Piano Casa Governo Berlusconi

 

Guida al Piano Casa promosso dal Governo Berlusconi.
Notizie, informazioni, approfondimenti e commenti sul piano per l'edilizia che dovrebbe rilanciare il settore e, più in generale, l'economia, consentendo ai cittadini di aumentare la cubatura degli edifici, oltre a venire incontro alle classi più disagiate dando nuovi alloggi alle giovani coppie e alle categorie maggiormente in difficoltà.

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10 luglio 2010 - Corriere della Sera - Mario Sensini

E Tremonti disse: «Manovra chiusa, questo non si può»

Il premier tenta l’ultima mediazione, poi la linea del rigore
ROMA — «No, questo non si può. La manovra è chiusa, sta già uscendo dalla Commissione, abbiamo preannunciato la fiducia» ha detto a un certo punto, perentoriamente, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. E non si rivolgeva ai presidenti delle Regioni, raccontano gli stessi, ma al premier, Silvio Berlusconi. Frenato senza troppe esitazioni dal ministro nell’ultimo, spontaneo, e per lui naturale tentativo di aprire uno spiraglio alle richieste dei governatori. «Magari nei prossimi due o tre giorni —stava dicendo il presidente del Consiglio — potremmo incontrarci e approfondire con Errani...».
Niente da fare. I tagli ai bilanci delle Regioni restano quelli scritti nella manovra antideficit. Il rigore è necessario, anche se ha un costo politico, e da quella linea Tremonti non si è spostato di un millimetro. Dopo aver attaccato a testa bassa i governatori sugli sprechi, era chiaro fin dalla vigilia che il ministro non avrebbe ceduto. Lo sapevano le Regioni, nonostante l’insistenza per l’incontro, ed era chiaro anche a Silvio Berlusconi, che solo due giorni fa, accogliendo la richiesta dei governatori di essere ricevuti a Palazzo Chigi, lo stesso Berlusconi aveva firmato con Tremonti una lunga nota per dire che, comunque, nulla sarebbe cambiato.
Neanche Gianni Letta, il mediatore, nutriva speranza. E non a caso ieri a Palazzo Chigi il sottosegretario alla Presidenza non ha aperto bocca, rinunciando anche alla consueta cerimonia di introduzione del confronto. Con il ministro delle Regioni, Raffaele Fitto, schierato apertamente con Tremonti, i governatori non hanno trovato il minimo appiglio. Solo quel tentativo in extremis del presidente del Consiglio, condotto senza neanche troppa convinzione.
«Oggi abbiamo un Tremonti più cattivo del solito» ha detto Berlusconi poco dopo, quando al tavolo della sala verde, usciti i governatori, si sono seduti i sindaci e i presidenti di Provincia. Spiegando che la manovra era necessaria per rassicurare i mercati e perché era stata chiesta dall’Europa. «Lo so, ci sarebbe da dare due calci nel sedere a qualcuno» ha detto Berlusconi a un certo punto e Tremonti, fin lì assorto, ha alzato lo sguardo, incrociando gli occhi di tutti i presenti in sala. «No, no Giulio» si è affrettato a chiarire il premier, ridendo. «Non ce l’ho mica con te, stavo parlando dei burocrati, della Ue, dei mercati... ».
Anche per i Comuni e le Province i tagli sono confermati. Ma Tremonti a loro qualcosa concede: la promessa, seppur vaga, di aggiustare il Patto di Stabilità a ottobre e soprattutto, con il federalismo, lo spazio di manovra su tasse proprie entro l’anno. I tagli restano, ma dell’autonomia impositiva delle Regioni, nel frattempo, s’è persa traccia. I governatori, ora, vogliono restituire le funzioni delegate dallo Stato e il governo minaccia di non fare le leggi per riprendersele, vendicandosi del Piano casa fatto fallire dalle lungaggini delle leggi attuative regionali. Il braccio di ferro continua. Mentre la devolution assomiglia sempre più ad un federalismo dei municipi.

7 luglio 2010 - L'Unità - Rinaldo Gianola

Il vero piano-casa di Berlusconi: «Milano 4» ad Arcore

L’unico che davvero ci spera è il sindaco di Arcore, l’avvocato Marco Rocchini, 70 anni:«Non c’è un centesimo in cassa, noi sindaci siamo costretti a scalare vetri insaponati. Personalmente non ho dubbi, sono favorevole all’investimento immobiliare di Berlusconi nel nostro comune, sarebbe un grande aiuto. Ma, purtroppo, ogni volta che c’è di mezzo Berlusconi si scatena la bagarre».
Il primo cittadino di Arcore, targato pdl, si trova nelle condizioni di molti amministratori italiani costretti a guidare le loro comunità con risorse sempre più misere a causa dei tagli del governo.
Ma Rocchini potrebbe contare su un generoso piano di investimenti immobiliari che il concittadino Silvio Berlusconi ha in mente di realizzare nel territorio confinante con la sua residenza. Il piano dell’Immobiliare Idra, società del gruppo Fininvest della famiglia Berlusconi, prevede investimenti per circa 200 milioni di euro, per costruire villette-palazzine che verrebbero date in affitto a giovani coppie. Il territorio interessato parte da Villa San Martino, residenza del premier acquisita negli anni Ottanta grazie alle mediazione dell’avvocato Cesare Previti e dove trovò rifugio e lavoro lo stalliere Vittorio Mangano l’”eroe” di Marcello Dell’Utri, e si estende fino al fiume Lambro e oltre, se fossero concesse le deroghe e i permessi necessari.
Perché quella che è stata battezzata la “Milano 4” di Arcore è un’iniziativa imprenditoriale che è destinata a realizzarsi, se davvero si farà, su un’area di 250.000 metri quadri all’interno del Parco del Lambro, alla quale sono interessate tre province (Monza e Brianza, Lecco, Como). Sulle prime indiscrezioni del progetto ci sono state polemiche e battaglie, apprezzamenti e dichiarazioni di guerra. Come stanno le cose? Il sindaco Rocchini spiega:«Non è vero che io o il comune abbiamo autorizzato il piano. Il progetto non è stato nemmeno protocollato. Un paio di mesi fa gli amministratori di Idra si sono presentati da me e mi hanno illustrato il piano di investimento. Ho ascoltato e le dico che personalmente sono favorevole perché questa iniziativa cambierebbe il futuro di Arcore e della zona intorno, potremmo ottenere 20 milioni di oneri di urbanizzazione e Idra si è impegnata a restaurare Villa Borromeo d’Adda, a creare una casa di riposo per anziani, a realizzare due sottopassi per la ferrovia, piste ciclabili e altre opere.
Insomma, tutti progetti che il comune oggi non è in grado di sostenere. Sarebbe utile per tutti poter discutere pacatamente di questa proposta, valutare gli aspetti positivi e quelli negativi e poi decidere. Ma quando c’è di mezzo Berlusconi diventa difficile, era già successo quando presentò il piano di allargamento della sua residenza...». Fausto Perego, ex assessore all’Urbanistica e oggi consigliere pd ad Arcore, è uno di quelli che si è battuto contro l’estensione della Villa del premier e oggi è contrario al piano “Milano 4”. Argomenta: «Il comune non ha nemmeno il Piano Generale del Territorio e ora dovremmo consentire a Berlusconi di gettare una colata di cemento compromettendo il Parco e il futuro dell’area sulla cui tutela tutti, destra e sinistra, ci eravamo impegnati.
Le contropartite offerte da Idra sono importanti per la città, ma non possiamo farci prendere perché abbiamo fame. Il territorio va salvaguardato, è il nostro patrimonio principale». La proposta di Berlusconi. comunque, è una di quelle che fa discutere e divide non solo perché c’è di mezzo il premier e i suoi enormi interessi. La notizia di un investimento così importante in un’area ricca ma duramente colpita dalla crisi economica sembra fatta apposta per mantenere l’attenzione politica e mediatica, come se ce ne fosse ancora bisogno, sempre su Berlusconi. Nei mesi scorsi, proprio attorno ad Arcore e alle tre ville di proprietà del premier in Brianza, si sono consumate tragedie sociali come il licenziamento degli operai della Yamaha, la ristrutturazione della Dalmine, i tagli della Celestica e ancora la vertenza della Carlo Colombo con gli operai sul tetto a protestare. Berlusconi entrava e usciva con la sua Audi blindata da Villa San Martino, passava davanti ai picchetti operai, ma poi in tv negava la crisi e invitava all’ottimismo.
Oggi come un mecenate generoso offre al suo comune l’opportunità di un ricco investimento, sempre giocato, però, sulla deroga dalle regole: costruisco le case, porto lavoro e soldi, ma voi fatemi usare il Parco. La partita di “Milano 4” non è naturalmente solo una questione economica, assume, come teme il sindaco di Arcore, una forte connotazione politica proprio perché c’è di mezzo Berlusconi. Il premier nuota in Brianza e in Lombardia in piena libertà e con grandi appoggi. La sua rete è talmente articolata e solida che non ci si sorprende più di nulla. Ad esempio il vicepresidente della provincia di Monza, Antonino Brambilla, riveste tranquillamente il ruolo di consulente della Immobiliare Idra, mentre il presidente del Parco valle del Lambro è Emiliano Ronzoni, fedelissimo di Formigoni, che dovrebbe decidere sui permessi. Non resta altro che attendere la decisione di Arcore dove la prossima primavera si andrà al voto e c’è aria di ribaltone. Il sindaco Rocchini è stanco e ha già fatto la sua scelta:«Io non mi candido più».

6 luglio 2010 - ANCE

Mercato immobiliare: prosegue alla Camera dei Deputati l`indagine conoscitiva.

Presso la Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, nell`ambito dell`indagine conoscitiva sul mercato immobiliare, e` stato ascoltato il 16 giugno scorso, il Sottosegretario di Stato per le Infrastrutture e i Trasporti, Sen. Mario Mantovani.
Il Sottosegretario Mantovani ha ricordato, in particolare, l`approvazione del ``Piano casa 1`` che persegue ``l`obiettivo di trovare soluzioni al degrado urbano derivante da fenomeni di alta tensione abitativa, avviando il volano che potra` contribuire a implementare l`azione che il Governo sta sostenendo per il superamento della crisi``.
Il suddetto Piano si articola su tre aree di intervento. Una prima linea di intervento e` diretta a incentivare i fondi immobiliari anche locali, a tal proposito, il Sottosegretario ha, tra l`altro, sottolineato che il ``decreto autorizzativo del bando di gara per l`individuazione del soggetto che dovra` gestire il fondo nazionale e` stato registrato e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 9 giugno scorso. Il termine per la presentazione delle domande e` stato fissato al 20 agosto e pertanto le societa` interessate a partecipare al suddetto bando dovranno farne richiesta entro quella data``.
Per quanto concerne il fondo nazionale, il Sen. Mantovani ha rilevato che ``sara` costituito da un capitale pari ad almeno un miliardo di euro da parte di investitori istituzionali, oltre ai 150 milioni di euro che il Governo ha gia` messo a disposizione`` e che potra` intervenire a sostegno dei fondi locali fino al 40 per cento dell`investimento di questi ultimi. Gli interventi dovranno avere quali caratteristiche fondamentali: l`elevato livello di vivibilita`, la salubrita`, la sicurezza e la sostenibilita` ambientale ed energetica, cosi` come indicato nel piano nazionale di edilizia abitativa.
La seconda area di interventi e` diretta a finanziare l`edilizia residenziale pubblica di proprieta` degli ex IACP. La linea di intervento opera con una prima tranche di 200 milioni di euro, costituiti integralmente da finanziamenti statali, istituiti con decreto ministeriale 18 dicembre 2007 e gia` distribuiti. Sul punto, il Sottosegretario ha precisato che ``abbiamo emesso il decreto il 18 novembre 2009 e i primi anticipi sono gia` stati trasferiti alle regioni. La residua parte del precedente programma, sino alla concorrenza dei previsti 550 milioni di euro, sara` attivata non appena saranno rese disponibili ulteriori risorse``.
La terza area di azione attiene agli interventi che potranno essere attivati nel limite delle risorse disponibili annualmente, derivanti da precedenti linee di finanziamento non attivate, che a oggi sono pari a 377,8 milioni di euro. Il decreto di ripartizione tra le regioni e` stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 7 maggio scorso. Il Sottosegretario Mantovani ha ricordato che gli interventi, concordati con le Regioni, ``riguardano l`incremento del patrimonio di edilizia residenziale con risorse dello Stato, delle regioni, delle province autonome, degli enti locali e di altri enti pubblici, derivanti anche dalla vendita di alloggi di edilizia pubblica in favore di legittimi inquilini; interventi in project financing; agevolazioni a cooperative edilizie costituite tra i soggetti destinatari degli interventi e programmi integrati di promozione di edilizia residenziale anche sociale``.
Le regioni hanno 180 giorni di tempo dalla data del 7 maggio per presentare le diverse richieste; lo stanziamento e` gia` stato effettuato e distribuito con un decreto del Ministero.
Gli interventi costituiranno programmi integrati di promozione di edilizia residenziale sociale e di riqualificazione urbana caratterizzati da elevati livelli di vivibilita`, di salubrita`, di sicurezza, di sostenibilita` ambientale ed energetica, anche attraverso la partecipazione di soggetti pubblici e privati e le procedure del project financing .
Riguardo, infine, agli alloggi a canone sostenibile, il Sottosegretario ha, altresi`, rilevato che ``anche in questo caso siamo pronti a distribuire 280 milioni di euro. Oltre al piano nazionale di edilizia abitativa, quindi, il Governo ha concluso, insieme alle regioni e all`ANCI, le procedure di gara per l`individuazione degli interventi da ammettere a questo programma di realizzazione di alloggi a canone sostenibile destinati, naturalmente, alle categorie svantaggiate``. Appena terminate le procedure di controllo le risorse stanziate e impegnate saranno rese disponibili.
Per i precedenti si vedano le notizie di ``Politici e Costruzioni`` del 16 settembre 2009, n. 96, del 25 novembre 2009, n. 117, del 27 novembre 2009, n. 119, del 23 dicembre 2009, n. 127, del 29 gennaio 2010, n. 9, del 19 marzo 2010, n. 34, dell`11 giugno 2010, n. 69 e del 2 luglio 2010, n. 79.

1 luglio 2010 - ASCA

Manovra: Comuni possono vendere case ex IACP

I Comuni potranno vendere le case di edilizia residenziale pubblica, anche se esse sono state realizzate con i contributi statali o regionali. Lo prevede un emendamento alla manovra presentato da senatori del Pdl e approvato in Commissione bilancio al Senato.
L'emendamento completa quanto gia' previsto nel 'piano casa' che ha attribuito ai Comuni la facolta' di vendere le ex case popolari reinvestendo nella realizzazione di altri immobili di ediliza popolare. Con la norma approvata viene chiarito che i Comuni possono vendere anche gli immobili realizzati con i contributi dello Stato o delle Regioni

1 luglio 2010 - ASCA

Condono edilizio: contrordine... Azzurri. Oggi parte esame proposta PDL

Esce dalla porta ma rientra dalla finestra. Ecco il nuovo condono edilizio, che il governo si era affrettato a smentire nella manovra. Tentativi c'erano stati con emendamenti di tre senatori del Pdl, Paolo Tancredi, Cosimo Latronico e Gilberto Pichetto Fratin, subito stoppati dall'esecutivo. Ma in Commissione ambiente alla Camera era gia' pronta un'altra proposta di legge su cui oggi inizia la discussione.
Il provvedimento e' stato sottoscritto da tre deputati, anche questa volta del Pdl, e tutti eletti in Campania: Maria Elena Stasi, Luigi Cesaro e Giovanna Petrenga. Il titolo e' eloquente: 'disposizioni per accelerare la definizione delle pratiche di condono edilizio al fine di contribuire alla ripresa economica'. Un solo articolo ma di contenuto 'pesante'. Comma 1: i comuni e le soprintendenze provvedono alle istanze di condono edilizio presentate ai sensi delle leggi del 1985, del 1994 e del 2003 ''entro il termine di sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge''. Comma 2: il rigetto dell'istanza di condono deve essere motivato in relazione all'assoluta e insuperabile incompatibilita' con il contesto paesaggistico-ambientale vincolato. Comma 3: decorsi i sei mesi, se il soprintendente non ha espresso il parere, l'amministrazione competente procede comunque all'adozione del provvedimento, con specifica motivazione sulla compatibilita' o incompatibilita' dell'immobile oggetto di istanza di condono. Comma 4: la mancata adozione del provvedimento motivato per la definizione della pratica di condono e' valutata ai fini della responsabilita' dirigenziale o disciplinare e amministrativa ed anche ai fini dell'attribuzione dei premi di produzione. Il privato (ossia colui che ha commesso l'abuso edilizio, ndr) puo' chiedere risarcimento per il danno derivante dal ritardo della pronuncia dell'amministrazione, indipendentemente dalla spettanza o meno dei diritto di condono.
Nella relazione illustrativa che precede il testo si sottolinea che presso i comuni pendono ''milioni di istanze di condono edilizio'' che non vengono esaminate per ostacoli burocratici che tengono bloccate le procedure. ''Si segnala in particolare - e' scritto nella relazione - la difficolta' dovuta a una interpretazione eccessivamente rigida delle norme di tutela delle aree sottoposte a vincolo paesaggistico''. Quindi ''le attese dei cittadini si avvertono in misura crescente ed espremamente pressante'' anche perche' gli interessati ''non possono neppure procedere alle opere di restauro, ristrutturazione e completamento se non previo rilascio delle autorizazzioni in sanatoria''.
Infine la motivazione che, di questi tempi, puo' sembrare appetibile. La definizione delle pratiche di condono ''consentirebbe ingenti introiti per la finanza degli enti locali'' ed anche per l'erario. Ma ''il vero volano che ben puo' incidere al fine di contribuire alla ripresa economica, e' costituito dalla possibilita' di intervenire su milioni di immobili che ormai abbisognano di interventi manutentivi, risalendo la loro costruzione a decenni addietro''.

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