Regione Emilia Romagna
Piano Casa Governo Berlusconi 2009
Piano Casa - Confindustria Ceramica, si al dialogo con le Regioni
Sassuolo (Mo) - L'iniziativa sul piano casa allo studio del governo viene salutata favorevolmente da Confindustria Ceramica che auspica, nella fase attuativa del provvedimento, un rapporto costruttivo governo- regioni.
L'associazione, che rappresenta le aziende italiane produttrici di piastrelle ceramiche e di materiali refrattari, si dice convinta che che il piano casa predisposto dal governo rappresenta - assieme alla conferma dell'Iva al 10% sui lavori edili - "una positiva manovra verso un ambito centrale per lo sviluppo economico nazionale". Positivi vengono vengono visti gli aspetti del 'demolire per ricostruire', soprattutto riferito alle periferie urbane, ma anche l'aumento degli indici di edificabilita', nel caso in cui vengano utilizzati materiali e tecnologie della bioarchitettura. Positivo inoltre l'aver posto al centro di questa iniziativa legislativa la famiglia italiana, la stessa - spiega l'associazione - che ha consentito all'origine lo sviluppo immobiliare nazionale. "Iniziative di stimolo all'industria italiana delle costruzioni, motore delle economie di tutti i paesi sviluppati - commenta Alfonso Panzani, Presidente di Confindustria Ceramica - rappresentano la giusta via per affrontare le pesanti flessioni della congiuntura generale". Panzani auspica ora che "il passaggio dalla fase legislativa a quella attuativa avvenga attraverso un costruttivo dialogo Governo - Regioni. E' infatti fondamentale - conclude - che, che nel rispetto delle rispettive responsabilita' e competenze, si eviti che le buone intenzioni rimangano solo sulla carta".
23 marzo 2009 - Intervista a La Stampa
Errani: il Piano Casa è contro le Regioni
Presidente Errani, mercoledì riunirà la conferenza delle Regioni per discutere del piano casa del governo. Cosa proporrà?
«Il decreto ha chiari profili di incostituzionalità. Rende immediatamente operative in tutta Italia norme di competenza concorrente delle Regioni. O il governo mette da parte la bozza e apre un confronto, oppure si rischia di aprire un conflitto istituzionale. Sarebbe un danno anzitutto per i cittadini».
Lei è un governatore del Pd. E finora a dirsi apertamente contrari al piano sono stati solo i presidenti del suo partito. Non ci sarà lo zampino della politica?
«Qui l`appartenenza non c`entra nulla. Io e i miei colleghi, anche quelli del mio partito, abbiamo avuto sempre un rapporto leale con il governo: lo abbiamo dimostrato con l`accordo sui fondi regionali per gli ammortizzatori sociali. Qui si parla di rispetto delle competenze e della Costituzione, che è un dovere per tutti, compreso il governo e il premier».
Prima diceva che il conflitto di competenze sarebbe un danno per i cittadini. Perché?
«In materia edilizia al governo spetta solo la legislazione di principio. Ci si troverebbe, come peraltro avvenne con i condoni edilizi, in una complicata incertezza giuridica. Molte Regioni farebbero ricorso alla Corte costituzionale, che ha i tempi che ha. Insomma, un pasticcio».
Anche l`Emilia farebbe ricorso?
«Se il testo non cambia sarò costretto a farlo».
Eppure la prima bozza del governo era più rispettosa delle vostre competenze. Forse a Palazzo Chigi hanno avuto la sensazione che da parte di alcuni ci sarebbe stato un no pregiudiziale?
«Io la prima bozza del decreto non l`ho mai vista. Posso però dire - e mi rivolgo direttamente a Berlusconi - che se mette da parte quel testo si può discutere di tutto».
Quali parti del piano che cambierebbe?
«Sono personalmente contrario all`aumento generalizzato delle volumetrie, senza regola e controllo. Mi preoccupa molto il silenzio-assenso delle sovrintendenze: potrebbe produrre problemi gravissimi per il patrimonio artistico dei centri storici. Altra cosa è discutere dell`abbattimento e ricostruzione degli edifici con la sola "Dia": in alcune Regioni è già possibile».
Le Regioni sono contrarie anche al piano di vendita degli alloggi popolari pubblici. Il ministro Brunetta dice che lo fate per ragioni di potere, che in fondo avreste solo da guadagnarci visto che le gestioni sono in perdita.
«Quelle parole si commentano da sole. Anzitutto non è vero che le gestioni siano tutte in rosso: la nostra è in attivo. Il problema più serio per le famiglie povere oggi è quello degli affitti a prezzo sociale. Ci vuole un piano nazionale di edilizia residenziale pubblica».
Lui dice che con le vendite a chi vuole riscattare si possono reperire risorse per costruire nuovi alloggi.
«In Emilia il patrimonio ex Iacp è tutto in mano ai Comuni e il problema è avere più appartamenti, non venderli».
Ammetterà che in alcune Regioni ci sono persone benestanti che vivono in alloggi pubblici di grande pregio a prezzi stracciati.
«Questo è un altro problema. Si faccia valere la legge, che prevede parametri di reddito precisi».
21 marzo 2009 - Corriere della Sera - Massimo Sideri
Nomisma: idea buona, così il "pensatoio" bolognese promuove il progetto
«Il provvedimento del governo non è propriamente un piano casa, ma un piano per il rilancio dell' edilizia. Bisognerebbe conoscerlo meglio perché c'è un po' di confusione, ma l' idea che si rimetta in moto un circolo virtuoso che comporti più spesa e più investimenti, tramite incentivi, è positiva e condivisibile. Meglio ancora se gli incentivi sono a tempo». È un via libera condizionato quello giunto ieri da Nomisma, il pensatoio fondato da Romano Prodi nel 1981, al piano casa del governo. Un provvedimento che il Nens, l' associazione fondata da Bersani e Visco, considera invece «pericoloso». «Se dobbiamo giudicare sulla base di quanto abbiamo sentito, visto che non abbiamo letto ancora nulla - specifica Stefano Fassina alla guida del pensatoio - ciò che emerge è il rischio soprattutto sul piano ambientale e paesaggistico. Senza contare che lo scorso luglio il Pdl aveva fatto saltare un piano di incentivi edilizi molto generosi che prevedevano anche un' importante detrazione fiscale». Detto questo, Fassina, sottolinea che non c' è nessuna preclusione «ideologica». Bisognerà vedere quali «sono i paletti del provvedimento. Se diventerà una sorta di condono anticipato il nostro sarà un giudizio negativo. Diverso se ci saranno delle procedure di garanzia per l' ambiente. Più sensato, comunque, sarebbe liberare i vincoli di bilancio e permettere ai comuni di costruire strade e ponti». Il Nens concorda invece con Nomisma sul fronte macroeconomico e sull' esigenza di un piano di carattere urgente. Per il presidente di Nomisma, Gualtiero Tamburini, «in un momento di difficoltà in cui la spesa e gli investimenti sono depressi è utile pensare a interventi congiunturali che siano immediatamente attuabili, tenendo ferma la spesa pubblica. Se quindi l' esigenza è far riprendere i consumi in una fase di crisi, e si ha un settore vivo come è quello dell' edilizia, allora dare un incentivo in natura può servire alla ripresa».
16 marzo 2009 - Regione Emilia Romagna
Casa: 12 milioni di euro per gli alloggi pubblici
Oltre 12 milioni di euro per le politiche della casa in Emilia-Romagna. Sono state sbloccate le prime risorse destinate dal Governo alle Regioni per realizzare interventi. Il decreto prevede 200 milioni di euro a cui, in un secondo tempo, si aggiungeranno altri 350 milioni.
"Per l’Emilia-Romagna significa – ha commentato l’assessore regionale alla programmazione e sviluppo territoriale Gian Carlo Muzzarelli – completare con maggiore determinazione il piano di recupero di oltre 1.830 alloggi pubblici sfitti. È nelle nostre intenzioni aggiungere anche altri 2-300 interventi, portando ad oltre quota duemila la disponibilità di alloggi. L’intesa, frutto dell’impegno e della determinazione delle Regioni, ne riconosce il ruolo sul tema della casa e ripristina una corretta dialettica istituzionale tra Stato, Regioni ed Enti locali".
L’accordo prevede infatti che spetti alle Regioni, d’intesa con gli enti locali, il compito di elaborare i programmi di edilizia residenziale, nel rispetto degli indirizzi generali e dei finanziamenti fissati dallo Stato.
Con il programma straordinario di edilizia residenziale pubblica la Regione – in accordo con Comuni e Province – punta a recuperare gli alloggi pubblici inutilizzati, effettuando manutenzione straordinaria e adeguamento normativo. In questo modo si garantisce la rapida immissione nel circuito delle assegnazione di alloggi pubblici, minori costi e soprattutto il contenimento del consumo di nuovo territorio, recuperando un ingente capitale immobiliare che, lasciato a se stesso, subirebbe un processo di degrado.
Gli interventi sono localizzati nei comuni capoluoghi di provincia e in quelli ad essi limitrofi con oltre 10 mila abitanti e nei comuni ad elevata densità abitativa.
11 marzo 2009 - Regione Emilia Romagna
L'Assessore Muzzarelli: abbiamo una nostra politica per la casa, dal Governo sembra prevalere l'effetto annuncio
"La Regione Emilia Romagna ha una propria politica per la casa e si è già dotata degli strumenti normativi per regolare le politiche abitative".
Così l'Assessore regionale alla Programmazione e sviluppo territoriale Gian Carlo Muzzarelli commenta le anticipazioni giornalistiche sul piano casa del Governo.
"Discutere di un provvedimento che non si conosce - prosegue Muzzarelli - e che porta a costanti e contraddittorie dichiarazioni del governo, con riposizionamenti ancora in corso, non è facile. Come ha già detto il presidente Errani, è importante che si ritorni ad una responsabile iniziativa istituzionale. Adesso vogliamo capire. Perché si tratta di affrontare temi delicati come il territorio e l'urbanistica, che richiedono regole e legalità. Dunque occorre una seria ed efficace semplificazione amministrativa, non azioni puramente de-regolative".
"L'Emilia-Romagna è una Regione che ha assicurato una pianificazione seria, che ha consentito sviluppo ed opportunità, applicando con coerenza le proprie regole urbanistiche. Ora, in un momento di crisi, occorre concentrare gli sforzi. Da un lato per attivare investimenti con risorse certe agli enti locali, assicurando una flessibilità al Patto di stabilità per i Comuni virtuosi. Dall'altra, sostenendo una politica residenziale sociale, per offrire ai cittadini opportunità di accesso alla casa".
"Inoltre - aggiunge l'Assessore - sono in corso modifiche alle leggi urbanistiche regionali che tengono conto, e vanno oltre, a quanto prefigurato dall'intervento del governo sul tema casa che, per il nostro territorio, è strategico.
Sul piano nazionale, secondo quanto filtrato in questi giorni, sembra prevalere l'effetto annuncio, con ipotesi i cui effetti sono oggettivamente preoccupanti. Mi pare altrettanto evidente che la priorità del Governo sia quella di attuare uno strumento di contrasto alla crisi economica ancora una volta a costo zero per l'esecutivo. Infatti, quelli che circolano, sono sempre i 550 milioni stanziati dal governo Prodi, ri-ottenuti dopo una lunga battaglia delle Regioni e diluiti nel tempo, con una disponibilità da parte del Governo a mettere a disposizione subito solo 200 milioni di euro.
Insomma, questa iniziativa del governo sembra più finalizzata a scaricare sui territori e sugli Enti Locali l'onere di attivare serie politiche per affrontare la crisi".
"Le nostre città ben amministrate - conclude l'Assessore Muzzarelli - non hanno bisogno del fai da te, ma di programmi integrati di riqualificazione urbana, costruiti congiuntamente da pubblico e privati.
Politiche per la casa della Regione Emilia Romagna
La Regione Emilia Romagna ha indirizzato le sue linee di intervento sulle politiche abitative partendo dal punto di vista del bisogno abitativo acuito e modificato a causa della crisi economica. La risposta che fornisce non è tesa, in primo luogo, ad intervenire verso chi è già proprietario di una abitazione ma, al fine di assicurare la coesione sociale, di sostenere chi una abitazione non ha o l'ha persa oppure le mutate condizioni economiche non consentono di conservarla.
IN CORSO MODIFICHE ALLA LEGGE REGIONALE URBANISTICA
la normativa regionale offre già la possibilità di prevedere aumenti di volumetria non in assenza di regole ma nel quadro degli strumenti urbanistici comunali.
La riforma della legge regionale 20/2000 di governo del territorio - oltre a realizzare una semplificazione degli strumenti urbanistici - sta cercando creare le condizioni per la formazione di un demanio di aree edificabili pubbliche sulle quali realizzare interventi di edilizia residenziale sociale. La riforma della legge prevede che l'attuazione delle previsione della pianificazione urbanistica debba riservare almeno il 20% delle superfici all'edilizia sociale. Tali superfici devono essere cedute al Comune, ma l'operatore privato può convenzionarsi con il Comune per realizzare esso stesso l'edilizia sociale. L'importante è l'obiettivo di accrescere l'offerta di Ers, soprattutto di quella destinata alla locazione.
Questa riforma cerca di intervenire sul regime dei suoli edificabili, e di far sì che non tutto il valore creato dalla decisione del comune di cambiare la destinazione urbanistica di un'area si traduca in rendita. Una parte del plusvalore deve restare alla comunità.
Ottenere le aree gratuitamente o a basso costo, è fondamentale se si vogliono costruire case a basso costo da immettere sul mercato dell'affitto o a basso prezzo da immettere sul mercato della proprietà.
IL DISAGIO IN EMILIA ROMAGNA/ 1 = LISTE ATTESA ALLOGGIO PUBBLICO
Innanzi tutto occorre ricordare che, secondo i dati forniti dalle Acer emiliano romagnole, si sta registrando un costante aggravamento del disagio abitativo anche nella nostra regione. Sono circa 30.000 le famiglie che sono in lista d'attesa per ricevere un alloggio pubblico.
IL DISAGIO IN EMILIA ROMAGNA/ 2 = CONTRIBUTO PER L'AFFITTO
Il segnale più tangibile dell'aggravamento della situazione è dato dall'aumento del numero di famiglie che vivono in affitto in alloggi in cui pagano un canone di mercato e che hanno ottenuto un contributo monetario per sostenere il pagamento l'affitto (fondo per l'affitto istituito con la legge 431 del 1998).
Erano circa20.000 unità nel 2000 sono diventate due volte e mezzo tante nel 2008. Nel 2008 sono state ammesse a ricevere un contribuito circa 52 mila famiglie, mentre nell'anno precedente erano state poco più di 48 mila, con un incremento di circa 4 mila unità.
PIANI PER AUMENTARE GLI ALLOGGI/1 = RECUPERO 1800 ALLOGGI SFITTI
Avviato con risorse regionali, mettendo a disposizione 35 milioni di euro, il programma di recupero di 1830 alloggi sfitti pubblici in Emilia Romagna con la disponibilità degli enti locali emiliano romagnoli a contribuire all'avvio del programma.
Rapidità di immissione nel circuito di assegnazione di alloggi di proprietà pubblica, minor costi ma soprattutto contenimento di consumo di nuovo territorio e recupero di un ingente capitale che se lasciato a se stesso subirebbe un processo di degrado. Sono questi i criteri che hanno spinto la Regione Emilia Romagna - in accordo con Comuni e Province - a recuperare, alloggi pubblici vuoti (per la cui manutenzione straordinaria e adeguamento normativo non c'erano risorse) nell'ambito del programma straordinario di edilizia residenziale pubblica.
Gli interventi sono localizzati nei Comuni capoluoghi di provincia, in quelli ad essi limitrofi con oltre 10 mila abitanti e nei comuni ad elevata tensione abitativa: gli alloggi risistemati debbono essere destinati in via prioritaria ai soggetti sottoposti a procedure esecutive di sfratto. In questi Comuni sono stati censiti 1.309 alloggi, su un totale 1832 in tutta l'Emilia Romagna.
PROGRAMMA NESSUN ALLOGGIO SFITTO |
|
|
Numero alloggi oggetto del programma |
PIACENZA |
174 |
PARMA |
124 |
FERRARA |
203 |
BOLOGNA |
581 |
FORLI' - CESENA |
105 |
MODENA |
245 |
RAVENNA |
83 |
REGGIO EMILIA |
300 |
RIMINI |
17 |
TOTALE |
1.832 |
PIANI PER AUMENTARE GLI ALLOGGI/2 = PROGRAMMA 3.000 ALLOGGI
Per intervenire su questa situazione realizziamo interventi per aumentare l'offerta di alloggi da assegnare, soprattutto in affitto, ma anche in proprietà a condizioni migliori di quelle di mercato.
Sono in corso di realizzazione gli interventi finanziati con una programma denominato 3.000 alloggi per l'affitto e la proprietà.
Il risultato del primo bando per la realizzazione del programma ha sostanzialmente raggiunto l'obiettivo affidato all'intero programma: i finanziamenti regionali permetteranno di realizzare 632 posti letto e 2.449 alloggi. La Regione sosterrà la realizzazione di questi interventi con la messa a disposizione di circa 145 milioni di euro, con i quali ha costituito un fondo di rotazione per abbattere fino al 60% gli interessi sui mutui concessi dalla banche ai comuni ed agli operatori privati che realizzano gli interventi. L'ammontare complessivo dei mutui che saranno stipulati si aggira sui 300 milioni di euro.
PIANI PER AUMENTARE GLI ALLOGGI/3 = CONTRATTI DI QUARTIERE III°
Al centro degli interventi dei Contratti di Quartiere III° continuano ad esserci l'edilizia residenziale pubblica. Quasi 27 milioni di euro per riqualificare i centri urbani realizzando alloggi di edilizia residenziale sociale con una particolare attenzione ai piccoli Comuni sono gli interventi previsti dal bando regionale "Programmi di riqualificazione urbana per alloggi a canone sostenibile" (la nuova versione dei Contratti di Quartiere giunta alla terza edizione) chiuso proprio nei giorni scorsi Con il bilancio regionale 2009 sono state aumentate le risorse per il programma di 5 milioni di euro: quindi in Emilia-Romagna le risorse pubbliche (Stato e Regione) oggi disponibili per il 2009 sono, esattamente, 26,6 milioni di euro e serviranno a realizzare alloggi in affitto (75%) e servizi di quartiere (25%) con una riserva del 50% a favore dei Comuni con popolazione non superiore a 15 mila abitanti.
Per saperne di più: Servizio Politiche abitative Regione Emilia Romagna