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3 giugno 2013 - OttoPagine

Edilizia: c’è il rischio tabula rasa

«Bisogna intervenire da subito per avviare le gare d’appalto: se i cantieri non dovessero partire entro il prossimo anno c’è la seria possibilità che chiudano tutte le imprese di costruzioni»
Tra il dire dello “sblocca debiti” degli enti locali, delle dichiarazioni d’intenti e delle ricette elencate, e l’effettiva ripresa nel mondo del lavoro, c’è di mezzo il mare. E’ questo, in sintesi, il pensiero del segretario provinciale di Fillea Cgil, Antonio Mesisca, che negli ultimi mesi ha assistito al vero e proprio sgretolarsi del settore edilizia, delle costruzioni, e del lavoro in questo ambito. A differenza degli ultimi mesi, secondo Mesisca, sembra che qualche novità positiva ci sia, flebili segnali, però, che senza una “iniezione” concreta di fatti: «Negli ultimi tempi – spiega il segretario provinciale di Fillea Cgil – ci sono state alcune novità: abbiamo partecipato a una manifestazione unitaria che ha prodotto un risultato importante: la Regione ci ha dato la disponibilità ad aprire un tavolo di confronto su diverse problematiche, e la disponibilità è arrivata anche dal livello nazionale».
Ma non basta, secondo Mesisca, che infatti proseguendo il suo intervento afferma: «Il problema è che ora bisogna darsi da fare, devono partire le gare d’appalto almeno entro settembre per far cominciare i lavori dell’edilizia e delle costruzioni almeno per il prossimo anno. Se così non fosse, e se si ritardasse ancora, le aziende chiuderanno tutte. Ora c’è un po’ di cauto ottimismo, ma il momento è comunque difficilissimo». In pochi si salvano dal disastro che ha interessato il Sannio, e Mesisca infatti afferma: «Basta girare un po’ per la provincia per di Benevento per accorgersi che praticamente trovare un cantiere per la provincia è praticamente impossibile, ce ne saranno solo due o tre».
Altro capitolo è quello dei lavoratori: «C’era stato un calo vertiginoso lo scorso anno: del 27-28 per cento, ora bisognerà osservare quello che accadrà a giugno, ma nimmagino che sarà un altro calo pesante».
Migliorare la situazione è possibile, però, secondo Mesisca, se si tiene la barra dritta: «Bisogna ridurre il cuneo fiscale, ma soprattutto creare lavoro, perché altrimenti puoi togliere tutte le tasse che vuoi, se non c’è lavoro le toglieresti sul nulla le tasse: una cosa deve abbinarsi con l’altra, è un momento delicato, e se tutti i tasselli non vengono messi al proprio posto si rischia davvero di far chiudere tutte le aziende».