Regione Piemonte

Piano Casa Governo Berlusconi 2009

 

 

24 luglio 2009 - Il Sole 24 Ore - Cristiano Dell'Oste

Il piano casa del Piemonte apre al non residenziale

Ampliamenti per gli edifici uni e bifamiliari. Demolizioni e ricostruzioni sugli immobili individuati dai Comuni. Possibilità di ingrandire e soppalcare i capannoni. Sono alcuni dei punti salienti della legge regionale 20/2009 del Piemonte, approvata per disciplinare le opere del piano casa regionale.
Ampliamenti
Possono essere ampliati gli edifici residenziali esistenti. Gli interventi possono riguardare le unità edilizie uni e bifamiliari e al termine dei lavori la volumetria complessiva (data da quella esistente sommata all'ampliamento) non può superare i 1.200 metri cubi.
Gli ampliamenti sono consentiti a patto che si intervenga sul fabbisogno energetico di tutta l'unità edilizia interessata dai lavori: bisogna raggiungere i requisiti prestazionali minimi fissati dalle disposizioni regionali in materia di rendimento energetico nell'edilizia o, comunque, ridurre almeno del 40% il fabbisogno di energia primaria dell'unità edilizia.
Il raggiungimento degli obiettivi energetici va dimostrato nel progetto allegato alla richiesta del permesso di costruire o della Dia. In attesa che vengano approvate le norme regionali sulla certificazione energetica, la riduzione del fabbisogno energetico deve essere dimostrata con l'attestato di qualificazione energetica (Aqe) previsto dal Dlgs 192/2005. L'Aqe va asseverato dal direttore dei lavori e presentato in Comune insieme alla dichiarazione di ultimazione dei lavori, e senza questi elementi non si può ottenere l'agibilità.
Molto articolate le norme che disciplinano la misura degli ampliamenti (fermo restando sempre il limite complessivo dei 1.200 metri cubi). Se gli strumenti urbanistici vigenti prevedono già la possibilità di ampliamento del 20% per motivi igienico-funzionali e l'ampliamento è stato realizzato, è possibile realizzare in deroga un ulteriore ampliamento del 20% della volumetria esistente, per un incremento massimo di 200 metri cubi, a condizione che siano rispettati i requisiti rendimento energetico.
Se l'ampliamento per motivi igienico-funzionali è previsto, ma non è stato stato realizzato, è possibile realizzarlo prevedendo un ulteriore ampliamento in deroga del 20% della volumetria esistente, per un incremento massimo di 200 metri cubi, a condizione che siano rispettate, per l'ampliamento previsto dallo strumento urbanistico, le prescrizioni specifiche dettate dalle disposizioni regionali in materia di rendimento energetico nell'edilizia, e, per l'ulteriore 20% i requisiti energetici di questa legge. Se invece gli strumenti urbanistici vigenti non prevedono l'ampliamento del 20% per motivi igienico funzionali, è possibile realizzare in deroga un ampliamento del 20% della volumetria esistente, per un incremento massimo di 200 metri cubi, sempre rispettando i requisiti in materia energetica.
Demolizione e ricostruzione
Gli edifici residenziali da riqualificare con gli interventi di demolizione – totale o parziale – sono individuati dal Comune con una deliberazione consiliare, anche su richiesta degli "aventi titolo" (cioè dei proprietari). Gli edifici possono anche avere parti a destinazione d'uso non residenziale, purché in misura non superiore al 25% del volume. Peraltro, la parte non residenziale non va computata ai fini dell'ampliamento e non può essere aumentata.
L'ampliamento può essere del 25% se si raggiunge una qualità energetico-ambientale pari a 1,5 secondo il sistema di valutazione "Protocollo Itaca Sintetico 2009 Regione Piemonte". Se invece si raggiunge un punteggio di 2,5, l'ampliamento diventa del 35 per cento. Gli interventi di ricostruzione devono essere realizzati all'interno della stessa unità catastale nella quale è avvenuta la demolizione e sono disciplinati dal Comune.
Deroghe
Gli interventi possono derogare alle previsioni quantitative contenute negli strumenti urbanistici locali, ma non all'altezza massima consentita (tranne che per la quantità necessaria a sopraelevare di un piano). Non si può derogare, invece, ai parametri qualitativi vigenti, all'indice di permeabilità dei suoli e ai limiti di densità fondiaria. Inoltre, bisogna rispettare le distanze dai confini e dalle strade, e le distanze tra edifici fissate dagli strumenti urbanisitici. Non solo: con gli ampliamenti non si possono creare corpi di fabbrica separati, né nuove unità abitative, e non si può neppure cambiare la destinazione d'uso degli edifici interessati (salvo quanto consentito dagli strumenti urbanistici vigenti). E' previsto uno sconto del 20% sugli oneri di urbanizzazione, ma solo per le opere che servono a contrastare le barriere architettoniche.
I Comuni
Entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge, i Comuni possono esccludere la possibilità di fare ampliamenti, demolizioni e ricostruzioni in tutto o in parte del territorio comunale, oppure possono restringere la possibilità di derogare agli strumenti qualititativi e quantitativi. Per farlo serve una delibera del consiglio comunale.
Il non residenziale
Nei fabbricati a destinazione artigianale o produttiva, per i quali sia stata esaurita la superficie utile lorda (Sul) consentita, sono possibili due tipi di interventi:
- la realizzazione di soppalchi interni per un aumento massimo del 30% della Sul;
- l'ampliamento vero e proprio, per un aumento massimo della superficie del 20%, con un massimo di 200 metri quadrati.
Questi interventi possono avvenire in deroga alle previsioni quantitative degli strumenti urbanistici, vigenti o adottati. Da notare che gli edifici a finalità ricettive (come gli alberghi) sono equiparati agli edifici residenziali.

23 luglio 2009 - AgenFax.it

Piano Casa - Sicet, serve una risposta diversa

“Sarebbe una manna avere 100 mila alloggi di edilizia residenziale pubblica in 5 anni ma purtroppo non sarà così”. Questo il commento di Giovanni Baratta, segretario del SICET Piemonte, il sindacato inquilini della Cisl, dopo la firma del DPCM sul Piano Casa da parte del Presidente del Consiglio Berlusconi. “Il Piano del governo - continua Baratta - non è che l’avvio di un percorso finanziario (basato su fondi immobiliari nazionali e regionali e agevolazioni urbanistiche, edilizie e fiscali) che ha lo scopo di immettere sul mercato alloggi in affitto a canoni di mercato e abitazioni destinante alla vendita di cui però il mercato immobiliare è già saturo.
Con tutti i limiti, il piano casa della regione Piemonte dà risposte migliori”. Baratta ricorda che il peggioramento delle condizioni economiche nel Paese colpisce duramente chi vive in affitto. Il Governo fa altro rispetto a ciò che servirebbe davvero. In provincia di Torino sono 15mila le domande per avere una casa popolare, ma solo un migliaio ne riceverà una. Il fondo sostegno affitti è stato chiesto in Piemonte da circa 35mila cittadini nel 2007. “Il prossimo bando – osserva ancora il segretario del Sicet regionale - opererà un’altra grave discriminazione, voluta dal Governo: i cittadini stranieri potranno partecipare solo se residenti in Italia da 10 anni e da 5 in regione Piemonte. Gli sfratti per morosità sono in continua crescita anche nel nostro territorio. Ciò che serve è un modello di welfare abitativo basato sull’edilizia pubblica a canone sociale. Non serve progettare un sistema di società immobiliari finalizzate all’investimento finanziario e che non rispondono affatto alla domanda sociale di casa. A livello locale bisogna che tutte le istituzioni lavorino per individuare le aree dove edificare case popolari. Torino ha una grande opportunità con la Variante 200”. Il Sicet chiede che parte di queste aree siano destinate a edilizia popolare

21 luglio 2009 - Asca

Piano Casa - Tricarico (Anci), servono procedure snelle

'E' certamente positivo che dopo un anno di discussione il Governo Berlusconi dia finalmente fiato all'edilizia sociale del nostro Paese, impegnando i primi 200 milioni, dei 550 promessi''. Lo afferma Roberto Tricarico, assessore del Comune di Torino e Presidente della Consulta casa dell'Anci.
''Non sfugge a nessuno - prosegue Tricarico - che si tratta di risorse largamente insufficienti per far fronte alle 630.000 domande che giacciono negli uffici comunali per l'assegnazione di una casa popolare, e che servirebbe una dotazione finanziaria di almeno 1 miliardo di euro l'anno perche' si possa parlare seriamente di piano casa''.
''I soldi da soli - rileva Tricarico - non bastano: servono ora procedure snelle, efficaci e controllabili che consentano ai Comuni di realizzare quei piani per dare seguito allo stanziamento appena annunciato dal Governo''.
Nel ribadire che ''insieme ai necessari investimenti nell'edilizia sociale e' urgente mettere mano alla riforma del mercato privato della locazione, i cui affitti sono diventati insostenibili per la gran parte della popolazione italiana che brucia il 60% del proprio reddito in spese per la casa'', Tricarico ricorda che, negli ultimi mesi ''si era parlato di cedolare secca, si era paventata la riforma della 431 del '98; in realta', abbiamo avuto ancora una volta la proroga degli sfratti, senza che fosse accompagnata da un serio piano per l'edilizia abitativa del Paese''.
''Per quanto riguarda la costituzione di fondi immobiliari aperti alla partecipazione dei privati - conclude il Presidente della Consulta casa dell'Anci - i Comuni sono pronti a fare la propria parte, a condizione che l'obiettivo sia quello di ridurre il costo degli affitti e introdurre agevolazioni per le tante famiglie in cerca di casa''.

9 luglio 2009 - Asca

Bresso soddisfatta per ok Consiglio a Piano Casa

La presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso commenta con soddisfazione l'approvazione, avvenuta ieri sera in Consiglio regionale, del disegno di legge che attua - in maniera piu' tutelante per il territorio e con forte impegno per la razionalizzazione energetica - l'impegno della Regione assunto tramite l'Intesa sottoscritta con il Governo e snellisce le procedure in materia edilizia e urbanistica, comunemente denominato ''Piano casa''.
''Vengono coniugate - sostiene Bresso - la sfida per la semplificazione e quella per l'efficienza e il risparmio energetico, due obiettivi chiave di questa amministrazione.
Saranno portati da una parte benefici all'ambiente e alla salute dei cittadini, dall'altra si potra' contribuire a rilanciare l'economia creando posti di lavoro e incrementando il Pil piemontese''.
In coerenza con i criteri enunciati secondo il Piano Casa sono consentiti interventi di ampliamento, nel limite massimo del 20 per cento della volumetria esistente per le unita' edilizie uni e bi-familiari e per gli edifici di edilizia residenziale sovvenzionata. La volumetria complessiva, a intervento concluso, non potra' comunque superare i milleduecento metri cubi. In alternativa i Comuni possono individuare, anche su richiesta degli aventi titolo, edifici residenziali da riqualificare attraverso interventi di demolizione, totale o parziale, e di ricostruzione con un incremento massimo del 35 per cento, finalizzati al miglioramento della qualita' architettonica, energetica, ambientale, della sicurezza delle strutture e dell'accessibilita' degli edifici. In aggiunta sara' possibile soppalcare, in deroga alle previsioni quantitative degli strumenti urbanistici, i fabbricati esistenti a destinazione artigianale o produttiva, che abbiano esaurito la superficie utile lorda consentita, per un aumento massimo del 30 per cento della superficie esistente; oppure, sempre per gli edifici produttivi o artigianali, sara' possibile realizzare interventi di ampliamento pari al 20 per cento della superficie utile lorda, con un massimo di 200 metri quadrati, in deroga alle previsioni quantitative degli strumenti urbanistici, vigenti o adottati, e ai regolamenti edilizi.
Gli interventi non potranno in ogni caso essere realizzati su edifici o ambiti individuati dai piani regolatori come centri storici o aree esterne d'interesse storico e paesaggistico a essi collegati; singoli edifici, civili o di architettura rurale, di valore storico-artistico, ambientale o documentario; nei parchi nazionali e nelle aree protette istituite con legge regionale e in aree di inedificabilita' assoluta. Per le aree in cui la norma e' applicabile, la legge fissa limiti inderogabili, quali l'altezza massima, l'indice di permeabilita' del suolo e le distanze dai confini, dalle strade e dagli edifici, e prescrive il reperimento dei necessari titoli autorizzativi.

 

2 luglio 2009 - CasaeClima.com

Piano Casa - Le regioni al traguardo, il Governo no

Solamente Toscana, Umbria, Emilia Romagna, Veneto e la Provincia di Bolzano hanno rispettato l'accordo Governo--Enti locali dello scorso 1 aprile in cui si gettavano le basi del Piano Casa tanto voluto dal premier. Quasi tutte però hanno seguito le indicazioni di massima scaturite dallo stesso protocollo in cui si le regioni si impegnavano con il governo a varare entro 90 giorni delle proprie normative, seguendo una disciplina che prevede ampliamenti al 20 per cento per le ristrutturazioni e del 35 per cento in caso di demolizioni e ristrutturazioni.
Manca ancora però il decreto di semplificazione che il Governo doveva emanare dieci giorni dopo l'accordo dell'1 aprile. L'accordo con le regioni è stato necessario perché l’edilizia rientra nella «legislazione concorrente» tra esecutivo e regioni. Secondo le stime, il piano casa comporterebbe un indotto medio di circa 60 miliardi tra il 2009 e il 2012 grazie all’impennata del settore dell’edilizia, stimata intorno al 30%.
Ma per avere un quadro completo di come si stia costruendo il Piano casa nazionale andiamo nelle singole regioni a constatare i progressi fatti al 30 giugno 2009.
Piemonte
Anche il disegno di legge 625 adottato dalla Giunta piemontese consente interventi di ampliamento, nel limite massimo del 20 per cento della volumetria esistente, o di demolizione e ricostruzione, con un incremento massimo del 35 per cento della volumetria esistente, anche in deroga agli strumenti urbanistici. Il provvedimento si applica edifici di edilizia residenziale sovvenzionata a totale proprietà pubblica e per gli edifici fatiscenti, nonché alle unità edilizie uni e bi-familiari o comunque di volumetria complessiva non superiore ai mille metri cubi.
Tutti questi interventi saranno possibili anche in deroga agli strumenti urbanistici vigenti, a condizione che si utilizzino tecnologie per il risparmio energetico e si garantisca il miglioramento della qualità architettonica, della sicurezza delle strutture e dell'accessibilità degli edifici.
Dal piano casa sono esclusi i centri storici e gli edifici con valore storico artistico o aree esterne d'interesse storico e paesaggistico.
Previsti limiti inderogabili, sull'altezza massima, l'indice di permeabilità del suolo e le distanze dai confini, dalle strade e dagli edifici. Saranno però i Comuni, a decidere, entro 60 giorni se applicarne in tutto o solo in parte queste disposizioni o indicare altri parametri. Sempre i comuni avranno anche la facoltà di favorire, tramite premi di cubatura, interventi di riqualificazione edilizia su edifici non a destinazione commerciale, ritenuti incongrui con il contesto circostante.
In sede di consultazione la Federazione degli Ordini degli Architetti del Piemonte ha fatto osservare che la Regione Piemonte ha da tempo avviato un intenso programma di revisione della propria legislazione urbanistica, con un insieme di provvedimenti che dovrebbero determinare un nuovo quadro relativo al governo del territorio. Ci si riferisce alla nuova legge urbanistica, al Piano territoriale regionale (Ptr), al Piano paesaggistico regionale (Ppr) Sembra opportuno, secondo la Federazione, richiedere che la proposta di legge n. 625 venga collegata in modo più organico alla Nuova legge Urbanistica anticipando per quanto possibile l'approvazione di quest'ultima e apportando alla 625 quelle modifiche necessarie a rendere coerenti i due provvedimenti.