Regione Friuli Venezia GiuliaPiano Casa Governo Berlusconi 2009 |
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2 luglio 2009 - CasaeClima.com
Piano Casa - Le regioni al traguardo, il Governo no
Solamente Toscana, Umbria, Emilia Romagna, Veneto e la Provincia di Bolzano hanno rispettato l'accordo Governo--Enti locali dello scorso 1 aprile in cui si gettavano le basi del Piano Casa tanto voluto dal premier. Quasi tutte però hanno seguito le indicazioni di massima scaturite dallo stesso protocollo in cui si le regioni si impegnavano con il governo a varare entro 90 giorni delle proprie normative, seguendo una disciplina che prevede ampliamenti al 20 per cento per le ristrutturazioni e del 35 per cento in caso di demolizioni e ristrutturazioni.
Manca ancora però il decreto di semplificazione che il Governo doveva emanare dieci giorni dopo l'accordo dell'1 aprile. L'accordo con le regioni è stato necessario perché l’edilizia rientra nella «legislazione concorrente» tra esecutivo e regioni. Secondo le stime, il piano casa comporterebbe un indotto medio di circa 60 miliardi tra il 2009 e il 2012 grazie all’impennata del settore dell’edilizia, stimata intorno al 30%.
Ma per avere un quadro completo di come si stia costruendo il Piano casa nazionale andiamo nelle singole regioni a constatare i progressi fatti al 30 giugno 2009.
Friuli Venezia Giulia
Un Piano Casa senza alcuna scadenza temporale, concepito non come semplice misura anti-crisi e provvisoria. È questa una delle novità più rilevanti contenute nei 6 capi e 61 articoli del Testo unico sull'Edilizia, approvato dalla Giunta Regionale del Friuli Venezia Giulia ora all'esame della IV Commissione consigliare. Il ddl prevede anche la riduzione delle prassi burocratiche, ampliamenti sino al 35 per cento dei volumi ed edilizia libera.
E' possibile l'ampliamento sino ad un massimo di 200 metri cubi di edifici od unità immobiliari destinati a residenza, nel rispetto delle disposizioni tipologico-architettoniche e di allineamento degli edifici o di protezione del nastro stradale oltre che delle distanze minime previste dal Codice civile.
Nei centri storici (zone A, B0 ed equiparate) è consentito il recupero, ai fini abitativi, del sottotetto, purché il recupero sia attuato contestualmente ad interventi di ristrutturazione, restauro e risanamento conservativo dell'edifico o di una sua parte.
Fuori dal centro storico sono ammessi, oltre al recupero del sottotetto con l'innalzamento della quota del colmo, variazioni della pendenza di falda e l'apertura di lucernari, finestre, abbaini, anche ampliamenti sino ad un massimo del 35 per cento del volume esistente nell'ambito di interventi di ristrutturazione, fermo restando il rispetto delle distanze minime previste e delle disposizioni tipologico-architettoniche e di allineamento.
Il ddl stabilisce inoltre che la manutenzione ordinaria comprenda anche tutti gli interventi sulle parti non strutturali degli edifici, mentre quella straordinaria l'intervento generale per il rinnovo e la sostituzione degli elementi strutturali rispetto ai volumi e alle destinazioni d'uso precedenti. Nel caso di ristrutturazione con demolizione e ricostruzione, saranno conservate le prerogative regionali e sarà ammessa la diversa collocazione dell'edificio nell'area di sedime.
Permessi di costruire (con silenzio assenso) obbligatorio per gli ampliamenti volumetrici del 35% realizzati fuori dai centri storici - e le DIA (Denunce di inizio attività), richieste invece per gli aumenti di cubatura fino al 20%. Per l'ampliamento delle imprese la gestione spetterà allo Sportello unico per le attività produttive. Non sono previsti controlli o titoli abilitativi preventivi per interventi di manutenzione ordinaria, per l'eliminazione di barriere architettoniche. Nessun controllo preventivo o titolo abilitativo per l'installazione di pannelli solari o fotovoltaici e di depositi interrati di Gpl, ma anche per interventi mirati al risparmio energetico su edifici esistenti. Previsti contributi regionali fino al 50% della spesa per un tetto massimo di 10 mila euro.
