Piano Casa Governo Berlusconi 2009
Guida al Piano Casa promosso dal Governo Berlusconi.
Notizie, informazioni, approfondimenti e commenti sul piano per l'edilizia che dovrebbe rilanciare il settore e, più in generale, l'economia, consentendo ai cittadini di aumentare la cubatura degli edifici, oltre a venire incontro alle classi più disagiate dando nuovi alloggi alle giovani coppie e alle categorie maggiormente in difficoltà.
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27 agosto 2009 - Edilia2000.it - Arch. Lorenzo Margiotta
Il Piano Casa al microscopio - Un "puzzle" di regolamenti regionali diversi
Anche Legambiente esprime un parere negativo su tutta la vicenda del cosìddetto Piano Casa.
Dopo aver esaminato le norme di regioni e province autonome (dato fermo a fine luglio 2009), ha espresso giudizi sull’attenzione ad ambiente ed energia nel suo rapporto: La pagella di Legambiente sul provvedimento che doveva rilanciare l’edilizia in Italia.
“Tanto rumore per nulla. O quasi. Doveva servire a ridare slancio in tutta Italia al settore edilizio in crisi. Doveva servire ad ammodernare e migliorare qualitativamente il patrimonio edilizio esistente e quello futuro. Se questi erano gli obiettivi il risultato è un sostanziale fallimento”.
Nel frattempo, al di là di Toscana, Provincia di Bolzano e Puglia, che a giudizio stesso di Legambiente hanno praticamente bloccato l’attuazione del provvedimento o posto seri vincoli operativi, quasi tutte le regioni italiane si sono atttivate (con molto ritardo) con premi in cubatura invogliando anche l'uso di standard energetici a miglioramento della prestazione degli edifici.
"Si è persa l’occasione per dare un chiaro messaggio di innovazione al settore delle costruzioni", ha dichiarato Edoardo Zanchini –responsabile del settore energia e urbanistica- e se le conclusioni possono essere non del tutto condivisibili, pur tuttavia è accettabile una parere generalmente molto negativo, specialmente se le regioni non attueranno azioni legislative di modifiche migliorative.
Per Legambiente i problemi abitativi si risolverebbero con un’edilizia popolare; ma ciò significa pretendere altri fondi governativi. Ce lo possiamo permettere?
Risulta ovvia la necessità di dover dare risposte anche all’emergenza abitativa e legarla a un vasto programma di riqualificazione energetica di case, quartieri e periferie, ma ciò sarà possibile anche con altri strumenti che favoriscano l'intervento di azioni e capitali privati.
Rapporto Legambiente - "Il Piano Casa, quattro mesi dopo"
27 agosto 2009 - MondoCasaBlog
L’ housing sociale, una risorsa per rilanciare emergenza abitativa e sicurezza energetica
L’ Italia è in ritardo rispetto agli altri paesi europei dove la creazione di edifici sociali è andata di pari passo con la riqualificazione di intere aree urbane. Il recente dibattito sul Piano Casa e la necessità di avviare un piano infrastrutturale per risolvere l’ emergenza abitativa ne nostro Paese ha rilanciato la discussione sul tema dell’ alloggio sociale, trasversale a numerosi altri temi di sviluppo urbano : la riqualificazione delle periferie, l’ inclusione delle fasce più deboli della popolazione, l’ integrazione degli immigrati nelle aree urbane e il riequipaggiamento energetico degli edifici pubblici e privati. Il problema dell’ housing è interpretato in modo diverso in città e regioni europee.
La situazione in Italia
Nel campo dell’ edilizia sociale l’ Italia è in ritardo rispetto alla media europea. Solo il 4% dell’ intero patrimonio abitativo è costituito da alloggi pubblici, rispetto al 20% della Francia o al 40% dei Paesi Bassi. L’ 80% dell’ intero patrimonio abitativo italiano è di proprietà, contro il restante 20% in affitto : una soglia limite, che avvicina il nostro paese a Grecia, Spagna e Portogallo, paesi fino a poco tempo fa a vocazione più agricola che industriale.
L’ aumento dei prezzi degli affitti nelle grandi città e il generale impoverimento con l’ entrata in vigore dell’ euro ha aumentato il numero di possibili fruitori di alloggio sociale. Al momento, sono oltre 600mila le domande potenziali di appartamento, in larga parte destinate a rimanere ineluse a causa della mancanza di strutture disponibili. Il prezzo troppo basso a cui sono stati venduti centinaia di migliaia di appartamenti negli anni ‘90 e la contemporanea mancanza di investimenti pubblici per l’ edilizia popolare spiegano la scarsità di fondi che ha portato ad una nettissima contrazione degli appartamenti costruiti.
Proprio nelle città si avvertono le principali conseguenze di questa mancanza di alloggi, ma anche nella gestione di quelli esistenti. Il mix sociale si è realizzato portando tensioni e senso di insicurezza in quei condomini dove convivono persone anziane e gruppi di immigrati, balzati ai primi posti nelle graduatorie stilate dai Comuni in virtù dei loro bassissimi redditi.
Favorire una migliore convivenza fra nuovi e vecchi inquilini è uno dei problemi principali a cui si sta cercando di fare fronte attraverso le figure dei mediatori culturali, come accade a Reggio Emilia. Il Comune emiliano ha infatti assunto delle specifiche figure professionali inviate nei quartieri per facilitare la convivenza fra anziani ed immigrati, risolvendo controversie e garantendo la vivibilità dei condomini tanto da esser stati inviati anche in strutture che non fanno parte del patrimonio abitativo sociale.
I Comuni possono seguire queste buone pratiche e trovare nuovi punti di coordinamento con gli enti di gestione ma anche una nuova collaborazione tra ente pubblico ed enti privati di nuova generazione. Necessario risulta anche il coinvolgimento delle fondazioni, come sta avvenendo a Milano, dove stanno provvedendo alla costruzione di alloggi sociali per studenti.
Alcuni comuni del Nord stanno mettendo a disposizione aree a titolo gratuito proprio a questi istituti, come ad esempio la Fondazione Cariplo, abbattendo così i costi di realizzazione e di affitto per recuperare prima possibile i costi di investimento.
26 agosto 2009 - CasaeClima
Piano Casa, il decreto in Gazzetta Ufficiale
Sulla Gazzetta Ufficiale n. 191 del 19 agosto 2009 è stato pubblicato il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 16 luglio 2009, recante il Piano nazionale di edilizia abitativa, o meglio noto come Piano Casa, che mira a realizzare centomila alloggi in 5 anni, da destinare a nuclei familiari a basso reddito, giovani coppie, anziani svantaggiati, studenti fuori sede, sfrattati e immigrati regolari a basso reddito.
Il decreto presidenziale, composto da due parti di cui la seconda è l'allegato che contiene le norme attuative del Piano nazionale di edilizia abitativa, dà attuazione dell'articolo 11 del decreto legge 112/2008, convertito nella legge 133/2008. Il provvedimento arriva dopo un lungo esame da parte della Conferenza delle Regioni, poi del Cipe e della Conferenza unificata Stato-Autonomie locali.
Sei linee di intervento
Il Piano consiste in un insieme di interventi di edilizia residenziale pubblica, project financing, agevolazioni alle cooperative edilizie e un sistema integrato di fondi immobiliari. È articolato in sei linee di intervento, tra cui appunto la creazione di un sistema integrato – nazionale e locale – di fondi immobiliari per l'acquisizione e la realizzazione di immobili destinati all'edilizia residenziale, oltre alla promozione di strumenti finanziari innovativi, a partecipazione sia pubblica che privata, per valorizzare e incrementare l'offerta degli affitti.
Al fine di concorrere all'incremento del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, è previsto l'utilizzo di risorse dello Stato, delle Regioni e Province autonome, degli enti locali e di altri enti pubblici, comprese quelle derivanti dal sistema delle alienazioni.
Le risorse subito disponibili
Le risorse immediatamente disponibili comprendono 150 milioni per l'attivazione del sistema integrato di fondi immobiliari, e altri 200 milioni per interventi di edilizia sovvenzionata caratterizzati da immediata fattibilità, di competenza degli ex IACP e dei Comuni.
Accordi di programma
“Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – si legge all'art. 4 dell'Allegato al Dpcm – promuove con le regioni e i comuni, sulla base delle procedure attuative di cui all'art. 8, la sottoscrizione di appositi accordi di programma al fine di concentrare gli interventi sull'effettiva richiesta abitativa nei singoli contesti, rapportati alla dimensione fisica e demografica del territorio di riferimento attraverso la realizzazione di programmi integrati di promozione di edilizia residenziale anche sociale e di riqualificazione urbana, caratterizzati da elevati livelli di vivibilità, salubrità, sicurezza e sostenibilità ambientale ed energetica, anche attraverso la risoluzione di problemi di mobilità, promuovendo e valorizzando la partecipazione di soggetti pubblici e privati”.
Parametri di finanziamento
Per ciascun intervento l'onere a carico dello Stato non potrà eccedere il 30% del costo di realizzazione, acquisizione o recupero degli alloggi che saranno offerti in locazione a canone sostenibile, con applicazione delle disposizioni introdotte dal Dlgs n. 192 del 19 agosto 2005, relativo al rendimento energetico nell'edilizia.
25 agosto 2009 - Edilia2000.it - Arch. Lorenzo Margiotta
Piano Casa con ampliamenti - Il primo errore è stato chiamarlo così
Era in realtà un piano economico pro-edilizia.
Era un tentativo, prettamente italiano, di dare un po’ di linfa ad un settore economico da sempre trainante per l'economia nazionale.
La crisi attuale era ed è tutta internazionale, e l'Italia fa bene la sua parte.
Già dai primi mesi dell'anno si parlava e si discuteva di riavviare il mondo delle costruzioni ed il suo ampio indotto.
Il mondo industriale era in grave crisi: aumentavano licenziamenti e disoccupazione.
L'idea geniale di proporre un'azione straordinaria nell'edilizia poteva rispondere a molte esigenze dei cittadini e favorire la ripresa lavorativa di molti addetti ai lavori.
Ma se si fosse giocato solo al rilancio, invece che al muro contro muro, si sarebbe potuto trasformare il cosiddetto Piano Casa in un’occasione per favorire il controllo generalizzato della statica di edifici datati, permettere una riconversione energetica molto più ampia dell'attuale, nonché incentivare la demolizione di edifici pessimi ed il conseguente miglioramento della città.
Non è necessario condividere l’impostazione del provvedimento del governo per capire che poteva essere, senza dubbio alcuno, una buona occasione per sollevare una discussione intorno a una serie di problemi reali e quindi dare delle risposte concrete.
Si potevano assumere anche rischi calcolati, misurandosi anche con impostazioni culturali che hanno dimostrato, nel tempo, la loro inefficacia; si dovevano cercare nuove strade, sperimentare nuove soluzioni.
Bastava evitare irrigidimenti e posizioni pregiudiziali, bastava introdurre, invece che premi generalizzati, premi di cubatura anche più cospicui ma finalizzati.
E' stato un errore, invece, criticarlo rifacendosi solamente ad una cultura urbanistica obsoleta senza tenere conto dei nuovi sviluppi della società attuale.
Da più parti si è subito boicottata l'iniziativa pensando ad un ambiente urbano fatto solo di centri antichi e di edilizia economica delle periferie; addirittura si è criticato che l'intervento straordinario mirasse alle costruzioni mono e bifamiliari e non alla generalità delle costruzioni, dimenticando che circa il 60% degli italiani proprietari di abitazione vive in costruzioni medio/piccole sparse in un ambito misto tra il rurale e l'urbano (così come ha scritto l'Arch. Pippo Ciorra, su "il manifesto" del 24 marzo).
In verità una piccola parte di questa levata di scudi era motivata dal fatto che si era creata effettivamente una confusione circa le due azioni che le forze politiche di maggioranza stavano cercando di attuare:
- la prima consisteva nel vero Piano Casa, idoneo a fronteggiare l’emergenza abitativa mediante interventi di iniziativa pubblica con l'ausilio di un possibile partenariato dei privati.
E questo decreto viaggiava già attraverso strumenti normativi esistenti, previo il parere delle Regioni.
- la seconda invece si riferiva espressamente ad una iniziativa governativa mirante a rilanciare l’edilizia privata ma limitandola alle sole ristrutturazioni, eventuali ampliamenti o demolizioni e ricostruzioni.
Ed è proprio qui che le forze politiche di minoranza avrebbero dovuto cogliere l'occasione per affrontare l'argomento seriamente e non con semplici contrapposizioni ideologiche o partitiche.
Si doveva fronteggiare la crisi economica in tempi brevissimi, dando una dimostrazione più alta con idee realistiche e suggerimenti fattivi.
Purtroppo si è dovuto attendere l'estate perché le varie Regioni (specie quelle contrarie sin dai primi annunci berlusconiani) si siano dotate dei vari Piani di strategia economica per la sola edilizia esistente, confermando nella sostanza le aspettative governative ma modificandone alcune modalità e tempi attuativi.
Si è persa un'occasione brillante per metter mano ad una modesta manutenzione delle città, pur senza produrre ulteriori danni ad un territorio già abbastanza disastrato, con buona pace di chi rappresenta una parte di quel mondo che combatte per il diritto alla casa e vuole più investimenti per l’edilizia pubblica.
25 agosto 2009
Il nostro sondaggio - Opinione positiva dei lettori sul Piano Casa del Governo
Avevamo sottoposto ai nostri frequentatori la seguente domanda: "Il Piano Casa promosso dal Governo soddisferà le aspettative?". L'esito del sondaggio ha confermato l'ottimismo riposto nel provvedimento del Governo, infatti la stragrande maggioranza di coloro che hanno risposto si sono espressi in modo positivo, ritenendo che contribuirà a rilanciare l'economia.
Questo nel dettaglio l'esito del sondaggio:
70 % - Si, contribuirà a rilanciare l'economia
12 % - Si, ma solo in alcune Regioni
5 % - No, non avrà il riscontro sperato
13 % - No, sarà solo occasione di abusi e speculazioni
Vi chiediamo adesso: siete soddisfatti di come il provvedimento del Governo è stato applicato dalle Regioni?
20 agosto 2009 - Lavori Pubblici - Paolo Oreto
Pubblicato il DPCM sul Piano Casa
Sulla Gazzetta ufficiale n. 191 di ieri 19 agosto è stato pubblicato il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 16 luglio 2009 recante “Piano nazionale di edilizia abitativa".
Con il Decreto in argomento, emanato in riferimento a quanto previsto all'articolo 11 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, che dispone che con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) e d'intesa con la Conferenza unificata di cui all'art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, viene approvato un piano nazionale di edilizia abitativa al fine di garantire su tutto il territorio nazionale i livelli minimi essenziali di fabbisogno abitativo per il pieno sviluppo della persona umana.
Il Decreto è composto da un articolo unico con cui viene approvato il Piano nazionale di edilizia abitativa allegato al decreto stesso e di cui costituisce parte integrante.
L’allegato Piano nazionale di edilizia abitativa è composto dai seguenti 14 articoli:
* Art. 1 - Linee d'intervento
* Art. 2 - Dotazione finanziaria
* Art. 3 - Articolazione delle risorse
* Art. 4 - Accordi di programma e infrastrutture strategiche
* Art. 5 - Parametri di finanziamento
* Art. 6 - Canone di locazione
* Art. 7 - Vendita degli alloggi
* Art. 8 - Procedure attuative
* Art. 9 - Linee di indirizzo per la selezione degli interventi
* Art. 10 - Poteri sostitutivi
* Art. 11 - Sistema integrato di fondi immobiliari
* Art. 12 - Ammissione al piano degli interventi senza contributi
* Art. 13 - Comitato per il monitoraggio del Piano nazionale di edilizia abitativa
* Art. 14 - Competenze delle province autonome di Trento e Bolzano.
In particolare nell’articolo 1 viene precisato che il piano è articolato nelle sei linee di intervento, di seguito indicate:
* a) costituzione di un sistema integrato nazionale e locale di fondi immobiliari per l'acquisizione e la realizzazione di immobili per l'edilizia residenziale ovvero promozione di strumenti finanziari immobiliari innovativi per la valorizzazione e l'incremento dell'offerta abitativa in locazione;
* b) incremento del patrimonio di edilizia residenziale pubblica di alloggi di edilizia pubblica in favore degli occupanti muniti di titolo legittimo;
* c) promozione finanziaria anche ad iniziativa di privati, di interventi ai sensi della parte II, titolo III, capo III, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163;
* d) agevolazioni a cooperative edilizie costituite tra i soggetti destinatari degli interventi;
* e) programmi integrati di promozione di edilizia residenziale anche sociale;
* f) interventi di competenza degli ex IACP comunque denominati o dei comuni, gia' ricompresi nel Programma straordinario di edilizia residenziale pubblica, approvato con decreto ministeriale del Ministro delle infrastrutture del 18 dicembre 2007.
In riferimento, poi, alle procedure attuative indicate all’articolo 8 del DPCM, per partecipare al piano, le regioni d'intesa con gli enti locali interessati propongono al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, un programma coordinato con riferimento alle linee di intervento di cui all'articolo 1, lettere da b) ad e). Il proponente promuove e valuta, ai fini dell'ammissibilità, le proposte di intervento candidate all'inserimento nel programma di edilizia abitativa che pervengono dai soggetti pubblici, dagli ex Iacp comunque denominati, e dai privati interessati.
Qualora, poi, sia necessaria la contestuale definizione o variazione di più atti di programmazione economico-finanziaria e di pianificazione territoriale di competenza di amministrazioni diverse, il proponente promuove apposita conferenza di servizi, cui partecipano tutti i soggetti interessati al rilascio di atti di assenso comunque denominati. Il proponente richiede al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che la conferenza di servizi sia convocata ai sensi di quanto previsto dall'art. 11, comma 11, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.
14 agosto 2009 - Il Giornale - Gian Maria De Francesco
«Il piano-casa può essere il volano per rilanciare l’economia nazionale»
Renato Brunetta, ministro per la Pubblica amministrazione ed economista, la Bce e la Commissione Ue affermano che «il peggio sembra passato».
«Ho letto le 247 pagine del Bollettino con molta attenzione e quello che emerge è molto chiaro: pur con grande cautela, la Bce si spinge a dire in maniera esplicita che “la recessione sta raggiungendo il punto di svolta”. È un fatto di grande significato».
In Francia e Germania il pil è tornato a crescere. La Bce stima un tasso di inflazione in aumento da fine anno: un segnale di ripresa?
«Sì. La cosa peggiore è la deflazione, quel freddo mortale che vuol dire che l’economia è al collasso. Questo per noi è un bellissimo segnale perché abbiamo vissuto la crisi meglio degli altri. Da noi gli ammortizzatori sociali hanno funzionato meglio e ha tenuto il tessuto economico-sociale».
Quali numeri sostengono queste affermazioni?
«Al netto di 500mila cassintegrati a zero ore, che rappresentano il costo della crisi e percepiscono il 90% del reddito, contiamo 14 milioni di occupati che hanno visto aumentare il proprio potere d’acquisto a fronte di un andamento dell’inflazione sotto l’1% negli ultimi mesi. Lo stesso vale per 16 milioni di pensionati. Sono stato svillaneggiato dall’opposizione per questo, ma per 30 milioni di persone la situazione è migliorata».
Nel Bollettino si legge che alla maggiore richiesta di prestiti delle famiglie non corrisponde altrettanto credito alle imprese.
«La liquidità c’è, non c’è altrettanta volontà da parte delle banche. Anche perché stanno preferendo una strategia in due tempi: prima risanare i conti “acciaccati” e poi ricominciare con l’espansione del credito».
Potrebbero sbilanciarsi di più?
«L’andamento in Borsa dei principali istituti è buono e così le prospettive di profitto. Non si sa, però, quale sia l’esatta dimensione della stretta. Dalle lamentazioni delle pmi sembrerebbe elevato, ma bisogna fare la tara».
L’unico segnale negativo arriva dal mercato del lavoro.
«C’è un effetto inerziale: anche se il ciclo cambia segno, ci saranno ancora alcuni mesi nei quali i dati peggioreranno. Come la crisi non s’è vista nel 2008, così ci sarà un ritardo di tre-sei mesi per l’occupazione».
Quali politiche bisognerebbe attuare per agganciare la ripresa?
«In Italia si potrebbe costruire un modello nuovo di sviluppo. Se il potere d’acquisto latente che si è formato nei dodici mesi di bassa inflazione ed è finito in risparmio venisse scaricato sui consumi durevoli, potremmo gestire questi mesi delicati in una maniera straordinaria».
Quale potrebbe essere il catalizzatore?
«La chiave più rilevante è la casa. Qui dovrebbe trovare esplicitazione il piano del governo. Nel 2010 dovremo concentrare il massimo sforzo perché la casa è il bene durevole che più convince le famiglie. Più ristrutturazioni, più ampliamenti, più acquisti di immobili ex-Iacp: se noi riuscissimo a concentrare e a favorire nei prossimi 6-12 mesi questi investimenti immobiliari, avremmo dato la botta più rilevante al reddito nazionale. Trenta milioni di famiglie, spaventate dalla Borsa, sulla ristrutturazione e sull’ampliamento della casa sono disposte a rischiare anche 30mila euro».
Perché?
«La ripresa dei consumi durevoli e degli investimenti legati alla casa è il catalizzatore dei coefficienti di attivazione dell’edilizia che riguardano tutto il lavoro autonomo, che è quello che ha più sofferto dalla crisi. Se tutto il potenziale si dispiegasse, avremmo la copertura del semestre più difficile e daremmo lo slancio al 2010. L’intuizione del piano casa di Berlusconi era straordinaria proprio perché in funzione anticiclica ed è stata frenata dalla miopia delle Regioni».
Francoforte invita a ripianare il disavanzo quando ci sarà la ripresa.
«Se depurassimo il tendenziale del deficit dagli effetti della crisi, saremmo già sotto il 3%. Quando la svolta sarà strutturale si definirà una exit strategy, cioè si ricomincerà con le politiche di rigore per evitare un aumento dell’inflazione. Se le cose andranno come dice la Bce, la crisi sarà durata 18 mesi con gli effetti positivi di “ripulitura” di tutti i mercati. L’unico timore è un nuovo aumento dei prezzi delle materie prime».
L’opposizione, comunque, vi attacca
«Dimostra ancora una volta che non ha un’idea, non studia e non ha coraggio. Ci viene proprio da piangere ma ce ne faremo una ragione».
Il Tesoro evidenzia che le pensioni di invalidità sono 2 milioni e al Sud sono il doppio che al Nord. Si può fare qualcosa o no?
«Il Sud si aiuta anche con la lotta alla corruzione e agli sprechi. È compito mio con la battaglia sulla trasparenza. Ben vengano i monitoraggi sulle false pensioni, ma serve anche una responsabilizzazione della politica e della società civile»
6 agosto 2009 - Il Messaggero
La Regione Lazio approva il piano casa Marrazzo: una legge modello per l'Italia
Le opposizioni: testo inadeguato, legge confusa e disomogenea
Con 36 voti a favore e 9 contrari, il Consiglio regionale del Lazio ha approvato il piano casa, un provvedimento che il presidente Piero Marrazzo ha definito «una legge modello per tutto il Paese. È frutto di un lavoro collettivo e comune: sono state recepite le indicazioni delle categorie, degli enti locali, in primo luogo del Comune di Roma, dei movimenti di lotta per la casa. Questa Regione, con la legge approvata, può ottenere al tempo stesso qualità, sicurezza, trasformazione urbanistica, sviluppo economico e equità sociale. Difesa dei territori e sviluppo dell'edilizia. Nella Capitale, innanzitutto: con questa legge non ci sarà bisogno di consumare nuovo territorio, l'agro romano, in particolare, per dare vita a un nuovo piano di edilizia popolare. Questo è il manifesto del riformismo del centrosinistra nel Lazio».
Le opposizioni parlano invece di «testo inadeguato, malgrado le modifiche introdotte durante il dibattito in aula». Per Fabio Desideri (Pdl) restano «dubbi e perplessità su una norma che esclude tanti cittadini. I nostri emendamenti hanno migliorato il provvedimento, ma l'impostazione di fondo resta sbagliata. Il centro sinistra ha perso di vista gli obiettivi primari che questa legge av rebbe dovuto avere». Aldo Forte (Udc) è intervenuto per motivare il voto contrario del suo gruppo: «Una legge che non risponde né all'esigenza di rimettere in moto l'edilizia, né alla richiesta di case, così forte nella nostra Regione. Una legge confusa e disomogenea». Contrari anche i gruppi del Prc e del Pdci: «Il risultato ottenuto è frutto del rapporto con i poteri forti della nostra Regione, ma anche di un confronto proficuo fra istituzioni e movimenti - ha dichiarato Ivano Peduzzi - Questo ha permesso di migliorare la legge. Ma si tratta, comunque, di un provvedimento che non rispetta i diritti dei cittadini. Non è un piano casa: troppe volte siamo stati traditi dalle promesse di questa giunta».
5 agosto 2009 - Iris Press
Piano Casa - Confedilizia, da parte di alcune regioni è in corso azione di sabotaggio
E' in corso da parte di alcune Regioni ''un'azione di sabotaggio dei piani casa (quelli relativi agli ampliamenti degli immobili), piani che in sede regionale sono in corso di approvazione in seguito all'intesa siglata nel marzo scorso tra Governo, Regioni stesse ed Enti locali''.
Lo afferma in una nota Confedilizia aggiungendo che ''tale azione di sabotaggio viene attuata attraverso l'introduzione, nelle leggi regionali interessate, dell'obbligo di dotarsi del libretto casa quale condizione indispensabile per poter usufruire della facolta' di operare gli ampliamenti volumetrici degli immobili''. Ma ''il consentire gli ampliamenti esclusivamente ai proprietari che si sottopongano all'obbligo (meramente cartaceo, molto costoso e di nessuna utilita') di dotazione del libretto e' una chiara sconfessione dei principi ispiratori del piano casa di iniziativa governativa, finalizzato a rilanciare l'edilizia attraverso la previsione di nuove possibilita' per i proprietari e la semplificazione delle procedure esistenti.
Quanto al libretto in se' - sottolinea la Confedilizia - non c'e' che da ripetere che si tratta di un vecchio arnese che si tenta di introdurre in Italia, a beneficio dei professionisti, da piu' di 10 anni ma che e' stato bocciato sia sul piano della legittimita' che nel merito, con ben 8 decisioni, dai giudici di ogni ordine e grado, fino al Consiglio di Stato e alla Corte costituzionale. Provare a reintrodurlo, ora, quale condizione per la realizzazione di ampliamenti edilizi non potra' che fornire ai giudici un nuovo argomento per bocciarlo: se davvero fosse utile ai fini della sicurezza, infatti, non si spiegherebbe la sua imposizione solo quale 'prezzo' per l'ottenimento di una autorizzazione''.
3 agosto 2009 - Edilportale - Paola Mammarella
Piano Casa, ddl Pili in Commissione Ambiente alla Camera
È iniziata in Commissione Ambiente alla Camera la discussione del ddl 2441/C, presentato dall'onorevole Mauro Pili e recante “Interventi straordinari e strategici per il rilancio dell'economia e la riqualificazione energetico-ambientale del patrimonio edilizio”. Un progetto che, secondo il relatore Dussin, mira a riqualificare l'Italia, con case e quartieri di qualità, che risparmino energia, non inquinino e garantiscano una elevata vivibilità. Il disegno di legge riprende la situazione lasciata in sospeso dal DL governativo sulla semplificazione edilizia.
Obiettivi e contenuti: Con il provvedimento, urgente e a termine, si potrebbe realizzare il rilancio delle costruzioni, gravate dalla crisi economica, attraverso una ripresa del Pil dovuta agli investimenti in riqualificazione e sostenibilità. La premilaità volumetrica sarà strettamente legata all’efficienza energetica. Favorito anche il settore turistico, con interventi volti all’ampliamento della stagionalità.
Sostenibilità: Dagli studi effettuati prima della predisposizione del ddl, emerge come l’edilizia sia un settore ad elevato impatto energetico. In Europa i consumi per il riscaldamento degli edifici superano di poco il 40% del totale. Ottimizzando l'uso dell'energia negli edifici si potrebbero ridurre le emissioni di gas ad effetto serra del 42%. Diventa quindi imprescindibile la certificazione energetica per la progettazione dei nuovi edifici, ma anche per le ristrutturazioni.
Competenze: Il ddl specifica che l’urgenza e l’indispensabilità della proposta sono giustificate dall’esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela ambientale, inquinamento, consumi e incentivi fiscali.
Per promuovere la riqualificazione le Regioni possono prevedere ulteriori interventi di edificazione di nuove aree, programmi integrati, recupero della volumetria di edifici degradati situati in aree di particolare pregio, interventi di rivitalizzazione di insediamenti turistico-ricettivi con incrementi di cubatura fino ad un massimo del 35% e con incrementi dei diritti edificatori esistenti a destinazione turistico-ricettiva fino a un massimo del 35 per cento.
Ai Comuni è invece affidata la redazione di un documento di prescrizioni generali attraverso il quale sarà possibile coniugare gli interventi in oggetto con gli strumenti di pianificazione urbanistica vigenti.
1 agosto 2009 - Ance
Piano casa 2: Puglia e Valle d`Aosta pronte a partire
L`Ance mette a confronto i provvedimenti regionali che disciplinano in maniera piuttosto disomogenea le modalita` di realizzazione degli interventi di ampliamento e demolizione con riconoscimento degli incrementi volumetrici.
Quasi tutti i provvedimenti peraltro hanno previsto che i singoli Comuni possano escludere o limitare l`ambito di applicazione degli interventi per motivi architettonici, urbanistici o ambientali ovvero prescrivere ulteriori vincoli e prescrizioni.
Tra le novita' si segnalano la Puglia e la Valle d'Aosta che hanno approvato definitivamente la normativa e di cui si attende la pubblicazione nel Bollettino Ufficiale Regionale e il testo varato dalla Giunta nella Regione Abruzzo.
Con l` obiettivo di effettuare un raffronto costante sullo stato di avanzamento delle leggi regionali, si pubblica in allegato:
Ø la mappa degli interventi regionali aggiornata al 30 luglio 2009
Ø le schede di sintesi dei testi normativi aggiornate al 30 luglio 2009
Ø stato di avanzamento delle leggi regionali aggiornato al 30 luglio 2009
| Abruzzo | ddl approvato in Giunta |
| Basilicata | ddl approvato in Giunta |
| Calabria | ddl in via di definizione |
| Campania | ddl approvato in Giunta |
| Emilia-Romagna | LR n.6 del 6/7/2009 (Titolo III artt. 51-56) – BUR n. 116 del 7/7/2009 |
| Friuli-Venezia Giulia | ddl approvato in Giunta |
| Lazio | ddl approvato in Giunta |
| Liguria | 2 ddl di iniziativa parlamentare ed uno governativo approvato dalla Giunta |
| Lombardia | LR 13 del 16/7/2009 – 2° S.O. al BUR n.28 del 17/7/2009 |
| Marche | ddl approvato in Giunta |
| Molise | ddl in via di definizione |
| Piemonte | LR n. 20 del 14/7/2009 – BUR n. 28 del 16/7/2009 |
| Puglia | LR in corso di pubblicazione |
| Sardegna | ddl approvato in Giunta |
| Sicilia | 2 ddl di iniziativa parlamentare ed uno governativo approvato dalla Giunta |
| Toscana | LR n. 24 dell’8/5/2009 – BUR n. 17 del 13/5/2009 |
| Umbria | LR n. 13 dell’26/6/2009 (Titolo II, Capo II artt. 33-38) – BUR n. 29 del 29/6/2009 |
| Valle d'Aosta | LR in corso di pubblicazione |
| Veneto | LR n. 14 dell’8/7/2009 – BUR n. 56 del 10/7/2009 |
| Bolzano | DGR n.1609 del 15/6/2009 – BUR n. 28 del 7/7/2009 |
| Trento | Non intende dare attuazione all’Accordo dell’1° aprile |