Regione ToscanaPiano Casa Governo Berlusconi 2009 |
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21 luglio 2009 - Asca
Piano Casa - Regione Toscana, abbiamo già anticipato i fondi
'C'era una volta un piano da 550 milioni di euro, quello varato dal governo Prodi, ora, dopo due anni e mezzo, ce n'e' uno da 200 milioni. Intanto la Toscana ha gia' fatto la sua parte. Infatti, poiche' alla Toscana sarebbero spettati 31,5 milioni, come quota parte sul vecchio piano casa di Prodi, noi li abbiamo anticipati con risorse regionali, in modo da far partire gli interventi in attesa che il governo attuale sbloccase i fondi''.
Questo il commento dell'assessore alla casa della Regione Toscana, Eugenio Baronti, all'annuncio del decreto, firmato oggi, sul piano casa del governo Berlusconi. ''A questo - continua l'assessore regionale alla casa - si aggiunge il pacchetto di misure straordinarie e urgenti, da 143 milioni di euro, che il Consiglio regionale sara' chiamato ad approvare nella prossima seduta. Infine ci sono risorse, complessivamente per 186 milioni di euro, che sono state riprogrammate nel corso di questi ultimi due anni.
Grazie a tutti questi interventi - fa notare Baronti - metteremo a disposizione circa 3 mila nuovi alloggi e faremo interventi di ristrutturazione e riqualificazione in 10.290 alloggi. Questa e' l'esperienza della Regione Toscana e mi pare che valga molto di piu' di tanti annunci''.
Anche perche', conclude Baronti, ''oggi, con questo decreto, ci sono 200 milioni. Che un domani si arrivi a 550, per ora, e' solo una promessa''.
8 luglio 2009 - L'Altra Città - Paolo Baldeschi
Perché il Piano casa della Regione Toscana è una buona legge
Sono fra coloro che hanno duramente criticato il ‘piano casa’ del governo perché inutile rispetto agli obiettivi dichiarati, distruttivo del paese e immorale. A differenza di altre Regioni, fra cui spiccano i congruenti estremismi di Veneto e Campania, la Regione Toscana lo ha tradotto in una buona legge. La LR 24/2009, infatti, ha il merito fondamentale di permettere l’ampliamento o la riedificazione solo di una parte del patrimonio edilizio esistente e solo all’interno degli strumenti urbanistici vigenti; impedisce con ciò l’aspetto più nefasto del disegno berlusconiano, il colpo di spugna sulla pianificazione del territorio e il via libera a ogni forma di speculazione.
Più precisamente, la legge limita gli interventi di ampliamento ai casi in cui già i piani regolatori permettono la ‘ristrutturazione edilizia con incrementi volumetrici’. Quanto agli interventi di demolizione e ricostruzione, questi sono possibili esclusivamente sull’edilizia abitativa, senza cambio di destinazione. Inoltre, i provvedimenti non si applicano nei centri storici o nelle parti del territorio ad essi assimilate, a immobili vincolati o dichiarati di interesse storico-culturale dagli strumenti urbanistici, nei parchi o nelle riserve naturali, in zone di pericolosità idrogeologica e all’interno dei piani attuativi. Viene così disinnescata la peggiore pillola avvelenata del disegno di legge statale, la possibilità di riconvertire i capannoni dismessi o inutilmente costruiti con la Tremonti bis, e magari da ricostruire con la Tremonti ter, come residenze ed uffici. Se si considera, inoltre, che tutti gli interventi sono condizionati dall’utilizzazione di tecniche di sostenibilità ambientale e di risparmio energetico (nonché dall’eliminazione delle barriere architettoniche), si può sostenere che la legge, se correttamente applicata, potrebbe avere un impatto positivo sul patrimonio edilizio regionale. Un risultato non di poco conto e addirittura brillante se confrontato a quanto legiferato dalle altre regioni.
Chi critica la legge, sostenendo che comunque la Regione Toscana avrebbe potuto ignorare il ‘piano casa’ del governo, trattandosi di materia di esclusiva competenza regionale, non tiene conto che un rifiuto secco, data la popolarità dell’abuso edilizio, sarebbe stato un suicidio politico. Il fatto che la Regione Toscana abbia approvato rapidamente la legge (con l’astensione dell’opposizione), a mio parere – e in ciò dissento da altre osservazioni critiche – è stata una mossa intelligente che ha chiuso la questione prima che si scatenassero le pressioni di proprietari, costruttori, cooperative, professionisti e del potente battaglione edilizio.
Tuttavia il comportamento dei Comuni che ne dovranno dare attuazione può inficiare le potenzialità positive della legge. Sarebbe, infatti, una iattura se le amministrazioni locali rendessero più permissivi gli strumenti urbanistici o riclassificassero in basso le categorie di intervento sul patrimonio edilizio, in particolare nel territorio rurale, per ampliare e rendere possibile ciò che la Regione ha voluto limitare. E qui torniamo ad un punto dolente, al vero nodo di fondo che mette in crisi sistematicamente le buone intenzioni di governo del territorio della Toscana espresse anche nel PIT recentemente adottato come piano paesaggistico: la delega totale ai Comuni delle politiche urbanistiche reali e la altrettanto totale assenza di controlli e sanzioni, di fronte a plateali violazioni della legge e ad azioni non solo illecite, ma criminose e ripetute nel tempo. Vi è un caso esemplare che interessa un Comune situato in quel ‘patrimonio collinare’ che il piano paesaggistico definisce come ‘invariante strutturale’. Il Comune è Casole d’Elsa: qui la lettura dei verbali della Procura della Repubblica, da poco resi pubblici, dipinge un quadro drammatico e pone interrogativi non solo sulle possibilità, ma anche sulla volontà di controllo da parte degli organismi regionali in presenza di clamorose, insistite, ricorrenti e impudenti violazioni della legge. Il tema è cruciale dal momento che il piano paesaggistico adottato limita drasticamente il potere delle soprintendenze in merito alle autorizzazioni paesaggistiche (ormai richieste solo in casi particolari), trasferendo di fatto ogni potere ai Comuni.
5 luglio 2009 - Repubblica - Ernesto Ferrara
Il piano casa fa flop, la villetta resta così
IL PIANO casa di Berlusconi, ad un mese dall' entrata in vigore della legge regionale che gli ha dato applicazione, a Firenze si sta rivelando un mezzo flop.
E' dal confronto del numero di dia (le dichiarazioni di inizio attività) presentate agli uffici comunali dell' urbanistica che salta fuori il dato: furono 520 nel mese di giugno 2008 - quando non c' era nessun piano casa - sono state appena 22 in più, 542, nello stesso mese di quest' anno (la legge è entrata in vigore ai primi di giugno). Un aumento che gli uffici dell' edilizia privata non ritengono imputabile alle possibilità introdotte dalla legge e che comunque non si può ritenere un boom. Di fatto in pochi, nonostante il risalto all' iniziativa dato dal governo, si sono fatti avanti per aumentare le cubature delle villette unie bifamiliari finoa 200 metri cubi o per sfruttare la possibilità di demolire e ricostruire edifici residenziali ampliandoli del 35% e anche oltre usando tecniche di bioedilizia.
Anzi a dispetto degli inviti del premier per ora non c' è stata nessuna corsa al geometra né ai muratori per rifare il terratetto o ingrandirsi la villetta, per quanto, fino al 31 dicembre 2010, non ci sia bisogno di un permesso a costruire difficile da ottenere ma di una semplice dia che non ha bisogno di autorizzazioni ed è soggetta solo ad un controllo a campione.
Cos' è successo? Perché il piano pensato per rimettere in moto l' economia morsa dalla crisi non sta facendo proseliti? Sono gli stessi uffici comunali di via del Castagno, che avevano messo le mani avanti chiedendo rinforzi di personale nel momento in cui ci fosse stato il boom delle dia da controllare, a chiederselo. E la prima risposta arriva proprio dalle maglie troppo strette contenute nella legge toscana che ha recepito l' accordo Stato-Regioni dopo la cancellazione del primo e più "permissivo" decreto del governo: nel testo della Regione si escludono dalla fascia urbana dove è possibile costruire i centri storici nella definizione più estensiva.
A Firenze, secondo il Prg, è centro storico la zona monumentale e anche quel che c' è dentro la cerchia dei viali, l' Oltrarno e poi Brozzi, Peretola, parte del Galluzzo, una fetta di Gavinana, buona parte del Campo di Marte, l' area delle Cascine, Rifredi, l' asse LibertàBolognese, la zona di Porta Romana. Ed è off limits anche la fascia collinare. «E' un flop annunciato - confessa Riccardo Spagnoli, presidente fiorentino dell' Ance - la legge regionale ha soffocato le aspettative dei cittadini sugli edifici privati ed ha pure escluso dal novero degli edifici che si possono ingrandire quelli di natura industriale, un vero e proprio cappio». Le speranze dell' Ance sono ora affidate al cosiddetto «piano casa regionale» che porta in dote investimenti edilizi per 130 milioni di euro.
2 luglio 2009 - CasaeClima.com
Piano Casa - Le regioni al traguardo, il Governo no
Solamente Toscana, Umbria, Emilia Romagna, Veneto e la Provincia di Bolzano hanno rispettato l'accordo Governo--Enti locali dello scorso 1 aprile in cui si gettavano le basi del Piano Casa tanto voluto dal premier. Quasi tutte però hanno seguito le indicazioni di massima scaturite dallo stesso protocollo in cui si le regioni si impegnavano con il governo a varare entro 90 giorni delle proprie normative, seguendo una disciplina che prevede ampliamenti al 20 per cento per le ristrutturazioni e del 35 per cento in caso di demolizioni e ristrutturazioni.
Manca ancora però il decreto di semplificazione che il Governo doveva emanare dieci giorni dopo l'accordo dell'1 aprile. L'accordo con le regioni è stato necessario perché l’edilizia rientra nella «legislazione concorrente» tra esecutivo e regioni. Secondo le stime, il piano casa comporterebbe un indotto medio di circa 60 miliardi tra il 2009 e il 2012 grazie all’impennata del settore dell’edilizia, stimata intorno al 30%.
Ma per avere un quadro completo di come si stia costruendo il Piano casa nazionale andiamo nelle singole regioni a constatare i progressi fatti al 30 giugno 2009.
Toscana -*iter legislativo completato*-
Il provvedimento consente, tramite DIA (dichiarazione di inizio attività) da presentare entro il 31 dicembre 2010, ampliamenti fino al 20 per cento della volumetria degli edifici residenziali uni-bifamiliari o comunque con volumetria non superiore a 1000mc, per un incremento massimo di 200mc; demolizioni e ricostruzioni con ampliamento degli edifici residenziali entro il limite del 35 per cento della superficie utile lorda esistente e legittimata da titoli abitativi alla data del 31 marzo 2009.
Sull’efficienza energetica, negli ampliamenti è obbligatorio rispettare un indice del 20% inferiore ai parametri fissati come valore-limite del 2010 per la climatizzazione invernale; per demolizioni e ricostruzioni tale indice dev’essere inferiore del 50% al parametro del 2010, e la prestazione energetica per il raffrescamento estivo deve essere inferiore a 30 kW/h per mq annuo.
Gli alloggi non potranno però essere modificati per almeno 5 anni dalla comunicazione di fine lavori. Specifiche condizioni inoltre riguardano diversi aspetti, tra cui: la destinazione d’uso, che non può cambiare né nel caso degli ampliamenti né nel caso di demolizioni e ricostruzioni; il divieto di aumento delle unità immobiliari nel caso degli ampliamenti (è consentito invece nel caso di demolizioni e ricostruzioni ma solo per unità non inferiori a 50 mq); il divieto di demolizioni e ricostruzioni per gli edifici collocati fuori dai centri abitati; disposizioni e divieti sugli ambiti a pericolosità geomorfologica e idraulica elevata e molto elevata; l’obbligo, per demolizioni e ricostruzioni, di applicare in modo rigido tutte le disposizioni riguardanti l’abbattimento delle barriere architettoniche.
La corretta applicazione della legge sarà monitorata con cadenza trimestrale e verrà istituito anche un sistema informativo regionale sull’efficienza e sulla certificazione energetica degli edifici e dei relativi impianti.
