Piano Casa Governo Berlusconi 2009

 

Guida al Piano Casa promosso dal Governo Berlusconi.
Notizie, informazioni, approfondimenti e commenti sul piano per l'edilizia che dovrebbe rilanciare il settore e, più in generale, l'economia, consentendo ai cittadini di aumentare la cubatura degli edifici, oltre a venire incontro alle classi più disagiate dando nuovi alloggi alle giovani coppie e alle categorie maggiormente in difficoltà.

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12 ottobre 2009 - Edilio

Per il piano casa l’ostacolo è il fascicolo del fabbricato

Il piano casa si incaglia sul fascicolo del fabbricato. Rischiano la bocciatura da parte della Corte costituzionale tutte le leggi che condizionano gli ampliamenti e le demolizioni alla presentazione del riesumato fascicolo del fabbricato. L’offensiva del Governo contro il tentativo di alcune Regioni di legare il premio di volume al libretto sulle trasformazioni dell’edificio ha colpito per prima la Basilicata. Ma a rischio c’è anche il Lazio che ha una norma sostanzialmente identica.
La richiesta di bocciatura avanzata dal Governo per la Basilicata ruota tutta intorno alla valutazione negativa già espressa sul libretto casa dalla sentenza della Corte costituzionale n. 315 del 2003: in pratica con l’obbligo del libretto la Regione impone a tutti i proprietari un onere in più, ingiustificato, che non è altro che la duplicazione di accertamenti e informazioni già tutte in mano alla pubblica amministrazione. Informazioni e documenti che dunque spetta al Comune raccogliere e conservare per attuare la vigilanza sull’attività edilizia in modo da non gravare quindi inutilmente sui cittadini.
In altre parole, la Consulta aveva già giudicato questo obbligo un inutile doppione di informazioni. Ma il Governo tenta anche un’altra strada per affondare il libretto: nel ricorso contro la norma della legge Basilicata si sostiene infatti che eventualmente solo una norma di livello statale e non regionale può decidere di imporre un obbligo così pesante. Secondo i tecnici del ministro per le Politiche regionali, Raffaele Fitto, siamo in una materia quella del governo del territorio (e non della sicurezza) in cui lo Stato mantiene il potere di fissare i principi fondamentali. E quello del libretto sarebbe un criterio guida che «per uniformità di trattamento sull’intero territorio nazionale – si legge nei motivi dell’impugnativa – non può essere rimessa alle singole differenti discipline».
Delibera Consiglio dei ministri del 2 ottobre 2009 : impugnatva legge regione Basilicata n.25/2009

12 ottobre 2009 - Edilportale - Paola Mammarella

Destinazione d’uso e ristrutturazioni, Dia o permesso di costruire

Cassazione: rilevanti i titoli abilitativi, con le leggi regionali sul Piano Casa possibili interpretazioni differenziate
Cambiamenti di destinazione d’uso, disciplina sul rilascio della Dia e del permesso di costruire, ristrutturazioni e interventi nei centri storici potrebbero subire modificazioni con l’entrata in vigore delle leggi regionali sul Piano Casa e delle relative delibere attuative comunali. L’assenza di una norma quadro a livello nazionale, lamentata dagli operatori del settore edile, andrà a creare un panorama frastagliato, con applicazioni territoriali sensibilmente diverse.
Finora la Corte di Cassazione si è pronunciata a sfavore del cambiamento di destinazione d’uso tra categorie funzionalmente autonome dal punto di vista urbanistico. È il caso della sentenza 3707 del 29 settembre scorso, con cui la Corte ha stabilito che nell’ambito delle stesse categorie possono aversi mutamenti di fatto, ma non diversi regimi urbanistico-contributivi, vista la sostanziale equivalenza del carico urbanistico derivante da costruzioni nell’ambito della medesima categoria.
La fattispecie esaminata riguarda i lavori per la trasformazione di una cantina in superficie abitabile, collegata a un’altra abitazione e suddivisa in quattro vani con servizi e ripostiglio, effettuata senza titolo autorizzativo. La Corte ha rilevato un cambiamento di destinazione d’uso penalmente rilevante perché avvenuto tra categorie non omogenee dal punto di vista urbanistico, con conseguente mutamento degli standard e del carico urbanistico. È stato così confermato l’orientamento del Consiglio di Stato, che nella sentenza 583/2001 ha difeso il principio secondo il quale la destinazione di un immobile non dipende dall’uso che il soggetto ne fa in concreto, ma da quanto dichiarato nel titolo abilitativo assentito.
La Corte ha precisato quindi che lo strumento urbanistico rappresenta l'atto di destinazione generica e trova attuazione nel titolo che abilita a costruire, quale atto di destinazione specifica che vincola il titolare. La giurisprudenza distingue tra destinazione d'uso urbanistico, riferita alle categorie specificate dalla legge, e destinazione d'uso edilizio, riferita al singolo edificio ed alle sue capacità funzionali.
Dia: Lo scorso marzo, con la sentenza 9894, la Cassazione ha stabilito la possibilità di modificare la destinazione d’uso di un immobile attraverso la realizzazione di opere e interventi realizzati sulla base di una semplice Dia, ma solo nel caso in cui la nuova destinazione rientra tra quelle funzionalmente omogenee e compatibili dal punto di vista urbanistico. Anche in questa pronuncia, sulla base del Dpr 380/2001, la Corte ha precisato che la destinazione di un immobile si identifica con l’uso previsto dal titolo abilitativo. Se i lavori implicano un mutamento tra categorie funzionalmente autonome è necessario il permesso di costruire, richiesto anche per gli interventi nei centri storici che provocano un mutamento di destinazione tra categorie omogenee. La Dia è invece sufficiente per tutti gli altri casi.
Competenze legislative: A parte i centri storici e i lavori che modificano la sagoma e il volume degli edifici, resta fermo il potere delle Regioni di stabilire per quali interventi sia sufficiente la Dia. Potestà riconosciuta dalla Cassazione con la sentenza 3455 dello scorso dicembre. È proprio sul conflitto di attribuzione tra potere legislativo centrale e locale in materia di territorio che si è arenato l’iter del Piano Casa.
Ristrutturazioni: Lo scorso gennaio la Cassazione si è espressa anche sulle ipotesi di ristrutturazione. La sentenza 8847/2009 ha stabilito la necessità del permesso di costruire e il pagamento del contributo di costruzione per gli interventi di manutenzione che portano alla creazione di un organismo edilizio diverso. La pronuncia ha toccato anche la classificazione delle opere abusive, tra le quali rientrano non solo le costruzioni realizzate separatamente dal corpo principale, ma qualunque struttura individuabile e suscettibile di uso indipendente.
Il completamento dei percorsi regionali per l’approvazione delle leggi sul rilancio dell’edilizia attraverso gli ampliamenti volumetrici romperà probabilmente con queste interpretazioni. In molti testi e disegni di legge è infatti prevista, oltre agli interventi di edilizia libera, la possibilità di operare con maggiore facilità cambi di destinazione d’uso dei fabbricati in funzione anticrisi. Alle norme regionali potranno però seguire delibere comunali per limitare l’applicazione delle misure su determinati territori. Passaggio che darà luogo a strategie diverse anche all’interno della stessa regione.

10 ottobre 2009 - Corriere della Sera
Giulia Maria Crespi presidente Fai - Fulco Pratesi presidente onorario Wwf Italia

«Ma non aggrediamo il paesaggio»

Lettera aperta al Parlamento e ai suoi presidenti - «Nessun momento è più appropriato per affrontare in Parlamento il tema dell’uso e dell’abuso del territorio»
Il Paese guarda smarrito le immagini del disastro di Messina e si interroga sulle responsabilità e sul futuro. È evidente che una dissennata e disonesta politica territoriale è sotto accusa; non solo per quanto è successo in Sicilia ma anche per rischi idrogeologici a cui gran parte del nostro territorio è esposto. Su questo quadro allarmante pesa oggi ancora di più la sconsiderata scelta compiuta con il Piano casa, approvato nella Conferenza Stato-Regioni del 31 marzo e sulla quale abbiamo già diffuso valutazioni negative. L’intervento, come è noto, si proponeva di contribuire al «rilancio dell’economia » con lo scopo di «rispondere anche ai bisogni abitativi delle famiglie». Questo si è tradotto nella possibilità di aumentare le cubature di ville e villette del 20% e di demolire interi edifici per ricostruirli più grandi del 30%. Tutto senza previsioni sugli impatti territoriali che potrebbero essere dirompenti: se solo un decimo degli aventi diritto ampliasse del 20% la propria casa si produrrebbe un volume di cemento di oltre 50 milioni di metri cubi! Quasi come se la città di Milano raddoppiasse in superficie e altezza.
Le finalità del Piano casa sono state fatte proprie, fino ad oggi, da 12 Regioni mentre il Governo non ha emanato quel decreto legge al quale si era impegnato nella Conferenza Stato-Regioni e che avrebbe dovuto costituire una cornice per l’operato locale. Ogni Regione, dunque, su un tema così cruciale come la pianificazione del territorio, ha fatto da sola e in totale assenza dello Stato. La lacunosità dell’intesa è quindi emersa dalla disomogeneità delle leggi regionali come se l’Italia, quando si parla di urbanistica, non fosse una sola; le possibilità di aumentare le cubature variano dal 20 al 65%; a Bolzano e in Lombardia si può liberamente intervenire anche nei centri storici mentre sia in Lombardia che in Valle d’Aosta addirittura nelle aree protette; in Veneto e in Umbria sarà possibile aumentare le cubature degli edifici industriali e nel Lazio di edifici commerciali, con possibilità di cambi nelle destinazioni d’uso per Lazio, Veneto e Valle d’Aosta; le conseguenze saranno devastanti. Molto differenti, inoltre, sono i parametri di risparmio energetico richiesti ai nuovi edifici: da standard protocollati a mere indicazioni generiche non vincolanti.
Ci troviamo oggi nella paradossale situazione in cui le Regioni hanno innovato la normativa in materia di governo del territorio in totale assenza di una legge quadro nazionale e quindi esautorando di fatto il potere legislativo del Parlamento. Perché nessuno ha sollevato dubbi di costituzionalità? Come è possibile che su tante altre questioni si discuta per mesi e sulla gestione del futuro del nostro territorio neanche un minuto? Vi sembra davvero una questione così marginale? Questo comportamento appare esiziale sia per la palese violazione della omessa disciplina comunitaria in materia di Valutazione Ambientale Strategica, sia per il colpo mortale inferto al concetto stesso di pianificazione in quanto impone ai Comuni una deroga totale ai loro Piani regolatori. Una specie di obbligo a non curarsi della pianificazione che non è errato interpretare come un condono edilizio preventivo. Gli effetti del Piano casa si tradurranno dunque in una nuova aggressione al paesaggio italiano, tesoro insostituibile e non replicabile e primo attrattore della più grande risorsa economica del Paese: il turismo. Signori presidenti, a questo punto vi chiediamo di non accettare alcuna proroga al Piano casa e di agire con fermezza sui vostri partiti per porre la massima attenzione a quelle norme regionali non ancora approvate e che toccano regioni dal delicato equilibrio ambientale, quali Campania, Liguria, Sicilia e Sardegna. Vi chiediamo inoltre di avviare un dibattito che porti a nuove misure legislative che fermino il crescente degrado del territorio e del paesaggio ponendo un freno al consumo di suolo; come del resto avviene nei maggiori Paesi europei. Nessun momento sarebbe più appropriato di questo per affrontare al più alto livello di rappresentanza politica, e dunque in Parlamento, un serio dibattito sul­l’uso e l’abuso del territorio e sulla tutela del paesaggio che l’articolo 9 della Costituzione pone tra i massimi capisaldi della nostra identità nazionale e che noi auspicheremmo fosse una delle priorità per chi abbiamo eletto a rappresentarci in Parlamento. In un’Italia unita nel dolore per la tragedia evitabile ci aspettiamo da tutti voi, oggi più che mai, una risposta concreta e una seria, onesta e responsabile presa di coscienza.

 

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