Piano Casa Governo Berlusconi

 

Guida al Piano Casa promosso dal Governo Berlusconi.
Notizie, informazioni, approfondimenti e commenti sul piano per l'edilizia che dovrebbe rilanciare il settore e, più in generale, l'economia, consentendo ai cittadini di aumentare la cubatura degli edifici, oltre a venire incontro alle classi più disagiate dando nuovi alloggi alle giovani coppie e alle categorie maggiormente in difficoltà.

VISITA ANCHE L'ALTRO NOSTRO SITO: CERTIFICAZIONE ENERGETICA

 

20 ottobre 2010 - AGENPARL - Pietro Battistella

Edilizia: UDC, mercato bloccato e crisi di liquidità

Mercato nazionale bloccato e crisi di liquidità per il settore edilizio. E’ quanto evidenziato dall’interrogazione di un gruppo di deputati Udc, primo firmatario Roberto Occhiuto, rivolta al Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. L’interrogazione, che oggi approda in Aula per il question time, indica che “nel primo semestre del 2010 le imprese cessate operanti nel settore edilizio hanno superato quota 30 mila, mentre le aperture di procedure concorsuali sono progressivamente aumentate da 334 nel primo trimestre a 650 nel secondo trimestre del 2010”.
“Secondo i dati dell'Ance, l'Associazione nazionale dei costruttori edili, il mercato nazionale si è bloccato e la crisi di liquidità, dovuto all'elevata dilazione dei pagamenti, sta causando la chiusura delle aziende: basti pensare che ci sono stati ben sei cali consecutivi trimestrali dell'indice della produzione nelle costruzioni, con un fatturato sceso del 10,8 per cento nel 2009 e 200 mila posti di lavoro tagliati nel biennio 2008-2009”.
Per quanto riguarda gli interventi del Governo sul settore, si legge nell’interrogazione, “dei 12 miliardi deliberati dal Cipe nel 2009 per grandi e piccole opere è stato fatto pochissimo, non si registrano miglioramenti dal punto di vista della semplificazione degli adempimenti normativi e il piano casa è fermo per i veti burocratici incrociati di regioni e comuni”. I deputati dell’Udc, quindi, chiedono al Ministro “di individuare, anche in vista dell'imminente sessione di bilancio, idonei strumenti volti a risollevare un comparto che registra solo problemi di liquidità non ad esso imputabili e che riveste un'importanza centrale quale leva per il rilancio economico del Paese”.

15 ottobre 2010 - ANCE

Piano Casa: correttivi al vaglio delle Regioni

Le richieste di intervento finora presentate per realizzare ampliamenti o demolizioni ricostruzioni con il bonus di cubatura sono state al di sotto delle aspettative. Colpa soprattutto della complessita` normativa con cui le leggi regionali prima e le delibere comunali poi hanno deciso di dare attuazione ai contenuti dell`Accordo del 1° aprile 2009 fra Governo e Regioni. Molte sono state tra l`altro le limitazioni poste che hanno determinato un quadro disomogeneo e disincentivante.
Alcune Regioni si stanno quindi muovendo per apportare dei correttivi con l`obiettivo di offrire maggiori opportunita` per usufruire degli incentivi che peraltro in alcune Regioni, Emilia Romagna, Toscana ed Umbria stanno per scadere.
Nel Lazio e Piemonte le proposte di modifica hanno gia` superato l`esame da parte della Giunta regionale ed attendono l`assenso del Consiglio, mentre Toscana, Veneto, Campania e Liguria stanno ancora valutando le modalita` con cui dare nuovo impulso al Piano casa.
Si segnala, infine, che con la Delibera di Giunta n. 1338 del 20/9/2010 (BUR n.89 dell`8/10/2010) le Marche hanno emanato le linee di indirizzo per le soprelevazioni e gli ampliamenti di edifici esistenti ai sensi della LR n. 22/2009.

13 ottobre 2010 - Agenparl

Piano Casa: la differenza tra Piano Casa 1 e Piano Casa 2

Sono due i cosiddetti “Piani Casa” portati avanti dal Governo nel corso di questa legislatura. Mentre il più recente “Piano Casa 2” è frutto dell’intesa tra Stato e Regioni del primo aprile 2009 e riguarda, tra le altre cose, la possibilità di ampliamento della volumetria degli immobili residenziali, il “Piano Casa 1” è un’iniziativa per l’edilizia abitativa prevista dal decreto legge del 25 giugno 2008, come spiegava in Commissione Ambiente alla Camera il sottosegretario Bartolomeo Giachino, il 22 aprile scorso:
“L'articolo 11 del decreto-legge 25 giugno 2008, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, ha previsto la predisposizione di un Piano nazionale di edilizia abitativa al fine di garantire su tutto il territorio nazionale i livelli minimi essenziali del fabbisogno abitativo e con l'obiettivo di superare in maniera organica e strutturale il disagio sociale ed il degrado urbano derivante dai fenomeni di alta tensione abitativa”.
“Il Piano nazionale - continua il sottosegretario - approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 luglio 2009 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 19 agosto 2009, n. 191, costituisce un insieme integrato di una pluralità di linee di intervento che, potenziandosi sinergicamente, ha la finalità di venire incontro all'intera platea dei soggetti cui è diretto l'intervento pubblico in materia di politiche abitative. Il sistema individuato dal Piano si articola sostanzialmente in tre aree che comprendono a loro volta una o più linee di intervento. Una prima area è diretta ad incentivare l'intervento degli investitori istituzionali e privati attraverso una rete di fondi immobiliari. Per tali interventi è previsto un «prestito» da parte dei fondi stessi a livello locale che potrà coprire fino al 40 per cento dell'investimento. Il fondo nazionale, costituito da fondi statali sino al limite di 150 milioni di euro, potrà poi intervenire a sostegno dell'iniziativa sino al 40 per cento dell'investimento.
Caratteristiche fondamentali che dovranno avere questi interventi, saranno quelle della sostenibilità dell'investimento e della compatibilità delle realizzazioni di alloggi destinati ad housing sociale rispetto ai vantaggi derivanti dalle premialità urbanistiche.Una seconda area di intervento è quella prevista all'articolo 1, comma 1, lettera f) che assorbe il precedente piano di 550 milioni di euro, a finanziare l'edilizia residenziale pubblica nella accezione più classica del termine e cioè l'edilizia di proprietà degli ex IACP comunque denominati. Tale linea di intervento interviene sugli immobili già individuati dal decreto ministeriale 18 dicembre 2007, o su quelli che le Regioni individueranno in sostituzione degli interventi non più realizzabili, avranno integrale finanziamento statale e, nel primo anno dovranno essere attivati nel limite di 200 milioni di euro, secondo una priorità collegata, fra l'altro, alla cantierabilità dell'intervento stesso. La terza area degli interventi - conclude Giachino - riguarda gli interventi ricompresi dal Piano nazionale che potranno essere attivati mediante sottoscrizione di appositi accordi di programma nel limite delle risorse annualmente disponibili al netto di quelle già utilizzate per le linee di intervento richiamate”.
Piano Casa 2 - Cosa prevedeva
Migliorare la qualità architettonica ed energetica degli edifici entro il limite del 20 per cento della volumetria esistente di edifici residenziali uni-bi familiari e disciplinare interventi straordinari di demolizione e ricostruzione con ampliamento per edifici a destinazione residenziale entro il limite del 35 per cento della volumetria esistente. A questo mira il Piano Casa 2 varato dal Governo nel marzo dello scorso anno. L’intesa tra Stato e Regioni, raggiunta il primo aprile 2009, impegnava le regioni ad approvare proprie leggi che attuino il Piano Casa entro 90 giorni.
Ecco, più nel dettaglio, cosa prevedeva il Piano Casa 2, frutto dell’intesa tra Stato e Regioni. Per gli edifici residenziali uni-bifamiliari o comunque di volumetria non superiore 1000 mc c’è la possibilità di ampliamenti massimi del 20 per cento con un incremento complessivo massimo di 200 mc. Sono fatte salve diverse determinazioni regionali che possono promuovere ulteriori forme di incentivazione volumetrica. Per gli edifici a destinazione residenziale c’è, invece, la possibilità di interventi straordinari di demolizione e ricostruzione con un ampliamento massimo del 35%.
Le Regioni si impegnavano anche ad introdurre forme semplificate per l’attuazione degli interventi edilizi indicati, fermo restando i principi della legislazione urbanistica ed edilizia e della pianificazione comunale. Venivano esclusi dal Piano gli edifici abusivi, quelli situati nei centri storici o nelle aree di inedificabilità assoluta.

12 ottobre 2010 - ANCE

Piano casa: pronti gli avvisi regionali per l'housing sociale

Piano nazionale di edilizia abitativa: dalle Regioni le linee programmatiche
Dopo l`avvenuto riparto delle risorse (euro 377.885.270) con DM 8 marzo 2010 è iniziata la seconda fase del Piano nazionale di edilizia abitativa di cui all`art. 11 DL 112/2008 e DPCM 16 luglio 2009 che dovrebbe concludersi entro il mese di novembre con l`invio, da parte delle Regioni al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti delle proposte di programma per l`attuazione delle quattro linee di intervento e precisamente:
1. incremento del patrimonio di edilizia residenziale pubblica con risorse dello Stato, delle Regioni, delle province autonome, degli enti locali e altri enti pubblici, comprese quelle derivanti anche dall`alienazione, ai sensi e nel rispetto delle normative regionali ove esistenti, ovvero statali vigenti, di alloggi di edilizia pubblica in favore degli occupanti muniti di titolo legittimo;
2. promozione finanziaria anche ad iniziativa di privati, di interventi ai sensi della Parte II, Titolo III, Capo III, del Dlgs. 12 aprile 2006, n. 163;
3. agevolazioni a cooperative edilizie;
4. programmi integrati di promozione di edilizia residenziale sociale.
Sulla base delle proposte pervenute da parte delle Regioni, il MIT procedera` alla sottoscrizione, con quest`ultime, di appositi accordi di programma ai sensi dell`art. 11 comma 4 DL 112/2008 e artt. 4 e 8 del DPCM 16 luglio 2009 che dovranno essere coerenti con la programmazione regionale per le politiche abitative e lo sviluppo del territorio. A tal fine molte Regioni hanno pubblicato appositi bandi per selezionare le proposte di intervento provenienti da Comuni o da soggetti privati ai fini del loro inserimento nel programma nazionale di edilizia abitativa. Gli avvisi indicano i requisiti delle proposte, i criteri di selezione, le modalita` e i tempi di presentazione. Con l`obiettivo di monitorare gli indirizzi regionali e avviare una prima verifica dei contenuti degli stessi si allegano i provvedimenti finora pubblicati.
Schema riepilogativo degli avvisi regionali
- Abruzzo - bandi Det. 20-09-2010
- Calabria - decreto 13579
- Calabria - decreto 13579 - allegato
- Friuli Venezia Giulia, avviso pubblico DGR 1749 del 9-9-2010
- Friuli Venezia Giulia, avviso pubblico DGR 1749 del 9-9-2010 - allegato
- Lazio, avviso pubblico
- Marche, DGR 1242
- Piemonte, DGR 2-8-2010
- Piemonte, DGR 2-8-2010 - allegato
- Puglia, avviso pubblico DGR 2077 del 29-9-2010
- Puglia, avviso pubblico DGR 2077 del 29-9-2010 - allegato
- Sardegna, avviso pubblico 2196 del 10-8-2010
- Sardegna, avviso pubblico - domanda partecipazione
- Sicilia, avviso pubblico - programmi recupero riqualificazione
- Sicilia, avviso pubblico - programmi edilizia sociale
- Toscana, avviso pubblico DGR 856
- Toscana, avviso pubblico DGR 856 - allegato

6 ottobre 2010 - Mondo Casa Blog

Immobiliare, piano casa e detrazione 55%: le proposte di Finco per smuovere il settore

Immobiliare, piano casa e detrazione 55%: le proposte di Finco per smuovere il settore
Premi di cubatura, il problema delle sagome, l’ecoprestito e il 55% antisismico
Sei proposte Finco per la riqualificazione del nostro patrimonio Immobiliare
La prima consiste nel trasformare le agevolazioni in permanenti se si vuole evitare il picco e poi il riflusso, sempre drammatico perché si sono impegnati capitali e risorse umane per fare fronte alla eccezionale contingenza. Sia le imprese che i cittadini dovrebbero poter con calma pianificare la fruizione delle agevolazioni.
Tale permanenza di benefici consentirebbe peraltro più facilmente l’erogazione della agevolazione del 55% anche per la “riqualificazione sismica” poiché spalmerebbe su più anni la perdita per l’Erario, che in realtà sarebbe anche compensata dal maggior gettito generato dalla ripresa delle attività.
A quanto sopra andrebbe abbinato il fondamentale innalzamento del tenore dell’agevolazione per l’abbattimento e la ricostruzione dall’attuale medio 35% ad almeno il 50% onde rendere conveniente tale operazione nelle aree urbane degradate o comunque periferiche dove essa è auspicabile (e consentita), tenuto conto dei prezzi di mercato in dette aree. La seconda riguarda il trattamento da riservare ‐ in deroga – alla tipologia di maggioranza necessaria per attuare le misure di abbattimento e ricostruzione con premio volumetrico in sede di condominio qualora si voglia agire con riferimento alle misure di efficienza energetica. Nelle città questa misura sarebbe decisiva ed affronterebbe il vero tema sotto il profilo della riqualificazione energetica, che è quello del patrimonio esistente.
La terza, come da più parti evidenziato e già accolto in alcune Regioni, riguarda la necessità di una estensione generalizzata del Piano anche ai manufatti industriali e commerciali e non solo a quelli residenziali.
La quarta è contenuta nella lettera a suo tempo indirizzata da Confindustria – Finco al Ministro Tremonti e consiste nell’ampliamento della platea delle categorie merceologiche cui è possibile applicare la detassazione degli utili reinvestiti anche a tutte quelle riguardanti i beni strumentali per l’edilizia non già ricompresi nel codice ATECO 28.
La quinta riguarda l’Ecoprestito. Essa si inquadra nel percorso volto alla riduzione del 20% delle emissioni climalteranti nonché all’incremento di una analoga percentuale in relazione al risparmio energetico ed all’uso di energia rinnovabile come da Direttiva europea. La proposta avanzata da Finco prevede l’accesso a prestiti agevolati a tasso 0 per 10 anni fino ad un massimo di 30.000 euro per ciascun beneficiario.
Onde accedere a tale “ecoprestito” occorrerebbe certificare ‐ attraverso un progettista iscritto all’Ordine – di aver effettuato almeno due interventi che vanno dall’incremento dell‘efficienza energetica delle coperture e delle pavimentazioni a quello dei muri perimetrali e delle finestre, porte esterne e schermature solari, all’installazione di apparecchiature e sistemi per riscaldamento e produzione di energia elettrica ed acqua calda utilizzanti fonti rinnovabili o assimilate.
La misura concorrerebbe all’abbattimento delle emissioni inquinanti del patrimonio costruito e potrebbe essere finanziata fino alla concorrenza di una cifra da individuare dalle Fondazioni Bancarie, e/o dalla Cassa Depositi e Prestiti. L’Ecoprestito potrebbe essere rimborsato in dieci anni, ma i lavori dovrebbero iniziare entro il 2011 e terminare al massimo entro l’anno successivo.
La sesta, non meno importante, è la necessità di prevedere una proroga al 2013 ‐ ma possibilmente una stabilizzazione ‐ della misura riguardante il bonus del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici. Essa va nel senso di contribuire alla quanto mai necessaria efficientizzazione del costruito nazionale, in quello di far emergere notevoli porzioni di lavoro nero, nonché in quello di corroborare una parte vitale della industria nazionale e della connessa occupazione.

1 ottobre 2010 - Repubblica

Regione Lazio, approvato il Piano Casa - 50 milioni per 250 piccoli comuni

La giunta regionale, riunita in seduta straordinaria all'Auditorium della Conciliazione, ha approvato il documento. Interventi per enti locali e imprese: per sostenere e favorire gli artigiani e le piccole ditte del territorio pagherà tutte le fatture sotto i 5 mila euro. Le novità in 10 punti
La giunta regionale del Lazio ha approvato questa mattina il nuovo Piano casa. Lo ha riferito la presidente Renata Polverini entrando all'Auditorium della Conciliazione dove, durante il convegno 'Lavoro e territorio', sarà presentato il documento. "Oggi presentiamo il nuovo piano casa che oltre a dare una risposta all'emergenza abitativa - ha sottolineato la governatrice - sicuramente rilancerà fortemente il settore delle costruzioni. Il Lazio ha ingranato una nuova marcia". "Stiamo anche guardando a multinazionali che vedono oggi con maggiore interesse la nostra Regione - ha detto - stiamo cercando di conservare e rilanciare siti importanti come quello di Civita Castellana".
"Gli sforzi della Regione Lazio per aiutare gli enti locali e le imprese non si fermano al patto regionalizzato che si applica ai comuni superiori ai 5 mila abitanti - ha continuato Polverini - per i circa 250 comuni sotto questa soglia stiamo mettendo in atto un intervento straordinario. La Regione da subito pagherà il 50% dei residui in conto capitale dei piccoli comuni, per una spesa di 31,5 milioni. La Regione pagherà tutti i residui correnti dei microcomuni, per una spesa di 2 milioni. La Regione - ha proseguito - pagherà 8 milioni ai comuni capofila dei distretti sociali. La Regione infine, per sostenere e favorire gli artigiani e le piccole imprese del territorio pagherà tutte le fatture sotto i 5 mila euro. Si parla di circa 4 mila creditori per un totale attorno ai 10 milioni".
"Roma, ma anche tutte le città del Lazio - ha detto il sindaco Alemanno intervenuto all'incontro - esplodono senza una risposta edilizia seria. Solo nella nostra città abbiamo una necessità di 30 mila alloggi". A Roma "c'è un enorme riserva di case sfitte, ma ci sono anche molte persone che non hanno casa, e non solo nelle fasce più povere. Dobbiamo congiungere queste due esigenze e puntare sull'edilizia che ha ricadute dirette sullo sviluppo ed è un volano incredibile".
I PUNTI DEL PIANO
Sostituzione edilizia attraverso la demolizione e ricostruzione, adeguamento sismico, premio di cubatura del 60%, housing sociale. Sono i punti cardine su cui si basa il nuovo Piano Casa della Regione, Il documento si articola in 10 punti:
1 - Semplificare ulteriormente le procedure con l'utilizzo della Dichiarazione inizio attività (Dia) e si procederà con il permesso di costruire, per gli interventi più rilevanti, accelerando l'iter amministrativo attraverso Conferenza servizi per raccogliere in un solo giorno tutti i pareri.
2 - Estendere la possibilità di intervento di ampliamento anche a tutti gli edifici ubicati in zona agricola consentendo così di ampliare, al massimo, di soli 62 metri quadrati, una casa senza incidere sul patrimonio ambientale, ma contribuendo fattivamente alla conservazione del patrimoni edilizio. Questo contrasterà l'abbandono.
3 - Escludere gli interventi sugli edifici situati in zone vincolate, salvo che gli stessi non risultino coerenti e compatibili con gli strumenti di tutela con l'ottenimento del nulla osta dell'ente preposto alla tutela.
4 - Estendere gli interventi alle zone di pregio ma escludendo dalle stesse l'applicazione della presente legge di modifica negli insediamenti urbani storici come individuati dal Ptpr. garantendo così la piena tutela e la preservazione di tutte quelle aree di valore storico.
5 - Estendere gli interventi a tutti gli edifici a destinazione non residenziale dismessi favorendo la loro sostituzione attraverso la demolizione e ricostruzione con cambio di destinazione d'uso verso il residenziale destinandone il 30% all'housing sociale, all'edilizia universitaria e monetizzando il 30% ai comuni al di sotto dei 50mila abitanti.
6 - Estendere gli interventi di ampliamento del 20% anche agli edifici di dimensioni maggiori ai 1000 metri cubi ma comunque entro un massimo di 200 metri cubi.
7 - Possibilità di sostituzione di interi condomini in stato di degrado favorita con il 60% della volumetria esistente a condizione che venga mantenuta almeno il precedente numero di abitazione in capo agli attuali proprietari.
8 - Per favorire l'adeguamento sismico degli edifici esistenti la legge di modifica prevede un incentivo fino al 35% della volumetria esistente.
9 - Semplificare e incentivare la formazione di programmi integrati tesi al riordino delle periferie e alla riqualificazione ambientale con particolare riguardo al litorale marino per restituire la fascia costiera alla naturale fruibilità attraverso premi di cubatura fino al raddoppio di quella esistente da edificare in altro sito.
10 - La sostituzione edilizia attraverso la demolizione e ricostruzione consentirà il rinnovo del patrimonio edilizio esistente con architettura bio sostenibile con il contenimento dei consumi energetici, materiali eco compatibili di nuova generazione evitando inoltre il consumo di ulteriore territorio