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13 novembre 2009 - L'Estense - Marco Zavagli
Grandi opere e piano casa i nemici di cultura e ambiente
Ci sarà un premio nazionale che ricorderà anno per anno il giornalista o lo scrittore che si sarà distinto per l’impegno verso la tutela del patrimonio artistico e paesaggistico del Paese. E quel premio sarà intitolato a Giorgio Bassani.
Non poteva che essere dedicato al grande letterato ferrarese, che dell’associazione fu presidente dal 1965 al 1980, il nuovo, nuovissimo premio, annunciato ieri a Ferrara dai vertici nazionali di Italia Nostra.
L’occasione è stata offerta dalla presentazione pubblica del libro “Ferrara. Dall’addizione erculea all’addizione verde. Omaggio a Giorgio Bassani”, atti del convegno tenutosi a Ferrara nel novembre del 2003, divenuti il primo numero dei Nuovi Quaderni di Italia Nostra, una serie che si era interrotta da qualche anno.
E che ora è ripresa nel segno di Bassani, tanto che l’oggetto del compendio è offerto dalla salvaguardia e della compiuta realizzazione del sistema mura e parco urbano, cardine della qualità urbanistica di Ferrara.
“È molto importante rinnovare l’attenzione verso il nostro parco urbano – ha esordito la neopresidente Chiara Toschi Cavaliere -. I progetti di cui si parlò in quel convegno datato 2003 erano importantissimi, ma sono stati disattesi. Si spera che non tutto sia perduto e per questo oggi, dopo sei anni, rinnoviamo le istanze contenute in quei giorni”.
“Da Bassani ad oggi però le cose non sono migliorate – si rammarica Alessandra Mottola Molfino, presidente nazionale di Italia Nostra - e i grandi nemici della cultura e dell’ambiente si chiamano grandi opere e piano casa. È troppo attrattivo per gli enti locali, e Ferrara purtroppo non ne è esente, il costruire. Dobbiamo rimanere vigili per evitare il proliferare di queste disavventure di cemento”.
Parole cui seguiranno subito i fatti, se è vero che già da oggi partiranno i ricorsi di Italia Nostra contro il Piano casa in Umbria e Lazio.
10 novembre 2009 - Il Sole 24 Ore
L'Emilia Romagna offre un premio extra per gli edifici "incoerenti" con il contesto
L'Emilia Romagna ridisegna la legislazione urbanistica inserendo nella legge n. 6/2009 anche le norme sugli interventi straordinari previsti dall'intesa sul piano casa.
Ampliamenti. La possibilità di ingrandire il proprio edificio è consentita solo sugli edifici con destinazione residenziale e la legge introduce il limite del 20% della superficie utile lorda esistente. I metri quadrati in più possono salire al 35% in alcuni casi particolari. In ogni caso, la tipologia dell'edificio ampliato deve restare quella originaria: monofamiliare se era monofamiliare, bifamiliare se era bifamiliare e, nel caso dei condomini, il numero di appartamenti non deve cambiare.
Demolizione e ricostruzione. Il bonus volumetrico è previsto anche in caso di demolizione e ricostruzione di edifici esistenti. Nelle aree in cui gli strumenti urbanistici comunali vigenti o adottati consentono interventi di ristrutturazione, gli immobili possono essere sostituiti con un incremento di superficie utile lorda non superiore al 35 per cento. Se il fabbricato è "incongruo", invece, l'ampliamento può arrivare al 50 per cento.
9 novembre 2009 - Il Sole 24 Ore - Cristiano Dell'Oste
A Modena le villette si ingrandivano già
Raccontano a Modena che qualcuno abbia sorriso, leggendo per la prima volta l'intesa sul piano casa. «Qui non si inventa niente!», si diceva (e forse si dice ancora) tra gli addetti ai lavori. Complice l'autonomia locale in materia di edilizia, la possibilità di ingrandire le villette esiste già da qualche anno.
Il caso modenese non è isolato, ma merita di essere raccontato per capire come ci si arriva, tramite l'incrocio di vari livelli regolamentari: il Psc (piano strutturale comunale, equivalente emiliano del piano regolatore generale), il Poc (piano operativo comunale, che dice "dove" e "quanto" si può costruire) e il Rue (regolamento urbanistico edilizio, che indica "come" costruire).
Il comune di Modena non stabilisce una volumetria o una superficie edificabile. Pianifica e individua, invece, per ogni ambito territoriale la capacità insediativa espressa in numero di alloggi, indicando la superficie utile massima di ogni unità (ad esempio, 100 metri quadrati).
Fin qui, niente di clamoroso. Anche perché chi costruisce tende sempre a sfruttare tutto lo spazio realizzabile. Ma per le costruzioni mono o bifamiliari non viene prevista una metratura massima. «Per questo tipo di edifici l'ampliamento era già possibile da una decina d'anni, sia in sopraelevazione che in orizzontale», spiega Alessio Ascari, a capo del servizio comunale trasformazione edilizia. «Ferme restando ovviamente – prosegue – le regole fissate dal codice civile e le norme igienico-sanitarie».
Il ricorso all'ampliamento, in passato, a Modena è stato piuttosto limitato, forse anche perché non poteva essere usato per creare nuove abitazioni. La legge regionale 6/2009, però, potrebbe allargare la platea degli interessati: permette di ingrandire anche gli edifici plurifamiliari con superficie utile lorda non superiore a 350 metri quadrati; e consente di realizzare nuove abitazioni con l'ampliamento, purché siano almeno di 50 metri quadrati e siano destinate per almeno dieci anni alla locazione a canone calmierato.
