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26 maggio 2010 - Ravenna Notizie
Prima casa, le proposte di Lista per Ravenna
"Il problema della prima casa, che travaglia un numero sempre maggiore di famiglie delle categorie sociali più deboli - dichiara il capogruppo di Lista per Ravenna, lvaro Ancisi - investe le politiche dell'amministrazione comunale riguardo non solo all'assegnazione in affitto di alloggi dell'edilizia residenziale pubblica (ERP), ma anche all'offerta di edilizia residenziale sociale (ERS), da assegnare in proprietà oppure in affitto, realizzata da privati in seguito a convenzioni col Comune.
I soggetti interessati sono molteplici: giovani coppie, nuclei con reddito medio-basso, lavoratori in mobilità, famiglie che hanno figli minorenni a carico, anziani, studenti universitari, extracomunitari, ecc.
L'accessibilità alla casa di questi soggetti è legata, soprattutto, oltre alla disponibilità di sostegni finanziari, all'abbattimento del costo del terreno. Si pensi che, nella città di Ravenna, esso può incidere oltre il 40% del costo complessivo dell'alloggio. In passato, i Comuni hanno dato risposta a questa esigenza attraverso le aree PEEP. Ma il Comune di Ravenna, con l'esaurimento di queste aree, risalenti al 1995/98 nel capoluogo e al 2003/05 nel forese, non si è più dotato di strumenti urbanistici idonei per l'assegnazione di aree a basso costo. Con il PRG '93 e le successive deliberazioni, l'Amministrazione Comunale ha cercato di risolvere il problema con l' "edilizia convenzionata", ma senza successo, perché l'unico vincolo imposto era relativo al prezzo di cessione dell'alloggio (PICA), facilmente aggirabile. Inoltre, non fissando i requisiti sugli operatori e sull'utenza finale si è alimentata ulteriormente la speculazione immobiliare (ad esempio, nulla vietava a chi era già proprietario di più alloggi di concorrere all'assegnazione di un altro "convenzionato").
Il risultato è che, da anni, centinaia di famiglie ravennati si rivolgono alle cooperative di abitazione a cui si sono inutilmente associate chiedendo se ci sono prospettive per la costruzione di nuovi alloggi sociali, sentendosi rispondere che non c'è un metro quadrato di terra su cui si possa attivare alcun intervento: situazione che, unita alla nota carenza di case popolari del Comune (solamente una domanda su dieci, del migliaio che concorrono all'assegnazione, viene soddisfatta), ci porta a giudicare fallimentari, a tutt'oggi, le politiche della casa nel Comune di Ravenna.
La Regione Emilia-Romagna, con la legge n. 6 del 2009 sul "Governo e riqualificazione del territorio", ha vincolato i Comuni a subordinare ogni nuova lottizzazione o piano di intervento edilizio a destinare almeno il 20% delle nuove aree residenziali all'edilizia sociale, per costruirvi alloggi da assegnare in proprietà o in affitto. Allo scopo di ottenere anche i finanziamenti pubblici necessari per sostenere e rendere vantaggiosi per le famiglie questi interventi, occorre che i soggetti attuatori siano quelli accreditati dalla Regione per l'Edilizia Sociale: le cooperative di abitazione, che storicamente hanno sempre avuto un ruolo determinante nell'edilizia sociale, o altri costruttori. Come stabilito dalla legge n. 10 del 1977, il valore di cessione delle aree non potrà superare il 15% del costo di costruzione, nel caso di alloggi destinati alla vendita, o il 5% se gli alloggi sono destinati all'affitto permanente o a termine (per almeno otto anni).
Sulla base di questo schema, il Piano Operativo Comunale (POC) attualmente in formazione, ultima parte del nuovo piano regolatore, dovrà, appunto, prevedere, all'interno di uno specifico Piano Casa, le aree da destinare ad ERS. Nella sua prima formulazione, tale piano contiene però una normativa che rischia di alimentare nuove inopportune speculazioni, a danno degli oneri che ricadranno sugli utenti finali. Mi riferisco particolarmente alla norma secondo cui la scelta del costruttore è lasciata, in via prioritaria, al proprietario del terreno, limitando il ruolo del Comune alla verifica che esso figuri nei parametri della legge regionale. Si può determinare, nel rapporto tra proprietà e impresa costruttrice e tra impresa e acquirente finale, specie se non vincolati a comportamenti di assoluta correttezza fiscale, una "zona grigia" assolutamente franca rispetto a tutti i controlli.
Ci pare, invece, necessario stabilire, al fine di ovviare a qualsiasi tipo di speculazione edilizia, che, riguardo alle aree comprese nel POC e destinate all'ERS, debba essere l'amministrazione comunale ad assegnarle ai soggetti accreditati tramite appositi bandi pubblici, improntati alla massima trasparenza, peraltro nello spirito della legge regionale che parla di "cessione al Comune" delle aree di ERS in questione.
Naturalmente, i proprietari devono mettere a disposizione le aree a basso costo. Dal canto suo, il Comune dovrà abbattere notevolmente l'incidenza degli oneri di urbanizzazione, soprattutto per gli interventi rivolti all'affitto permanente. Sulla scorta di queste indicazioni, Lista per Ravenna orienterà le proprie osservazioni e proposte al Piano Casa del POC".
25 maggio 2010 - Sassuolo 2000
Modena: si a 600 alloggi Peep e 561 abitazioni di iniziativa privata
Il Consiglio comunale di Modena dice sì a 600 alloggi Peep, 561 abitazioni di iniziativa privata e all’ampliamento degli stabilimenti produttivi di nove imprese. Sono questi i principali contenuti della variante al Piano operativo comunale e al Regolamento urbanistico edilizio presentata in Aula dall’assessore alla Programmazione e gestione del territorio Daniele Sitta e approvata con voto favorevole del Pd e con l’astensione di Sinistra per Modena, assenti dall’aula al momento del voto le altre forze politiche.Approvato anche l’ordine del giorno del Pd (con il voto favorevole di Pd e Sinistra per Modena) che impegna la Giunta ad attivare percorsi di informazione e partecipazione, con le modalità ritenute opportune, prima di definire l’intervento nell’area dell’ex campo Cesana e del Piano particolareggiato relativo all’area di via Cannizzaro.
Respinti invece l’emendamento della Lega nord (ha votato a favore solo il Movimento Modena 5 stelle, contrari Pd e Sinistra per Modena) e quelli di Modena 5 stelle (oltre a Modena 5 stelle, ha votato a favore del primo emendamento relativo a via Cannizzaro e al terzo sul Campo Cesana Sinistra per Modena), con i quali si stralciavano dalle aree di intervento rispettivamente quella di via Cannizzaro, via Sghedoni, di Campo Cesana e di via San Cataldo.
Prima del dibattito sulla delibera è stata, inoltre, votata e respinta (favorevoli Pdl, Lega nord, Udc, Modena a 5 stelle e Idv, contrari Sinistra per Modena, Pd e Movimento per le autonomie) la richiesta di rinvio del dibattito e della votazione sulla variante, presentata ai sensi del regolamento comunale dal consigliere Vittorio Ballestrazzi dopo la raccolta di 1100 firme tra gli abitanti della zona “per permettere a comitati, associazioni e cittadini di realizzare una istruttoria pubblica”.
Nel dettaglio, dei 600 alloggi Peep 100 derivano dallo sblocco degli interventi di via Negrelli e 500 sono relativi a un nuovo piano straordinario che prevede per il 40% l’affitto con canoni agevolati. Gli altri interventi residenziali sono, per quasi 400 alloggi, il risultato della risposta positiva del Comune a 68 privati cittadini e imprese che hanno chiesto di poter procedere sulle loro proprietà e, per un altro centinaio, il frutto della valorizzazione di aree proprietà comunale. “Le nove imprese che hanno chiesto di poter ampliare i propri stabilimenti produttivi, in questa difficile situazione economica, stanno coraggiosamente investendo per garantire e aumentare l’occupazione”, ha spiegato l’assessore Sitta presentando la delibera. “Dagli accordi di pianificazione della variante e dalla valorizzazione delle aree di proprietà comunale deriveranno risorse per la collettività stimabili in oltre 12 milioni di euro – ha proseguito – decisivi per sostenere il piano di investimenti del Comune dei prossimi due anni, bloccato dalle assurde norme del Patto di stabilità, ma anche dal drammatico calo di entrate causato dalla crisi”. Per l’assessore, quindi, la variante rappresenta “un sostegno all’economia, all’occupazione e al problema casa, con particolare attenzione all’affitto sociale”.
Sitta ha inoltre lamentato le lungaggini delle procedure, rinviando il tema della semplificazione a un tavolo di confronto successivo, e ha ricordato che delle 95 osservazioni presentate al Piano (di cui 44 fuori termine, ma comunque esaminate), 51 sono state accolte. “Questo Piano casa straordinario è l’unica risposta concreta possibile al bisogno molto sentito di abitazioni a prezzi e canoni calmierati”, ha aggiunto. “Nei comparti in costruzione arrivano domande di 10-15 volte superiori al numero di abitazioni che possono essere messe a disposizione”. Le preoccupazioni degli abitanti di via Canizzaro per Sitta “non sono motivate da problemi di edificazione sulle falde acquifere o dall’eccessiva concentrazione abitativa nella zona, che è a norma, ma all’idea di veder costruire altri alloggi vicino alle proprie abitazioni. Dobbiamo garantire alle nuove famiglie il diritto alla casa, così come l’hanno avuto coloro che lì già ci vivono”. I Peep “sono un diritto per tutti”, ha chiosato Sitta.
Prima del dibattito, Nicola Rossi della Lega nord è intervenuto per la minoranza in merito alla richiesta di rinvio della trattazione della variante: “Queste importanti modifiche non sono state adeguatamente discusse”, ha detto. “Oggi cerchiamo di darvi una via d’uscita per registrare tutto quello che è successo. Non amo cavalcare la protesta, ma quando diventa continua e fatta su tutti gli atti dell’Amministrazione diventa un problema strutturale”. Per Paolo Trande, capogruppo del Pd, intervenuto per la maggioranza “la richiesta è la conferma della volontà di fare ostruzionismo. E’ un intento dilatorio che privilegia la tattica di Aula rispetto alle azioni vere che molti cittadini stanno attendendo. Il tempo tecnico per fare una discussione c’era, diverso è il tema del coinvolgimento dei cittadini”.
14 maggio 2010 - CNA Parma
Il “Piano Casa” in Emilia Romagna
Le possibilità di ampliamento e demolizione/ricostruzione degli immobili esistenti secondo la L.R. 6/2009
In attuazione dell’’intesa Stato Regioni relativa al cosiddetto Piano Casa, la Regione Emilia e Romagna ha approvato la Legge Regionale 6 del 6 luglio 2009, che concede facoltà di eseguire in via straordinaria ampliamenti e demolizioni/ricostruzioni con particolari bonus volumetrici quando vengono rispettati determinati requisiti energetici e ambientali. Alcune delle modifiche introdotte da questa norma sono strutturali ma le principali opportunità offerte da questa legge scadranno il 31/12/2010.
L’Unione delle Costruzioni di CNA Parma ha dunque ritenuto opportuno organizzare un seminario tecnico di approfondimento rivolto alle imprese di costruzione
IL “PIANO CASA” IN EMILIA ROMAGNA
le possibilità di ampliamento e demolizione/ricostruzione
degli immobili esistenti secondo la L.R. 6/2009
martedì 25 maggio 2010, alle ore 20,30 presso la SALA POLIVALENTE c/o CARIPARMA Ag. 18 Q.re SPIP – Via Mercalli 16 – Parma
Relatore sarà il Geom. Marco Valentini, responsabile tecnico comunale “edilizia privata” che per le funzioni esercitate ha un’ottima conoscenza della normativa specifica. Nel seminario saranno fornite tutte le informazioni indispensabili alle imprese ed ai loro tecnici per conoscere le opportunità della norma.
