Regione Puglia
Piano Casa Governo Berlusconi 2009
27 marzo 2009 - Corriere della Sera - Francesco Strippol
Affitti: aiuti alle famiglie per 33 milioni
BARI — Ci sono 250mila famiglie che in Puglia vivono in una casa in affitto. Un quinto di queste (circa 50mila) gode di un sostegno al pagamento della pigione, in quanto il reddito familiare non supera i 14mila euro lordi all'anno. È una fotografia, limitata ma significativa, delle condizioni socio-economiche generali della Puglia. Il dato è stato fornito dall'assessora regionale all'Urbanistica, Angela Barbanente, che ieri ha illustrato ai giornalisti la ripartizione del fondo annuale di sostegno agli affitti. Quest'anno le risorse ammontano a circa 33,2 milioni di euro, variamente finanziate: intervengono a dotare il fondo la Regione (18,6 milioni) e lo Stato (14,6). «Per la prima volta - sottolinea l'assessora - la Regione contribuisce con una somma maggiore rispetto a quella dello Stato. Questo succede perché il governo ha ridotto gli stanziamenti per il settore. E la Regione non ha voluto che tale scelta finisse per gravare sulle persone meno abbienti.
Del resto, se si considera che il 66% di chi vive in affitto ha un reddito inferiore a 20mila euro all'anno, ben si comprende di quali categorie di persone stiamo parlando». Tutto questo capita «mentre il Piano casa di Berlusconi si indirizza unicamente verso i benestanti con casa unifamiliare da ampliare». Il fondo per gli affitti è stato istituito con legge statale nel '98. Mira a fornire un contributo alle persone che si trovano in particolari condizioni economiche. Il limite di reddito per quest'anno è fissato a 14mila euro lordi annui. Ma, attenzione, si tratta di una cifra «ponderata », che tiene conto degli introiti ma anche del numero dei componenti la famiglia e della «impossidenza» (che il nucleo familiare sia oppure no proprietario di un immobile, magari in un Comune diverso da quello in cui si abita). Il contributo viene erogato dai Comuni e consiste nel rimborso del 30% o del 40% dell'affitto pagato dalla famiglia che chiede il contributo. La differenza delle percentuali dipende dalla virtuosità del Comune: che questo cioè abbia acquisito la premialità oppure no. Spieghiamo. Cinque dei 18,6 milioni forniti dalla Regione sono destinati ad un fondo di «premialità »: questo viene erogato ai Comuni che hanno messo a disposizione risorse proprie di cofinanziamento.
In sintesi: nei Comuni che hanno cofinanziato il Fondo affitti, si ottiene il rimborso del 40%; negli altri il 30. Sulle 258 amministrazioni comunali della Puglia, sono 113 quelle che godono della «premialità» (in totale hanno contribuito con un 1,2 milioni: la cifra è calcolata nella parte cosiddetta regionale). La parte del leone, nella distribuzione del Fondo affitti, la fanno i capoluoghi e i centri più popolosi. La ripartizione avviene sulla base del fabbisogno: ossia le richieste pervenute nell'anno precedente. Questa la suddivisione per provincia: a quella di Bari sono assegnati 18,1 milioni; a quella brindisina 1,5; alla Capitanata 3,8; a quella di Lecce 2,1; a quella di Taranto 2,8. Sono 28 milioni, a cui si sommano i 5 della premialità. «Purtroppo - commenta Barbanente - la dotazione ministeriale ha subito quest'anno una decurtazione complessiva di 20 milioni e, secondo la Finanziaria, sarà così anche nel 2010 e 2011. Queste succede mentre gli affitti sono saliti alle stelle e si manifesta il problema drammatico di tanti sfratti per morosità».
23 marzo 2009 - AGI
Vendola: no al decreto, il Governo si confronti con le Regioni
Dinanzi all'urgenza di varare un piano anti-crisi che riattivi il settore edilizio, anche per rispondere al crescente bisogno sociale di abitazioni, l'auspicio e' che il Governo ritiri il proprio decreto e accetti di confrontarsi con serietà con le Regioni.
Lo ha affermato il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola secondo il quale quel decreto, invadendo palesemente competenze regionali, presenta aspetti evidenti di incostituzionalità. Ma soprattutto profila risposte elusive e inefficaci dal versante di chi soffre l'emergenza abitativa, e viceversa sembra predisporsi ad aprire nuove e inquietanti prospettive a quanti hanno gia' abituato il nostro Paese agli sconci della cementificazione selvaggia e dell'aggressione al paesaggio.
La disponibilità delle Regioni a contribuire in prima persona al cimento delle politiche anti-recessive non e' in discussione- ha detto ancora Vendola - ed è disponibilità a verificare tutto quanto puo' portare semplificazione e velocizzazione nei procedimenti amministrativi, nonche' ad approfondire il tema dei benefici e delle premialita' in caso di integrale demolizione e ricostruzione di edifici vetusti.
Ma il decreto non accetta suggerimenti, non smaltisce dubbi e sospetti - ha concluso il presidente della Regione Puglia - nello stile capovolge pesantemente il tanto strombazzato federalismo e nei contenuti rischia di far precipitare l'Italia in una nuova stagione di stupri ecologici e di devastazione urbana. Per queste ragioni e' utile rinunciare alla forzatura del decreto ed evitare un conflitto istituzionale senza.
18 marzo 2009 - La Gazzetta del Mezzogiorno
Il piano casa piace ai sindaci di Puglia e Basilicata
BARI - «Tutto ciò che è capace di mettere in moto l’economia va bene, a patto però che non si stravolga il paesaggio». Il sindaco di Bari, Michele Emiliano, valuta positivamente il piano casa «se serve alle piccole e medie imprese per tornare a lavorare, non invece se diventa uno strumento per aggiustare le ville dei ricchi». Favorevole anche il candidato sindaco per il PdL Simeone Di Cagno Abbrescia: «Disporre del 30-35% in più di cubature consente di costruire in altezza, liberando spazi per esempio per i parcheggi».
Il candidato per il Psdi, Mimmo Magistro, dichiara: «La burocrazia danneggia i cittadini, le concessioni edilizie devono essere rilasciate in maniera più rapida: entro 90 giorni gli interessati devono sapere se su quel suolo si può costruire o no». Marcello Signorile, candidato con una lista civica, afferma: «Può servire a creare nuova forza lavoro. È una molla per lo sviluppo delle imprese». Possibilista pure Mario Russo Frattasi, candidato per l’Udc: «Non sono favorevole alle liberalizzazioni selvagge. Il tutto deve essere concepito in maniera intelligente e coordinata con i piani urbanistici, con le strutture della città». Decisamente contraria Adele Dentice, candidata per la civica «Per il bene comune»: «Il piano casa spingerà verso una ulteriore cementificazione, incentivando la speculazione edilizia».
BARLETTA - «Attendo di conoscere nel dettaglio le determinazioni del governo per esprimere u n’opinione» dice Nicola Maffei (Pd), sindaco di Barletta, cocapoluogo con Andria e Trani della sesta Provincia. Vincenzo Zaccaro (Pd), sindaco di Andria: «Non mi sembra una gran trovata, per far ripartire l’economia ci vuole altro». Da Trani l’assessore all’urbanistica Ninni De Toma (Pdl), sottolinea: «Il piano casa rappresenterà una risposta in più ad una serie di bisogni abitativi ai quali il nostro Comune sta già fornendo risposte».
BRINDISI - «È un provvedimento straordinario - commenta il sindaco di Brindisi, Domenico Mennitti - in presenza di una crisi di straordinaria portata. Certo bisogna che non si vada incontro al degrado di una situazione già difficile, ma lo spirito, a me sembra, è quello di ridurre procedure e tempi di procedimenti autorizzativi complessi, rispetto ad opere che non modificano complessivamente i volumi o li accrescono in piccola percentuale».
FOGGIA - «Torna lo spirito che ha devastato le città d’Italia, assecondando uno sviluppo sregolato senza riguardi per il futuro». È il commento dell’assessore all’Urbanistica di Foggia, Michele Salatto. «Abbiamo avuto esperienza di polemiche e critiche perché abbiamo pianificato interventi per garantire un ciclo decennale di sviluppo del settore edilizio. E adesso che tornano i fantasmi della “deregulation”, non si sente volare una mosca. Manteniamo saldo l’impianto culturale, prima che politico, testimoniato dalle politiche di governo regionale del territorio espresse da Angela Barbanente».
LECCE - «È un provvedimento che occorreva da tempo e che potrà sopperire alle attuali carenze normative che hanno obbligato, sino ad oggi, le amministrazioni comunali a procedere con tutta l’inventiva e la creatività possibili per andare incontro alle esigenze della popolazione». L’assessore all’Urbanistica ed all’Ufficio Casa Roberto Marti, del Pdl, evidenzia che l’emergenza abitativa si va allargando sempre di più. «Una semplificazione degli adempimenti - aggiunge - potrà avere certamente effetti positivi».
TARANTO - Alfredo Cervellera, vicesindaco e assessore all’Urbanistica sostiene che «l’unico aspetto di questo provvedimento che saluto con favore è lo snellimento delle procedure burocratiche. In effetti, la parte burocratica è piuttosto lunga e complessa. Ed allora, la possibilità che si possano ridurre i tempi non è da respingere ma, sia chiaro, è l’unico aspetto di una legge-quadro che, così come si sta configurando, non ho problemi a definire aberrante»