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15 dicembre 2009 - Il Capoluogo - Associazione Mia Casa d'Abruzzo
Dossier Edilizia Residenziale Pubblica
E' fondamentale per il futuro di migliaia di famiglie “sfollate” rendere agibili, consolidare, ricostruire e mettere in sicurezza antisismica gli alloggi pubblici di proprietà dell'ATER e dei Comuni e intervenire “preventivamente” su tutto il patrimonio residenziale della Regione Abruzzo realizzato in zone ad alto rischio sismico e idrogeologico”
L'Associazione degli Inquilini Mia Casa d'Abruzzo, in questi giorni di grande incertezza e sovrapposizione di competenze tecniche e istituzionali, chiede con forza ai Presidenti del Consiglio e della Giunta Regionale, all'Assessore regionale alla Politica della Casa e alla Protezione Civile, al Sindaco dell'Aquila e al Commissario delegato della Protezione Civile per il patrimonio abitativo pubblico di mettere in campo un "piano di intervento” per realizzare una immediata, seria e qualificata ricostruzione del patrimonio abitativo pubblico.
Il terremoto del 6 aprile si è abbattuto “duramente” su migliaia di famiglie e di persone, non proprietarie né della prima casa e né di alcuna altra abitazione.
Uno specifico studio sullo stato “di sicurezza antisismica” delle Case Popolari, elaborato nel 1999 e in possesso della stessa Protezione Civile nazionale, riivisto e ampliato” negli anni dal 2003 al 2006 dalla Società “Collabora Engineering” e dalla subentrata “Abruzzo Engineering”, conteneva una dettagliata certificazione sugli edifici residenziali pubblici con i lavori da eseguire e le spese da affrontare per rendere “normale e sicuro” lo stato del patrimonio abitativo della Regione Abruzzo.
La Regione Abruzzo ha il compito di mettere in atto un intervento significativo per “consolidare”, rafforzare e rendere più sicuri rispetto ai rischi sismici: 2.945 alloggi popolari presenti nel Comune dell'Aquila, 1.619 di Avezzano, 1.294 di Sulmona, 175 di Pratola Peligna, 383 di Castel di Sangro, 350 di Celano, 403 di Pescina, 230 di San Vincenzo Valle Roveto, 265 di Tagliacozzo, 147 di Trasacco, 139 di Balsorano, 41 di Campotosto, 111 di Carsoli, 127 di Cerchio, 130 di Gioia dei Marsi, 230 di Lecce dei Marsi, 117 di Magliano dei Marsi, 103 di Ortucchio, 22 di Pizzoli, 26 di Raiano, 143 di Roccaraso, 186 di San Benedetto dei Marsi, 40 di San Demetrio ne' Vestini, 38 di Sate Marie, 13 di Scoppito, 51 di Scurcola Marsicana, 14 di Torninparte, 61 di Ateleta, 139 di Balsorano, 23 di Barisciano, 81 di Capistrello, 16 di Capitignano, 57 di Castellafiume, 41 di Castelvecchio Subequo, 75 di Civita d'Antino, 91 di Civitella Roveto, 74 di Collarmele, 22 di Collelongo, 6 di Fagnano Alto, 26 di Lucoli, 39 di Massa d'Albe, 50 di Montereale, 91 di Morino, 6 di Poggio Picenze, 715 di Teramo, 183 di Montorio al Vomano, 85 di Isola del Gran Sasso, 875 di Chieti e 358 della Val Pescara.
Le modalità ed i tempi per rendere agibili anche le Case Popolari danneggiate dal sisma del 6 aprile, alfine di permettere il rapido rientro delle famiglie attualmente ricoverate nelle tendopoli, sono identici a quelli per gli appartamenti e gli edifici privati: l'ATER della Provincia dell'Aquila, insieme alle strutture condominiali dei palazzi dove sono presenti assegnatari in regime di riscatto e di avviata alienazione, devono assicurare la regolare esecuzione del procedimento amministrativo e del finanziamento delle opere da realizzare, sotto il “controllo diretto” della Regione Abruzzo e dell'Assessorato regionale alla Politica della Casa, competente in materia di Edilizia Residenziale Pubblica e Popolare.
In ogni caso, in presenza di effetti devastanti del terremoto sul patrimonio abitativo pubblico, economico e popolare della Regione, il Governo e la Protezione Civile hanno il dovere di “garantire ed assicurare” sembra ombra di dubbio il possesso della “prima casa” a tutte quelle famiglie abruzzesi che non sono proprietarie di alcuna abitazione, anche attraverso il ripristino della procedura del “riscatto graduale e sociale” e del “patto di futura vendita” di tutti gli alloggi, comunque attualmente abitati o in regime di assegnazione agli inquilini aventi titolo e che ne facciano richiesta.
Per questo il Movimento Inquilini Mia Casa ha già depositato presso gli Uffici di Presidenza del Parlamento e del Consiglio regionale una “Petizione popolare” con allegata una specifica “Proposta di Legge” con la quale si chiede il ripristino del “riscatto immediato” delle Case popolari ATER ed ex-GESCAL a favore delle famiglie assegnatarie, le quali, in tal modo, potranno fare richiesta ed ottenere la copertura totale al 100% delle spese per la ricostruzione, il recupero e la riqualificazione dei propri alloggi e partecipare, insieme all'ATER , alla richiesta dei benefici e alla assegnazione delle provvidenze previste dalle Leggi per l'accesso alla proprietà ed al possesso definitivo della prima casa.
Il Decreto-Legge sul terremoto attribuisce alla “Fintecna” il potere di subentrare perfino nella proprietà degli immobili distrutti dal sisma, in particolare di quelli non ricostruiti, o gravati da mutui i cui proprietari dovessero decidere che non vale la pena di continuare a pagare le rate rimaste. La Fintecna possiede il 100% della “Società Patrimonio dello Stato S.p.a.”, si occupa anche di privatizzazioni ed ha già partecipato all'acquisto di immobili pubblici per svariati milioni di euro sia dall'Agenzia del Demanio e sia dagli IACP (a partire dalla Legge 560/93 per la alienazione della Edilizia Residenziale Pubblica).
Il Mia Casa d'Abruzzo lancia un accorato appello al Prefetto dell'Aquila, al Commissario Bertolaso, al Presidente della Regione Chiodi ed al Sindaco dell'Aquila Cialente, affinchè sollecitino e dimostrino con i fatti “maggiore sensibilità e chiarezza” in merito agli interventi programmati per la ricostruzione della Edilizia Residenziale Pubblica. La situazione di fatto e degli atti prodotti fino ad ora, porta a pensare, con un qualche giustificato allarme, che le idee per la ricostruzione, la riqualificazione e la messa in sicurezza antisismica delle Case Popolari ed ex-Gescal gestite dall'ATER e dai Comuni, non siano molto chiare e definite.
Nei Comuni dell'Abruzzo classificati ad alto ed altissimo rischio sismico, sono stati costruiti con finanziamenti dello Stato e con il contributo GESCAL dei lavoratori dipendenti, circa 10.000 alloggi, dei quali 6.800 in Provincia dell'Aquila e 3.200 nelle Province di Chieti e Teramo e in alcuni Comuni della Provincia di Pescara: ben 4.000 case popolari dell'Aquila e dei Comuni del cratere sono risultate o completamente distrutte o lesionate e seriamente danneggiate. Altre 2.800 abitazioni pubbliche si trovano, tra gli altri, nei Comuni di Avezzano e Sulmona, che sono a rischio sismico di prima categoria: in presenza di un evento sismico simile a quello dell'Aquila, crollerebbero quasi tutte e molte restrerebbero inagibili. Le stesse drammatiche conseguenze si verificherebbero in tutti gli altri edifici residenziali pubblici costruiti nelle zone sismiche delle Province di Teramo, Chieti e Pescara.
Per l'attuazione di tali interventi deve agire il Presidente della regione Abruzzo quale Commissario delegato, avvalendosi del competente provveditorato interregionale alle opere pubbliche e dell'ATER Regionale, con la disponibilità di 150 milioni di euro, mentre costestualmente il Mia Casa d'Abruzzo chiede al Governo il trasferimento alla Regione Abruzzo dei 50 milioni di euro del “Piano casa” con l'assegnazione aggiuntiva di altri 13 milioni di euro ripartiti dal Ministro Infrastrutture di concerto con il Ministro della solidarieta' sociale, in attuazione dell'accordo raggiunto il 13 marzo scorso tra Governo e Conferenza delle Regioni.
GLI INQUILINI DELLE CASE POPOLARI CHIEDONO UN PRIMO INTERVENTO DI RECUPERO E MESSA IN SICUREZZA DEGLI ALLOGGI PUBBLICI: la Regione Abruzzo, l'ATER dell'Aquila ed i Comuni interessati , devono restituire anche queste abitazioni, rese antisismiche, alle famiglie assegnatarie, attraverso un intervento “a regola d'arte” per rendere tutti gli edifici non solo agibili ed abitabili ma espressamente adeguati alle norme di sicurezza, ecologicamente compatibili e liberate dalle barriere architettoniche e dalle struture in amianto.
E' necessario perciò che i Comuni, le ATER, i Consorzi e le Cooperative edilizie, insieme al Presidente della Giunta Regionale Gianni Chiodi, esaminino con molta attenzione e competenza tutte le carte affinchè non si facciano errori di valutazione del rischio sismico almeno in questa fase della ricostruzione e riqualificazione di un prezioso patrimonio abitativo pubblico, tra l'altro realizzato con il contributo GESCAL dei lavoratori e delle famiglie stesse.
Purtroppo è una realtà di fatto che in Abruzzo esistono ancora oggi più di 16.000 abitazioni a rischio delle quali 3.237 gestite dalle 5 ATER, 738 gestite dai Comuni e ben 9.260 di proprietà di soggetti privati, circa 1.150 edifici residenziali pubblici risultano realizzati in zone altamente e “notoriamente” sismiche e franose, mentre in quasi 750 edifici pubblici sono ancora presenti strutture in amianto.
Le abitazioni di edilizia pubblica e privata attualmente presenti su tutto il territorio regionale sono state costruite in anni passati e con una vetustà storico-anagrafica che dovrebbe destare una certa preoccupazione:
* 73.619 sono state costruite prima del 1917;
* 47.413 dal 1919 al 1945;
* 49.445 dal 1946 al 1961;
* 52.113 dal 1962 al 1971;
* 51.715 dal 1972 al 1981;
* 34.434 dal 1981 al 1991.
Tra l'altro, anche nella progettazione, realizzazione e riqualificazione degli edifici costruiti in zone sismiche dopo il 1991 (alcuni dei quali anche tragicamente crollati) non sono state sostanzialmente rispettate o applicate correttamente le norme di prevenzione antisismica e di sicurezza idro-geologica.
In Abruzzo 1.500 miliardi di vecchie lire (750 milioni di Euro) dei fondi GESCAL sono stati trasferiti alla Regione per la realizzazione di alloggi di Edilizia Popolare, Convenzionata e Agevolata, programmati dal 1ー e 2ー "Piano decennale Casa" 1978-1998.
Altri ingenti risorse sono state assegnate e "riassegnate" alla Regione, agli IACP ed ai Comuni, ed in ciò si è verificata una "strana confusione contabile" e di trasferimenti tra i vari Capitoli e diverse destinazioni, con una utilizzazione arbitrariamente "più favorevole" ai costruttori privati che “intelligentemente” intervengono nella Edilizia Residenziale convenzionata, agevolata e contrattata, mentre a quella "sovvenzionata e popolare" restano soltanto le briciole, insufficienti neppure per la normale e ordinaria manutenzione degli alloggi.
Le abitazioni di Edilizia Residenziale Pubblica sono così rispettivamente distribuite:
* degli ex-IACP attuali ATER: n. 20.348 delle quali: Provincia di L’Aquila: 6.874; Provincia di Chieti: 5.146; Provincia di Pescara: 5.556; Provincia di Teramo: 2.772
* dei Comuni: n. 4.259 (le cosiddette “Case Parcheggio”);
* delle Cooperative e Consorzi: n. 23.784 (Edilizia Pubblica convenzionata, agevolata, contrattata, e con contributi prima casa);
* degli Enti vari a partecipazione pubblica: n. 2.376 (Inail, Inps, Inpdap, Incis, Banche e Istituti).
IL 60% DI QUESTI EDIFICI SONO STATI REALIZZATI IN ZONE DICHIARATE SISMICHE - DI PRIMA E SECONDA CATEGORIA (per esempio nei Comuni della Provincia di L'Aquila colpiti dal terremoto, ma anche in quelli delle altre Provincie di Teramo, Chieti e Pescara): SONO STATI REALIZZATI NEL RISPETTO DI TUTTI I CRITERI ANTISISMICI?
Nella Provincia di L'Aquila 6.870 abitazioni di Edilizia Residenziale Pubblica gestite dall'ATER-ex-IACP e dai Comuni sono state costruite dagli anni '70 in poi in zone sismiche, classificate, sin dal 1962 e aggiornate dal Decreto Ministeriale del 14 luglio 1984, comprendenti, su un totale di 108 Comuni, 49 di prima categoria e 59 di seconda categoria. Di tali abitazioni “pubbliche” circa 4.000 sono rimaste danneggiate, lesionate ed in parte irrimediabilmente distrutte a seguito del terremoto, nella gran parte ubicate nel Comune di L'Aquila e in diversi altri Comuni vicini all'epicentro del sisma.
5.800 abitazioni realizzate da Cooperative, Consorzi, Enti previdenziali e professionali, Banche ed Istituti di credito, hanno subito la stessa drammatica sorte: tutte queste abitazioni “a partecipazione statale e regionale”, così come quelle realizzate da soggetti privati, società immobiliari e imprese di costruzione, sono state abbandonate dai rispettivi assegnatari, inquilini e proprietari.
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