Piano Casa Governo Berlusconi
Guida al Piano Casa promosso dal Governo Berlusconi.
Notizie, informazioni, approfondimenti e commenti sul piano per l'edilizia che dovrebbe rilanciare il settore e, più in generale, l'economia, consentendo ai cittadini di aumentare la cubatura degli edifici, oltre a venire incontro alle classi più disagiate dando nuovi alloggi alle giovani coppie e alle categorie maggiormente in difficoltà.
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28 maggio 2010 - Edilportale - Paola Mammarella
Sanatoria catastale solo per edifici non abusivi
Critiche sulla manovra da Pd e ingegneri, il Cnappc chiede un Piano Casa evoluto
Sanatoria catastale o condono mascherato. Si discute se le misure per l’emersione degli immobili fantasma costituiscano o meno una regolarizzazione, oltre che fiscale, anche urbanistica.
Dure le critiche del Cnappc, Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, secondo il quale appare sconcertante l’ipotesi che con il pagamento di una lieve sanzione amministrativa sia possibile procedere alla indiscriminata regolarizzazione degli immobili realizzati abusivamente sul territorio nazionale, che ammontano a un milione e 500 mila edifici circa.
Nonostante la riconosciuta necessità della manovra finanziaria, il Consiglio avanza critiche alla possibilità di sanare edifici realizzati in assenza di autorizzazione ed in contrasto con gli strumenti urbanistici.
L’eventuale censimento degli immobili fantasma, si legge in un comunicato diramato dal Consiglio Nazionale, oltre a premiare gli abusi e penalizzare professionisti e committenti che hanno operato nel rispetto delle regole, costituirebbe un danno irreparabile per il territorio.
Al di là dell’esclusione degli immobili abusivi realizzati in aree vincolate, il Cnappc chiede quindi che la sanatoria catastale sia aperta solo agli edifici regolarizzabili dal punto di vista urbanistico.
Per il rilancio dell’economia auspica invece un “Piano Casa evoluto”, che miri al recupero delle periferie urbane e alla sostituzione edilizia delle parti inadeguate dal punto di vista sismico, energetico e qualitativo.
Contrario a ogni possibile forma di condono edilizio anche il CNI, Consiglio nazionale degli ingegneri, che invece propone di concludere in tempi brevi la riforma della legge urbanistica e l’iter della legge sulla qualità architettonica.
Manifestazioni di dissenso anche da parte di Ermete Realacci, responsabile ambiente per il Partito Democratico. Il deputato ha esortato il Ministro Stefania Prestigiacomo, che ha presentato nei giorni scorsi il primo rapporto sul contrasto all’illegalità ambientale, ad evitare il varo della misura sulla sanatoria.
Più positivo Roberto Formigoni, Presidente della Regione Lombardia, che ha messo in evidenza come non siano ancora state mostrate dal governo le modalità della regolarizzazione. Motivo per il quale l'operazione “non può essere accusata di essere un condono, essendo una regolarizzazione a carico dei cittadini”.
25 maggio 2010 - Lavori Pubblici
Costruzioni: a rischio altri 30.000 posti di lavoro
Il settore delle costruzioni, da sempre un volano di crescita per l'economia del Paese, è colpito da una crisi senza precedenti, ma non figura nell'agenda delle priorità del Governo, in ritardo sugli impegni assunti un anno fa. Adesso, l'aggravarsi dei problemi del settore, con il rischio concreto dell'ulteriore perdita di oltre 30.000 posti di lavoro, rende non più rinviabile l'adozione di misure di sostegno alla domanda, in particolare di investimenti, per salvare base produttiva ed occupazione e favorire una ripresa produttiva senza la quale non c'è possibilità di risanamento finanziario.
A rinnovare l'allarme sulle gravi difficoltà dell'edilizia in Italia è l'Assemblea Nazionale delle Cooperative di Costruzioni aderenti ad Ancpl-Legacoop (252 cooperative e 6 consorzi, un giro d'affari complessivo di circa 6 miliardi di Euro e quasi 16.000 occupati), riunitasi oggi a Roma per richiamare l'attenzione del Governo e delle forze politiche sulla necessità di misure urgenti per un rilancio del settore.
"Comprendiamo bene - ha detto aprendo i lavori Carlo Zini, Presidente di Ancpl-Legacoop - la necessità di controllare il disavanzo, ma crediamo che debba essere compatibile con una politica di sviluppo che separi la spesa necessaria da quella improduttiva".
Razionalizzare la spesa, programmare gli interventi.
In concreto, secondo Ancpl-Legacoop governo nazionale e governi regionali dovrebbero avviare una decisa azione di razionalizzazione delle modalità di spesa delle risorse pubbliche, di maggiore programmazione degli interventi, di riduzione del numero delle stazioni appaltanti, di semplificazione delle procedure di gara.
"Quest'anno la crisi del settore è diventata gravissima -ha aggiunto Zini - e per evitare una grave recessione si deve puntare sul partenariato pubblico-privato, sul project financing, sul leasing in costruendo, provvedendo, con urgenza, a definire una normativa che dia alle imprese e alle strutture finanziarie tutte le garanzie che facilitino l'investimento privato nelle opere".
Dare continuità ai finanziamenti delle grandi opere ed agli investimenti per quelle piccole e medie; eliminare i ritardi di pagamento della P. A.; dare rapida attuazione al Piano Casa.
Ma oltre ad avviare un lavoro comune di questo tipo occorrono delle risposte immediate.
"Bisogna dare tempestiva attuazione e continuità - ha detto Zini - ai finanziamenti delle grandi opere ed agli investimenti per quelle piccole e medie, sulla base delle priorità definite dagli enti locali, dando la possibilità di realizzare investimenti a quelli che hanno un'effettiva capacità di spesa, ed eliminare gli inaccettabili ritardi nei pagamenti della Pubblica Amministrazione che mettono a rischio anche imprese con requisiti patrimoniali ed economici idonei a reggere la crisi; senza dimenticare la necessità di dare rapida attuazione, per le ricadute positive sugli investimenti pubblici e privati, al Piano Casa 2 ed alle politiche di housing sociale bloccati, da più di un anno, da lunghe procedure e da rimpalli di responsabilità tra poteri centrali ed amministrazioni locali".
Alcune misure concrete urgenti: revisione della disciplina IVA per la cessione di abitazioni e degli oneri di urbanizzazione. Secondo Ancpl-Legacoop occorre inoltre intervenire a sostegno delle imprese attraverso misure che non hanno oneri diretti per lo Stato, se non in misura minore.
"Ad esempio la revisione della disciplina IVA delle cessioni di abitazioni - ha spiegato Zini - superando il limite dei 4 anni per l'applicazione della stessa imposta, per frenare il notevole incremento dei costi di produzione che ora penalizza le imprese che non riescono a vendere gli immobili; anche la parziale revisione della disciplina degli oneri di urbanizzazione prevista dalla disciplina comunitaria, troppo rigidamente recepita nel nostro Paese, è un'altra misura di semplificazione che potrebbe avere, con l'avvio più rapido dei lavori, anche effetti anticiclici".
Regole efficaci per ridurre i tempi di realizzazione delle opere.
Un'altra questione è quella della ridefinizione delle regole con l'obiettivo di aumentare l'efficienza del sistema complessivo favorendo la trasparenza, la legalità e la qualità del settore.
"È prioritario - ha sottolineato Zini - ridurre decisamente i tempi di realizzazione delle infrastrutture che oggi sono stimati ad oltre 10 anni per la conclusione delle opere più complesse e a oltre 7 anni per le altre; per farlo sono necessarie modifiche che incidano anche su quelle fasi preliminari, compreso il processo autorizzatorio, che oggi rappresentano oltre il 60% del tempo complessivo di realizzazione".
"La certezza e l'efficienza delle regole - ha aggiunto Zini - sono un valore importante per le imprese; ci auguriamo che il Tavolo di confronto aperto con il Ministero delle Infrastrutture affronti, come priorità, la semplificazione delle procedure, la velocizzazione della cantierabilità delle opere, la maggiore trasparenza della P.A. ed una maggiore selezione delle imprese che ne premi i comportamenti di eccellenza sociale, ambientale, di legalità e sicurezza".
Tutelare i lavoratori edili.
La crisi delle imprese si traduce, ovviamente, in una grave contrazione dell'occupazione, che pone l'esigenza di tutelare in modo più adeguato i lavoratori colpiti. Poiché gli edili percepiscono un assegno di cassa integrazione ordinaria minore dei lavoratori dell'industria a fronte di maggiori contributi versati, l'Ancpl-Legacoop chiede una progressiva equiparazione del trattamento e l'estensione al settore della norma, recentemente rifinanziata, che riconosce alle imprese manifatturiere la possibilità di pattuire periodi biennali di cassa integrazione straordinaria.
Sintesi intervento Altero Matteoli, ministro delle Infrastrutture e Trasporti.
Di fronte al riacutizzarsi della crisi economica il nostro Governo si è impegnato in consistenti investimenti nelle costruzioni e nelle opere pubbliche, settori che meglio di altri possono avere un effetto di contrasto alla presente congiuntura. Il 13 maggio il CIPE ha dato il via ad investimenti per 11 miliardi di Euro sbloccando il piano per la costruzione dei tratti autostradali, del contratto di programma per l'alta velocità, per il corridoio cinque . Ed anche del piano nazionale per l'Edilizia scolastica e la messa in sicurezza degli edifici.
Condividiamo le sollecitazioni contenute nella relazione del presidente Zini riguardo ad un corpo di regole chiare, snelle e trasparenti in materia di appalti e di una accelerazione delle procedure, che attualmente sono troppo farraginose e richiedono tempi insostenibili. Sul fronte della legalità e della trasparenza un impegno importante è stato assunto dal Governo con l?accordo stipulato nei giorni scorsi fra il Ministro Maroni e la Confindustria: un'intesa che coinvolge anche il mio ministero.
Per quanto riguarda la semplificazione delle procedure, sollecitata da più parti, il mio auspicio è che si possa affrontare congiuntamente il problema in un tavolo che veda la partecipazione ed il coinvolgimento dell'opposizione e dei soggetti operanti nel settore costruzioni al fine di giungere a soluzioni condivise, superando le diffidenze, nell'interesse della ripresa dell'economia. Su queste basi è possibile concordare regole efficaci per ridurre i tempi di realizzazione. Il contratto sugli appalti è frutto della consultazione con tutti coloro che operano nel settore: il tavolo è aperto a tutti i contributi, al fine di giungere a soluzioni efficaci. Un'analoga procedura di collaborazione con tutti i soggetti coinvolti e con l'opposizione sarebbe auspicabile e fruttuosa anche nel campo delle infrastrutture e della produzione di energia.
Nel campo della edilizia abitativa, il presidente Zini ha lamentato il mancato adempimento delle promesse fatte, un anno fa, in occasione degli stati generali delle costruzioni. A questo proposito devo ricordare che, sia pur nel quadro delle restrizioni imposte dal patto di stabilità, che peraltro ha rappresentato un efficace fattore di tutela dell'economia italiana rispetto a quelle di altri paesi europei, con il decreto del 16 luglio 2009 abbiamo avviato un programma per sanare il disagio abitativo e attivato la prima tranche per la realizzazione di edilizia residenziale pubblica (ex IACP).
Sintesi intervento di Pierluigi Bersani, Segretario del Partito Democratico.
Le presenti difficoltà dell'economia italiana, in modo particolare del settore delle costruzioni che incide fortemente in termini di occupazione e di reddito, scontano oggi l'assenza di un piano del Governo per fronteggiare la crisi. L'esigenza di una manovra correttiva non dipende perciò dalla crisi greca, ma piuttosto dalla sottovalutazione della crisi, dagli errori commessi, dall'assenza di una politica di equilibrio e di contenimento della spesa pubblica.
Il tema centrale da affrontare non è quindi quello di un aumento della spesa pubblica ma, piuttosto, quello della sua qualità, dell'equità degli investimenti. Una collaborazione su questi interventi di investimento e in particolare, come ha proposto il ministro Matteoli, sull'accelerazione delle procedure per le opere è possibile. Ma lo è solo a condizione che da parte del Governo si prenda atto del fatto che si è verificato un deterioramento dei meccanismi regolativi del mercato, della trasparenza e della concorrenza. È possibile se davvero si intende cambiare rotta intervenendo in modo rigoroso sulle procedure, sulle stazioni appaltanti, sul sommerso; verificando quei meccanismi che sono all'origine dei fenomeni di corruzione. Uno fra tutti il fatto di avere privilegiato l'intervento straordinario senza sufficienti controlli, ampliando le deroghe alle normative europee, e di aver penalizzato e ridotto quello ordinario.
Noi nella manovra cercheremo di dare una mano e dei suggerimenti per far ripartire questo settore fondamentale per l'economia. Ma i meccanismi attuali sono da rivedere: adesso occorre concentrarsi sugli interventi ordinari facendo chiarezza anche sull'importo effettivo e spendibile degli investimenti deliberati.
24 maggio 2010 - Il Sole 24 Ore - Andrea Maria Candini e Antonello Chierchi
Mille leggi non fanno un divieto
Il primo impatto è con un testo di 138 articoli, che pretendono di spiegarti come e dove poter realizzare una costruzione. Ma è solo l'inizio. Perché se l'intervento edilizio è in zona sottoposta a vincolo è necessario consultare il Codice dei beni culturali, forte di altre 184 disposizioni, con una parte dedicata alla tutela del paesaggio. Lì viene detto quali sono i passi da seguire per ottenere il via libera dalla soprintendenza.
A questo punto, però, la pratica è appena imbastita. Si devono fare i conti con le leggi regionali – per rimanere a tempi a noi vicini, si pensi al piano casa –e a come quelle vengono declinate nelle direttive e nei piani regolatori dei comuni.
Un fronte ampio e articolato di più di 17mila regole che vorrebbe scongiurare gli abusi e le aggressioni al territorio. E che vale tanto per chi intende costruirsi casa così come per la realizzazione di grandi immobili. Una situazione che non è peculiarità del settore edilizio. Analogo ginepraio normativo lo si ritrova negli appalti, nel campo del commercio, in quello fiscale. Per rimanere agli ambiti dove la moltiplicazione delle disposizioni finisce per creare una zona grigia che alimenta la corruzione e, dunque, l'illecito. Va da sé, infatti, che se le autorizzazioni da chiedere si susseguono e i tempi per realizzare un'opera o ottenere un nullaosta si dilatano, l'impulso tutto italiano a trovare le scorciatoie trova terreno fertile. Quando non accade il contrario, ovvero che la proliferazione normativa viene presa a pretesto per creare legittimi canali di accelerazione delle pratiche – si pensi al potere delle ordinanze dei commissari – che,però,talvolta finiscono per generare il malaffare. Ed è storia di questi giorni. Il problema è duplice. Da una parte c'è l'affastellarsi di regole, che nascono già numerose a livello nazionale e si moltiplicano a mano a mano che dal centro si va verso la periferia. Perché c'è la legge madre – spesso fatta di centinaia di articoli, soprattutto quando si tratta di testi unici – che genera uno o più regolamenti attuativi e in più deve essere " recepita" dalle amministrazioni locali con propri atti. Tanto più dopo che, con la riforma della Costituzione in senso federalista, le competenze regionali si sono estese.
Una soluzione al moltiplicarsi delle norme potrebbe venire dal giovane obbligo che il legislatore ha di predisporre, per la maggior parte delle nuove disposizioni, sia l'Air (l'analisi di impatto della regolamentazione) sia l'Atn (l'analisi tecniconormativa): la prima dovrebbe valutare l'impatto,anche economico, delle nuove leggi, l'altra dovrebbe capire se queste ultime sono compatibili con quelle esistenti. Si tratta di istituti ancora in rodaggio, ai quali si affianca la ancora più fresca Vir (la valutazione di impatto della regolamentazione), che a cadenza biennale dovrebbe tracciare un bilancio di come la nuova normativa ha funzionato.
Applicate con scrupolo e rigore le tre analisi potrebbero frenare l'impeto regolatorio. Ma, come segnalano i periodici rapporti del comitato parlamentare per la legislazione della camera, le novità non sono ancora andate a regime, perché non tutti i provvedimenti di nuovo conio sono accompagnati dall'Air o dall'Atn. Eppoi, negli uffici dei Ministeri lo si vive come un adempimento formale: carte che bisogna allegare perché Palazzo Chigi non rispedisca al mittente il provvedimento orfano delle analisi.
C'è, poi, il problema dei controlli. Le norme sono spesso tante. Troppe. Ma chi vuole usare la complessità normativa come paravento per affari non leciti può anche contare sulla scarsità delle verifiche. È un circolo vizioso: a tralasciare quando i controlli sono volutamente omessi, c'è il fatto che il personale che dovrebbe effettuarli è tutto impegnato a chiedere carte e far rispettare le procedure formali.
Il castello di norme, però, è meno ingombrante del passato. L'operazione taglia-leggi ha sfoltito l'apparato normativo, cancellando decine di migliaia di disposizioni di rango primario, la cui abrogazione diventerà operativa da dicembre di quest'anno. Una potatura importante, ma che non incide in maniera significativa sull'apparato di leggi che nella realtà affligge i cittadini. Perché il taglio è avvenuto su disposizioni che di fatto erano ormai sorpassate e implicitamente abrogate. In altre parole, di regole ancora in vita – compresi gli atti di rango secondario, le direttive e le circolari – ce ne sono ancora migliaia. Un vero e proprio labirinto in cui perdersi o far perdere qualcuno è facile.
23 maggio 2010 - La Repubblica - Luisa Grion
Abusi edilizi, 5 miliardi dalla sanatoria - fuori legge un milione e 300mila case
Verrebbe superato lo stop imposto in Campania dall'ex governatore Bassolino. Già pronto il piano del governo per riaprire i termini del condono effettuato nel 2004
C'è un piano già pronto ed è anche già pronta la "scusa" per farlo passare. Uno dei piatti forti della manovra del governo Berlusconi potrebbe essere ancora una volta il condono edilizio, o meglio una nuova edizione di quello già "scaduto" nel 2004.
Far emergere i due milioni di case "fantasma", non registrate al Catasto, non basterà infatti a far quadrare le misure sui conti pubblici. Dal controllo incrociato fra la mappatura fotografica realizzata dall'Agenzia del Territorio e le abitazioni effettivamente denunciate dai proprietari potrebbe derivare un gettito non superiore al miliardo e mezzo di euro. Dal settore edilizia invece il governo conta di ricavarne 6. La differenza potrebbe appunto essere colmata riaprendo i termini del vecchio condono. Tanto più che - da quanto risulta a Legambiente - in Italia sono fuorilegge 1.296.000 case.
La scusa per riprendere in mano il provvedimento scaduto è questa: c'è una regione, la Campania, che è stata esclusa dalle misure varate nel 2004; riaprire i termini - dunque - vorrebbe dire "dare a quei cittadini le opportunità di esercitare un diritto riconosciuto agli altri". E' così infatti che sulla questione si è più volte espresso il senatore del Pdl Carlo Sarro che del "caso Campania" ha fatto una questione personale. Il vecchio condono permetteva infatti di sanare gli abusivismi effettuati fino a marzo 2003 attraverso una domanda da presentare entro il 2004. Ma l'amministrazione campana di allora (giunta Bassolino) - sostiene un gruppo di senatori Pdl capitanati da Sarno - propose una interpretazione restrittiva che ne impedì l'adesione. Stessa cosa - commentano - avvenne per parte della cittadinanza marchigiana e emiliana. Ora, visto che in seguito la Corte costituzionale dichiarò illegittimi due provvedimenti sull'abbattimento degli immobili varati dalla regione, i termini vanno riaperti. Con buona pace della difesa del territorio.
Di fatto Sarno e i colleghi campani già lo scorso febbraio avevano presentato un disegno di legge che - riferendosi sempre agli abusivismi commessi entro il 2003 - chiedeva di prorogare la sanatoria alle domande presentate entro dicembre 2010. Poche settimane prima avevano provato, senza successo, a far passare lo stesso testo nel decreto Milleproroghe. Ora siamo al terzo tentativo: c'è già un piano di condono pronto e c'è la "scusa" per farlo passare. Non solo, ad aprile il governo ha varato un decreto che blocca le demolizioni degli immobili in Campania (come promesso dal Pdl in campagna elettorale) fino al giugno 2011 per "fronteggiare la grave situazione abitativa nella regione".
La base per lanciare un nuovo condono è dunque definita, ma Legambiente è pronta a dare battaglia. "Si annuncia una sanatoria di proporzioni mai viste, la più grande mai realizzata nel paese - commenta il presidente Vittorio Cogliati Dezza - Se così sarà il territorio subirà la mazzata finale, sarà riattizzata la piaga dell'abusivismo edilizio, restituito fiato e ossigeno alla malavita organizzata che sul ciclo del cemento illegale vive e vegeta. Risanare i conti pubblici svendendo l'Italia a furbi ed ecomafiosi è una scelta che non potrà che ritorcersi contro il paese e la sua crescita". Varare condoni - sostiene Legambiente - alimenta il vizio: solo dal 2003 ad oggi sarebbero sorte altre 210 mila costruzioni abusive.



