Piano Casa Governo Berlusconi 2009
Guida al "Piano Casa" promosso dal Governo Berlusconi. Notizie, informazioni, approfondimenti e commenti sul piano per l'edilizia che dovrebbe rilanciare il settore e, più in generale, l'economia, consentendo ai cittadini di aumentare la cubatura degli edifici, oltre a venire incontro alle classi più disagiate dando nuovi alloggi alle giovani coppie e alle categorie maggiormente in difficoltà.
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28 Giugno 2009 - Il Giornale - Felice Manti
Eco-prestiti nel “piano casa” francese
Il conto alla rovescia sul piano casa segna -2. Entro 48 ore tutte le Regioni dovranno mettersi in regola e recepire le indicazioni decise da Palazzo Chigi e fissate dal protocollo governo-Enti locali dello scorso 2 aprile (premio cubatura tra il 20 e il 35%, agevolazioni fiscali, utilizzo di materiale eco-compatibile come pannelli solari eccetera), perché l’edilizia rientra nella «legislazione concorrente» tra esecutivo e regioni. Secondo le stime, il piano casa comporterebbe un indotto medio di circa 60 miliardi tra il 2009 e il 2012 grazie all’impennata del settore dell’edilizia, stimata intorno al 30%.
Tra le Regioni dove si può già partire coi lavori c’è la Lombardia: la giunta Formigoni ha già approvato un piano per l’emergenza abitativa da 316 milioni di euro, di cui 79 milioni di euro provenienti dal governo. Il prossimo 7 luglio l’intero pacchetto di norme (che interessano anche l’edilizia commerciale) verrà definitivamente approvato: le previsioni parlano di un indotto da 6 miliardi e 30mila posti di lavoro.
Semaforo verde anche per il Lazio, dove chi demolirà una casa dentro un parco potrà ricostruirla altrove con un premio di cubatura fino al 50%. Limite che in Basilicata sale addirittura al 60% per chi «abbatte e ricostruisce migliorando la qualità abitativa, la messa in sicurezza, il risparmio energetico». In Campania chi converte un capannone industriale in abitazione può usufruire di un bonus cubatura del 35%, mentre in Sardegna, dove si potranno abbattere le case dei centri storici costruite dopo gli anni Cinquanta che deturpano l’armonia. Un provvedimento che potrebbe modificare il piano paesaggistico regionale varato dalla precedente giunta Soru. In Piemonte si potrà costruire anche in deroga al piano regolatore, mentre nelle Marche si cercherà di aiutare le aziende edili: il 60% delle imprese del settore ha chiesto la cassa integrazione
Al palo ancora quattro Regioni: Calabria, Liguria, Molise e Abruzzo. Per quest’ultima il discorso è evidentemente correlato alla ricostruzione delle case distrutte dal terremoto del 6 aprile scorso. All’Aquila e alle altre città interessate dal sisma sono destinati 4,2 miliardi di euro. Come promesso, il governo garantirà la copertura del 100% delle spese sostenute per la ricostruzione o la ristrutturazione delle prime case, mentre per le seconde case è previsto un tetto in base al reddito. Anche in Molise, nonostante il governatore Michele Iorio fosse uno dei promotori dell’intesa, non si è deciso ancora nulla. Diverso il discorso per Liguria e Calabria. In entrambi i casi si tratta di regioni guidate dal centrosinistra, dove a pesare sono le «resistenze» della sinistra antagonista e ambientalista. Il presidente ligure Claudio Burlando teme di irritare la sensibilità dei suoi preziosi alleati in vista delle Regionali 2010, che si annunciano tutte in salita. Il governatore calabrese Agazio Loiero, invece, aveva sin da subito manifestato la sua assoluta contrarietà al piano casa.
24 Giugno 2009 - CasaeClima.com
Eco-prestiti nel “piano casa” francese
Il piano anti-crisi per l'edilizia prevede prestiti a tasso zero per la riqualificazione energetica degli alloggi privati e delle case popolari.
Ridurre i consumi energetici negli edifici, abbattendo le emissioni di CO2 delle abitazioni e favorendo al contempo il rilancio dell'edilizia e la creazione di migliaia di nuovi posti di lavoro. È questo l'obiettivo che si è posto il governo francese nell'ambito del pacchetto di misure anti-crisi varate nel febbraio scorso, e che ha portato al lancio della “Grenelle Environnement”, il piano per l'edilizia – potremmo dire il “Piano Casa” in salsa francese – ormai entrato nella fase operativa.
Strumenti finanziari per l'efficienza - Lo scorso febbraio il ministro dell'Ecologia francese, Jean-Louis Borloo, e quello per la Casa, Christine Boutine, hanno sottoscritto con le banche e le associazioni del settore immobiliare ed edile delle convenzioni che stabiliscono le modalità per l'applicazione di due strumenti fondamentali per il piano casa francese: “l'éco-prêt a taux zéro” e “l'éco-prêt logement social”.
“Entriamo nella fase operativa della Grenelle Environnement - aveva dichiarato il ministro dell'Ambiente Borloo presentando le iniziative - con l'impiego di strumenti finanziari molto forti che aiuteranno i francesi a ridurre la loro bolletta energetica e a contribuire anche ad abbassare le nostre emissioni di gas serra, creando decine di migliaia di posti di lavoro nel settore edilizio e delle energie rinnovabili. La riqualificazione energetica e il rinnovamento dell'impianto termico sono tra i principali motori della crescita verde”.
Eco-prestito a tasso zero - Introdotto con la legge Finanziaria francese del 2009, “l'eco-prestito a tasso zero” ha una durata di 10 anni estendibile a 15 dalla banca e finanzia la riqualificazione termica e gli interventi per l'efficientamento energetico delle abitazioni private fino a 30mila euro. Questo tipo di prestito può essere richiesto per progetti sulla prima casa, inclusi i condomini e gli alloggi in affitto; inoltre può essere cumulato con altri incentivi e sostegni, in particolare con il credito d'imposta “développement durable” (solamente per gli anni 2009 e 2010), gli aiuti dell'Agence nationale de l'habitat e delle collettività territoriali, i certificati di risparmio energetico e i nuovi prestiti a tasso zero per le operazioni di acquisizione-rinnovo.
A metà aprile è cominciata la distribuzione dell'eco-prestito e all'inizio di giugno risultavano già attivate circa 5 mila sottoscrizioni; si stima che questo strumento di incentivazione consentirà 400mila riqualificazioni all'anno a partire dal 2013, con la creazione entro il 2020 di 135 mila posti di lavoro e investimenti pari a 120 miliardi di euro.
Eco-prestito per le case popolari - L'altra misura è l'éco-prêt logement social - con durata di 15 anni e un tasso agevolato fisso dell'1,9% - che finanzia il risanamento energetico delle case popolari, basato su un fondo di 1,2 miliardi di euro. Questo eco-prestito incentiverà la riqualificazione entro il 2020 delle 800.000 case popolari più energivore; nel 2009 e 2010 parte del fondo sarà distribuito per il risanamento di 100 mila di queste abitazioni, in primo luogo per le case in classe energetica F o G. L'erogazione dell' éco-prêt logement social è affidata dallo Stato alla Caisse des Dépôts.
Agenzia nazionale per l'habitat - Ma il Piano casa francese prevede anche altre iniziative. Oltre al già citato “ développement durable, il credito d'imposta per l'efficienza energetica nelle abitazioni introdotto nel 2005, è stata rafforzata - con una dotazione supplementare di 200 milioni di euro – l'agenzia nazionale per l'habitat, ente che finanzia a fondo perduto gli interventi di riqualificazione – anche energetica – sulle case più disagiate.
Edifici pubblici più efficienti - Inoltre, la Francia ha investito 200 milioni di euro per il risanamento energetico degli edifici pubblici, che saranno sottoposti a un audit energetico entro il 2010. Il piano, ben più vasto e ambizioso, prevede di finanziare con 60 miliardipianocasa_francia2 la riqualificazione energetica dell'intero parco edilizio pubblico, che porterebbe alla creazione di 70mila posti di lavoro.
Un Comitato strategico per il monitoraggio - Le stime prevedono che questo piano casa consentirà entro il 2012 di raddoppiare il fatturato delle ristrutturazioni edilizie – oggi pari a 9,1 miliardi di euro -, che entro il 2020 potrebbe arrivare a 205 miliardi di euro generando 235 mila nuovi posti di lavoro. A sorvegliare lo stato di avanzamento del piano è il comité stratégique du Plan Bâtiment du Grenelle Environnement, un organismo di “pilotaggio” che risponde direttamente al ministero dell'Ambiente francese, cui fanno parte circa sessanta federazioni professionali e istituzioni, i soggetti più interessati al piano di riduzione dei consumi energetici negli edifici.
22 Giugno 2009 - Il Sole 24 Ore - Valeria Uva
Sul piano casa regioni fuori tempo
Le prossime a tagliare il traguardo del piano casa saranno Veneto e Umbria: la prossima settimana, con qualche giorno di anticipo rispetto alla scadenza del 30 giugno, fissata dall'intesa Stato-regioni. Prima di loro già Toscana e provincia autonoma di Bolzano si sono dotate di regole per consentire gli ampliamenti del 20% delle villette e la demolizione e ricostruzione con premio di volume. Ma a meno di dieci giorni dal termine, al mosaico del piano casa, voluto dal premier Berlusconi, mancano ancora tante tessere.
Alle tre leggi regionali e alla delibera di Bolzano già pronte si può aggiungere la Lombardia, che ha a portata di mano l'obiettivo del 30 giugno. Per quel giorno è calendarizzato infatti il sì finale in Consiglio. La legge lombarda è, al momento, la più innovativa: non solo consente gli ampliamenti, ma punta sul riutilizzo di edifici abbandonati e incrementa la dote di alloggi pubblici.
Piuttosto staccato dal plotoncino di testa delle regioni zelanti e in regola con gli impegni assunti nel protocollo del 1° aprile, segue un nutrito gruppetto in posizione intermedia. La Campania ha avviato l'esame della sua proposta, anche questa centrata sul recupero dell'edilizia popolare al quale si concede un aumento di volumetria addirittura del 50 per cento. Pasquale Sommese, presidente della commissione consiliare, conta di arrivare «a varare la legge entro luglio».
In posizione per approvare la legge senza un ritardo eccessivo, c'è anche il Friuli Venezia Giulia, che ha meno vincoli grazie allo Statuto autonomo e vuole dotarsi addirittura di un Codice dell'edilizia che renda permanenti i bonus del piano casa. Altra Regione autonoma, la Sicilia, tra le prime ad approvare il Ddl in giunta, ora sta rallentando l'esame per le difficoltà politiche ma l'assessore ai Lavori Pubblici, Luigi Gentile, vuole farcela entro luglio «senza modifiche». A tutti gli alloggi dell'Isola sarà concesso almeno il 25% di incremento, che cresce ancora per le grandi superfici.
È in commissione anche il Ddl del Piemonte che concede fino a 200 metri cubi di ampliamento, ma ammette le sopraelevazioni. Ricorrerà a un emendamento a un provvedimento già avviato per accorciare i tempi l'Emilia Romagna, che punta alla delocalizzazione degli edifici.
Un terzo gruppo di regioni è più staccato: deve ancora approvare la proposta della giunta. Per queste regioni, tuttavia, questa approvazione è vicina. Si tratta di Valle d'Aosta, Basilicata, Marche e Lazio. I Consigli regionali possono mettere in campo iter snelli («Possiamo chiedere subito l'esame in Aula, saltando il passaggio in commissione» spiega il governatore della Basilicata, Vito De Filippo) e arrivare al traguardo finale della legge se non proprio il 30 giugno, con pochi giorni di ritardo. Il Lazio con l'occasione chiede di ripristinare il fascicolo del fabbricato.
In fortissimo ritardo sono invece Calabria, Liguria, Molise e Sardegna, ancora in fase di studio. L'Abruzzo, ovviamente, è fuori gioco. La Sardegna (che fa leva sulla propria autonomia per svincolarsi dalle scadenze) ha scelto di abbinare il piano casa alla revisione del piano paesaggistico voluto dalla vecchia giunta Soru.
Le altre regioni sono rimaste in attesa dell'altro provvedimento sull'edilizia che il governo avrebbe dovuto varare subito: il decreto legge sulla semplificazione. «Vorremmo coordinarci con quello», spiega Angela Barbanente assessore all'Urbanistica della Puglia, che ha comunque sottoposto una bozza alle parti sociali.
Anche per il ritardo del decreto legge, le regioni vivono come una minaccia lontana lo spettro del commissario di governo, per gli inadempienti.
Ma al di là dei tempi sfalsati, l'altro problema che sta incontrando il piano casa è l'effetto «macchia di leopardo». Si va dal generoso Veneto, rimasto fedele alla proposta originaria di Berlusconi, che «regala» il 20% anche nei condomini e a tutti gli edifici (capannoni compresi) fino alla severa Toscana in cui gli allargamenti sono consentiti senza deroghe ai piani e con standard alti di risparmio energetico.
A metà strada l'Umbria che sperimenta comunque una strada rigorosa ma originale: sulla scia dell'intesa, consente bonus alle villette fino a 70 metri quadri (non cumulabili con altri già esistenti), ma consente anche la riconversione delle aree industriali e artigianali. Con prudenza e alcuni vincoli: ci vogliono i piani attuativi e vale solo per aree di estensione superiore a 20mila metri quadrati.
La provincia autonoma di Bolzano ha poi recepito a metà: sì al bonus casa fino a 200 metri cubi, ma porte sbarrate alla sostituzione edilizia, ovvero alla demolizione e ricostruzione. E che dire di Trento che del piano casa non vuole sentir parlare? «Abbiamo piena autonomia e la rivendichiamo – puntualizza l'assessore all'Urbanistica Mauro Gilmozzi –. Abbiamo già rilanciato l'edilizia, sia con premi volumetrici, sia con contributi diretti a chi ristruttura, sotto forma di anticipi del credito d'imposta». Nonostante l'intesa unanime tra Stato e regioni, l'attuazione del piano casa e dunque anche l'effetto anti crisi resta assai diverso da Regione a Regione.
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