Regione Emilia Romagna

Piano Casa Governo Berlusconi 2009

 

 

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14 dicembre 2009 - Estense.com - Valentino Tavolazzi, consigliere comunale Ppf

Il consiglio comunale lavora poco e male

C’è uno squilibrio tra l’attività del Consiglio ed i bisogni della popolazione. La produttività dell’organo, intesa come varo di politiche per la città, per le famiglie, per le imprese, è del tutto inadeguata. Per legge il Consiglio è l’organo di indirizzo e controllo politico-amministrativo, deputato ad elaborare, discutere e prendere decisioni sui temi sensibili per la cittadinanza (gli altri organi sono sindaco e giunta).
Da quando si è insediata, oltre cinque mesi fa, l’assemblea dei 40 consiglieri più sindaco, si è occupata di ordinaria amministrazione, oppure ha ratificato decisioni prese altrove (Giunta, Provincia, Regione). Il Palazzo (politica, partiti, macchina comunale) declassa il Consiglio ad organo senza poteri, non determinante nelle scelte strategiche, di norma fatte fuori dal Comune. Troppo spesso lo usa per suggellare proprie decisioni. Queste le delibere più importanti votate: piano casa (obbligo di legge regionale); Dup (provvedimento regionale), vendita delle reti gas (accordo preelettorale Hera-sindaco), assestamenti di bilancio (obbligo di legge), delibere urbanistiche e/o di lavori pubblici, nei cassetti da mesi.
Raramente il Consiglio ha affrontato temi sensibili quali economia, lavoro, beni comuni, trasparenza e partecipazione. Quando è accaduto lo ha fatto grazie all’iniziativa di Progetto per Ferrara e degli altri gruppi di opposizione, che hanno richiesto due consigli straordinari (chiusura del laboratorio di Ponte e misure contro la crisi economica ed occupazionale). Occasioni perdute dalla maggioranza: l’unanime delibera sul laboratorio è stata disattesa dal sindaco, con buona pace del Pd; le proposte di Ppf, in aiuto alle famiglie ed a sostegno delle imprese, del petrolchimico e del centro storico, sono state bloccate da Pd ed alleati, che hanno invece approvato un documento inconcludente. Occasioni perdute anche le mozioni Ppf sulle reti del gas, sulla vendita delle azioni Hera, sul derivato Dexia, che nel 2010 sottrarrà alle casse del Comune un milione di euro.
In cinque mesi nessuna seduta di consiglio su risanamento ambientale (quadrante est), rifiuti, salute, prevenzione sanitaria, Cona-Sant’Anna. Nemmeno su tariffe, servizi pubblici, rapporti con Hera, debito comunale. Né sono stati affrontati temi quali efficienza e costi della macchina comunale, consulenze ed appalti, sprechi, qualità dei servizi a cittadini e imprese. In una città paralizzata dal traffico non si è mai discusso di mobilità urbana, trasporto pubblico, sosta, ztl. Nessun confronto è in atto tra le proposte politiche in campo. Da mesi Ppf chiede la pianificazione e l’agenda dei lavori del consiglio, che non può rimanere inerte in attesa dei provvedimenti di sindaco e giunta, portati al suo avvallo a singhiozzo.
Cinque mesi di ritmi blandi, tempi dilatati, produzione scarsa. Pure la giunta, sui temi sensibili, appare inattiva o non si fa sentire. Dov’è la spinta propulsiva del nuovo sindaco e dei nuovi assessori? Dov’è il coraggio evocato da Tagliani? Alla città serve una scossa! Con questi ritmi e in assenza di iniziativa politica da parte del Pd ed alleati, i problemi dei cittadini non verranno mai affrontati e risolti. A Ferrara la crisi economica, occupazionale e di partecipazione è profonda. Le famiglie sono in difficoltà. Il bilancio comunale è schiacciato dai debiti. Inquinamento e sanità sono ormai emergenze. Imprese e negozi chiudono. Il turismo langue. Il petrolchimico è al collasso. I vecchi equilibri, garantiti da accordi trasversali tra classe politica dominante e poteri forti della città, non sono più in grado di garantire gli attuali posti di lavoro, tantomeno creano sviluppo e prospettiva. Pochi non possono più decidere per tutti. Se si vuole risollevare la città, vanno investite le istituzioni ed i loro organi, i cittadini singoli o associati, le categorie.
Una mobilitazione straordinaria, che va comunicata ai cittadini per favorirne la partecipazione. In tale direzione si muove l’ultima proposta Ppf, tra le tante: regolare la comunicazione istituzionale, come servizio alla collettività, per interrompere la propaganda somministrata alle famiglie dal Palazzo, sulla carta patinata pagata da tutti noi (Piazza Municipale). Occorre dare ai ferraresi le informazioni necessarie per l’utilizzo dei servizi e per favorirne la partecipazione alla vita dell’ente, e chi amministra deve conoscere le posizioni, le critiche, i suggerimenti, le istanze provenienti dalla città.

14 dicembre 2009 - Estense.com - Tommaso Mantovani, consigliere Ppf Circ. 3

Piano Casa, condono legalizzato

Quattro anni dopo aver nominato il centro di Ferrara “Patrimonio dell’Umanità”, nel 1999 l’Unesco ha individuato anche nella provincia alcune aree di interesse. Si tratta di zone rurali in cui gli antichi allineamenti di campi e canali si sono conservati intatti attraverso i secoli, con le loro tradizionali forme di coltura intensiva. Una grande occasione per valorizzare il territorio che incorona la città, tutelandone le ricchezze ambientali e culturali. Magari agevolando la pratica dell’agriturismo, in fattorie o semplici bed & breakfast, o del cicloturismo, con qualche itinerario poco fuori dal centro. Con il dovuto marketing, penso che una città d’arte come Ferrara potrebbe solo beneficiarne. E invece no.
Nonostante le critiche a Berlusconi quando lo presentò ad aprile (v. ad es. trasmissione Report), il piano-casa è stato recepito da Regione, Provincia e Comune di Ferrara con ben poche varianti (L. Reg. 6/2009): tranne il centro storico, le aree golenali e una piccola oasi vicino al Santuario del Poggetto, è possibile ingrandire le singole abitazioni dal 20 al 35%. Una bella deroga alle norme, un bel condono legalizzato, che peraltro rilancerà poco l’edilizia locale. Ma passerà comunque il principio tanto criticato (a parole): “Fare abusi conviene, tanto poi un accomodamento si troverà”. E chissenefrega se la nostra campagna è considerata all’estero Patrimonio dell’Umanità: invece di fare un passo in più verso la tutela, grazie alla legislazione degli enti locali, il sindaco e la giunta passano tutto quasi sotto silenzio. Così tirano su qualche soldino dagli oneri di urbanizzazione, dato che il comune ha un buco di 147 milioni di euro. Dite che per porre dei vincoli in quelle aree ci vorrebbero delle forme di indennizzo per chi vi abita? Andate a dirlo a chi ha case in golena o ha un fienile cui non può cambiare destinazione d’uso, per cui preferisce lasciarlo crollare…Non basta il privilegio di vivere in una zona Patrimonio dell’Unesco? O vogliamo monetizzare proprio tutto? Non bastava aver lasciato distruggere 16 ettari di zone umide, con farnie secolari e aree di nidificazione, vicino al Poggetto?
Ma quando l’ultimo albero sarà abbattutto e l’ultimo fiume prosciugato…no, non potremo nemmeno mangiarci il denaro, perché l’avrà già fatto qualcun altro. Proveremo col cemento.

5 dicembre 2009 - Il Resto del Carlino - Cristina Degliesposti

Giro di vite sugli alloggi popolari

CAMBIO di regole nell’edilizia residenziale pubblica: da gennaio i cittadini sotto sfratto o in situazioni di particolare emergenza verranno trattati a parte rispetto alla normale graduatoria Erp che diventerà una lista chiusa. L’obiettivo del Comune è evitare i ‘sorpassi’ dell’ultimo minuto, consentiti fino a oggi da un sistema di punteggi (previsto nel regolamento) che favoriva i cittadini sotto sfratto o in condizioni di disagio. Nel tempo questo sistema ha portato a una sostanziale immobilità delle graduatorie: la gente ci rimaneva per anni senza mai ottenere una casa. E con questo meccanismo a pagarne le spese sono stati soprattutto gli anziani con basso reddito, le donne sole con minori e le giovani coppie.
COSÌ nei giorni scorsi la giunta ha approvato il nuovo regolamento per l’assegnazione di alloggi Erp che dovrebbe approdare entro l’anno in consiglio comunale e diventare operativo già da gennaio. A ruota lo seguirà anche un nuovo regolamento per la gestione degli alloggi, in cui verranno inseriti controlli a tappeto sulle dichiarazioni dei redditi di tutti i beneficiari di un alloggio Erp, con l’aiuto della guardia di finanza e dell’Agenzia delle entrate. «Le politiche abitative sono per noi prioritarie e centrali nella realizzazione del programma elettorale — dice l’assessore alla casa Ivan Vigna —. Il nuovo regolamento per l’accesso all’Erp rappresenta un tassello importante di una strategia più articolata del ‘piano casa’ del Comune». Un piano casa che prevede da un lato la messa a disposizione di 241 nuovi alloggi entro la fine del mandato, attraverso la ristrutturazione di appartamenti vuoti sfitti e nuove realizzazioni. Il tutto a fronte di un investimento di circa 20 milioni di euro attraversomutui contratti da Acer.
TORNANDO al regolamento per l’assegnazione degli alloggi, il testo ancora vigente prevede una graduatoria aperta che, di fatto, si trasforma tutta in emergenza abitativa: chi è in posizione utile per ottenere un alloggio si vede continuamente scavalcato da nuove domande di chi ha lo sfratto o è in situazione di emergenza. «Il nuovo regolamento — spiega Vigna — prevede una graduatoria chiusa, mentre a lato verranno valutate tutte le altre domande. Alle emergenze abitative verrà destinata solo una quota di alloggi, da valutarsi in giunta ogni anno e solo per 24 mesi. Cioè un tempo dopo cui si andrà a verificare se i presupposti per l’emergenza ci sono ancora o meno. Non vogliamo che sia attraverso uno sfratto o una temporanea emergenza che si diventa titolari di un diritto a vita su una casa». Il sistema dei punteggi verrà quindi rivisto. Con la graduatoria chiusa non sarà necessario dare un punteggio all’anzianità di permanenza in graduatoria, perché il Comune conta di arrivare ad assegnare una casa anche a chi è al trentesimo posto e oltre. In più saranno predisposte anche graduatorie speciali per anziani, disabili, donne sole con bambini e giovani coppie.
INVECE con il prossimo regolamento per la gestione, il Comune cercherà di rendere più mobile la permanenza delle persone negli alloggi, riassegnandoli in base alla grandezza dei nuclei familiari e al controllo sui requisiti. «I nuovi limiti di reddito fissati dalla Regione — spiega Vigna — rendono quasi impossibile l’uscita dagli alloggi: 54mila euro di Ise e 34mila di Isee. Con i controlli contiamo però di recuperarne una buona fetta e di elevare i canoni d’affitto dei redditi più elevati». Intanto dopo le recenti minacce ricevute dall’assessore Vigna da parte di alcuni cittadini che gli intimavano un’assegnazione diretta della casa, ieri sono arrivate le attestazioni di solidarietà bipartisan di Fabrizio Castellari (Pd) e Simone Carapia (Pdl).

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