Regione Campania

Piano Casa Governo Berlusconi 2009

 

 

27 luglio 2009 - JulieNews

Piano Casa, Marrazzo (PDL): la Regione non sprechi questa grande occasione

Da domani a giovedì si dovrebbe discutere in consiglio regionale del “Piano Casa”, ed il consigliere regionale del Popolo delle Libertà, Pasquale Marrazzo, mostra tutto il proprio scetticismo per l’approvazione di una legge sulla quale “la maggioranza in consiglio regionale ha messo in campo un forte ostruzionismo, per evidenti ragioni di scontro politico interno”, e che finirà a suo avviso per costituire “un’altra possibilità offerta dal governo nazionale, che la Regione Campania si avvia a sprecare”.
“Mentre la gran parte delle regioni d’Italia, specie del centro-nord, in attuazione dell’intesa in conferenza unificata dell’1/4/09, ha legiferato in materia, nei termini, la maggioranza in consiglio regionale ha messo in campo un forte ostruzionismo, per evidenti ragioni di scontro politico interno, contro il disegno di legge sul piano casa approvato dalla sua stessa Giunta.
Da giorni, a meno di 24 ore dalla seduta di consiglio, il disegno di legge in questione rimbalza dal tavolo della competente commissione consiliare a quello del tavolo tecnico, a quello di fantomatiche riunioni di maggioranza ed a quello della sottocommissione, al solo fine di rendere infruttuose le tre sedute di consiglio già convocate ed impedirne l’approvazione, peraltro a termini già abbondantemente scaduti”.
Una situazione che evidenzia come “ancora una volta, la maggioranza privilegia propri miopi interessi politici di parte a danno dei cittadini e della moribonda economia campana.
Preferiscono lasciare nello status quo le melmose e degradate periferie delle nostre città, così ben descritte da Saviano in Gomorra, i quartieri-dormitorio del degrado e dello spaccio ex 167, le centinaia di migliaia di famiglie bisognose che aspettano un’abitazione degna di questo nome anziché cogliere la grande opportunità offerta dal governo nazionale di varare misure straordinarie e temporanee in edilizia per il rilancio dell’economia e per rispondere al bisogno di edilizia sciale, pur di non rinunciare ai propri interessi politici.
Salvo poi lamentarsi sistematicamente dell’attivazione di poteri sostitutivi del Governo Nazionale per loro inadempienze, come avvenuto per i rifiuti e la sanità, solo per citare i casi più eclatanti”. Infatti, “anche per il Piano Casa, in mancanza di approvazione della legge, la Regione sarà destinataria dei poteri sostitutivi.
Nel frattempo, però, la nostra economia sarà diventata ancora più debole, e l’abusivismo edilizio e il saccheggio del territorio saranno aumentati”.
In conclusione, Marrazzo ammette amaramente: “Non provo soddisfazione a marcare l’incapacità politica della maggioranza ad essere operativa, coerente ed attenta all’interesse generale, ma rabbia per non poter impedire che la nostra regione debba sempre distinguersi in negativo”.

21 luglio 2009 - Asca

Piano casa, in Campania già previsto aumento volumi dal 20% al 35%

Aumento delle volumetrie dal 20% al 35% a seconda delle dimensioni degli edifici (il 20% per quelli non superiori a 1000 metri cubi; il 25 % per edifici abattutti e ricostruiti secondo le norme piu' avanzate).
Questa la principale caratteristica del disegno di legge approvato il 28 maggio scorso dalla giunta regionale della Campania - prima regione italiana a predisporlo - per rispondere al bisogno di nuove case per le fasce deboli della popolazione campana, stimato in circa 300 mila unita'. Fra gli aspetti del Ddl, la riqualificazione delle aree urbanizzate e di quelle degradate evitando interventi su nuove aree, quindi senza consumare terreni agricoli e nel rispetto di tutti i vincoli. Globalmente parlando si intende dare priorita' agli standard urbanistici, all'uso di nuove tecnologie, al risparmio energetico ed alla sicurezza antisismica. Il Ddl prevede tre strumenti per tre ambiti di intervento: la ristrutturazione edilizia privata (piccoli proprietari), la ristrutturazione di edifici IACP in aree degradate, la costruzione di nuovi alloggi in stabili industriali dismessi. In particolare, i vecchi edifici IACP situati in aree degradate potranno essere interamente abbattuti e ricostruiti con pari volumetria secondo moderni criteri. Alle imprese verra' concessa la possibilita' di un incremento volumetrico fino al 50% per realizzare nuovi alloggi residenziali da immettere sul mercato Nelle aree urbane degradate (per esempio quelle indistriali dismesse) saranno ammessi interventi edilizi con cambiamenti di destinazione d'uso, senza aumenti delle volumetrie, per trasformarli in edilizia abitativa. In questo caso il concessionario devra' destinare almeno il 20% del valore creato all'housing sociale.
Nel presentare il Ddl Bassolino sottolineo' che come il provvedimento affrontasse ''in maniera radicale il tema della sicurezza antisismica degli edifici. Siamo la prima regione a farlo''. Per ricevere l'autorizzazione degli incrementi volumetrici, infatti, i proprietari saranno tenuti ad aprire il fascicolo del fabbricato, una sorta di 'carta d'identita'' dell'edificio.

15 luglio 2009 - Repubblica - Angelo Carotenuto

Piano casa, la Regione apre agli intellettuali

LA REGIONE apre ai suggerimenti di intellettuali, esponenti delle università e Italia Nostra sul piano casa. «È giusto approfondire gli aspetti che possono essere chiariti: in questo momento le proposte sono più utili degli appelli al Capo dello Stato», questa la replica dell' assessore Gabriella Cundari ai 50 firmatari dell' appello lanciato a Napolitano.
Il piano casa è ancora un ddl al centro dei lavori di commissione; dopo andrà in aula. I 50 intellettuali, tra cui Asor Rosa e Settis, lo definiscono «una minaccia peri centri storici». Di un documento pronto per il Quirinale, in Regione si sapeva.
L'appello viene giudicato un salto di livello, perché il dibattito sulla legge è ancora in corso. Lo stesso assessore Oberdan Forlenza, del resto, era stato invitato a un confronto sul tema (il 4 luglio) a palazzo Marigliano.
Per Gabriella Cundari è «un diluvio di parole». Ribadisce che i centri storici sono esclusi dal ddl; che le quote di aumento di volumetria sono stabilite dall' accordo Stato-Regioni; che il recupero dei manufatti inutilizzati è finalizzato a residenze (almeno il 20 per cento edilizia residenziale pubblica); che la Regione non intende compromettere scelte di competenza dei Comuni. Ancora l' assessore Cundari: «Che i nostri territori siano sottoposti a scempi è indubitabile, almeno quanto il fatto che le famiglie campane con disagi abitativi o senza casa ammontano a 350 mila. È a loro che il provvedimento guarda. L' appello contiene firme eccellenti, molte persone amiche. Il mio parere rimarrà costante nel tempo. Non si può dire lo stesso di altri: quelli che nel 2004, come si verifica su Internet, usarono gli stessi toni per contrastare quella legge 16 che oggi difendono come bene intoccabile».
Per il capogruppo pd Ciarlo «alcune critiche sono preconcette»; per Antonio Amato gli intellettuali «hanno sbagliato il destinatario della lettera» e per Giuseppe Russo «nessun provvedimento legislativo può essere per principio insindacabile». Oggi il Pd si riunisce per «una prima ricognizione dei problemi».

14 luglio 2009 - Repubblica - Ottavio Lucarelli

Intellettuali contro la Regione 'Il piano casa è una minaccia'

IL PIANO casa in discussione in consiglio regionale è "una gravissima minaccia per i centri storici e l' assetto del territorio". È l' appello che Italia Nostra assieme a cinquanta intellettuali ha inviato al Capo dello Stato Giorgio Napolitano denunciando la violazione dell' articolo 9 della Costituzione.
UN PIANO casa regionale bollato dagli intellettuali come "una gravissima minaccia per i centri storici e l' assetto del territorio". Un piano casa "in spregio ai valori del paesaggio campano universalmente riconosciuti". Torna in campo la società civile e con numerose firme di prestigio, da Alberto Asor Rosa a Salvatore Settis, lancia un appello al Capo dello Stato Giorgio Napolitano e sottoscrive il documento preparato da Guido Donatone e Luigi De Falco di Italia Nostra che contiene una pesante censura nei confronti della proposta della giunta regionale perché si tratta di un progetto che "consente ampliamenti e sostituzioni dei volumi esistenti anche in zone soggette al vincolo paesaggistico". Asor Rosa, Settis, Donatone, De Falco. E con loro Piero Craveri, Lidia e Silvia Croce, Vezio De Lucia, Vittorio Emiliani, Marta Herling, Luigi Labruna, Giovanni Losavio, Aldo Masullo, Gerardo Marotta, Giovanni Pugliese Carratelli, Fulco Pratesi, Edo Ronchi e tanti altri esponenti delle università e della cultura.
Tutti contro un piano casa, approvato dalla giunta il 28 maggio e ora all' esame della quarta commissione consiliare, che prevede l' aumento del 20 per cento dei volumi per villette mono e bifamiliari e del 35 per cento per gli edifici abbattuti e ricostruiti. Oltre alla riqualificazione e al cambio di destinazione per capannoni industriali dismessi da destinare ad abitazioni. Il disegno di legge comprende anche il recupero delle aree degradate, utilizzate abusivamente da organizzazioni malavitose e camorristiche. «Non potevamo assistere senza fiatare- protesta Donatone, presidente della sezione napoletana di Italia Nostra - allo stravolgimento del territorio campano già compromesso dalla speculazione e da anni di abusivismo edilizio. Ci appelliamo pertanto al Capo dello Stato affinché richiami la Regione al rispetto dell' articolo 9 della Costituzione ma anche al rispetto delle prerogative delle amministrazioni comunali, scongiurando un irreparabile attentato al nostro territorio e al nostro intangibile patrimonio culturale e paesaggistico».
Appello sostenuto da cinquanta intellettuali, tra i quali architetti e ingegneri, che scrivono: «I poteri di pianificazione urbanistica dei Comuni sono completamente esautorati. Il disegno di legge in questione fa purtroppo piovere sulle amministrazioni deroghe ai piani urbanistici decise direttamente dalla proprietà fondiaria. Ancora più scandalosa è poi la possibilità di sostituire volumetrie anche modificandone la destinazione d' uso, senza escludere con chiarezza i centri storici, compromettendo scelte urbanistiche fondamentali di competenza dei Comuni». «L' assetto urbanistico della Campania ma soprattutto quello della città di Napoli - conclude Guido Donatone - verrebbe sconvolto da radicali trasformazioni in base a semplici istanze di privati cittadini. Basti penare cosa accadrebbe nella zona ex industriale di Napoli est».

 

11 luglio 2009 - Repubblica - Patrizia Capua

Piano casa, rischio speculazioni in campo architetti e ingegneri

Sulla Campania incombe il rischio di speculazioni e di deregulation nella pianificazione edilizia. Calzante l' esempio delle aree industriali dismesse: il valore di mercato è quasi triplicato.
Gli Ordini di architettie ingegneri campani propongono emendamenti al piano casa del 27 maggio scorso. Mettere la Campania al riparo da una nuova ondata di speculazioni ediliziee garantire la sicurezza abitativa con il fascicolo di fabbricato: queste le proposte al Consiglio regionale. Ai Comuni viene chiesto di esercitare il ruolo di programmazione territoriale, per mediare tra l' interesse pubblico e quello privato, puntalizza il presidente degli ingegneri di Salerno, Armando Zambrano.
«La legge in linea di principio è buona - affermano i presidenti campani Paolo Pisciotta (architetti) e Luigi Vinci (ingegneri) - ma apre varchi per nuovi scempi edilizi, specie con l' articolo 5, sulla riqualificazione delle aree urbane degradate, quello che differenzia la Campania da altre regioni». «L' articolo dice che - spiega Pisciotta - "in tali aree è consentito l' aumento entro il limite del 50% della volumetria esistente, per gli interventi di demolizione, ricostruzione e ristrutturazione degli edifici residenziali pubblici". Noi chiediamo che sia modificato così: "per gli edifici non residenziali sono consentiti interventi di sostituzione edilizia a parità di superficie utile lorda esistente"».
L' emendamento, chiarisce poi Pellegrino Soriano, presidente degli architetti beneventani, «prevede incrementi di volume a titolo di incentivo, del 40%, per la messa in sicurezza dei siti industriali, del 30% per la dismissione di attività inidonee sotto il profilo ambientale e urbanistico, del 20 per utilizzo di tecniche edilizie biocompatibili, del 10 in caso di gare indette dai privati, come se fossero soggetto pubblico».

 

2 luglio 2009 - CasaeClima.com

Piano Casa - Le regioni al traguardo, il Governo no

Solamente Toscana, Umbria, Emilia Romagna, Veneto e la Provincia di Bolzano hanno rispettato l'accordo Governo--Enti locali dello scorso 1 aprile in cui si gettavano le basi del Piano Casa tanto voluto dal premier. Quasi tutte però hanno seguito le indicazioni di massima scaturite dallo stesso protocollo in cui si le regioni si impegnavano con il governo a varare entro 90 giorni delle proprie normative, seguendo una disciplina che prevede ampliamenti al 20 per cento per le ristrutturazioni e del 35 per cento in caso di demolizioni e ristrutturazioni.
Manca ancora però il decreto di semplificazione che il Governo doveva emanare dieci giorni dopo l'accordo dell'1 aprile. L'accordo con le regioni è stato necessario perché l’edilizia rientra nella «legislazione concorrente» tra esecutivo e regioni. Secondo le stime, il piano casa comporterebbe un indotto medio di circa 60 miliardi tra il 2009 e il 2012 grazie all’impennata del settore dell’edilizia, stimata intorno al 30%.
Ma per avere un quadro completo di come si stia costruendo il Piano casa nazionale andiamo nelle singole regioni a constatare i progressi fatti al 30 giugno 2009.
Campania
Il piano, varato dalla giunta campana stabilisce un aumento del 20 per cento delle volumetrie per villette mono e bifamiliari e del 35 per cento per gli edifici abbattuti e ricostruiti secondo le norme più avanzate: sicurezza abitativa contro il rischio sismico, riqualificazione e cambio di destinazione per capannoni industriali dismessi da destinare ad abitazioni, riqualificazione degli immobili Iacp, che potranno essere interamente abbattuti e ricostruiti con pari volumetria. Alle imprese sarà concesso un aumento volumetrico del 50% per la realizzazione di nuovi alloggi residenziali da immettere sul mercato.
La proposta ha come obiettivo quello di rispondere ai problemi di disagio abitativo, puntando ala riqualificazione delle aree periferiche e degradate senza costruire nuovi edifici e consentendo il cambio di destinazione dei capannoni industriali dimessi: il provvedimento consente infatti di cambiare la destinazione d'uso dei fabbricati, senza aumenti delle volumetrie, per trasformarli in edilizia abitativa lasciando il 20 per cento almeno ad housing sociale.
Il disegno di legge contiene anche norme specifiche in materia di sicurezza rispetto al rischio sismico. Ogni ampliamento delle volumetrie dovrà essere accompagnato da un fascicolo dell'edificio che attesti la sicurezza dell'immobile. Al fascicolo di fabbricato è subordinata l’efficacia del titolo abilitativo. La valutazione deve essere redatta nel rispetto delle Norme Tecniche per le Costruzioni, approvate col DM 14 gennaio 2008. Nel fascicolo saranno raccolte le informazioni relative a tipo progettuale, strutturale, impiantistico e geologico, accompagnate dal certificato di collaudo.