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27 novembre 2011 - TermoliOnLine

Roberti sul piano casa: a rischio gli obiettivi

TERMOLI. Nuovo intervento del consigliere comunale Francesco Roberti in materia di piano casa. L’ingegnere del Pdl denuncia il rischio di mancare il vero obiettivo.
“Nell’ottica di una pianificazione generale, necessariamente un’amministrazione deve avere idee preliminari e obiettivi da raggiungere, non può certo permettersi di lasciare le decisioni di uno sviluppo del territorio al libero arbitrio di tecnici e costruttori. Lo scopo che dovrebbe avere un piano casa nella città di Termoli, è quello di un intervento organico di sviluppo, per accelerare il lavoro di ricucitura e di riqualificazione urbana del territorio. Tale ricucitura, tanto invocata e declamata da qualche precedente sindaco, più nelle parole che non nei fatti, rappresenta la panacea di una pianificazione sviluppatasi nel tempo e lasciata libera di essere governata da alcuni progettisti e fabbricanti, anziché dagli strumenti di pianificazione.
Le amministrazioni che si sono succedute, hanno sempre dato indicazioni ai redattori del PRG, di focalizzare, nella futura pianificazione, soprattutto l’obiettivo di mettere in pratica strumenti che attivassero questo processo di ricucitura.
Utilizzare oggi lo strumento del piano casa con dovuta accortezza, prudenza e dovizia, rimane praticamente un obbligo, onde evitare, nelle zone agricole, un’edificazione in modo “sporadico” e casuale, rischiando di riproporre quartieri dormitori così come quelli esistenti.
La necessaria razionalizzazione dei servizi pubblici, che oggi la crisi economica impone a tutti gli enti locali, diventa un postulato da cui partire, per cantierare nuove idee progettuali di pianificazione, alfine di ottenere un ordinato sviluppo urbanistico.
La necessità di perimetrare il piano casa, in zone prospicienti le aree già edificate, nasce non solo dall’esigenza di fronteggiare la razionalizzazione di detti servizi, ma soprattutto dall’usufruire di opere di urbanizzazione secondarie (scuole, chiese, mercati, infrastrutture sportive ecc…), garantendo una perfetta integrazione (e non inclusione) culturale, a chi decidesse di venire a vivere a Termoli.
Per esempio, pensare di perimetrare una specifica area extra-urbana, per realizzare migliaia di alloggi di edilizia sociale, a mio modesto giudizio, è l’equivalente a confinare intere famiglie e far erroneamente condividere un mondo proporzionale al loro ceto sociale.
Un tale modo di pensare allo sviluppo del territorio, senza volerlo, infatti, si è concretizzato nel passato con i vari quartieri di Termoli: San Pietro, Porticone, Difesa Grande, Contrada Fucilieri, dove solo oggi, alle soglie del 2012, tali zone, hanno visto una parziale urbanizzazione secondaria con la garanzia di minimi servizi.
Credere poi, che la ripresa della sola edilizia possa risolvere i mali della crisi economica che colpisce Termoli come l’Italia, significa essere rimasti indietro non solo con i tempi, ma soprattutto con le logiche che oggi regolano i mercati finanziari.
Se pure esistesse un “folle mecenate ”, pronto a immettere sul mercato immobiliare di Termoli 2000 alloggi, al prezzo sociale di circa 1200 euro il metro quadro, bisognerebbe chiedersi se gli acquirenti, disposti all’acquisto, trovino banche (oggi prive di liquidità) pronti a finanziare i relativi mutui. Oggi erroneamente si ha la convinzione che l’iniziativa del piano casa, messa in campo dal decreto sviluppo, possa veramente risolvere i problemi efferenti il settore edile.
C’è un vecchio adagio che recita: “le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni”; infatti pochi sono a conoscenza che il procedimento amministrativo dell’istituto dell’accordo di programma (strumento necessario per l’attuazione del piano casa), prevede il relativo piano finanziario e le modalità di attuazione delle opere. Per questo in Italia il piano casa non ha riavviato nessun settore economico, anzi, nella Regione Lazio ha creato più di qualche problema alla presidentessa Polverini, dopo che l’intera Giunta, per protesta al piano casa nazionale, si era dimessa. Per riavviare l’economia occorrerebbero misure concrete e concertate, non interventi che sono più facili da propagandare che d’attuare.
Per esempio, per abbattere il costo del denaro, in molti Paesi europei, lo Stato, eroga alle aziende che si impegnano a costruire in “social housing”, prestiti e mutui a tassi calmierati, il cosiddetto “prestito a tasso zero”, rimborsabile senza interessi e destinato unicamente alla costruzione di nuovi alloggi sociali, con materiali di qualità finalizzati al risparmio energetico, progetti di eco-sostenibilità, mantenendo tempi di realizzazione al passo con la modernità (da 6 mesi a 1 anno), e non al passo “italiano” che va dai 2 anni in su. Il Social housing è un intervento dal forte valore sociale, che consente di dare una risposta alla fascia dei meno abbienti, laddove le amministrazioni locali, sopperiscano ad una parte del pagamento del canone, con un voucher o un cosiddetto “buono casa”.
In Italia tale idea, sta prendendo piede al Nord, allargando il sistema, soprattutto all’acquisto a tasso agevolato di abitazioni ai ceti medio-bassi (“non per i poveri”), che non sono né nella condizione di aver diritto ad un casa IACP, né nella possibilità di pagare affitti elevati. Peccato, però, che tale mercato immobiliare è già nelle mani di potenti gruppi economici di imprese partecipate con le solite banche del mattone e le lobby delle “potenti cooperative”. Difatti, da nessuna parte risulta che le piccole imprese abbiano tirato un sospiro di sollievo. Al contrario, bisogna segnalare, cosa molto diffusa anche dalle nostre parti, subappalti ad imprese locali a prezzi da “cravattari”, tale da consentirgli a stento di pagare qualche rata arretrata con i propri istituti previdenziali e nulla sarebbe se a tutto questo, non si aggiungesse la concorrenza spietata di ditte non in regola e in odore di mafia. Se si voleva veramente rilanciare l’economia, occorreva consentire l’accesso al credito ai cittadini e alle piccole e medie imprese, con una coraggiosa operazione di sussidiarietà sia verticale che orizzontale, attraverso strumenti finanziari che sostituissero soprattutto i canali tradizionali.
A chi veramente potrebbe giovare oggi un mercato immobiliare senza regole o fatto di regole facili da eludere?
Se non si vuole un nuovo scempio territoriale come quello finora subito da questo territorio, bisognerebbe tener a mente che i veri valori del buon governo, non si valutano in termini di metri cubi, ma in termini di benessere sociale e ambientale”.

19 novembre 2011 - TermoliOnLine

Roberti sul piano casa 2: a che serve aver finto di avere le mani legate?

Due pagine fitte fitte. Questo il contributo di Francesco Roberti, ingegnere e consigliere comunale del Pdl, per entrare nel merito della polemica sul nuovo piano casa, approvato a settembre in Consiglio regionale, esplosa in settimana a causa della sollevazione promossa dalla minoranza di centrosinistra.
Roberti fu uno dei promotori del regolamento approvato nell’estate 2010 sul primo provvedimento regionale.
Una disamina amplissima la sua, che con una dialettica tecnica agganciata ai riferimenti normativi, fa leva sulla specifica dell’articolo 6, quello dell’edilizia convenzionata e sociale.
Otto punti in cui verificare quanto successo sino ad ora e poi l’affondo.
Per Roberti, infatti, l’amministrazione avrebbe dovuto approvare una delibera di giunta con all’interno una proposta di accordo di programma sulla base di una bozza di piano di edilizia sociale e darne adeguata pubblicità.
Per l’esponentee del Pdl i motivi, le cause e gli interessi del perché oggi siamo ripartiti da capo vanno ricercati altrove Parole sue, “per cui l’amarezza e l’indignazione devono essere rivolte nei confronti di chi ha vanificato questo sforzo. A mio modesto avviso, infatti, sarebbe bastato adottare una nuova delibera di consiglio comunale, così come prevista dalla legge regionale di modifica, senza stare qui a disquisire ora sull’articolo 2 o sull’articolo 3 e così facendo con motivata deliberazione i comuni avrebbero potuto escludere l’applicabilità dei singoli commi di cui all’articolo 6, in relazione alle singole zone urbanistiche del proprio territorio. Dunque sarebbe bastato motivare che l’articolo 6, con gli specifici commi, sulle relative sottozone del territorio di Termoli, è escluso, poiché l’amministrazione ha provveduto a individuare tali zone con delibera 23 del 2010 e con la 41 del 2010 ha definito delle linee guida programmatiche per tali piani, con avviso pubblico ha dato rilevanza a tale interesse, che numerosi privati hanno inteso partecipare presentando delle proprie proposte e che ossia si è in condizione di individuare e reperire le necessarie aree libere da destinare all’edilizia sociale”
Ultima annotazione, quella che al comune di Termoli non occorreva la riapertura dei termini contemplati dalla legge.
“Oggi se un’impresa presenta un piano casa e non viene preso in considerazione, può impugnare tutti gli atti consequenziali prodotti dall’amministrazione, inficiando qualunque procedimento, perché potrebbe vedersi leso un diritto. Se tutti i piani venissero accolti, all’ora si profilerebbe una vera variante al Prg, allora a chi ha giovato l’aver fatto finta di tenere le mani legate?”.

15 novembre 2011 - Primonumero

Piano Casa, “il Comune ha le mani legate. Ma l’edilizia a Termoli va rilanciata”

L’assessore all’Urbanistica Ennio De Felice accusa l’opposizione di non essere in grado di leggere gli articoli di legge: “Pur volendo, non potevamo fare nulla perché con la nuova legge della Regione, che recepisce una norma dello Stato, le Amministrazioni non possono mettere lingua. I sessanta giorni non esistono”. L’assessore inoltre blinda la possibilità di cemento selvaggio: “le norme antisismiche che devono essere applicate con rigore impediscono le giungle urbane. Marinelle? Là per costruire serve un piano esecutivo, perché è area degradata”.
Termoli. Pur volendo intervenire con limitazioni e vincoli nella nuova legge del Piano Casa varata da Iorio il 16 settembre 2011, il Comune di Termoli non lo avrebbe potuto fare. La minoranza di centrosinistra non ha saputo legge gli articoli e i commi, altrimenti avrebbe evitato una brutta figura: lo dice Ennio De Felice, assessore all’Urbanistica a Termoli, che in conferenza stampa in Municipio respinge le accuse di inerzia e complicità lanciate dai consiglieri capeggiati da Filippo Monaco, il quale ha anticipato di voler impugnare le integrazioni al Piano Casa che «stravolgono Termoli e aprono alle speculazioni edilizie».
Per De Felice nulla di tutto questo, anche se ammette che rispetto alle restrizioni iniziali, messe nero su bianco nel regolamento comunale «adesso tutte le aree della città ad eccezione del centro storico sono interessate dai possibili ampliamenti e cambi di destinazione d’uso».
Il dato politico è che i Comuni non possono escludere l’applicabilità delle norme regionali: «E’ scritto nell’articolo 11 della legge, e quindi la nostra amministrazione non può fare altro che fare osservare una legge dello Stato che il governatore Iorio ha preso e recepito in toto. Inutile perciò buttare fango su di noi, creando disturbi a chi da questa legge trarrà beneficio e non sto parlando tanto dei palazzinari, come sono stati definiti, ma di tutta la categoria che ha disperatamente bisogno di lavorare. Una possibilità che a Termoli esiste essendo uno dei pochi Comuni italiani in cui le domande per il Piano Casa sono numerose, e aggiungo io, fortunatamente».
Nessun dubbio, per l’esponente del Pdl, che il rilancio dell’urbanistica in riva al mare sia un fatto oltremodo positivo, perché, come ha ribadito più volte, «se non funziona l’edilizia, non funziona niente». E pur restando una punta di delusione nell’essere stati privati per due anni (il tempo di applicazione del Piano casa) della competenza di intervento su demolizioni, ingrandimenti e cambi di destinazione abitativa, «la parte che ci danneggia viene compensata da quella che ci gratifica».
Sotto il profilo tecnico, la legge apre a interventi anche in quelle zone che il precedente regolamento comunale “salvava” dalla cementificazione, come il lungomare nord e quello di Rio Vivo. Ma l’assessore frena sull’ipotesi speculazioni: «Il rispetto della normativa antisismica impedisce gran parte delle sopraelevazioni, e per quanto riguarda gli ampliamenti in adiacenza sono già limitati dalla norma per un inevitabile discorso di proprietà del lotto». Sulla zona a sud di Termoli, la contrada Marinelle, succede che se oggi qualcuno vuole intraprendere un progetto edificatorio è obbligato a presentare un piano esecutivo che deve essere approvato in Consiglio: «Falso che lì si possa fare tutto, e comunque al momento non ci sono richieste».
Tradotto nella pratica, significa che il Comune di Termoli almeno da qui al 2013 non potrà intervenire nemmeno sulle richieste per variare la destinazione d’uso, anche se, precisa De Felice, la legge riguarda solo l’edificato e non quello che sarà costruito in seguito. Teoricamente sarebbe possibile che Termoli venga privata con un colpo solo dei suoi hotel e alberghi, o almeno di quelli sopravvissuti alla già massiccia trasformazione in residence. Una ipotesi contro la quale si scaglia anche l’ex sindaco Remo Di Giandomenico, parlando di una legge «che è diventata ‘una immorale e gratuita sanatoria’ per i cambi di destinazione da ricettiva e di ristoro a residenze, che non solo non ha portato benefici in termini di lavoro per l’auspicata ripresa del settore edilizio, ma ha anche causato la perdita di posti di lavoro nel settore turistico e non solo, fungendo altresì da stimolo per ulteriori abusi».
Sempre l’esponente dei Popolari Liberali accende i riflettori su un punto scottante della applicabilità del Piano Casa, ovvero il divieto di edificare abitazioni di edilizia sociale nelle zone agricole. «Grazie all’operato di questa amministrazione dopo due anni e nove mesi ci si accorge che quelle misure urgenti per rilanciare l’economia e per rispondere ai bisogni abitativi delle famiglie non sono applicabili a Termoli dopo aver provocato alle imprese e alle cooperative perdita di tempo e di risorse economiche». Nel mirino gli aspetti legati all’indice fondiario e all’indice di cubatura, sui quali De Felice parla di «diverse interpretazioni» e ammette una carenza di chiarezza.
Intanto, proprio questa mattina, una pattuglia della Polizia Municipale ha fatto visita all’ex Garim, dopo la richiesta di un sopralluogo da parte del consigliere Filippo Monaco, per «sospetti abusi». De Felice smorza i toni e anticipa: «Sul 90 per cento di accertato è tutto in regola, il Garim nulla c’entra peraltro con il Piano Casa, non ha fatto nessun cambio di destinazione d’uso ma è la riqualificazione di un vecchio progetto che migliorerà l’aspetto e la qualità turistica di Termoli». L’hotel previsto dalla società Elite Immobiliare accanto ai due corpi sottoposti in questo momento alla ristrutturazione? «Si farà senza dubbio, è stata già presentata una bozza del progetto». La stessa proprietà che fa capo all’imprenditore Dante Di Dario è in trattativa per l’acquisto dell’Hotel Modena, per il quale si prospetta una conversione, sempre in residence. A meno che non diventi anche quello, come l’ex Rosary, un condominio di lusso. Ipotesi che l’integrazione al Piano Casa rende fattibile.

14 novembre 2011 - Termoli on-line

La Regione ha cambiato il piano casa, i due lungomari preda dei palazzinari?

TERMOLI. Ricordate il piano casa?
Quel provvedimento controverso con cui nel 2009 il governo Berlusconi cercò di dare nuovo slancio allo strategico settore dell’edilizia, con le regioni che nell’anno successivo sono andate a legiferare secondo le proprie specificità e che a Termoli nell’estate 2010 l’amministrazione comunale Di Brino varò con il conforto di tutti un provvedimento di recepimento con zone di esclusione a salvaguardia di alcune zone del territorio.
Ebbene, rispetto ai fiumi d’inchiostro spesi per due intere stagioni e in attesa di vedere segnali concreti in campo economico e urbanistico, sempre con l’attenzione al rispetto dei vincoli, la Regione Molise, nelle more della campagna elettorale, ha varato una nuova normativa, una sorta di piano casa bis, con cui vengono piallate alcune delle guarentigie territoriali e vengono messi in condizioni le lobbie dei costruttori di intervenire con ampliamenti, cambi di destinazione d’uso e ricostruzioni anche per chi avesse avviato cantieri entro il 31 luglio scorso.
Di fatto, con la legge pubblicata sul Burm del 16 settembre scorso, che riapre i termini del piano casa rendendoli validi per altri 24 mesi, viene meno quel carattere di straordinarietà e urgenza che lo stesso governo nazionale aveva posto a base del provvedimento.
Chissà se questo scatto in avanti resisterebbe ad una impugnativa in sede di Corte costituzionale, con l’evidente conflitto temporale tra la legge cornice e quella calata sul territorio.
Lasciando il dubbio in mano in fini giuristi, a scatenare la controffensiva del centrosinistra, stamani in conferenza stampa nella sala comunale deputata alla minoranza, sono state le dichiarazioni rilasciate pubblicamente dall’assessore all’Urbanistica Ennio De Felice, emerse nell’ambito della polemica sulla ristrutturazione dell’ex hotel Garim.
Parole che rivelavano nuovi impianti normativi sconosciuti, che hanno acceso una lampadina nel consigliere di opposizione Filippo Monaco e nei suoi colleghi, fino all’avvenuta documentazione, dove si è visto comma per comma cosa sia cambiato e quali vincoli siano venuti meno ovunque, Termoli compresa.
Sì, perché a dire della minoranza di centrosinistra la perimetrazione effettuata tra giugno e luglio del 2010 è stata di fatto calpestata, non avendo l’amministrazione Di Brino reiterato i vincoli, ossia le fasce di esclusione ove non si sarebbero permessi interventi in linea con quanto previsto e permesso dal piano casa.
Tra le aree più a rischio, dunque, quelle di Rio Vivo Marinelle e tutto il lungomare nord dall’incrocio con via Magellano fino ai confini con Petacciato. Una striscia che comprende proprio l’ex Garim oltre a un’altra serie di immobili con destinazione d’uso turistico-ricettiva.
Per il casus belli, Monaco, che tra poche ore verrà proclamato consigliere regionale di Sel (e ha già promesso che impugnerà questa legge) ha già chiesto per iscritto un sopralluogo sull’ex Garim della struttura e dei vigili urbani per verificare eventuali abusi edilizi, oltre a inviare la documentazione alla Procura della Repubblica di Larino.
Insieme a lui, stamani, c’erano i due di Partecipazione democratica Francesco Caruso e Antonio Giuditta e di Liberatermoli Paolo Marinucci e Daniele Paradisi.
I cinque hanno evidenziato i gravi pericoli che insistono su Termoli per colpa dell’inerzia dell’amministrazione, che avrebbe sottaciuto questa modifica radicale e sostanziale anche agli stessi consiglieri di maggioranza, oltre che di minoranza.
I sessanta giorni per potersi muovere scadrebbero domani e la minoranza che non vedrebbe comunque margini di convocazione d’urgenza dell’assise civica, hanno dichiarato disponibilità a lavorare in sede assembleare 24 ore su 24 per poter porre argini concreti ai presumibili appetiti di costruttori e palazzinari, da cui le modifiche di legge sarebbero state ispirate, fino a determinare un vero e proprio svuotamento di competenze del consiglio comunale in materia urbanistica e provocando un effetto di sterilità sul novello piano regolatore che Monaco ha bollato come ‘acqua fresca’.

14 novembre 2011 - ANSA

Casa: Termoli; cementificazione selvaggia con modifica legge

Denuncia del neo consigliere regionale di sel Filippo Monaco
Richiesta di sopralluogo sul lungomare nord di Termoli nell'area dell'ex hotel Garim dove sono in corso lavori per realizzare il residence ''Acqua di mare'' e un albergo. E' stata presentata dai consiglieri comunali di centrosinistra al Comune di Termoli.
Denunciato il fatto che dopo la modifica del Piano casa attuata dalla Giunta regionale prima delle elezioni regionali, nei piu' luoghi piu' belli e caratteristici della citta' sara' possibile fare ampliamenti sulla base di poche autorizzazioni andando a vanificare tutto il lavoro svolto in precedenza''.

4 novembre 2011 - MyNews

Piano Casa: il Tar Molise accoglie ricorso di alcuni cittadini

BOJANO _ Con sentenza n. 718 del 3 novembre 2011, il Tar Molise ha accolto il ricorso proposto avverso due deliberazioni con cui il Consiglio comunale di Bojano, nel 2010, aveva proceduto ad escludere alcune zone del territorio comunale dai benefici della legge regionale sul cosiddetto “piano casa”. A presentare ricorso erano stati i titolari di immobili ubicati, appunto, nelle zone immotivatamente ed illogicamente escluse dall'applicazione della normativa regionale, assistiti dagli avvocati Michele Coromano e Marcella Ceniccola. La esclusione di zone, peraltro centralissime e maggiormente bisognose di interventi di riqualificazione, era stata decisa in accoglimento di un emendamento proposto dai consiglieri di maggioranza alla proposta di deliberazione dell’Ufficio urbanistico del Comune che aveva previsto, invece, l’integrale recepimento dei contenuti della legge regionale, con eccezione del solo centro storico (escluso in base alla stessa normativa).
Sicchè, i giudici amministrativi hanno annullato i provvedimenti, riconoscendo la mancanza di adeguata motivazione dell'esclusione, nonché il conflitto di interessi di alcuni consiglieri comunali. Queste le dichiarazioni dei legali: “Le deliberazioni impugnate, prevedendo sic et simpliciter l'esclusione di alcune zone del territorio comunale dai benefici del piano casa, risultavano assolutamente sfornite di specifiche valutazioni di carattere urbanistico, edilizio, paesaggistico e ambientale, non consentendo di ricostruire l'iter logico-valutativo seguito dalla stessa Amministrazione.
Ma v'è di più: alcuni consiglieri comunali che hanno partecipato attivamente alla votazione delle delibere risultano proprietari (ovvero parenti o affini entro il quarto grado di proprietari) di immobili ubicati in zone espressamente ricomprese nell'applicazione della legge regionale n. 30/2009; non può negarsi allora la situazione di conflitto e d'incompatibilità, che vizia in radice la decisione. A riguardo, pertanto, il Tar Molise ha giudicato fondata la censura da noi sollevata di violazione dell'art. 78, secondo comma, del T.u.e.l, che prevede il dovere di astensione degli amministratori locali nei casi di conflitto di interessi”.