Regione SiciliaPiano Casa Governo Berlusconi 2009 |
![]() |
12 maggio 2009 - Repubblica
No al piano casa: 'Mancano i soldi' Cade la sanatoria per gli occupanti
Bocciata la sanatoria per gli occupanti abusivi di alloggi popolari, bocciato il piano casa della Regione. Sono sei, in tutto, gli articoli impugnati per intero o parzialmente dal commissario dello Stato. Il prefetto Di Pace dice no all' articolo 29 che, scrive nel ricorso, «introduce a regime una indiscriminata e generica sanatoria delle occupazioni sine titulo degli alloggi popolari, previo il mero pagamento delle mensilità del canone dovuto, anche indipendentemente dalla verifica del possesso dei requisiti previsti per fruire dei benefici dell' edilizia popolare». Stop anche al cosiddetto piano casa varato dalla Regione. Una norma della Finanziaria dava mandato all' assessore regionale ai Lavori pubblici, Luigi Gentile, di predisporre un programma di iniziative per la realizzazione di alloggi e di residenze universitarie («anche mediante il recupero di unità immobiliari degradate») ma anche di varare «un piano di interventi per l' adeguamento a criteri antisismici, la riqualificazione urbana e la riqualificazione energetica di edifici di proprietà pubblica destinati ad alloggi popolari». Il programma, entro il limite di spesa di 80 milioni di euro, avrebbe dovuto essere finanziato con le risorse ex Gescal. Ma, sottolinea Di Pace, manca la copertura finanziaria. Anche perché, dopo una richiesta di chiarimenti da parte del commissariato, l' assessorato ai Lavori pubblici l' 8 maggio ha ammesso, testualmente, che «le disponibilità residuali sui programmi ex Gescal non si ritiene consentano certezze per far fronte alle necessità». Il commissario dello Stato ha impugnato anche un articolo che mirava a rideterminare le tariffe di igiene ambientale adottate dagli Ato rifiuti, dopo una sentenza del Consiglio di giustizia amministrativa che aveva accolto il ricorso di un gruppo di cittadini a Enna. Le disposizioni, scrive Di Pace, «vanificano gli effetti di un giudicato e si sovrappongono in via sostitutiva per il passato e per il futuro all' autonoma determinazione degli enti locali che fanno parte degli Ato».
9 maggio 2009 - Asca
Commissario Stato impugna Piano Casa e contributi a pioggia
Sono molti gli articoli della finanziaria regionale siciliana, approvata dall'Ars il 30 aprile scorso, che il commissario dello Stato per la Regione siciliana, Alberto Di Pace, ha impugnato dinanzi alla Corte Costituzionale per mancanza di copertura finanziaria, tra cui il 'Piano Casa' e i contributi a pioggia ad enti e associazioni tramite le tabelle 'A' e 'F'. Riguardo alla concessione dei contributi, se da un lato e' stata abrogata dal corrente anno tutte le norme autorizzative di spesa relative agli interventi riportati nella tabella 'H' allegata alla legge regionale 1/2008, dall'altro si autorizza ''tout court'' l'inserimento nel bilancio di previsione di capitoli di spesa attinenti alla concessione di contributi contrassegnati con la nota 'A' e 'F'. Per Di Pace vi sarebbe una ''estrema genericita''' delle disposizioni che potrebbe dare origine, ''come gia' si prospetta nel corrente esercizio finanziario, a situazioni di compromissione del principio costituzionale del buon andamento della pubblica amministrazione''.
Sul cosiddetto 'Piano casa' il commissario dello Stato e' stato lapidario nel certificare la mancanza di copertura finanziaria sul censimento degli alloggi popolari, limitatamente alla parte sui comuni e gli Istituti autonomi per le case popolari che possono regolarizzare la posizione dei detentori senza titolo degli alloggi previo pagamento delle mensilita' del canone dovuto; e sugli interventi per l'edilizia abitativa.
Impugnati anche gli articoli sul patto di stabilita' interno regionale; sulla definizione agevolata delle violazioni relative al tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi urbani; e sulle misure di contenimento dell'emergenza ambientale.
9 maggio 2009 - RTM News
Ispica: Piano casa, illustrata la proposta di legge al secondo seminario promosso da Cna Costruzioni
“Non è possibile che l’area iblea continui ad essere esclusa dalle scelte più importanti, continuando a subire decisioni calate dall’alto, soprattutto da Palermo. Siamo indignati”. Duro atto di accusa, ieri sera, a Ispica, del presidente provinciale della Cna, Giuseppe Cascone. In occasione del secondo seminario itinerante, per un’analisi approfondita delle problematiche del settore edilizio, promosso da Cna costruzioni, e tenutosi presso l’auditorium “Maria Crocifissa Curcio”, è stata denunciata l’assenza di un sostegno concreto alle imprese da parte delle istituzioni competenti. Soprattutto alle imprese di un comparto trainante per l’economia locale. Il confronto di ieri, alla presenza del sindaco Piero Rustico, e dei deputati regionali Innocenzo Leontini e Roberto Ammatuna, è servito a mettere dei punti fermi rispetto alle rivendicazioni avanzate dall’associazione di categoria. “L’impresa, con pochi incentivi – ha spiegato il presidente provinciale di Cna costruzioni, Bartolo Alecci – non ce la fa a sostenere i costi. Senza parlare del fatto che, l’evento sismico in Abruzzo, ha posto l’accento sulla necessità del risanamento conservativo che riguarda da vicino buona parte dei centri storici della nostra provincia. Dobbiamo incidere anche su tale fronte. Così come su quello del lavoro nero. Ci stiamo adoperando per eliminare tutte le sacche di anomalia”. Alla presenza del segretario provinciale Cna Giovanni Brancati, il responsabile territoriale della Cna di Ispica, Carmelo Caccamo, ha puntato il dito sulle questioni territoriali, a cominciare dall’area Asi e dal Pip, ma mettendo in primo piano anche le problematiche concernenti le mancate approvazioni dei programmi costruttivi e del Prg. Il sindaco Rustico ha sottolineato che, in proposito, precisi impegni sono stati assunti dall’Amministrazione comunale, impegni che si intende concretizzare a breve. “La prospettiva dell’area Asi – ha chiarito il primo cittadino – ha una specifica idea di fondo che la anima, essendo finalizzata alle imprese. Per quanto riguarda il Prg, ci stiamo dando da fare per completare quanto rientra nelle possibilità dell’Amministrazione”. Il responsabile provinciale di Cna costruzioni, Vittorio Schininà, ha chiarito, dinanzi ad una folta platea di imprenditori del settore, che nessuno sa ancora indicare una soluzione per uscire dalla crisi. “Occorre – ha precisato Schininà – un piano strategico integrato sui vari livelli. Vogliamo delle risposte, vogliamo scelte da prendere in tempi rapidi. Il prezziario è arrivato dopo un anno di audizioni in commissione. Si è perso tempo prezioso. Ora, l’unica risorsa liquida è rappresentata dai fondi europei. Ma, anche in questo caso, il tempo ha fatto la propria parte considerato che ci è voluto un anno per cambiare dirigente. Bisogna ripartire con un piano di spesa diffuso sul territorio. Se, anche stavolta, non si riescono a spendere bene questi soldi, gli stessi verranno impantanati”. Schininà, poi, ha stigmatizzato il fatto riguardante la stesura di un testo unico sugli appalti da parte del Governo regionale. Una procedura che rischia di allungare i già complessi procedimenti burocratici. L’on. Leontini ha fornito indicazioni precise sui fondi Fas. “Una concreta possibilità di utilizzarli – ha precisato il deputato regionale – ci sarà da settembre. Se non riusciamo a far partire i bandi, rischieremmo di non avere l’opportunità di utilizzare il quadro finanziario complessivo”. Leontini, poi, ha illustrato i contenuti del disegno di legge di cui è primo firmatario sul piano casa. “Faremo in modo che non ci siano voci discordanti – ha proseguito Leontini – promuovendo interventi edilizi per una migliore qualità abitativa e per favorire l’energia rinnovabile”. L’on. Ammatuna ha parlato, dal canto suo, di una situazione complicata all’Ars con un duello politico, anche interno alla maggioranza, in corso da parecchi mesi. “Proprio sul piano casa – afferma Ammatuna – nell’ultimo giorno di audizione in seno alla commissione competente, veniamo a conoscenza, dai giornali, che esiste un progetto di legge alternativo da parte dell’assessore Gentile con relativa bozza che da qui a poco approderà in commissione. Dunque, al momento, è tutto fermo. Così come è bloccata la situazione degli appalti. Molte volte non si può ricevere il finanziamento perché non ci sono progetti esecutivi”. Ammatuna ha poi annunciato che il Comune di Ispica, dopo l’approvazione di una norma specifica, sarà agevolato con l’attivazione di sette cantieri lavoro. “Una piccola risposta – ha continuato Ammatuna – che il Parlamento siciliano ha voluto dare alle varie città della nostra isola”. E il deputato ha sottolineato che “i fondi strutturali europei che abbiamo utilizzato non hanno fatto crescere il Pil ibleo. Il ritardo che si sta accumulando in proposito è molto più grave di quello degli anni scorsi”. In rappresentanza delle organizzazioni sindacali di categoria, Luca Gintili, segretario provinciale della Filca Cisl, ha affrontato due grossi problemi che investono il settore: la necessità di avere da subito un piano casa per rimettere in moto l’economia; l’invito rivolto alle imprese a non far perdere posti di lavoro, anche attraverso l’utilizzo di specifici incentivi. La proposta lanciata da Gintili, poi, è stata quella della creazione di un centro di progettazione dei lavori pubblici provinciali. Cascone ha concluso sostenendo che il piano casa potrà fungere da supporto per l’intero comparto. “La Cna è pronta – ha sottolineato ancora Cascone – ad avviare percorsi virtuosi in grado di creare vere e proprie condizioni a supporto delle imprese”.
8 maggio 2009 - Repubblica - Fabio Alfano
Fermiamo il piano casa in nome della bellezza
POICHÉ il piano casa, da azione propagandistica elettorale, tende a diventare sempre più pericolosa realtà è necessario intervenire, anche drasticamente, affinché si possano arginare gli effetti negativi di un decreto legge allo stato attuale alquanto irresponsabile. Avendo chiaro anzitutto che l'Italia non ha alcun bisogno di ampliare le proprie case, semmai di renderle più sicure - l'Abruzzo ci insegna - e meno brutte. E ancora, di costruirne di nuove per chi non ne ha. Questa legge non va in nessuna di queste direzioni. Non prevede alcun incremento sensibile delle case esistenti, non ne garantisce la sicurezza: tutto è lasciato a un' iniziativa personale che controlla se stessa, non tende alla qualificazione del territorio poiché si esprime soltanto in termini quantitativi. In tutte le sue declinazioni nazionali e regionali (almeno per quanto riguarda la Sicilia) il piano casa indica solo metri cubi e metri quadrati in percentuale da poter ampliare rispetto al costruito preesistente. Su "come" queste quantità possano o debbano essere costruite nessun accenno, se non il richiamo alla normativa vigente e la possibilità da parte di Comuni e Soprintendenze di intervenire, entro un mese dalla ricezione della denuncia di inizio attività, per far rispettare eventuali regolamenti edilizi o normative particolari inerenti ai centri storici. A quale qualità tendiamo, sempre che interessi veramente a qualcuno, se la affidiamo unicamente a codici e regolamenti che per natura non possono garantirla, specialmente se controllati in uno stato di precarietà e di emergenza dagli stessi controllori che, per impossibilità, incapacità o dolo hanno reso il territorio ciò che attualmente è? Non avremo alcun territorio risanato, anzi. Ci vogliono nuove norme, prescrizioni precise già in partenza, obblighi a riferirsi a studi, piani, progetti generali o specifici di intervento (anche a scala del condominio) che assicurino qualità tecnica ed estetica ai singoli ampliamenti ma anche e soprattutto ai sistemi urbani e extraurbani in cui questi vengono realizzati: strade, quartieri, borgate, città, coste. Bisogna prevedere per legge commissioni di bravi architetti, ingegneri, paesaggisti, agrari, geologi, create a proposito che regolino e controllino severamente queste trasformazioni. Ci vogliono inflessibili punizioni per chi non rispetta le regole. Non è pensabile che gli italiani, da decenni assuefatti a logiche di solo interesse personale, in nome di un vantaggio collettivo che non riescono nemmeno a immaginare, si autoregolino rispetto alla accattivante occasione prospettata loro: aggiungere ulteriori metri quadrati a una delle loro massime istituzioni, la propria casa. Chi ci crede? È molto più verosimile che migliaia di vere o presunte esigenze di espansione, ben giustificate alla propria coscienza, si concretizzino in indiscriminati e incontrollati volumetti senza forma che, invadendo territori extraurbani e anche urbani, laddove verrà consentito loro (in Sicilia per esempio), accresceranno di un bel po', fino al 35 per cento, il tasso di caoticità, bruttezza, disarmonia, insicurezza, invivibilità del territorio. Peggiorando, ovvio, sensibilmente la qualità della vita di tutti. Un'altra questione importantissima è che non esiste al momento una sola Italia ma tante, nel senso che lo stato dei territori nazionali non è tutto lo stesso. Perciò le conseguenze di questa legge in Sicilia saranno diverse da quelle, per esempio, che si avranno in Piemonte. Il nostro è un territorio massacrato da decenni di speculazioni mafiose e no, da migliaia di abusi sempre sanati, da un'assenza di cultura del collettivo, pubblico, civico, dal non rispetto dell' ambiente. Una terra dove la quantità di edificato nelle città, nelle coste, sulle colline è enorme, con cubature lecite e illecite assolutamente sbilanciate rispetto ai suoli su cui insistono, dove non ci sono territori demaniali, riserve naturali, parchi archeologici, fasce di rispetto non valicate dall'interesse personale. Un territorio dove la qualità complessiva di ciò che è stato costruito negli ultimi sessant'anni è a dir poco pessima. Che cosa può sopportare ancora questa terra? Cosa vogliamo ancora infliggerci? Che cosa ci aspettiamo possa avvenire? E poi, fare le nostre case un po' più spaziose a discapito della vivibilità generale delle nostre città è quello che ci conviene di più? Ampliare "ville" e "villini" rendendo coste, campagne, colline sempre più simili a ciò da cui scappiamo - densità insopportabili, inquinamento, assenza di natura - è quello che vogliamo veramente? È necessario pertanto che questa legge faccia dovute distinzioni tra i territori in relazione al loro stato di trasformazione, al fine di ridurre, sino ad annullarla, la percentuale di possibile nuova edificazione. Tenendo conto soprattutto degli abusi commessi. Non soltanto quelli insanabili per legge ma tutti quelli che hanno pesantemente aumentato le densità dei territori, sottratto spazio alla natura, tolto vedute, modificato irreversibilmente il paesaggio. E questa distinzione dei territori e limitazione drastica della possibilità di costruire non può essere demandata da parte dello Stato alle Regioni, e da parte delle Regioni ai Comuni (vedi disegno legge regionale) perché è chiaro che ogni passaggio di competenza porta sempre più vicino a interessi e tornaconti locali non più controllabili. E poi la qualità del territorio deve essere di interesse nazionale. Non possiamo continuare a separare ciò che per sua costituzione fisica è unitario. Il disastro di una parte (comune, regione) ha conseguenze negative su tutti i sistemi a cui appartiene (regione, nazione). Per tutte queste ragioni chi gestisce questa legge direttamente (legislatori, governanti, amministratori), chi può avere influenza su di essa (Ordini, Università, associazioni, comitati, professionisti, cittadini) farebbero bene a adoperarsi, ognuno con il proprio ruolo, affinché si scongiuri un disastro annunciato. Un processo pericoloso che non incrementerà neanche momentaneamente l' economia generale, in quanto basato su falsi problemi e ambiguità di risoluzioni. Dimostriamo tutti che abbiamo compreso dalla storia recente che la miope logica del tornaconto personale non porta ad altro che a disastri di cui tutti noi, nessuno escluso, subiamo pesantemente le conseguenze. Proviamo a ragionare finalmente in termini di collettività e di bene comune, di sistemi unitari a cui inscindibilmente apparteniamo e che necessitano di visioni responsabili, complessive e lungimiranti. Blocchiamo questo disegno di legge, a livello nazionale e locale, o rendiamolo realmente conveniente per tutti, dotandolo di norme precise che garantiscano sul serio una riqualificazione tecnica, estetica, funzionale ed economica del nostro territorio e del suo edificato.
