Regione Sardegna

Piano Casa Governo Berlusconi 2009

 

 

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26 ottobre 2009 - Edilio

In Sardegna il piano casa si allarga agli alberghi

Un piano casa molto permissivo quello approvato dal Consiglio regionale della Sardegna il 16 ottobre, dopo due settimane di discussioni, emendamenti, modifiche e crepe nella maggioranza.
Concessi aumenti di cubatura dal 10% per le abitazioni nella fascia dei 300 metri dal mare fino al 45% per le demolizioni e ricostruzioni nelle zone interne. In attesa del testo definitivo, il documento uscito dalla Commissione Urbanistica e gli emendamenti approvati in Consiglio permettono di tracciare un quadro abbastanza preciso del provvedimento.
Nella fascia all’interno dei 300 metri dal mare sarà permesso un incremento del 10% della cubatura attuale per le abitazioni residenziali, ma i progetti dovranno essere valutati dalla Commissione regionale per il paesaggio (istituita con la stessa legge).
Entro i 2 chilometri dalla costa sarà permesso il 20% di nuove cubature. Oltre il limite dei 300 metri dal mare, l’articolo 2 dispone che gli indici massimi di edificabilità possano essere fino al 20% per le case unifamiliari, bifamiliari e plurifamiliari. L’intervento volumetrico può arrivare fino al 30% se è accompagnato da risparmio energetico. Gli stessi interventi sono ammessi nei centri storici per edifici costruiti meno di cinquanta anni fa. Una discussione molto accesa si è svolta sull’articolo 13, che conferma la possibilità di ampliamento per gli alberghi fino al 35%, anche all’interno della fascia dei 300 metri.
Le demolizioni e ricostruzioni ottengono un bonus di volumetria pari al 30 per cento. Presente una novità per gli alberghi: anche le strutture che hanno già aumentato la cubatura sfruttando la legge n. 23 del 1993 potranno ottenere il 10% di volumetria in più.

22 ottobre 2009 - Ecquo - Gaetano Benedetto

Sardegna: lo scempio è servito. Approvato un piano casa “libera cemento”

“Disposizioni straordinarie per il sostegno dell’economia mediante il rilancio del settore edilizio e per la promozione di interventi e programmi di valenza strategica per lo sviluppo”: così si chiama il nuovo scempio edilizio delle coste sarde. Infatti, come preannunciato anche in questo stesso blog (il 12 giugno) la Regione Sardegna ha approvato venerdì 16 ottobre il cosiddetto piano casa dentro cui si annidano rischi di cementificazione che sono ben più che potenziali (vedi la legge nel file qui allegato).
Si prevede che il nuovo provvedimento porterà l’apertura in Sardegna di circa 40.000 cantieri per opere che possono ricadere anche entro la fascia dei 300 metri dal mare. Considerato che le coste della Sardegna hanno da sempre suscitato l’attenzione di speculatori senza scrupoli, è facile immaginare quali potrebbero essere i risultati di questa “operazione”, anche perché si prevedono ampliamenti con aumenti volumetrici dal 10 al 45% (differenziati a seconda della localizzazione, della funzione d’uso, e dell’efficienza energetica). Per non dire poi che nella gran parte dei casi basterà una semplice Dichiarazione di Inizio Attività (DIA) per avviare i lavori ed aprire i cantieri. E certo molti confideranno anche sul fatto che sarà molto difficile verificare se i cantieri che verranno aperti saranno in regola con le norme urbanistiche e paesaggistiche vigenti, perché la Regione non dispone di personale sufficiente a garantire il controllo su un numero così elevato di cantieri.
Giustamente il WWF, che ha seguito con ripetuti interventi tutto l’iter della legge regionale, teme che questo sedicente Piano Casa possa avere conseguenze nefaste soprattutto sul piano turistico, con effetti contrari anche rispetto a quelli previsti dalle stesse persone che lo hanno voluto. Questo settore, fondamentale per l’economia sarda, si fonda infatti sulla bellezza e sull’integrità di buona parte degli ambienti naturali, che con l’alterazione dei paesaggi costieri verranno irrimediabilmente compromesse.
Già dal primo articolo si comprende come le norme non siano solo relative ad un “Piano Casa” di carattere straordinario, bensì introducano una parziale riforma urbanistica che va a toccare soprattutto l’edificabilità delle fasce costiere ed i contenuti attuativi del nuovo Piano Paesaggistico (soprattutto nelle more del suo recepimento da parte degli strumenti urbanistici comunali). La legge consente gli ampliamenti in via definitiva, sono cioè attuabili sempre, indipendentemente da una scadenza temporale, mentre invece in base all’intesa Stato/Regioni dell’1/4/2009 le leggi regionali avrebbero dovuto avere carattere di “straordinarietà” con un termine di efficacia non superiore a 18 mesi (“salvo diverse determinazioni delle singole Regioni” che certo però non può essere inteso come un “sine die”, cioè un senza termine). A titolo di confronto, ad esempio, la legge della Liguria (regione interamente affacciata sul mare) riconosce espressamente il suo “carattere straordinario”, e stabilisce la sua validità in 24 mesi dall’entrata in vigore.
Ma c’è di più, e (se possibile) di ben più grave. Non viene infatti specificata la volumetria massima degli “edifici esistenti” da ampliare (nonché da demolire e ricostruire secondo criteri di efficienza energetica). Di conseguenza potrebbero essere ampliati, modificati o ricostruiti anche edifici enormi, e non solo di uso residenziale. Questo è un altro elemento in contrasto con l’intesa Stato/Regioni secondo cui le leggi regionali avrebbero dovuto regolamentare ampliamenti dal 20 al 35% di edifici esistenti “uni/bifamiliari” di un volume non eccedente i 1.000 metri cubi; l’incremento massimo ammissibile sarebbe stato di 200 metri cubi (350 in caso di messa in efficienza energetica dell’intero edificio). Pur considerando che l’intesa fa “salve diverse determinazioni regionali che possono promuovere ulteriori forme di incentivazione volumetrica” anche in questo caso si è di fronte non ad un aumento di volumi che non pur fissato in termini percentuali non ha riferimenti quantitativi certi e, quindi,è indefinito ed indefinibile. Per sottolineare la scelleratezza della norma sarda prendiamo ancora ad esempio la legge della Liguria che ha rispettato il “tetto” di 1.000 metri cubi per gli ampliamenti, oltretutto differenziando i volumi realizzabili in rapporto con quelli originari dell’edificio; inoltre la legge ligure stabilisce per ogni tipo di intervento la condizione che l’edificio sia esistente e completo alla data del 30/6/2009, mentre invece quello sardo dispone che “per volumetria esistente si intende quella realizzata alla data di presentazione della denuncia d’inizio attività”; pare evidente che la quasi-coincidenza tra la data di realizzazione dell’edificio “esistente” e la possibilità di iniziare i lavori potrà in molti casi dare spazio a falsificazioni e “trucchi” difficilmente riscontrabili. È facile prevedere che per “edifici esistenti” alcuni tenteranno di spacciare ogni tipo di manufatto magari costruito qualche giorno prima.
Facile prevedere che in risposta a queste osservazioni qualcuno possa rilevare che la legge sarda parla esplicitamente di “tipologie edilizie uni-bifamiliari”, ma attenzione al cavillo: a parte quanto già detto sulla mancanza di cubature di riferimento rispetto a cui porre un limite volumetrico massimo degli ampliamenti, la legge cita testualmente che gli edifici da ampliare possono avere “diversi piani”, possono essere di “tipologie edilizie pluripiano” e di “proprietà frazionata”. Ed ancora: gli aumenti di volumetria sono consentiti per “i fabbricati ad uso residenziale” e per quelli “destinati a servizi connessi alla residenza e di quelli relativi ad attività produttive”.
In questo quadro opaco, privo di punti di riferimento certi, appare poca cosa il tentativo di porre argine agli ampliamenti degli immobili entro i 2000 metri dal mare dove si riduce del 30% l’incremento volumetrico ammesso (ulteriormente ridotto ad un aumento massimo del 10% per gli edifici ricadenti entro i 300 metri dal mare o, nel caso delle piccole isole, entro i 150). Ricordiamo sempre che le procedure consentono che la gran parte degli interventi possono essere attuati con la sola Dichiarazione di Inizio Attività, quindi con una enorme difficoltà di verifica e controllo. Se consideriamo poi che nel caso delle “tipologie edilizie uni-bifamiliari gli adeguamenti ed incrementi possono avvenire mediante la realizzazione di nuovi corpi di fabbrica” anche in “corpo di fabbrica separati dal fabbricato principale”, ci rendiamo conto di quanto quello che si potrebbe produrre è addirittura un condono edilizio mascherato.
Molte, moltissime altre cose potrebbero dirsi sulle nuove norme della Sardegna. Viene svuotato il senso della legge salva-coste fortemente voluta dall’ex Presidente Renato Soru (legge eccepita in Corte Costituzionale e giudicata legittima contro le opposizioni sollevate da alcuni Comuni e non solo), ma non solo. Le norme riguardano l’intero territorio regionale e addirittura vengono abrogate le norme che nel 2004 erano state poste a tutela delle aree boscate. Un delirio.
Questa situazione è gravissima, intacca una meraviglia universalmente riconosciuta qual è la Sardegna. Forse il Ministro Bondi ed il Ministro Prestigiacomo farebbero bene a dedicare un po’ del loro tempo ad analizzare questa legge, forse lo Stato (che ha competenza esclusiva in tema di tutela dell’ambiente, degli ecosistemi e dei beni culturali) dovrebbe far sentire la propria voce, E sarebbe bene che lo facesse con fermezza e in modo tempestivo.

22 ottobre 2009 - La Voce - Mario Pasquali

La legge del cemento: polemiche dopo l'approvazione del Piano Casa Sardegna

La diminuzione del suolo naturale aumenta il rischio idrogeologico. L'abusivismo e i condoni hanno aumentato i problemi
Cagliari – Il Piano Casa del Consiglio Regionale della Sardegna, e voluto fortemente dal Governatore Ugo Cappellacci, è diventato legge la scorsa settimana, accompagnato dalle solite polemiche pseudo-ideologiche dal volume troppo alto che non aiutano a capire la portata e le conseguenze della decisione.
Quello che sulla carta si dice è che sarà data la possibilità di ampliare fino al 10% le case nella fascia dei 300 metri dal mare, ma solo - come ha spiegato l'Assessore dell'Urbanistica Gabriele Asunis - per interventi che migliorino la qualità architettonica e applichino le norme sul risparmio energetico. Ogni intervento sarà monitorato e dovrà passare al vaglio finale della commissione regionale per il paesaggio che sarà composta da tre esperti di livello internazionale.
Termini e intenti molto generici, ma ancor più pericolosi perché lasciano uno spazio enorme alla valutazione dei cosiddetti esperti (non si sa chi siano, ndr) e che si mascherano dietro il concetto “green” di risparmio energetico che viene utilizzato come un valore aggiunto a rispetto dell’ambiente, quando ormai tutti i nuovi edifici devono rispondere a criteri energetici molto vincolanti e precisi, così come previsto dai regolamenti europei. La normalità che viene trasmessa come regola per avvalorare qualcosa che di valore ha ben poco.
Soprattutto quello che lascia attoniti è pensare che l’ampliamento delle case già esistenti possa migliorare la “qualità architettonica” di una fascia costiera: con quale criterio verrà valutata la qualità degli edifici rispetto al territorio in cui sono inseriti? Saranno utilizzate le categorie “bello” e “brutto” oppure ci sarà un “qualitometro” ad aiutare i tre esperti che dovranno fare la valutazione? Inoltre, la costa sarda è una bellezza naturale che è già stata abbastanza sfregiata dall’abusivismo edilizio condonato nel corso degli ultimi 20 anni: ha bisogno davvero di ulteriore cemento?
Ovviamente la Confindustria sarda giudica positivamente il provvedimento perché rappresenta un’opportunità per la ripresa dell'economia, ma questo conferma ulteriormente che gli unici investimenti effettuati in Italia sono quelli legati al cemento, non esistono altri piani concreti e non esistono strategie alternative. Insomma, quando le cose vanno male l’unica soluzione è una colata di cemento per alzare un po’ l’indice fittizio e fasullo del benessere chiamato PIL.
Senza considerare che il ciclo del cemento è uno degli affari principali, insieme ai rifiuti, della criminalità organizzata, soprattutto la camorra, non solo al Sud, ma anche al Nord. La conferma arriva dalle ripetute segnalazioni di rischi d’infiltrazione mafiosa nelle opere edilizie e infrastrutturali che saranno messe in piedi per l’Expo 2015 a Milano.
La situazione della Sardegna assume dei contorni inquietanti se la s’inserisce nel contesto generale dell’Italia, che ancora non si è ripresa dal terremoto dell’Abruzzo e dall’alluvione di Messina: nel primo caso, molti dei palazzi crollati erano costruiti con il cosiddetto cemento disarmato proveniente dalle imprese dei Casalesi e, comunque, senza il rispetto dei criteri antisismici necessari per zone sismiche come l’Abruzzo; nel secondo caso, un abusivismo selvaggio ha condannato la zona a un dissesto idrogeologico che una perturbazione non troppo violenta ha evidenziato in tutta la sua gravità.
Il cemento ruba metri quadri al suolo che ha la prima funzione di assorbire l’acqua piovana, ma l’acqua non assorbita non scompare: defluisce, scorre, non si ferma. Il livello di assorbimento dei suoli si è ridotto non per l’aumento delle piogge, ma per la riduzione del terreno naturale. È una cosa che si può verificare in ogni città medio-grande italiana: bastano pochi millimetri di pioggia perché tutto rimanga allagato.
Ciò che è successo in Sicilia è già avvenuto a Sarno due volte negli ultimi 11 anni: anche lì frane e smottamenti perché la montagna, privata degli alberi e del suolo difensori naturali, non può resistere a una portata d’acqua neanche eccezionale, ma appena superiore alla media. Tutte queste sciagure non sono annunciate (una frase inflazionata che perde, così, di significato), ma sono prevedibili, e questo è potenzialmente peggio: se l’abusivismo edilizio continua a essere condonato non ci sarà mai l’interesse a combatterlo.
Negli ultimi 30 anni gli eventi naturali hanno ucciso circa 3 milioni di persone nel mondo. Una questione globale, soprattutto in Paesi dove il disboscamento, l’erosione e l’impoverimento dei suoli sta rendendo numerose zone ormai inabitabili e creando milioni di rifugiati ambientali. In Italia il problema è accentuato dalla conformazione morfologica accidentata, che vede molta roccia e poca terra, e dalla giovane età geologica del terreno.
I dissesti idrogeologici sono determinati da cause naturali, ma possono essere ridotte le conseguenze di essi tramite una migliore gestione del territorio: l’alterazione degli equilibri naturali sviluppati nel corso di 4 miliardi di anni non si piegheranno sicuramente a tutte le esigenze e alle superbia dell’umanità.
Quello che fa paura della manovra sarda, insomma, non è solo la violenza estetica che potrebbe derivarne, ma quella idrogeologica e, potenzialmente, anche faunistica. Non è una “turba” ecologista, ma la constatazione di anni di incuria verso l'ambiente.

21 ottobre 2009 - Tiscali Notizie - Edoardo Salzano

L'inquietante piano casa della Sardegna: disgregate le norme a difesa del paesaggio

Notizie inquietanti dalla Sardegna. Sul piano del metodo e su quello del merito. Sul piano del metodo.
È incredibile che oggi (mentre scrivo è martedì sera) ancora né i consiglieri regionali né la stampa abbiano il testo di una legge che è stata approvata venerdì. Sembra che stiano scrivendo gli emendamenti, che sono stati presentati oralmente, oppure su manoscritti incomprensibili.
Sono stato consigliere comunale a Roma e a Venezia, e consigliere regionale nel Veneto, ma non mi è mai capitato qualcosa di simile. Sul piano del merito. Sembra (oggi posso dire solo “sembra”, dato che non c’è ancora un testo) che sia stato stralciato l’articolo 15 nelle norme del PPR, che rendeva applicabile alle sole lottizzazioni approvate dai comuni, nelle quali fosse stata stipulata in data certa e anteriore al “decreto salva coste” e fossero state legittimamente realizzate le opere di lottizzazione, la convenzione. Cancellare questo articolo significherebbe autorizzate decine di migliaia di metri cubi nelle zone più belle e delicate della costa sarda.
Ciò che invece è certo è che la discussione in Consiglio si è svolta in gran parte sulla questione se autorizzare o no gli ampliamenti nella fascia di 300 m (trecento metri) dalla costa, dando per scontato che oltre quel limite si può fare qualsiasi ampliamento. Il limite di 300 m è un limite antichissimo: deriva dalla legge Galasso del 1985, ed è stato totalmente superato sia dal decreto di salvaguardia temporanea del novembre 2004, sia dal piano paesaggistico regionale redatto in conformità ai criteri e alle disposizioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio, chiamato Codice Urbani dal nome del ministro del governo Berlusconi che lo portò all’approvazione.
La vigente tutela della costa sarda è ben più estesa e articolata del limite geometrico dei 300 m. La aree da tutelare (anche con l'esclusione di nuove cubature e di infrastrutture) non solo è generalmente molto più ampia, (mediamente 2.000 metri, con punte fino agli 8-10mila), ma è accuratamente studiata analizzando le caratteristiche paesaggistiche (visuali, ambientali, ecologiche, funzionali) di tutti gli ambiti costieri. I limiti solo geometrici (quali i 300 m della legge Galasso 431/1985 e della successiva legge regionale 45/1989, e i 2.000 m della legge regionale 8/2004) costituiscono una salvaguardia transitoria assolutamente grossolana ("colpi di sciabola", li definiva il grande amministrativista Alberto Predieri a proposito dei vincoli della Galasso), in attesa delle più accurate determinazioni della pianificazione paesaggistica.
Sono veramente curioso di sapere se i consiglieri regionali hanno tenuto conto di queste cose, oppure se hanno disgregato le norme di difesa del paesaggio costiero con un vero colpo di mano: quale quello che si perpetrerebbe se col "piano-casa" se si volesse rispettare solo il miserevole limite dei 300 metri, e per di più autorizzare le decine di milioni di metri cubi di lottizzazioni costiere che nel 2004 si sono fortunatamente bloccate, salvando paesaggi che non meritano la distruzione.

20 ottobre 2009 - Adnkronos

Uras (SL), triste che alcuni maggioranza abbiano votato Piano Casa senza leggerlo

''Apprendo da un quotidiano sardo (La Nuova Sardegna, ndr) che un autorevole esponente della maggioranza avrebbe dichiarato nel corso di un pubblico convegno, promosso ieri dalle associazioni ambientaliste sarde, che i consiglieri regionali di centro destra avrebbero votato la legge per il rilancio dell'edilizia in Sardegna senza leggerla''. Lo afferma il capogruppo di Sl in Consiglio regionale della Sardegna, Luciano Uras, riprendendo le affermazioni di Giulio Steri, consigliere regionale dell'Udc, che ieri in un convegno avrebbe detto - come riporta il quotidiano sardo - che alcuni esponenti di maggioranza avrebbero votato articoli ed emendamenti del testo unico ''sul rilancio dell'economia attraverso il settore del'edilizia'', il cosi' detto ''piano casa'', licenziato venerdi' scorso dall'assemblea, senza averli letti.
''Mi sono opposto a quella legge - afferma Uras - perche' liberalizza l'edificazione di nuove volumetrie in tutti gli ambiti territoriali, compreso quello della fascia dei trecento metri dal mare, e in deroga a strumenti urbanistici in vigore e norme di legge vigenti, perche' in un solo atto si smantella l'insieme delle normative urbanistiche e paesaggistiche regionali degli ultimi venti anni causando il caos edilizio, una generale confusione normativa, e creando i presupposti per un ingorgo di pratiche negli uffici regionali e comunali e sopratutto nei tribunali della Repubblica''.
''Un danno ambientale, economico ed istituzionale grave. Il contenuto normativo della legge - prosegue Uras - appare in netto contrasto con i principi costituzionali di tutela dell'ambiente e del paesaggio, possibile oggetto di immediato ricorso. E' triste scoprire ora - conclude Uras -, che la battaglia senza tregua che tutto lo schieramento progressista ha combattuto nel corso dell'esame della legge, senza concorrere all'approvazione neppure per un articolo, sia stata rivolta ad uno schieramento di maggioranza che - a detta loro - avrebbe approvato il provvedimento a scatola chiusa, senza conoscerne il contenuto''.

20 ottobre 2009 - Edilportale - Paola Mammarella

Piano Casa Sardegna, via agli interventi sulla costa

Ampliamenti al 10% nella fascia dei 300 metri dal mare, bonus volumetrico del 35% per alberghi e residence
Diventa legge il Piano Casa della Sardegna. Dopo un confronto durato più di un mese, il piano per il sostegno all’economia mediante il rilancio del settore edilizio è stato approvato in Consiglio Regionale con 39 voti favorevoli, 20 contrari e un astenuto.
Data l'urgenza, la legge entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale e avrà una validità di 18 mesi. I lavori dovrano iniziare entro 36 mesi e possono essere effettuati su immobili realizzati entro marzo 2009 o accatastati entro 30 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento.
Zone costiere: Via libera agli ampliamenti del 10% per le costruzioni situate nella fascia costiera fino a 300 metri dal mare, ridotta a 150 nelle isole minori. Le zone costiere, inizialmente considerate un limite invalicabile per l'applicazione del Piano Casa, hanno via via lasciato il passo a interventi sempre più invasivi. Dalle proposte di incentivi per quanti volessero abbattere gli immobili nella fascia dei 300 metri per ricostruirli altrove con premio volumetrico, si è infatti passati alla liberalizzazione degli aumenti di cubatura in area protetta.
Nelle zone urbane interne possono essere realizzati aumenti volumetrici del 20% sugli edifici residenziali uni e bifamiliari e del 30% in caso di demolizione e ricostruzione con miglioramenti a vantaggio del risparmio energetico. Incluse negli incrementi anche le zone agricole e i centri storici. In quest’ultimo caso gli interventi sono subordinati alla delibera del Consiglio comunale. Sono escluse le zone a vincolo integrale.
Bonus maggiormente permissivi per le strutture ricettive, che potranno essere ingrandite fino al 35%. La legge urbanistica prevedeva già per alberghi e residence ampliamenti del 25% previo accordo tra Comune e Regione.
Verande e sottotetti potranno infine essere recuperati a scopo abitativo se alti almeno 2,40 metri, senza però la possibilità di realizzare sopraelevazioni. Stessa chance per i seminterrati, a esclusione di quelli situati in aree a rischio idrogeologico.
Titoli abilitativi: La Dia, Denuncia di inizio attività, deve essere presentata per gli interventi di aumento delle cubature. Va richiesto invece il permesso di costruire per le demolizioni e ricostruzioni, ma anche per l'ampliamento di immobili esistenti ricadenti nelle zone A, E, F o costiere.
Controlli: La legge introduce una Commissione regionale di valutazione per la tutela del paesaggio, composta da tre esperti di livello internazionale. Il suo compito è il monitoraggio degli interventi, indirizzati al miglioramento della qualità architettonica e all’attuazione delle norme sul risparmio energetico. Per il Governatore Cappellacci la Commissione affiancherà l'Ufficio regionale del Piano Paesaggistico e la Sovrintendenza nazionale dei beni paesaggistico-ambientali.
Scontri: Il punto più controverso della legge è stato quello che consente gli aumenti volumetrici del 10% all’interno della fascia protetta dei 300 metri dal mare senza l’intesa tra enti locali, costruttori e assessorati all'ambiente e all'urbanistica, prevista dal Piano paesaggistico. Secondo l’opposizione questo strumento di verifica, utilizzato dalla Giunta precedente, consentiva il controllo degli obiettivi del piano.
Reazioni positive da parte di Confindustria, che giudica il provvedimento un’opportunità di ripresa per le aziende in crisi. Critica l’opposizione di centrosinistra, che dopo la presentazione di oltre quattrocento emendamenti contro il “Progetto cemento”, ha annunciato ricorsi giudiziari per la tutela delle coste.

19 ottobre 2009 - WWF

WWF: "Disastroso il Piano Casa in Sardegna"

Il WWF preoccupato per gli effetti devastanti sull'ambiente e sul paesaggio costiero della Sardegna dal Piano Casa approvato dal Consiglio Regionale della Sardegna
Con questo procedimento legislativo si prevede l'apertura in Sardegna di circa 40.000 cantieri per opere che possono ricadere anche entro la fascia dei 300 metri dal mare, in palese contrasto con le prescrizioni del Codice Urbani che hanno ispirato i contenuti del Piano Paesaggistico Regionale varato dalla precedente amministrazione.
Considerato che le coste della Sardegna hanno da sempre suscitato l'attenzione di speculatori senza scrupoli, è facile immaginare quali potrebbero essere i risultati di questa "operazione", anche perché per realizzare le opere, che prevedono ampliamenti con aumenti volumetrici dal 10 al 45%, basterà una semplice Dichiarazione di inizio attività (DIA). Sarà inoltre molto difficile verificare se i numerosissimi cantieri che verranno aperti saranno in regola con le norme urbanistiche e paesaggistiche vigenti, perché la Regione non dispone di personale sufficiente a garantire il controllo su un numero così elevato di cantieri.
Questo Piano Casa avrà infine conseguenze nefaste soprattutto sul piano turistico, con effetti contrari anche rispetto a quelli previsti dalle stesse persone che lo hanno voluto. Questo settore, fondamentale per l'economia sarda, si fonda infatti sulla bellezza e sull'integrità di buona parte degli ambienti naturali, che con l'alterazione dei paesaggi costieri verranno irrimediabilmente compromesse. Il WWF annuncia iniziative legali e di forte contrasto a questo provvedimento definito "disastroso" sul piano della tutela ambientale e paesaggistica, nonché un pericoloso passo indietro nella politica di buon governo del territorio. Il Piano Casa Sardegna riconferma l’allarme del WWF che ha definito il 2009 “anno del cemento”.
In un recente dossier il WWF ha ricordato infatti che nel nostro Paese l’urbanizzazione, cresciuta del 500% dal 1956 al 2001, ha raggiunto un livello tale che a ogni cittadino possono esserne attribuiti in media ben 230 mq. Solo negli ultimi 15 anni oltre 3,5 milioni di ettari, di cui 2 milioni di terreni agricoli, sono stati divorati dal cemento , tanto che in Italia non è sostanzialmente possibile tracciare un cerchio di 10 km di diametro senza intercettare una zona costruita! Il tutto con la scusa di un rilancio economico che andrebbe a rafforzare un comparto edile in realtà costantemente in crescita.
Lungi dall'essere solo una questione di “bel paesaggio”, questa speculazione rischia di avere gravissime ripercussioni sul benessere di tutti gli italiani. Il territorio libero è infatti condizione imprescindibile per mantenere gli ecosistemi vitali e garantire i servizi, indispensabili anche per l’uomo, che sono in grado di offrire (acqua, aria, cibo, protezione…). Oltre a causare la scomparsa di specie animali e vegetali, comprese quelle agricole e forestali, e la riduzione di materie prime che sono alla base della nostra economia, l’urbanizzazione impedisce la ricarica delle falde acquifere, aumenta i rischi di inondazioni, riduce la capacità di assorbimento del carbonio e quindi la capacità di contenere le modificazioni climatiche.
Scarica il Dossier WWF "2009 anno del cemento"

 

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