Piano Casa Governo Berlusconi
Guida al Piano Casa promosso dal Governo Berlusconi.
Notizie, informazioni, approfondimenti e commenti sul piano per l'edilizia che dovrebbe rilanciare il settore e, più in generale, l'economia, consentendo ai cittadini di aumentare la cubatura degli edifici, oltre a venire incontro alle classi più disagiate dando nuovi alloggi alle giovani coppie e alle categorie maggiormente in difficoltà.
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29 settembre 2010 - La Nuova Sardegna - Gianpiero Cocco
Per il Cavaliere un’altra casa in Costa vicino a villa Certosa
Il premier Silvio Berlusconi ha acquistato la villa che fu di Laura Rusconi, una lontana parente degli editori. Ora l’Idra Immobiliare ha avviato le opere di demolizione della struttura. Nell’operazione sono finite anche due dependance della villa che prevede una volumetria di circa 300 metri quadri. Un bonus edificatorio del 27 per cento di cubatura compreso, così come previsto dal “piano casa” approvato dal governo Berlusconi e fatto proprio dalla Regione Sardegna
Il Cavaliere non lascia, anzi raddoppia. A smentire ogni ipotesi di disimpegno di Silvio Berlusconi dall’eremo portorotondino della Certosa è il cartello di inizio lavori che annuncia la demolizione e ricostruzione, utilizzando la recente normativa urbanistica che prevede un aumento di volumetrie del 30 per cento, affisso in via Cava del Tom.
La zona più alta e nobile del buen retiro per ricchi, famosi e riservatissimi vacanzieri inventato dal conte Luigi Donà dalle Rose. Il Cavaliere, per mezzo dell’Idra Immobiliare Spa - la società che possiede le dimore del premier - ha acquistato da un gruppo immobiliare toscano la villa che fu di Laura Rusconi, una lontana parente degli editori e che a Milano e Porto Rotondo gestiva punti di alta ristorazione destinata a deliziare i palati delle persone abbienti.
La donna, una decina di anni fa, cedette la villa al gruppo immobiliare toscano, che la trasformò in centrale di trasmissione per la telefonia mobile 3 e Vodafone. La “villa dei telefonini”, insomma, ridotta da dimora per le vacanze ad antro semidiroccato dove, da almeno una decina di anni, gli unici a poter entrare erano i tecnici incaricati di mantenere attivi gli apparati e gli animali selvatici che vi avevano ricavato la loro tana.
L’Idra Immobiliare, attraverso lo studio tecnico del geometra Gianni Izzo (che segue da sempre i lavori che vengono eseguiti nel compendio della Certosa - ndr) ha redatto il progetto, approvato dal Comune di Olbia il 21 luglio del 2010 (permesso di costruire 241/10) e avviato le opere di demolizione della villa (dopo aver sfrattato i punti radio di 3 e Vodafone) sino alle fondamenta.
Nell’operazione “tabula rasa” sono finite anche due dependance della villa, che nel progetto presentato in Comune faranno parte integrante della nuova costruzione, che prevede una volumetria di circa 300 metri quadri. Bonus edificatorio del 27 per cento di cubatura compreso, così come previsto dal “piano casa” approvato dal governo Berlusconi e fatto proprio dalla Regione Sardegna.
Un fazzoletto di terra, oltre 6mila metri quadri, che vanno ad inglobarsi nel “parco della Certosa” che ora, dopo l’acquisizione dei 10 lotti ceduti dall’architetto milanese Maristella Cipriani e gli altri 5 lotti venduti all’Idra Immobiliare Spa dal gruppo torinese “Normafer”, raggiunge l’estensione di 80 ettari.
Ciliegina sulla torta l’intera collina che sovrasta Porto Rotondo. Il punto panoramico e isolato dove si appostava il paparazzo sardo che immortalava il premier e i suoi ospiti restandovi attendato intere settimane.
Il via libera ai lavori è stato dato dal premier nei mesi scorsi, ridando ossigeno alle imprese locali e che debbono ultimare le opere entro l’inizio della prossima estate. Sotto la direzione dei lavori del geometra Gianni Izzo e la supervisione dell’architetto del premier, Gianni Gamondi. I nuovi acquisti dell’Idra Immobiliare Spa potrebbero creare più di un problema ai ponti radio e ai ripetitori di telefonia mobile installati sul cocuzzolo della collina di Porto Rotondo.
Essendo l’intero compendio della Certosa sottoposto al vincolo governativo di alta protezione in quanto destinato a ricevere il premier, i suoi familiari e ospiti, anche la collinetta delle antenne è diventata off limits per tutti.
29 settembre 2010 - Virgilio Economia
Piano casa, un flop. Solo 2700 domande in tutta Italia. Ecco perché
Il boom economico non passa più per il mattone. Limiti dimensionali, esclusioni e scarsa convenienza tra le principali ragioni dell'insuccesso
Doveva essere la soluzione alla crisi. Il rilancio dell'economia italiana doveva passare dall'edilizia. Come negli anni '50. E invece il piano casa - che prevedeva una drastica riduzione della burocrazia necessaria per avviare ristrutturazioni edilizie e la possibilità di aumentare del 35% la volumetria della propria abitazione - non ha ottenuto il successo sperato.
A più di un anno dal suo lancio sono solo 2.700 le domande presentate, con una media di 42 richieste per comune. E se si escludono Veneto e Sardegna, le due regioni in cui il piano casa ha ottenuto le maggiori adesioni, la media nel resto d'Italia scende a 20 domande per comune.
Come sempre c'è chi si rammarica per l'occasione persa (il governo - ideatore del piano - e tutto il settore dell'edilizia) e chi tira un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo di una colata di cemento selvaggia sulla penisola. Ma al di là delle opinioni, che cosa non ha funzionato?
Le ragioni del flop
Sicuramente un peso determinante l'ha avuto la recessione, proprio quella che il piano casa voleva sconfiggere. Scarsa liquidità e difficile accesso ai mutui hanno hanno penalizzato questo tipo di investimenti, spesso impegnativi per le famiglie.
Ma in molti se la prendono con le leggi regionali che dovevano attuare il piano. Alcune regioni le hanno varate con molto ritardo. E molte hanno posto vincoli ritenuti troppo restrittivi dai fautori del piano. Ad esempio:
• limiti dimensionali: quasi tutte le leggi regionali consentono interventi di ampliamento sugli edifici fino a 1.000 metri cubi, escludendo quindi la possibilità di effettuare lavori su unità immobiliari di dimensioni maggiori;
• esclusioni: le disposizioni non si applicano a soppalchi o chiusure di verande, perché si tratta di interventi che aumentano la superficie abitabile senza ampliare la volumetria degli edifici. Pertanto, paradossalmente, non possono beneficiare delle semplificazioni urbanistiche;
• scarsa convenienza della sostituzione edilizia, ovvero la demolizione e ricostruzione di un edificio. L'aumento di valore dell'immobile derivante dall'ampliamento volumetrico spesso non viene considerato sufficiente (spesso erroneamente) a compensare i maggiori costi per l’adeguamento alla normativa antisismica o la riqualificazione energetica.
• esclusione degli edifici non residenziali: una bella fetta di immobili rimane fuori dal piano casa. Nel settore molti dicono che avrebbe contribuito all'aumento della produttività industriale, considerando anche che le zone industriali non hanno i vincoli delle aree urbanizzate, quali il rispetto delle altezze massime e delle distanze minime.
• abusi non sanati: nonostante i ripetuti condoni edilizi degli ultimi decenni, esistono ancora molti immobili o specifici interventi abusivi che in quanto tali non possono usufruire dell'agevolazione.
Difficile che la situazione cambi in questi ultimi mesi dell'anno, considerando che in diverse regioni si avvicina la scadenza del 31 dicembre 2010 per la presentazione delle domande. Geometri e palazzinari dovranno attendere un'altra occasione.
27 settembre 2010 - La Stampa
Piano casa: un insuccesso dalle molte cause
Complicazioni burocratiche e crisi hanno bloccato l'iniziativa
Nel marzo 2009 se ne fece un gran parlare: con il Piano Casa si diede agli italiani la possibilità di aumentare la volumetria della propria abitazione del 35%, snellendo, al contempo, le pratiche burocratiche necessarie per avviare le ristrutturazioni (fatte salve alcune limitazioni). A distanza di un anno e mezzo, cosa rimane di quel progetto? Non molto, a leggere i numeri.
Tutto come prima
Dopo essere stato al centro di grandi polemiche nell'arena politica, il Piano casa è passato nella vita degli italiani come una meteora. A sfruttare la possibilità di ingrandire la propria abitazione sono stati solo 2700 italiani, per una media di 42 richieste per ogni comune. La distanza che separa gli effettivi risultati dell'iniziativa da quelli che erano i suoi propositi è ancora più evidente se, scorporando i dati relativi Veneto e Sardegna (le due regioni in cui il successo è stato maggiore), si scopre che nelle restanti parti d'Italia la media di richieste formulate è pari a 20 per comune.
Gli ostacoli al successo
Avrebbe dovuto essere l'iniziativa in grado di rilanciare l'economia italiana, ma non ha avuto l'efficacia attesa. Cosa è mancato perché il Piano casa avesse successo? Sono molte le ragioni che hanno portato al flop. Se la situazione di crisi economica generale può avere limitato la voglia di spendere degli italiani, molti addetti ai lavori puntano l'indice contro le complicazioni delle leggi attuative regionali (in alcune zone d'Italia, i criteri per poter fruire del Piano casa sono stati definiti da poco).
Sulle statistiche, inoltre, incidono non poco le richieste bocciate. A Bologna, per esempio, sulle 21 domande presentate complessivamente, 5 hanno ricevuto picche per risposta. In molti casi le bocciature sono dovute ad abusi non sanati, in altri alle norme sul posto auto: la legge impone un metro quadro di parcheggio ogni 10 metri cubi di aumento.
23 settembre 2010 - Quotidiano Casa
Piano Casa, le attese del settore idrotermosanitario
Nonostante sul Piano Casa (ampliamento volumetrico) sia calata una cortina di silenzio, a volte anche imbarazzato per l'atteggiamento delle Regioni, gli operatori del settore idrotermosanitario prevedono bel tempo all'orizzonte
Per monitorare l’andamento degli ordinativi, in una misura o nell’altra collegati al cosiddetto Piano Casa, quello dell’ampliamento volumetrico per intenderci, MCE (Mostra convegno Expocomfort, prossima edizione 27-30 marzo Fiera Milano) e ANGAISA stanno predisponendo un report semestrale, che si configura come uno strumento di approfondimento per capire l’evoluzione del mercato.
L’obiettivo è di avere per tutti gli operatori del settore una previsione quantitativa e dettagliata dell’andamento del mercato e sull’impatto che il Piano Casa può generare.
«Sono certo – dichiara Massimiliano Pierini, Exhibition Director di MCE – che già dal primo volume il nuovo Rapporto MCE – ANGAISA rappresenterà una risorsa indispensabile e uno strumento prezioso di approfondimento e analisi, per tutte le aziende espositrici. Mi auguro, soprattutto, che possa contribuire a rendere più chiare le dinamiche evolutive del settore e supportare le scelte strategiche di business».
I primi dati indicano che senza l’influsso del Piano Casa 2 tra il 2008 e il 2010, il mercato idrotermosanitario registrerebbe una riduzione del -12,05%.
Crescita prevista del +1,46% nel 2010, se il Piano Casa riuscirà ad esplicare gli effetti desiderati.
Le previsioni per il 2011 indicano una lieve ripresa del settore (+1,72%) che passerebbe a + 2,63% nel 2012.
Previsioni che assumerebbero un andamento decisamente più positivo con gli effetti del Piano Casa: +5,71% nel 2011, e +8,28% nel 2012.
15 settembre 2010 - Adnkronos
Terremoto: Lolli (PD), da Berlusconi solite frottole
"Ancora una volta Berlusconi racconta frottole sul terremoto dell'Aquila. La citta' non e' stata ricostruita affatto e chiunque ha il tempo di farsi una passeggiata tra le macerie si puo' rendere conto di quale 'miracolo' sia stato compiuto". Lo afferma il parlamentare del Pd, Giovanni Lolli.
"Se poi Berlusconi -aggiunge- voleva fare riferimento alle case provvisorie del famoso piano casa potrebbe andare a raccontare queste cose alle migliaia di cittadini che, pur avendo gli stessi diritti degli altri, si trovano ancora da ormai 15 mesi in alberghi dislocati anche a cento km di distanza dalla citta'. Piuttosto che continuare a fare propaganda, il governo dovrebbe predisporre norme e finanziamenti che a tutt'ora non si vedono.
"Se poi non sa dove trovare i soldi, gli ricordo che basterebbe lasciar perdere un'opera come il ponte di Messina: ci sarebbero cosi' le risorse sufficienti per ricostruire la citta'", conclude.
13 settembre 2010 - Il Sole 24 Ore - Serena Riselli
In paese si ingrandisce solo il garage
Una o due pratiche in media. Nei casi migliori una dozzina, in quelli peggiori nessuna. Anche nei piccoli centri, dove villette e case sparse sono più numerose, il piano casa non decolla. «Questa legge è servita solo a poche persone per piccoli aggiustamenti, ma in generale non abbiamo riscontrato un grosso interessamento», spiega Claudio Rubiani, responsabile dell'urbanistica del comune di Albinea in provincia di Reggio Emilia, dove le pratiche in corso sono tre. «Dai noi il problema non è la mancanza di volumetrie, quindi difficilmente arriverà qualche richiesta», aggiunge Pietro Canu, geometra del comune di Chiaramonti, in provincia di Sassari, dove non è ancora pervenuta nessuna pratica.
Giovedì scorso l'Istat ha diffuso le stime provvisorie sulla produzione nelle costruzioni,che segnano per il secondo trimestre 2010 un +2,5% rispetto ai primi tre mesi dell'anno (ma pur sempre -3,6% rispetto allo stesso periodo del 2009). A sentire gli uffici comunali, comunque, il rimbalzo non è riconducibile a nuove costruzioni, né ai lavori del piano casa. Si tratterebbe, piuttosto, di investimenti nella manutenzione. Secondo Paolo Cavagion, responsabile del procedimento nel comune di Castelnovo Bariano (Rovigo), «il problema è che mancano i soldi per fare operazioni edilizie anche di piccola entità: c'è crisi. Da noi sono arrivate otto pratiche: gente che si rifà il garage o piccoli ampliamenti. Ma questa legge non ha rilanciato il settore». D'altra parte, in alcuni piccoli centri di mare o di montagna, come Vico del Gargano, in provincia di Foggia, o Torrecuso nel beneventano, i cittadini non hanno potuto usufruire di questa normativa a causa del vincolo paesaggistico.
Bastano allora poco più di una decina di domande per collocarsi ben al di sopra della media. Come nel caso di Sant'Anna Arresi, provincia di Carbonia-Iglesias, 2.600 abitanti nel Sud della Sardegna. Qui sono 15 le pratiche pervenute: la maggior parte arriva da privati, qualcuna da aziende, e riguardano tutte richieste di ampliamento. Del resto, Sant'Anna è un paese turistico, e la presenza di seconde case potrebbe aver influito. Circa una decina anche le pratiche arrivate a Monte San Vito (Ancona) e a Castagneto Carducci, vicino a Livorno, dove, fanno sapere dal comune, «gli edifici oggetto della richiesta hanno tipologie monofamiliari e bifamiliari e ricadono sul territorio urbanizzato e non in zona agricola. L'ampliamento medio? Si può quantificare in una stanza con servizio igienico».
13 settembre 2010 - Il Sole 24 Ore - Giorgio Santilli
Semplificare non è la virtù delle Regioni
Nelle regioni rosse del centro-nord la legge regionale per il piano casa scadrà a fine dicembre. Mestamente si avvia a esaurimento uno strumento che non è mai decollato e nessuno in Emilia Romagna, Toscana e Umbria ha finora posto la questione di una proroga o di un rinnovo. Dall'altra parte, se si fa eccezione per Giuseppe Scopelliti, che ha approvato di recente il disegno di legge (la Calabria era l'ultima regione a non averlo fatto), gli altri neogovernatori del centro-destra non si sono certo fatti in quattro per mettere il piano casa in cima alle liste delle priorità.
Renata Polverini, per esempio, aveva lamentato i troppi vincoli posti dalla legge Marrazzo, ma per ora nulla ha fatto per rimuoverli. Anche per il leghista Cota la legge Bresso aveva bisogno di correzioni, ma le modifiche non sono ancora pronte. Vedremo se le inziative allo studio si concretizzeranno nelle prossime settimane.
L'inchiesta del Sole 24 Ore conferma che anche sotto il profilo dell'attuazione e delle domande presentate, il piano casa è stato finora un flop su tutto il territorio nazionale, con una parziale eccezione in Sardegna e Veneto, dove hanno pesato sicuramente le azioni di comunicazione e i road show degli assessori per far conoscere lo strumento. Grande delusione per gli ampliamenti, curva piatta per la demolizione e ricostruzione.
Le ricerche più autorevoli (Cresme e Ance) hanno previsto che le domande sarebbero arrivate solo a ripresa del mercato edilizio avviata e che effetti si sarebbero prodotti solo dalla seconda metà del 2011. C'è da chiedersi, però, se i segnali così forti di disinteresse che arrivano dalla realtà non parlino invece di un fallimento definitivo.
È il caso ora di chiedersi se la partita - che presenta scadenze diverse nelle regioni - sia finita qui o non sia giusto invece rilanciarla. Se il piano casa debba restare uno strumento svuotato o non si possa fare invece qualcosa per rilanciarlo, magari cambiandone direzione e finalità. Se non possa, in altre parole, essere reso utile nell'attuazione delle politiche edilizie e urbanistiche anche di quelle regioni e di quei comuni che lo hanno esplicitamente boicottato o implicitamente frenato. Una domanda che va posta, in prima battuta, proprio a quelle amministrazioni di centro-sinistra che hanno approvato con solerzia formale le leggi previste dal protocollo d'intesa con il governo, ma non hanno mai creduto veramente nell'idea berlusconiana.
Il cruccio riguarda in particolare la demolizione e ricostruzione, il meno berlusconiano e il più "di sinistra" degli strumenti del piano casa. Il premio di cubatura del 35% per chi butta giù vecchi manufatti e li ritira su rispettando i vincoli urbanistici ed energetici è praticamente l'unico strumento attivo e vigente per una riqualificazione delle nostre città e delle nostre periferie su vasta scala e senza oneri per il bilancio pubblico. È davvero la scelta migliore archiviarlo senza che abbia mai funzionato? O non merita piuttosto di essere aggiustato, riformato, meglio incentivato, adeguato alla realtà, come chiedono Ance e Finco che ritengono il tetto del bonus troppo basso e propongono di portarlo al 50% per garantire il decollo della norma?
Si può rispondere che è meglio aspettare strumenti migliori o la riforma della legge urbanistica. Posizioni legittime, ma poco realistiche. La legge urbanistica aspetta una riforma da mezzo secolo e tutti i tentativi sono falliti. Altri strumenti legislativi non si vedono all'orizzonte e sarebbero impraticabili con il fallimento del piano casa. Ogni regione è libera di regolarsi come vuole, ovviamente. Non sarebbe superflua, però, una riflessione comune regioni-governo per convergere su un progetto nazionale a tutto campo di riqualificazione del patrimonio edilizio. Magari mettendoci l'adeguamento antisismico incentivato e l'impatto energetico come obiettivi complementari da raggiungere.




