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30 settembre 2009 - Caserta News
Muro: "Emendamento Piano casa per sbloccare anomalie"
Un emendamento al Piano casa "per sbloccare alcune anomalie derivanti dal condono disciplinato dalla regionale del 2004": a proporlo è il consigliere regionale del PdL Luigi Muro che, con questa proposta, ha presentato in conferenza stampa la sua proposta nello stesso giorno ha anche annunciato di aver rassegnato le dimissioni per la incompatibilità con la carica di assessore provinciale. "Nella mia breve esperienza in Consiglio ho cercato di offrire tutto il mio contributo alle importanti leggi che l'assemblea è chiamata ad approvare, come il Piano casa, che ritengo sia un provvedimento fondamentale" – ha sottolineato Muro.
"Con il mio emendamento, che affido ai colleghi del PdL, propongo di dare vita, attraverso una interpretazione autentica, alla possibilità di applicare la procedura semplificata di condono di cui alla legge regionale del 2004 agli immobili situati nelle aree con vincolo di inedificabilità relativa. Ritengo che questo possa essere lo strumento adeguato per sanare alcune situazioni anomali derivanti dalla applicazione della legge e di favorire il censimento degli immobili su tutto il territorio che è un atto fondamentale soprattutto in vista del Piano-casa". Ringraziamento a Muro "per l'impegno e la qualificata attività legislativa" è stato espresso dal rappresentante dell'opposizione Francesco D'Ercole e dal capogruppo e dal vice capogruppo del PdL Paolo Romano e Pietro Diodato, che sono intervenuti alla conferenza stampa.
"Il gruppo del PdL sosterrà l'emendamento di Muro insieme con tutte le altre proposte sul Piano casa nella convinzione che questo provvedimento sia fondamentale per rilanciare l'economia e l'occupazione nella nostra regione" – ha evidenziato D'Ercole. "Un provvedimento che le conflittualità interne al centrosinistra vorrebbero vanificare e contro il quale rema la sinistra che è arroccata su posizioni ideologiche di chiusura – ha sottolineato Romano –, quella stessa conflittualità e quelle stesse posizioni che hanno portato la Campania al disastro, travolgendo settori fondamentali come l'ambiente e la sanità".
Il capogruppo del PdL ha, poi, illustrato i punti fondamentali degli emendamenti proposti dal suo gruppo al Piano-casa sottolineando che "il PdL in Commissione si è fortemente impegnato per questo provvedimento e ha votato a favore anche ritirando alcuni emendamenti ostruzionistici proprio nell'interesse del territorio; tra le proposte ancora in campo c'è quella, invece, della possibilità di sanare l'abusivismo di necessità che riguarda tante famiglie campane".
Il vice capogruppo del PdL Pietro Diodato ha evidenziato che "il Piano-casa in Campania non ha solo la funzione di rilanciare il settore edilizio e l'economia ma anche di mettere ordine nell'intera materia urbanistica che, ad oggi, non ha visto una formulazione organica e razionale. Per questo compiremo ogni sforzo affinchè possa essere approvata una legge che sblocchi il settore edilizio e che sani l'abusivismo di necessità attraverso uno strumento realmente utile per le famiglie e per il territorio".
30 settembre 2009 - Adnkronos
Casa, Campania: prosegue dibattito generale in Consiglio regionale
''Il Piano casa e' una grande occasione per il territorio e per le famiglie, ma, cosi' come e' stato approvato dalla Commissione, e' solo un grande bluff''. Lo ha dichiarato Salvatore Ronghi, consigliere regionale della Campania del MpA, introducendo il suo intervento in Consiglio regionale sul Piano casa.
''Noi vogliamo questa legge purche' sia un provvedimento vero e concreto, a beneficio delle famiglie, dell'economia e dell'occupazione'', ha evidenziato Ronghi che ha anche illustrato le proposte del MpA sintetizzate in 75 emendamenti, come ''l'aumento delle volumetrie del 20% anche per i condomini, la sanatoria del piccolo abusivismo di necessita', la conversione delle aree industriali poste al centro delle citta' e in periferia dismesse da almeno tre anni, in aree residenziali convenzionate. La riqualificazione delle aree dei centri storici e della zona rossa attraverso il potenziamento delle vie di fuga''.
''Il voto unanime in commissione - ha continuato - di cui hanno parlato Sommese e Marrazzo non e' il voto di tutta la Commissione perche' molte forze politiche, come l'MpA, hanno ritenuto di non partecipare perche' non c'e' stato un vero confronto, tanto che il testo e' giunto in aula con oltre 2mila emendamenti, per discutere apertamente e chiaramente in aula''.
Ronghi ha sollecitato il Consiglio regionale e ''tutte le forze politiche a fare una legge vera ed efficace e non un mero strumento da 'vendere' in campagna elettorale, per prendere in giro i cittadini''.
''Il piano casa approvato dalla commissione e' pericoloso: si rischia di vanificare quelle poche realta' industriali rimaste sul territorio. E questo, soprattutto in aree gia' afflitte dal dramma della disoccupazione, come Castellammare di Stabia e la zona orientale di Napoli, e' inammissibile e non lo consentiremo'', ha aggiunto nel suo intervento in Consiglio Tonino Scala, capogruppo de 'La Sinistra', che insieme con il suo gruppo ha presentato 1275 emendamenti.
''Non siamo il partito del 'no', non siamo contro il Piano casa, ma non vogliamo un piano casa che non vada incontro alle famiglie ma solo ai costruttori e ai grandi business edilizi. I nostri emendamenti vogliono indurre il Consiglio a una riflessione seria su questi temi - ha concluso Scala - e per questo, chiediamo lo stralcio degli artt. 5 e 6 del testo di legge''.
30 settembre 2009 - Il Velino
Regione Campania, Piano Casa: la maggioranza è divisa
Seduta fiume del Consiglio regionale della Campania sul piano casa. Il testo licenziato dalla commissione competente non trova riscontro in aula e la maggioranza si spacca. ''Il piano casa approvato dalla commissione e' pericoloso: si rischia di vanificare quelle poche realta' industriali rimaste sul territorio. E questo, soprattutto in aree gia' afflitte dal dramma della disoccupazione, come Castellammare di Stabia e la zona orientale di Napoli, e' inammissibile e non lo consentiremo'', ha detto nel suo intervento in Consiglio Tonino Scala, capogruppo de 'La Sinistra', che insieme con il suo gruppo ha presentato 1275 emendamenti. ''Non siamo il partito del 'no', non siamo contro il Piano casa, ma non vogliamo un piano casa che non vada incontro alle famiglie ma solo ai costruttori e ai grandi business edilizi. I nostri emendamenti vogliono indurre il Consiglio a una riflessione seria su questi temi - ha concluso Scala - e per questo, chiediamo lo stralcio degli artt. 5 e 6 del testo di legge''. La discussione è proseguita per ore, difficile trovare per ora la quadratura nei partiti che sostengono la maggioranza di centrosinistra.
“Il PdL ha dato dimostrazione di grande senso di responsabilità anche sul Piano casa nella convinzione che il provvedimento del Governo possa veramente dare un impulso all’economia e all’occupazione e auspichiamo che anche il centrosinistra mostri lo stesso senso di responsabilità”. E’ quanto ha affermato il capogruppo del PdL Paolo Romano. “A tale fine il nostro gruppo ha già ritirato molti emendamenti e auspica che anche altre forze politiche facciano altrettanto al fine di facilitare il percorso del piano casa “. Il consigliere del Pd Antonio Amato, questore alle finanze del Consiglio regionale, ha evidenziato che “il piano casa può essere una importante occasione di riqualificazione del territorio e di recupero del degrado, nonché di interventi antisismici soprattutto per le abitazioni poste nella zona A. Per Amato, dunque, si deve puntare sulla edilizia residenziale pubblica per far fronte al disagio abitativo”.
Il capogruppo del Ps Gennaro Oliviero ha espresso soddisfazione “per la posizione espressa dal presidente Bassolino che è in linea con le posizioni espresse dal nostro gruppo e dal nostro segretario Fausto Corace”. “Il testo, così come è, è un testo di sostituzione edilizia – ha aggiunto Oliviero – ma, come già detto in Commissione, non è un testo blindato, anzi, è aperto alla discussione e tutti i contributi per cogliere questa importante occasione di rilancio del territorio”. “Il Piano casa è una legge molto attesa dai territori che può dare risposte efficaci al rilancio della economia nella crisi in atto e al problema abitativo – ha sottolineato il capogruppo regionale dell’Udeur Fernando Errico che ha illustrato i propri emendamenti: il recupero abitativo dei sottotetti, la prevalenza dell’edilizia residenziale negli incrementi volumetrici, il cambio di destinazione d’uso solo dopo cinque anni dalla dismissione delle aree industriali, per citarne alcuni”.
“Il nostro obiettivo – ha sottolineato Errico – è pervenire alla approvazione di un piano casa realmente capace di avere un impatto positivo sul territorio”. Il capogruppo del Pd Pietro Ciarlo ha evidenziato che “dal dibattito di oggi emerge un elemento di soddisfazione, lo sforzo comune di migliorare il testo: “è fondamentale fissare la materia dei vincoli, vietare gli ampliamenti sugli immobili condonati, stabilire un termine di dismissione che garantisca le industrie e non favorisca le speculazioni; questi sono gli obiettivi da perseguire per ridurre gli emendamenti in campo. Per effettuare questa riflessione su una legge dagli effetti irreversibili e per giungere ad una intesa praticabile in Aula, Ciarlo ha sottolineato “che è necessaria una ulteriore riflessione da sottoporre alla valutazione della Conferenza dei Capigruppo.
30 settembre 2009 - Stabia Channel
Piano Casa: I Circoli della Liberà pronti a scendere in piazza
Si discute oggi a Napoli, in consiglio regionale della Campania, il piano casa, ovvero il provvedimento licenziato dalla commissione urbanistica, la cui approvazione è stata annunciata, e non realizzata, ormai da settimane. Il disegno di legge permette ampliamenti delle volumetrie edilizie fino al 20%, purché si utilizzino tecniche costruttive che «garantiscano il risparmio energetico ambientale». Consente inoltre di abbattere e ricostruire, con il premio di un aumento del 35% delle cubature, anche aumentando la preesistente altezza del 20%. Intanto il gruppo regionale di Sinistra e Libertà, ha presentato 1500 emendamenti e ha promesso un duro ostruzionismo.
I Circoli della Liberà invece sono pronti a scendere in piazza. «E' ora di dire basta con la sinistra dei "NO" - spiega sostiene Antonio Sicignano, vicepresidente regionale dei Circoli della Libertà della Campania - Siamo pronti a scendere in piazza se, in consiglio regionale, non verrà approvato il piano casa, che è una risorsa per rilanciare l'economia di tutta la regione e per creare nuovi posti di lavoro.
La sinistra in queste sue battaglie - spiega Sicignano - è davvero paradossale, perché se, da una parte, si indigna per una presunta ed inesistente cementificazione del territorio, dall'altra, con i suoi sindaci, che non hanno mai proceduto alle demolizioni dei fabbricati abusivi, non ha fatto altro che consentire, soprattutto in provincia di Napoli, un incremento esponenziale dell'abusivismo.
Nei tribunali di tutta la provincia, tra cui anche Castellammare, - aggiunge Sicignano - ogni mese si tengono centinaia di processi per i reati edilizi, ma tutti sanno che, nonostante i tanti sforzi compiuti dai magistrati egli operatori di PG, nella sostanza questi reati rimangono sempre "non sanzionati", proprio perché i comuni, che in città come Castellammare son amministrati anche da esponenti di Sinistra e Libertà, non eseguono le demolizioni».
30 settembre 2009 - Caserta News
Piano Casa, Romano: “Da sinistra solo demagogia”
Il Capogruppo del Pdl al Consiglio Regionale della Campania Paolo Romano ha rilasciato la seguente dichiarazione:
"Parlare di colata di cemento come fa certa sinistra pseudo-ambientalista è pura demagogia, la stessa, intanto che ha paralizzato la Campania nel suo sviluppo, anche sociale, per tutti questi anni. La stessa che ha prodotto disastri abnormi come quello dei rifiuti e della sanità. Come abbiamo avuto già modo di sostenere nel corso del recente convegno organizzato dall'Ance e ribadito a più riprese in Commissione, il Piano Casa è un'opportunità assolutamente strategica per garantire una risposta vera all'emergenza abitativa e per il rilancio dell'economia regionale.
Come si fa a parlare di cementificazione selvaggia di aree industriali dimesse, e dunque già cementificate, quando la legge offre invece la possibilità della loro riqualificazione, che è dunque ben altra cosa?
Come può certa sinistra, che non perde occasione per sbandierare il vessillo dell'impegno per il sociale, negare a chi davvero ha bisogno l'occasione di una casa come si deve a costi assolutamente accessibili?
Voglio augurarmi che almeno in questa occasione, quella di un provvedimento che peraltro filtra le sue opportunità col criterio di una rigorosa tutela ambientale, le forze moderate del centrosinistra campano si liberino dal pressione politica di una sinistra che rischia ancora una volta di far perdere alla nostra regione e ai suoi cittadini la possibilità di un primo importante riscatto economico e sociale".
29 settembre 2009 - Corriere del Mezzogiorno
Fiom: «Piano Casa su misura per la lobby del mattone»
Il sindacato contesta l'articolo 5 che permette di destinare ad edilizia privata strutture industriali
NAPOLI - Il Piano casa licenziato dalla commissione regionale pochi giorni fa non convince la Fiom Campania. Che (ri)lancia l'allarme su un punto in particolare. Ai sindacalisti contestano quanto previsto nell'articolo 5, passaggio in cui si regola l'utilizzo delle aree industriali dismesse per edilizia privata. Secondo la Fiom si tratterebbe di un «incentivo alla deindustrializzazione (anche se per "ridestinare" un edificio è necessario che l'attività sia cessata da almeno un anno, ndr) e quindi con l’approvazione dell’articolo 5 del piano, anche nell’ultima versione prevista in Commissione, verrebbero compromessi i progetti di reindustrializzazione e ricollocazione al lavoro di migliaia di lavoratori in Cig». Una manovra che, sempre secondo il sindacato, «costituirebbe un regalo alla lobby del mattone, alle forze economiche della Regione più retrive che abitualmente concentrano i loro interessi nella rendita fondiaria e nella speculazione edilizia».
L'APPELLO - Infine, un appello: «La giunta Regionale riconosca di aver fatto un errore a proponga l’azzeramento dell’articolo 5 del Piano casa. Nuove aree industriali vanno attrezzate sugli assi di sviluppo, quelle esistenti vanno riqualificate». Insomma, l'ala dura del sindacato si schiera accanto alle forze politiche di sinistra e agli ambientalisti che a più riprese hanno contestato le nuove regole sull'edilizia, almeno così come «sfornate» dalla Commissione. Si preannuncia una battaglia all'Ok Corral domani, mercoledì, in Consiglio regionale, sede deputata ad accendere il semaforo verde definitivo sul progetto che dovrebbe rimettere in moto l'economia, partito da palazzo Chigi.
ROSANIA E CAMMARDELLA (SL): 1200 EMENDAMENTI - Antonella Cammardella e Gerardo Rosania, consiglieri regionali di Sinistra e Libertà, restano molto critici sul Piano, almeno nelle forme in cui è stato licenziato dalla Commissione: «La legge sul piano-casa, che sarà discussa in aula - spiegano in una nota - può e deve essere per la nostra regione, lo strumento utile alla riqualificazione ambientale, energetica ed ecologica; non dovrà rappresentare l’ennesimo atto di aggressione al territorio che pagheranno le future generazioni». «Lavoreremo in aula - concludono - affinchè si avvii il nuovo corso auspicato e siamo, perciò, pronti a sostenere tutti i nostri 1200 emendamenti presentati».
29 settembre 2009 - Julie News - Agostino Falco
Ronghi-Brusco(MPA): Piano-casa deve essere legge per le famiglie
“Settantancinque emendamenti per far sì che il Piano-casa sia una vera opportunità per le famiglie e per rilanciare economia ed occupazione”.
Con mattoni e tavelle, caldarella e cucchiaio, impasto per cemento e cappello per muratore, i consigliere regionali del MpA – Alleati per il Sud Salvatore Ronghi e Francesco Brusco hanno illustrato alla stampa le proposte del MpA per il Piano casa che inizierà domani in suo iter in Consiglio regionale.
“Vogliamo che il Piano-casa sia una legge per le famiglie, residenti sia nelle zone urbane che in quelle degradate, che consenta di dare impulso all’edilizia attraverso il cambiamento di destinazione d’uso delle aree industriali dismesse da almeno tre anni sia all’interno delle città che nelle aree periferiche, di riqualificare le aree degradate e i centri storici, di intervenire sulla zona rossa rafforzando le vie di fuga” – hanno spiegato Ronghi e Brusco, nell’illustrare i propri emendamenti: “l’attuale testo consente l’ampliamento delle volumetrie del 20% solo per le villette, noi, invece, proponiamo che tale intervento possa essere effettuato fino al 30% anche nei condomini con spazi idonei e nel rispetto dello stile architettonico del manufatto e del contesto oltre che delle distanze minime da rispettare”. “Inoltre - hanno proseguito i due esponenti del MpA – siamo per la sanatoria del piccolo abuso di necessità, ovvero di quegli interventi oltre la volumetria consentita dalla concessione edilizia e che abbiano avuto come scopo la necessità delle famiglie di ampliare il proprio immobile”.
Per quanto riguarda il cambio di destinazione d’uso delle aree industriali dismesse “siamo del tutto a sostegno di tale intervento con un incremento di volumetria del 30% – hanno sottolineato i due esponenti del MpA – purchè la dismissione sia avvenuta da almeno tre anni e riguardi non solo le aree periferiche ma anche quelle cittadine: nei centri delle città – hanno esemplificato Ronghi e Brusco – ci sono vecchi stabilimenti industriali abbandonati che sono divenuti covo di degrado e criminalità; con la nostra proposta queste strutture potranno essere valorizzate attraverso la realizzazione di edilizia residenziale sociale”.
Gli emendamenti del MpA prevedono, inoltre, la possibilità di edificare in aree protette, previa autorizzazione dell’ente preposto e purchè si tratti di aree laddove la inedificabilità è relativa; di abbattimento e ricostruzione nei centri storici senza premialità per palazzi fatiscenti e non coerenti con lo stile architettonico con il recupero dei sottotetti senza modifica dello stile dell’edificio; di abbattimento e ricostruzione all’esterno dei centri storici con premialità per palazzi fatiscenti con il recupero dei sottotetti per le quali si prevedono modifiche di sagoma; infine, l’MpA propone l’abbattimento dei palazzi fatiscenti lungo le vie di fuga dell’area vesuviana, con la contestuale previsione di delocalizzazione abitativa, con il coinvolgimento dei comuni che, con intese ed accordi di programma, possono destinare aree a scopo residenziale e, in quota parte del 30%, a fini turistico-produttivi.
“Il nostro impegno in Aula sarà assoluto e determinato – hanno annunciato Ronghi e Brusco – affinchè il Consiglio approvi un Piano casa utile e realmente efficace per le famiglie e per l’economiae affinchè questo provvedimento tanto atteso dai territori non si trasformi nell’ennesima occasione perduta”.
29 settembre 2009 - èCostiera on-line
Campania, Piano Casa: La Sinistra annuncia battaglia in aula
Il testo del disegno di legge della Giunta regionale campana “Misure Urgenti per il rilancio economico, Consiglio regionale della Campania per la riqualificazione del patrimonio esistente, per la prevenzione del rischio sismico e per la semplificazione amministrativa”, meglio conosciuto come “Piano Casa campano”, licenziato dalla IV Commissione consiliare, approda in aula il 30 settembre.
Il Gruppo regionale de “La Sinistra”, che ha più volte manifestato la propria non condivisione sui principi che hanno ispirato il disegno di legge, andrà in aula agguerrito e pronto a fare una dura opposizione.
"La nostra posizione sarà estremamente dura e ferma, sia nell’individuazione di responsabilità politiche sia nel merito della legge stessa. Adotteremo tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione per fermare in Consiglio quella legge nefasta. Se questi strumenti passano attraverso l’ostruzionismo, noi faremo l’ostruzionismo, presentando quanti più emendamenti possibili". Questo ha annunciato Gerardo Rosania in una lettera inviata al Presidente Antonio Bassolino, e questo è stato fatto: sono stati presentati circa 1.300 emendamenti.
“Noi pensavamo che ci si dovesse muovere su un terreno, puramente edilizio, in coerenza con quanto stabilito dall’accordo Stato – Regione del marzo 2009; ci siamo trovati, invece, dinanzi ad un testo che trovava la sua parte più consistente quella che riguardava “l’urbanistica”, il governo del territorio, un testo che in un solo colpo, fa tabula rasa dei piani regolatori dei comuni (a partire da quello di Napoli), della legge 16/2004 che viene degradata a “regolamento”, dello stesso P.T.R. appena provato con la legge 13/08”, si legge nella lettera che il Consigliere Gerardo Rosania, rappresentante del Movimento per la Sinistra, ha inviato a Bassolino.
“Un testo nel quale, senza vincoli territoriali (altro che i 18 mesi di cui parla l’intesa Stato – Regione per rispondere ad una emergenza economica) si consente di mettere mano alle aree industriali dismesse per trasformarle in novelle aree dormitorio. Un affare miliardario cui tanti occhi, non crediamo da “buon samaritano”, stanno guardando con interesse. Nessuna cautela rispetto alle costruzioni abusive. In altri termini con il testo licenziato dalla giunta l’abusivo viene premiato ulteriormente: può aggiungere volumetria a quella abusivamente realizzata, benché condonato".
"Ma il disegno di legge diventa un vero condono, - continua Rosania - quando prevede, addirittura, una corsia privilegiata per gli abusivi che ancora non hanno condonato i quali possono richiedere il condono e poi ampliare”.
Per quanto riguarda le "aree agricole" per il Consigliere del MpS "avendo aperto la Giunta Regionale la partita urbanistica, è diventato normale chiedere che si ragionasse sulle “aree agricole” con i cambi di destinazione d’uso. Devastante. Una mega sanatoria che rasenta “l’omicidio” del territorio agricolo regionale, già cosi malmesso"
Questa proposta di legge rende tutto possibile - continua Gerardo Rosania - è diventato possibile parlare di aumenti degli indici di copertura dei lotti industriali, è diventato lecito parlare del fatto che i Piani Regolatori dei Comuni, a partire da quello di Napoli (che, ci sembra, sia il risultato di una stagione politica napoletana, caratterizzata fortemente dalla tua persona!) sono da cancellare”
Sulla stessa scia l’accorato invito a riflettere di Tonino Scala, capogruppo de “La Sinistra” che in una nota spiega “ciò che accadrebbe se passassero il testo così come è stato licenziato”. In particolare il capogruppo si sofferma sugli articoli 5 e 6 del testo di legge, e ragiona, nel concreto, "su come potrebbero cambiare i volti di due realtà che conosco: Castellammare di Stabia e Napoli".
"A Castellammare, sono anni che la politica e le amministrazioni si interrogano si pongono il problema su come ritrasformare tutta l’ex area industriale. L’articolo 5 se approvato, consentirebbe, ai Comuni che hanno sessanta giorni per decidere, di riconvertirli. Ora chiunque ha masticato le aule consiliari sa bene che in sessanta giorni, difficilmente, tra una fibrillazione e l’altra, soprattutto se si è a fine legislatura, un Consiglio Comunale possa esprimersi. In questo caso accadrebbe che tutte quelle aree diventerebbero appartamenti, mandando all’aria tutti i progetti in atto. Belle case in riva al mare. Residence a posto delle fabbriche, penso ad esempio all’area Avis. Come si spiegherebbe a quegli operai che la loro fabbrica potrebbe diventare un’industria della casa e che certamente loro non potrebbero esser riconvertiti tutti da operai in portieri. Oppure cosa diventerebbe l’ex area Cirio: un'enorme fila di appartamenti realizzati in deroga a tutti i piani compreso quello cimiteriale. Si ridisegnerebbe, senza dubbio, il volto della città ma sarebbe un volto deturpato da colate di cemento. Castellammare è chiaro che non ha bisogno di nuove case, ma che invece ha bisogno di deroghe per recuperare il patrimonio esistente. Penso al centro storico".
"Se invece, guardiamo a Napoli e all’area est, - continua Scala - dove il piano regolatore aveva immaginato la realizzazione di un’area verde, accanto al polo petrolifero, e al nascente termovalorizzatore avremmo nuovi appartamenti. Che non so chi acquisterebbe consapevole di sentire l’odore di petrolio e a due passi da un termovalorizzatore. Ho fatto questi due esempi per dire che non si possono scrivere leggi tenendo conto solo del partito del mattone. Non è normale. A differenza delle altre realtà dove si costruisce pensando ad affiancare le zone edificate ad aree verdi , qui vince la logica del mattone su mattone. Qui in nome di un’economia e di un lavoro che non c’è si vuole occupare in modo creativo ogni angolo che c’è della città. Invito pertanto tutti a riflettere su ciò che potrebbe accadere sul proprio territorio. Sconvolgimenti che butterebbero a mare anni di progetti amministrativi in campo. Sconvolgimenti che, a mio avviso, non porterebbero nessuna economia".
Per tutto questo il Gruppo consiliare de La Sinistra ha più volte abbandonato i lavori della commissione, dopo avere cercato invano una sintesi politica e culturale, e sono questi i motivi per cui Gerardo Rosania nella lettera inviata a Bassolino annuncia che “il nostro gruppo non si può ritrovarsi nel testo di legge licenziato dalla quarta commissione, per cui noi andiamo in Consiglio Regionale con l’intento preciso di contrastare una legge che, noi, riteniamo addirittura pericolosa”.
Rosania non manca di fare una riflessione politica nella sua missiva “E’ evidente il gravissimo vulnus che si è aperto nella maggioranza, considerato il trasversalismo che abbiamo dovuto, continuamente riscontrare. Sarà una diceria il fatto che l’Associazione degli imprenditori edili rivendica il testo? Sarà solo una scelta politica della destra rivendicare un ruolo attivo nella predisposizione del testo?”.
Poi il gruppo chiede un “chiarimento politico” che ormai è “necessario” e “non più rinviabile". “Prendiamo atto che tu in questa vicenda, - così Rosania chiude la sua lettera al Governatore - contrariamente a quanto da noi auspicato, e richiesto, hai inteso assumere un ruolo non attivo deludendo grandemente le nostre aspettative. Anche in questo riteniamo, quindi, di poter andare in Consiglio Regionale liberi da qualsiasi vincolo, anche di maggioranza, per condurre con la correttezza e la trasparenza di sempre la nostra battaglia contro una legge che noi riteniamo pericolosa e dannosa e che, temiamo, se approvata marchierà negativamente ed in modo indelebile questa legislatura”.
29 settembre 2009 - Primo Piano
Consiglio sul Piano Casa: si annuncia battaglia
“Mercoledì in Consiglio Regionale faremo la nostra battaglia per avere un Piano casa realmente capace di risollevare l’economia e di risolvere il problema del disagio abitativo in Campania”. Ad annunciarlo i Consiglieri regionali del Movimento per l’Autonomia che hanno illustrato i cento emendamenti del gruppo. Secondo Ronghi, Pd e PdL hanno fatto un accordo su una legge che non favorisce lo sviluppo della Regione e non aiuta le famiglie. Per i consiglieri dell’MpA la discussione sul Piano Casa dev’essere fatta alla luce del sole per consentire a ciascuno di essere libero di esprimersi in consapevolezza e con responsabilità.
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29 settembre 2009 - Napoli.com - Riccardo Festa
La questione abitativa e il piano casa
In base ai dati anagrafici Istat, a fine 2007, gli abitanti di Napoli sono 973.132, di cui 21.484 sono stranieri; le famiglie residenti sono 370.908, delle quali, 12.050 sono di stranieri residenti. Le famiglie napoletane, inoltre, hanno variato la loro composizione passando a 2,6 persone per nucleo familiare rispetto ai 3,4 componenti per nucleo del 1991.
Per garantire alla popolazione della nostra comunità, riferita al 2007, lo stesso numero di stanze del 2001, come per ogni abitante delle altre grandi città (pari a 1,6 stanze per abitante) e lo stesso rapporto di residenti per ogni abitazione (2,2 abitanti per alloggio), bisognerebbe colmare un disavanzo attuale stimato di circa 80.000 alloggi (266.000 stanze), rispetto alla disponibilità abitativa cittadina del 2001. Disavanzo, sia ben chiaro, che non potrà mai essere colmato nell’ambito dei confini comunali.
L’obiettivo che l’amministrazione cittadina invece deve proporsi è quello di adeguare, nel breve e medio periodo, l’offerta residenziale entro i confini comunali per arginare il processo di fuga dalla città, in riferimento soprattutto alle esigenze dei gruppi sociali più esposti al fenomeno del disagio abitativo (lavoratori precari, studenti fuori sede, migranti, anziani, nuove famiglie e tipi di convivenza).
Tale obiettivo può essere raggiunto in diversi modi ma appare opportuno ragionare intorno a due possibilità che potrebbero agire nello stesso tempo. La prima dovrebbe considerare un incremento residenziale attraverso la rimodulazione del peso insediativo senza alterare i parametri fondamentali del Prg (popolazione complessiva su cui è dimensionato il piano e il conseguente carico urbanistico, quindi il fabbisogno di aree per le opere di urbanizzazione primaria e secondaria a scala comunale); rimodulazione ipotizzabile nel rispetto della volumetria complessiva prevista dalle norme di attuazione dello stesso Prg. La seconda, potrebbe fare riferimento alle “linee guida e procedure attuative per la formazione di programmi di edilizia residenziale sociale” deliberate dalla Giunta regionale a marzo di quest’anno che, tra i criteri di valutazione dei programmi, indica una incidenza del numero di alloggi sociali, sul totale da realizzare, pari ad almeno il 30% (riducibili al 20% in condizioni motivate).
Altro ragionamento merita invece la proposta di legge, sempre della nostra Giunta regionale, denominata “Misure urgenti per il rilancio economico, per la riqualificazione del patrimonio esistente, per la prevenzione del rischio sismico e per la semplificazione amministrativa”, nella quale sono previste misure che incidono pesantemente su alcune scelte di carattere generale del Prg. Proprio per questo c’è la necessità di rivedere il testo in alcune delle sue parti fondamentali (artt. 3, 4, 5, 6, 13) affinché, sempre nella prospettiva di migliorare ed ampliare il patrimonio edilizio, non si coinvolgano aree di pregio ambientale e qualità paesaggistica, producendo però, questo si, effetti consistenti di riqualificazione urbanistica nelle aree già edificate, e di frequente degradate, in cui le operazioni di addensamento si concentrano.
Questo obiettivo può essere ottenuto: non consentendo aumenti di cubatura se non in proporzione agli standard già fissati e in misura eccedente i minimi di legge; non consentendo ampliamenti nelle aree sottoposte a Piani Territoriali Paesistici, nelle aree sottoposte a vincoli di cui alla Parte III del D.Lgs. 42/2004, nelle aree agricole e nel centro storico; consentendo, invece, nella formazione di Piani urbanistici attuativi la diversa ripartizione quantitativa tra funzioni edilizie diverse; consentendo, attraverso interventi diretti, ampliamenti in aree di recente formazione nei casi in cui non sono previsti strumenti di tipo attuativo.
Sui contenitori dismessi bisogna tener presente che è insostenibile ipotizzare un automatico cambio di destinazione d’uso che possa trasformare tutte queste aree in aree residenziali. Piuttosto bisognerebbe ammettere interventi per ottenere funzioni miste, anche dove non immaginate, inserendo quindi la possibilità di poter destinare una parte delle cubature previste e realizzabili, e solo una parte di queste, a funzioni di tipo residenziale.
Nella idea della necessità di produrre progressi anche nella sfera delle trasformazioni fisiche indispensabili alla città, trasformazioni che devono avvenire anche attraverso una ricerca incessante che tenda al perfezionamento delle regole e dei criteri per l’assunzione delle scelte, siamo chiamati ad un impegno collettivo capace di generare un’attenzione che determini comportamenti innovativi ed equilibrati.
Quando si discutono scelte che modificano il territorio, il campo ottico obbligatoriamente si allarga ed investe anche sfere che riguardano il degrado sociale, quello del territorio costruito, aspetti dunque di tipo materiale ma anche di tipo immateriale; in conseguenza la sostenibilità delle scelte non si misura più solo valutando le azioni necessarie per rispondere ad alcuni bisogni o per superare tale degrado, ma anche gli effetti complessivi che tali azioni producono sulla qualità degli ambienti nei quali i cittadini vivono e lavorano.
L’ottimizzazione della qualità ambientale va quindi stimata ricercando la giusta proporzione tra sostenibilità molteplici. La fattibilità degli interventi diventa allora un problema di relazione che merita una più attenta valutazione.
