Regione Lombardia

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18 maggio 2010 - Adnkronos

Lombardia - Zambetti, edilizia pubblica trainerà ripresa

"L'edilizia pubblica puo' e' deve rappresentare uno stimolo per la ripresa e il piano casa nazionale, con le peculiarita' regionali, vuole esserne una leva". A dirlo e' Domenico Zambetti assessore regionale alla Casa, che nel pomeriggio ha partecipato al convegno "Vivere il futuro: citta' sostenibili e politiche di coesione dopo il 2013" organizzato da Federca sa e Aler di Brescia.
Zambetti ha sottolineato che chi fa politica per la casa "e' chiamato ad elaborare soluzioni innovative che assicurino da una parte il soddisfacimento delle esigenze dei cittadini e dall'altra un'efficace allocazione delle risorse, contenendo il consumo di suolo e utilizzando le migliori tecniche costruttive per diminuire l'impatto ambientale".
In questa direzione dunque, va superata secondo l'assessore una certa corrente di pensiero che ha per anni immobilizzato il Paese, "mi riferisco - dice - a quanti hanno voluto speculare su un termine che ha in se' un'accezione altamente positiva.Costruire non deve essere visto o percepito come un ostacolo o come un pericolo per l'ambiente".

15 maggio 2010 - Corriere del Veneto - Claudio Trabona

Ance, offensiva nordista sulla crisi

Asse con Lombardia e Piemonte. «E manifesteremo con i nostri operai»
PADOVA — A pochi giorni dalle Assise delle costruzioni a Mestre, l’Ance torna a farsi sentire. E stavolta alza la voce: il presidente regionale, Stefano Pelliciari, parla con toni accorati, quasi drammatici di una situazione definita «molto complicata». La notizia del giorno è la probabilissima esclusione del Veneto dalla candidatura alle Olimpiadi 2020, altra occasione persa per le opere pubbliche: «Almeno Milano avrà l’Expo, a noi non resta nulla».Mal’esasperazione del leader dei costruttori finisce per riversarsi su molti aspetti della politica e dell’emergenza economica. Pelliciari inaugura un’offensiva mediatica, che si colora di forte irritazione anti- romana («la capitale è inquinante, ecco perché il Veneto continua a essere ignorato nonostante la presenza nel governo di tre ministri e di un partito largamente votato nella nostra regione») ma che punta soprattutto a una mobilitazione per un settore che è messo al tappeto dalla recessione, forse ancor più che l’industria manifatturiera.
La stima dell’Ance è di un calo di 12 mila posti di lavoro nel settore in Veneto, ma l’Istat si è spinto a calcolare fino a 50 mila addetti persi nella filiera allargata. «Quante Fiat abbiamo chiuso nel silenzio generale?» si domanda polemicamente Pelliciari. Sta per nascere un asse nordista (l’Ance Piemonte ha invitato Veneto e Lombardia a studiare un’iniziativa comune, una sorta di Assise del Nord) mentre si studiano forme di protesta comuni con il sindacato. «Nulla di deciso, ma stiamo pensando di manifestare insieme ai nostri operai, che tra l’altro hanno stipendi infami nonostante costino alle aziende come i loro colleghi tedeschi». Pelliciari denuncia il pericolo «di una nuova ondata di fallimenti nelle costruzioni in Veneto» anche per effetto di una mina fiscale vagante: «È la norma introdotta nel 2006 da Visco che obbliga le imprese a versare l’Iva su case e appartamenti entro la scadenza dei quattro anni dalla costruzione, anche se sono rimasti inveduti. Con la crisi gli imprenditori non riescono a vendere e adesso, in questo 2010, molti di loro si trovano a dover affrontare esborsi verso il fisco nell’ordine dei milioni di euro. Ecco perché parlo di possibile nuova ondata di fallimenti».
La proposta è semplice: moratoria di due anni sul pagamento dovuto, «sarebbe un segnale che dà coraggio ai nostri associati». Sfumate molte delle aspettative sul Piano Casa («la gente non ha soldi, ecco perché non decolla»), l’Ance fa degli interventi sul Patto di stabilità una delle richieste forti alla politica: «Non è vero che il ministro Sacconi ha chiuso del tutto alle nostre proposte. È vero, però, che la prossima manovra economica del governo può essere un ulteriore ostacolo al tentativo di rendere meno penalizzanti le regole per i nostri Comuni». E allora? «Resta la necessità, non solo italiana ma europea, di non affossare le aree più avanzate che producono ricchezza e che hanno la responsabilità di far uscire gli Stati dalla crisi ». Per questo, Pelliciari ripropone di affidare alla Regione «un ruolo di garante sul rispetto dei limiti del Patto, in modo che non si penalizzino i Comuni virtuosi, costretti a non pagare i lavori intrapresi e a non investire su quelli futuri anche quando i loro bilanci sono in attivo».

14 maggio 2010 - Attico.it

Confcooperative Lombardia: cooperazione per abitare

Durante il convegno organizzato dalla Confooperative Lombardia tenutosi ieri a Milano, sono state illustrate le potenzialita’ e gli eventuali investimenti possibili per abitare e coabitare in Lombardia.
Una pianificazione territoriale che vede protagonisti tutti, dalla politica agli istituti di credito in collaborazione con le istituzioni per il diritto alla casa.
Partendo dal Piano Casa nazionale la Regione Lombardia con le grandi potenzialita’ territoriali, potrebbe uscire da questa forte crisi del settore e dallo stato di emergenza case, grazie non solo a una politica mirata, ma anche alla volonta’ di un nuovo concetto di abitare.
La Lombardia e’ una regione con una densita’ notevole, e con una pluralita’ di culture italiane o straniere che la rendono poliedrica e di non semplice ristrutturazione.
Pero’ questa multiculturalita’ e’ assolutamente un vantaggio dal quale prendere spunto e cominciare a lavorare per costruire appunto le “relazioni”del’abitare, parola ormai di uso comune nella generazione web, abituata a interagire e a collaborare.
In un ottica di collaborazione e di prospettiva per il futuro del Piano casa, bisognera’ partire per ri- progettare molte citta’ e molti territori.

14 maggio 2010 - La Stampa

Sos dell'edilizia: "Persi 210mila posti"

Il settore vede nero: "Aiutateci" - Boom di aziende che chiudono, investimenti giù del 18 per cento Dimezzati gli incarichi pubblici
La crisi non smette di mordere l’edilizia. A un anno dagli stati generali del settore delle costruzioni il bilancio delle associazioni datoriali e dei sindacati di categoria è «drammatico». Nel 2009 sono infatti stati persi 210mila posti di lavoro, 137mila dei quali diretti e 73mila nell’indotto. Sono più di 2mila le imprese fallite, il 30% in più rispetto al 2008. E nel primo trimestre dell’anno c’è un ulteriore aumento del 30% di aziende che hanno chiuso i battenti.
È un quadro a tinte nerissime, quello tracciato nel corso di una conferenza stampa al Cnel: lo scorso anno sono nate 9mila imprese di costruzioni in meno rispetto all’anno precedente; in tre anni gli investimenti si sono ridotti del 18%, mentre le compravendite di abitazioni sono diminuite del 30%; e negli ultimi sei anni il numero dei bandi di gara per i lavori pubblici è calato del 55%.
«Lo scorso anno - ha puntualizzato Paolo Buzzetti, presidente dell’Ance - non avevamo affatto drammatizzato la situazione. Avevamo ragione. Il terremoto economico-finanziario ha determinato una quadro davvero difficile. Non c’è da stare tranquilli». L’Ance, le aziende associate ad altre sigle e i sindacati chiedono al Governo di essere convocati con urgenza. «Chiediamo a Palazzo Chigi - ha proseguito Buzzetti - di convocarci per fare il punto sulla drammatica situazione del settore». L’Ance apprezza il «segnale positivo» dato dall’esecutivo con le decisioni assunte ieri dal Cipe, ma sollecita una serie di misure che vanno dalla modifica del patto di stabilità interno a tempi certi per i pagamenti dovuti alle imprese da parte della pubblica amministrazione; dallo sblocco delle risorse per le infrastrutture all’utilizzo della leva fiscale attraverso il ripristino dell’Iva per le cessioni di abitazioni poste in essere dalle imprese anche dopo i quattro anni dall’ultimazione dei lavori; dall’ampliamento degli ammortizzatori sociali ordinari anche nell’edilizia all’attivazione del piano casa con la semplificazione e lo snellimento delle procedure.
«L’anno trascorso è stato veramente nero - ha aggiunto Buzzetti - e la situazione sta diventando ancora più nera. Provvedimenti come il piano casa non hanno funzioanto. Le decisioni del Cipe di ieri sono un segnale positivo. Ma attendiamo le riforme vere, che accada qualcosa per dare risposte a un settore in crisi».

4 maggio 2010 - APCOM

Partito Democratico: “Piano Casa, in sette mesi 11 richieste. Un flop sotto gli occhi di tutti”

Crema - “Piano Casa: sapete in sette mesi, in tutta la regione Lombardia, quante sono state le richieste? 69, per lo più di scarsa importanza. E a Crema? 1. In tutto il Cremasco? 11. A Cremona? 3. Il flop del Piano Casa di Formigoni è sotto gli occhi di tutti. Oltre ai dati del Cremasco nella tabella a fianco - in Regione Lombardia risultano, ad oggi, solo 69 interventi, per lo più interventi di scarsa importanza; nella relazione introduttiva alla proposta di Legge la Giunta regionale parlava di previsioni occupazionali di 30 mila lavoratori e un investimento economico di 6-7 miliardi di euro”. Questo il succo della conferenza stampa di stamattina, tenuta dai consiglieri comunali del PD Matteo Piloni, Agostino Guerci insieme alla senatrice Cinzia Fontana.
Il piano casa
“Il cosiddetto Piano Casa è stato approvato e tradotto in legge regionale il 14 luglio 2009, in base ad accordo Stato-Regioni. Il PD ha votato contro per quattro motivi essenziali. Primo, non si trattava di un “Piano Casa” perché non si è messo a disposizione neppure un euro per costruire nuove case. Doveva essere, semmai, un Piano per il rilancio dell’edilizia ma così non è stato perché l’impostazione era sbagliata, senza alcun legame con i PGT dei singoli comuni. A Crema – ribadiscono i rappresentanti del PD – siamo entrati nel secondo anno di proroga del PGT”.
Incentivi volumetrici
Il secondo motivo che ha portato alla bocciatura, in casa PD, è dovuto al fatto che “sono stati messi a disposizione incentivi volumetrici disconoscendo il fatto che già la cosiddetta Legge Moneta (Legge regionale n. 12 del 2005), innovando la disciplina precedente, introduceva flessibilità ed elasticità con incentivi sulla volumetria, in particolare per interventi di riqualificazione urbana”.
Esclusione
Inoltre “la Legge consentiva nuovi volumi in barba alle regole dei centri storici e delle zone tutelate dai parchi, scavalcando gli stessi consigli comunali che, infatti, sono stati costretti, quasi ovunque ed anche a Crema, a deliberazioni per escludere tali scempi”.
Il rilancio edilizio
Secondo Guerci, Piloni e Fontana “il rilancio edilizio poteva avvenire in due modi: con la messa a disposizione di risorse per incentivare i Comuni e le imprese a realizzare progetti di riqualificazione urbana con una parte di abitazioni da mettere a disposizione a canoni sociali o calmierati e con un collegamento diretto con la normativa locale prevista dai PGT e incentivi volumetrici collegati ad una riduzione dei costi di oneri degli urbanizzazione di costruzione a carico di privati singoli o imprese per interventi legati al risparmio energetico e all’utilizzo di fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica”.

4 maggio 2010 - APCOM

Pd: ripresa e occupazione siano le priorità

Gruppo promette che incalzerà Formigoni in nuova legislatura
Sono la ripresa economica e il sostegno all'occupazione le priorità del Pd per la nuova legislatura regionale in Lombardia. Lo ha detto oggi Luca Gaffuri, neoeletto capogruppo dei democratici in Consiglio regionale. "Abbiamo 22 consiglieri e siamo - ha detto stamani il capogruppo secondo una nota del Pd - l'unico gruppo che rappresenta in Consiglio tutte le Province lombarde. Svolgeremo il nostro ruolo incalzando Formigoni sui provvedimenti e sulle politiche, a partire dal contrasto alla crisi e al rilancio dell'economia".
"Il nostro primo obiettivo - ha aggiunto Gaffuri - è quello di mettere a fuoco la situazione di crisi economica che riguarda la nostra regione più di altre. Cominciamo con il chiedere fin d'ora la verifica degli strumenti messi in campo da Formigoni, perché sappiamo che i tempi di reazione della Regione non sono stati quelli che la crisi meritava. Nel 2008 Formigoni aveva annunciato la messa a disposizione di 351 milioni di euro in favore delle imprese. Sappiamo che molte misure non hanno funzionato e chiediamo di riorientare quegli strumenti o quelle risorse per farle fruttare. Hanno funzionato i Confidi, si investa su quelli, patrimonializzandoli".
Secondo il Pd uno strumento fallito è il piano casa, che doveva essere il volano per far partire il settore dell'edilizia: "Ci risultano - scrive il partito di Bersani - in tutta la Lombardia meno di cento domande, pochissime. Significa che sono state spese più risorse per approvare la legge che per attuarla, che i costi sono stati superiori ai benefici. La priorità, ora, è mettere in contatto domanda e offerta, con politiche che permettano ai giovani che vogliono comprare casa di farlo, garantendo loro l'accesso al credito". Sul fronte del lavoro dipendente, occorre poi "verificare l'efficacia del sistema della dote, per sapere quanti lavoratori sono stati formati e a quanti si è riusciti a garantire l'inserimento o il reinserimento nel mondo del lavoro".