Piano Casa Governo Berlusconi 2009
Guida al "Piano Casa" promosso dal Governo Berlusconi. Notizie, informazioni, approfondimenti e commenti sul piano per l'edilizia che dovrebbe rilanciare il settore e, più in generale, l'economia, consentendo ai cittadini di aumentare la cubatura degli edifici, oltre a venire incontro alle classi più disagiate dando nuovi alloggi alle giovani coppie e alle categorie maggiormente in difficoltà.
26 Maggio 2009 - Il Giornale - Stefano Filippi
Piano casa in salsa locale Ecco le novità regione per regione
Sorpresa: il piano casa del governo piace più al centrosinistra che al centrodestra. Silvio Berlusconi l’aveva lanciato ai primi di marzo per rimettere in moto l’economia. Ristrutturazioni, abbattimenti e ricostruzioni sarebbero stati un mezzo potente per ridare fiato all’edilizia. Le regioni rosse frenarono, chiedendo di discuterne. Sui temi dell’urbanistica l’ultima parola spetta agli enti locali, che approvano normative in base alla legge-cornice del Parlamento.
Dopo due mesi e mezzo, l’unica regione ad aver varato una legge in materia è la Toscana. I consigli regionali di Umbria, Veneto e Sicilia stanno discutendo i disegni di legge; la giunta del Piemonte ha varato ieri il suo testo. Altre amministrazioni di centrosinistra (Emilia Romagna, Lazio, Marche) oltre a Lombardia e Friuli Venezia Giulia si apprestano a presentare i provvedimenti. La provincia autonoma di Bolzano ha delegato la materia alla giunta. Il resto d’Italia attende lo sblocco del decreto legge di semplificazione edilizia fermo alla Conferenza stato-regioni.
Le regioni recepiscono i cardini della proposta del premier: aumento del 20% di superficie o cubatura per gli immobili non condominiali, abbattimento e ricostruzione con «premio» del 35% di volumetria nel rispetto di rigorosi standard di risparmio energetico. Ogni parlamentino regionale può imporre limiti o decidere deroghe.
Piemonte. Il ddl consente di intervenire in deroga agli strumenti urbanistici se si ottiene un forte risparmio energetico e si migliorano qualità architettonica, sicurezza e accessibilità. Ampliamenti, demolizioni e ricostruzioni riguardano le unità edilizie uni e bi-familiari non superiori a mille metri cubi. Sono esclusi i centri storici, le aree d’interesse paesaggistico e gli edifici tutelati.
Lombardia. Entro la settimana il ddl avrà il via libera della giunta. Punti salienti: ampliamento fino al 20% degli edifici mono e bi-familiari; sostituzione di vecchi edifici residenziali, industriali o rurali con incremento volumetrico del 30%; recupero degli spazi edilizi inutilizzati; riqualificazione dei quartieri di edilizia abitativa pubblica in deroga ai piani urbanistici; sostituzione edilizia anche nelle aree storiche o di rilievo naturalistico-ambientale.
Provincia autonoma di Bolzano. Gli interventi dovranno raggiungere lo standard energetico Casa-clima C. I dettagli saranno definiti dalla giunta di concerto con i comuni.
Provincia autonoma di Trento. Ha competenza esclusiva in materia urbanistica. Le ristrutturazioni sono incentivate con finanziamenti; i comuni decidono sugli aumenti di cubatura.
Veneto. Consentito l’ampliamento dell’esistente fino al 20% del volume; in caso di demolizione e ricostruzione il premio di cubatura può raggiungere il 40% con l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili. Previsti sconti sulle opere di urbanizzazione. Consentiti anche lavori nei centri storici e nelle zone di pregio se autorizzati dai comuni.
Friuli Venezia Giulia. Si prevede di liberalizzare gli ampliamenti di pertinenze di abitazioni fino al 10% del volume esistente, mentre viene sottoposto a Dichiarazione di inizio attività l’ampliamento fino al 20%. Non si pagano gli oneri di urbanizzazione per ampliamento fino al 20% della superficie imponibile.
Emilia Romagna. Ai primi di giugno sarà presentata una proposta di legge con requisiti severi su sicurezza e risparmio energetico.
Toscana.
Autorizza a maggiorare i volumi immobiliari fino al 20%, a demolire e ricostruire vecchi fabbricati, residenziali e commerciali, aumentando la superficie del 35%. Sono esclusi i centri storici, gli edifici tutelati, le zone inedificabili. Il risparmio energetico deve superare del 20% (50 in caso di ricostruzione) quello previsto per le nuove costruzioni nel 2010.
Marche. La bozza di ddl non è stata ancora resa pubblica ma sottoposta ai capigruppo di maggioranza ed enti locali, costruttori, categorie.
Umbria. Consentiti ampliamenti fino al 20% della superficie se accompagnati da miglioramento dell’efficienza energetica. Demolizioni e ricostruzioni (con premio del 25%) devono ottenere il certificato di sostenibilità ambientale di classe B.
Lazio. La bozza di ddl è al vaglio dei tecnici e riservata.
Sicilia. Gli ampliamenti riguardano dal 15 al 25% del volume (a seconda della cubatura) con ulteriore premio del 5% se si utilizzano fonti rinnovabili. Aumento di volumetria del 35% in caso di abbattimento e ricostruzione secondo criteri di bioedilizia. Previste agevolazioni sui contributi. Per i lavori nei centri storici occorre il parere della sovrintendenza.
25 Maggio 2009 - Il Sole 24 Ore - Cristiano Dell'Oste e Fabrizio Patti
Il piano casa parte dalle Regioni
Ingrandire la propria la casa. Sì, ma come? E quanto? Le regioni stanno provando a rispondere alla domanda che migliaia di proprietari e imprese si pongono da quando – all'inizio di marzo – il presidente del consiglio ha annunciato che il piano casa avrebbe rilanciato l'edilizia.
Undici regioni hanno già definito le linee generali e le bozze dei testi normativi. Di legge vera e propria per adesso ce n'è una sola, quella della Toscana, ma gli ultimi giorni fanno registrare una decisa fuga in avanti rispetto al decreto legge di semplificazione edilizia, fermo da settimane alla conferenza stato-regioni.
Oltre alla Toscana, tre regioni – Veneto, Sicilia e Umbria – hanno varato in giunta un disegno di legge. E altre si aggiungeranno presto: oggi dovrebbe essere la volta di Marche e Piemonte, mentre mercoledì toccherà alla Lombardia. E sono quasi pronti anche i testi di Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Lazio. Senza dimenticare la provincia autonoma di Bolzano, che ha scelto di attuare il piano casa delegando alla giunta e ai comuni il compito di fissare i dettagli su ampliamenti e requisiti energetici.
E le altre regioni? Non restano certo a guardare – tant'è vero che sono circolate indicazioni sui possibili contenuti delle normative di Puglia e Liguria – ma aspettano di sapere cosa ci sarà nel decreto legge di semplificazione edilizia.
Il quadro, infatti, è molto intricato. È vero che il 1° aprile le regioni hanno siglato un'intesa con il governo impegnandosi entro 90 giorni a varare le proprie leggi per disciplinare gli ampliamenti del 20% e i lavori di demolizione e ricostruzione con premio di cubatura del 35 per cento. Ma è altrettanto vero che la mancata emanazione del decreto legge di semplificazione edilizia– bloccato dal mancato accordo proprio tra stato e regioni – lascia aperta un'incognita su alcune questioni chiave, come i lavori senza Dia e la valutazione ambientale strategica. E sullo sfondo restano due richieste forti da parte delle regioni, ribadite dalla presidente dell'Umbria, Maria Rita Lorenzetti, che coordina il dossier-casa per la conferenza delle regioni: «La possibilità di assumere personale tecnico per effettuare i controlli antisismici e l'estensione del bonus del 55% sugli interventi di messa in sicurezza degli edifici, che non può essere limitato all'Appennino centrale».
In attesa che il decreto legge veda la luce, la normativa toscana e i disegni di legge regionale finora messi a punto consentono di capire dove e come sarà possibile intervenire sugli immobili . Anche se è bene non sottovalutare i possibili intoppi nell'iter legislativo. Il Veneto è stato il primo a varare un disegno di legge, ma la scorsa settimana la discussione è stata rinviata al 22 giugno. «Colpa dei 2.400 emendamenti presentati dall'opposizione, che ci faranno perdere un mese – commenta il relatore Tiziano Zigiotto –. D'altra parte in Veneto non si può porre la fiducia e quindi lavoreremo per trovare un accordo, cosa che dopo le elezioni sarà più semplice».
Confrontando gli articolati finora disponibili, le maggiori differenze riguardano la percentuale di incremento – commisurata a seconda dei casi sul volume o sulla superficie esistente – e gli standard energetici richiesti per dare il via ai lavori. La formula meno esigente, sotto quest'ultimo profilo, sembra essere quella veneta, mentre la soluzione toscana fissa requisiti stringenti. Altri aspetti delicati riguardano gli sconti sugli oneri di urbanizzazione (Veneto e Sicilia le più generose), la possibilità di intervenire sugli immobili a uso diverso da quello residenziale (che in Umbria è legata a piani di riqualificazione delle aree industriali) e l'applicazione delle nuove regole alle aree di pregio paesaggistico e ai centri storici (scelta che il Veneto lascia ai comuni).
Ma il difficile è capire dove si potrà effettivamente intervenire, alla luce delle norme regionali e comunali. Un nodo che potrà essere sciolto solo analizzando i testi di legge definitivi, come dimostra il caso della legge toscana.
25 Maggio 2009 - Antenna3
Brunetta: per combattere la crisi serve il Piano Casa
”Piano casa, piano casa, piano casa”. E’ questa la via da seguire, secondo il ministro della
Pubblica Amministrazione e Inovazione, Renato Brunetta, per portare l’Italia fuori dalla crisi economica. "Dobbiamo far ripartire i consumi e gli investimenti" ha detto Brunetta ad un convegno dell’Aib (Associazione industriale bresciana) . "I consumi e gli investimenti ripartono principalmente se riparte l’edilizia. C’e’ una quantita’ di risparmio e di potere di acquisto rilevante che si e’ accumulata in questi quattro trimestri di crisi che puo’ essere sbloccata proprio nel piano casa del governo. Quando riparte l’edilizia riparte tutta l’economia”. Da qui l’appello di Brunetta: ”Piano casa, piano casa, piano casa per assorbire il risparmio incrementale che si e’ formato paradossalmente in quattro trimestri di crisi”. Secondo il ministro infatti ”noi abbiamo 30 milioni di redditi” da lavoro dipendente e da pensione ”che in questi mesi di crisi o sono rimasti costanti o sono aumentati” grazie all’incremento dei redditi stessi e alla discesa dei prezzi di molti generi di consumo e delle materie prime.