Regione Friuli Venezia Giulia

Piano Casa Governo Berlusconi 2009

 

 

10 novembre 2009 - Il Sole 24 Ore

In Friuli Venezia Giulia ammesso anche il recupero dei sottotetti

Cinque anni di tempo per iniziare i lavori del piano casa. È quanto prevede la legge regionale del Friuli Venezia Giulia, tra le ultime ad essere approvata. La norma è un vero e proprio "Codice regionale dell'edilizia".
Gli ampliamenti. In Friuli gli ampliamenti non possono superare i 200 metri cubi e – in caso di sopraelevazione – non bisogna superare i sei metri di altezza. Anche in caso di ristrutturazione si può ampliare il volume originario dell'immobile. Questa opportunità è riservata ai fabbricati residenziali, direzionali, alberghieri o ricettivo-complementari. In questo caso l'ampliamento può raggiungere il 35 per cento. La legge del Friuli prevede ampliamenti del 35% anche per attività e impianti industriali.
Gli altri lavori. La legge recentemente approvata introduce la possibilità di recuperare i sottotetti, esclusivamente sugli edifici già esistenti. Il Friuli ha, poi, disciplinato una serie di lavori che rientrano nell'edilizia libera per i quali non c'è bisogno della Dia: tra questi, l'eliminazione delle barriere architettoniche, la manutenzione ordinaria, l'installazione di impianti fotovoltaici, la creazione di pertinenze e la realizzazione di strutture ricettive all'aperto.

9 novembre 2009 - Iris Press

Udine: edilizia, Piano Casa in vigore a Dicembre, Codice a Gennaio

Snellimento della burocrazia a beneficio del risparmio di tempo e costi per incentivare le famiglie ad investire sul bene durevole del mattone e per sfruttare la capienza abitativa del costruito senza erodere nuove porzioni di territorio.
E' questa la filosofia con cui è stato redatto il nuovo Codice regionale dell'Edilizia, il Testo unico che recepisce anche il Piano Casa nazionale, e che - ha reso l'assessore regionale alle Autonomie Locali e Pianificazione territoriale, Federica Seganti - entrerà in vigore immediatamente dopo la pubblicazione sul Bur, presumibilmente tra fine novembre e inizio dicembre (per l'entrata in vigore del Codice, invece, bisognerà attendere 30 giorni dalla pubblicazione).
I contenuti più interessanti per il cittadino del Testo unico che sostituisce l'attuale normativa (il Dpr 380), introducendo per la prima volta a livello italiano il silenzio-assenso per le procedure edificatorie (i Comuni hanno 60 giorni per rispondere e la mancata risposta equivale a parere positivo) sono stati illustrati oggi dall'assessore Seganti, assieme al presidente della IV Commissione consiliare, Alessandro Colautti.
Si stima che in Friuli Venezia Giulia siano 400 mila le famiglie con una casa di proprietà e che almeno 200 mila di queste possiedano una uni o bifamiliare, la tipologia abitativa per la quale è più semplice modulare gli interventi in deroga previsti dal Codice.

2 novembre 2009 - Edilportale - Paola Mammarella

Piano Casa Friuli, 5 anni di tempo per gli ampliamenti

Misure omogenee sul territorio regionale, esclusa la possibilità per i Comuni di porre limiti alla noma
Diventa legge il Piano Casa del Friuli. Il testo del “Codice regionale dell’edilizia” è stato approvato dalla Commissione Lavori Pubblici e Ambiente con qualche modifica rispetto alla versione approdata in Giunta regionale. Alla base dei cambiamenti, la necessità di operare una riforma della disciplina urbanistica per consentire la riorganizzazione e il rilancio del settore edilizio.
Durata e validità: Le disposizioni che derogano agli strumenti urbanistici comunali e dispongono interventi di ampliamento volumetrico e ristrutturazione sono confluite in un unico capo, il VII. Rispetto al testo precedente, che non prevedeva alcun limite di tempo, la norma avrà una durata di 5 anni. Tutti i lavori dovranno iniziare entro questo periodo.
Destinatari degli interventi sono gli edifici a destinazione in tutto o in parte residenziale, alberghiera, ricettivo complementare e direzionale.
Consentita anche la ristrutturazione degli edifici rustici annessi alle residenze agricole, che dopo l’intervento devono cambiare la destinazione d’uso in residenza agricola.
Interventi ammessi: Sono consentiti ampliamenti fino al 35%, per un massimo di 200 metri cubi. In genere gli interventi possono derogare ai limiti di distanze minime e altezze massime, chance non ammessa nei centri storici, ma non possono portare all’aumento delle unità immobiliari.
Possibili le sopraelevazioni fuori dai centri storici, che non devono superare i 6 metri, pari a due piani. In questo caso è ammesso l’aumento delle unità abitative, a patto che siano rispettati i parametri sull’aerazione e la luminosità e dopo una pronuncia favorevole da parte delle autorità di tutela del vincolo.
I sottotetti possono essere recuperati a fini abitativi in concomitanza di interventi di ristrutturazione e restauro. Non è possibile invece l’aumento delle unità abitative né la modifica della sagoma dell’edificio.
Limiti: Impossibile derogare alle norme per la tutela dei beni culturali e del paesaggio, nonché alle disposizioni sulla sicurezza antisismica e antincendio. Le misure non si possono applicare su edifici oggetto di interventi edilizi abusivi, i cui procedimenti sanzionatori non siano stati conclusi entro il 30 settembre 2009, e aree a inedificabilità assoluta.
Promosse le zone omogenee D, che ammettono l’ampliamento di edifici o unità immobiliari esistenti fino al 35% per un massimo di mille metri quadrati, nel rispetto delle altezze massime previste dagli strumenti urbanistici. Consentito anche l’aumento attraverso la realizzazione di solai interpiano.
La sostituzione edilizia è consentita negli ambiti sottoposti a pianificazione attuativa. Le Amministrazioni comunali possono stipulare convenzioni per la sostituzione di edifici non coerenti con le caratteristiche storiche, architettoniche, paesaggistiche e ambientali.
Comuni: Nel Friuli le possibilità di ampliamento coinvolgeranno in modo uniforme tutta la regione. A differenza che nelle altre leggi regionali, infatti, non è previsto per le amministrazioni municipali il potere di limitare l’applicazione delle misure sul proprio territorio. I Comuni, inoltre, non saranno più tenuti al controllo preventivo.
Semplificazione burocratica: Diventano più leggere le procedure di autorizzazione. Grazie a un inquadramento sistematico delle attività di edilizia libera, sarà sufficiente la Dia per manutenzioni ordinarie, rimozione delle barriere architettoniche, installazione di pannelli solari e fotovoltaici, realizzazione di pertinenze fino al 10% della volumetria esistente ed entro i 100 metri cubi. Le tettoie non potranno superare i 20 metri quadri.
Non mancano le critiche da parte dell’opposizione di centrosinistra, che mira a mantenere le comunicazioni all’ufficio tecnico sugli interventi realizzati, in modo che all’amministrazione rimanga una memoria delle variazioni sul territorio. Parere negativo anche sul depotenziamento dei Comuni, che contrasta con il principio di sussidiarietà e collaborazione tra amministrazioni.
Più positivo l'Assessore Galasso, che nel Piano Casa non vede solo uno strumento di riqualificazione, ma una norma innovativa per la tutela ambientale e la qualità della vita.