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9 settembre 2009 - Edilio
In Sicilia limiti più severi per gli ampliamenti del piano casa
Il nuovo Ddl del governo regionale siciliano per il piano casa è pronto. Il testo, più severo con gli incentivi, approderà la prossima settimana in Commissione. Il Ddl porta la data del 18 agosto e introduce alcune novità rispetto a quello messo a punto dal precedente assessore ai Lavori pubblici , a partire dal termine di 24 mesi per la richiesta di ampliamento delle cubature degli edifici costruiti fino al 31 dicembre 2008 e per l’abbattimento e ricostruzione di edifici realizzati prima del 1990. Altra novità, il libretto del fabbricato dove sarà registrata qualsiasi modifica e che «sarà – dice l’assessore ai Lavori pubblici, Nino Beninati – una sorta di carta d’identità dell’immobile». Il disegno di legge prevede tre possibilità: ampliamento delle strutture; abbattimento e ricostruzione su terreni attigui; abbattimento e ricostruzione con particolari accorgimenti antisismici o di bioedilizia.
I limiti degli ampliamenti: il 20% della cubatura esistente (e non più il 25% con punte fino al 40% del vecchio Ddl) per gli edifici realizzati su base di regolari autorizzazioni o già sanati entro il 31 dicembre 2008; il 25% (era il 35%) per le ricostruzioni a seguito dell’abbattimento di edifici costruiti prima del 1990.
Regione Sicilia- Disegno di legge di iniziativa governativa 18 agosto 2009 - Piano casa
8 settembre 2009 - Edilio
Piano casa: in dettaglio quello della Sicilia
La giunta siciliana ha approvato definitivamente, su proposta dell'assessore ai Lavori Pubblici Nino Beninati, il nuovo disegno di legge sul così detto piano casa.
Ecco le novità.
L'abbattimento del 50% dei canoni di concessione edilizia per gli immobili che saranno destinati a prima abitazione e l'introduzione del così detto libretto del fabbricato.
Si tratta del recepimento di una richiesta proveniente dagli ordini professionali.
Il libretto del fabbricato riguarderà le nuove costruzioni e sarà una sorta di carta d'identità dell'immobile.
"Abbiamo voluto dar vita - dice Nino Beninati assessore ai Lavori Pubblici della Regione siciliana - ad una norma chiara e snella che possa, al tempo stesso, essere un volano per lo sviluppo delle attività edilizie ed uno strumento per la tutela del territorio. L'introduzione, poi, per le nuove costruzioni, del libretto del fabbricato, permetterà di conoscere meglio gli edifici che sorgono nel nostro territorio e potrà essere uno strumento importante per la protezione civile. Si è prestata una particolare cura a tutte quelle norme che possono garantire maggiore sicurezza, maggiore stabilità ed opportuni controlli all'intero sistema edilizio siciliano e si sono introdotte norme di carattere sociale come l'abbattimento del 50 per cento degli oneri concessori per le costruzioni destinate alla prima casa".
Le altre importanti novità riguardano il termine di due anni per la presentazione delle richieste di ampliamento delle cubature degli edifici completati fino al 31 dicembre 2008 o abbattimento e ricostruzione di edifici realizzati prima del 1990, ed una serie di "sconti" sui canoni di concessione edilizia per chi si impegna a costruire con accorgimenti anti sismici (dispersori), per il risparmio energetico o con tecniche di bioedilizia.
In soli dieci articoli la nuova norma, che sarà adesso trasmessa all'ars per l'avvio dell'iter alla riapertura a settembre, si occupa sia di norme transitorie che di disposizioni permanenti. Il disegno di legge recepisce, sostanzialmente, il contenuto dell'Intesa Stato - Regioni - Enti Locali del 31 marzo scorso.
Tre le tipologie di intervento possibile: ampliamento degli immobili, abbattimento e ricostruzione semplice, abbattimento e ricostruzione con accorgimenti sismici e/o di bioedilizia.
Gli ampliamenti vengono consentiti nel limite massimo del 20% della cubatura esistente e solo su edifici realizzati su base di regolari autorizzazioni o già sanati, entro il 31 dicembre 2008.
Stessi vincoli ma aumento di cubatura fino al 25% per le ricostruzioni a seguito ad abbattimenti di edifici costruiti prima del 1990 e che non risultino adeguati agli attuali standard qualitativi, igienico-sanitari, architettonici, energetici, tecnologici, di sicurezza o alla normativa in materia di fasce di inedificabilità e di distacco tra edifici, da strade e confini.
Se, poi, il proprietario o il costruttore si impegna ad utilizzare tecniche di bioedilizia o per il risparmio energetico, l'ampliamento di cubatura potrà arrivare fino al 30%.
Per ottenere l'autorizzazione allo svolgimento di tutte queste attività viene posto il limite di 24 mesi dall'entrata in vigore della legge, trascorsi i quali non sarà più possibile presentare istanze di ampliamento o ricostruzione in deroga.
Non può essere riconosciuto alcun aumento di volume o di superficie ai fabbricati anche parzialmente abusivi soggetti all'obbligo della demolizione, così come agli edifici che sorgono su aree demaniali o vincolate ad uso pubblico o dichiarate inedificabili per legge, sentenza o provvedimento amministrativo.
8 settembre 2009 - Edilportale - Paola Mammarella
Piano Casa, la Sicilia sblocca un provvedimento unico
Due anni di tempo per ampliamenti del 20%, limite del 30% per le ricostruzioni nel rispetto della bioedilizia.
Si sblocca l’iter del Piano Casa in Sicilia. Approvato dalla Giunta Regionale un unico disegno di legge, che sostituisce i due precedenti. Il provvedimento, proposto dall’Assessore ai Lavori Pubblici Nino Beninati, passa quindi all’esame della competente Commissione dell’Ars. Il ddl recepisce i contenuti dell’intesa Stato – Regioni del 31 marzo, introducendo disposizioni di carattere permanente e temporaneo.
Novità: Il nuovo testo di legge introduce il fascicolo di fabbricato per i nuovi edifici, frutto delle pressioni degli ordini professionali, e riduce del 50% i canoni di concessione edilizia per gli immobili destinati a prima abitazione. Secondo Beninati il fascicolo di fabbricato potrà essere utile alla Protezione Civile per la conoscenza delle condizioni in cui versano le costruzioni sul territorio.
Tra gli interventi ammessi compaiono aumento delle cubature, demolizione e ricostruzione semplice o con criteri di antisismica e bioedilizia, accorgimenti che, insieme agli interventi per il risparmio energetico, danno luogo a sconti del 20% sui canoni di concessione.
Gli ampliamenti vengono consentiti nel limite massimo del 20% della cubatura esistente e solo su edifici realizzati su base di regolari autorizzazioni o già sanati, entro il 31 dicembre 2008. La demolizione e ricostruzione di immobili costruiti prima del 1990 e non completamente adeguati agli attuali standard qualitativi, igienico-sanitari, architettonici, energetici, tecnologici, di sicurezza o alla normativa in materia di fasce di inedificabilità e di distacco tra edifici, da strade e confini, da invece luogo ad aumenti volumetrici del 25%. Limite che può salire al 30% se ci si impegna ad utilizzare tecniche di bioedilizia o per il risparmio energetico.
Divieti: Non possono essere riconosciuti aumenti di cubatura sugli immobili anche parzialmente abusivi, soggetti all'obbligo della demolizione, così come a quelli che sorgono su aree demaniali o vincolate ad uso pubblico o dichiarate inedificabili per legge, sentenza o provvedimento amministrativo. Previsti strumenti di tutela anche per gli edifici di valore monumentale e le aree ad interesse paesaggistico.
I Comuni entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge possono escludere particolari edifici o aree urbane dall'applicazione delle disposizioni o imporre limitazioni per motivazioni ambientali o urbanistiche.
Termini di legge: Entro due anni sarà possibile presentare domanda per l’aumento delle cubature sugli edifici realizzati fino al 31 dicembre 2008 o per la demolizione e ricostruzione dei fabbricati costruiti prima del 1990. Non ci saranno limiti per gli interventi antisismici.
Apprezzamenti da Confedilizia, che tuttavia esprime la sua contrarietà sul fascicolo di fabbricato. Un documento che rappresenterebbe una duplicazione di altri adempimenti burocratici e non contribuirebbe a migliorare la sicurezza degli edifici. Sulla materia sono già stati presentati molti ricorsi. A Roma l’associazione dei proprietari immobiliari ha anche ottenuto l’annullamento di un provvedimento analogo in quanto “irrazionale e illegittimo nella previsione della sua obbligatorietà”.
8 settembre 2009 - AgrigentoNotizie.it - Claudia Giocondo
Beninati: il ddl del piano casa è aperto a contributi costruttivi
“Il disegno di legge sul così detto piano casa è aperto a qualsiasi contributo costruttivo che serva a migliorarne il testo allo scopo di dar vita ad una norma utile, che serva ad incentivare gli investimenti tutelando l’ambiente ed evitando devastazioni”. Sono state le parole dell’assessore regionale ai Lavori pubblici, Nino Beninati, in risposta alle osservazioni fatte oggi dai costruttori.
La sede in cui può svolgersi un confronto a riguardo è la commissione parlamentare di competenza, durante le audizioni i soggetti delle categorie interessate dalla norma potranno contribuire al miglioramento del testo, in maniera costruttiva ed efficace. “Si è voluto far presto anche nella considerazione della crisi che investe l’economia mondiale ed in particolare siciliana - continua Beninati - ma occorre comunque garantire i tempi del confronto democratico per dar vita ad una buona legge, ampiamente condivisa e che, al tempo stesso, tuteli il territorio”.
7 settembre 2009 - AgrigentoFlash.it - Enzo Camilleri
Un Piano casa per il Centro storico
Dopo un anno di lanci mediatici, finalmente vedono la luce il Piano casa Berlusconi ed il piano casa della Regione Siciliana.
Il primo interviene sui grandi programmi ma con scarse risorse finanziarie, dunque più parole e meno fatti. Il secondo è in linea con quello che i cittadini hanno appreso dalla stampa e, cioè, la promessa di consentire l’ampliamento percentuale in misura consistente degli immobili residenziali, in presenza di certi requisiti. Non parlerò né dell’uno né dell’altro, ma vorrei fare una riflessione sugli effetti del “Piano Casa” regionale sul nostro centro storico. La legge regionale, presentata dalla Giunta all’ARS ed in corso di approvazione, non potrà consentire il superamento dei vincoli di zona “A” ed in conseguenza non permetterà alcun ampliamento all’interno delle aree del centro storico. Il cittadino sarà, quindi, portato ad investire i propri risparmi sulle case non vincolate e potrà farlo anche sugli immobili abusivi, previa completa regolarizzazione. La logica mi fa pensare che per un certo e lungo periodo diminuirà l’interesse all’investimento nel centro storico ed al recupero dei fabbricati civili.
Questo, però, è anche il periodo in cui l’amministrazione comunale ed un corposo fronte di istituzioni ed organismi associativi e, più in generale, la nostra classe dirigente programmano e progettano di riqualificare e rendere vitale per cittadini e turisti il centro urbano, partendo proprio da azioni energiche per il recupero del centro storico. Il programma di riqualificazione elaborato e sottoscritto da Comune, Istituzioni, Curia, Università, Ordini di architetti ed ingegneri sotto l’ ombrello del piano strategico ne è piena testimonianza. Il Comune di Agrigento, trasformerà in progetti definitivi il rifacimento di piazze, vie, immobili storici, si impegnerà in accordi per migliorare le reti delle acque e per la raccolta differenziata, investirà nella valorizzazione culturale dei beni come ha concretamente dimostrato di voler fare. Ma, una vera rivitalizzazione di un centro storico, abbandonato, ridotto ad un colabrodo, ormai periferico, si potrà avere se, in concomitanza con gli interventi pubblici sulle infrastrutture ed urbanizzazioni primarie, il cittadino troverà conveniente andare a vivere lì, e non solo per trasferirvi la propria residenza, ma anche per le attività produttive, di commercio, per azioni culturali, per passeggiare, portare i figli a scuola, fare la spesa, chiacchierare in piazza all’ombra di un olivo o di un carrubo.
Abbiamo il dovere di occuparci di questo. Bisogna rendere interessante e competitivo investire negli immobili del centro storico, pur in assenza delle facilitazioni promesse con il Piano Casa. Il consiglio comunale ha, recentemente, approvato un emendamento su proposta del presidente Callari per limitare il costo del danaro in alcuni casi di ristrutturazioni in centro storico. E’ un giusto segnale, ma non basta. Accanto a queste forme incentivanti, occorre un vero programma di valorizzazione del territorio, magari, individuando alcune zone omogenee, proprio dove il recupero delle unità abitative può dare un maggiore valore aggiunto ai piccoli proprietari ed ai nuovi investitori. Occorre confrontarsi con le forze economiche sane che possono impegnarsi finanziariamente nelle iniziative più complesse ed importanti, che prevedano residenze, asili, scuole, servizi e parcheggi. E poi comunicare. Informare e comunicare. Confrontarsi e discutere.
Oggi la società non consente più di racchiudere i propri propositi entro poche mura. Esserne ancora gelosi al sommesso grido “meglio non fare niente che vederlo fare ad altri”. La società si evolve con la circolazione delle idee, dei progetti, con il valore aggiunto dell’apporto altrui.
Per noi agrigentini questo è un dramma. La nostra frustrazione è massima. Se uno dice che ha pensato oppure che vuole fare una cosa, altri gli faranno sapere o riferiranno che l’iniziativa è loro. E’ stata già “pensata”. Oppure, non se ne parlerà proprio, si dirà che è un’eresia ed effettivamente forze inspiegabili ostacoleranno il volgere positivo degli eventi e quegli non riuscirà nel suo intento. Il suo commiato dall’iniziativa sarà “in questa terra del non fare non farò più niente”.
Contrariamente a questa concezione della vita, nell’ascoltare la gente comune e quelli che hanno ruoli responsabili, devo dire che, dopo il primo approccio sul tempo che fa e sul tutto va bene ma ti pare, ad un affondo, tutti hanno qualcosa nel cassetto, la voglia di fare, di esserci. Il desiderio confessato di smetterla con la critica fine a se stessa. L’orgoglio di poter avere fiducia nel riscatto proprio e di una città che merita di più. In conclusione, dobbiamo sollecitare questo senso comune che tutti noi esprimiamo, colpire al cuore un modo di essere che, perdurando, porterà i figli di questa terra molto lontano. Tornando al tema trattato, una classe dirigente, che tale vuole essere, non può non preoccuparsi degli effetti di un disinteresse della gente verso il recupero del centro storico: da un lato si proclamano ai quattro venti i grandi investimenti pubblici sul centro storico, dall’altro la gente potrebbe percepirlo come una cosa distante dai propri particolari interessi economici, catalizzati verso tutt’altri orizzonti residenziali.
