Regione Veneto

Piano Casa Governo Berlusconi 2009

 

 

31 marzo 2009 - Asca

Piano Casa - In consiglio regionale Veneto avviate audizioni

l disegno di legge della Giunta veneta ''Intervento regionale a sostegno del settore edilizio e per promuovere le tecniche di bioedilizia e l'utilizzo di fonti di energia alternative e rinnovabili'' meglio conosciuto come ''piano casa'', presentato la scorsa settimana dall'assessore Renzo Marangon, e' stato al centro di una serie di audizioni organizzate a palazzo Ferro-Fini dalla commissione urbanistica del Consiglio regionale presieduta Da Tiziano Zigiotto il quale ha annunciato che e' probabile in seguito alla Conferenza Stato-Regioni riunita proprio oggi e' Roma sull'argomento il Governo vari un decreto legge vincolato, pero', ad un accordo di massima da parte delle Regioni .
Il testo di legge regionale all'esame della commissione, che ha anticipato l'analoga iniziativa legislativa attualmente al vaglio del Governo nazionale, e' composto da otto articoli che prevedono la possibilita' di ampliare dal 20 al 30 per cento i volumi degli edifici esistenti, sia abitazioni che capannoni, con incentivi per la ricostruzione integrale di quelli piu' datati. Tali percentuali possono essere elevate al 35 % in caso di utilizzo di tecniche costruttive di bioedilizia o di utilizzo di fonti di energia rinnovabile.
Al confronto nell'aula dell'assemblea regionale hanno partecipato numerosi rappresentanti degli enti locali, delle associazioni di categoria che operano nel settore, dei sindacati, degli ordini professionali, degli Istituti universitari e delle associazioni ambientaliste.

26 marzo 2009 - AGI

Venezia, 16 alloggi per giovani sotto 31 anni

A Venezia e a Mestre saranno restaurati 16 alloggi Ater che saranno assegnati a giovani sotto i 31 anni. Una nota dell'ufficio stampa spiega che il Comune di Venezia con l'Ater (Azienda territoriale edilizia residenziale della Provincia di Venezia) l'anno scorso hanno partecipato - con il piano 'Provo Casa' - all''Avviso pubblico per la selezione di progetti volti ad incrementare la disponibilita' di alloggi da destinare in locazione ai giovani nelle citta' metropolitane', indetto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le Politiche giovanili e le attivita' sportive (Pogas) e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 4 gennaio 2008. Un mese fa il Dipartimento del Pogas ha pubblicato gli esiti della selezione e il progetto dell'Amministrazione comunale di Venezia si e' collocato al 6' posto, nella graduatoria finale dei programmi presentati dalle 14 citta' metropolitane, accedendo cosi' a 795 mila euro del Fondo Nazionale per le Politiche giovanili del 2007. I restanti 255 mila euro a copertura dell'intervento (per un totale di un milione 50 mila euro) saranno finanziati dall'Ater. Il progetto prevede il recupero di 16 alloggi di proprieta' Ater - 9 a Venezia centro storico e 7 a Mestre centro - che saranno assegnati a giovani che non abbiano compiuto il 31 anno di eta', tramite un bando che sara' pubblicato dal Comune di Venezia nei prossimi mesi e conterra' tutti i requisiti per concorrere all'assegnazione. Questa mattina, a Ca' Farsetti, si e' tenuto il primo incontro, per l'attuazione del progetto, al quale erano presenti gli assessori comunali alle Politiche della Residenza, Mara Rumiz, e alle Politiche giovanili, Luana Zanella, il presidente e il direttore dell'Ater, Pier Luigi Parisotto e Aldo Luciano Marcon, e i funzionari che hanno predisposto 'Provo Casa'. Gli assessori Rumiz e Zanella hanno espresso la loro soddisfazione per il risultato conseguito, che 'indica una precisa linea d'intervento nei confronti dei giovani, che vivono un forte disagio abitativo a causa soprattutto della condizione di precarieta' del lavoro, che li costringe spesso a non poter lasciare la casa di famiglia.
Auspicano, pertanto, che si dia continuita' al Piano Nazionale Giovani avviato dal Dicastero per le Politiche giovanili, nella precedente legislatura e portato a compimento con il nuovo Governo, anche con nuove iniziative e con nuovi finanziamenti'.

26 marzo 2009

Piano casa: Galan, Veneto apripista

Il Veneto ''ha fatto da apripista e continuera' ad andare avanti''. Il presidente Giancarlo Galan, rilascia un’intervista al Corriere della Sera sul piano del governo di rilancio dell’edilizia e sottolinea che ''bene ha fatto Berlusconi a raddrizzare la barra. Io sono con lui''. E per rassicurare gli scettici sulla bonta' del piano casa propone una ''task force nazionale di architetti e paesaggisti'' e un ''rafforzamento delle sovrintendenze e dei controlli''. Questo piano, per Galan, ''puo' dar luogo finalmente a una architettura di qualita' ''. Una volta stabilito ''un testo base del governo'' le Regioni devono andare avanti ''con prudenza ma anche con decisione''. Nessuno, comunque, vuole toccare i centri storici sottolinea Galan: ''Stiamo parlando di come occuparci delle orride periferie''. In un'altra intervista a "il Mattino" Galan dichiara: ""Presto sempre ascolto a ogni riflessione e giudizio di Napolitano, che ritengo il miglior presidente che l'Italia abbia avuto".

25 marzo 2009 - Asca

Piano casa: Galan, Veneto ha portato il suo contributo

Soddisfatto il governatore regionale del Veneto, Giancarlo Galan, per il contributo della Regione al piano straordinario per l'edilizia.
''L'assessore Renzo Marangon mi ha informato sugli esiti dell'incontro che si e' tenuto oggi a Roma sul Piano Stranordinario per l'Edilizia, che altri chiamano Piano per la Casa - lo afferma Galan -. Sono molto soddisfatto per il clima di dialogo che e' stato raggiunto tra Governo e Regioni. Io stesso, nel corso della giornata di ieri, avevo fatto conoscere alcune mie valutazioni sul confronto politico in corso a rappresentanti del Governo e della maggioranza.
Valutazioni in linea con quanto oggi dichiarato dal Presidente Berlusconi e da alcuni presidenti di Regione''.
''L'assessore Marangon che ha portato il contributo della Regione del Veneto agli incontri romani - prosegue Galan - mi ha anche detto che il testo della nostra proposta gli e' stato richiesto dai rappresentanti delle altre regioni''.

 

14 marzo 2009 - Roberto Seghetti - Panorama

Piano casa: istruzioni per l'uso. Per cittadini, Comuni e Regioni

(...) Proprio per offrire queste informazioni (verificare quali norme saranno approvate da ogni regione ndr) Panorama ha svolto un lavoro di ricerca, raccogliendo esempi concreti di possibili interventi e delle relative procedure dai tecnici delle regioni favorevoli al provvedimento, come la Sardegna , la Lombardia e soprattutto il Veneto, dove la giunta del presidente Giancarlo Galan ha già approvato un disegno di legge che ora passa all’esame dell’assemblea.
Il primo capitolo riguarda gli ampliamenti per gli immobili destinati ad abitazione. Ma non tutti: sarà vietata qualunque iniziativa sugli edifici abusivi, costruiti su aree demaniali o destinate a uso pubblico. Per gli edifici vincolati per motivi storici, artistici, ambientali, e là dove vi siano limiti urbanistici più stringenti fissati dai piani dei Comuni, sarà invece necessario il benestare delle autorità competenti. Cioè non sarà vietato ampliare la cubatura, ma bisognerà ottenere l’autorizzazione.
In tutti gli altri casi in Veneto si potranno fare lavori per ampliare del 20 per cento la cubatura della propria abitazione con la semplice Dia, la denuncia di inizio attività redatta da un professionista.
Un esempio concreto: per una casa di 100 metri quadrati e con un soffitto a 3 metri di altezza, si potrà aggiungere una cubatura di 60 metri. Tradotta in superficie, significa circa 20 metri quadrati. Come dire: una stanza da 5 metri per 4. Gli esempi sono numerosi.
La chiusura del terrazzino. Tamponare un poggiolo, come si dice al Nord, e creare così una nuova stanzetta è uno degli interventi più diretti e meno difficili da eseguire. Oggi c’è bisogno della concessione edilizia del comune. Domani basterà la Dia (e che il condominio non si opponga). Se l’immobile funge da prima casa, la Regione Veneto propone di abbattere i costi di urbanizzazione del 60 per cento.
La sopraelevazione. Con le stesse modalità del terrazzino si potrà sopraelevare l’immobile, sempre che sia tecnicamente possibile. Nel caso di un condominio, la decisione sarà collettiva e la nuova cubatura apparterrà pro quota a tutti i condomini.
Allargamento casa unifamiliare. Nel caso di un villino, si potrà allargare la costruzione fino al 20 per cento in più di cubatura.
Costruzione separata. Se si ha un giardino, o comunque un’area annessa, si potrà realizzare la cubatura aggiuntiva separata dall’immobile principale, con una costruzione a parte.
Box e cantine. Là dove possibile dal punto di vista tecnico, si potrà ampliare del 20 per cento la cubatura anche di box e cantine. Ma ciò non cambierà la destinazione d’uso dell’immobile.
Un caso diverso riguarda l’ampliamento degli edifici con destinazione diversa dall’abitazione. I grandi centri commerciali non potranno fare alcunché. Tutti gli altri, fermi restando i limiti previsti anche per le abitazioni, potranno ampliare la superficie dell’immobile del 20 per cento.
Il capannone. A un edificio industriale di 1.000 metri quadrati se ne potranno aggiungere 200.
Il negozio o la bottega artigiana. Se c’è la possibilità tecnica, si potrà allargare la superficie dell’immobile del 20 per cento.
Tettoie e pensiline. In tutti i casi, abitazione o no, ma anche semplice terreno, non saranno considerate cubatura le tettoie e le pensiline costruite o usate per impianti fotovoltaici per la produzione di energia fino a 6 chilowatt. Stando al parere dei tecnici del settore, si parla di una superficie che potrà arrivare a 45-50 metri quadrati. Così, per esempio, si potranno coprire i posti auto del villino senza che la struttura rientri nella cubatura della casa. Rinnovamenti. Il secondo grande capitolo di questi interventi in edilizia riguarda il rinnovamento. Resta fermo il divieto di qualunque iniziativa su immobili costruiti abusivamente, su aree demaniali o destinate a uso pubblico. Per il resto le norme scritte in Veneto sono chiare: tutti gli immobili costruiti prima del 1989, in deroga alle previsioni comunali e regionali, ma che non presentino particolari vincoli storici, artistici o ambientali, potranno essere abbattuti e ricostruiti con un ampliamento della cubatura del 30 per cento se destinati ad abitazione (35 per cento se realizzati con la bioedilizia) o con il 30 per cento di superficie in più se destinati ad altri usi.
Ricostruzione nello stesso sito. Una palazzina di quattro piani, con una superficie per piano di 400 metri quadrati di appartamenti e soffitti alti 3 metri, se demolita e ricostruita, secondo un calcolo a spanne, potrà fruttare, aggiungendo alla cubatura scale e annessi, oltre 1.500 metri cubi, quindi ben più di un piano, se la costruzione sarà di tipo tradizionale. E quasi 1.800 metri cubi (per dare un’idea: 600 metri quadrati con un soffitto di 3 metri) nel caso siano usate per la ricostruzione tecniche di bioedilizia e sia previsto l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili: dallo scambio di energia con il terreno al fotovoltaico, al solare per l’acqua e così via. Qualora gli immobili siano interamente dedicati a prima casa, i contributi per urbanizzazione e costruzione vengono abbattuti del 50 per cento.
Ricostruzione in un sito diverso. Il nuovo edificio ampliato e rinnovato potrà essere costruito in un’area diversa da quella in cui sorgeva. In questo caso la nuova area dovrà essere già stata destinata a edilizia abitativa dal comune, mentre l’area dell’insediamento originario diventerà non edificabile. Anche nelle attività di rinnovamento per gli immobili con destinazione diversa dall’abitazione il bonus di ampliamento si calcola sulla superficie invece che sulla cubatura.
Capannone. Se la struttura industriale è di 1.000 metri quadrati, può essere abbattuta e ricostruita, sullo stesso sito o altrove, di 1.300 metri, o di 1.350 se viene usata la bioedilizia.

Il panorama dei possibili interventi è insomma vasto. Ma la vera libertà d’azione bisognerà verificarla alla fine del processo di approvazione delle norme regionali. Lo stesso disegno di legge veneto, il progetto con il migliore “stato di avanzamento” dei lavori, prevede che dopo l’entrata in vigore i Comuni abbiano 60 giorni per escludere la possibilità di ampliamenti o di ricostruzioni per “specifici o zone del proprio territorio, sulla base di specifiche valutazioni o ragioni di carattere urbanistico, edilizio, paesaggistico, ambientale, come pure stabilire limiti differenziati in ordine alle possibilità di ampliamento, in relazione alle caratteristiche proprie delle singole zone e del diverso loro grado di saturazione edilizia”.
Come dire: il limite imposto dalle leggi nazionali e le decisioni dei Comuni non scompariranno. Saranno il confine entro il quale si potrà operare. Basti pensare al Codice civile: sia l’altezza di un immobile, rispetto alla vista che avevano prima i vicini, sia la distanza dagli altri immobili dovranno essere rispettate in ogni caso.