi. Ma intanto, nell’attesa dei ricorsi e dei controricorsi, si evita il cemento selvaggio»
Facciamo un esempio concreto: il proprietario di un palazzo a cinque piani può alzare un altro piano?
«Può farlo in due modi: grazie all’articolo 3 potrebbe abbattere tutto lo stabile e ricostruirlo ex novo con le norme antisismiche, alzando un piano in più. E’ evidente che è una procedura costosissima che non conviene a nessuno. Ma c’è un’altra strada, e cioè quella dell’articolo 2, che prevede l’ampliamento anche in altezza finalizzato al miglioramento sismico. Si potrebbe in teoria, con strutture leggere, tetti in legno e materiali antisismici, alzare un livello a patto che il condominio sia d’accordo a subire il monitoraggio sismico dei tecnici e a patto che la risposta sismica migliori per tutto l’edificio. Ma quello che bisogna sapere è che esistono norme del codice civile ancor più restrittive e che valgono sempre, a prescindere da quello che dice il Piano Casa».
Cioè?
«Se per esempio un palazzo con la sopraelevazione aumenta la sua altezza fino a dodici metri, deve mantenere la distanza di dodici metri dallo stabile più vicino. Se questa distanza non c’è, non si può far nulla».
E se i palazzi sono attaccati o con un muro in comune?
«La legge dice che bisogna inserire un giunto tecnico per eliminare il rischio sismico al vicino, ma se il vicino si oppone per qualsiasi ragione (subisce più umidità, viene meno il risparmio energetico dovuto al muro in comune, eccetera) non se ne fa niente. Gli interventi si possono fare ‘salvo il diritto dei terzi’ che li possono ostacolare».
Altro punto nevralgico di questa legge è l’edilizia convenzionata. Prima di tutto: di cosa stiamo parlando?
«Lo spirito dell’edilizia sociale è di realizzare abitazioni a prezzi accessibili, per nuclei familiari in possesso di determinati requisiti. Significa che il costruttore non ci deve guadagnare troppo, e la gente con un reddito basso può acquistare appartamenti a prezzi più bassi di quelli del mercato, al di fuori di logiche speculatorie. Ovviamente il numero di questi appartamenti deve corrispondere al reale fabbisogno abitativo di Termoli, e i calcoli per stabilire questo fabbisogno si fanno di dieci anni in dieci anni».
Da qui ai prossimi dieci anni quanti alloggi di edilizia convenzionata sono previsti?
«Da uno studio in base anche ai dati Istat è previsto un fabbisogno di almeno 600 appartamenti, per un incremento di popolazione di 2123 nuovi abitanti».
Questi 600 nuovi alloggi dove potranno essere realizzati con questo nuovo Piano?
«Su terreni che per il Piano regolatore sono di verde agricolo, e che finora non erano edificabili. Teniamo presente che Termoli è divisa in tanti comprensori, e noi abbiamo stabilito che si possano costruire alloggi di edilizia convenzionata nelle fasce al confine dei comprensori, fino a una distanza di 250 metri, nell’ottica di operare una ricucitura dei quartieri».
Ma non c’è il rischio che questo possa prestarsi a una speculazione? In teoria tutti possono presentare i progetti e costruire laddove adesso non si potrebbe.
«In realtà solo le imprese e le cooperative sociali possono fare questo tipo di edilizia e comunque ogni impresa può presentare un solo progetto. Ma l’innovazione rispetto alla legge regionale è che nel caso di Termoli l’amministrazione, per evitare che i progetti edificatori possano di fatto essere una variante al Prg, si è riservata la possibilità di valutare le singole proposte. Un ufficio apposito seguirà i piani costruttivi, che saranno presentati nei tempi previsti dalla pubblicazione del bando, e l’ultimo step sarà l’approvazione in Consiglio comunale. Voglio precisare che poi non è così scontato costruire visto che in questo caso l’urbanizzazione primaria, quindi fogne e strade, spetta al privato e non al Comune. E non credo che sia un’impresa semplice e soprattutto sempre vantaggiosa dal punto di vista economico garantire tali servizi. E’ condizione indispensabile, per esempio, che il terreno sia vicino a una strada di Prg, per l’allaccio dell’impianto fognario».
Tra Colle Macchiuzzo e Difesa grande, proprio nella zona classificata come terreno agricolo, c’è un fosso. Ma la legge permette di costruire anche in aree che presentano rischi geologici?
«In teoria sì, perché l’unico strumento che stabilisce i rischi idrogeologici è il Pai, che il Molise non ha. Ma ovviamente i singoli casi saranno analizzati, e se i tecnici ravviseranno potenziali pericoli, anche in seguito agli studi geologici che bisogna allegare al progetto, i progetti saranno esclusi».
Passiamo ai casi ‘storici’: il cinema Adriatico. Che succede col Piano Casa?
«Il Piano Casa è ininfluente perché quello stabile si trova nella zona E3, cioè verde pubblico attrezzato. Tuttavia rientra nel Piano di Recupero del 1975, finalizzato proprio a recuperare il patrimonio immobiliare di alcune zone. I proprietari potrebbero ristrutturarlo lasciando invariata la cubatura e l’aspetto esteriore, ma all’interno si possono ricavare aree commerciali».
Palazzo Crema?
«L’edificio è escluso da qualsiasi intervento. Si trova nella zona A2, quindi come tutto il Borgo vecchio, lì non si può fare niente, se non restauri igienico e strutturali e cambi di destinazione d’uso, che tuttavia sono soggetti a un’altra normativa ed esulano dal Piano Casa».
Hotel Rosary: corre voce che possa essere riconvertito in appartamenti privati vista mare.
«Il Rosary è un B2, quindi in zona di risanamento. Diversamente da quanto prevede la legge regionale, noi abbiamo eliminato la possibilità di aumentarne la cubatura. Il proprietario che volesse abbatterlo deve presentarci un progetto per abbatterlo e ricostruirlo antisismico dicendo per filo e per segno quello che intende fare. Se può cambiare la destinazione d’uso? Sì, può, ma senza aumentare la cubatura e rifacendolo esattamente così com’è. E non solo, deve anche reperire e cedere al Comune delle aree di urbanizzazione.
Sarà il Consiglio comunale a valutare la fattibilità e l’utilità del piano esecutivo presentato».
Non crede che questa discrezionalità possa creare favoritismi? La maggioranza potrebbe approvare progetti di amici e respingere progetti di nemici.
«I singoli amministratori si assumono la responsabilità di quello che vanno ad approvare. Può darsi che questo sia un rischio ipotetico, tuttavia è stato un compromesso necessario per evitare di dover dire di si a tutto con rischi di obbrobri e scempi».

22 giugno 2010 - Primonumero

Incontri su Piano Casa: il tour nazionale fa tappa al Cosib

"Piano Casa, l’ora dell’attuazione: la parola ai tecnici": il tour ideato e organizzato da Edilportale.com, Archiportale e Agorà fa tappa a Termoli. L’incontro si terrà il 30 giugno alle ore 14.30 nell’auditorium del Cosib.
E’ il secondo dei 20 workshop itineranti, che percorreranno la penisola con l’obiettivo di chiarire, spiegare e approfondire le leggi Regionali per il Piano Casa, ma anche per evidenziarne le opportunità, raccogliendo le esperienze sul territorio per condividerle poi online con i protagonisti del progetto e della costruzione. L’evento è patrocinato dai Ministeri dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, dal Consiglio Nazionale Ingegneri, Consiglio Nazionale Architetti, Istituto Nazionale Urbanistica, Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati, Consiglio Nazionale Periti e Periti Laureati Uncsaal, Comune di Roma, Federcostruzioni: Ance, Federlegno Arredo, Federbeton, Federchimica, Assovetro, Confindustria Metalli, Andil, Anie, Ascomac, Unacoma, Oice, e vede la partecipazione delle 20 Regioni italiane.
Dopo la Regione Lazio, il tour si sposta in Molise per il Piano Casa della Regione. Prendono parte al dibattito i referenti istituzionali, i professionisti e i tecnici esperti del settore, nonché le principali aziende leader. Fra i relatori, saranno presenti: Antonio Basso Di Brino (Sindaco di Termoli), Filoteo di Sandro (Assessore Urbanistica Regione Molise), Angelo Michele Iorio (Presidente Regione Molise), Edoardo Falcione (presidente Ance Molise), Luigi Sansone (Presidente Banca Popolare delle Province Molisane), Nicola Moffa (Presidente Osservatorio delle Professioni Tecniche), Nicola Gesualdo (Funzionario Assessorato Urbanistica Regione Molise), Daniele Di Vito (Dirigente Urbanistica Comune di Termoli). Conduce i lavori Alfredo Martini (Direttore editoriale di Costruttori News). Dalla platea, Rossella Calabrese (Redattore capo Edilportale.com) e Roberta Dragone (Redattore capo Archiportale.com).
Un evento di new concept dal format coinvolgente con ospiti, architetti, ingegneri, geometri, urbanisti, manager aziendali, docenti, dirigenti di associazioni del comparto, consulenti e professionisti del settore edile. Si svolgerà con due conduttori, uno sul palco e uno in platea, per dare modo anche agli spettatori di essere protagonisti, esprimendo la loro opinione e lanciando temi da sviluppare; allo stesso modo anche i relatori, non solo risponderanno alle domande della platea, ma potranno essi stessi formularne ai presenti, attivando così una comunicazione a due vie. Un confronto basato sul dialogo, dunque, e non sul consueto monologo dei relatori.

22 giugno 2010 - Termoli On Line

Stamani ok in III commissione sul regolamento del piano casa

Due astensioni e tre voti favorevoli. Si è espressa così la terza commissione urbanistica del comune di Termoli, riunitasi in tarda mattinata per esaminare le ultime modifiche da apporre al testo sul regolamento per il piano casa, che dovrà andare in consiglio per l’approvazione finale entro il prossimo 3 luglio.
Rispetto alla bozza illustrata in conferenza stampa ormai due settimane fa, lievi sarebbero state le variazioni, un proposito di celerità nell’affrontare lo studio di possibili migliorie e andare spediti sull’esigenza di rispettare i termini dati dalla legge regionale 30.
Il presidente della commissione Vincenzo Aufiero ha messo ai voti e con i tre garantiti dalla maggioranza, oltre a lui, Francesco Roberti e Bruno Verini, il documento è passato. Astenuti sia Remo Di Giandomenico, tuttavia complimentatosi per il lavoro egregio svolto nell’assise cosultiva, che Mario Di Blasio, il primo in dispregio proprio del testo regionale e il secondo ha annunciato che esprimerà la ragione del dissenso in consiglio comunale.

18 giugno 2010 - Il Tempo - Antonella Salvatore

Il Piano Casa sottoposto a «lifting»

Termoli - Sono state introdotte modifiche inerenti la riqualificazione di varie zone
Piano casa, all'indomani della presentazione della bozza di documento, non si sono fatte attendere osservazioni e consigli da parte di progettisti, professionisti e tecnici così come auspicato dall'Assessore comunale all'urbanistica Ennio De Felice che ha inviato il documento ai tre ordini professionali: ingegneri, architetti e geometri. L'iniziale progetto presentato in III Commissione consiliare dall'Amministrazione ed illustratato durante la recente conferenza stampa è stato sottoposto ad un mini "lifting". Le modifiche, proposte dall'Assessore e valutate attentamente dagli esponenti della commissione, tuttora al lavoro, riguardano tutte le zone rientranti nel programma.
«In particolare si è individuata la "zona B" corrispondente al centro di Termoli con l'esclusione del Borgo Antico come area da riqualificare in quanto ci sono palazzi vecchi, stili e colori molto differenti tra loro e spesso contrastanti. Su questo aspetto l'Assessore De Felice impegnato completamente sulla preparazione del documento insieme alla struttura municipale, tanto da ricevere anche attestati di stima per la competenza tecnica pur essendo medico di professione, lavorerà a stretto contatto con i costruttori affinchè vengano adottate delle idee innovative per mettere a punto un Piano esecutivo con l'Amministrazione concertato. Per quanto riguarda le altre zone della città: B1, B2 e B3 si è deciso di lasciare più libertà agli operatori del settore. L'Amministrazione e la Commissione hanno accolto i pareri di progettisti e tecnici in questo senso eliminando alcuni "paletti".
Emendamenti non sono ancora pervenuti - ha dichiarato De Felice - ma li aspetto. Le osservazioni invece ci sono state con particolare riferimento alla zona D2 della piccola industria (area artigianale) in cui sono stati invece inseriti dei vincoli e su questo c'è già stato il parere favorevole della commissione. Il lavoro su questo Piano sarà concluso lunedì». Il documento programmatico, considerato vitale per il rilancio dell'edilizia e dell'economia della città, sarà licenziato ed approderà in Consiglio comunale il prossimo 1 luglio per la discussione ed approvazione.

NOTIZIE PRECEDENTI »»»