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2 febbraio 2012 - Stabia Channel

Castellammare - Piano casa, "condivido l'analisi di Melisse"

Tonino Scala (SEL) traccia lo scenario di ciò che potrebbe portare il piano regionale appena approvato.
Cominciano a suscitare le prime reazioni le parole del consigliere dell'UDC, Eduardo Melisse, intervistato da StabiaChannel sul tema "Piano Casa".
"L'analisi di Melisse sul piano casa - ha affermato Tonino Scala di Sinistra Ecologia e Libertà - è condivisibile ed era quello che provavo a far capire in consiglio regionale. Una cosa era applicare ed approvare il piano casa voluto dal governo nazionale, ovvero aumento volumetrie sull'esistente, altra cosa era, ed è, prevedere la costruzione di città ex novo senza il rispetto degli standard. Volutamente politica, imprenditoria e talvolta anche qualche giornale "interessato" ha, con le armi della distrazione di massa, spostato il tiro facendo capire altro. Ci sono abituato! In aula affermai che il piano Berlusconi sulla casa era moderato rispetto al papocchio che in modo bipartisan stavano approvando, ma il peggior sordo è chi non vuol sentire!!!
Perché pensare a leggi in deroga che prevedano non i piccoli interventi, come afferma Melisse nella vostra intervista e che condivido, ma i mega progetti, le cattedrali nel deserto dei soliti noti che a mio avviso favoriscono l'impresa della seconda generazione, quella del salto di qualità della camorra. Poi la legge, in questa legislatura, è stata modificata con il voto contrario dell'opposizione ma senza grossi clamori e il piano casa previsto dal governo, quello che va incontro alle esigenze abitative vere, è rimasto nel dimenticatoio. Ha fatto bene il segretario dell'UDC a sollevare la vicenda. Vedo tutti impegnati a parlare delle colate di cemento sulla costa, nelle aree a rischio, nelle aree industriali. Un silenzio assordante su una legge ignobile che, di fatto, rischia di favorire il proliferare di costruzioni nell´area a rischio. Avevamo provato a segnalare queste anomalie in sede di discussione in aula del provvedimento ma non siamo stati ascoltati. Prima di questa porcata, esisteva l´articolo 5 della L.R. 10 dicembre 2003 n. 21, al comma 1 sanciva il divieto di "rilascio di titoli edilizi" che consentano "la realizzazione di interventi finalizzati all´incremento dell´edilizia residenziale" in zona rossa. Il divieto era coerente con le enormi preoccupazioni che riguardano l´area in questione. Un´area densamente popolata per la quale esiste anche un piano d´emergenza nazionale che prevede il trasferimento in aree sicure di tutti gli abitanti (più di 550mila persone) dei 18 comuni interessati dal rischio. Sulla questione Vesuvio e sulla sua pericolosità si spendono, da anni, interventi e parole. Nel corso degli ultimi anni si è tentato di convincere gli abitanti della zona a trasferirsi altrove, con un "bonus" di 30mila euro per le famiglie che avessero abbandonato la zona rossa. Bisogna dire che questi interventi non hanno avuto il successo sperato, a onor del vero. Per portare un po´ di buon senso c´erano voluti otto mesi di battaglie in consiglio a suon di emendamenti ed ostruzionismo per raggiungere ciò che nelle altre regioni avviene con la semplice dialettica.
Mi meraviglio che le associazioni gli intellettuali che avevano sostenuto la nostra battaglia in consiglio, affermando che il lavoro prodotto era comunque da migliorare, siano stati assenti al dibattito di questi mesi. Per non parlare dell´assenza dei mass media sull´argomento. Nessuno si è accorto di quello che stava accadendo in questo paese, quando fa comodo si fa finta di non vedere. Con la Legge regionale n.1 del il 5 gennaio 2011, grazie ad un emendamento si cancellano anni di conquiste gettando nel baratro interi territori sottoponendoli all´ennesimo sacco. In barba al rischio sismico e vulcanico, ma soprattutto in spregio alla lotta all´abusivismo, il Popolo della Libertà campano ha votato un emendamento alla legge del 2003 che vietava nuove costruzioni sulle pendici del vulcano. La prima firmataria è il consigliere regionale Paola Raia (PdL), di Somma Vesuviana. Con l´emendamento si modifica il comma 2 art. 5 della legge del 2003. Quello che stabilisce le eccezioni ai divieti: in zona rossa era possibile effettuare interventi "di adeguamenti funzionali o di natura igienico-sanitaria relativi a immobili esistenti".
Adesso, sono concessi "gli interventi di ristrutturazione edilizia, anche mediante demolizione e ricostruzione in altro sito, in coerenza con le previsioni urbanistiche vigenti, a condizione che almeno il cinquanta per cento della volumetria originaria dell´immobile sia destinata ad uso diverso dalla residenza". Semplificando, questo vuol dire che in zona rossa si può demolire e riedificare. Il centrodestra campano ha mostrato il suo vero volto, la sua miopia, la sua irresponsabilità e soprattutto la pericolosità. La cosa che più mi rattrista è il ruolo dell´opposizione di centrosinistra in consiglio determinante per l´approvazione del provvedimento, 26 voti a favore su una maggioranza di 38. È vero non hanno votato il provvedimento ma le opposizioni potevano abbandonare l´aula facendo mancare il numero legale e non l´hanno fatto non so se per altrettanta miopia, perché condividevano o per interesse, politico intendo. Resta il fatto che quello che non erano riusciti a fare nella scorsa legislatura l´hanno fatto ora, il partito del mattone ha vinto è riuscito a mettere le mani non sulla città ma sulla regione. Un Grazie a coloro i quali hanno consentito questo scempio, l´ultima colata di cemento che, dopo la lava del Vesuvio, distruggerà la Regione. Bene riparlare di ciò che serve alla nostra terra, piccoli interventi quelli che creano economia vera".

1 febbraio 2012 - Stabia Channel

Castellammare -''Il piano casa può dare slancio all'economia cittadina''

Ne è convinto il consigliere comunale dell'UDC, Eduardo Melisse.
In questi giorni alcuni comuni della costiera sorrentina hanno redatto un documento di indirizzo per l'attuazione del piano casa, con lo scopo neanche troppo nascosto di ridare slancio all'economia. Sorrento, Meta, Piano, Sant'Agnello e Massa Lubrense hanno aderito a questo progetto, stabilendo delle linee guida per rendere attuabile il piano. A Castellammare, invece, dopo gli interessi iniziali, tutto appare fermo. Partendo da qui, il consigliere comunale in forza all'UDC Eduardo Melisse, architetto, ha espresso il suo parere e le sue critiche al riguardo. Per il consigliere, infatti, rendere attuabile il piano casa anche a Castellammare sarebbe una manna per l'economia, incentivando nuovi lavori edilizi e dando una boccata d'ossigeno a imprese e lavoratori. "Il piano casa, nelle intenzioni del legislatore, era stato approvato proprio per incentivare l'economia grazie al settore edilizio - spiega Melisse - Settore in cui l'indotto è elevato. Considerando poi che a Castellammare, tra il primo e il secondo condono, sono arrivate circa 8500 istanze di sanatoria, di cui almeno 3500 sono state ritenute legittime e quindi abilitate a costruire in sanatoria, si capisce bene la portata dell'approvazione del regolamento, sia in termini economici che in termini occupazionali." Melisse prova a fare due conti "Se almeno il 30% di questi 3500 cantieri richiedono di agire secondo il piano casa e investono circa un 100\120 mila euro a testa, cosa possibile visto gli aumenti delle volumetrie permesse (circa 70\80 metri quadri), vuol dire investire circa 100 milioni di euro su una città in piena crisi economica. Con enormi vantaggi sia per i cittadini che, investendo di proprio magari per dare una casa ai figli, potrebbero beneficiare di metratura supplementare al costo di soli 1000 euro al metro quadro e non di 4500 euro, ossia il costo al metro quadro di una casa a Castellammare, sia per le imprese che avrebbero di nuovo lavoro. Facendo rinascere la città sia sotto il profilo commerciale che lavorativo. Infatti, se su 1000 cantieri, diciamo almeno 200 sono aperti contemporaneamente, con un media di 4\5 operai a cantiere, abbiamo dato lavoro a circa mille persone."
E allora perchè a Castellammare non si fa nulla per attuare il piano casa? "Questo non l'ho capito. Perchè penso che sia, in questa situazione economica, l'unico strumento disponibile per ridare vitalità all'economia e alle imprese. Anche perchè i fondi pubblici sono finiti. La grossa industria a Castellammare è finita da tanto tempo e oggi si regge solo su finanziamento pubblico ormai alla frutta. Per questo, dico che questo strumento è l'unico che possa portare economia in città senza intaccare le casse pubbliche." Una frecciata all'amministrazione comunale, ma alla quale viene rivolto nuovamente un invito: "noi siamo appena usciti dalla maggioranza, ma in caso di proposte ritenute valide e vantaggiose per la città, io e il mio partito siamo disponibili a dare il nostro sostegno a queste iniziative."