Regione Liguria

Piano Casa Governo Berlusconi 2009

 

 

12 luglio 2009 - Repubblica - Ava Zunino

Piano casa sotto tiro tutti contro la Regione

Nessuno è soddisfatto: fa discutere la proposta di legge varata dalla giunta regionale che recepisce e modella sulla Liguria le linee del governo per aumentare i volumi a disposizione delle famiglie. Riguarda solo gli edifici entro i mille metri cubi (300 metri quadri) che potranno aggiungere percentuali tra il 10 ed il 30 per cento. Alla vigilia dell' apertura del dibattito nelle commissioni del consiglio regionale, le linee sono bocciate tanto dagli ambientalisti quanto dai costruttori.
Legambiente per voce del segretario ligure Stefano Sarti dice che: «è un piano ambiguo con cui la Regione non si assume le proprie responsabilità né per i sei parchi che non sono Portofino e Cinque Terre, né per i centri storici. In pratica, dice agli enti parco e ai Comuni: fate voi». Legambiente chiede subito di essere ascoltata dalla commissione consiliare dell' ambiente.
E' scettico anche il vice presidente di Assedil, Maurizio Senzioni, la cui associazione proprio oggi si riunisce per fare il punto sul testo licenziato dalla giunta e preparare le osservazioni da consegnare ai consiglieri regionali. Cosa non va, secondo i costruttori? «E' un piano timido. Riguarderà al massimo il 15 per cento del territorio totale della Liguria. E' timido anche rispetto a quanto hanno fatto Regioni come la Toscana e l' Emilia dove gli incentivi per il risparmio energetico e le nuove tecnologie arrivano al 45-50 per cento di volumi in più, mentre la Liguria si ferma al 5-10 per cento. Mi meraviglio che gli ambientalisti possano avere delle preoccupazioni». Il piano della giunta esclude la quasi totalità dei Comuni costieri e i parchi delle Cinque Terre e di Portofino. «Ma in Liguria abbiamo altri sei parchi - dice Sarti di Legambiente - dove la Regione dice: fate voi. La legge regionale della vicina Toscana dice chiaramente che "gli interventi edilizi (..) non possono essere realizzati su edifici abitativi che (..) risultino (..) collocati nei territori dei parchi e delle riserve nazionali e regionali".
Nella formulazione della giunta ligure siamo invece di fronte a un fatto curioso: ci sono parchi dove il divieto di applicazione del piano casa è già sancito per legge e altri dove si lascia agli stessi la decisione di adeguarsi. Sono ben 6 (Alpi Liguri, Antola, Aveto, Beigua, Montemarcello-Magra, Portovenere) i parchi regionali a cui l' indicazione che viene data è: fate voi! E' poco serio, ambiguo e forse inaccettabile da parte degli stessi enti Parco».
Un altro punto dolente secondo Legambiente è l'esclusione dei centri storici: «dove la non applicabilità del piano viene però accompagnata dall' apertura di osservazioni motivate in senso contrario da parte dei Comuni entro 60 giorni dall' emanazione della legge. La possibilità che i Comuni lo accolgano e stravolgano il senso generale di tutela sono però maggiori rispetto ai Parchi».

11 luglio 2009 - Repubblica - Ava Zunino

Piano casa, due anni per ristrutturare

VENTIQUATTRO mesi di tempo, poi si torna allo status quo: ieri la giunta regionale ha varato il piano casa per recepire l' intesa con il governo, che prevede la possibilità di ampliare le costruzioni esistenti.
Il testo di legge presentato dal presidente Claudio Burlando e dall' assessore all' Urbanistica, Carlo Ruggeri, prevede un meccanismo a tempo. «Poiché il provvedimento nasce nella logica dell' impulso all' economia - ha spiegato il presidente Burlando - avrà valore per due anni». Significa due anni di tempo per iniziare i lavori.
La proposta che ora verrà trasmessa al consiglio regionale e che dovrebbe essere esaminata entro settembre, cerca di adattare al territorio ligure le due possibilità previste dal governo: allargare del 20 per cento i volumi esistenti e aumentarli del 35 per cento se si tratta di una demolizione e ricostruzione. «Rispetto all' intesa tra Regioni e governo, noi abbiamo deciso di introdurre parametri ambientali e di equità», ha spiegato l' assessore Ruggeri.
Il piano casa in Liguria vale solo per i volumi entro i mille metri cubi, che tradotto in metri quadri significa spazi di 300 metri tutto compreso. Le possibilità di aumentare gli ingombri saranno superiori per gli appartamenti piccoli (più 30 per cento per le case fino a 75 metri quadri) e diminuiranno mano a mano che aumenterà il volume, fino ad arrivare ad un più 10 per cento per le case oltre i 500 metri cubi.
Potranno usufruire della possibilità di accrescere i volumi, le case di civile abitazione e gli edifici destinati ad uso socio-sanitario e socio-educativo. Restano esclusi gli edifici abusivi o che abbiano già usufruito di un condono, i centri storici, le aree demaniali, gli edifici di pregio vincolati come beni culturali.
Nei Comuni costieri, l' aumento dei volumi sarà possibile solo nelle zone non protette dai piani paesistici.
E i parchi? «Sono esclusi il parco delle Cinque Terre e il parco di Portofino. Per i parchi dell' entroterra diciamo che il c' è la facoltà di applicare la legge. Abbiamo preferito che sia il singolo ente a decidere, perché nell' entroterra può trattarsi di agevolare la permanenza dei residenti».
Quanto alla possibilità di aumentare del 35 per cento i volumi nel caso di demolizioni e ricostruzioni, «varrà solo per le strutture che i Comuni giudicheranno "incongrue": si potrà demolire e ricostruire altrove, per sostituire gli immobili che rappresentano un pericolo per l' incolumità, rischio idrogeologico, degrado».

3 luglio 2009 - Il Giornale

Liguria, il piano casa non c’è ancora - La nuova «tassa» della Regione sì

Da luglio affittare una casa in Liguria, per residenza o per vacanza, costerà di più. Colpa della legge sulla certificazione energetica che la Regione, in assenza di linea guida nazionali, ha pensato bene di applicare subito, ancora prima di studiare una proposta di legge per attuare il piano casa, istituendo, a scanso di equivoci o ripensamenti, un elenco di certificatori energetici pronti a far pagare, in media, 400 euro a certificato a chi affitta, vende o acquista un immobile. E se per chi compra o vende tutto sommato poche centinaia di euro non incidono su cifre da centinaia di migliaia di euro, l’Ace rappresenta l’ennesima tegola sul turista-contribuente, con quali ripercussioni ancora non si sa.
Ma prima di tutto vediamo di capire che cos’è questa benedetta Ace, sigla dell’attestato di certificazione energetica che ha già fatto infuriare molti lettori i quali hanno chiamato in redazione per saperne di più. Si tratta, in definitiva, di un certificato molto simile a quello che già esiste per gli elettrodomestici o per le automobili. Lavatrici, lavastoviglie e frigoriferi in «Classe A» sono quelli costruiti con accorgimenti ecocompatibili, per la cui costruzione sono stati utilizzati materiali riciclabili e riciclati e che hanno componenti non inquinanti. Per le automobili c’è il cosiddetto bollino blu, da fare ogni anno, che certifica, non solo che ogni parte meccanica ed elettronica funzioni a dovere, ma anche che l’impianto di emissione dei fumi filtri in modo adeguato evitando inquinamento maggiore di quello consentito.
Ecco, per le abitazioni l’Ace è più o meno la stessa cosa, un certificato che indica quanto la casa in questione consumi in termini di energia dispersa o utilizzata. Un concetto encomiabile, in tempi di risparmio energetico e rispetto ambientale. Peccato che, come accade sempre in Italia, un azione di civiltà si trasformi in un’ulteriore tassa ai danni del cittadino.
È quello che accade dal primo luglio in Liguria dove turisti e vacanzieri che sceglieranno di soggiornare in una casa in affitto dovranno, oltre alla pigione, versa anche l’obolo a certificatori autorizzati dalla Regione. Un balzello in più, se ce ne fosse stato bisogno, in barba a crisi finanziarie e rovesci economici e in perfetto stile «la torta di riso è finita», cioè la gag con cui i comici della trasmissione Colorado Café prendevano in giro gli operatori turistici liguri parodiando la loro proverbiale (e mai dimostrata) «rudezza» nei confronti di malcapitati turisti. Già sembra di sentire il «signor Gino», villeggiante dal Piemonte o dalla Lombardia, che per l’alloggio sul Mar Ligure si sente applicare, oltre ad un già salatissimo affitto, 400 euro supplementari.
Quale sarà la sua reazione? Dimezzerà le ferie o rinuncerà ad andare fuori a cena? E chissà perché l’Ace non può essere oggetto di autocertificazione? No, bisognava mettere in marcia un esercito di professionisti che, certo, non fanno il lavoro per nulla. Del resto la voglia di fare cassa da parte della Regione è ricaduto anche sui tecnici certificatori che, per essere inseriti in un apposito elenco, hanno dovuto seguire un corso pagando dai 700 agli 840 euro a testa. Un business per le società esterne a cui la Regione ha appaltato la gestione dei corsi. Ad oggi di corsi attivi ce ne sono tre, con quasi 300 iscritti totali. Il che fa un bel gruzzolo per chi organizza le lezioni.

2 luglio 2009 - Il Giornale

Piano casa, dopo il bluff anche la Liguria accelera i tempi del varo

Solo quattro giorni fa il Giornale segnalava la giunta regionale ligure guidata dall’ex ministro ai Trasporti Claudio Burlando, come la lumaca d’Italia nel recepimento del «piano casa». Nessun provvedimento prodotto nonostante il termine scadesse martedì scorso. Forse sentendosi sollecitati gli assessori liguri si sono messi al lavoro e hanno annunciato che domani presenteranno alla riunione di giunta una proposta di legge per il recepimento del testo frutto dell’accordo Stato-Regioni del 31 marzo. In base a quanto trapela dagli ambienti di piazza De Ferrari la legge non dovrebbe differire molto da quelle già varate da altre Regioni: i tre filoni dell’intesa nazionale (estensione alle sole abitazioni mono e bifamiliari, possibilità di ampliamento non superiore al 35% e facoltà di demolire e ricostruire edifici a destinazione residenziale) sono rispettati. Un accordo talmente in linea che i Verdi (in maggioranza) hanno già detto che non voteranno il provvedimento.

 

1 luglio 2009 - Il Secolo XIX

Piano casa, la Liguria esclude i condominii

Approderà in giunta la settimana prossima, dopo un passaggio informale in maggioranza avvenuto ieri, la proposta del cosiddetto «Piano casa» dell’assessorato all’Urbanistica della Regione Liguria, che ha già incassato un parere negativo dei Verdi, secondo i quali, come afferma Cristina Morelli «la Liguria è già troppo cementificata».
Secondo quanto illustrato dall’assessore Carlo Ruggeri la proposta, ora aperta a riflessioni e contributi in un «dibattito molto aperto», risponde alle esigenze di spazio delle famiglie, ma con l’obiettivo di non «aprire varchi ad operazioni immobiliari», tanto che per zone di particolare pregio, come le aree costiere o protette, (ad esempio Portofino) è prevista una normativa con specifiche esclusioni. Tra gli intenti anche quello di rendere questa operazione «un’occasione per interventi di riqualificazione sul tema energetico, della qualità del costruire e della sicurezza».
Uno dei criteri cardine adottato nell’elaborare la proposta, che esclude i condominii, è quello dell’«equità». Ampliamenti fino al 30% sarebbero previsti per edifici fino a 200 metri cubi; il 20% per strutture dai 200 ai 500 mc; ed il 15% per immobili tra i 500 ed i 1000 mc. Inoltre si toglie l’applicabilità alle sole strutture mono o bifamiliari (che in Liguria si aggirano sulle 220mila unità), considerando il tetto degli edifici fino ad un massimo di mille metri cubi.
Resta inoltre il caposaldo dell’ampliamento del 35% per gli immobili che vengono demoliti e ricostruiti, per i quali è stata prevista anche la possibilità (ma sarà il Comune a dover dare indicazioni in merito) di ricostruire l’edificio altrove. In particolare, gli immobili di valore testimoniale edilizio, potranno usufruire della legge solo dietro la presentazione di una relazione tecnica in cui ci si impegna ad utilizzare gli stessi materiali e le stesse tecniche di costruzione del preesistente. E proprio per i costi superiori che dovranno essere sostenuti, è previsto un «premio» del 5% di ampliamento per ogni scaglione. Previsto un «premio» del 5% per le coperture in ardesia (nei Comuni dove questo è obbligatorio o consentito), per dare impulso al settore in forte crisi. Inoltre, se in occasione dell’ampliamento il proponente riuscirà a far rispettare anche alla struttura già esistente la normativa antisismica, il premio potrebbe raggiungere il 10%.
«I `premi´ - ha evidenziato Ruggeri - non sono cumulabili. E la proposta è stata oggetto di incontri con vari docenti della facoltà di architettura dell’ateneo genovese».