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21 aprile 2009 - Il Sole 24 Ore
Ecco quanto vale il piano casa. La stima del business sul territorio
SUD -
Il Sud attende il varo da parte del Governo del Piano casa. Nelle regioni meridionali è localizzato più di un terzo del totale degli edifici che in Italia potrebbero beneficiare degli ampliamenti ipotizzati. Ammontano, infatti, complessivamente a 3,33 milioni, secondo il Cresme, gli immobili monofamiliari o bifamiliari che al Meridione rientrerebbero nella casistica di intervento del Piano casa, praticamente il 35,2% del totale nazionale. La Sicilia vanta il primato italiano, con 1,2 milioni di villini oggetto di possibili ristrutturazioni, mentre più distanziate appaiono Puglia, in forza di oltre 800mila edifici "ampliabili", Campania (più di 664mila), Calabria (518mila) e Basilicata (129mila).
Anche se fino al varo definitivo il decreto è suscettibile di modifiche, è possibile elaborare una stima orientativa dell'impatto economico che il provvedimento potrebbe avere sull'economia delle singole regioni. Prendendo in considerazione una superficie media per ciascun edificio di 260 metri quadri e ipotizzando un costo medio di 1.200 euro a metro quadro per ogni intervento, se al Sud il 10% dei possessori di villini scegliesse di ampliare del 20% il proprio immobile, si innescherebbe sul territorio un business da 21 miliardi circa a fronte dei 58,9 miliardi dell'impatto nazionale.
17 aprile 2009 - La Gazzetta del Mezzogiorno - Massimiliano Scagliarini
Piano casa: in Puglia regole più severe
La Regione: niente nuove stanze per le villette al mare. «Solo ampliamenti di qualità»
Qualità e tutela del paesaggio con pochissimi ampliamenti: il piano casa della Puglia lascerà a bocca asciutta molti appetiti edilizi. Nel testo che sarà predisposto dall’assessore regionale Angela Barbanente («Saremo rapidissimi», promette) ci saranno infatti vincoli più stringenti rispetto a quelli nazionali, ma allo stesso tempo anche maglie molto più larghe per alcune operazioni di demolizione e ricostruzione. Un approccio a due facce, dunque. Che nel caso degli ampliamenti circonderà di molti paletti la norma quadro nazionale (fino al 20% di nuove cubature per le abitazioni mono o bifamiliari fino a 1.000 metri cubi).
Il limite massimo di ampliamento, 200 metri cubi, non sarà infatti incrementato in sede regionale, anzi saranno previsti - spiega la Barbanente - «criteri stringenti di qualità». E soprattutto, saranno individuati «territori esclusi», nei quali non sarà consentito alcun ampliamento: oltre ai centri storici, anche le zone di pregio paesaggistico, le aree tutelate e quelle a rischio idrogeologico. Significa impedire qualunque intervento in deroga su buona parte delle seconde case, che in Puglia sorgono quasi sempre (vedi Rosamarina o Castellaneta Marina) in aree sottoposte a tutela.
Lo stesso discorso varrà anche per le sopraelevazioni: «Senza garanzie dal punto di vista tecnico - dice la Barbanente - si rischia di mettere a repentaglio l’incolumità delle persone».
Il disegno di legge regionale conterrà anche in questo caso una serie di limiti specifici, in particolare richiamerà al rispetto delle disposizioni in materia di distanze tra fabbricati: un paletto che si aggiunge a quelli previsti in sede nazionale, che legano invece gli interventi al rispetto delle normative antisismiche.
Discorso più articolato per gli interventi di demolizione e ricostruzione, per i quali l’accordo con il governo prevede bonus fino al 35% della cubatura e si limita alle costruzioni residenziali. «Per l’edilizia di scarsa qualità - dice la Barbanente - non vedo alcun ostacolo a estendere il bonus al non residenziale. Avevamo già fatto una cosa simile nel quadro di altre leggi. Vanno considerate le specificità del nostro territorio, ad esempio le zone costiere che sono piene di fabbricati da riqualificare: in questo senso, la rilocalizzazione potrà richiedere anche un premio di volumetria superiore al 35%». Nella legge ci saranno anche «segnali» sul fronte della semplificazione.
«Il governo - dice la Barbanente - ha già accolto la nostra richiesta di rendere libera la realizzazione di impianti da energia rinnovabile: proseguiremo su questa strada». Ma la Puglia dice no agli automatismi nei cambi di destinazione d’uso: «Su questo punto, la bozza del decreto legge (che parla di “mutamenti di destinazione d'uso attuati senza esecuzione di opere edilizie, purchè non determinino un aumento del carico urbanistico, nel rispetto delle prescrizioni urbanistiche comunali”, ndr) non ci convince: sono aspetti sui quali non è possibile andare in deroga alle regole ordinarie».
2 aprile 2009 - La Gazzetta del Mezzogiorno - Bepi Martellotta
Il Piano Casa ora piace alla Puglia
Avanti tutta col piano casa, ma con alcuni paletti: se infatti il Pdl stende un ponte a favore della Regione perché acceleri l’attuazione della legge nei 90 giorni previsti, dalla maggioranza si ricorda che sì, il decreto è stato radicalmente cambiato, ma nel frattempo si sono persi 8 mesi di tempo col congelamento dei 550 milioni previsti dal piano casa del governo Prodi.
Sono queste le reazioni in Puglia a poche ore dall’accordo raggiunto dal ministro Fitto con le Regioni sul piano casa.
«Il testo è radicalmente cambiato: non è un decreto che si sovra-impone - spiega Angela Barbanente, assessore regionale al Territorio - alle leggi regionali. In secondo luogo tutti gli aspetti di tipo derogatorio, come gli edifici abusivi, sono stati eliminati. Infine, ogni incremento volumetrico viene finalizzato al miglioramento della qualità architettonica, energetica e alla sostenibilità ambientale». Insomma, ora ci sono le condizioni per definirlo «un intervento che, mentre stimola e sorregge il settore dell’edilizia, dall’altro coglie l’opportunità per migliorare la qualità e sostenibilità degli edifici». E ancora, le Regioni hanno ottenuto - aggiunge l’assessore - l’impegno del governo ad «uno studio di fattibilità per un nuovo piano casa che in aggiunta alle risorse di questo accordo (200 milioni + 350 milioni in due tranche, ndr) ne reperisca altre, avviando una semplificazione delle procedure di competenza statale».
Saltata, rispetto alla proposta dei governatori, la parte economica (destinare parte degli incassi Iva al piano) c’è però, anche per il centrosinistra regionale, quanto basta per dire che la Puglia non farà più ostruzione, sebbene «a fronte della fretta manifestata dal governo su questa legge, si siano persi 8 mesi col piano Prodi».
«Garantendo fin d’ora al governo regionale massima collaborazione e massimo impegno in tutte le sedi istituzionali per contribuire alla stesura e all’approvazione in tempi rapidi del testo, ci auguriamo - dicono dal centrodestra Il capogruppo di Fi-Pdl, Rocco Palese, il capogruppo della Puglia Prima di Tutto Francesco Damone e il consigliere regionale del Gruppo Misto Giammarco Surico - che la Giunta possa approvare la legge quanto prima, anche senza attendere i 90 giorni di tempo stabiliti dall’accordo. Il nostro appello al governo Vendola è di bandire ogni approccio ideologico rispetto a questo tema e di legiferare quanto prima in modo da non vanificare i due aspetti fondamentali che il Governo ha voluto inserire nell’accordo: la concertazione e la responsabilizzazione delle Regioni e i tempi nei quali è indispensabile procedere per dare un aiuto immediato all’economia del Paese». «È una grande opportunità per la Puglia ed ora è fondamentale saperla cogliere - aggiunge Massimo Cassano, consigliere regionale Fi-Pdl - raccogliendo il ruolo strategico svolto dal ministro Fitto e l’apertura delle Regioni per rimettere in circuito i soldi che le famiglie trattengono nelle banche».
«È fatta salva la programmazione urbanistica, c’è il rispetto del territorio e dei vincoli nei centri storici e nelle aree protette e saranno le Regioni a legiferare in piena autonomia» dice Antonio Maniglio, capogruppo Pd, ricordando però che «il governo nazionale non ha stanziato un solo euro per sostenere il rilancio dell’edilizia popolare», anzi ha «scippato al Puglia di 39 milioni». Quell’accordo «se fedelmente attuato si rivelerà un importante fattore di sostegno alla nostra economia in questa fase di pesante crisi - replica Roberto Ruocco, capogruppo di An - e sarà nostra cura adesso vigilare per far sì che questa occasione offerta a tutto il Paese non sia in Puglia dispersa o soffocata dai ben noti ideologismi del governo regionale». Quanto alle risorse che sarebbe state scippate alla Puglia, «Maniglio dà i soliti numeri a lotto. La verità è che anche sui fondi per i finanziamenti l’edilizia residenziale pubblica è stato recentemente sottoscritto un accordo tra Stato e Regioni - sottolinea Pietro Lospinuso (An) - con piena soddisfazione di queste ultime». Infine, la Confartigianato di Bari: il presidente degli edili Sebastiano Macinagrossa, che plaude alla legge e stima un impatto in Puglia, basato sul valore medio dell’ultimo triennio, di 8.698 interventi per un valore di 324 milioni di euro di maggiore fatturato nel settore delle costruzioni (edilizia ed installazione di impianti)».
1 aprile 2009 - Corriere salentino
Lospinuso (AN-PDL): “Sul piano casa la sinistra pugliese imbarazzatissima svicola”
“Il collega Maniglio ha scoperto l’acqua calda, ossia che il ‘piano-casa’ proposto da Berlusconi e concordato con tutte le Regioni comprese quelle ancora governate dalla sinistra, che l’hanno infine approvato con grande soddisfazione, è finalizzato a consentire ai cittadini di intervenire sulle proprie case abbellendole, ammodernandole ed ampliandole.
Lo faranno a spese proprie e non a carico dello Stato, ed anzi con significativi vantaggi per le pubbliche casse, ma è proprio questo che si voleva: rimettere in moto gli investimenti, stimolare il risparmio a produrre nuovo lavoro, con ciò anche rivalutando quel diritto naturale alla proprietà che è un aspetto fondamentale di ogni società libera, oltre che un irrinunciabile alimento di progresso, che ben sappiamo non essere molto amato dai comunisti, più o meno ‘ex’, ‘post’ o ‘doc’. A ciò si aggiunga l’enorme vantaggio che sarà offerto dalle semplificazioni delle procedure, che rappresenteranno di per sé una feconda riforma strutturale. Rispetto a questa geniale idea, che le Regioni di sinistra hanno negativamente appesantito ma non sono state tanto sciocche da rifiutare, abbiamo ascoltato nelle settimane scorse i soliti, sprezzanti e furenti esorcismi di Vendola e compagni rispetto a tutto quello che viene da Barlusconi, cui segue oggi un improvviso, imbarazzatissimo silenzio, che non può peraltro non inquietarci perché potrebbe far pensare ad un retro-pensiero volto a privare, più o meno truffaldinamente, i Pugliesi di questa preziosa opportunità, penalizzandoli sadicamente rispetto agli abitanti delle altre Regioni.
Quanto alle risorse che sarebbe state scippate alla Puglia, Maniglio dà i soliti numeri a lotto. La verità è che anche sui fondi per i finanziamenti l’edilizia residenziale pubblica è stato recentemente sottoscritto un accordo tra Stato e Regioni con piena soddisfazione di queste ultime, autorevolmente espresse dal Presidente Errani. E comunque il Governo-Vendola e la sua scricchiolante maggioranza, invece di svicolare rispetto ad un tema su cui hanno espresso giudizi affrettati e perdenti, farebbero sempre bene, quando battono cassa sistematicamente a sproposito, a spiegare anche come spendono le ingentissime risorse di cui dispongono, magari a cominciare dai FAS, per i quali si erano notoriamente dimenticati di inoltrare financo la domanda”.
