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15 marzo 2010 - Il Sole 24 Ore - Celestina Dominelli

Bonino e Polverini, le candidate nel Lazio a confronto

Cinquanta pagine a testa. Per convincere gli elettori del Lazio a indicarle come future governatrici. Emma Bonino e Renata Polverini hanno puntato sulla sinteticità per i loro programmi elettorali, ma le scelte divergono fin dalla copertina.
La forma. Più leggera la veste grafica privilegiata dall'ex ministro delle Politiche europee, la cui foto, la stessa dei manifesti che popolano la capitale, è presente su tutte le cinquanta pagine del programma. Strutturato per aree, venti in tutto: dall'ambiente alla casa, alla sanità. Più austera, invece, la scelta di Renata Polverini. Niente immagini della candidata, ma un programma organizzato su quattro pilastri (futuro, famiglia, salute e lavoro) e 60 impegni.
Le parole d'ordine. Identico, però, è l'avvio: una premessa per entrambe ricordando gli slogan («Ti puoi fidare» per la candidata del Pd, «Con te» per quella del Pdl) e i cavalli di battaglia dell'azione politica. La Bonino punta su trasparenza e responsabilità, ma ribadisce anche il rispetto per la Costituzione. Proprio come l'ex sindacalista. Che, nella sua stringatissima presentazione, sottolinea l'adesione ai valori della carta, e altre quattro parole d'ordine: identità nazionale, la famiglia, giustizia sociale e diritti dei più deboli. Ecco le loro scelte su alcuni capitoli cruciali.
Il nodo della sanità. È il tema di apertura per Renata Polverini, ma non per Emma Bonino che rilega la sanità alla pagina 37. Per la radicale il punto di partenza è la convocazione nei primi 100 giorni degli Stati generali della Sanità: una grande operazione verità che sarà la base di un piano di interventi, a cominciare dalla rinegoziazione della partecipazione del Lazio al Fondo sanitario nazionale. Puntando ad avere più risorse nei prossimi anni. Anche nel programma della Polverini si parla di rinegoziazione, ma l'oggetto è diverso. Perché l'ex sindacalista mira a ricontrattare con il governo il piano di risanamento dei conti della sanità e a ridurre nei prossimi tre anni le addizionali Irpef e Irap.
Su un punto, però, le due candidate convergono: la necessità di ridurre la spesa ospedaliera. Con la Bonino che vuole porre un freno alle esternalizzazioni, ma anche risolvere il nodo dei costi della formazione universitaria che gravano tutti sul bilancio regionale. Mentre la Polverini intende istituire una direzione regionale ad hoc e ridurre le Asl (da 12 a 8 in prima battuta, per arrivare poi a 6 entro la fine della legislatura).
Nucleare sì, nucleare no. Su un aspetto i due programmi sono sovrapponibili: la volontà di potenziare con sgravi e incentivi a imprese e famiglie le energie rinnovabili. Per la Bonino, però, il percorso passa attraverso una netta bocciatura del nucleare, nessun accenno invece nel programma della Polverini. Un'assenza non casuale vista la diversità di vedute tra l'ex sindacalista, che ha chiuso la porta alle centrali, e la sua coalizione. Che, del sostegno al nucleare, ha invece fatto una battaglia di principio.
Sì ai farmer market. Avanti tutta poi per entrambe con i farmer market, gli spazi dedicati esclusivamente ai produttori. A questi la Bonino affianca il potenziamento dell'agricoltura biologica (che in prospettiva consentirà di creare 14mila posti di lavoro), mentre la sua avversaria è più concentrata sulla quella tradizionale, a cui promette una nuova legge sul "credito agrario" e una riduzione delle procedure burocratiche.
Casa ed edilizia. Sul piano casa l'obiettivo è diverso. L'ex ministro vuole agire soprattutto sugli incentivi all'efficientamento energetico degli edifici, mentre la candidata del Pdl intende incrementare il premio di cubatura per gli interventi di sostituzione edilizia. Sul fronte dell'edilizia residenziale pubblica, poi, il centro-sinistra punta soprattutto sul trasferimento di aree del demanio pubblico (che consentirebbe la sistemazione di 15mila famiglie), mentre la Polverini sulla dismissione del patrimonio delle Ater (le aziende territoriali per l'edilizia residenziale). Per entrambe, però, è fondamentale prevedere un sistema di sgravi o incentivi per le seconde o le terze case se affittate.
Discariche addio? Due i diktat del programma della Bonino: no alle discariche non a norma Ue e no a nuovi inceneritori, puntando a impianti innovativi nel trattamento dei rifiuti e a rafforzare centri di raccolta e isole ecologiche. Per la Polverini, invece, occorre partire da un monitoraggio degli impianti di trattamento attualmente dislocati nel Lazio, anche attraverso la crezione di un osservatorio ad hoc. Identico però è l'impegno per potenziare la raccolta differenziata.

15 marzo 2010 - Edilportale - Paola Mammarella

Piano Casa, a Roma 27mila alloggi entro il 2015

Aumenti della densità in area edificabile, cambi d’uso e acquisto dell’invenduto
Il Consiglio Comunale della città di Roma ha dato il via libera alla delibera di attuazione del Piano Casa, che riserva ampio spazio all’housing sociale. L’obiettivo è quello di realizzare 27 mila e 500 nuovi alloggi entro il 2015.
La delibera prevede nuove case popolari, Erp, e appartamenti a basso costo per l’housing sociale, che si propone di garantire il diritto alla casa a quanti, pur non rientrando nelle graduatorie dell’edilizia sovvenzionata, non riescono a collocarsi nel libero mercato delle locazioni o delle compravendite.
Il piano contempla infatti circa 20 mila alloggi da destinare al Social Housing e 6 mila per l’edilizia residenziale pubblica.
Gli appartamenti per l’housing sociale potranno essere venduti a prezzo convenzionato, affittati per 25 anni o per 10 anni con patto di futura vendita o riscatto. Nella tipologia di questi alloggi rientrano anche le abitazioni collettive in locazione temporanea con gestione di servizi comuni, come studentati, residenze socio-sanitarie per anziani, disabili e nuclei monoparentali a basso reddito.
Oltre allo sblocco delle graduatorie saranno acquisiti quindi appartamenti per andare incontro alle esigenze della classe media in difficoltà. Misura alla quale si aggiunge l’impegno dell’Amministrazione comunale a individuare strumenti finanziari per la realizzazione di altre abitazioni a costi contenuti.
La realizzazione dei nuovi appartamenti sarà possibile con l’acquisizione di appartamenti da destinare all'ERP, l'aumento di densità di aree già edificabili, la modifica di destinazioni d'uso di zone o fabbricati non residenziali, il reperimento di nuove aree edificabili. Assume un ruolo centrale anche la riqualificazione della periferia di Roma, che accoglie l'80% della popolazione e produce il 70% del Pil, ma raccoglie solo il 30% dei fondi disponibili alla riqualificazione del territorio urbano. Potranno essere usati anche alloggi privati realizzati e rimasti invenduti, proponendo incentivi ai costruttori. Tra le misure previste compaiono anche l’istruttoria dei nuclei edilizi ex abusivi, l’individuazione di nuovi ambiti di riserva a trasformabilità vincolata, cioè zone di scarso valore ambientale, situate vicino alle linee di trasporto pubblico su ferro, che il Comune può acquisire e trasformare per l'interesse della collettività. È inoltre possibile raggiungere costi più bassi ricorrendo alle fonti di energia rinnovabile.
Commenti positivi da Eugenio Batelli, presidente Acer, e Dario Coen, Presidente di Fedilter. Le misure costituiscono una buona opportunità per il rilancio delle imprese e la riorganizzazione urbanistica, soprattutto nelle periferie e nelle aree depresse.

8 marzo 2010 - ANCE

Piano casa: le regole poste dai Comuni

LAZIO – LR n. 21/2009
Le esclusioni previste dalla legge
- centri storici
- zone E limitatamente agli edifici rurali con caratteristiche storico‐tipologici‐tradizionali
- aree sottoposte vincolo di inedificabilità assoluta
- fasce di rispetto di territori costieri e dei territori contermini ai laghi
- zone di rischio molto elevato
- aree con destinazioni urbanistiche relative ad aspetti strategici ovvero al sistema della mobilità, delle infrastrutture, dei servizi pubblici generali
- fasce di rispetto delle strade statali, ferroviarie e autostradali
- edifici abusivi
- immobili vincolati
Le facoltà assegnate ai Comuni
I Comuni, entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge (termine scaduto il 4/12/2009) possono limitare o escludere l’ammissibilità degli interventi per ragioni di particolari qualità urbanistiche o architettoniche. Possono, inoltre, prevedere una riduzione fino al 30% del contributo dovuto in riferimento agli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria per gli interventi di ampliamento e di demolizione e ricostruzione della prima casa.
In più possono applicare una riduzione fino al 30% del costo di costruzione.
Le prescrizioni previste dalla legge
Gli interventi di ampliamento devono essere realizzati nel rispetto delle distanze e altezze previste dalla normativa vigente per le zone classificate sismiche 1 e 2, su edifici dotati di certificazione antisismica, qualora realizzati successivamente all’attribuzione della suddetta classificazione.
Esclusivamente per le opere di urbanizzazione secondaria, qualora venga comprovata l’impossibilità del loro adeguamento, i titoli abilitativi sono subordinati al pagamento, oltre che degli oneri concessori, di un contributo straordinario proporzionale al valore delle opere stesse pari al 50% del valore degli oneri corrispondenti, secondo quanto stabilito con apposita deliberazione del Comune.
Per gli interventi di demolizione e ricostruzione l’altezza degli edifici non può superare l’altezza massima degli edifici contermini, fermo restando il rispetto delle distanze previste dalla normativa vigente.
Gli ampliamenti non si cumulano con quelli eventualmente consentiti da altre norme vigenti o dagli strumenti urbanistici comunali sui medesimi edifici.

Comune
Delibera
Roma Per quanto riguarda l’ambito di applicazione degli interventi la delibera conferma le ipotesi di limitazione ed esclusione individuate dalla legge regionale.
Si riconosce una riduzione del 30% degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria e del costo di costruzione per la demolizione‐ricostruzione riguardante gli immobili adibiti a “prima casa”. Per gli ampliamenti, sempre su prime case la riduzione del contributo di costruzione è invece del 15%.
La delibera rinvia a un successivo provvedimento la individuazione degli ambiti territoriali nei quali realizzare gli interventi di cui agli artt. 7 (ripristino ambientale) e 8 (riordino urbano delle periferie) della legge.
Ladispoli La delibera chiarisce innanzitutto che nessun ambito viene ulteriormente escluso dall’applicabilità della legge.
Prevista la riduzione degli oneri di urbanizzazione.

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