Piano Casa Governo Berlusconi

 

Guida al Piano Casa promosso dal Governo Berlusconi.
Notizie, informazioni, approfondimenti e commenti sul piano per l'edilizia che dovrebbe rilanciare il settore e, più in generale, l'economia, consentendo ai cittadini di aumentare la cubatura degli edifici, oltre a venire incontro alle classi più disagiate dando nuovi alloggi alle giovani coppie e alle categorie maggiormente in difficoltà.

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27 febbraio 2012 - Edilio

Piano casa. Ripartiti gli ultimi fondi

Arrivano gli ultimi fondi statali per il piano nazionale di social housing. Le risorse sono state ripartite da un Dm Infrastrutture-Tesoro pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» del 18 febbraio scorso. Si tratta di 116,2 milioni di euro. Le risorse rappresentano gli ultimi fondi del piano casa.
Con questa ultima assegnazione di risorse, è stato toccato letteralmente il “fondo” del capitolo di bilancio 7440 dedicato al sostegno del piano nazionale per l’housing sociale. In poco meno di quattro anni dalla sua nascita (nel giugno 2008) il maxiprogramma ha assegnato tutti i circa 850 milioni di euro che erano stati “appostati” sul piano casa, facendoli convergere da varie altre misure.
Questa ultima tranche di 116 milioni è stata ripartita tra tutte le Regioni, con la sola eccezione di Trento e Bolzano (escluse dal nuovo regime di rapporti finanziari tra lo Stato e le due Province autonome). Più precisamente: le risorse ripartite alle due Province nordestine sono state individuate (in 3,6 milioni) ma «rese indisponibili». Il riparto ha premiato principalmente Lombardia (16,8 milioni), Campania (12,7), Lazio (11,8) e Piemonte (10,1).

27 febbraio 2012 - Il Sole 24 Ore

Piani casa: più tempo e meno limitazioni per presentare la Scia

Continuano le modifiche ai piani casa regionali. Al di là delle indicazioni proposte con il Dl 70/2011 – per lo più disattese dalle Regioni – le modifiche riguardano dappertutto (tranne che in Emilia Romagna) la proproga del termine di presentazione di Dia e Scia, e in genere l'introduzione di vincoli meno rigidi per il non abitativo, le zone agricole e talora anche i centri storici. In vari casi sono stati inseriti bonus volumetrici più elevati per interventi con particolari caratteristiche di risparmio energetico, di bioedilizia o comunque inseriti in piani di recupero.
Le modifiche recenti
Tra gli ultimi cambiamenti in ordine di tempo, quelli in Liguria: i volumi aggiuntivi condonati sono considerati come se fossero stati ottenuti grazie al piano casa, nel computo degli incrementi permessi. Le demolizioni e ricostruzioni possono avvenire anche in area di diverso sedime del sito, e diviene possibile accorpare a tale area nuovi terreni (per esempio acquistandoli). Poi quelli in Sardegna, dove sono quasi 16mila le istanze presentate a novembre 2011, ultima statistica: nelle zone agricole viene aumentata dal 10% al 20% la percentuale di incremento volumetrico dei fabbricati residenziali situati oltre la fascia dei 300 metri dalla linea di battigia, a condizione che sia effettuata la riqualificazione energetica dell'intero edificio. È consentito il recupero a fini abitativi dei seminterrati che alla data di entrata in vigore della legge abbiano un'altezza non inferiore a 2,40 metri. Vale lo stesso per piani pilotis e locali al piano terra che rispettino i requisiti igienico-sanitari e le prescrizioni sul l'agibilità. In Puglia un disegno di legge appena approvato dal Consiglio estende gli interventi agli edifici realizzati tra luglio 2009 e agosto 2011 e sono previste future riduzioni degli oneri concessori. In Piemonte e Toscana le regole sono state riscritte nel corso del 2011.
Le norme scadute
Attualmente sono tre i piani casa per cui sono scaduti i termini per la presentazione delle domande. Il primo a cessare è stato quello dell'Emilia Romagna, a fine 2010. Dalla giunta è venuto un secco no ad ogni ipotesi di proroga: si nega infatti l'utilità di norme straordinarie perché si sono inserite nella legge urbanistica regionale disposizioni permanenti che stabiliscono misure premiali per la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. In Basilicata, invece, è scaduta a fine 2011 la proroga semestrale introdotta dalla legge finanziaria regionale.
Il progetto lombardo
Un discorso a parte merita la Lombardia, dove la norma ha finito di avere effetti per le richieste presentate dopo il 15 aprile 2011, ma dove è in esame un disegno di legge presentato in novembre 2011. Ci si propone di far rivivere, fino al 31 dicembre 2013 il piano casa. Le polemiche si sono per ora concentrate soprattutto sull'aggiornamento delle norme sul recupero dei sottotetti (legge 12/2005), che fa slittare in avanti di cinque anni (dal 31 dicembre 2005 alla stessa data del 2010) il termine di ultimazione degli edifici che possono recuperare le soffitte, allargando moltissimo la platea dei possibili interessati. Grazie a una serie di emendamenti in commissione, il testo del Dl ha previsto un bonus del 10% per chi vuole ampliare capannoni industriali fino a una superficie massima di 500 metri quadrati, in deroga alle normative urbanistiche vigenti e senza miglioramenti del l'efficienza energetica. Il futuro Expo è poi chiamato a giustificare ampliamenti in deroga degli alberghi, fino a 200 mq e nei limiti della metà dell'edificio e 4 metri di ulteriore altezza.
Restano invariate rispetto al testo proposto a novembre 2011 diverse ulteriori misure. Tra queste un premio di volumetria del 5% per gli interventi che riguardano gli edifici già esistenti, ma ne migliorano la prestazione energetica del 50% (una misura con maggiori vincoli rispetto all'incremento del 20% già previsto). Tra le altre norme proposte, le sostituzioni edilizie (30% in più) possono avvenire senza limiti si sagoma e di disposizione sul lotto e con un nuovo bonus del 10% in più se le rinnovabili coprono il 30% del fabbisogno energetico (anziché limitarsi al 20%).
Facilitate le autorimesse interrate in deroga al rispetto del rapporto drenante minimo e la realizzazione di ascensori esterni rispetto alla distanza minima tra pareti finestrate (nel rispetto dei distacchi del Codice civile).

23 febbraio 2012 - ANCE

Piano casa 2: le modifiche regionali

Anche la Calabria al pari di altre Regioni ha apportato alcune modifiche e integrazioni alla Legge sul Piano casa (Lr 21/2010).
In particolare, la nuova normativa consente gli interventi sia di ampliamento che di demolizione e ricostruzione anche sugli edifici non residenziali.
Per gli ampliamenti e` previsto un premio volumetrico del 20% fino ad un massimo di 200 metri quadrati di superficie interna netta per unita` immobiliare. I limiti passano al 25%, per un incremento massimo di 500 metri quadrati, in caso di destinazioni d`uso produttive, industriali ed artigianali. Nelle demolizioni e ricostruzioni l`aumento rimane del 35% come previsto per l`abitativo.
Ammessa, inoltre, la variazione della destinazione d`uso e del numero delle unita` immobiliari.
Significativa, inoltre, la disposizione relativa all`esecuzione degli interventi da ditte in possesso del Durc sia all`inizio che alla data della certificazione di ultimazione dei lavori, che diviene elemento necessario per conseguire l`agibilita`.
Tra le altre Regioni che hanno previsto ulteriori modifiche si segnalano anche la Campania e il Molise, entrambe nell`ambito delle rispettive leggi finanziarie (Lr 1/2012 e Lr2/2012).
In particolare, in Campania e` stata ripristinata la norma relativa al rispetto delle distanze minime e altezze massime dei fabbricati; in Molise, invece, sono state ampliate le possibilita` di eseguire interventi di ampliamento e cambi di destinazione d`uso nelle zone agricole finalizzate alla realizzazione di laboratori artigianali.
In Puglia, infine, e` stata estesa l`applicazione della legge agli immobili esistenti alla data del 1 agosto 2011 (prima limitata a quelli esistenti al 30 luglio 2009).

15 febbraio 2012 - Agenparl

Edilizia: ISTAT, calo del 7% dei permessi per costruire

Nel secondo trimestre 2011 il numero di abitazioni dei nuovi fabbricati residenziali per i quali sono emessi permessi di costruire risulta in calo del 7% rispetto al corrispondente trimestre del 2010. La superficie utile abitabile aumenta dell'1,3%, mentre la superficie dei fabbricati non residenziali diminuisce del 15,7%.
Considerando le tendenze dello scorso decennio, si rileva una progressiva crescita dell’indicatore dal primo trimestre 2000 (circa 44 mila unità) fino a un massimo di 75 mila nel quarto trimestre del 2004. Successivamente, si osserva una tendenza alla diminuzione che si accentua dall’inizio del 2008. Il livello si stabilizza nel corso del 2009 e presenta poi una lieve risalita sino alla fine del 2010 (con circa 33 mila unità).
L’andamento della superficie utile abitabile è simile a quello delle abitazioni dei nuovi fabbricati residenziali. Il livello cresce fino alla fine del 2004, quando si raggiunge un massimo di 5,55 milioni di m2. Dal 2006 inizia un’inversione di tendenza che porta a un minimo di 2,01 milioni di m2 nel primo trimestre 2010.
L’andamento della superficie dei fabbricati non residenziali è differente da quella relativa alle abitazioni, con un picco (pari a 9,63 milioni di m2) nel secondo trimestre del 2002 e una discesa quasi continua sino al minimo del terzo trimestre 2009 (3,71 milioni di m2), con una successiva risalita a 4,38 milioni di m2 alla fine del 2010.

14 febbraio 2012 - La Voce

Piano Casa 2, un flop annunciato

Per rilanciare l'economia, ecco un nuovo piano casa. Prevede la riduzione dei tempi del silenzio-assenso, l'estensione della segnalazione certificata di inizio attività e un premio di volumetria. Sarà probabilmente un fallimento come quello del 2009. Perché come allora si parte da un'errata valutazione delle difficoltà del mercato. Fermo non per le lungaggini burocratiche, ma perché il reddito delle famiglie è diminuito ed è più difficile ottenere crediti. Né basterà la capacità edificatoria gratuita a convincere un imprenditore a demolire e ricostruire un immobile.
Per rilanciare l’economia e il settore dell'edilizia privata, con il decreto legge 70/2011 (il cosiddetto decreto sviluppo, convertito con la legge 106/2011) si punta su un “piano casa 2”, erede del “piano casa 1” promosso nella primavera del 2009. Dopo due anni e mezzo di operatività, quel piano ha prodotto risultati modesti in tutte le Regioni (sembra, con la sola eccezione del Veneto). Nessuno, però, è in grado di dare qualche cifra esatta sugli effetti prodotti, poiché, come spesso e scandalosamente succede nel nostro paese, anche per quella iniziativa né le Regioni (che il piano lo subirono) né lo Stato (che fortissimamente lo volle) hanno svolto alcun monitoraggio. Ma una valutazione ex post del primo piano casa sarebbe stata particolarmente importante per evitare al secondo di candidarsi a ripeterne il flop, visto che entrambi sono fondati su un’errata individuazione delle difficoltà del mercato dell’edilizia residenziale e dei fattori di rilancio.
PERCHÉ L'EDILIZIA È FERMA
Il piano casa 2 punta sulla riduzione dei tempi del silenzio-assenso per le richieste dei permessi di costruire e l'estensione della segnalazione certificata di inizio attività (Scia). Alle Regioni viene imposto di disciplinare cambi di destinazioni d'uso, delocalizzazioni, concessioni di volumetrie premiali per gli interventi di demolizione e ricostruzione del patrimonio edilizio esistente e di riqualificazione delle aree urbane. Dopo sessanta giorni dalla pubblicazione della legge di conversione, in assenza di leggi regionali di attuazione delle norme del decreto, i consigli comunali possono deliberare il rilascio di permessi di costruire in deroga ai piani regolatori. Dopo centoventi giorni, nelle Regioni a statuto ordinario, i progetti di razionalizzazione e riqualificazione del patrimonio possono essere realizzati, applicando direttamente la norma statale, con un premio di volumetria del 20 per cento per gli edifici residenziali e del 10 per cento per quelli con altre destinazioni.
La semplificazione e l'accelerazione delle procedure tecnico-amministrative per ottenere i titoli abilitativi alla costruzione costituiscono una necessità e una buona cosa in sé. Ma, ammesso che vi sia una reale necessità di espandere il patrimonio edilizio, se nelle nostre città e paesi non svetta un numero di gru paragonabile a quello precedente il 2007-2008, la causa principale non può essere individuata nell'esasperazione dei costruttori a causa delle interminabili attese per il rilascio dei permessi di costruire. La realtà è che gli operatori tardano a presentare le richieste dei permessi di costruzione, e a ritirare quelli già rilasciati, per evitare di anticipare il pagamento degli oneri urbanistici e concessori relativi a immobili per i quali non sanno quando matureranno le condizioni e le convenienze per costruirli. Oggi, quelle condizioni e convenienze non ci sono per la riduzione del reddito delle famiglie e la stretta del credito, torneranno a esserci quando la ripresa dell’economia e la disponibilità di credito rilanceranno la domanda di case.
QUELLA VOLUMETRIA IN PIÙ
La concessione di una volumetria aggiuntiva produce gli stessi effetti della riduzione del costo di uno dei fattori che concorrono al costo complessivo del prodotto. Con il premio volumetrico viene accordata una capacità edificatoria del tutto gratuitamente. Il valore del premio è più elevato nelle aree di grande concentrazione urbana, dove l'incidenza della rendita sul costo complessivo per unità di superficie costruita è molto elevata (fino a superare il costo industriale di realizzazione).
Ma difficilmente il proprietario di un immobile deciderà di demolirlo e ricostruirlo sotto la sola spinta incentivante di una capacità edificatoria gratuita. La possibilità di avvantaggiarsi di un premio di volume non ha un’influenza primaria nelle decisioni degli imprenditori in una condizione di mercato depresso come l’attuale. Anche in una situazione di mercato ben carburato, l’incentivo volumetrico assolve pienamente la sua funzione solo quando non ve ne è necessità: quello di un immobile destinato comunque alla demolizione e il cui unico valore è dato dall’area sulla quale è costruito. Negli altri casi non è scontato che il beneficio connesso alla volumetria aggiuntiva sia almeno sufficiente (ma dovrebbe essere non almeno bensì più che sufficiente) a compensare i costi derivanti dalla demolizione e ricostruzione dell’edificio. L’immobile demolito ha un valore economico del quale occorre tenere conto nella valutazione. Il prezzo dell'immobile ricostruito con volumetria incrementata deve essere almeno sufficiente a coprire la perdita del valore dell'edificio demolito e il costo di realizzazione di quello nuovo. (1) Affinché questa condizione di fattibilità possa determinarsi, il premio di volumetria deve fare aumentare quella esistente di una percentuale altissima. L’unica legge regionale che, forse, potrebbe creare tali condizioni di fattibilità è quella del Lazio (impugnata dal governo Berlusconi), la quale prevede cambi di destinazione d’uso urbanistico e, anche, per alcune specifiche localizzazioni, incrementi di volumetria del 150 per cento, una percentuale di quattro-cinque volte superiore a quelle delle altre Regioni.
(1) Se l'intervento comporta una rilocalizzazione occorre aggiungere anche il costo della nuova area edificabile (della vecchia area si ricava poco o niente: le normative regionali spesso ne prevedono la cessione gratuita al comune).

12 febbraio 2012 - Il Sole 24 Ore

Piani attuativi, il rischio della Vas

Il tempo è denaro anche nell'edilizia. Il nuovo piano casa ha così inciso anche sul procedimento per la formazione degli strumenti urbanistici e il rilascio dei titoli edilizi. Sempre per le Regioni che non hanno ancora legiferato in materia (si veda l'articolo di apertura in questa pagina) e nell'ottica di accelerare le procedure, le regole nazionali prevedono l'approvazione da parte della giunta comunale dei piani attuativi – comunque denominati – che siano conformi allo strumento urbanistico generale. La misura non è valida nelle Regioni a statuto speciale.
La norma, in realtà, disciplina solo l'approvazione dei piani attuativi, senza nulla dire della loro adozione, che pare comunque doversi ricondurre anch'essa alla competenza della giunta. In tal senso, si è formalmente espressa la Regione Lombardia, chiarendo che spetta alla «giunta comunale l'adozione dei piani attuativi conformi al Prg o al Pgt, come pure l'approvazione definitiva degli stessi, quand'anche fossero stati precedentemente adottati dal consiglio comunale».
Ancora rispetto alla pianificazione urbanistica di dettaglio, il Dl 70/2011 prevede – con norma direttamente operativa – che nel caso di Prg già sottoposti a valutazione ambientale strategica (Vas) per l'approvazione dei piani attuativi conformi non sia necessario rinnovare la Vas.
La disposizione, che nasce della condivisibile volontà di abbreviare il procedimento amministrativo, non tiene tuttavia conto del fatto che sono ancora pochissimi i Prg sottoposti a Vas e che la prassi e talune leggi regionali prevedono che per i piani attuativi conformi non sia comunque necessaria la Vas. La misura, se interpretata a contrario (se il decreto esclude la Vas per i piani conformi ai Prg sottoposti a Vas vuole dire che la richiede per i Prg non sottoposti a Vas), si risolverebbe allora in un appesantimento procedurale.

4 febbraio 2012 - La Repubblica

Regione Lombardia, via libera al cemento con il nuovo Piano per la casa

Nella nuova bozza del Pirelllone più alberghi, capannoni e premi volumetrici aumentati - Sarà possibile vendere le cubature senza controlli. Il Pd: "Un favore per gli speculatori"
Possibilità di ampliare gli alberghi in vista dell’Expo 2015. Cedere o trasferire le volumetrie su altre aree di proprietà pubblica o privata anche senza l’accordo dei Comuni. Aumentare del dieci per cento la superficie dei capannoni industriali. Mentre il vincolo che legava i premi volumetrici a progetti di edilizia residenziale sociale si trasforma solo in una facoltà a disposizione dei Comuni.
Il testo del Piano casa lombardo approvato a novembre dalla giunta del Pirellone non è ancora entrato in vigore. Ma quello che sta per uscire dalla commissione regionale Territorio rischia di essere ancora più permissivo del piano casa nazionale del governo Berlusconi. Non c’è più solo la possibilità di recuperare i sottotetti esistenti al 31 dicembre 2010, che ora potranno essere trasformati in abitazioni, e di demolire e ricostruire un palazzo più alto del trenta per cento. Ma molto di più, grazie a una serie di emendamenti presentati dalla maggioranza di centrodestra che governa la Regione, che stando al nuovo grido di allarme lanciato dall’opposizione e dalle associazioni ambientaliste rischiano di favorire l’arrivo di una nuova colata di cemento sul solo lombardo.
«Non è così — si difende l’assessore regionale all’Urbanistica, il leghista Daniele Belotti, che però ammette — certo siamo di fronte a un piano che doveva essere approvato già a dicembre e su qualche punto abbiamo dovuto trovare una mediazione. Il vecchio piano casa regionale era stato boicottato da un terzo dei comuni lombardi ed erano arrivate solo trecento domande. Dobbiamo cercare di dare qualche opportunità anche al settore dell’edilizia, ma a patto di escludere le grandi speculazioni». Un emendamento presentato proprio da un leghista, il relatore della legge Ugo Parolo, prevede infatti un premio volumetrico aggiuntivo che prescinde, in questo, caso da qualsiasi miglioramento dell’efficienza energetica dell’immobile.
Il premio è del dieci per cento in più per chi vuole ampliare un capannone industriale fino a una superficie massima di 500 metri quadrati, anche in deroga alle normative urbanistiche vigenti. Nel caso di un albergo, poi, l’ampliamento in deroga può arrivare a 200 metri quadrati, ma non può superare il cinquanta per cento dell’edificio e i quattro metri di altezza. Un bel regalo per i costruttori, denuncia il centrosinistra in Regione. «Il testo della legge è notevolmente peggiorato — attacca il pd Franco Mirabelli — è stato introdotto un sistema di deroghe che anziché premiare chi svolge una funzione sociale e garantire una maggiore efficienza energetica, favorisce la speculazione che non ha nulla a che vedere con la promessa iniziale di favorire chi costruisce alloggi a prezzi calmierati».
Nel nuovo testo resta l’ulteriore premio in volumetria del 5 per cento per gli interventi che riguardano gli edifici già esistenti, ma ne migliorano la classe energetica. Fa discutere, al contrario, un emendamento all’articolo 5 che prevede «che le volumetrie possano essere cedute in tutto o in parte ad altri operatori, o trasferite su altre aree di proprietà pubblica o privata», ma senza più l’obbligo del consenso del Comune. Le domande dovranno essere presentate entro il 31 dicembre 2014, ma gli edifici interessati dovranno essere stati costruiti prima del il 18 luglio 2009. Termine che nel caso dei sottotetti è posticipato al 31 dicembre 2010.

2 febbraio 2012 - Edilportale

Piano Casa Calabria, bonus maggiori su edifici produttivi

Il Consiglio Regionale approva la nuova legge, ok a interventi con modifiche planovolumetriche
È legge il nuovo Piano Casa della Calabria. Il testo, che ha ricevuto l’ok del Consiglio Regionale, recepisce i contenuti del decreto sviluppo e introduce la possibilità di modifiche plano volumetriche connesse alla realizzazione degli interventi di ampliamento, demolizione e ricostruzione.
Secondo il nuovo testo, i lavori possono essere realizzati in deroga alle previsioni dei regolamenti comunali e degli strumenti urbanistici e territoriali comunali, provinciali e regionali, purchè siano rispettate le norme nazionali in tema di distanze minime e altezze massime, codice della strada, abbattimento delle barriere architettoniche, tutte le disposizioni sulle costruzioni in zona sismica e sull’assetto idrogeologico.
Come già emerso dalle precedenti consultazioni, gli interventi saranno ammessi anche sugli edifici non residenziali. Le premialità volumetriche restano invariate per gli immobili destinati a uso abitativo. Gli edifici non residenziali godono di un bonus del 20% fino ad un massimo di 200 metri quadrati di superficie interna netta per unità immobiliare. I limiti passano al 25%, per un incremento massimo di 500 metri quadrati, in caso di destinazioni d’uso produttive, industriali ed artigianali.
In caso di destinazioni miste, ad ogni porzione si applica la percentuale di ampliamento concesso dalla legge, a patto da non modificare le caratteristiche edili e architettoniche dell’immobile.
Nel computo delle cubature non vengono conteggiati i volumi utili a garantire il risparmio energetico.
Il nuovo Piano Casa ammette inoltre la variazione della destinazione d'uso e del numero delle unità immobiliari.
Gli interventi devono essere realizzati da ditte in possesso del Durc sia all’inizio che alla data della certificazione di ultimazione dei lavori.