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Piano Casa Governo Berlusconi 2009

 

Guida al Piano Casa promosso dal Governo Berlusconi.
Notizie, informazioni, approfondimenti e commenti sul piano per l'edilizia che dovrebbe rilanciare il settore e, più in generale, l'economia, consentendo ai cittadini di aumentare la cubatura degli edifici, oltre a venire incontro alle classi più disagiate dando nuovi alloggi alle giovani coppie e alle categorie maggiormente in difficoltà.

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30 luglio 2009 - Ansa

Casa, aumenta offerta affitti, ma canone medio 1.000€

L'offerta di abitazioni in affitto è sempre più ampia, ma il livello dei canoni rimane ancora troppo alto per la capacità di reddito di molte famiglie. Nei grandi centri urbani il canone medio arriva persino a superare i 1.000 euro, con punte di 2.000 euro a Venezia e Milano.
E' quanto emerge da un'indagine condotta dal Sunia, il sindacato degli inquilini, che critica il Piano casa e chiede al Governo di ridurre il livello degli affitti. L'offerta di affitto è aumentata a seguito degli investimenti sul mattone degli ultimi anni, evidenzia il Sunia, precisando che, in particolare, crescono le offerte per alloggi di taglio minore (monolocali e bilocali rappresentano il 60% delle offerte contro il 56% della precedente rilevazione, i trilocali il 35% contro il 32%) situati in zone periferiche (il 54% contro il precedente 47%).
Contemporaneamente, però, non si riduce il livello dei canoni: per una casa di circa 80 mq. nei grandi centri urbani il canone medio nel primo semestre 2009 è risultato pari a 1.030 euro mensili. Nel 2008 il canone medio per lo stesso tipo di abitazione nei centri urbani è stato pari a 740 euro al mese in base ai contratti registrati, ma di 1.100 euro secondo le offerte di mercato. Tra il 1999 e il 2008 i canoni rilevati sono aumentati in media del 150% con punte più alte nei grandi centri urbani. Roma, Milano e Venezia figurano tra le città dove gli affitti sono più cari, mentre Bari, Palermo e Catania registrano i canoni più bassi: se per un monolocale il canone oscilla da un minimo di 360 euro al mese a Bari ad un massimo di 1.100 euro a Roma, per un trilocale si va dai 750 euro di Catania e Palermo ai 2.000 euro di Milano. Il livello medio dei canoni dei contratti sottoscritti negli ultimi anni, tuttavia, secondo il Sunia, è incompatibile per famiglie con redditi annui netti inferiori a 20.000 euro (il 77,1% delle famiglie in affitto), mentre le attuali offerte del mercato privato incontrano la domanda solo nel caso di redditi superiori a 35.000 euro annui (solo il 3,3% delle famiglie in affitto ha un reddito di oltre 30 mila euro).
Di fronte a questa realtà "annunciare criticabili piani casa assume il sapore di una beffa per l'esiguità dei finanziamenti", afferma il segretario generale del Sunia, Franco Chiriaco, che sottolinea la necessità che "il Governo apra al più presto un tavolo di confronto per mettere mano alla riforma del regime delle locazioni". Dal canto suo la Confedilizia osserva che "proprietari e inquilini hanno oggi un avversario unico, che è il famelico fisco, soprattutto locale": se in dieci anni i tributi locali sono aumentati di quasi il 120% e i proprietari si sono limitati a richiedere aumenti del 150% circa - osserva - "i canoni reali si saranno attestati su una misura tale da coprire sì e no l'aumento delle tasse".

29 luglio 2009 - WWF

Piano casa, prosegue l'effetto domino sulle Regioni

Nello scontro istituzionale con il Governo, bloccando la proposta del “piano Casa” avanzata dal Presidente Berlusconi, sembra che le Regioni si siano accorte di avere un potere che non esercitavano. Ecco così che tutte le Regioni hanno normato, o stanno normando, propri piani casa (o sedicenti tali) che consentono aumenti di cubature. Il WWF lancia un allarme poiché la sommatoria di tutti questi piani rischia di essere peggiore di quella (improponibile) inizialmente ipotizzata dal Governo: infatti molte Regioni non si sono limitata alle case, ma hanno consentito interventi anche sulle strutture edilizie artigianali ed industriali. E’ il caso del Piemonte e della Lombardia, dove il premio di cubatura viene consentito anche ai capannoni. In Lombardia poi viene autorizzato il recupero e riutilizzo a scopo residenziale delle volumetrie abbandonate anche se con diversa destinazione di uso. Ma a preoccupare il WWF oggi sono i territori di Sardegna e Campania a rischio cemento.
L’effetto domino che si sta verificando sta portando le regioni ben oltre il concetto di “piano casa” e a breve assisteremo ad un significativo aumento non solo delle costruzioni, ma anche della densità abitativa di alcune zone delle nostre città senza che in via preventiva ci si sia preoccupati di adeguare standard urbanistici quali verde pubblico e servizi e senza che si sia provveduto ad un potenziamento mirato dei servizi di trasporto pubblico” – ha dichiarato Gaetano Benedetto, co-direttore del WWF Italia - Tra le Regioni che si apprestano ad approvare nuove norme in questo settore, quelle che ci preoccupano maggiormente sono due. La Campania, dove è forte il rischio di speculazioni e deregulation nella pianificazione edilizia in conseguenza del piano casa in discussione in questi giorni in Consiglio regionale, si presta così a versare nuovo cemento sul proprio territorio già martoriato .
Anche la Sardegna apre una nuova stagione edilizia e viene da chiedersi se gli incendi di questi giorni, nell’ignoranza della norma che vieta per 10 anni ogni costruzione sui terreni percorsi dal fuoco, non abbiano a che fare con questa aria che si respira. Il tutto sta avvenendo senza coordinamento alcuno da parte dello Stato che sembra, aver rinunciato ancora una volta al proprio ruolo di coordinamento e di indirizzo. Vale la pena ricordare che il ‘governo del territorio’ e con esso l’urbanistica non è materia esclusiva delle Regioni, ma “concorrente”. La competenza dunque non esclude lo Stato che, se c’è, farebbe bene a battere un colpo”.
Sardegna: l'abuso fai da te
In Sardegna il cosiddetto piano casa si inserisce in una proposta complessiva di revisione del Piano Paesaggistico Regionale che impediva di edificare entro i 2.000 metri dal mare. La legge è molto articolata, anche per diverse categorie (residenze, strutture turistico alberghiere, strutture agricole ecc), ma con poche eccezioni (centri storici e case sparse entro i 300 mt dal mare) consente un aumento del 20% dell’esistente che, nel caso si strutture uni o bi familiari può essere realizzato non solo sopraelevando, ma anche costruendo corpi separati.
Gli edifici entro i 300 metri dal mare possono avere un aumento solo del 10%. Si può arrivare al 30% di aumento se si garantisce un risparmio energetico del 15% rispetto alle prescrizioni regionali, oppure se se gli edifici vengono abbattuti e ricostruiti. Se si abbattono edifici entro i 300 metri dal mare e se si ricostruiscono all’interno è previsto un premio di cubatura del 40% che arriva al 45% se si garantisce un risparmio energetico del 20%. Ma quello che preoccupa è la semplificazione delle procedure. La maggior parte degli interventi potrà essere fatta con autocertificazione con una semplice Dichiarazione Inizio Attività , ma molte sono le opere che necessitano solo di una comunicazione senza rilascio di alcun permesso: movimenti di terra per attività agricole e zootecniche, serre stagionali senza muratura, opere temporanee sino a 90gg, pavimentazione degli spazi esterni anche per aree sosta, impianti funzionali all’efficienza energetica.
Campania: pianificazione urbanistica addio
Peggiori, se possibile, le previste norme in Campania che vorrebbero introdurre nella normativa regionale una totale deregolamentazione alle leggi vigenti in materia di urbanistica: giovedì ci sarà il voto in aula regionale. Il valore delle aree industriali dismesse è triplicato in pochi giorni, a riprova che gli speculatori si stanno già muovendo. Il disegno di legge infatti, superando di slancio i già discutibili contenuti dell’accordo Stato-Regioni, introduce una vera e propria liberalizzazione a tempo indeterminato delle destinazioni d’uso, consentendo tout court la trasformazione in abitazioni delle strutture produttive anche se funzionanti. Questo costituisce pertanto un allettante invito alla cessazione anticipata delle poche manifatture ancora attive, alla faccia del “rilancio economico”.
Tutto questo in deroga alla pianificazione comunale, dando per intero l’iniziativa ai privati, lasciando i Sindaci, cui pure la Costituzione e le leggi conferiscono il potere di disciplinare l’uso del suolo, spettatori impotenti. Il piano inoltre premierebbe chi ha compiuto abusi. Gli abusivi che hanno condonato quanto costruito, ampliano considerando anche le superfici abusive; e quelli che non hanno condonato ancora finiscono per avere una doppia premialità : corsia preferenziale per il condono e superficie condonata considerata ai fini dell’ampliamento. E come aggravante tutto questo anche nella zona rossa del Vesuvio e nelle aree tutelate dai piani paesaggistici.
La prima vittima illustre della deregulation sarebbe il piano regolatore di Napoli che ha il merito di aver affidato saldamente alla mano pubblica la regia del recupero delle aree industriali dismesse, risparmiando per ora alla città un nuovo sacco edilizio. Unica nota positiva prevista è che sia per gli interventi di ampliamento che per gli interventi di sostituzione edilizia il disegno di legge prevede che essi potranno essere effettuati a condizione che si usino tecniche costruttive che garantiscano prestazioni energetico- ambientali. Resta da capire per i nuovi carichi insediativi in un territorio già sofferente e congestionato, chi provvederà agli standard, al verde, agli spazi e attrezzature pubbliche. Su tutti questi aspetti il discusso provvedimento campano tace, lasciando questi oneri in capo alle generazioni che verranno.

24 luglio 2009 - Edilportale - Paola Mammarella

Piano Casa, nuovo ddl in esame alla Camera

E' stato assegnato martedì scorso alla Commissione Ambiente della Camera il disegno di legge 2441/C, recante “Interventi straordinari e strategici per il rilancio dell'economia e la riqualificazione energetico-ambientale del patrimonio edilizio”. Il ddl era stato presentato dall’onorevole Mauro Pili lo scorso 15 maggio come possibile maxiemendamento al DL governativo sul Piano Casa.
Il punto della situazione: Dopo l’accordo raggiunto il primo aprile tra Governo e Regioni, il Piano Casa nazionale si era arenato. Nei dieci giorni successivi all’intesa l’Esecutivo avrebbe dovuto mettere a punto un decreto legge per fornire alle Regioni un quadro normativo di riferimento. L’iter del DL non è stato lineare, scatenando anche un conflitto di competenza tra potere centrale ed Enti Locali, titolari, secondo la Costituzione, di autonomia legislativa in materia di edilizia e urbanistica. Sul blocco del provvedimento ha influito anche la richiesta, avanzata dalle Regioni dopo il terremoto in Abruzzo, di estendere a tutto il territorio le detrazioni del 55% per gli interventi di messa in sicurezza antisismica. Al contrario è andato avanti l’iter delle norme locali, che senza un quadro normativo di riferimento ben definito si sono sviluppate in modo non omogeneo, adattando i contenuti dell’accordo alle esigenze del territorio, prassi che ha suscitato le lamentele degli operatori del settore. Con la presentazione del ddl Pili il 15 maggio scorso si è tornati a parlare di Piano Casa nazionale. Il disegno di legge è rimasto però ignorato fino al 21 luglio, giorno in cui è stato assegnato alla Commissione Ambiente per l’inizio della discussione. Nel frattempo sono state varate sette leggi regionali per il rilancio dell’economia attraverso gli interventi edilizi di ampliamento volumetrico, mentre molte altre sono in fase di approvazione.
Obiettivi: Investimenti nel settore del risparmio energetico, azione diretta sul Pil, riqualificazione del sistema turistico ricettivo e del patrimonio edilizio con ampliamenti volumetrici, interventi di urbanizzazione primaria e secondaria, incremento dei diritti edificatori, sostituzione edilizia e apposite detrazioni fiscali. sono gli argomenti trattati dal ddl per l'attuazione dell’accordo Governo – Regioni del primo aprile scorso a favore del rilancio nel settore edilizio.
Lavori ammessi: Il ddl prevede interventi da realizzare attraverso piani e programmi da definire con Regioni e Comuni per il miglioramento della qualità architettonica, entro il 20% della volumetria, di edifici mono e bifamiliari non superiori ai mille metri cubi, non sottoposti a tutela e non dichiarati abusivi. Come da accordo, sono possibili anche ampliamenti del 35% a seguito di demolizione e ricostruzione per la riqualificazione energetica e architettonica.
Proposti anche l’incremento dei diritti edificatori fino al 35%, di cui potrà beneficiare anche la rivitalizzazione dei complessi turistici e ricettivi, e il recupero delle volumetrie che provocano situazioni di degrado prolungato. I lavori di rivitalizzazione urbana potranno riguardare anche più immobili non confinanti, purchè appartenenti allo stesso ambito omogeneo e a condizione che siano posti in continuità funzionale.
Strutture ricettive: Il ddl riconosce agli Enti Locali la facoltà di includere nelle norme regionali gli interventi per la riqualificazione e il potenziamento delle strutture turistiche. I Comuni possono quindi riconoscere un incremento del diritto edificatorio del 35% nel rispetto della normativa paesaggistico ambientale vigente.
Requisiti di efficienza: Gli interventi dovranno essere progettati e gestiti all’insegna della compatibilità ambientale garantendo standard di efficienza energetica pari almeno alla classe C. Saranno infatti consentiti aumenti volumetrici del 20% se viene certificata la classe energetica C, del 30% per la classe B e del 35% per la A. I lavori devono anche tendere a minimizzare consumi e impatto ambientale, promuovere metodologie di costruzione sperimentale che contengano i costi riferiti all’intero ciclo di vita dell’edificio, diffondere la sicurezza antisismica e recuperare le aree industriali dismesse.
Competenze decentrate: Alle Regioni, che in molti casi hanno già varato o stanno approvando una legge ad-hoc, la Costituzione garantisce ampia autonomia legislativa in materia di edilizia e urbanistica. Entro 90 giorni dall’entrata in vigore del ddl, salvo diverse previsioni delle leggi regionali, i Comuni dovranno dotarsi di un documento di prescrizioni generali per limitare o escludere alcune parti del territorio dall’applicazione della legge, ma anche per la riduzione degli oneri di urbanizzazione o l’esenzione da alcuni tributi locali.
Detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica: Secondo il ddl Pili per le spese sostenute dall’entrata in vigore della legge è riconosciuta una detrazione del 55% fino a un massimo di 100 mila euro da ripartire in tre anni. Le detrazioni per le spese sostenute nei 24 mesi successivi all’entrata in vigore della legge ammonteranno invece al 36%.

22 luglio 2009 - SkyTg 24

Piano Casa; Mantovani, risparmio 50% costi utilizzando terreni comunali

"Le modalita' dell'iniziativa economica dei privati" grazie al Piano Casa a cui il Governo ha dato ieri il via libera, prevedono l'utilizzo di "aree di proprieta' dei Comuni, che consentiranno un abbattimento dei costi del 50%" per la costruzione di alloggi di edilizia popolare.
Lo ha affermato ai microfoni di Sky Tg24 Economia Mario Mantovani, sottosegretario alle Infrastrutture con delega all'edilizia, aggiungendo che con tale modalita' di assegnazione dei terreni vi sara' "un beneficio in termini volumetrici.

 

22 luglio 2009 - Clandestinoweb

Piano casa - Unione Inquilini: piano del Governo è un bluff, spaccia per suo piano Prodi

Il piano casa del premier Berlusconi e' un "bluff". la pensa cosi' il segretario nazionale Unione inquilini Walter De Cesaris, che in una nota spiega: "Non ci aggiungiamo al coro che parla con parole strabilianti di 100.000 case entro cinque anni, inoltre senza fare i conti che in Italia ogni anno circa 50.000 famiglie si vedono convalidare lo sfratto. Siamo alla farsa, ma dato che si tratta di un problema serio che coinvolge milioni di famiglie in questo Paese, siamo alla pura presa in giro. Il Presidente del Consiglio e questo governo sono dei veri illusionisti.
E´ la seconda volta in un anno che si rivendono lo stesso provvedimento che non e' altro che la riproposizione di quanto gia' stanziato dal precedente governo Prodi, con una riduzione degli importi da poter spendere subito". Il governo Prodi, sottolinea ancora, "stanzio' nel 2007, 550 milioni di euro per un primo avvio di un piano casa per iniziare ad affrontare i drammatici problemi dell'emergenza abitativa in cui versano milioni di famiglie in questo Paese.
Il governo Berlusconi ha inizialmente bloccato questi fondi e poi, dopo aver gia' annunciato nei mesi scorsi lo sblocco di una parte di essi, pari a 200 milioni, oggi finalmente ha varato il provvedimento che ne consente la disponibilita'. I rimanenti 350 milioni rimangono ancora una promessa.
Il governo Berlusconi quindi, non ci ha messo una lira, casomai ha ritardato per due anni l'erogazione di fondi dovuti e ancora rimanda l´erogazione concreta dei rimanenti 350 milioni".
Per verificare che si tratta di una "illusione - continua De Cesaris - basta andare a spulciare il decreto interministeriale firmato dagli ex Ministri Ferrero e Di Pietro, in attuazione dell´articolo 21 della legge 159/2007 e si vedra' che i 200 milioni, di cui parla il dpcm e tanto osannati da Matteoli, erano parte di uno stanziamento di 550 milioni e nel citato decreto erano elencati tutti gli interventi citta' per citta', con indicati il numero di alloggi da recuperare, acquistare e realizzare e il loro costo.
Insomma Berlusconi spaccia per suo cio' che non e' e soprattutto nessuno gli chiede conto del perche' abbia bloccato per due anni quel piano straordinario gia' approvato nei minimi particolari, e finanziato dalla lotta alla evasione fiscale".

 

22 luglio 2009 - Reuters

Piano casa, Cdp parteciperà a bando con Sgr per 1 mld

La Cassa depositi e prestiti (Cdp) concorrerà al bando di gara del ministero delle Infrastrutture per partecipare al piano casa, attrezzandosi con una Sgr e destinando risorse per un miliardo di euro.
Lo ha detto, nel corso dell'audizione presso la commissione Finanze del Senato, l'Ad ella Cdp, Massimo Varazzani, specificando che "il presidente del Consiglio ha firmato il decreto per il piano casa. La Cassa già attrezzata per costituire una Sgr, concorrerà con altri concorrenti di mercato, questo per evitare che non sia debito pubblico, alla gara indetta dal ministero delle Infrastrutture per i contributi di Stato 150 milioni", ha detto Varazzani.
"La Cassa destinerà 1 miliardo di euro, più se vincerà la gara i 150 milioni del ministero". Con questa cifra, spiega l'Ad, "più qualche altro investitore, credo si possano movimentare investimenti per 2,5-3,5 miliardi di euro per fare alloggi sociali".
Un'operazione importante data la situazione dell'edilizia sociale in Italia: "Io ci credo molto in questa operazione, mi pare di ricordare che in Olanda il mercato del social housing è il 34%, in Francia 17-18%, e in Italia non arriviamo nemmeno al 5%. Se arrivassimo al 10% sarebbe estremamente gradevole", ha sottolineato Varazzani.

 

22 luglio 2009 - Il Tempo - Paolo Zappitelli

Piano casa finalmente al via Centomila alloggi in 5 anni

Berlusconi firma il piano casa, primo si in commissione al dl anticrisi. Ma "L'Espresso", il settimanale di De Benedetti, preferisce i dialoghi privati del Cavaliere. Neanche il Pd segue più la campagna diffamatoria sul premier.
Avanti senza esitazione. Davanti alla pubblicazione delle nuove registrazioni dei dialoghi tra Silvio Berlusconi e Patrizia d'Addario avvenuti a palazzo Grazioli, il premier e il governo scelgono la strada del «fare» come sottolinea il sottosegretario alla presidenza del consiglio Paolo Bonaiuti. «Di certo - aggiunge - non si può fare politica né informazione dal buco della serratura». Così ieri, mentre il settimanale del gruppo Debenedetti ha messo sul suo sito altre conversazioni private, il Cavaliere ha firmato il decreto sul piano casa - con l'obiettivo di costruire 100 mila alloggi in cinque anni - e le commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno dato il via libera al dl anticrisi che contiene norme per agevolare imprese e cittadini.
E nel frattempo Giulio Tremonti continua il suo duello con le banche e con Bankitalia per spingere gli istituti a non bloccare i finanziamenti alle aziende. Insomma, i temi in agenda del governo vanno avanti. Nonostante la personale guerra che il gruppo Repubblica-Espresso stanno conducendo contro Berlusconi a colpi di registrazioni dei dialoghi privati del premier. Un tema al quale neppure il partito Democratico sembra appassionarsi più. Probabilmente dopo aver riflettuto sul fatto che aver condotto una campagna elettorale sulla vita privata di Berlusconi non gli ha portato un solo voto in più alle ultime elezioni europee e alle amministrative. Tanto è vero che ieri, al Senato, la conferenza dei capigruppo ha bocciato l'ordine del giorno presentato dal senatore Democratico Luigi Zanda che chiedeva chiarimenti sui «comportamenti privati» del presidente del consiglio.
Ma sui nuovi contenuti dei dialoghi tra il premier e la D'Addario, pubblicati sul sito dell'Espresso, pochi nel Pd hanno voluto soffermarsi. Nella vicenda è invece intervenuto, per difendere Berlusconi e il nostro Paese, Tarak Ben Ammar, finanziere franco-tunisino, presente nei consigli di amministrazione di Telecom Italia e di Mediobanca: «È un attacco all'Italia - ha commentato - oggi si tratta di Berlusconi, prima si diceva che Andreotti era mafioso e poi attaccarono Craxi. Non avete capito che non vogliono che l'Italia sia un grande Paese ma vogliono che sia un Paese del terzo mondo. Non leggete i giornali francesi e inglesi che hanno un odio profondo verso l'Italia». Per Ben Ammar «se solo ci fosse un po' di patriottismo sarebbe meglio, vorrei vedere cosa succederebbe se la stampa francese parlasse del suo presidente come fa certa stampa italiana. Credo che non abbiate bisogno di lezioni dagli stranieri per dirvi come vi dovete comportare». «Chi di noi può giudicare la vita privata degli uomini. Se si comincia con questo - ha proseguito Ben Ammar - allora entriamo nelle case di tutti e non credo che tutti siano santi. Mischiare privato con la politica vuole dire non avere argomenti politici».
Di argomenti ne ha invece parecchi Giulio Tremonti per continuare la sua «guerra» contro le banche a favore delle imprese. Da mesi il ministro dell'economia sta facendo pressioni sugli istituti di credito perché concedano i finanziamenti alle aziende. Ci ha provato prima con una «moral suasion», poi ha mandato i prefetti a sorvegliare che non ci fossero scelte arbitrarie da parte delle banche nella richiesta di prestiti. Infine ha inserito nel dl anticrisi un emendamento con il quale si dà la possibilità agli ispettori del ministero del Tesoro di poter accedere ai documenti della Banca d'Italia. Una serie di provvedimenti che servono a garantire proprio il sistema delle imprese. E sempre ieri, presentando il Dpef davanti alle commissioni Bilancio e Finanze del Senato Giulio Tremonti ha spiegato come il governo ha affrontato la crisi economica.
«Abbiamo puntato a garantire - ha spiegato - finanza pubblica, tenuta della struttura sociale e liquidità, credito alle imprese». Tutto questo in una situazione di sostanziale «tenuta»: gli ultimi dati macro «corretti per il ciclo - ha spiegato - confermano la tenuta del bilancio italiano». L'andamento dei conti pubblici, ha proseguito, «è in linea con gli impegni internazionali e con le aspettative che all'estero hanno sulla Repubblica italiana. Corrette per il ciclo le previsioni contenute nel Dpef sono in linea con gli impegni assunti a livello internazionale». Con i conti in linea e le entrate che «tengono» il governo, ha detto Tremonti ha fatto di tutto per «tenere aperto il canale del credito dalle banche alle imprese. Sommando tutti gli interventi fatti più la moratoria sul credito a favore Pmi siamo di fronte ad interventi positivi per la tenuta e la conservazione del nostro apparato produttivo». Solo l'Espresso non se ne è accorto.

 

22 luglio 2009 - Il Giornale

Che cosa cambia dopo l’ok del governo al piano casa?

Il «Piano nazionale di edilizia abitativa» serve a rimettere in moto l’edilizia in Italia, sia quella «sociale» che quella «residenziale». L’obiettivo è migliorare il patrimonio immobiliare pubblico esistente senza commettere gli errori del passato. Basta quartieri dormitorio nelle zone periferiche, le nuove case dovranno essere «caratterizzate da elevati livelli di vivibilità, salubrità, sicurezza e sostenibilità ambientale ed energetica», dovranno sorgere «in aree riqualificate» e dovranno basarsi sull’«effettiva richiesta abitativa, rapportata alla dimensione fisica e demografica del territorio» individuato da Comuni, Regioni e Governo.

 

21 luglio 2009 - Corriere della Sera

Piano casa, Berlusconi ha firmato

Matteoli: centomila nuovi alloggi in cinque anni e nuovi posti di lavoro nelle imprese edilizie
ROMA - «Con la firma del decreto da parte del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si conclude l'iter procedurale per il concreto avvio del piano casa, che si prefigge l'obiettivo di realizzare centomila alloggi in 5 anni». A comunicarlo il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli. La firma al decreto presidenziale fa seguito al parere favorevole sul Piano espresso dalla Conferenza unificata Stato-Regioni e dal Cipe.
I BENEFICIARI - Il Piano, prosegue la nota, prevede interventi diversificati a seconda delle categorie interessate, disponibilità di finanziamenti pubblici e privati da utilizzare con procedure snelle, incentivi e agevolazioni fiscali. Gli alloggi saranno destinati sia in proprietà quali prima casa, sia in locazione a canone sostenibile e a canone sociale. Beneficiari del piano casa sono nuclei familiari a basso reddito, giovani coppie, anziani in condizioni sociali svantaggiate, studenti fuori sede, sfrattati, immigrati regolari a basso reddito, residenti da almeno 10 anni in Italia o da 5 nella stessa Regione.
«RIPERCUSSIONI SULL'ECONOMIA» - «Parte così la realizzazione di un ambizioso piano di alloggi che avrà positive ripercussioni sociali e che amplierà l'offerta di lavoro nel settore delle imprese edilizie su tutto il territorio del Paese - dichiara ancora il ministro Matteoli - Inizialmente si prevede un intervento di 200 milioni di euro che diventeranno 550 milioni con prossimi stanziamenti. Il Piano - sottolinea Matteoli - consiste in un insieme di interventi di edilizia residenziale pubblica, project financing, agevolazioni alle cooperative edilizie e un sistema integrato di fondi immobiliari, cui è devoluto uno stanziamento di 150 milioni di euro, che a regime si stima attrarrà investimenti per 3 miliardi di euro. Il tutto da attivare con la collaborazione anche finanziaria di Regioni ed Enti locali. Tra l'altro - conclude - è prevista la valorizzazione di aree demaniali con la loro riqualificazione urbana».

 

21 luglio 2009 - Asca

Piano Casa - Buzzetti (Ance), positivo per fasce deboli e aree urbane

'Il piano consentira' di soddisfare il bisogno di case in vendita e in affitto per le fasce piu' deboli della popolazione e la riqualificazione di aree urbane che versano in stato di degrado''. Questo il commento del presidente Ance, Paolo Buzzetti, alla firma del Dpcm sul ''Piano casa''.
''Finalmente - aggiunge il presidente dell'Ance - dopo quasi 10 mesi il Piano Casa e' pronto a partire: dalla fase di elaborazione si e' ora finalmente giunti a quella attuativa, speriamo ora non si perda altro tempo prezioso''.
Ora il Piano, sottolinea poi Buzzetti ''deve rappresentare l'occasione per il rinnovamento di parti importanti delle citta',oltre che offrire nuove e migliori abitazioni per le fasce piu' deboli della popolazione''.
Per la realizzazione delle abitazioni, conclude il presidente dell'Ance e' importante ''una proficua collaborazione pubblico-privata, attraverso programmi integrati e project financing, grazie alla quale sara' possibile costruire un numero di alloggi pari almeno a 100mila unita'''.

 

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