Regione Veneto

Piano Casa Governo Berlusconi 2009

 

 

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30 settembre 2009 - Adnkronos

Verona, domani convegno Ance su Piano Casa 2: "Un'opportunità per superare la crisi"

Il progetto di rilancio dell'economia che il Governo ha messo in atto, per contrastare gli effetti della crisi non poteva non coinvolgere uno dei principali motori di sviluppo del Paese: il settore delle costruzioni. L'Accordo Stato-Regioni del 1° aprile costituisce un'occasione di rilancio dell'edilizia e un'opportunita' di sviluppo a cui tutti i governi locali, tra cui in prima linea il Veneto, hanno dato attuazione, seppur in modo disomogeneo e spesso comprimendo l'ambito di operativita' della disciplina. Di questo se ne parlera' domani presso l'Auditorium Giuseppe Verdi del Centro Congressi Europa Verona Fiere, in viale del Lavoro 8, a partire dalle ore 9 nell'ambito del convegno regionale organizzato dall'Ance - Associazione Nazionale Costruttori Edili, dal titolo "Piano Casa 2, un'opportunita' per superare la crisi".
''Il Piano Casa, soprattutto nelle sua traduzione regionale -osserva l'Ance- puo', se ben governato, diventare la molla per lo sviluppo di una rinnovata qualita' del territorio. Le premesse ci sono ma piu' che dibattiti su se e come fare occorre adesso l'assunzione di decisioni rapide. Dopo le Regioni l'attenzione e' ora puntata sui Comuni e sull'applicazione della normativa regionale''.
''La sfida maggiore -secondo l'Ance- e' ora nel sapere cogliere in questa opportunita' estemporanea un nuovo stimolo di rinnovamento e rilancio del patrimonio urbanistico ed edilizio di grandi e piccoli territori urbani che passi soprattutto, anche attraverso l'integrale sostituzione dei "volumi" fatiscenti o che necessitano di una nuova collocazione nel contesto di riferimento nonche' prevedendo modalita' di connessione tra le realta' nuove e le strutture esistenti. L'esperienza del Piano casa 2 costituira' un percorso di sperimentazione per la futura "messa a regime" dei modelli e delle procedure di intervento che si saranno dimostrate piu' efficaci''.

30 settembre 2009 - Asca

Padova Piano Casa, Confindustria e Ance ai Comuni: adottare subito per risalire dalla crisi

Il Piano Casa può avere un impatto economico fortissimo ed essere il primo gradino di risalita dalla crisi che sta attraversando non solo l’edilizia ma l’intera economia padovana. Nessuno scenario da Far West urbanistico; anzi, un volano per far ripartire domanda e occupazione e rinnovare il patrimonio edilizio in modo sostenibile, vincendo la lentezza burocratica delle procedure. Ma per coglierne i benefici occorre fare in fretta, adottandolo rapidamente e favorendo il coordinamento degli enti locali. A cominciare dai Comuni, cui spetta deliberare entro il 30 ottobre se, e con quali limiti, recepire la normativa su seconde case e immobili non residenziali (capannoni, magazzini, laboratori).
E’ la tesi che Confindustria Padova e Ance Padova rilanceranno dal convegno sul “PIANO CASA” che si terrà giovedì 1 ottobre 2009, alle ore 9.45, al Centro Conferenze della Camera di Commercio di Padova (Piazza Zanellato, 21 - zona Stanga). Un summit ai massimi livelli istituzionali, che cade a pochi giorni dalla “circolare esplicativa” emanata dalla Regione Veneto e a cui interverranno sindaci, tecnici, imprenditori. Apriranno i lavori Francesco Peghin presidente Confindustria Padova e Tiziano Nicolini presidente Ance Padova. Seguiranno gli interventi di Barbara Degani presidente Provincia di Padova, Flavio Zanonato sindaco di Padova. Le linee guida del Piano casa del Veneto e gli aspetti tecnici saranno illustrati da Bruno Barel Studio legale Barel Malvestio & Associati, Vincenzo Fabris dirigente Settore Urbanistica Regione Veneto, Roberto Travaglini Confindustria Vicenza. Dopo il dibattito, le conclusioni saranno affidate a Renzo Marangon assessore regionale alle Politiche del territorio. Il convegno è organizzato con il sostegno di Schüco International Italia e di IPT Infrastrutture per il terziario.
«Il Piano Casa del Veneto - spiega Francesco Peghin, presidente di Confindustria Padova - è una leva per dare una scossa all’economia, con l’obiettivo di rilanciare domanda e occupazione e migliorare la qualità degli edifici industriali, promuovendo l’utilizzo di fonti rinnovabili». Una scossa che potrebbe risultare provvidenziale per l’intero comparto delle costruzioni e per l’indotto, dai serramenti agli impianti, per il quale si stima quest’anno una perdita di unità di lavoro del -2,2%. «Perciò rinnovo l’appello ai sindaci ad adottare il Piano con la massima celerità - insiste Peghin -. Dopo i chiarimenti della Regione, non ci sono più alibi».
«Per quanto riguarda gli edifici produttivi - aggiunge il presidente degli industriali padovani - il Piano viene incontro alla determinazione di quegli imprenditori che, nonostante la crisi, hanno il coraggio di investire e guardano avanti, ampliando o rinnovando il patrimonio edilizio industriale con nuovi edifici a emissioni zero, nel pieno rispetto dell’ambiente e del tessuto urbano». Da qui l’appello di Peghin a «un efficace coordinamento tra Comuni, per evitare che l’adozione avvenga a macchia di leopardo, con regole disomogenee». «Un’azione coordinata tra Comuni sarebbe una garanzia, anche per sgombrare il campo da allarmismi preventivi su rischi di trasformazione urbanistica selvaggia o di speculazione. A questo riguardo, auspico una forte azione di moral suasion della Provincia, per sensibilizzare i Comuni sui benefici della legge e per valorizzare l’impegno di coordinamento sperimentato nell’ambito dei PATI».
«Con la finalità di rilanciare il nostro settore e migliorare la qualità del patrimonio edilizio esistente, il Piano Casa del Veneto - afferma Tiziano Nicolini, presidente di Ance Padova - è un volano importante per l’edilizia non solamente residenziale».
«La consapevolezza che il rilancio dell’economia passa anche, se non soprattutto, attraverso il riavvio dell’attività edilizia, da più di un anno in una situazione di paralisi, dovrà necessariamente accompagnare le future scelte urbanistiche che con coraggio si dovranno intraprendere. L’impatto della legge è quindi potenzialmente fortissimo e potrebbe essere il primo vero gradino di risalita dalla crisi che sta attraversando il nostro settore».
«Auspico, a tal proposito, che il Piano Casa sia veramente lo strumento per vincere la lentezza della burocrazia delle procedure edilizie e sia la strada normativa che possa finalmente responsabilizzare le scelte delle amministrazioni comunali nello sviluppo del nostro territorio».
«Al riguardo - conclude Nicolini - mi auguro che la possibilità del mutamento della destinazione d’uso degli immobili, ad oggi ancora escluso, possa essere inserito e disciplinato nella legge affinchè venga riconosciuto ai proprietari di edifici situati in zona impropria il potere di usufruire delle misure di sostegno del Piano Casa in nome di uno sviluppo più armonico del nostro territorio».
PRIME CASE: 1 MILIARDO DI INVESTIMENTI E 17 MILA ADDETTI. Secondo una stima del Cresme (Centro Ricerche economiche, sociologiche e di mercato per l’edilizia e il territorio) sugli effetti del Piano Casa in provincia di Padova, il solo ampliamento delle prime case inferiori ai 1.000 metri cubi fino al 20% della cubatura esistente, attiverebbe investimenti nell’ordine di un miliardo di euro. In termini occupazionali, l’effetto sarebbe una domanda di 17 mila nuovi addetti, di cui oltre 12.400 nell’edilizia e 4.600 nell’indotto.
PIANO CASA: I BENEFICI PER LE IMPRESE. Secondo i criteri del Piano Casa, per gli edifici non residenziali, purché non situati nei centri storici, l’ampliamento potrà essere del 20%, mentre per quelli costruiti prima del 1989 è possibile la demolizione e ricostruzione con aumenti di cubatura fino al 40% se realizzati con tecniche di edilizia sostenibile e fonti di energia rinnovabili (fino al 50% in caso di ricomposizione planivolumetrica oggetto di piano attuativo). L’obiettivo è il rinnovamento del patrimonio edilizio industriale, a volte obsoleto e fatiscente, con nuovi edifici ad emissioni zero, costruiti con tecnologie e parametri energetici, architettonici e di sicurezza all’avanguardia.

29 settembre 2009 - Blog del Comune di Adria - Fabio Panetto

Spiegazione del Piano Casa … pacato

Ieri sera alle 18,45 al ridotto del teatro comunale di Adria l’assessore all’urbanistica Maltarello ha dato spiegazione della bozza di attuazione del Piano Casa del comune di ADRIA. La sala del ridotto era piena di politici, curiosi e addetti ai lavori.
“Il nostro intendimento è dare indicazioni su quali saranno le linee guida da adottare nel comune di ADRIA sul Piano Casa; fin dal 4 settembre è stata data comunicazione ai tecnici e minoranza su quali sarebbero state le linee guida per cui già da allora si è lavorato sul recepire sia le direttive Regionali che le indicazioni dei residenti.
Il Veneto è stata la 4° Regione d’Italia a perfezionare il Piano Casa; è una legge fantastica e straordinaria. E non solo per lo scopo di ripresa economica, ma per l’impatto che ha sulle leggi comunali in vigore. Non è una legge edilizia né una legge urbanistica, ma uno strumento che vuole incrementare le attività economiche con ricadute positive sulle altre attività. Va a pesare in maniera sensibile sulla materia urbanistica e se non usata correttamente potrebbe deturpare l’equilibrio architettonico della città. Abbiamo dovuto, perciò, cercare il giusto equilibrio tra interventi e risultati. In maniera sintetica è possibile ampliare del 20% il volume dei fabbricati residenziali, il 20% delle superfici di fabbricati commerciali. Le case a schiera devono mantenere un equilibrio architettonico presentando un progetto comune. Sarà destinato un ulteriore 10% per chi intende adottare soluzioni progettuali che intendono utilizzare l’energia rinnovabile (fotovoltaico) fino a 6 Kw, mentre sarà destinato il 40% di volume in più nel caso di demolizione e ricostruzione con criteri di bioedilizia e risparmio energetico. Il 50% se oltre alla ricostruzione sarà attuata una ricomposizione planivolumetrica. E’ attuabile anche per strutture alberghiere purchè, i progetti, non siano volti ad eludere o derogare disposizioni Regionali in materia di programmazione.
Non è applicabile nelle case coloniche e nei fabbricati urbani di elevato valore architettonico, ambientale e storico e per quegli edifici classificati, nella normativa Regionale come GP1, GP2 e GP3 (Grado di Protezione …)
Il centro Storico è stato delimitato in due comparti; quello degli edifici ricadenti nell’art. 2 del DM 1444/68 e come individuati dagli atti di pianificazione comunale, gli edifici assoggettati a vincolo monumentale e quegli edifici oggetto di specifiche norme di tutela che derivino dagli strumenti urbanistici e territoriali, comunali, provinciali, i PTRC, i piani d’area, ecc. Infatti la tutela posta da questi strumenti è tale da rendere incompatibile l’intervento edilizio ammesso dalla Legge Regionale. Sono altresì esclusi gli edifici ricadenti in aree dichiarate inedificabili in forza di sentenze o provvedimenti amministrativi, gli edifici abusivi e soggetti all’obbligo di demolizione.
Non può essere modificata la destinazione d’uso degli edifici; se è abitazione, abitazione resta ad esclusione della presenza di un corpo edilizio contiguo già esistente.
Non saranno ammesse edificazioni “spudorate” come ad esempio ampliamenti sporgenti. La realizzazione deve essere armonica e ordinata. Per l’occasione è stato predisposto un determinato sito comunale dove saranno raccolte tutte le norme, le indicazioni, le planimetrie, i moduli e quant’altro occorra per far si che sia il professionista che il cittadino siano sufficientemente edotti delle possibilità di attuazione del Piano. Abbiamo fatto un lavoro immane e la completezza del nostro sito non ha eguali negli altri comuni del Veneto. L’attesa della serata è dovuta al fatto che solo pochi giorni fa sono state emanate le disposizioni esplicative con l’approvazione dell’allegato”A” alla Legge Regionale.
Il comune darà indicazioni a tutti i professionisti, con un canale sereno e trasparente e ci sforzeremo il più possibile per fare questo. Come avrete potuto notare non siamo quotidianamente sui giornali perché non abbiamo tempo da dedicare alle risposte e battibecchi politici; stiamo lavorando e sodo. Dobbiamo pensare a portare a termine le cose del passato e pensare a programmare quelle per il futuro. Siamo anche senza dirigente e lo sforzo fatto dai tecnici è madornale. Un ringraziamento al perito Doati, che in questo momento sta portando avanti l’ufficio in modo impeccabile, al geom. Martini tecnico con molta esperienza e anche alle altre professionalità. Mentre l’organico comunale è superiore alla pianta organica, l’ufficio urbanistica è sotto organico di 1/3. Dovremo essere in 15 e invece siamo solamente in 10, pensate allo sforzo che dobbiamo fare”.
Al termine iniziano le domande dove intervengono l’arch. Casazza, l’arch. Scarpari, il geom. Osti e l’ing. Bonato.
Casazza polemizza sul fatto che, lui, non avrebbe inserito i fabbricati classificati GP4 nel Piano Casa ma li avrebbe esclusi per motivi di protezione, mentre l’ing. Scarpari ha chiesto conferma sulle distanze dai confini.
L’Assessore, risponde al primo che la scelta di inserire anche tali fabbricati è strategica per evitare lo spopolamento del centro e lasciarlo in balia dei grandi speculatori che con un Piano di Recupero possono intervenire nelle zone GP4 con stravolgimenti plani-volumentrici e ha portato ad esempio di palazzo Ravenna ex sede della Cassa di Risparmio che da GP3 è stato declassato a GP4 con delibera di consiglio comunale l’anno scorso. All’arch. Scarpari è stato risposto che effettivamente la posizione sulle distanze non è molto chiara già nella legge Regionale, per cui saranno valutati attentamente i progetti presentati con deroga alle distanze. Ad esempio è possibile ridurre la distanza da 5 a 3 metri dal confine ma occorre valutare attentamente la sopraelevazione a distanza inferiore ai 3 metri.
Infine è scaturita una polemica tra l’ing. Bonato e lo staff urbanistico comunale.
Bonato, ha contestato il fatto che la legge regionale indica la non attuazione nei centri storici, mentre il Comune ha ridotto la delimitazione del centro storico per permettere l’attuazione degli interventi Piano Casa. Sia l’assessore Maltarello che il geom. Martini hanno puntualizzato, pacatamente, che la legge di riferimento del Piano Casa, prevede appunto la non attuabilità nelle aree ricadenti all’interno dei centri storici ai sensi dell’art. 2 del DM n. 1444 del ’68 e per questi è stata dedicata una piantina con delimitazione e colorazione verde. Per il restante centro storico sono stati identificati specifici ambiti di intervento per fabbricati classificati GP4 e GP5 così come previsto dal Piano Casa. Non contento l’ing. Bonato ha detto che stasera avrebbe confrontato la sua posizione con l’ass. Regionale Marangon. La staff tecnico ha risposto, sempre pacatamente, che avevano avuto già, dall’assessorato all’urbanistica Regionale, indicazioni in merito, e su questo avevano steso la piantina esposta.
Stasera avremo o no conferma dall’assessore MARANGON.
L’IDV con la sig.a Barzan oggi sul quotidiano La Voce ha colto l’occasione per ricordare che il Piano Casa Regionale non prevede interventi per l’edilizia popolare e per le case in affitto e lascia a briglie sciolte la speculazione immobiliare.
Ieri l’ass. Maltarello ha anche risposto alla seconda parte, dicendo che occorre stare molto attenti, per non fare di una buona legge, un metodo di speculazione e devastazione del territorio.
L’impressione personale è che la bozza sia buona. Dovranno essere però valutati singolarmente i progetti per non fare di ogni erba un fascio e far si che il detto “fatta la legge trovato l’inganno” non si possa verificare.
A stasera all’incontro del Pd con relatori ing. Bonato, arch.i Stoppa e Fantinati e la presenza dell’ass. regionale Marangon.

29 settembre 2009 - L'Arena.it - Enrico Giardini

Il piano casa verso il traguardo

L’approvazione in Consiglio è prevista entro fine ottobre, poi potrebbero partire subito ampliamenti e demolizioni
Verona. Dovrà dare criteri per ampliare case e fabbricati in città, nelle zone agricole, in quelle industriali e anche nelle frazioni. Ma l'obiettivo è renderlo il più possibile applicabile, tranne nei luoghi vincolati dal punto di vista paesaggistico e monumentale. È pronta — e domani la Giunta comunale dovrebbe approvarla — la delibera che dice dove e come nel territorio del comunale si potrà applicare il Piano casa.
Vale a dire, la legge regionale, sul modello di quella nazionale, che consente di ampliare fino al 20 per cento la prima casa, comunque non oltre i 1.000 metri cubi, senza il permesso di costruire ma solo avendo in mano la Dichiarazione di inizio attività.
La legge concede poi quattro mesi di tempo al Comune (Giunta e poi Consiglio) per deliberare se, dove e come si potrà ampliare la seconda casa. Oppure permette di demolire e ricostruire, aumentandone i volumi fino al 40 per cento, case o capannoni produttivi, artigianali e industriali, utilizzando però tecniche costruttive di bioedilizia.
Questa percentuale può salire al 50 per cento se gli interventi saranno all'interno di un Piano attuativo, cioè una riqualificazione urbanistica che comprende edifici di case e negozi, ma anche strade, parchi e spazi pubblici. La delibera, predisposta dagli assessori all'urbanistica Vito Giacino e da quello all'edilizia privata Alessandro Montagna, è già stata inviata all'esame delle otto circoscrizioni, oltre agli ordini degli architetti, ingegneri, geometri, periti, costruttori e alle associazioni degli industriali, che potranno inviare anche osservazioni. Il documento dovrà andare poi all'esame della commissione consiliare urbanistica, martedì prossimo, per andare poi al voto del Consiglio. Entro fine ottobre il Piano potrebbe essere in vigore. Da lì in poi chi vuole ampliare la casa o il capannone avrà 24 mesi di tempo per presentare la domanda.
«I nostri uffici hanno lavorato duro per fornire le direttive sull'applicazione del Piano casa», spiegano Giacino e Montagna, «quindi sia quelle agricole sia industriali, ma comprendendo anche i quartieri popolosi, tenendo conto dei limiti nelle zone con edifici in stile liberty o quelle con edifici di particolare valore storico-artistico». È un lavoro inserito negli studi per il Piano degli interventi, con cui il Comune dirà dove e come si potrà costruire in applicazione al Pat, il nuovo piano regolatore.

29 settembre 2009 - RovigoOggi.it

Si alle energie rinnovabili

Il fotovoltaico e le sue applicazioni al Piano casa discussi in un convegno al Consorzio di Bonifica Padana Polesana
Un tavolo di relatori ben nutrito, rappresentati da Federico Pugina, vice dirigente dell'urbanistica del comune di Rovigo, Marco Boscolo, docente presso l'università di Bologna, Marco Frau della Divisione ambiente e territorio della Regione veneto, Marco Gorini di Veneto Innovazione, Massimo Nicoli dirigente di Asm Set e Nicola Masiero sempre di Asm set, messi insieme dall’associazione culturale Ares per discutere di fotovoltaico e delle sue concrete soluzioni applicative, adatte anche alle novità introdotte dalla legge regionale 14 ormai denominata Piano Casa.
Non a caso all’incontro di venerdì 25 settembre presso il Consorzio di bonifica Padana Polesana era presente anche l’assessore regionale all'Urbanistica Renzo Marangon, oltre al consigliere regionale Carlo Alberto Azzi, Enrico Zennaro per Veneto innovazione, e un buon numero di tecnici della provincia, di politici, di amministratori, imprenditori e gente comune. Tutti riuniti a seguire i chiarimenti e gli spunti in merito alle attuazioni del Piano casa (che usciranno in una circolare da parte della divisione urbanistica della Regione in questi giorni) e delle pensiline fotovoltaiche, gli aspetti normativi, i vantaggi economici e le informazioni sulla tecnologia del momento.
Il tavolo è stato moderato da Alessandro Picelli, presidente dell’associazione Ares, impegnata a sensibilizzare verso tutto quello che fa cultura a Rovigo e in tutto il territorio Polesano. Oltre al main sponsor, Asm Set, i tre enti patrocinatori della serata sono stati Cassa edile polesana rappresentata da Franco Berti, la Regione Veneto e Veneto innovazione.

28 settembre 2009 - Asca

Confindustria e Ance, subityo Piano Casa

Il Piano Casa puo' avere un impatto economico fortissimo ed essere il primo gradino di risalita dalla crisi che sta attraversando non solo l'edilizia ma l'intera economia padovana. Nessuno scenario da Far West urbanistico; anzi, un volano per far ripartire domanda e occupazione e rinnovare il patrimonio edilizio in modo sostenibile, vincendo la lentezza burocratica delle procedure.
Ma per coglierne i benefici occorre fare in fretta, adottandolo rapidamente e favorendo il coordinamento degli enti locali. A cominciare dai Comuni, cui spetta deliberare entro il 30 ottobre se, e con quali limiti, recepire la normativa su seconde case e immobili non residenziali (capannoni, magazzini, laboratori).
E' la tesi che Confindustria Padova e Ance Padova rilanceranno dal convegno sul ''PIANO CASA'' che si terra' giovedi' 1 ottobre 2009, alle ore 9.45, al Centro Conferenze della Camera di Commercio di Padova (Piazza Zanellato, 21 - zona Stanga). Un summit ai massimi livelli istituzionali, che cade a pochi giorni dalla ''circolare esplicativa'' emanata dalla Regione Veneto e a cui interverranno sindaci, tecnici, imprenditori.
Apriranno i lavori Francesco Peghin presidente Confindustria Padova e Tiziano Nicolini presidente Ance Padova. Seguiranno gli interventi di Barbara Degani presidente Provincia di Padova, Flavio Zanonato sindaco di Padova. Le linee guida del Piano casa del Veneto e gli aspetti tecnici saranno illustrati da Bruno Barel Studio legale Barel Malvestio & Associati, Vincenzo Fabris dirigente Settore Urbanistica Regione Veneto, Roberto Travaglini Confindustria Vicenza.
Dopo il dibattito, le conclusioni saranno affidate a Renzo Marangon assessore regionale alle Politiche del territorio.
Il convegno e' organizzato con il sostegno di Schuco International Italia e di IPT Infrastrutture per il terziario.
''Il Piano Casa del Veneto - spiega Francesco Peghin, presidente di Confindustria Padova - e' una leva per dare una scossa all'economia, con l'obiettivo di rilanciare domanda e occupazione e migliorare la qualita' degli edifici industriali, promuovendo l'utilizzo di fonti rinnovabili''.
Una scossa che potrebbe risultare provvidenziale per l'intero comparto delle costruzioni e per l'indotto, dai serramenti agli impianti, per il quale si stima quest'anno una perdita di unita' di lavoro del -2,2%. ''Percio' rinnovo l'appello ai sindaci ad adottare il Piano con la massima celerita' - insiste Peghin -. Dopo i chiarimenti della Regione, non ci sono piu' alibi''.

26 settembre 2009 - CorrieredelVeneto.it - Alessandro Zuin

Villette, distanze, condominii: fissate le regole

Circolare esplicativa della Regione sul Piano Casa. Marangon ai Comuni: ora non ci sono più alibi
VENEZIA — Se i Comuni traccheggiavano in attesa di delucidazioni dalla Regione, prima di mettere mano all’adozione del «Piano casa», adesso non ci sono più alibi. La giunta di palazzo Balbi ha diramato, a firma del governatore Giancarlo Galan, la tanto invocata «circolare esplicativa» della legge a sostegno del settore delle costruzioni, approvata lo scorso luglio dal consiglio regionale. È esplicativa, la circolare, poiché affronta nel dettaglio i principali dubbi affiorati in questi mesi negli uffici tecnici comunali (e anche negli studi professionali di architetti, ingegneri e geometri), fornendo agli interessati un’indicazione pratica per la corretta applicazione del Piano. Pertanto, i Comuni ora dovrebbero procedere senza ulteriori incertezze all’adozione della legge per la parte di loro competenza: quelli che l’hanno già fatto sono soltanto alcune decine, ma c’è tempo fino al 30 ottobre. Scherza, ma nemmeno troppo, l’assessore regionale all’Urbanistica, Renzo Marangon: «D’ora in avanti, a tutti i sindaci che non hanno ancora adottato il Piano casa e di cui conosco il numero di cellulare, manderò un sms al giorno: una specie di conto alla rovescia telefonico - sorride Marangon - per ricordare a tutti che il 30 ottobre si avvicina». Fermo restando che, per quanto riguarda le prime case, la legge è già pienamente operativa e non necessita della deliberazione comunale.
Tutti i dubbi - La casistica dei quesiti irrisolti, cui la circolare regionale ha fornito una risposta, era ampia e variegata. Il Piano casa, infatti, pur essendo essenzialmente una legge di tipo economico e finanziario, va a incidere profondamente su due comparti super-regolamentati come l’urbanistica e l’edilizia, dove Piani comunali si sommano a prescrizioni regionali e a norme generali. Ecco qualche esempio di problema e relativa soluzione indicata nella circolare. Caso primo: quando si dice che gli ampliamenti di cubatura previsti dal Piano si estendono a tutti «gli edifici esistenti alla data di entrata in vigore della legge », si precisa che per «esistenti » si considerano anche quelli non ancora realizzati, ma il cui progetto sia stato presentato al Comune entro il 31 marzo scorso. Caso secondo: le case a schiera, al centro di quasi tutte le richieste di chiarimento avanzate dagli uffici tecnici comunali ai quattro angoli della regione. A questo proposito, sia chiaro a tutti che: «L’ampliamento è ammesso in maniera uniforme con le stesse modalità su tutte le case appartenenti alla schiera». Perciò, andranno rispettati il Codice civile e il regolamento condominiale, in modo che gli interventi edilizi «non ledano i diritti degli altri condomini - specifica la circolare - o creino problemi strutturali o estetici». In sostanza, il progetto di ampliamento dovrà essere esteso all’intero complesso edilizio. Caso terzo: poiché il «Piano casa», per il suo carattere di norma straordinaria (che, infatti, avrà durata di soli due anni), prevale sugli strumenti urbanistici esistenti e sulle altre leggi regionali che fossero eventualmente in contrasto, come ci si regolerà, per esempio, con la sempre spinosa questione della distanza minima tra edifici? Risponde la circolare: vengono fatte salve soltanto le disposizioni statali sulle distanze, cioè quelle previste nel Codice civile (5 metri) e nel Codice della strada. Si potrebbe continuare ancora, ma i dettagli troppo tecnici li lasciamo ai professionisti del settore.
Il potere dei Comuni - Rimane inteso che i Comuni hanno la facoltà di decidere - sempre eccezion fatta per le prime case - se applicare o meno la legge regionale e, in caso affermativo, con quali limiti e in quali porzioni del loro territorio. Qualunque sia la decisione, andrà formalizzata con una delibera entro il 30 ottobre. In caso di inerzia, la giunta regionale potrà nominare entro 15 giorni un commissario che si sostituirà al sindaco nella convocazione del consiglio comunale, di modo che ci sia una esplicita manifestazione di volontà. Rimarca l’assessore Marangon: «Ora ci sono tutte le condizioni per decidere, per cui la mancata adozione del Piano sarà solo una scelta politica e non tecnica. I Comuni non sono stati scavalcati nella loro autonomia decisoria, anzi, sono invitati a essere protagonisti: lo facciano, magari senza attendere l’ultimo giorno per deliberare».

 

26 settembre 2009 - Il Giornale di Vicenza

Piano casa, fissati limiti e interventi dei privati

Il Comune di Arzignano gioca d'anticipo e, ben prima della scadenza del termine previsto dalla Regione prevista per il 30 ottobre, risponde agli interrogativi dei cittadini che vogliono riqualificare casa in città, approfittando del "Piano Casa" previsto dalla legge della Regione Veneto dell'8 luglio 2009. E lo fa presentando un documento su limiti, modalità e criteri interpretativi per l'attuazione della legge regionale nel territorio di Arzignano.
Spiega l'assessore all'urbanistica ed edilizia privata Angelo Frigo: «La legge regionale non è un provvedimento urbanistico né edilizio, ma un piano di incentivi. È stato, quindi, necessario calare questa legge nel contesto delle particolarità e delle complessità del territorio arzignanese».
Il "Piano Casa" del Veneto prevede, sostanzialmente questo: l'ampliamento del 20 per cento del volume esistente per le abitazioni, e del 20 per cento anche di superficie coperta per gli immobili non residenziali, ovvero capannoni, negozi e magazzini. Prevede anche, per gli edifici costruiti prima del 1989, la possibilità di abbattimento e ricostruzione con aumenti di volume per le abitazioni, o di superficie per edifici non residenziali, fino al 40 per cento, purché gli interventi utilizzino tecniche di edilizia sostenibile e fonti ad energia rinnovabile. Sono esclusi, per esempio, gli edifici nei centri storici e quelli che sorgono in aree inedificabili perché a rischio frane o perché protette da specifiche norme di tutela. Le linee guida attuative del piano per il territorio di Arzignano, presentate in anteprima dall'assessore Frigo, chiariscono e contestualizzano questa legge tenendo conto delle specificità locali. Chi possiede un edificio in un'area agricola, per esempio, potrà abbattere e ricostruire a patto di presentare un piano di riordino che dimostri come l'intervento riqualifichi l'intero ambito dove l'edificio si trova.
I proprietari arzignanesi di villette a schiera potranno ampliare la propria abitazione, anche separatamente dagli altri proprietari, a patto che l'intervento sia tale da non compromettere i caratteri architettonici del complesso e che tutti i possessori abbiano espresso parere favorevole all'opera.
Sarà possibile ampliare anche gli edifici destinati alla produzione ma: «Ogni intervento sarà subordinato alla riqualificazione architettonica e al mantenimento di alcuni standard, per esempio i parcheggi» spiega l'assessore arzignanese. Accanto agli incentivi volumetrici concessi dalla Regione, il Comune di Arzignano propone anche incentivazioni economiche per chi ristruttura gli edifici esistenti secondo principi di risparmio energetico e sostenibilità: «In specifici casi di riqualificazione energetica, ovvero costruzione o ristrutturazione di edifici di classe B o superiore non si pagheranno i cosiddetti oneri di costruzione».
Il documento è stato fin qui concertato con i professionisti e gli operatori edili del territorio comunale. Attende ora, per diventare operativo, l'approvazione del consiglio comunale, che si svolgerà la prossima settimana in municipio.

26 settembre 2009 - CorrieredelVeneto.it

Il libro sul piano casa in edicola con il Corriere del Veneto

Una parte del ricavato del volume sarà devoluto alla fondazione Città della Speranza
Il piano casa del Veneto, approvato il primo luglio dal Consiglio regionale, è anche un libro. Scritto da Bruno Barel e Vincenzo Fabris, è arrivato in edicola il 15 settembre con il Corriere del Veneto al prezzo di 9,99 euro, più il costo del quotidiano. Resta in vendita fino al 10 ottobre: una parte del ricavato sarà devoluto alla Fondazione Città della Speranza.

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