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31 maggio 2010 - Il Tempo - Aldo Ciaramella

La manovra finanziaria costa al Molise sessanta milioni

L'assessore regionale alla Programmazione Gianfranco Vitagliano fa una stima all'indomani del provvedimento del Governo
Il braccio di ferro con il Governo sebbene i notevoli passi in avanti rilevati negli utlimi tempi non è affatto terminato. A sostenerlo è l'assessore regionale al Bilancio e alla programmazione Gianfranco Vitagliano che di ritorno dalla «Conferenza» ha sottolineato il ruolo avuto dalle Regioni nel recupero del rapporto con lo Stato e il riconoscimento attribuito loro soprattutto per la funzione avuta nella vertenza sulle problematiche per il Mezzogiorno.
Naturalmente il Molise si fa anche i conti in tasca dopo la manovra Finanziaria attuata dal Governo e pensa alle azioni da intraprendere insieme alle altre Regioni. Vitagliano, infatti, stima che il taglio al Molise sia contenuto nella misura di circa 60 milioni annui distribuito in tre anni. Un sacrificio di circa 20 milioni all'anno che corrispe a circa il 40% dei trasferimenti obbligatori dello Stato alla Regioni e che vanno a sostenere alcuni servizi essenziali «Temiamo che in Molise ci possa essere una ricaduta sul piano sociale a prescindere da questa manovra. Credo che il nostro compito immediato sia predisporre i documenti per una manovra locale razionalizzata che punti a correggere i costi e quindi la spesa e a spingere i Fas e i fondi strutturali europei verso la realizzazione di iniziative importanti e quindi alla realizzazione di un sistema regionale all'interno di un soddisfacimento del bisogno generalizzato e quindi ad una manovra molta diffusa. Dobbiamo predisporre bandi, infatti, con piccoli interventi per diffondere e quindi spargere sul territorio al meglio gli aiuti - aggiunge Vitagliano - Il Piano casa deve costituire uno tra i punti di forza, siamo molto preocupati, tra l'altro, perchè rispetto ai 500 milioni di investimenti effettuati negli ultimi quattro anni, circa 200 milioni di euro ancora ristagnano presso Province e Comuni. Somme non spese dagli stessi soggetti attuatori che potrebbero accompagnare meglio questo momento delicato di crisi».
La questione del Fas non fa dormire i Governatori delle Regioni e in particolare modo il governo regionale che ha speso o meglio ha anticipato una parte delle risorse per le aree sottosviluppate per la la realizzazione di alcune opere pubbliche ed infrastrutture fidando a fine anno scorso dell'annuncio del Governo nazionale di abilitare per alcune esigenze regionali l'utilizzo e quindi l'accreditamento del Fas «Crediamo fermamente che il Cipe debba autorizzare la spendibilità del Fas per alcuni costi e investimenti regionali - conclude l'assessore alla programmazione - soprattutto per servizi che altrimenti non sapremo ome dare ai cittadini. Naturalmente una manovra di questo genere è pesantissima per una regione piccola come la nostra. L'impegno richiestoci è duro, il Mezzogiorno e il Molise rivendicano, perciò, un altro rapporto e un'altra considerazione da parte del Governo. Credo che a questo punto sia giunto il momento di ridelineare, al di là di alcuni atteggiamenti recuperati sul piano della comprensione e del dialogo, una diversa condotta pratica».

18 maggio 2010 - @altroMolise

Stati generali delle costruzioni: no all'aumento delle imposte

Era il 14 maggio 2009, quando per la prima volta tutte le Organizzazioni imprenditoriali e sindacali dell'edilizia, nazionali e territoriali, insieme a quelle della filiera delle costruzioni si ritrovarono a Roma per celebrare gli Stati Generali del settore, concordando un piano unitario di azioni da sottoporre al Governo ed alle Istituzioni, alla presenza del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e di vari Ministri.
Per l’ACEM parteciparono agli Stati Generali l’allora Presidente Giovanni Martino, il Presidente attuale Angelo Santoro, il Presidente dell’Edilcassa Giuseppe Camardo ed il direttore Gino Di Renzo.
Ad un anno dall’evento, la crisi nazionale che colpisce il settore delle costruzioni rende improcrastinabile l’attivazione di iniziative concrete ed immediate, rendendosi necessario avviare un piano straordinario di opere pubbliche immediatamente cantierizzabili da destinare alle piccole-medie imprese.
“A distanza di un anno dagli Stati generali promosso da tutte le associazioni imprenditoriali e dai sindacati per rilanciare il settore edile – ha ricordato il presidente dell’ACEM Angelo Santoro – siamo in presenza di un settore fortemente debilitato che, in assenza di misure adeguate, rischia di ammalarsi di polmonite, con effetti dannosi per tutto il comparto. Un comparto, non va dimenticato, che è unanimemente riconosciuto per la sua valenza sul PIL nazionale e per le sue potenzialità anticicliche”.
I dati parlano da soli: calano gli investimenti in costruzioni del 18%, la nuova edilizia abitativa registra un -30%, l’edilizia non residenziale privata diminuisce del 23%, i lavori pubblici hanno fatto segnare un calo del 16%.
Gli effetti sull’occupazione sono altrettanto inequivoci: 137.000 posti di lavoro persi nel 2009 nel solo settore edile, 210.000 nel comparto costruzioni e settori collegati.
A livello locale, stando ai dati Edilcassa nel semestre ottobre 2009-marzo 2010, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, si è registrato un calo del 6% della massa salari denunciata; un calo del 13% delle imprese edili attive; una diminuzione del 7% delle ore lavorate ed una flessione del 12% del totale dei lavoratori attivi.
“Numeri – osserva il Presidente Santoro – che mostrano un ulteriore aggravamento della crisi, per cui diciamo fermamente NO ad un possibile aumento di imposte in Regione per finanziare altri servizi, in quanto non possiamo assolutamente sostenerlo né possiamo permettercelo in un momento come questo, altrimenti sarà la fine ”.
Altro tasto dolente sono le banche, sempre restie ad aprire i rubinetti del credito nonostante gli accordi tra gli stessi Istituti di credito, le varie Regioni e le parti sociali per il rilancio delle piccole e medie industrie.
Bisogna attuare provvedimenti immediati ed efficaci per rinnovare e riqualificare il nostro patrimonio edilizio perché diventi il volano capace di rilanciare l’economia nel segno della qualità e sicurezza ed occorrono nuovi finanziamenti per la realizzazione di opere pubbliche.
Il Piano Casa, se attuato dai Comuni, può promuovere una serie d’interventi di qualificazione che potrebbero contribuire a rendere più moderno, efficiente, rispettoso dell’ambiente e di qualità il patrimonio edilizio della nostra Regione, ma occorre anche una serie di interventi pubblici che in prospettiva non è dato al momento vedere.
“Chiediamo un’intesa strategica, condivisa da Governo e Regioni, - conclude Santoro - per avviare immediatamente un piano straordinario di opere che abbiano una ricaduta sociale, economica ed occupazionale.”

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