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30 novembre 2009 - Adnkronos
Sardegna - Assemblea Popolo sardo, contestazioni per assenza Cappellacci
'Il presidente Cappellacci, suo malgrado, ha dovuto rinunciare sia a prender parte all'assemblea del popolo sardo, sia agli altri impegni istituzionali odierni. Spiace che una sparuta minoranza, sicuramente non rappresentativa ne' dell'assemblea, ne' tantomeno dello spirito del popolo sardo abbia dato luogo ad una contestazione di parte''. Lo si legge in una nota diffusa dal portavoce del presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci, dopo la contestazione di alcuni presenti all'Assemblea del popolo sardo, oggi a Cagliari, per l'assenza del governatore, costtretto a letto dall'influenza.
''Questo episodio - si legge nella nota - non inficia in alcun modo quello che e' un punto di distinzione della giunta Cappellacci: la costante apertura al dialogo e al confronto sia con il territorio che con le associazioni di categorie per affrontare insieme la grandi questioni che affliggono la Sardegna. Come dimostrato anche nelle occasioni piu' recenti, quando il presidente ha manifestato insieme agli operai Alcoa, la giunta e' anche fisicamente vicina a chi oggi lotta per un posto di lavoro, con un impegno che non si ferma agli incontri assembleari''.
''In questi primi mesi - prosegue la nota della presidenza della Regione - si e' dimostrato che si possano prendere decisioni importanti, come l'approvazione in tempi brevi della Finanziaria e del Piano Casa, senza pregiudicare il confronto. In quest'ottica sono sicuramente importanti i contributi che provengono dal mondo sindacale, dal mondo dell'impresa, dall'associazionismo e dal volontariato, che saranno manifestati anche dall'assemblea di oggi. Su questa strada - conclude - si intende proseguire, con la certezza di andare incontro alla disponibilita' e all'atteggiamento positivo sia dell'assemblea odierna che dei sindacati per affrontare le emergenze e per programmare un nuovo modello di sviluppo che porti l'isola fuori dalla crisi''.
27 novembre 2009 - L'Unione Sarda
Piano casa, per Villasimius un'occasione da 30 milioni
Il piano casa regionale è definitivo: a Villasimius la sua applicazione nelle sole zone turistiche può rappresentare un'opportunità da 30-60 milioni di euro. Lo sostiene l' "Associazione cittadini per Villasimius"
Questo è il valore degli oltre sessantamila metri cubi che potrebbero essere realizzati nella fascia costiera, da parte di cittadini e operatori. In deroga alle attuali norme. Lo dice il consigliere comunale di "Associazione cittadini per Villasimius" Luciano Garau- il quale sostiene che «questa legge può piacere o meno ma ormai esiste.
Non ci resta allora che tentare di trasformarla in opportunità. Partendo da una semplice considerazione: La volumetria è una risorsa del nostro territorio». «A Villasimius-dice Garau- oggi non abbiamo un edificio scolastico degno di questo nome: stiamo contraendo mutui per costruirne uno. Non abbiamo una viabilità funzionale e sicura, nè strutture sportive e ricreative per giovani e anziani.
Esiste uno strumento che la legge regionale mette a disposizione dei Comuni: basta avere il coraggio di usarlo. Nell’ultima seduta di Consiglio comunale abbiamo chiesto che le tabelle della Bucalossi da applicare alle iniziative connesse al “Piano Casa” nelle zone turistiche siano allineate al prezzo di mercato. Bisogna decidere entro il 30 dicembre altrimenti restano in vigore le tariffe vigenti.
Per non penalizzare i piccoli operatori abbiamo proposto che le nuove tabelle siano applicate oltre una soglia minima, escludendo le strutture ricettive e di servizio dalle dimensioni limitate, alle quali verrebbe così garantita la sostenibilità economica per i loro interventi di adeguamento. Per anni si è strillato, più o meno a ragione, che il Piano paesaggistico regionale con la sua furia punitiva stava bloccando ogni iniziativa imprenditoriale. Adesso-chiude Garau- chi ha intenzioni serie può accomodarsi: le risorse volumetriche, per chi ne avesse necessità, ci sono».
23 novembre 2009 - Asca
Asunis, Piano Casa è motore processo di sviluppo
'Il Piano Casa si pone come motore di un processo di sviluppo a piu' ampio respiro per tanti settori legati alla sfera produttiva ed economica dell'Isola in quanto mette a punto un'operazione virtuosa che vuole dare un forte impulso a tutto il comparto edilizio mettendo sempre in primo piano il recupero delle opere architettoniche degradate, tutelando, allo stesso tempo, il paesaggio ''. Lo ha dichiarato l'Assessore regionale degli Enti Locali, finanze e urbanistica della Sardegna, Gabriele Asunis, intervenuto al ''quinto Congresso Regionale FENEAL-UIL Sardegna (Federazione Nazionale Lavoratori dell'Edilizia industrie affini e del Legno) , intitolato: Dalla crisi al nuovo sviluppo: piu' qualita', piu' lavoro, piu' sicurezza''. ''Avviare e rafforzare un processo virtuoso di riqualificazione del nostro patrimonio edilizio vuol dire tutelare la qualita' del paesaggio, rispondere alle esigenze abitative delle famiglie - ha proseguito l'assessore - e allo stesso tempo creare condizioni di sviluppo finalizzate al rilancio dell'economia isolana attivando effetti moltiplicatori in tanti altri settori produttivi''.
13 novembre 2009 - Ecquo - Gaetano Benedetto
Piano Casa Sardegna, un obrobrio che il Governo deve impugnare
WWF Italia e Fondo Ambiente Italiano chiedono al Governo di impugnare in Corte Costituzionale la Legge Regionale sulla casa recentemente approvata dalla Regione Sardegna, con una nota inoltrata oggi al Presidente del Consiglio e a tutti Ministri.
La nota è stata accompagnata da una richiesta d’incontro ai Ministro dei Rapporti con le Regioni On. Raffaele Fitto ed al Ministro per i Beni Culturali On. Sandro Bondi.
Dopo il naufragio del decreto legge sul piano casa inizialmente proposto dal Governo, tutte le Regioni hanno legiferato autonomamente molte volte travalicando anche i termini dell’accordo Stato Regioni sottoscritto a fine marzo. Ne è venuto fuori una sorta di Arlecchino giuridico con norme anche profondamente differenti l’una dall’altra e col risultato paradossale che quello che si può, o non, fare in una Regione è diverso da quello consentito o vietato in un’altra. In questa tragicomica situazione, la maglia nera indubbiamente è da attribuirsi alla Sardegna che usando il piano casa è entrata a gamba tesa nella pianificazione paesaggistica vigente.
Con specifiche osservazioni inviate alla Regione Sardegna, FAI e WWF avevano segnalato, prima dell’approvazione, come le norme erano non solo in pieno contrasto con l’accordo Stato Regioni sul piano casa, ma anche con una serie di principi costituzioni. Da un lato infatti la Regione prevede ampliamenti degli immobili (non solo ad uso abitativo) senza fissare limiti di cubature di riferimento e senza stabilire un termine temporale entro cui questi ampliamenti possono essere realizzato, da un altro consente interventi (anche con cambi di destinazioni d’uso e la costruzione di nuovi immobili) all’interno di aree sottoposte a vincolo paesaggistico ai sensi di un piano vigente che può essere modificato solo con una procedura analoga a quella che ha portato alla sua approvazione.
Nell’esame della legge regionale Sardegna n. 4/2009 (pubblicata sul Bollettino Ufficiale del 31 ottobre 2009, n. 35) concernente “Disposizioni straordinarie per il sostegno dell’economia mediante il rilancio del settore edilizio e per la promozione di interventi e programmi di valenza strategica per lo sviluppo” WWF e FAI hanno innanzitutto verificato la potestà della Regione Sardegna a normare su materie di competenza esclusiva dello Stato. A tale proposito Corte Costituzionale con la sent. 51/2006 ha avuto già modo di affermare che “è evidente che la Regione Sardegna dispone, nell’esercizio delle proprie competenze statutarie in tema di edilizia e di urbanistica, anche del potere di intervenire in relazione ai profili di tutela paesistico-ambientale. Ciò sia sul piano amministrativo che sul piano legislativo (in forza del cosiddetto “principio del parallelismo” di cui all’art. 6 dello statuto speciale), fatto salvo, in questo secondo caso il rispetto dei limiti espressamente individuati nell’art. 3 del medesimo statuto in riferimento alle materie affidate alla potestà legislativa primaria della regione (l’armonia con la costituzione e con i principi dell’ordinamento giuridico della Repubblica e il rispetto degli obblighi internazionali e degli interessi nazionali, nonché delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica).”.
Se dunque è vero che la Regione Sardegna può normare in tema di paesaggio, è altrettanto vero che le norme approvate non rispondono ai principi dell’ordinamento giuridico e rispettose delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica. Questa verifica dev’essere fatta assumendo come riferimento il Codice dei Beni culturali e del Paesaggio (al cui rispetto è tenuta anche la Regione Sardegna) che all’art. 131, comma 3, afferma che “le norme del Codice definiscono i principi e la disciplina di tutela dei beni paesaggistici”; inoltre il Codice all’art. 135 del Codice statuisce che: “Lo Stato e le regioni assicurano che tutto il territorio sia adeguatamente conosciuto, salvaguardato, pianificato e gestito in ragione dei differenti valori espressi dai diversi contesti che lo costituiscono. A tale fine le regioni sottopongono a specifica normativa d’uso il territorio mediante piani paesaggistici, ovvero piani urbanistico-territoriali con specifica considerazione dei valori paesaggistici, entrambi di seguito denominati: «piani paesaggistici»”.
La Sardegna è stata la prima regione ad approvare un Piano Paesistico (Decreto del presidente della Regione n. 82/2006) in sintonia con le prescrizioni del Codice e la vigenza di tale Piano sembra essere stata ignorata nell’approvazione del legge regionale sul piano casa. Infatti il territorio regionale sardo trova la propria disciplina d’uso e gestione nelle prescrizioni contenute nel Piano Paesistico che può essere modificato solo da un nuovo e diverso piano paesistico e non già attraverso una legge regionale che per altro tratta di materia diversa. Per questo motivo gli interventi ammessi col piano casa all’interno delle aree vincolate sotto il profilo paesaggistico non appaiono conformi al quadro costituzionale e normativo che dettano precise prescrizioni precise sulle modalità d’intervento nelle aree sottoposte a vincoli nazionali ed internazionali di tutela.
IL FAI ed il WWF inoltre hanno osservato, nella richiesta inviata al Governo, che la legge regionale sarda appare porsi in contrasto anche con le fondamentali prescrizioni dell’art. 145, comma tre, del Codice secondo cui: “Le previsioni dei piani paesaggistici (…) non sono derogabili da parte di piani, programmi e progetti nazionali o regionali di sviluppo economico, sono cogenti per gli strumenti urbanistici dei comuni, delle città metropolitane e delle province, sono immediatamente prevalenti sulle disposizioni difformi eventualmente contenute negli strumenti urbanistici, stabiliscono norme di salvaguardia applicabili in attesa dell’adeguamento degli strumenti urbanistici e sono altresì vincolanti per gli interventi settoriali.
Per quanto attiene alla tutela del paesaggio, le disposizioni dei piani paesaggistici sono comunque prevalenti sulle disposizioni contenute negli atti di pianificazione ad incidenza territoriale previsti dalle normative di settore, ivi compresi quelli degli enti gestori delle aree naturali protette”. Non c’è dubbio infatti che le norme contenute nella legge regionale abbiano la medesima valenza di piani, programmi o progetti regionali di sviluppo economico tant’è che la rubrica della legge regionale testualmente afferma che si tratta di “Disposizioni straordinarie per il sostegno dell’economia mediante il rilancio del settore edilizio e per la promozione di interventi e programmi di valenza strategica per lo sviluppo”, ed inoltre l’articolo 1 afferma che la legge serve per “il sostegno dell’economia mediante il rilancio del settore edilizio”. Quindi queste norme non possono modificare le previsione dei piani paesaggistici vigenti, mentre invece lo fanno.
Macroscopica è poi la violazione dei principi dell’ordinamento e delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica. Infatti nell’art. 4 della legge regionale (“Interventi di ampliamento degli immobili a finalità turistico-ricettiva” si prevede che “Per gli immobili destinati allo svolgimento di attività turistico-ricettive situati nella fascia costiera dei 300 metri della linea di battigia (…) è consentito anche mediante il superamento degli indici massimi di edificabilità previsti dagli strumenti urbanistici vigenti e delle vigenti disposizioni normative regionali, l’incremento del 10% della volumetria esistente alla data di presentazione della richiesta di concessione edilizia (…); la proposta di intervento deve ottenere la positiva valutazione della Commissione regionale per il paesaggio e la qualità architettonica”.
Rispetto a questo WWF e FAI sollevano due osservazioni di merito e di forma.
La prima riguarda l’art. 142, comma uno, lett. a) del Codice (“territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i terreni elevati sul mare”) su cui la Regione Sardegna consente oggi interventi in difformità delle previsioni del Piano Paesaggistico vigente che (sempre ai sensi del Codice dei Beni Culturali) provvede la “determinazione di prescrizioni d’uso intese ad assicurare la conservazione dei caratteri distintivi di dette aree e, compatibilmente con essi, la valorizzazione”.
La nuova legge sarda altera pesantemente questo equilibrio tra previsioni e prescrizioni.
In secondo riguarda la verifica di compatibilità degli interventi con le esigenze di tutela dei beni paesaggistici che è dal Codice rimessa alla Soprintendenza e non già, come fa la legge sarda, alla Commissione Regionale per il paesaggio che risulta essere mero organo di supporto ai soggetti preposti al rilascio dell’autorizzazione paesaggistica.
13 novembre 2009 - Il Tempo
«Partiamo dal piano casa»
Cappellacci: «Dopo le urgenze pensiamo al futuro della Sardegna»
Lo slogan che campeggia sul suo sito personale è: «La Sardegna torna a sorridere». Lo stesso utilizzato per presentare il suo programma di governo, il leit motiv che ha messo alla base del suo lavoro. «Anche se per ora di sorrisi ne abbiamo fatti meno di quelli che avremmo voluto».
Da quando Ugo Cappellacci è stato eletto presidente della Regione Sardegna sono passati otto mesi. Lasso di tempo praticamente trascorso girando in lungo e in largo l'isola. «Purtroppo io ancora mi trovo a dover gestire le emergenze per l'80% del mio tempo. Avendo solo un 20% da dedicare a quelli che sono i progetti del futuro». Presidente ma così altro che sorridere. Praticamente siete ancora nella gestione delle urgenze. «Esatto. Vuoi la crisi economica che ha piegato tutto il mondo, vuoi per le caratteristiche strutturali della Sardegna. Ciò nonostante, qualche misura l'abbiamo messa in campo».
Si riferisce alla finanziaria appena approvata? «Intanto abbiamo istituito un comitato per la gestione delle emergenze. Poi, abbiamo messo in campo ben due finanziarie, quella per l'anno del 2009 e quella per l'anno 2010. Quest'ultima, che prevede interventi per 300 milioni di euro, è stata approvata in tempi da record. Con il governo abbiamo, inoltre, mantenuto aperto il tavolo Stato-Regione Sardegna, che ha permesso di avere 3,8 miliardi per le infrastrutture».
Veniamo alle note dolenti: e il rilancio industriale? «Nota dolente da vedere sempre nell'ottica di quel rapporto 80-20 per cento di cui abbiamo parlato prima». D'accordo. Ma qui presidente le aziende continuano a lamentarsi. «Guardi, le faccio un esempio. Se io ho il problema dell'Eni che vuole chiudere gli impianti di Porto Torres, la soluzione è sedersi intorno ad un tavolo, destra e sinistra, e lavorare per una soluzione. Noi lo abbiamo fatto. Ma se lo avessero fatto anche in passato...Sa quanto abbiamo di soldi residui in questa regione?»
No, quanto? «Ben 7 miliardi di euro, soldi stanziati e non spesi. Questo dimostra che è mancata una programmazione dei vari progetti. Ha idea di quanto ritardo questo comporti?».
In effetti...Altra nota dolente: lo sviluppo del turismo. Che continua ad avere attivo solo tre mesi l'anno. «Ci sono diversi fronti su cui stiamo lavorando con il governo. Innanzitutto, la continuità territoriale. Perché servono condizioni di collegamento e trasporto paritarie rispetto al resto d'Italia. Poi, diciamola tutta: se vogliamo competere con il resto del mondo, non basta avere una bella costa. Serve piuttosto avere strutture che possano attrarre tutto l'anno». Come? «Se gli alberghi non hanno centri benessere, Spa, un centro congressi, il centro business, o un campo da golf, allora non si è in grado di competere».
Ci sono imprenditori che hanno già investito per alberghi così in qualche località sarda, no? «Sì, per lo più sulla costa. Ma noi abbiamo una zona interna meravigliosa, tutta da sviluppare. E poi sa una cosa? Finora la Sardegna ha avuto più "prenditori" che imprenditori».
Diciamo allora che forse il mancato G8 alla Maddalena forse non ha aiutato in questo piano di rilancio. Occasione mancata? «Lo è, forse, in termini di comunicazione e pubblicità. Ma il G8 era soprattutto importante per le infrastrutture e per le risorse stanziate. Tutto questo è avvenuto ugualmente. In più, abbiamo in programma una serie di eventi da qui a un anno che sicuramente porteranno molta visibilità».
Qualche anticipazione? «Ieri, ho incontrato Guido Bertolaso per parlare della Louis Vuitton Cup, dichiarata dal Consiglio dei ministri grande evento, che si svolgerà proprio alla Maddalena nel maggio 2009. E questo grazie all'impegno del presidente Berlusconi». Ritornando alle note dolenti, ci sono parecchie aziende che lamentano il ritardo delle risposte da parte del governo regionale. «Comprendo questo problema e ci stiamo lavorando per risolverlo. Anche perché, avere scarsa attenzione verso i progetti di investimento significa perdere possibilità».
La sua regione è tra quelle che ha sostenuto il Piano da casa sin dal primo momento. A che punto siamo? «Il nostro, approvato un mese fa, è un piano esteso a tutti: abbiamo infatti inserito anche il settore produttivo e gli edifici commerciali. Il tutto avendo una grande attenzione per il rispetto dell'ambiente». Presidente dica la verità, quasi quasi stava meglio prima... «Guardi non ho il tempo di guardarmi indietro. Vado avanti motivato e concentrato sulle cose da fare».
Del resto lei rappresenta il modello del candidato del fare tanto auspicato dal presidente Berlusconi.. «Esatto. E io spero di essere ricordato per questo».
