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Regione Campania

Piano Casa Governo Berlusconi 2009

 

 

31 agosto 2009 - Adnkronos

Scala (La Sinistra), tavolo lavoro per Piano Casa

''Un tavolo di confronto politico sul piano casa da convocare immediatamente per arrivare in tempi brevi ad una proposta di legge condivisa''. A proporlo e' stato il capogruppo de La Sinistra alla Regione Campania Antonio Scala. ''Non e' piu' il tempo di attendere -ha proseguito l'esponente della sinistra- questo provvedimento voluto dal governo Berlusconi soltanto per dare ossigeno all'economia del mattone, ha gia' suscitato una serie di problemi nella fase di stesura, in quanto deroga agli strumenti urbanistici, pianificando lo sforzo di mettere ordine nella pianificazione urbanistica compiuto con il piano territoriale regionale, stravolge interi territori, favorendo il partito del mattone e ingrossando gli appettiti dei poteri criminali''.
Scala ha poi ricordato che nel corso dei lavori della quarta Commissione svoltisi a luglio scorso ''la nostra forza politica si e' battuta contro questo testo di legge proponendo centinaia di emendamenti per riscriverla perche' cosi' come e' stata presentata e' inaccettabile. Non possiamo, infatti, premiare gli abusi edilizi ne' tantomeno, non porre limiti ben precisi e rigorosi sui cambi di destinazione d'uso''.

2 agosto 2009 - Repubblica - Giuseppe Guida

Addio piano casa la Regione si ferma

E COSÌ anche il "piano casa" della Campania, dopo aver annaspato un po' per gli uffici regionali e per la fiacca IV commissione urbanistica, è naufragato. Condannato, com' era prevedibile, dall' inedia e dalla insufficiente gestione dell' urbanistica regionale.
In effetti, l' abbrivio non era dei più forti. Innanzitutto si è chiamato genericamente "piano casa" quello che un piano casa non era. Nei fatti, si tratta, come recita il titolo del disegno di legge in discussione, di "Misure urgenti per il rilancio economico, per la riqualificazione del patrimonio esistente, per la mitigazione del rischio sismico e per la semplificazione amministrativa". Una serie di norme, cioè, utili, secondo gli indirizzi forniti dal governo, a rilanciare l' economia attraverso l' attempato, e discutibile, attrezzo dell' edilizia, della casa, del rassicurante mattone. Il piano casa, quello vero, è un' altra cosa: si tratta di circa 550 milioni di euro che dai tempi dell' ultimo governo Prodi vengono promessi, sempre gli stessi, tutti gli anni, per realizzare nuova edilizia residenziale sociale, il cosiddetto social housing, piùo meno le case popolari, e dei quali proprio la settimana scorsa il governo Berlusconi ha sbloccato i primi 220 milioni. Una misura, quindi, indirizzata a risolvere una parte, sebbene piccola, dell' emergenza abitativa "di base" e per le classi sociali meno agiate, attraverso un intervento complesso pubblico/privato che tenterà di coprire un ritardo di almeno vent' anni rispetto alle altre nazioni europee.
Il piano casa della Campania, invece, quel provvedimento destinato a rilanciare l' edilizia in generale e quella abitativa in particolare, quello col quale si sarebbero potute ampliare le villette di un buon 20 per cento o, nel caso di demolizione e ricostruzione, di un più ampio 35 per cento, quello col quale si sarebbero potuti riqualificare con interventi di ristrutturazione urbanistica le aree urbane degradate e, anche qui, i rioni di edilizia pubblica oramai obsoleti, quello che si sarebbe dovuto "per forza" approvare entro luglio altrimenti sarebbe stato troppo tardi per renderlo operativo, è stato invece rimandato a chissà quando, certamente dopo l' estate, quando contestualmente partirà, inesorabile, la campagna elettorale per le regionali. E in caso di inadempienza si attiveranno, è bene ricordarlo, i poteri sostituitivi che faranno prevalere le ancor meno rassicuranti norme proposte dal governo.
A voler praticare la deprimente regola del confronto con le altre Regioni (tutte impegnate dal medesimo protocollo d' intesa firmato nella Conferenza unificata Stato/Regioni dell' aprile scorso) emerge il rispetto degli impegni da parte di quasi tutte le maggiori Regioni: la Toscana, prima tra tutte e forse quella che è riuscita a produrre la legge migliore, poi Veneto, Piemonte, Lazio, Umbria, Emilia Romagna, Lombardia e persino la Provincia autonoma di Bolzano, delegata a legiferare in materia urbanistica, hanno prima discusso e poi approvati, com' erano obbligati a fare, i loro disegni di legge, anche se alcuni di questi (in particolare quelli del Veneto e della Lombardia) sembrano particolarmente pericolosi e quasi atti preliminari all' ennesima aggressione incontrollata ai territori. Può consolare il fatto che il disegno di Legge della "progressista" Regione Campania fosse stato anch' esso pensato male e scritto peggio, aprendosi a speculazioni di ogni tipo e malcelando doppi fondi che si sarebbero aperti all' occorrenza una volta approvato il provvedimento. Ma su quel disegno di legge si era anche aperto un utile dibattito con centinaia di emendamenti proposti da più parti.
Alcuni, come quelli avanzati dagli Ordini degli architetti e degli ingegneri in maniera congiunta, quelli dell' Istituto nazionale di urbanistica, quelli dello Iacp di Napoli, erano sicuramente tesi a limitare il rischio speculativo, a tutelare centri storici e paesaggi di pregio, a fornire "qualità" agli interventi e a garantire in ogni caso una quota significativa dell' aumento volumetrico all' edilizia sociale. Così come si sarebbe potuta istituire una cabina di regia tutta pubblica con il ruolo di coordinamento e controllo, almeno degli interventi più consistenti, come quelli di ristrutturazione urbanistica. E invece niente. Gli sgambetti bypartisan e le ferie hanno prevalso su tutto: sugli obblighi contratti con il governo, sulla speranza di una legge che limitasse gli indirizzi predatori dati dal governo stesso, sul buon senso, sul futuro pencolante di questa regione.


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