Regione Toscana
Piano Casa Governo Berlusconi 2009
31 Marzo 2009 - Asca
Piano Casa - Martini, da Regioni aiuto a settore senza deregulation
Un accordo per sostenere l'edilizia che prevede ampliamenti da regolamentare in ogni regione entro 90 giorni e un decreto del governo per semplificare e velocizzare le procedure di competenza dello Stato.
E' questa la proposta con cui le Regioni si presenteranno al confronto con il Governo.
''Le Regioni si presentano in modo unitario al confronto con il governo e questo e' un fatto positivo - ha dichiarato il presidente della Toscana, Claudio Martini, al termine della riunione -. La nostra e' una proposta che aiuta la ripresa dell'attivita' edilizia ma nel rispetto delle regole, senza alcuna deroga. Gli interventi sono delimitati e vengono esclusi quelli piu' impattanti e stravolgenti (cambio di destinazione d'uso, interventi nei centri storici e nei parchi, ecc). Al Governo chiediamo un decreto per velocizzare le procedure degli Enti statali e la messa a punto di un vero piano casa. Mi auguro - conclude Martini - che il Governo recepisca la nostra proposta. In questo caso la giunta regionale varera' rapidamente la legge in modo da poterla approvare in Consiglio prima della scadenza dei 90 giorni''.
Per favorire il rilancio dell'economia e semplificare le procedure in materia edilizia le Regioni propongono al governo un accordo per realizzare interventi di ampliamento, di demolizione e ricostruzione di edifici residenziali, non abusivi, al di fuori dei centri storici e delle aree di inedificabilita' assoluta.
''I muratori che perdono il lavoro stanno piu' a cuore a noi che a Berlusconi - ha dichiarato l'assessore Riccardo Conti, anche lui presente alla riunione romana - Con questa proposta le Regioni rispondo a due esigenze. Quella di dare un contributo all'edilizia, in coerenza con le legge regionali, i piani e i programmi dei Comuni. E siccome non ci sono solo le villette, abbiamo proposto al Governo anche un vero piano per la casa e per l'affitto low cost, in modo da rispondere ai giovani e alle famiglie che non riescono a trovare casa sul mercato''.
31 Marzo 2009 - Asca
Piano Casa - Martini, non ci sarà compravendita cubature
'No alla compravendita di cubature e ai cambi di destinazione d'uso''. Lo spiega il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, commentando l'intesa raggiunta in Conferenza delle Regioni sul piano casa. ''Gli interventi proposti dalle Regioni - ha spiegato Martini - non riguardano i centri storici, ne' aree protette. Le Regioni avranno poi la liberta' di andare oltre ma sempre in coerenza con gli strumenti urbanistici''.
''Nel nostro documento - ha concluso - c'e' un richiamo alle problematiche del lavoro nero e chiediamo che stiano studiate misure che evitino il lavoro irregolare''.
30 marzo 2009 - Adnkronos
Piano Casa - Martini, sostenere l'edilizia ma senza stravolgere le regole
'Domani vedremo e capiremo se ci sono le condizioni per un intesa tra Governo e regioni''. Lo ha detto Claudio Martini, presidente della Regione Toscana, ai giornalisti incontrati a Firenze per il consueto appuntamento del lunedi', riferendosi alla riunione che si terra' a Roma domani, sulle proposte del governo nazionale in materia di edilizia.
Martini ha informato sulla posizione comune di tutte le Regioni e sulla possibilita' di un accordo con il governo: quest'ultimo non presenterebbe alcun decreto mentre sarebbero le Regioni, nel termine massimo di 90 giorni, a emanare specifiche leggi riferite ad alcune delle tipologie edificatorie di cui si e' molto parlato in questi giorni. Le norme regionali, in particolare, riguarderebbero gli aumenti di volume da consentire nelle costruzioni, gli abbattimenti e le ricostruzioni di determinate tipologie di edifici mentre verrebbero eliminate altre ipotesi, ad esempio le compravendite di cubature, facendo rientrare il tutto, ha commentato Martini, ''in una visione piu' umana''.
''Vogliamo sostenere e dinamizzare l'edilizia ma senza stravolgere le regole. Per questo chiederemo al governo centrale un decreto che consenta semplificazioni delle normative nazionali (vigili del fuoco, sovrintendenze, geni civili, procedure per la Via e la Vas, conferenza dei servizi, ecc) in modo da velocizzare le procedure''. All'appuntamento romano di domani parteciperanno anche le rappresentanze di Comuni, Province e Comunita' Montane.
Martini: "Altro che Piano Casa, è come dire passate con il rosso."
25 marzo 2009 - Asca
Piano Casa - Martini, le competenze delle Regioni non vanno stravolte
'L'incontro di oggi - afferma Martini in una nota - ha sgombrato il tavolo dai macigni piu' grossi rappresentati dalla bozza di decreto del governo, che sia le Regioni che lo stesso pre sidente del Consiglio hanno considerato estranei alle esigenze necessarie per fronteggiare la crisi''.
Adesso, per il presidente della Regione Toscana, ''ripartiamo da un tavolo sgombro e dalla consapevolezza che alcune iniziative possono essere utili a fronteggiare la crisi economica che colpisce tutto il paese. Penso ad esempio agli interventi necessari per semplificare e dinamizzare l'attivita' edilizia, penso a possibili aumenti di volume senza pero' stravolgere i piani urbanistici, senza ricorrere a deroghe e senza produrre interventi che danneggino il territorio. La discussione che abbiamo avuto - conclude Martini - ha prodotto tre risultati positivi: l'avvio di un lavoro comune con il tavolo, appunto, sgombro; l'impegno del Governo a rispettare le competenze e le prerogative di Regioni ed Enti locali; la disponibilita' a lavorare insieme ad un vero piano casa, questione, quest'ultima, di grande urgenza e necessita', ma che la bozza di decreto non affrontava assolutamente''.
25 marzo 2009 - Il Corriere Fiorentino - Mauro Bonciani
Piano Casa, salta il decreto - Vince la linea della Toscana
Claudio Martini: «Ci sono molte questioni che non sono assolutamente condivise da nessuno; penso ai cambi di destinazione d'uso, al mercato delle cubature, a procedere in deroga a tutto»
La guerra non l'ha vinta ancora, ma almeno la prima battaglia sì. Alla conferenza unificata tra Stato ed enti locali convocata a Palazzo Chigi proprio per fare il punto sulle misure a favore dell'edilizia, passa la linea del governatore della Toscana, Claudio Martini. Le Regioni sono contrarie allo strumento del decreto per il varo del piano casa del governo e lo stesso premier Silvio Berlusconi, pur rimarcando che una certa urgenza di varare il provvedimento esiste, si dice pronto a valutare se fare ricorso ad uno strumento diverso.
I PUNTI CONTROVERSI - I governatori avevano detto di voler capire la posizione dell'esecutivo e di capire se effettivamente i contenuti del piano siano quelli del testo diffuso martedì dalla presidenza del Consiglio ma poi smentito dal presidente del Consiglio. Nel merito, aveva spiegato il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, «ci sono molte questioni che non sono assolutamente condivise da nessuno; penso ai cambi di destinazione d'uso, al mercato delle cubature, a procedere in deroga a tutto». D'altro canto, tutti i governatori sostengono che «questa può essere una buona opportunità se viene gestita insieme e non produce un contenzioso importante». «Se ci sarà un terreno utile noi offriremo una assolutamente disponibilità a procedere per la semplificazione amministrativa, la velocizzazione degli iter che riguardano noi ma anche gli organi centrali - ha aggiunto- . Quello che chiediamo è che non ci siano prevaricazioni di competenze, perchè provocherebbero un vulnus difficilmente recuperabile».
«NESSUNA FRENATA» - Concessioni ai governatori a parte, l'esecutivo non vuole lasciarsi comunque scappare l'occasione di intervenire in questo settore: «Se solo il 10% delle famiglie proprietarie di mono o bifamiliari facesse lavori di ampliamento - ha detto Berlusconi -, si attiverebbero dai 50-60 miliardi di giro di affari». In ogni caso, ha fatto notare Berlusconi, non c'è «nessuna frenata, nessuna marcia indietro del governo»: è vero che rispetto a quanto inizialmente annunciato il testo ha finito col parlare solo delle abitazioni autonome. Ma anche in questo caso il provvedimento riguarda «quasi il 50% delle abitazioni, che sono monofamiliari o bifamiliari». «Dalle ultime notizie che abbiamo - ha precisato il premier - sono il 25-28% delle monofamiliari e il 13-15% le bifamiliari. Quindi il provvedimento riguarderà quasi il 50% delle famiglie italiane e non le ville come ho letto stamattina».
25 marzo 2009 - Il Corriere Fiorentino - Mauro Bonciani
Parte la corsa al Piano Casa - La Regione vara il suo
Una legge ad hoc per frenare il piano casa, il ricorso alla Corte Costituzionale, passi in avanti verso la semplificazione delle procedure, un «vero» provvedimento con 130 milioni per case in affitto convenzionato. Claudio Martini, a destra l'assessore all'urbanistica Riccardo Conti, a sinistra il vicepresidente Federico Gelli, ieri ha incontrato i giornalisti per ribadire il no al provvedimento del governo. «Un no non pregiudiziale, ma nel merito, perché è una deregulation selvaggia, e nel metodo perché il provvedimento è anticostituzionale e non è stato confrontato con le Regioni». Così Martini ha «preparato» l'incontro Stato-Regioni di stamani, che a sua volta precede il consiglio dei ministri di venerdì che varerà il pacchetto casa, e ha ribadito perché la Regione Toscana dice no al governo.
CORSA ALLA DIA - Ma ha anche aggiunto che c'è il rischio di una «corsa alla Dia» e che chi avrà acquisito il diritto all'ampliamento nel tempo che passerà tra l'entratata in vigore del decreto (martedì prossimo?) e la legge regionale (alcune settimane) potrà continuare a costruire come nulla fosse. «Non vogliamo che paghi il cittadino — sottolinea Martini — e non ci sarà né blocco, né sanzioni a chi avrà depositato la Dia durante la vacatio legis. In pochi giorni la giunta può presentare la proposta, ma non sarà un rifiuto del decreto, non è possibile, solo una norma che cancellerà le deroghe contenute nel testo che ci è stato presentato venerdì». «La Regione chiederà all'esecutivo di non procedere per decreto — aggiunge Martini — ma se sarà cosi e se il testo non cambierà il ricorso alla Consulta è un obbligo, non uno sfizio. Come è un obbligo la legge regionale in tempi brevi per difendere la Toscana, la nostra agricoltura e il territorio». Il presidente, dopo aver snoccialto puntigliosamente tutti i punti del decreto che «non possono essere condivisi» ha spiegato: «Quello del governo non è un piano casa, non dà abitazione a chi non ce l'ha, è una misura per dinamizzare l'economia attraverso l'edilizia. Sul principio siamo d'accordo, sul prezzo da pagare no: è come dire che per fluidificare il traffico tutti possono passare con il rosso... Senza contare il fortissimo contenzioso tra vicini e condomini che sarà provocato da questa deregulation».
SEMPLIFICAZIONE DEI PERMESSI - La giunta regionale lunedì ha approvato una semplificazione dei permessi legati al piano paesaggistico — «l'80% degli interventi nelle aree vincolate potrà essere fatto con una sola Dia», dice Riccardo Conti — e Martini spiega la disponibilità della Regione. «Ci interessa parlare col governo di semplificazione, di tempi certi per le procedure e obblighi per rispettarli, di buttare giù gli edifici brutti e ricostruirli meglio, anche con aumento di metratura. E vareremo un vero piano casa che ai 120 milioni per gli alloggi popolari aggiunge 130 milioni per convenzioni con proprietari privati e pubblici per sostenere l'affitto sostenibile ». Nel pomeriggio Berlusconi precisa che il piano varrà solo per villette non urbane e Martini commenta: «Se il testo non è più quello che la presidenza del consiglio ci ha mandato, la riunione di domani sarà ancora più difficile perché non sapremo di cosa si discute e non si capisce come, nel giro di qualche ora, si possa valutare la nuova proposta. A maggior ragione non si può procedere per decreto».
24 marzo 2009 - DIRE
Martini: ascoltateci, sennò perchè venire a Roma?
Mi auguro che il governo ci ascolti,
anche se a leggere i giornali mi domando cosa andiamo a fare a
Roma. Alla vigilia dell'incontro Governo-Regioni per discutere
il piano casa dell'esecutivo, il presidente della regione Toscana
Claudio Martini, intervistato dall'emittente romana Radio Città
Futura, torna a ribadire le sue critiche alle scelte del governo.
Più che un piano casa, ci troviamo di fronte ad un decreto
edilizio, dice Martini. Un piano casa è qualcosa che deve dare
la casa a chi non ce l'ha, che deve fronteggiare gli sfratti, che
deve trovare una risposta alle giovani coppie, agli anziani, agli
immigrati. Si vuole dare impulso all'economia - prosegue Martini -
ma per fare questo si smantella tutta la legislazione
urbanistica, si azzerano tutte le leggi regionali.
E' come se per accelerare il traffico nelle nostre citta' si
dicesse che tutti possono passare con il rosso. E' assurdo.
Guardando allo specifico della sua Regione, il presidente
Martini parla di sconquasso: Si buttano all'aria anni e anni di
lavoro, di dialogo con le categorie produttive. Immaginatevi cosa
potrebbe succedere nel centro storico di Firenze. Cosa direte domani al governo? Metteremo
in campo le nostre osservazioni- dice il presidente della regione
Toscana commentando il piano casa - che non sono di
indisponibilita' totale. Ma non vogliamo che vengano azzerate le
nostre competenze. Il provvedimento dell'esecutivo dice usiamo la
Dia, la Dichiarazione di inizio attività, quindi senza
autorizzazione comunale. Benissimo - dice ancora Martini - la Dia
viene già usata ampiamente in tutte le regioni, anche in
Toscana. Ho numeri di decine di migliaia di Dia che si fanno ogni
anno. Vogliamo estendere la Dia, vogliamo rendere più veloci le
procedure, vogliamo far saltare qualche passaggio? Parliamone, ma
perchè bisogna azzerare completamente le previsioni
urbanistiche. E' questa la follia".
24 marzo 2009 - Il Corriere Fiorentino - Mauro Bonciani
"Piano casa" di Martini per fermare Berlusconi
Oggi il presidente della Regione, Claudio Martini, presenterà il «piano casa» per contrastare il «piano casa» del governo, i perchè del no e le alternative
Al «piano casa» del governo, Martini risponde con il «piano casa» della Regione. Dopo una settimana di polemiche, anticipazioni, testo e articoli del decreto legge ritoccati, dichiarazioni sul rischio di incostuzionalità e sulla volontà della Regione di non recepire le norme che Berlusconi intende varare, oggi il presidente Claudio Martini presenterà le proposte della Toscana. Non solo il «no» al decreto e ai suoi contenuti, ma idee e norme da poter attuare per rilanciare economia ed edilizia, senza quella che Martini (e Palazzo Vecchio) considera una deregulation che lede anche le prerogative degli enti locali. Non solo «no», ma un «perché no». Il presidente della Regione Claudio Martini e l'assessore all'urbanistica Riccardo Conti hanno spiegato che il decreto è incostituzionale, vanifica il governo del territorio e rischia di ferire gravemente l'ambiente. Dunque, è scarsamente applicabile nel concreto, e oggi spiegheranno nel dettaglio cosa la Toscana intende fare. La «fretta» della Regione nel contrastare il governo ha una spiegazione. Il decreto entra in vigore subito dopo la sua pubblicazione, su tutto il territorio nazionale, «salvo l'emanazione di leggi regionali».
LA CORSA ALLA DIA - Risultato, per evitare una corsa alla Dia (il diritto agli ampliamenti matura contestualmente alla pubblicazione del testo governativo) e alla costruzione che è possibile dal 30esimo giorno dalla presentazione della Dia stessa, la Regione deve approvare una legge anti- decreto il prima possibile. Il rischio è quello di una confusione normativa, di ricorsi di cittadini che ritenessero leso un loro diritto o che vedessero l'ampliamento di case o capannoni bloccato dopo l'inizio dei lavori. Quindi l'obiettivo della Regione è fare presto. Fare presto, magari con una leggina ad hoc di pochi articoli, perchè la soluzione del problema della (eventuale) incostituzionalità richiede tempi lunghi, mentre il decreto entrerà in vigore subito. La Regione Toscana, ma anche Umbria ed Emilia, punta comunque sulla incostuzionalità del testo e dello strumento del decreto. Palazzo Strozzi Sacrati si fa forte anche del precedente della legge toscana che bloccò il condono edilizio varato dal governo Berlusconi nel 2004, legge considerata valida dalla Corte Costituzionale cui si appellò l'esecutivo per farla cancellare. Solo oggi Martini spiegherà cosa la Regione ritiene utile e fattibile, ma i punti di contatto col governo non sembrano molti. Il primo è la necessità di snellire e semplificare le procedure: la Toscana ha già la super-Dia e il Pd appoggia l'idea dell'autocertificazione di un professionista per l'avvio dei lavori. Il secondo è l'opportunità di demolire e ricostruire con incrementi fino al 35% dei volumi edifici vecchi di venti anni: l'opportunità è considerata interessante, soprattutto se legata all'ecoefficienza, e in parte è già prevista dal testo unico regionale del 2005. Il terzo, la necessità di intervenire sulle case in affitto, argomento in parte eclissato dal «piano casa » ma che fa parte del dibattito su edilizia ed economia. Le distanze, ampliate dalle ultime versioni del decreto, restano enormi.
MANCATI ACCORDI - Nessun accordo sul quadro di regole, tutele e programmazione, sulle «deroghe ovunque e comunque», sull'obbligo per i Comuni di adeguare i piani regolatori entro il 2011 inserendo le modifiche volute dal governo, sulla mancata chiarezza su dove si potranno costruire gli ampliamenti se non ci sarà spazio. Ma la divergenza maggiore è sui principi della Carta: la titolarità dell'esecutivo a fare leggi nel dettaglio in una materia come l'urbanistica che la Costituzione assegna anche alle Regioni. Sintetizzando Palazzo Strozzi Sacrati ritiene che i vulnus siano due: l'indebita appropriazione del governo di competenze degli enti locali e il varo di un «condono preventivo» con effetti devastanti. «Quello del governo non è un piano casa, perché non affronta il problema di chi non ha un alloggio, ma un provvedimento che mira in realtà ad un rilancio indiscriminato dell'attività edilizia, con rischi gravissimi per il territorio — spiega la Regione, «presentando » la conferenza stampa di oggi — E che, oltretutto, il governo ha predisposto senza tenere conto delle competenze regionali in materia».
23 marzo 2009 - Il Corriere Fiorentino
Rifiutate il piano casa? Toscana penalizzata
Sul fronte del piano casa «la chiusura di Martini e la preventiva minaccia di un ricorso alla Corte Costituzionale contro il decreto del Governo nazionale, oltre a rappresentare un atto istituzionalmente grave dettato da un risentimento e da un astio ideologico, comporterà per la Toscana l’ennesima penalizzazione». Lo afferma, in una nota, il capogruppo di Fi-Pdl in Consiglio regionale della Toscana Alberto Magnolfi. «Il piano casa - aggiunge - sarà un formidabile motore per la ripresa economica, e al tempo stesso, uno strumento per sostenere il diritto alla casa ed anche per affrontare il problema della riqualificazione urbana di tanti nostri quartieri».
«IL MALGOVERNO DI ALCUNI CASI» - Secondo Magnolfi «checchè ne dica Martini, oggi in Toscana diventa un problema aprire una finestra ma poi si fanno norme specifiche in deroga per mega-centri commerciali di ben precisa identità e si vedono fiorire casi eclatanti di malgoverno del territorio come Monticchiello, Campi Bisenzio, Prato con la multisala, Montespertoli, per non parlare delle ombre lunghe che si stagliano sull'affaire Castello».
«CAMPAGNA ELETTORALE CONTRO BERLUSCONI» - In merito al piano casa «ancora una volta Martini non ha perso l’occasione per scagliarsi preconcettualmente contro il Governo nazionale e contro una proposta che, a detta di molti, potrebbe offrire concreti strumenti per combattere la crisi economica del Paese e, quindi, della Toscana. Sembra che gli amministratori della nostra regione siano costantemente mobilitati in una sorta di campagna mediatico-elettorale contro il governo Berlusconi». Lo affermano, in una nota i consiglieri regionali di An-Pdl. Secondo i consiglieri il piano casa «restituisce nuova linfa al settore dell’edilizia e va considerato come una risorsa, sulla quale un’amministrazione pubblica dovrebbe confrontarsi senza preconcetti e chiusure ideologiche, cercando di cogliere quegli aspetti che possono incidere sul tessuto economico e sociale dei cittadini. Dare un nuovo impulso alle costruzioni - aggiungono - snellire la burocrazia che rallenta l¨economia, offrire ai cittadini la possibilità di investire sul proprio futuro e su quello dei propri figli ed incentivare l’economia reale sono temi su cui riflettere, non argomenti da sfruttare per l’ennesimo spot auto-promozionale e privo di proposte alternative».
22 marzo 2009 - Il Corriere Fiorentino - Mauro Bonciani
Piano casa: per Domenici è irricevibile
Domenici, in qualità di presidente dell'Anci, vedrà il governo mercoledì, ma intanto da Palazzo Vecchio si fa sapere che il piano casa, così com'è, è «irricevibile» e che si rischia «uno scontro politico-istituzionale». Anche la Regione Toscana contesta la violazione di prerogative che la Costituzione assegna a Regioni e Comuni e sottolinea l'incostituzionalità del decreto Berlusconi.
Lo scontro sembra inevitabile. Sul «piano casa» aumentano le distanze tra Comuni, Regioni e governo. Mercoledì l'esecutivo incontrerà l'Anci, l'associazione dei Comuni Italiani, e sempre lo stesso giorno si terrà la conferenza Stato-Regioni, ma le modifiche del decreto rese note ieri, hanno scontentato ancora di più Palazzo Vecchio e Palazzo Strozzi-Sacrati. Leonardo Domenici — non solo presidente dell'Anci e sindaco di Firenze, ma anche assessore all'urbanistica e alla casa del capoluogo dopo le dimissioni degli assessori Gianni Biagi e Paolo Coggiola — ha scritto al governo chiedendo un incontro la prossima settimana e aspetta il summit per esternare. Intanto Palazzo Vecchio fa sapere che «il decreto è irricevibile», incoerente anche dal punto di vista delle competenze, e che senza modifiche sostanziali «si profila uno scontro politico-istituzionale di notevole portata».
LA LETTERA AI MINISTRI - Domenici non ha rilasciato dichiarazioni, ma nella lettera indirizzata ai ministri Fitto e Matteoli ha scritto a nome dei Comuni italiani che il decreto «inciderà pesantemente su competenze e funzioni in materia urbanistica dei Comuni italiani », aggiungendo che «le nuove disposizioni in materia urbanistica andranno a sovrapporsi o a sostituirsi a quelle statali, regionali e locali ». «Le amministrazioni locali — ha scritto ancora Domenici — esprimono il forte interesse ad essere partecipi di questa importante ridefinizione che incide sia sulla potestà regolamentare delle stesse nei settori di intervento, che sulle possibili trasformazioni dei territori all'interno delle comunità amministrate ». Domenici mercoledì chiederà condivisione e rispetto delle competenze, modifiche sostanziali rispetto alle decisioni fin qui prese dal premier e a quella che il sindaco considera una deregulation. Sul piede di guerra anche la Regione, che come Emilia Romagna e Umbria punta il dito sull'incostituzionalità del decreto, dal momento che le competenze di programmazione urbanistica spettano alle Regioni, in alcuni casi in esclusiva. Venerdì il presidente Claudio Martini ha ribadito di essere disponibile «per l'urgenza di un piano casa e sulla necessità di un sostegno al settore dell'edilizia» e pronto a a discutere «ma senza smontare le regole regionali esistenti e dando risposte a chi ha davvero bisogno di una abitazione». Martini ha però sottolineato come «si adombri la sospensione de facto delle leggi regionali in materia urbanistica» e bocciato il decreto.
«INCOSTITUZIONALITA'» - Di incostituzionalità ha parlato anche l'assessore all'urbanistica Riccardo Conti. «Sembrano confermate le peggiori previsioni e il decreto contiene evidenti profili di incostituzionalità. La ferita inferta alle competenze e al ruolo delle regioni — ha spiegato Conti — sembra destinata ad anticipare altre ferite al territorio, innescando una situazione di gestione caotica e di deregolamentazione selvaggia». La Toscana (ma anche altre regioni «rosse») contesta il fatto che il decreto entri nel dettaglio delle previsioni di costruzione e pianificazione, ma soprattutto che per decreto si regoli una materia che vede in ballo le prerogative costituzionali. Contestata anche la scelta di uno strumento che diventa valido immediatamente, a prescindere dalla volontà degli enti locali. La Regione, se il governo non cambierà idea (e testo del decreto), pensa al ricorso alla Consulta, forte del precedente «blocco» varato al condono edilizio del 2004 voluto da Berlusconi. Il governo fece ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge regionale che rendeva inapplicabile in Toscana la sanatoria e perse: la Consulta, infatti, riconobbe alla Regione la titolarità a «normare » la materia urbanistica
21 marzo 2009 - Il Corriere Fiorentino - Mauro Bonciani
Conti: Non c'è solo il popolo delle villette, noi puntiamo sugli affitti low cost
Entro l'estate faremo un bando da 130 milioni per le abitazioni a prezzi bassi: è quello che serve alla Toscana»
Slitta di una settimana l'approvazione da parte del governo del «piano casa », ma il premier Berlusconi sembra intenzionato a rendere operativo subito il decreto che consente di aumentare del 20% le case «fino all'emanazione di leggi regionali». «Il decreto appare una messa in mora delle competenze regionali. Il governo dovrebbe limitarsi a dettare i principi generali invece con questo decreto entra nel dettaglio, adombrando la sospensione de facto delle leggi regionali in materia urbanistica, alla faccia del dibattito sul federalismo. L'edilizia va rilanciata, ma il territorio va difeso», risponde il presidente della Toscana, Claudio Martini. No al decreto, dunque, ma entro l'estate 250 milioni di fondi per l'edilizia. Come spiega l'assessore all'urbanistica Riccardo Conti.
Assessore, i sindaci di centrodestra dicono che il piano ci vuole, quelli di centrosinistra che non serve, la Regione anche: è la solita contrapposizione ideologica?
«È il governo che fa ideologia, che strizza l'occhio al "popolo delle villette", a una certa economia informale che vede il mattone come panacea. Noi parliamo del merito. È il merito è che tra fare e lasciar fare c'è una grande differenza. Non si può dire, come fa il governo, costruite al di là di ogni strumento di pianificazione. Il territorio è una risorsa anche economica per la nostra regione, una delle cifre della nostra identità».
C'è chi propone di stralciare i centri storici dalla possibilità di ampliare le case: può essere questo il compromesso?
«Non è una soluzione. Abitare non vuol dire solo qualche metro quadrato in più, significa servizi, parcheggi, fogne, strade, verde. Non è una questione estetica: è che il governo del territorio è indispensabile».
E l'idea dei costruttori di puntare sugli edifici dismessi da ricostruire con un 35% di volume in più ?
«La posizione espressa da Ance ci interessa, la frontiera del futuro è la riqualificazione urbana. Ma dire solo si aumenta il 35% è un bluff. Dove si aumenta, dove sono le aree e se non ci sono dove si trovano?
La verità è che questi aumenti generalizzati sono solo una risposta illusoria, in gran parte irrealizzabile».
Tutto da buttare? Non c'è un'esigenza di semplificazione e flessibilizzazione delle procedure e dei tempi?
«Occorre fare presto e bene, su questo siamo d'accordo. Ma la sfida riformista è accorciare i tempi delle decisioni senza stravolgere ambiente, paesaggio e città. E con la legge regionale del 2005 molti interventi si possono fare con la sola Dia».
Non è una contraddizione dire "in Toscana già oggi si possono ampliare gli immobili" e affermare "quello del governo è un condono mascherato"?
«No. Noi diciamo che si possono fare ampliamenti, ma non sempre e non ovunque. Non piace a noi, e alla maggioranza dei toscani, il modello Veneto, il territorio coperto di edilizia; non ci piace il "via libera" che guarda agli interessi individuali. Gli interessi individuali sono leggittimi, ma devono sempre essere conciliati con quelli della collettività: è l'equilibrio tra questi interessi che da sempre modella la Toscana».
Le associazioni di categoria vi chiedono di sbloccare subito i soldi per l'edilizia sociale.
«Lo abbiamo fatto a febbraio con un bando da 120 milioni per le costruzioni ecosostenibili ed entro l'estate emaneremo un bando da 130 milioni per le case con affitto da 400 a 500 euro.
Cosa serve ai toscani, una stanza in più o un appartamento per il figlio ad affitto possibile? E i nostri 250 milioni sono molti più dei 31 milioni che arriveranno con il piano casa del governo Prodi che Berlusconi ha bloccato due anni e ora ha fatto proprio».
Il presidente Martini propone un patto con i Comuni per l'edilizia ecosostenibile: può rilanciare l'economia?
«Ci sono legislazioni, fondi e idee e si può fare, coinvolgendo anche il mercato. Penso anche a un patto con i privati con agevolazioni in cambio di aree dove realizzare interventi sociali. Ormai gli espropri sono a prezzo di mercato e quindi impossibili; serve una norma che permetta agli enti di concedere ai privati diritti di edificare altrove in cambio di aeree che servono al pubblico».
Piano strutturale di Firenze: va approvato?
«Sì e subito. Non si può rimanere senza uno strumento di pianificazione, ma che permette anche salvaguardie e incentivi. Va però cambiata la norma che permette di realizzare case al posto di ex aree industriali e artigianali, con il risultato di condomini ex novo al posto di carrozzerie...».
Per concludere, se il decreto non cambia, che farà la Toscana?
«Ci alzeremo dal tavolo del confronto Stato-Regione e andremo via. Premiare i furbi è sempre un errore. E l'Italia non è una Repubblica fondata sulle furberie, ma una Repubblica fondata sul lavoro.
21 marzo 2009 - Il Tirreno
Martini: se darà le abitazioni a chi non le ha ...
FIRENZE. «Sì a nuove case per chi non ce l’ha. No a nuove stanze per le villette, soprattutto se gli ampliamenti dovessero essere in deroga ai piani urbanistici e paesaggisti». Questo il commento del presidente della Regione Toscana Claudio Martini alle anticipazioni sul decreto legge sulla casa redatto dal Governo Berlusconi.
Martini e l’assessore regionale all’urbanistica Riccardo Conti sparano a zero contro il decreto, ma non chiudono la porta al governo su un piano casa che costruisca nuovi alloggi per chi ne bisogno.
I due binari della Regione. La posizione della Regione si muove su due binari. Uno è quello giuridico: sarà battaglia contro il decreto del governo perché interviene su competenze che sono di competenza delle Regioni. «Si annuncia un decreto che stravolge il federalismo», spiega Martini.
L’altro binario è politico: «Siamo interessati a rilanciare l’edilizia, ma il territorio va difeso», aggiunge il Governatore. La Regione sa bene che l’edilizia va male e ha bisogno di ossigeno, così come cresce il bisogno di case da parte della popolazione. Pertanto la preoccupazione di Martini è quella di non regalare al centrodestra i favori del popolo del mattone, composto da gente in cerca di case, ma anche di piccole e medie imprese di costruzioni, in forte difficoltà per la crisi economica.
Forse ricorso alla Corte. Ma procediamo con ordine. La prima reazione è un annuncio di battaglia. Di un no secco al decreto: «Ad una prima lettura esso appare una messa in mora delle competenze regionali. Il governo dovrebbe limitarsi a dettare i principi generali mentre con questo decreto entra nel dettaglio, anche minuto. Peraltro si adombra la sospensione de facto delle leggi regionali in materia urbanistica, alla faccia del dibattito sul federalismo».
Ancora più dure le parole usate da Conti: «Sembrano confermate le peggiori previsioni. Si profila un decreto che contiene evidenti profili di incostituzionalità e che rappresenta quindi una ferita intollerabile alle competenze e al ruolo delle regioni. Una ferita che sembra destinata ad anticipare altre ferite al territorio, innescando una situazione di gestione caotica e di deregolamentazione selvaggia».
Lunedì le contromosse. In concreto cosa succederà se il governo emanerà il decreto che consentirà gli ampliamenti in deroga ai piani esistenti? Per il cittadino varrà il decreto o le leggi urbanistiche regionali? Su queste domande la Regione rinvia alla riunione della giunta di lunedì prossimo in cui, sentito il pareri del proprio ufficio giuridico, verranno decise le contromosse. All’orizzonte si profila uno scenario simile a quando il governo Berlusconi emanò il condono edilizio.
In quel caso la Regione ricorse alla Corte costituzionale e approvò una legge che, come ricorda Conti, «limitò i danni del condono».
Caos per il cittadino. La Regione prende tempo non solo per consultare i suoi giuristi, ma anche perché spera - nella riunione Stato-Regioni di mercoledì prossimo - di trovare intese comuni anche con le regioni di centrodestra, come la Lombardia, per evitare il ricorso del governo allo strumento del decreto. «Temo che si vada ad una situazione di caos in cui il cittadino si troverà di fronte il decreto del governo, ma anche la legislazione regionale», osserva Conti.
L’assessore aggiunge che la possibilità di ampliamento di case e villette è già prevista in Toscana dal 1999. «La differenza rispetto al decreto di Berlusconi è che noi diamo l’ok all’aumento delle cubature se queste rispettano i piani urbanistici e paesaggisti. Il decreto, secondo almeno le anticipazioni, autorizza gli ampliamenti in deroga agli strumenti di pianificazione. E ciò è intollerabile», conclude l’assessore Conti.
20 marzo 2009 - Ansa
Piano Casa: Martini il governo invade le copetenze regionali
''Ad una prima lettura il decreto appare una messa in mora delle competenze regionali. Il Governo dovrebbe limitarsi a dettare i principi generali, e invece con questo decreto entra nel dettaglio, anche minuto. Peraltro si
adombra la sospensione de facto delle leggi regionali in materia urbanistica, alla faccia del dibattito sul federalismo''. Questo il commento del presidente della Regione Toscana Claudio Martini alle anticipazioni sul decreto legge sulla casa redatto dal Governo.
In attesa della riunione della Conferenza Stato-Regioni nella quale sara' illustrato formalmente il provvedimento, informa una nota, Martini sottolinea che ''sull'urgenza di un piano casa e sulla necessita' di un sostegno al settore dell'edilizia siamo disponibili e interessati e pronti a discutere con il Governo, ma questo deve avvenire senza smontare le regole regionali esistenti e dando risposte a chi ha davvero bisogno di una abitazione''.
''Sembrano confermate le peggiori previsioni - aggiunge l'assessore al territorio Riccardo Conti - Si profila un
decreto che contiene evidenti profili di incostituzionalita' e che rappresenta quindi una ferita intollerabile alle competenze e al ruolo delle regioni. Una ferita che sembra destinata ad anticipare altre ferite al territorio, innescando una situazione di gestione caotica e di deregolamentazione selvaggia''.
18 marzo 2009 - Corriere fiorentino - Mauro Bonciani
Piano Casa, alt di Martini - Noi non lo adotteremo
Il presidente della Regione boccia gli interventi annunciati dal governo Dubbi anche dai sindaci. L'Anci chiede un incontro urgente a Berlusconi. La contro proposta:«Piuttosto puntiamo sugli incentivi per costruire abitazioni eco-sostenibili»
La Toscana non applicherà il piano casa del governo. Niente aumento del 20% di case e capannoni o demolizione e ricostruzione ampliata fino al 35% di edifici dismessi da 20 anni. L'annuncio è del presidente della Regione, Claudio Martini: «Se saranno confermate le anticipazioni — spiega il presidente — siamo di fronte a una nuova deregulation del settore. Non conosciamo il testo del governo, non ne ha mai discusso con le Regioni, e lo leggeremo. Ma se fosse come annunciato allora molte cose, forse troppe, potranno essere fatte in deroga alle regole in vigore, finendo per produrre una crescita del degrado degli edifici e del paesaggio, senza benefici per chi ne ha davvero bisogno. Se così sarà — sottolinea Martini — noi in Toscana non lo adotteremo». La netta presa di posizione arriva alla vigilia dell'approvazione del «piano casa», in calendario nel consiglio dei ministri di venerdì, e mentre di dati confermano la gelata del mercato e dei prezzi immobiliari anche in Toscana (Tecnocasa ha rilevato un calo dei prezzi del 17% in un anno a Prato e del 3% a Firenze; per Cna Massa Carrara il fatturato dell'edilizia crollerà del 40%).
MARTINI - «Non adotteremo il piano — continua Martini — perché in questo modo non si risolve il problema della casa, né per le famiglie né per i giovani. Sarà invece aperta la strada per un nuovo condono camuffato e si alimenteranno i contenziosi tra vicini, nonché le occasioni di lavoro nero e sommerso. Non lo adotteremo perché, contrariamente a quanto si pensa, non servirà a dare una spinta al settore dell'edilizia». La Toscana nel 2004 bloccò l'attuazione del condono edilizio varato dall'allora primo ministro Silvio Berlusconi e si fa forte delle competenze che la Costituzione le riconosce e che lo stesso governo ha presente quando parla di decreto che conterrà «linee guida che poi andranno adottate dalle Regioni». «Non lo adotteremo perché in Toscana esistono già, dentro le regole della pianificazione, normative che consentono, laddove non esistano limitazioni di salvaguardia, ampliamenti circoscritti, recuperi, innalzamenti dell'ultimo piano, in modo da rispondere alle esigenze delle famiglie», sottolinea Claudio Martini. Martini va oltre il no, e rilancia: «Ciò che dovremmo fare è invece un piano, in accordo con i Comuni, per incentivare l'edilizia ecoefficiente, fondata sul risparmio energetico e sull'uso delle fonti rinnovabili. Un piano che, grazie ad incentivi e detrazioni, preveda, per le nuove abitazioni o le ristrutturazioni, l'utilizzo di materiali e tecniche in grado di aumentarne l'efficienza energetica e il risparmio nei consumi di energia tra il 40 e il 50%. Questo è ciò che sarebbe opportuno fare per stimolare un nuovo mercato — aggiunge il presidente — legato a un edilizia innovativa, capace di produrre lavoro e occupazione, sia nelle imprese che negli studi di progettazione, riducendo le bollette per le famiglie, l'inquinamento delle città e la dipendenza dal petrolio».
SOLUZIONE ALTERNATIVA - La soluzione della Regione sarà, quindi, niente incrementi generalizzati di cubature ed edifici, ma applicazione della legge regionale 1 del 2005, il testo unico per l'urbanistica ed il governo del territorio. In particolare dell'articolo 79 che permette l'uso della Dia anche per «le addizioni funzionali di nuovi elementi agli organismi edilizi esistenti, che non configurino nuovi organismi edilizi, ivi comprese le pertinenze », compresi servizi igienici, autorimesse, rialzamento del sottotetto al fine di renderlo abitabile o interventi per il superamento delle barriere architettoniche. L'Anci, l'unione dei Comuni italiani, con una lettera del suo presidente, Leonardo Domenici, ha chiesto un incontro urgente a Berlusconi prima dell'approvazione del decreto-legge, ma intanto i sindaci del circondario spiegano perché non sono interessati all'idea del governo. «Penso che il provvedimento sia sbagliato, un cuneo pericoloso tra i cittadini e le amministrazioni — dice il primo cittadino di Bagno a Ripoli, Luciano Bartolini — e in territori così delicati come i nostri non si possono varare incrementi indiscriminati di volumi. Le regole e le prerogative della regione vanno rispettate, servirebbe semmai snellire le procedure ». «Aspetto di leggere il dettaglio del testo — sostiene Fabio Incatasciato, sindaco di Fiesole — ma sono molto critico. E in ogni caso non cambierà molto: il territorio toscano è quasi tutto vincolato e tutelato».
12 marzo 2009 - Toscana Notizie - Agenzia di informazione Giunta regionale
Conti: la Regione Toscana è già all'avanguardia
«In Toscana già dal 1999 era attiva la dichiarazione di inizio attività, non servono quindi le perizie giurate di cui si parla tanto oggi». Così questa mattina l'assessore regionale all'urbanistica Riccardo Conti ha commentato l'annunciato piano casa del Governo, a margine della presentazione del progetto SAT del Corrodoio Tirrenico. «Nella nostra regione sono già stati investiti 120 milioni di euro sulla casa, entro luglio sarà necessario varare un secondo piano edilizio, concentrato sulle residenze in affitto, con una base di investimenti pari a 130 milioni di euro. La Regione, dunque, è fortemente convinta ed impegnata per un rilancio delle imprese, e dell'edilizia da questa crisi. È fondamentale combattere il sommerso, il lavoro nero che pure in passato ha avuto immeritati incentivi. Concludo proponendo un patto a Confindustria ed Ance: lavoriamo insieme, secondo programmi di riqualificazione e manutenzione del territorio, per rilanciare le imprese edilizie, per accellerare l'attivazione di nuovi investimenti e la realizzazione di progetti infrastrutturali nella nostra regione.»